L'articolo Cucine dal mondo: 10 ristoranti a Milano con deliziose opzioni vegane sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Ristorante giapponese |
Porta Romana
€€


Iniziamo il nostro tour con Nori Way, locale che propone sushi 100% plant based in zona Porta Romana. Tra futomaki, nigiri, gunkan, uramaki, si ha davvero l’imbarazzo della scelta: la somiglianza con il pesce è notevole, e lo stupore vi accompagnerà fino all’ultimo boccone.
Ciò che amiamo soprattutto di questo locale è la capacità di riprodurre alla perfezione il sapore e le consistenze del pesce crudo con ingredienti vegetali, senza limitarsi però a una semplice imitazione dei piatti. Tra i nostri preferiti vi segnaliamo i crispy Hana, fiori di zucca in tempura avvolti da salmone e tonno vegan su base di salsa ponzu e i midnight Oshizushi, barchette di riso pressate ricoperte di melanzane al miso.
Considerando l’unicità della proposta e la cura di ogni aspetto, servizio compreso, i prezzi di Nori Way sono davvero onesti: si spendono circa 40€ a testa. Piccola nota a margine: di giorno lo spazioso locale non propone sushi ma i piatti di Radice Tonda, di cui vi abbiamo già parlato in questo articolo sulle gastronomie vegane a Milano.
Ristorante cinese |
Porta Ticinese
€


Spostiamoci in Porta Ticinese per andare a ritrovare dei vecchi amici di Paolo Sarpi. Stiamo parlando del team di Jin Yong, ristorante cinese che da circa un anno si è trasferito a pochi passi dalle colonne di San Lorenzo. La trasformazione ha modificato verso l’alto i prezzi e l’ambiente, che ha volutamente abbandonato quell’atmosfera da trattoria alla buona a cui la clientela era abituata.
Ovviamente il menu prevede moltissime opzioni vegetali, ma il personale è disponibile anche a togliere ingredienti di origine animale su richiesta. Il piatto forte sono gli spaghetti fatti a mano, sia nella versione saltata che nella zuppa agropiccante. Consigliata anche le scodella di fuoco piccante con verza o funghi cardoncelli e il tofu essiccato con erba cipollina. Mettete in conto una spesa di circa 30€ a testa.
Cucina eritrea |
Porta Venezia
€


In zona Porta Venezia sono presenti diversi locali in ccui poter mangiare piatti eritrei, ma noi torniamo spesso in uno dei nostri posti preferiti: Warsà. Qui si mangia con le mani servendosi del pane injera, una sorta di piadina spugnosa che si utilizza per “pescare” i vari ingredienti dello zighinì.
Nella sua versione vegan troviamo un tripudio di verdure tra cui patate, carote, cavoli insieme a deliziose creme di legumi a base di ceci al pomodoro e lenticchie speziate, che garantiscono il giusto apporto proteico. La location suggestiva si presta per una divertente cena con gli amici. La spesa è di circa 30€ a testa.
Ristorante georgiano |
Sant’Ambrogio
€€


DedasPuri è un ristorante che propone piatti della tradizione georgiana di cui vi avevamo già parlato qui. Le opzioni vegane sono ben segnalate nel menu, e spaziano dalle melanzane fritte ripiene di noci e coriandolo ai khinkali, i tipici ravioli ripieni di patate.
Se volete optare per un piatto unico non perdetevi il sokoiani, ovvero una saporitissima focaccia ripiena di funghi tritati. Se invece non sapete da dove iniziare, potete ordinare il percorso degustazione vegano a 30€ (allo stesso prezzo trovate anche quello vegetariano e di carne). I sapori sono eccellenti e, inoltre, la selezione di vini tipici è curatissima.
Passando alla location, è ampia ma piuttosto spartana: si presta per un pranzo nel weekend o per una cena tra amici. In totale, preparatevi a spendere circa 45€ a testa, non pochissimi ma valevoli per la particolarità della proposta.
Hot pot cinese |
Porta Venezia
€


Di recente abbiamo provato Yuan Zi e siamo rimasti piacevolmente soddisfatti dalle opzioni vegetali di questo hot pot. All’ingresso del locale troverete un ampio buffet con salsine e ingredienti, tra cui tantissime tipologie di spaghetti, ravioli, gnocchi, verdure e funghi. Tutto molto buono, anche se l’alimento che ci ha più convinto è sicuramente il tofu, sia nella versione frozen che fritta.
Anche il conto ci ha stupito: il costo è di 28€ a pranzo e 32€ a cena, quindi decisamente conveniente. La location curata e l’esperienza divertente si prestano benissimo per una cena tra amici o per un date poco convenzionale.
cucina indiana |
Arco della Pace
€€


Continuiamo il nostro giro del mondo con la cucina indiana di Tara, a pochi passi dall’Arco della Pace, dove da ben oltre un decennio torniamo sempre volentieri. L’ultima volta abbiamo iniziato col mix di antipasti a base di pakora, delle frittelle a base di ceci con verdure, e i samosa, involtini fritti ripieni di patate. A seguire abbiamo ordinato il baigan bharta (una polpa di melanzana affumicata e speziata, ceci e patate piccanti), accompagnato dall’immancabile pane roti (l’unico vegano della lista) e da del riso basmati cotto con curcuma, mandorle e cardamomo, necessario a stemperare le fiamme nel palato.
La location è coloratissima, mentre il servizio è un po’ sbrigativo. Per quanto riguarda il prezzo, siamo nella media milanese: si spendono circa 40€ a testa senza bevande; consigliamo però di fare sempre un check su The Fork.
cucina libanese |
Lodi
€€


La cucina libanese è senza dubbio tra le nostre preferite, nonché tra quelle più ricche di proposte vegetali. Tra i locali che la propongono c’è Beirut, che abbiamo provato di recente. Qui, di vegano, il menu propone un piatto misto a 21€ composto da una selezione di mezzeh vegetali calde e fredde, di cui abbiamo particolarmente apprezzato la mousaka di melanzane con pomodoro, ceci e spezie, il saccottino di spinaci e cipolla e l’assaggio di insalata libanese con melograno, perfetta per sgrassare le portate più oleose. A parte, abbiamo ordinato anche una porzione incredibile di makdous, ovvero melanzane sott’olio ripiene di peperoni e noci.
A differenza di altri ristoranti libanesi più noti, qui la location è piuttosto asettica: tavoli neri, poca illuminazione, pareti verdine. I prezzi sono nella media: per una cena senza bevande si spendono circa 35€.
trattoria vietnamita |
Sarpi
€


In piazzale Baiamonti, a pochi passi dall’inizio di Sarpi, siamo tornati da Hanoi, piccolo ristorante vietnamita che passa inosservato ma che regala sorprese per chi è curioso di mangiare vegetale. La sezione del menu vegan è ben segnalata, quindi permette una scelta veloce senza dover chiedere conferma per ogni piatto: noi abbiamo provato gli spaghetti di riso con verdure, i ravioli e il brodo con tagliatelle di riso e tofu, accompagnato da un piattino con coriandolo e lime da dosare a piacimento.
Non gridiamo al miracolo, ma le porzioni abbondanti e i sapori confortanti non hanno disatteso le nostre aspettative. Per una cena abbiamo speso circa 25€ a testa, ma segnaliamo che in settimana con la formula pranzo (comprensiva di un piatto più involtini) si spendono 12€.
ristorante marocchino |
Repubblica
€


Riad Majorelle è un ristorante marocchino a gestione familiare in zona Repubblica. Il nome deriva dalla particolare tonalità blu Majorelle del famoso giardino di Marrakech di cui Yves Saint Laurent rimase folgorato (e di cui vi abbiamo parlato nel nostro articolo sulle cose da fare a Marrakech). L’arredo è curato e originale, con l’accostamento di oggetti tradizionali marocchini a pouf e decorazioni parietali moderne.
Per iniziare abbiamo preso l’hummus e delle croccantissime mini falafel. Come piatti principali, invece, un burger con falafel, buono ma non indimenticabile; e il cuscus Dfaia che ci ha conquistati per l’equilibrio tra il dolce delle cipolle caramellate e la nota calda e speziata della cannella. Per un pasto completo, bevande escluse, abbiamo speso circa 25€, compreso un dolcino finale. Considerando la zona centrale, si tratta davvero di un ottimo rapporto qualità-prezzo.
Street food venezuelano |
Navigli
€


Concludiamo il nostro tour in zona Navigli, dove abbiamo provato la cucina venezuelana di Arepa’z, situato in una posizione piuttosto infelice – di fronte al ponte delle milizie – , compensata però da una gioviale atmosfera interna. Il nome riprende il piatto principale della cucina sudamericana, le arepaz, panini a base di farina di mais, acqua e sale, naturalmente senza glutine, quindi adatti anche agli amici celiaci.
Qui abbiamo provato un’arepaz dal ripieno davvero abbondante, con avocado, fagioli neri e platano dolce di mais; delle bruschette di platano con avocado e pomodorini; e l’hallaca, un saporitissimo fagotto di mais avvolto nella foglia di platano con ripieno di seitan, cipolla e uva passa.
L’ampia location dai colori accesi si presta bene a combriccole rumorose, mentre il servizio è rustico ma efficiente. In definitiva, Arepa’z è un locale senza troppe pretese dal prezzo contenuto: difficile spendere più di 20€, bevande incluse.
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]]>L'articolo Una cena kaiseki da Hazama, ristorante giapponese in zona Tortona sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>A pranzo, il menu di Hazama è alla carta, notevolmente più agile e con prezzi abbordabili: tra le proposte, trovate la classica insalata di patate, le alette di pollo fritto giapponese, il pesce in carpione, i soba e piatti principali tra cui manzo giapponese e filetti di anguilla. Questa proposta più ‘semplice’ noi l’abbiamo provata, con estrema gioia, in formato delivery, mentre invece, per la nostra prima (e speriamo non ultima) volta qui, abbiamo scelto di andare la sera, quando il menu è unicamente kaiseki, con una degustazione di 8 portate che variano in base alla stagione e all’estro dello chef. Si tratta di una esperienza unica e in qualche modo preziosa, che appunto riguarda gli ingredienti scelti, le preparazioni e persino le stoviglie utilizzate durante il pasto.


La nostra degustazione kaiseki inizia con un piccolo antipasto che ci fa entrare nel mondo della tradizione kaiseki: dei calamari fiammeggiati con piccoli filetti di melanzana alla griglia e shiso fresco, il tutto avvolto da salsa tosazu (salsa di soia con aceto di riso e dashi), che dona una nota acida al piatto. Scagliette di katsuobushi sormontano il piatto come una nuvola, per donare umami e raggiungere così un equilibrio armonico. Se questo è l’inizio…
Proseguiamo con zuppa ottenuta con la cottura del dentice, il cui filetto cotto a vapore è servito all’interno del brodo, accompagnato da fiammiferi di carote arancioni e viola, e asparagi croccantissimi. Alla scorza di limone quasi invisibile, invece, è affidata la nota aromatica.

Arriva il momento del sashimi di tonno rosso, tataki di tonnetto e ombrina boccadoro, servito con verdure finissime in abbinamento e due salse: la zukurijou (salsa di soia, mirin sfumato e alghe kombu) e la salsa ponzu (salsa di soia, aceto di riso, succo di yusu, katsuobushi e alghe kombu). Il pesce è tagliato con maestria e di una qualità eccelsa.


Il fine dello chef Hazama è quello di far sperimentare ai commensali tutti i tipi di cottura: quindi dopo la fiamma, la cottura a vapore e il crudo, arriva il momento di altri due capisaldi della cucina kaiseki. Il primo è la polpetta di tofu, funghi Donko e pescato bianco del giorno, dorata in una frittura leggerissima e poi lessata in salsa Misorenì. Marinata e soffice, ha la sua massima espressione abbinata con lamine di peperone rossi e gialli, friggitelli e mazzancolle lessate. Il secondo caposaldo, invece, ovviamente il tempura: qui lo troviamo di filetti di scorfano e zucca trombetta, in abbinamento con salsa tendashi fumante. Croccante e incredibilmente saporito.

Proseguiamo con Hassun, una composizione in cui si palesa la visione dello chef della stagione in corso, in questo caso l’estate. Il piatto è complesso e costituito da ben 5 portate diverse: un aspik di okura e datterini in gelatina di dashi, un tataki di filetto di cavallo, un filetto di morone alla griglia, uno scrigno di zucchina tonda e un kakuni di costine di maiale brasate. I gusti, pur nelle loro differenze, si amalgamano alla perfezione, in quello che per noi è stato il piatto della serata.
A seguire, arrivano una zuppa di miso diversa da qualsiasi altra zuppa di miso abbiamo mai assaggiato e un riso cotto al vapore profumato con mirin e salsa di soia; per concludere, infine, un gelato al té d’orzo con chicchi di riso integrale tostato e soffiato in casa e polvere di Mugicha.
Usciamo travolti da questa degustazione (8 piatti, per un totale di almeno tre orette a cena), accompagnata da un meraviglioso sakè consigliato dallo chef, e con l’impressione di aver trascorso davvero una serata speciale, o meglio, una vera e propria esperienza da ricordare per lungo tempo.

L’atmosfera di Hazama, che ha preso il posto di un altro giapponese, Kido-ism, è piuttosto raffinata, per quanto essenziale negli arredi. Da fuori, il locale non è esattamente valorizzato, ma al suo interno è sobrio e adatto a cene romantiche o di lavoro. Il servizio è molto gentile e competente.

Il menu degustazione serale, che vi abbiamo appena descritto, ha un costo di 90 euro, bevande escluse. A pranzo, invece, si può scegliere da un menu alla carta, e il prezzo medio dovrebbe attestarsi sui 35-40 euro.
HAZAMA
Via Savona 41, Milano
02 87178763
Aperto tutti i giorni (12-15 e 18-23) tranne lunedì
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L'articolo Una cena kaiseki da Hazama, ristorante giapponese in zona Tortona sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo A pranzo da Kappou Ninomiya, ottimo ristorante giapponese a Gambara sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Da poche settimane, finalmente, lo chef Yoshikazu Ninomiya ha riaperto poco più in là, a due passi da Gambara, con un menu che ricalca fedelmente quello di Fukurou ma che sorprende sempre per bontà e cura. Ci siamo stati a pranzo e, già, non vediamo l’ora di farvi ritorno.
Noi siamo stati da Kappou Ninomiya a pranzo, quando il menu è leggermente più stringato alla sera: a cena, infatti, si popola di altre pietanze tra cui vari tipi di maki, piatti più elaborati come il roastbeef di wagyu o i soba. Anche a mezzogiorno, comunque, la carta è un viaggio nella tradizione giapponese, sia calda che fredda. Ci sono le jubako, cioè scatole simili alle bento con al proprio interno ogni bontà, i teishoku, cioè lunch set comprensivi di un piatto principale accompagnato da riso al vapore, verdure sotto sale e zuppa di miso), ramen e omusubi, polpette di riso ripiene di salmone, tonno o altre delizie che avrete sentito chiamare anche onigiri.

Per iniziare, abbiamo ordinato due piccoli antipastini o contorni: dei croccantissimi edamame e una delle nostre ossessioni, i mozukusu, alghe mozuku sottoaceto, orgoglio di Okinawa nonché superfood e goduria pura per il palato.

Ci siamo poi fatti tentare, come piatti principali, dallo Jubako Kaisen Special: una mastodontica scatola ripiena di riso cotto al vapore, foglie di shiso e diverse qualità di pesce, dal gambero rosso fino alle uova di merluzzo, dalle uova di salmone fino alle capesante. Un trionfo di sapori, delicati e insieme decisi, che vi lascerа sazi oltre che molto, molto, molto felici.

Abbiamo voluto provare anche uno dei lunch box: indecisi se provare quello a base di pollo fritto, di tonkatsu (la cotoletta giapponese) o di hamburger steak giapponese, alla fine abbiamo optato per quello con il salmone alla griglia, servito in una porzione piщ che abbondante e accompagnato da zuppa di miso, verdure sotto sale e un assaggino del giorno. Nella sua semplicitа, questa box ci ha sorpreso per l’equilibrio tra i diversi sapori e, ovviamente, per la bontа dei tre trancetti di salmone.
Torneremo? Sicuramente, e magari alla sera, per provare piatti che già ci stanno facendo venire l’acquolina in bocca, come l’omelette giapponese, le ostriche e l’anguilla.

Kappou Ninomiya si presenta come una sala abbastanza raccolta, con non molti tavoli e un bel bancone con lo chef e la brigata all’opera: il termine stesso “kappou”, d’altra parte, indica che i posti a sedere e la cucina si trovano nel medesimo luogo. Forse per via dell’apertura recentissima, il locale è a nostro gusto un po’ spoglio, e una ‘riscaldata’ all’ambiente non guasterebbe. Il servizio, in compenso, è molto gentile e rilassato.


I prezzi di Kappou Ninomiya si attestano sulla fascia medio-alta (ma senza esagerazioni) che connota questo tipo di ristoranti giapponesi a Milano. A pranzo, tenete in conto una trentina di euro a testa per uscire sazi, mentre alla sera lo scontrino medio potrebbe alzarsi fino ai 50. Un prezzo ragionato e, secondo noi, assolutamente proporzionato alla qualità degli ingredienti e alle preparazioni che vengono proposte.
KAPPOU NINOMIYA
Via Fra Galgario 4, Milano
02 91557472
Aperto tutti i giorni (12-15 e 19-22:30, dom solo pranzo) tranne lunedì e l’ultima domenica del mese
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L'articolo A pranzo da Kappou Ninomiya, ottimo ristorante giapponese a Gambara sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo A cena da Bentoteca a Milano, il mio posto dell’anno sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>La carta di Bentoteca non è esageratamente lunga, ed è idealmente suddivisa tra piatti da condividere (insalata di polpo, katsusando, polpette, gyoza, piccione marinato nel sake…) e piatti ‘singoli’ tra cui spiccano diverse bontà (wagyu, pollo teriyaki, salmone marinato…) da accompagnare o sotto forma di bento (letto di riso) o di udon (tipica pasta giapponese).
La cucina è giapponese, dunque, ma con un twist dato dalla fantasia dello chef, ovviamente, e anche dall’accostamento con ingredienti più spiccatamente mediterranei, come i funghi porcini, il piccione o il bue nero di Salamanca.
La carta è notevolmente sbilanciata a favore di carne o pesce, dunque al momento non ci sentiamo di consigliarlo a persone vegetariane o vegane.

Come si mangia, quindi? Divinamente. Tutto, qui, è pensato nei minimi dettagli: dalle preparazioni alle cotture, dagli accostamenti fino all’impiattamento e al racconto delle portate, nulla è lasciato al caso. Noi scegliamo di iniziare il nostro percorso con due assaggi da condividere. Uno è l’insalata di patate in stile giapponese, sormontata da gamberetti rosa fritti. Commovente.

L’altro, decisamente più particolare e comunque indimenticabile, è il midollo cotto alla brace con calamari fermentati in stile giapponese e shokupan, un pane al latte giapponese fatto da loro. La carne si scioglie in bocca e l’accostamento terra-mare è da urlo, così come il pane di accompagnamento, perfettamente tostato. Consigliamo questo piatto ai carnivori convinti o semplicemente a chi ha voglia di sperimentare: nonostante si tratti di midollo, il retrogusto è quasi dolce e i sapori per nulla invadenti.

Come piatto principale, scegliamo di dividere (quella che vedete in foto è la metà di una porzione) una bento di chutoro, la parte più pregiata del tonno, ovvero la ventresca, che qui è adagiata su del riso e accompagnata da una frittatina e uova di trota deliziose. Uno dei migliori tonni mai assaggiati, per certo a Milano, e quasi in lotta con quello, indimenticabile, provato a Nara, in Giappone.

Chiudiamo con una cheesecake con base di azuki, molto buona e carinamente presentata. Ad accompagnare, uno dei vini naturali di cui è ben rifornita la cantina di Bentoteca, e nello specifico un ottimo catarratto. Usciamo da qui con la convinzione, ancora una volta, di aver mangiato divinamente.

Come dicevamo, Bentoteca è sorta sulle colonne di Tokuyoshi, uno stellato Michelin che era tra l’altro appena stato rinnovato. Per questo motivo, l’atmosfera qui è forse ancora più elegante di come potrebbe essere, con meravigliose sedute in velluto, un bel bancone da cui è possibile ammirare la brigata al lavoro e un ambiente nel complesso piuttosto raffinato. Ma non ingessato, merito anche del servizio giovane, sorridente e puntuale, svolto da persone che hanno tutta l’aria di chi si sta divertendo e sa il fatto suo.
Per una cena completa dovreste mettere in conto una spesa tra i 50 e i 60 euro, vini inclusi: considerate un costo tra i 12 e i 25 euro per gli assaggi da condividere (la spesa cambia parecchio a seconda di ciò che sceglierete) e tra i 18 e i 40 euro per le bento e gli udon (anche in questo caso, molto dipenderà dal taglio di pesce o carne per cui opterete). Riteniamo questo conto assolutamente in linea con la qualità della proposta e la piacevolezza dell’esperienza. E quindi niente, vi abbiamo appena parlato di uno dei posti più esaltanti al momento aperti a Milano secondo noi. Fateci sapere se andate!
BENTOTECA
Via S. Calocero 3, Milano
340 8357453
Aperto tutti i giorni (12:30-15 e 19-23, mar mer solo a cena) tranne lunedì
Conoscevate già il ristorante Bentoteca a Milano? Lo avete già provato? Fatecelo sapere qui sotto, oppure sulla nostra pagina Instagram!
L'articolo A cena da Bentoteca a Milano, il mio posto dell’anno sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo I 10 ristoranti etnici a Milano che più amiamo sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Complici l’atmosfera spartana e i fiumi di vodka, da Veranda abbiamo trascorso una delle cene di redazione più divertenti in assoluto, assaggiando deliziose specialità russe e ucraine (qui trovate il nostro racconto completo). In carta troverete tutti i grandi classici, dagli antipasti più tradizionali alle zuppe (per esempio, il borsh), il vitello alla Stroganoff e il goulash, ma anche specialità meno note come i vareniki, ravioli ucraini ripieni di patate, funghi e cipolle, serviti con panna acida e burro fuso. Il piatto che vince la serata, per noi, è stato però lo shashlyk, carne di maiale marinata 12 ore con spezie georgiane e cipolle.
VERANDA. Via Bezzecca 6, Milano. 02 39980378. Aperto da martedì a domenica (12:30-15 e 19-23).

La carta di questo ristorante libanese (di cui vi abbiamo già parlato qui) è molto lunga ma, se volete fare come noi, potete scegliere un menu degustazione in modo da provare un po’ di tutto, in particolare le mezzeh, una selezione di antipasti fretti e caldi pressoché infinita; ne trovate anche uno vegano e uno vegetariano. I piatti sono tutti ben presentati e davvero abbondanti, l’atmosfera semplice, adatta per una cena a due o tra amici. In alcune serate, c’è anche uno spettacolo di danza del ventre! E se vi piace la cucina medio-orientale, vi suggeriamo anche di provare Fairouz, ristorante libanese vegetariano in zona Wagner.
DAWALI. Via Corrado II il Salico 10, Milano. 02 84895668. Aperto da lunedì a sabato (12:30-14:30 e 19-23), sabato solo cena.

Questo ristorante eritreo in zona Porta Venezia è per tutti coloro che soffrono di ‘mal d’Africa’, ma anche per coloro che vogliono avventurarsi in una cucina ancora poco conosciuta. Bel locale, musica africana in sottofondo, odore di spezie nell’aria. In menu c’è un solo piatto, lo zhighinì, con verdure e cous cous, declinato in tre varianti: vegetariano, di pesce e di carne (manzo o pollo). Un avvertimento: arrivate con le mani pulite, qui le posate non esistono, in pieno stile eritreo!
WARSÀ. Via Melzo 16, Milano. 02 201673. Aperto tutti i giorni 12-15 e 19-23 tranne il mercoledì.

Vale la pena provare la cucina filippina, di cui esistono pochissimi esempi a Milano, e farlo in questo locale piccolo locale molto minimal in zona Solari. Il menu per cena prevede diverse portate, suddivise tra le bowl (scodelle di riso guarnite di ogni bontà), pansit (i noodles filippini), piatti di carne e portate a base di verdure. Consigliatissime le prime: in un piatto si mischiano mille sapori diversi, senza però che nessuno prevarichi sugli altri, e il gusto finale è incredibilmente fresco, perfetto anche per le sere d’estate. Da provare anche la cheesecake con patate viola in glassa di mango. E se volete saperne di più, qui potete leggere il racconto della nostra cena da Yum.
YUM. Viale Coni Zugna 44, Milano. 328 0952704. Aperto da martedì a domenica 10-15:30 e 17-22:30.

Astenersi contrari al piccante e alle spezie. La cucina indiana, si sa, è fatta per palati abituati agli eccessi. In una via a pochi passi dall’Arco della Pace, Tara è una garanzia, e ve lo diciamo sin dal 2015, quando scrivemmo questo articolo. Piatto forte è il tandoori, una modalità di cottura nell’omonimo forno d’argilla che rende carne e pesce, marinati in precedenza nelle spezie, morbidissimi e profumati. Se siete vegetariani (o celiaci), nessun problema: diverse le specialità veggie in carta, oltre a quelle gluten free. Per accompagnare le bontà, ordinate qualche porzione di pane naan liscio e con il formaggio (una vera delizia), da ‘pucciare’ nelle salsine allo yogurt e menta e in quelle più piccanti.
TARA. Via Cirillo 16, Milano. 02 3451635. Aperto da martedì a domenica 12-14,30 e 17-23.

A due passi dal Duomo, Hana è sicuramente uno dei ristoranti coreani più eleganti della città. Apprezziamo particolarmente la possibilità di ordinare anche alla sera i ‘menu‘, che permettono di assaggiare una vasta selezione di specialità della casa. Noi abbiamo provato il menu spicy, frittata di kimchi (cavolo cinese fermentato con polvere di peperoncino), pollo piccante e bibimbab, riso mescolato con calamari servito in una ciotola in pietra bollente, e quello degustazione, con spaghetti di soia, ravioli della casa e il classico bulgogi. Tra le bevande, non perdetevi il tè aromatizzato al miele e cedro e, se volete osare di più, un sorprendente vino di prugne verdi.
HANA. Via Mazzini 12, Milano. 02 36513597. Aperto tutti i giorni (12:15-15 e 18:30-22:30) tranne la domenica e lunedì a pranzo.

La cucina peruviana è una tra le più saporite e variegate dell’America Latina e noi vi consigliamo di provarla qui, da Inkanto (di cui vi avevamo già parlato in questo articolo) lungo il Naviglio Pavese. Oltre al ceviche, punto di forza di tutto il menu, potrete fare un viaggio gastronomico in Perù dagli antipasti al Quinotto, un originale risotto di quinoa bianca con funghi o gamberi e il Lomo saltado, antico piatto della cucina peruviana a base di carne di manzo, cipolle e peperoni. Le porzioni sono abbondanti e l’atmosfera del locale calda e accogliente.
INKANTO. Via Emilio Gola 4, Milano. 02 83631695. Aperto da lunedì a venerdì 12-14:30 e 19-23, sabato 19-23.

Se i piatti thailandesi sono la vostra passione non perdetevi questo ristorante in Porta Romana, che può vantare anche un ottimo rapporto qualità-prezzo rispetto agli altri ristoranti thailandesi di Milano, notoriamente parecchio pricey. Il Pad Thai qui è uno dei migliori in città, ma in generale tutte le pietanze della tradizione, come la zuppa di gamberi o le puntine di maiale alla griglia con salsa sriracha, sono preparate e presentate con cura. L’atmosfera è rilassata, anche nel giardino coperto sul retro a cui si accede attraversando un caratteristico ponticello.
KOMENN THAI. Via Lazzaro Papi 5, Milano. 02 5501 2092. Aperto tutti i giorni 12-14:30 e 19-24, lunedì solo alla sera.

Se vi piace sperimentare le cucine del mondo, anche quelle meno conosciute, e amate i posti in cui sentirvi come a casa, questo è il ristorante che può fare per voi: si trova alle porte dell’Isola e propone la cucina uzbeka, con qualche incursione anche in quella russa e georgiana, all’insegna dei sapori genuini e di ingredienti freschissimi. Il servizio cortese e il prezzo giusto fanno il resto. Il nostro consiglio è quello di pasteggiare a vodka, perché qui servono degli shottini di marche particolarissime, introvabili in Italia e che si sposano perfettamente con i piatti in carta. Non perdetevi qui il racconto della serata!
UZBEK. Via Farini 38, Milano. 327 7454584. Aperto da martedì a domenica 19-24.

In zona Repubblica, Piedra Del Sol è uno dei ristoranti messicani storici a Milano, nonché uno dei più autentici, considerata la media di Milano. In questo locale si mangiano fajitas, tortillas, enchilada, frijoles e ovviamente i burrito: li abbiamo assaggiati con il manzo,il pollo e in versione vegetariana, tutti e tre serviti con pico de gallo, sour cream, fagioli e riso e accompagnati da salse di ogni sorta, come il delizioso guacamole, a base di avocado. Noi abbiamo pasteggiato con il margarita, anche se in carta ci sono tantissime altre bevande tipiche come la tequila e il mexcal. Ne uscirete sazi e sorridenti!
PIEDRA DEL SOL. Via Cornalia 2, Milano. 02 6691901. Aperto tutti i giorni 12-15 e 19:30-24 (sab-dom solo a cena).
Voi avete mai provato uno di questi ristoranti? Come vi siete trovati? Ditecelo qui sotto, oppure commentate sui social utilizzando l’hashtag #ConoscoUnPosto!
Questa compilation vi è piaciuta? Qui ne trovate tantissime altre!
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]]>Il menu di Sumire è suddiviso tra una carta del giorno scritta a mano, dove campeggiano le portate più ‘speciali’, e il classico menu, abbastanza lungo, dove potrete trovare i classici della cucina del Sol Levante, tra cui i takoyaki, il tonkatsu e naturalmente tutto lo spettro di specialità ‘a base cruda’.
Per iniziare ordiniamo due piccoli antipasti: la tartare di capasanta, eccezionale, e la seppia cruda, servita con alghe, tuorlo crudo e una salsina deliziosa, che non copre i sapori ma al contrario li esalta.


Se è vero che un ristorante di questo tipo si giudica dal sushi che propone, bè allora non possiamo che esaltare Sumire ancora una volta. Il piatto che ci arriva ci ricorda, anche solo esteticamente, nella scelta dei pesci, il nostro viaggio in Giappone.

Il salmone alla fiamma, l’anguilla, le uova di salmone e la capasanta ci sconvolgono per la loro freschezza e capacità di sciogliersi letteralmente in bocca. Il riso è cotto in maniera perfetta, e la proporzione tra riso e pesce è quella corretta, caratteristica che troppo spesso si rivela difficile da trovare in altri ristoranti giapponesi a Milano.

Concludiamo con un piatto caldo, una guancia di ricciola in salsa di soia davvero sublime. Torneremo sicuramente un’altra volta per cena, per provare i tanti tipi di nigiri, i donburi, i temaki (specie quelli con l’anguilla) e gli spiedini giapponesi fritti, oppure per pranzo, quando l’ingrediente che regna in tavola è il curry.

Il locale è piccolo e arredato in stile (molto) minimalista, suddiviso in due aree, una al piano terra, appena entrati, con una manciata di tavoli e un piccolo angolo sushi bar, e una soppalcata, anch’essa molto piccola. Il servizio è molto cortese e ogni piatto ci è stato spiegato con passione.
Per una cena da Sumire, mettete in conto una quarantina/cinquantina di euro a testa, un prezzo che riteniamo assolutamente commisurato alla posizione del ristorante e, soprattutto, alla sua cucina e alla qualità degli ingredienti che vengono portati in tavola.
SUMIRE
Via Varese 1, Milano
02 91471595
Aperto tutti i giorni (12-14:45 e 19-23) tranne domenica
Conoscevate già il ristorante giapponese Sumire? Lo avete già provato? Fatecelo sapere condividendo i vostri scatti con l’hashtag #ConoscoUnPosto o commentando qui sotto!
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]]>L'articolo A cena da Kanpai, ristorante giapponese (tradizionale) a Porta Venezia sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Il menu di Kanpai non è eccessivamente lungo, e si concentra principalmente sugli ingredienti tipici della tradizione giapponese, pur rivisitandone con creatività le ricette. Non esiste divisione tra antipasti, primi o secondi, e tutte le portate si ben prestano a essere condivise. Siamo tentati dall’ordinare diverse pietanze, tra cui lo sgombro marinato in aceto di riso, il sashimi, la frittura di coscette di pollo e il tonkatsu.

Alla fine, però, optiamo per iniziare da delle incredibili alghe somiglianti agli spaghettini (si chiamano mozuku) sotto aceto sanbaizu e dai bao, panini al vapore gustosissimi farciti con gambero fritto.

Proseguiamo con i piatti caldi: ordiniamo gli udon Kansai Style, cioè serviti in brodo di pesce, con coscia di pollo, yuzukosho, spezie varie, funghi, cipollotti e tenkasu. Una vera coccola.

Chiudiamo con la guancia di pesce del giorno (il nostro era coda di rospo), marinata e cotta al forno, servita con daikon marinato all’umeboshi. Deliziosa e super morbida, ne avremmo voluto il doppio, complice la porzione non esattamente abbondante.

Chiudiamo la nostra cena con due dessert davvero degni di nota, entrambi preparati dallo chef Masaki Okada, ex Iyo, Tomoyoshi e Sol Levante.

Il primo, mochi fritti con crema di zucca, è sublime, ma a farci perdere la testa è la cheese cake al matcha, servita con (tanta) panna come piace a noi.

Noi abbiamo accompagnato la nostra cena con una bottiglia di vino (naturale), ma vi ricordiamo che potrete attingere anche da una lista ben assortita di originali cocktail a base di gin e whisky giapponesi, e di sakè. Noi torneremo sicuramente presto per provare altre specialità di Kanpai, come l’okonomiyaki, i vari noodles e i nigiri di Wagyu!

L’atmosfera di Kanpai è piuttosto piacevole, con un bancone all’ingresso dove è possibile trascorrere l’aperitivo o il dopocena, e una seconda sala, più raccolta, dove cenare. Segnaliamo anche un servizio parecchio cortese.

I prezzi di Kanpai sono in media con i ristoranti di questo tipo a Milano, forse un pochino più alti del normale a fronte delle porzioni non troppo generose. Tenete presente che il costo degli antipasti si attesta sui 5 euro di media, i noodles viaggiano attorno ai 10 euro, mentre per i piatti più complessi a base di carne o pesce il prezzo sale fino ai 22 euro. In generale, per una cena soddisfacente, bere a parte, dovreste tenere in conto all’incirca 35 euro a testa.
KANPAI
Via Melzo 12, Milano
02 38269862
Aperto tutti i giorni (19-1) tranne domenica
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]]>L'articolo Una cena speciale da Iyo Aalto, nuovo ristorante giapponese a Porta Nuova sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Se sceglierete di pranzare o cenare tra i tavoli di Iyo Aalto, potrete lasciarvi ispirare da una carta piuttosto ristretta in cui campeggiano piatti elaborati come l’anguilla, i gyoza di vitello, parmigiano e composta di cipolla e il filetto di Wagyu con melanzane, aglio nero e yuzukosho. In alternativa, potrete scoprire la cucina dello chef tramite uno dei tre menu degustazione da 8, 10 o 13 piatti.
Noi abbiamo scelto, complice un’occasione speciale, l’esperienza al banco, più raccolta (i posti al bancone sono soltanto otto) e di ispirazione: in questa modalità, infatti, è possibile osservare i due sushi master, Masashi Suzuki (ex Sol Levante) e Luciano Yamashita, all’opera. La formula è omakase: in sostanza, il percorso, che si sviluppa attraverso ben 14 assaggi, è scelto dallo chef in base alla stagione, all’estro del momento e ai prodotti disponibili.

In generale, però, dopo un piccolo benvenuto e una entrée (nel nostro caso, un meraviglioso ‘tris’ composto, specialmente, da un cestino di lime con purè di patate, polpo cotto a bassa temperatura con mentaiko e alga, accompagnato da una frittata giapponese con anguilla e foie gras) vi potete aspettare una carrellata di nigiri e un piatto di sashimi, inframmezzati da un paio di zuppe e chiusi da due portate più elaborate.

Tra i tanti nigiri che abbiamo assaggiato (dieci in tutto), a rimanerci più impressi, oltre a quello con la melanzana, quello con pagello, lime giapponese grattugiiato e caviale, quello con la pezzonia flambè e peperoncino e il nigiri di canocchia.


Il pesce, nemmeno a dirlo, è morbidissimo, e vederlo assemblato al riso da davanti il bancone è un vero e proprio privilegio. Tra i nigiri da menzionare, anche quello di ricciola e buccia di yuzu marinatto sotto sale, e quello con tartare di scampo e gambero rosso.
A stupirci, però, sono anche le zuppe che vengono servite di tanto in tanto per spezzare la cena, e in particolare quella con brodo di tonno e cannolicchi, servita con una deliziosa polpetta di gamberi, spinacino, shitake e rapa bianca. Incredibile, così come quella con miso rosso, brodo di cernia e pagello, alghe e tofu.

A sembrarci unici sono anche il sashimi (quello di ventresca l’ho assaggiato così buono soltanto in Giappone),e il black cod, merluzzo nero marinato sotto miso con fagioli neri.


Nonostante a questo punto si arrivi già piuttosto sazi, viene il momento della portata principale, che nel nostro caso è un mirabolante manzo Wagyu shabu shabu ‘nascosto’ da un involtino di pasta di grano saraceno e servito su un brodo di tonno e salsa di soia. Indimenticabile.

Giunti a questo punto, preghi che non portino più nulla, e invece arriva il momento del dessert.

Chiude la cena l’ottimo tè matcha, servito con qualche dolcetto a lato. Gli chef ringraziano, ma alla fine sei tu a ringraziare loro: questa serata verrà ricordata davvero a lungo.


L’ambiente di Iyo Aalto è sicuramente esclusivo, con sedute in pelle, tavoli in legno, luci soffuse e affaccio su Porta Nuova, grazie alle vetrate poste al primo piano della Torre Solaria. Tutto sembra (ed è, nei fatti) curato nel minimo dettaglio, e l’atmosfera raffinata viene accompagnata da un servizio solerte che non diventa mai invadente. Oltre alla piccola sala in cui campeggia il bancone dell’omakase, troverete un’altra ben più spaziosa sala, un piccolo ingresso, un corridoio con una cantina vini impressionante (1600, in tutto, le etichette), un’ampia cucina a vetri su cui sbirciare e un bagno forse troppo scuro in cui confonderete porte e specchi.


I prezzi di Iyo Aalto sono quelli di una serata speciale, che sia romantica, in famiglia o per affari. Considerate oltre 100 euro alla carta; il mio consiglio spassionato, però, è quello di optare per uno dei tre menu degustazione disponibili ai tavoli oppure, ancora meglio, per il percorso omakase, che dubito potrà lasciarvi delusi e vi farà pensare che ogni centesimo sarà stato ben speso.
IYO AALTO
Piazza Alvar Aalto, Milano
02 25062888 | [email protected]
Aperto tutti i giorni (12:30-14 e 19:30-22) tranne lunedì a pranzo e domenica
INFORMAZIONI UTILI:
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]]>Lo sapete: siamo degli amanti del Sol Levante piuttosto intransigenti. Ma per l’estro del menu di Ichi Station ci sentiamo di fare un’eccezione. La creatività, qui, è scevra di salse spesso insensate e ‘coprenti’, e si traduce semplicemente in accostamenti bizzarri, colorati e, in definitiva, ben riusciti.
La carta si svolge tra ispirazioni italiane (come gli uramaki cacio e pepe o quelli con la tartare di manzo), scommesse pure e semplici (come il sushi donut, una ciambella di riso ‘riempita’ di pesce crudo) e ricette più tradizionali, come nigiri, sashimi, tartare e poke.
Noi iniziamo da una selezione di uramaki, tutti ben riusciti e con una giusta proporzione tra riso e altri ingredienti, e proviamo anche i gunkan di patate peruviane e tartare di salmone.


A seguire, non possiamo che provare il mosaic sushi, un’esplosione di colori in variante mix, con salmone, tonno, ricciola, tamako yaki (frittata di uova), branzino, capesante, gambero cotto, avocado, cetriolo e mango.

Proseguiamo con una ceviche di ricciola che definire spaziale è riduttivo e con il piatto che alla fine definiremo il migliore della serata, un tataki di ventresca di tonno davvero unico.


Decidiamo, ancora, di farci tentare anche dall’unaghi, il nigiri all’anguilla giapponese, e da quello al manzo e foie gras.

Chiudiamo con i dessert, che però non abbiamo più neanche le forze di fotografare: arrivano sulla nostra tavola il matchamisù, un ottimo tiramisù al tè matcha, e gli immancabili mochi giapponesi. Anche questi, promossi a pieni voti!

L’ambiente di Ichi Station in Repubblica è decisamente più arioso rispetto a quello di Col di Lana, con 35 posti a sedere che convivono in unico spazio essenziale, ma scaldato da qualche tocco di Giappone qua e là, come le cartoline di viaggio appese ai muri e le tovagliette che ricordano la stoffa dei kimoni. Nota di merito al personale, molto cortese.

Per una cena di tutto rispetto da Ichi Station dovreste prevedere circa 35 euro a testa, una cifra che riteniamo perfettamente consona al tipo di esperienza e alla qualità degli ingredienti. Per chi vuole, infine, a mezzogiorno c’è anche la possibilità di ordinare agili e comodissime lunch box per la propria pausa pranzo!
ICHI STATION
Via Fara 33, Milano
02 39288436
Aperto tutti i giorni (11:30-15 e 18:30-22:30) tranne domenica
INFORMAZIONI UTILI:
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L'articolo Una cena giapponese nel nuovo Ichi Station in Repubblica sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo A cena da Ichikawa, nuovo ristorante giapponese speciale a Porta Romana sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>La proposta di Ichikawa è omakase, che in giapponese significa “avere fiducia, “mettersi nelle mani dello chef”. Così, per il momento non c’è scelta (anche se, ci hanno assicurato, arriverà anche una menu alla carta): il viaggio consiste in un percorso da 6 portate, cui si aggiunge un piatto di frutta finale, a seconda della disponibilità e dell’estro dello chef.
Per iniziare, arriva in tavola il nimono, uno stufato di verdure in brodo dashi kombu composto da patate taro, carote, zucchine, germogli di bambù, zucca , funghi cardoncelli, daikon e spaghetti shirataki. In un attimo, mi sembra di essere di nuovo in Giappone.

Si prosegue con un piatto di antipasti misti, che comprende edamame, uno spiedino di calamaro stufato in soia mirin sake e zenzero, un onigiri con salmone e cipollotto avvolto katsuobushi, fasolari con gambero, calamaro, alghe wakame e salsa yuzu miso , una spettacolare moeca in tempura e, per finire, del salmone nam bam, ovvero fritto e marinato in aceto di riso.

Continuiamo con un piatto di sashimi, in cui spicca la freschezza del pesce, e con i goma somen, spaghetti di farina di semi di sesamo con brodo dashi, polvere di yuzu alghe nori tostate, scampo avvolto in shiso in tempura e wasabi. Indimenticabile anche questo piatto.


Ma la vera sorpresa, nonché piatto che per noi è valso l’intera cena, arriva con l’involtino di wagyu con gambero, tartufo, sale con carbone vegetale, germogli di wasabi marinati, capasanta con maionese alla yuzu kosho e tempura di patata.


L’ultimo piatto che viene servito è il sushi misto. Credo che la foto parli da sola, in questo caso.

Ormai davvero sazi, chiudiamo con un piatto di frutta.

Il ristorante ha aperto da poco, e l’atmosfera è probabilmente ancora da ‘scaldare’ un po’. In generale, l’ambiente è parecchio essenziale, al confine con lo scarno. Una prima saletta lascia spazio a un secondo locale, dove si staglia il bancone dietro cui è possibile vedere lo chef al lavoro. Servizio gentile.

Al momento, la proposta di Ichikawa consiste nel menu omakase da 6 portate, che ha un prezzo di 90 euro a persona, bevande escluse. Un costo sicuramente importante, ampiamente corrisposto dalla qualità dell’esperienza, e che in ogni caso lo pone sul livello di altri ristoranti di questo genere (Iyo, per esempio, ma anche il vicino Yuzu). Una destinazione perfetta per una cena speciale, in famiglia, di lavoro o con la propria dolce metà.
ICHIKAWA
Via Lazzaro Papi 18, Milano
02 47750431
Aperto tutti i giorni (19-23) tranne lunedì
INFORMAZIONI UTILI:
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