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]]>L'articolo Una cena kaiseki da Hazama, ristorante giapponese in zona Tortona sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>A pranzo, il menu di Hazama è alla carta, notevolmente più agile e con prezzi abbordabili: tra le proposte, trovate la classica insalata di patate, le alette di pollo fritto giapponese, il pesce in carpione, i soba e piatti principali tra cui manzo giapponese e filetti di anguilla. Questa proposta più ‘semplice’ noi l’abbiamo provata, con estrema gioia, in formato delivery, mentre invece, per la nostra prima (e speriamo non ultima) volta qui, abbiamo scelto di andare la sera, quando il menu è unicamente kaiseki, con una degustazione di 8 portate che variano in base alla stagione e all’estro dello chef. Si tratta di una esperienza unica e in qualche modo preziosa, che appunto riguarda gli ingredienti scelti, le preparazioni e persino le stoviglie utilizzate durante il pasto.


La nostra degustazione kaiseki inizia con un piccolo antipasto che ci fa entrare nel mondo della tradizione kaiseki: dei calamari fiammeggiati con piccoli filetti di melanzana alla griglia e shiso fresco, il tutto avvolto da salsa tosazu (salsa di soia con aceto di riso e dashi), che dona una nota acida al piatto. Scagliette di katsuobushi sormontano il piatto come una nuvola, per donare umami e raggiungere così un equilibrio armonico. Se questo è l’inizio…
Proseguiamo con zuppa ottenuta con la cottura del dentice, il cui filetto cotto a vapore è servito all’interno del brodo, accompagnato da fiammiferi di carote arancioni e viola, e asparagi croccantissimi. Alla scorza di limone quasi invisibile, invece, è affidata la nota aromatica.

Arriva il momento del sashimi di tonno rosso, tataki di tonnetto e ombrina boccadoro, servito con verdure finissime in abbinamento e due salse: la zukurijou (salsa di soia, mirin sfumato e alghe kombu) e la salsa ponzu (salsa di soia, aceto di riso, succo di yusu, katsuobushi e alghe kombu). Il pesce è tagliato con maestria e di una qualità eccelsa.


Il fine dello chef Hazama è quello di far sperimentare ai commensali tutti i tipi di cottura: quindi dopo la fiamma, la cottura a vapore e il crudo, arriva il momento di altri due capisaldi della cucina kaiseki. Il primo è la polpetta di tofu, funghi Donko e pescato bianco del giorno, dorata in una frittura leggerissima e poi lessata in salsa Misorenì. Marinata e soffice, ha la sua massima espressione abbinata con lamine di peperone rossi e gialli, friggitelli e mazzancolle lessate. Il secondo caposaldo, invece, ovviamente il tempura: qui lo troviamo di filetti di scorfano e zucca trombetta, in abbinamento con salsa tendashi fumante. Croccante e incredibilmente saporito.

Proseguiamo con Hassun, una composizione in cui si palesa la visione dello chef della stagione in corso, in questo caso l’estate. Il piatto è complesso e costituito da ben 5 portate diverse: un aspik di okura e datterini in gelatina di dashi, un tataki di filetto di cavallo, un filetto di morone alla griglia, uno scrigno di zucchina tonda e un kakuni di costine di maiale brasate. I gusti, pur nelle loro differenze, si amalgamano alla perfezione, in quello che per noi è stato il piatto della serata.
A seguire, arrivano una zuppa di miso diversa da qualsiasi altra zuppa di miso abbiamo mai assaggiato e un riso cotto al vapore profumato con mirin e salsa di soia; per concludere, infine, un gelato al té d’orzo con chicchi di riso integrale tostato e soffiato in casa e polvere di Mugicha.
Usciamo travolti da questa degustazione (8 piatti, per un totale di almeno tre orette a cena), accompagnata da un meraviglioso sakè consigliato dallo chef, e con l’impressione di aver trascorso davvero una serata speciale, o meglio, una vera e propria esperienza da ricordare per lungo tempo.

L’atmosfera di Hazama, che ha preso il posto di un altro giapponese, Kido-ism, è piuttosto raffinata, per quanto essenziale negli arredi. Da fuori, il locale non è esattamente valorizzato, ma al suo interno è sobrio e adatto a cene romantiche o di lavoro. Il servizio è molto gentile e competente.

Il menu degustazione serale, che vi abbiamo appena descritto, ha un costo di 90 euro, bevande escluse. A pranzo, invece, si può scegliere da un menu alla carta, e il prezzo medio dovrebbe attestarsi sui 35-40 euro.
HAZAMA
Via Savona 41, Milano
02 87178763
Aperto tutti i giorni (12-15 e 18-23) tranne lunedì
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]]>L'articolo A cena da Tannico Wine Bar, nuovissima enoteca con cucina in zona Tortona sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L’app di Tannico ci ha abituato a disporre di una scelta sterminata e non ci stupisce che questa varietà si ritrovi anche nel menu del wine bar, che conta su tantissimi vini al calice e centinaia di bottiglie italiane e internazionali. Quello che non ci aspettavamo, invece, è una parte food che differenzia Tannico dalla maggior parte delle enoteche, in cui solitamente si trova solo qualche piatto non particolarmente ricercato: questo è un vero e proprio ristorante e tutti i piatti presenti in lista ci incuriosiscono fin dalla prima lettura. Dal foie gras agli gnudi, dal piccione al pastrami d’anatra, non c’è una portata che non vorremmo provare.
Il menu è formato da una ventina di proposte senza distinzione tra antipasti, primi e secondi: teoricamente le porzioni dovrebbero essere ridotte per favorire la condivisione e l’assaggio di molti piatti ma, spoiler alert, durante la cena constatiamo che gran parte dei piatti può rientrare nei canoni di una portata standard.
A dimostrazione del fatto che ci sono vini davvero da tutto il mondo, decidiamo di provare una etichetta che difficilmente troveremmo altrove, e optiamo per un Chenin Blanc del Sudafrica che si rivela eccezionale; insieme al vino, in attesa dei piatti principali, ci vengono portati degli stuzzichini (olive, nocciole tostate e pane abbrustolito) invero un po’ troppo basic rispetto al livello del resto della proposta.
Livello che si dimostra subito altissimo con un vitello tonnato la cui carne si scioglie in bocca e con una salsa gustosa e piena.

Quello che proviamo dopo è probabilmente l’highlight della serata, la cotoletta di funghi di stagione, funghi pickled e blu di pecora. I colori e i profumi ci ricordano un bosco in una giornata di ottobre e il sapore piacevolmente amaro dei funghi si fonde con la sapidità del formaggio per rendere il piatto praticamente perfetto.

A seguire, scegliamo gli gnudi alle erbe trovate con crudo di gamberi e beurre blanc, un altro piatto vincente soprattutto per il riuscito equilibrio tra le diverse consistenze.

Assaggiamo poi la tartare di bue e funghi: carne e funghi sono davvero ottimi, ma alla fine il piatto risulta un po’ troppo elementare rispetto agli altri assaggiati e forse avremmo gradito una spuma o una salsa per rendere i sapori più vari.

Potrebbe essere il momento del dolce, ma decidiamo di concederci un altro piatto salato e facciamo benissimo perché la zucca hokkaido con dragoncello, pecorino croccante e pesto di semi è tanto bella a vedersi quanto gustosa al palato. Ci permettiamo un suggerimento: perché non mettere le palline di pecorino nell’aperitivo iniziale? Noi ne avremmo mangiate a decine!

Ora il dessert lo prendiamo veramente, però.

Scegliamo la spuma di mascarpone con crumble e composta di fragole e sambuco che è certamente buonissima, ma in fondo con il mascarpone si può davvero sbagliare un dolce?

Le eleganti pareti verde petrolio delle due sale, i pavimenti in legno, i bellissimi tavoli ben distanziati e persino la musica scelta come sottofondo (tre canzoni dei Massive Attack in meno di due ore sono decisamente un plus) contribuiscono a creare un’atmosfera accogliente ed elegante a cui si aggiunge la gentilezza e la preparazione di un servizio che non ha mostrato cedimenti anche a locale pieno. Durante la nostra cena abbiamo avuto l’impressione che tutti si sentissero a proprio agio, dalle coppie di fidanzati ai ragazzi che festeggiavano una laurea, fino alle signore distintissime nel tavolo accanto a noi che sono partite da un piattino e un calice per poi finire con il tavolo pieno di cibo e di bicchieri vuoti.

Con una carta di vini così vasta, il conto finale è fortemente influenzato dalla scelta della bottiglia (da 20 euro in su) o dal calice (da 6 euro in su) che prenderete; i piatti invece vanno da 7 a 18 euro, i dolci costano 6 euro e coperto e acqua non si pagano, cosa che apprezziamo sempre moltissimo. Per la cena descritta qui sopra (compresa la bottiglia di vino da 21 euro) abbiamo speso 85 euro in due, un prezzo che consideriamo davvero ottimo per un posto che sicuramente frequenteremo spesso, nella speranza di non dover tornare ai tempi in cui Tannico era solo la app che ci faceva compagnia mentre ridevamo dei meme su Mattarella.
TANNICO WINE BAR
Via Savona 17, Milano
02 09946657
Aperto tutti i giorni (18-00) tranne lunedì
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]]>L'articolo Il comfort food di Dersett, ristorante spettacolare a Milano, in zona Navigli sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Se i racconti di Conosco Un Posto fossero sotto forma di haiku (non male come idea, tra l’altro), quello di Dersett, ristorante a Milano in zona Navigli, sarebbe questo: Perché / Non siamo venuti qui / Prima? Ci rendiamo conto però che vorreste uno sforzo maggiore da parte nostra per spiegarvi come mai questo posto aperto da poco più di due anni ci abbia colpito così tanto. Ecco quindi il racconto della nostra fantastica cena.
Dersett vuol dire “diciassette” in dialetto milanese ed è proprio al 17 di viale Gian Galeazzo che ha sede questo bellissimo locale voluto dall’imprenditore Riccardo Danesi che, dopo un’esperienza ventennale in Francia sempre nel campo della ristorazione (con tanto di conquista di una stella Michelin), ha deciso di tornare a Milano per proporre la sua idea di comfort food. Nel menu trovano spazio piatti e ingredienti tutto sommato semplici (polpette, tartare, carciofi, uova, agnello, vitello, costine, polpo), rielaborati però con innovazione e creatività per formare una ventina di preparazioni non racchiuse nella classica divisione tra antipasti, primi e secondi (c’è solo un generico e tutto sommato trascurabile “prima” e “dopo”); ognuno può quindi liberamente comporre il proprio percorso alla ricerca di quella felicità (il comfort appunto) che, tolti gli orpelli inutili, è lo scopo ultimo di qualsiasi ‘banchetto’. La condivisione è un altro dei pilastri su cui si basa la filosofia di Dersett: infatti, tutte le ordinazioni possono essere divise in due mezze porzioni per permettere di gustare più sapori ed è questa l’opzione che scegliamo per tutte le nostre portate (nelle foto vedrete dunque delle mezze porzioni).
Un po’ distratti dalla presenza di Ettore Messina (leggendario allenatore di basket e attuale coach dell’Olimpia MIlano) nel tavolo dietro al nostro, scegliamo i protagonisti della nostra cena: la selezione è davvero difficile e purtroppo dobbiamo rinunciare ad alcuni piatti (come i mondeghili con salsa tartara e friggitelli, le costine di maiale con patate al cren o il vitello con crema speziata di verdure e porro fritto) per i quali saremo costretti a tornare, tutt’altro che a malincuore.
Il primo piatto che assaggiamo sono le crocchette cacio e pepe, di cui avevamo già sentito parlare con toni entusiasti: la fama è ampiamente giustificata perché il sapore del classico piatto romano è ricreato perfettamente in questi piccoli bocconcini che vorremmo non finissero mai.

È poi il turno dei carciofi in oliocottura, crema di zucca e topinambur e briciole di pane: anche questo piatto ci convince, soprattutto per la buonissima crema con cui fare una soddisfacente scarpetta e la cottura del carciofo che però, per i nostri gusti, risulta leggermente troppo duro. Superflua invece la presenza delle briciole di pane che danno pochissimo valore aggiunto a un piatto comunque ottimo.

Il nostro percorso continua con la tartare di manzo, emulsione all’uovo, spuma di grana al tartufo nero e nocciole, forse il piatto più sorprendente della nostra cena: al di là della qualità indiscussa della carne, quello che ci ha incantati è stata la spuma che concorre a regalare ai sapori una rotondità e una coesione che davvero si avvicina al nostro concetto di felicità.

Abbiamo ancora le pupille gustative a cuoricino per la tartare, quando arrivano i paccheri “alla carbonara” ripieni di ricotta, pecorino, pepe, crema all’uovo e guanciale piccante: l’estroso impiattamento è tanto bello quanto funzionale per permettere di gustare in ogni boccone l’esplosione di gusti che sprigionano tutti gli ingredienti.

Non ci facciamo mancare un piatto di carne e la scelta ricade sulla spalla di agnello, fondo al mirto, patate schiacciate e broccoletto fritto: la carne si scioglie in bocca, prova di una cottura impeccabile, ma è l’alternanza delle consistenze (la morbidezza della carne, la croccantezza del broccolo, la cremosità delle patate) la chiave vincente di questa ricetta; forse avremmo aggiunto un pizzico di sale alle patate, ma la corretta sapidità viene ristabilita dal sapore spinto del fondo al mirto.

Degna conclusione di una cena davvero impeccabile è il dessert.

Il piatto dalla presentazione meno curata degli altri ma non per questo meno buono, è una cheesecake con coulis ai lamponi cremosa e saporita.

Riccardo, da vero padrone di casa, veglia attentamente sulla cinquantina di coperti dell’unica grande sala e aiuta il resto del giovane staff (preparato e gentile) servendo ai tavoli, prendendo le ordinazioni e gestendo la cassa. I tavoli ben separati (con la tovaglia!) e l’ambiente arredato con gusto e raffinatezza rendono l’atmosfera elegante ma assolutamente non ingessata.

I prezzi dei piatti oscillano tra i 6 e i 20 euro: per darvi qualche esempio, le crocchette cacio e pepe costano 9 euro, la tartare e i paccheri 14, l’agnello 19 e i dolci 6. Per la nostra cena abbiamo quindi speso 90 euro in due, compresi di acqua e due calici di vino, un prezzo assolutamente corretto se pensiamo alla qualità altissima sia dei piatti che del servizio e dell’atmosfera. Interessantissima l’opportunità di usare qui i punti Yums accumulati con le prenotazioni su The Fork, ulteriore elemento che ci ha trasformato in poeti giapponesi: Perché / Non siamo venuti qui / Prima?
Dersett
Viale Gian Galeazzo 17, Milano
02 84084787
Aperto tutti i giorni (lun – gio 12:30-14:30 e 19:30-22, ven 12:30-14:30 e 19:30-22:30, sab 19:30-22:30) tranne domenica
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Siete alla ricerca di altri posti notevoli sui Navigli? Date un’occhiata alla categoria che li racchiude tutti!
L'articolo Il comfort food di Dersett, ristorante spettacolare a Milano, in zona Navigli sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Negozi di sneakers a Milano: 5 indirizzi per comprarne di particolari sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Il tempio delle sneakers è a due passi da Piazza Duomo. Un’imponente parete espositiva che vi avvolgerà completamente ospita innumerevoli modelli di sneakers divisi per brand (tra gli altri, Nike, Puma, Adidas, Converse e Vans). Trovate anche una selezione di abbigliamento (soprattutto felpe, t-shirt e capispalla) e di accessori, come marsupi e berretti da baseball. I prezzi? Nella media, tranne che per i marchi più ricercati. E se volete fare una pausa, c’è anche un angolo dedicato al cibo: bowl, avocado toast e zuppe, ma anche piccoli snack e bevande da prendere direttamente dal banco frigo.
ONE BLOCK DOWN. Piazza Diaz, Milano. 02 84542491. Aperto tutti i giorni (12-19).

Entrare da Space23, negozio di sneakers in corso Garibaldi, vi farà sentire come se foste in un campo da gioco sospeso al centro dell’universo. Il pavimento ricorda una pista di atletica e attorno a voi avrete solo scarpe, perfettamente allineate su espositori illuminati che vi proietteranno in un’altra dimensione. Qui, trovate le sneakers più classiche ma anche collezioni esclusive, spesso frutto di collaborazioni, sempre più frequenti nel mondo della moda. Il piano interrato è dedicato allo sportswear, con un occhio di riguardo al mondo del basket: imponente, per esempio, il settore dedicato al mondo Air Jordan, che farà scalpitare il campione di Nba che è in voi. I prezzi sono quelli di un negozio che propone i grandi brandi dello sport, ma potrebbero salire in caso di limited edition e capsule collection.
SPACE23. Corso Garibaldi 104, Milano. 02 50041679. Aperto tutti i giorni (lun-ven 14:30 – 19:30, sab 11-13 e 14:30 – 19:30, dom 14:30-19:00)

Slam Jam non è propriamente un negozio di sneakers, ma è sicuramente un punto di riferimento per tutti gli appassionati di moda street, e non solo a Milano. A darvi il benvenuto in questo store a Lanza c’è una statua della Madonna, a cui potrete affidare la preghiera di diventare ricchissimi per potervi permettere alcuni pezzi esclusivi proposti dal negozio, non sempre alla portata di tutte le tasche. Le sneakers (di Nike, Reebok, Adidas ma anche di brand meno mainstream come Salomon) fanno bella mostra di sé sulla parete delle scale che vi portano al piano superiore, dove troverete anche la famosa Rocking Machine, la scultura a forma di pene di Arancia Meccanica. Imperdibile.
SLAM JAM. Via Lanza 1, Milano. 02 89093965. Aperto tutti i giorni (dom-lun 15:30-19:30, mar-sab 11:30-19:30).

Par 5 è un piccolo negozio in Ticinese (con una storia lunga 16 anni) quasi interamente ricoperto di erba sintetica, su cui sono esposti centinaia di modelli di sneakers dei brand più importanti, con un ampio focus su Reebok, marchio di cui qui troverete senza dubbio l’offerta più vasta in città. Oltre a scegliere le vostre scarpe, con una spesa a partire da trenta euro potrete farle personalizzare con borchie e grafiche per renderle davvero uniche. E ancora, da Par5 si pratica il re-sell: se cercate limited edition o scarpe vintage in negozio potrete comprare quelle messe a disposizione da collezionisti oppure vendere le vostre, se avete a casa dei pezzi introvabili. Il deal è servito!
PAR 5. Corso di Porta Ticinese 16, Milano. 02 58103812. Aperto tutti i giorni (11-20)

Spectrum è un piccolo concept store votato al mondo dei graffiti: la grande parete fitta di bombolette spray dice tutto sull’identità del negozio, che è annoverato tra gli shop di writing più forniti d’Europa. Le sneakers proposte sono quelle dei marchi più popolari, ma spesso si trovano diverse limited edition, talvolta create direttamente dal team di Spectrum in collaborazione con le aziende produttrici, come nel caso delle Adidas ZX Flux Nylon “Spectrum”. Tra i marchi di abbigliamento e accessori proposti, si va da Octopus a Iuter, passando per Patagonia e Kappa, e spesso la proposta è di ispirazione vintage. I prezzi sono nella media e in periodo di saldi si fanno ottimi affari.
SPECTRUM. Via Felice Casati 29, Milano. 02 67071408. Aperto tutti i giorni (lun 13-20:30; mar-sab (10-20:30) tranne domenica.
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L'articolo Negozi di sneakers a Milano: 5 indirizzi per comprarne di particolari sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Un’ottima cena italiana da Distreat, bel ristorante in zona Navigli a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Il menu – che potete trovare sul sito, così come la carta dei vini – conta poco più di una decina di piatti (che cambiano stagionalmente), cui si aggiungono 5 “irriducibili”: baccalà mantecato con polenta, risotto alla milanese (con e senza ragù di ossobuco), trippa di manzo e tartare di fassona. Interessante l’opzione – disponibile per quasi tutte le portate – della porzione ridotta, che consente di assaggiare più piatti. Vi è inoltre la possibilità di scegliere un percorso di 5 portate proposte dagli chef Federico Sordo e Andrea Tirelli, con o senza abbinamento di vini.
Noi, per quanto attirati dal menu degustazione, decidiamo di scegliere autonomamente le nostre portate, non senza difficoltà, sentendoci attratti praticamente da ogni singola voce della carta!


Per fortuna, essendo in quattro, abbiamo comunque la possibilità di scegliere diversi piatti da testare, apprezzando l’assaggio di olio che ci viene offerto per ingannare l’attesa. Tra gli antipasti ordiniamo topinambour arrosto, emulsione di acciughe, cachi e trota leggermente marinata, cipolla rossa, broccolo romanesco, gochugaru (una delicata varietà di peperoncino), prezzemolo. Mentre il primo ci soddisfa appieno, consideriamo la trota il piatto meno interessante della serata, senza alcun reale difetto, ma al contempo privo di quel tocco che rende così speciale il resto delle proposte.


A lasciarci senza fiato ci pensano i primi: coi loro sapori intensi e le porzioni generose sia il raviolo di coda di fassona stufata, cime di rapa, sugo di arrosto, lodigiano tipico, sia il maccheroncino con ragù di rigaglie di pollo, zenzero, napatella ci conquistano!

Anche i secondi, però, non sono da meno. Un plauso, in particolare, alla guancia di fassona stufata con declinazione di carote di polignano (arancioni per la crema, gialle marinate, viola arrosto): un piatto saporitissimo e perfettamente bilanciato.

Dell’anatra (arrostita alla perfezione) abbiamo apprezzato specialmente il riuscito connubio con la purea di pastinaca, perfetta per spezzarne il sapore. Il premio golosità se lo aggiudica però il baccalà mantecato con polenta fritta e prezzemolo…semplicemente de-li-zio-so!

Pienamente soddisfatti da quanto assaporato, decidiamo di concludere la nostra cena sulle note salate, rinunciando al dolce.

L’ambiente di Distreat, come si diceva, è poliedrico, composto da diversi spazi: il grande cortile perfetto per giornate primaverili e le serate più calde; il bar, collocato in una piccola casetta presente nel cortile; la cucina al piano inferiore della palazzina che ospita il ristorante, una prima sala con un solo grande tavolo e una seconda sala – al piano superiore – con il resto dei tavoli. L’arredo industriale è ‘riempito’ solo da qualche bel quadro alle pareti. L’atmosfera viene per lo più dettata dalla ben studiata illuminazione serale. Di giorno il locale dev’essere molto luminoso, date le grandi vetrate che affacciano sul Naviglio Pavese. Il servizio, tanto preparato e attento quanto sorridente e disponibile, mette il cliente perfettamente a proprio agio.

Considerata la qualità delle materie prime – provenienti da piccoli fornitori selezionati – e delle preparazioni, nonché l’abbondanza delle porzioni, riteniamo che i prezzi di Distreat possano senza dubbio essere considerati corretti: tenete in conto una quarantina di euro a testa per uscire sazi. Sicuramente noi torneremo più di una volta, e con altrettanta certezza, riteniamo ci siano alte probabilità di cedere al menu da 5 portate!
DISTREAT
Alzaia Naviglio Pavese 78/3, Milano
3396778204 | [email protected]
Aperto tutti i giorni (orari sul sito) tranne domenica
INFORMAZIONI UTILI:
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L'articolo Un’ottima cena italiana da Distreat, bel ristorante in zona Navigli a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Chiunque passi da Corso Venezia non può non notare i vassoi di pasta fresca nella vetrina de Il Nuovo Principe, storica insegna Milanese a due passi da Piazza San Babila. Entrando sarete accolti da due banconi: da uno potete scegliere i piatti del giorno della tradizione meneghina (ma non solo), dall’altro una selezione di salumi, formaggi e conserve. Potete anche gustare i vostri piatti direttamente lì, la sala è accogliente e luminosa, perfetta per una pausa pranzo veloce e gustosa.
IL NUOVO PRINCIPE. Corso Venezia ang. via Senato, 2. 02 76000265. Aperto dal lunedì al sabato (11:30-19).

Ricordate Leoni in Corso Venezia? Era una delle più famose gastronomie di Milano, che dopo aver chiuso i battenti qualche anno fa ha dato vita a uno spin-off: Leoncino, nuovo locale in zona Porta Romana, precisamente in via Bergamo. Qui lasagne, parmigiana e polpette sono i piatti forti: potete portarli via o consumarli sul posto.
ROSTICCERIA LEONCINO. Via Bergamo 12/A. 02 551 0775. Aperto lunedì (9-14:30) da martedì a sabato (9-19.30).

Pochi posti a sedere e un bancone con diversi piatti del giorno: così si presenta Cucineria Pascone, che da qualche anno occupa un piccolo locale all’inizio di via Anfossi. Primi da forno, secondi di carne e pesce, contorni e insalate sfiziose. La lavagnetta all’esterno promette anche un ottimo panino col pastrami. Tutto cucinato in famiglia.
CUCINERIA PASCONE. Via Anfossi, 2. 02 551 0533. Aperto da lunedì a venerdì (8-20:30), sabato (8-15:30).

Da Palazzi, la prima cosa che si nota è il sorriso e la cortesia dei ragazzi che lavorano dietro al bancone. Il menu cambia spesso, anche se alcuni piatti sono sempre presenti, come la loro parmigiana monoporzione o le patate saltate con le cipolle. Buona anche la pizza al trancio, quella alta e soffice tipica di Milano. E poi la focaccia: ve la regalano sempre.
ROSTICCERIA PALAZZI. Via Plinio, 9. 02 204 7374. Aperto da martedì a venerdì (10:30-14:30 e 17-20:30) sabato e domenica (10:30-14 e 17-20:30).

Col Salumaio di Montenapoleone si racconta una storia lunga più di 60 anni. La gastronomia è accanto al ristorante che porta lo stesso nome, in pieno Quadrilatero della moda. I piatti sono cucinati sapientemente, i salumi e i formaggi super selezionati, la location è ineguagliabile. I prezzi, di conseguenza, potete immaginarli da voi. Ma vale la pena anche solo farci un giro.
IL SALUMAIO DI MONTENAPOLEONE. Via Santo Spirito, 10. 02 76 00 1123. Aperto da lunedì a sabato (8:30-22).
Siamo in via Battistotti Sassi, dove Ghignoni è un punto di riferimento per le sciure del quartiere, quello di viale Corsica (ma non solo). Due botteghe comunicanti, da una parte macelleria, dall’altra salumeria e gastronomia. Un tripudio di salumi, formaggi, tartine, insalate di mare, pesce fritto, polpette, verdure ripiene, brasati e tanto altro. Tutto condito con la professionalità e la simpatia del personale.
GHIGNONI. Via Luisa Battistotti Sassi, 24. 02 70 12 3037. Aperto lunedì (8-13) da martedì a sabato (8-13 e 15:30-19:30).
Prodotti stagionali e a filiera corta, acquistati da un consorzio di cascine: questo il minimo comune denominatore di tutti i piatti del menu di La Mia GastronoMia, che cambia ogni giorno. Torte salate, riso, cereali, e dolci fatti in casa non mancano mai. Ci sono pochi posti a sedere, ma vale la pena anche per una pausa pranzo veloce.
LA MIA GASTRONOMIA. Via Andrea Solari, 15. 02 4970 1334. Aperto dal lunedì al venerdì (11:30-15 e 18-21) sabato (11:30-15).

Piena Porta Venezia, esattamente in Via Lecco: La Madia è un piccolo locale con una ventina di posti a sedere dove poter gustare le tante proposte che fanno bella mostra di sé sul bancone. Qui i primi piatti sono i protagonisti ma troverete anche diverse proposte di carne e pesce. Anche la pasta fresca ripiena fatta in casa vale un assaggio!
LA MADIA. Via Lecco, 5. 02 2951 2457. Aperto dal lunedì al venerdì (7:30-20) sabato (7:30-17).
Civelli e il suo paté di fegato d’oca sono un’istituzione da quasi 60 anni in Missori. Tra salumi, formaggi, piatti caldi e freddi, panini e tramezzini (buonissimi!) le proposte sono davvero tante: sappiate solo che scaricando il menu del giorno dal loro sito vi ritroverete davanti a un Excel di almeno 150 righe. Insomma, piatti per tutti i gusti, da portare via o da mangiare sul posto.
CIVELLI. Corso Italia 16. 02 805 6487. Aperto dal lunedì al venerdì (8-19:30) sabato (8-15:30).

Giacomo Bulleri era un’icona della ristorazione milanese. La sua Rosticceria, aperta un paio di anni fa in quella via Sottocorno che è ormai diventata il suo quartier generale, è una piccola villetta con giardino e arredi dal sapore antico. I piatti, da portare via o da mangiare lì (anche nel giardino nella bella stagione), sono tipici piatti da bancone gastronomico tra cui lasagne, pappa al pomodoro, pollo allo spiedo, vitello tonnato e tanti contorni. I prezzi? Da rosticceria, ma pur sempre “di Giacomo”.
GIACOMO ROSTICCERIA. Via Pasquale Sottocorno, 6. Aperto tutti i giorni dalle 11 a mezzanotte.
Salumi, formaggi, macelleria, gastronomia e cantina: così si presenta Zoppi e Gallotti, presente in città da più di trent’anni. Qui la priorità è data alla stagionalità, dalla carne al pesce, dai sughi ai contorni la tendenza è quella di utilizzare ingredienti giunti alla loro naturale maturazione. Una chicca di questa gastronomia è la linea Slim: pietanze cotte e conservate sottovuoto da preparare a casa in pochi minuti.
ZOPPI & GALLOTTI. Via Privata cesare Battisti, 2. 02 551 2898. Aperto dal lunedì al venerdì (8-14 e 16-19:30) sabato (8-13:45 e 15:45-19:30)

Probabilmente la più famosa gastronomia in città, un punto di riferimento per generazioni di milanesi. Nel flagship store di via Spadari troverete un’infinita proposta di piatti pronti ma anche tante sfiziosità da drogheria di lusso. Ma da qualche tempo Peck non è più solo lì sotto il Duomo: dopo l’apertura in Citylife a dicembre 2018, ha pensato bene di triplicare qualche mese fa con un piccolo negozio in Via Tommaso Salvini, zona Porta Venezia.
PECK. Sedi varie e orari sul sito.
Indirizzo numero uno per tutte le ‘sciure di corso Vercelli’, Campagnoli è la rosticceria più famosa in zona Conciliazione, e non senza un motivo. Qui trovate sia prodotti per tutti i giorni, dai salumi ai formaggi, passando per i piatti pronti, ma anche quelli ‘delle grandi occasioni’: imperdibili i patè di vitello e, su tutti, il formaggio al salmone affumicato. Prezzi alti, adeguati alla qualità.
SALUMERIA CAMPAGNOLI. Corso Vercelli, 14. 02 4800 5361.
Un paradiso per vegetariani e vegani: amaranto, tofu, seitan, legumi e verdure a perdita d’occhio. Da Alhambra si paga al chilo: vi riempiono il vassoio con quello che volete e lo pesano. E potete mangiare lì, oppure portare a casa. Se andate nell’ora di punta vi consigliamo l’asporto: i posti a sedere sono pochi ed è sempre pieno.
ALHAMBRA. Via San Gregorio, 17. 02 3943 2750. Aperto dal lunedì al sabato (12-14:30 e 19:30-22:30) domenica (19:30-22:30).

Da Tathagata, la qualità degli ingredienti è la priorità. Questa gastronomia vegana in via Tortona propone piatti cucinati con prodotti bio certificati provenienti da piccoli produttori accuratamente selezionati. Il menu cambia ogni giorno ed è possibile prenotare al mattino e poi passare a ritirare. Cibo ottimo, zero sbatti.
TATHAGATA. Via Tortona, 20. 02 839 5380. da lunedì al venerdì (9:30-18:30)
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]]>Veniamo accolti da una gentile signora ungherese che ci conduce in una sala inaspettatamente grande al primo piano e ci consegna il menu (sinceramente bruttino e scritto con un font particolarmente difficile da leggere), che presenta le portate scritte in ungherese con relativa spiegazione in italiano. Pur non conoscendo la maggior parte dei piatti, ci sembra tutto buonissimo e, sgranocchiando la piccola tartina gentilmente offerta come entrée, passiamo in rassegna i taglieri di affettati e formaggi ungheresi proposti tra gli antipasti, le zuppe di gulasch e verdure che costituiscono i primi e i piatti di maiale, crauti, salsicce e manzo che compongono la scelta dei secondi. Ci sono anche i dolci, ma questi sono senza traduzione e ci dobbiamo affidare a Google (e successivamente al personale in sala) per capire cosa siano.
Alla fine facciamo la nostra scelta iniziando con la Csirkés Pite, una specie di tortino di patate freddo con all’interno insalata russa e pollo, che prendiamo come antipasto. Fin dal primo boccone si rivela una piacevolissima e buonissima sorpresa che non fa che aumentare l’attesa e la curiosità per le portate principali.

Arrivano poi i primi e se già la vellutata di verdure (Zoldség Leves) servita in una pagnotta ci ha convinto con il suo sapore delicato ma deciso e la sua consistenza densa (che aumenta man mano la mollica della pagnotta si scioglie nella vellutata), è la zuppa di gulasch (Gulyàs Leves) a soddisfarci completamente.

Scenograficamente servita in un paiolo da cui attingere con un mestolo per riempire il piatto (attenti a non sporcarvi, ma soprattutto a non scottarvi!), è composta da una carne talmente morbida da sciogliersi in bocca e da un brodo davvero saporitissimo.

Anche i secondi non deludono, il Rakott Krumpli (casseruola di patate, salsiccia ungherese, uova e panna acida) è davvero un’esplosione di sapori che ci colpisce come un flagello (non di Dio, ma di paprika).

Le Toltott Kàposzta (polpette di riso e maiale con crauti e panna acida), seppur più delicate, ci appagano del tutto con il loro equilibrio di sapori tra cui prevarica solo leggermente quello dei crauti.

Mentre finiamo i nostri calici di vino (un Pinot Grigio, o meglio Szurkebarat) riflettiamo sul fatto che, malgrado la ristrettezza del numero di ingredienti usati, e di conseguenza ricorrenti in molte preparazioni (la panna acida, la paprika, le patate, ecc), questi sono talmente ben dosati da rendere i piatti mai monotoni e in grado di soddisfare tutti i palati.
Viste le porzioni tutt’altro che esigue, siamo decisamente sazi, ma non possiamo non prendere uno dei dolci che speravamo di assaggiare fin da quando abbiamo saputo dell’apertura di un ristorante ungherese: stiamo parlando del Kurtoskalacs, un cilindro cavo di pasta brioche semplicemente cosparso di zucchero o variamente farcito, che tante volte abbiamo gustato a Budapest.

La speranza non viene disattesa perché il Kurtoskalacs è presente nel menu ed è davvero buonissimo, se chiudiamo gli occhi ci sembra quasi di essere tornati sulle sponde del Danubio!

La grande sala al primo piano è ancora piuttosto spoglia e asettica e le uniche decorazioni sono rappresentate da una libreria con alcuni volumi sulla storia dell’Ungheria e da un poster gigante del meraviglioso parlamento di Budapest. Siamo sicuri che un po’ di musica in sottofondo e qualche decorazione in più renderanno presto l’atmosfera molto più accogliente, anche perché la bella vista sulla Darsena e i tavoli ben separati sono già un ottimo punto di partenza.
Tutto il personale è stato gentile e disponibile (soprattutto nello spiegare nel dettaglio alcuni piatti e ad impartire lezioni di ungherese ai clienti), anche se il servizio un po’ distratto e le attese tra le portate più lunghe del dovuto sono testimonianza di un rodaggio iniziale sicuramente destinato a scomparire col tempo.

Gli antipasti vanno dai 7 ai 9 euro, così come le zuppe, i secondi costano dai 12 ai 15 euro e i dolci 5 euro; la lista dei vini comprende una decina di etichette ungheresi che potete assaggiare al calice spendendo da 3 a 9 euro o in bottiglia da 18 a 45. Il nostro pranzo per due persone è costato esattamente 60 euro che sono diventati 30 usufruendo dello sconto su The Fork, un prezzo talmente basso che quasi ci ha fatto sentire dei saccheggiatori come il mitico Attila.
DA ATTILA
Corso Luigi Manusardi 3, Milano
3346377072
Aperto tutti i giorni (11:30-15 e 19-24)
INFORMAZIONI UTILI:
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]]>Il menu di 142 Restaurant evita la divisione canonica tra antipasti, primi e secondi e mixa, seppur con senso, le proposte della cucina, una ventina in totale. La carta è accattivante e trovano spazio sia piatti ‘semplici’ (pane tostato, burro e acciughe del Cantabrico, per esempio, o il capocolllo con fichi sciroppati a freddo) sia pietanze decisamente più elaborate, come i culurgiones con pesto di menta, spuma di pecorino e noci, la genovese, e il risotto con crema di topinanbur, gel di arancia e olio di nocciola.
Noi decidiamo di iniziare con l’ostrica (due, per la precisione), servita con un troppo aspro centrifugato di kiwi e sedano, che copre parecchio il sapore del mollusco, e con l’incredibile pecorino in camicia, un formaggio semistagionato con mostarda di anguria bianca e senape à l’ancienne.


Proseguiamo con le sfere di cime di rapa, stracciatella, panure alle olive e peperoncino, buone ma non stupefacenti.

Continuiamo con il “crudo fai-da-te“, una ciotola corredata addirittura dalle sue istruzioni per essere composta. Forse un po’ teatrale, come scelta, visto che si tratta semplicemente di versare una (scarna) dadolata di pesce crudo, nel nostro caso orata, con delle verdurine trite e della salsa al cocco. Considerati i poke e, in generale, le bowl che spesso siamo abituati ad assaggiare in città, ci manca decisamente l’entusiasmo.

Ottimi i tortelli ripieni di coniglio, salsa di grana, polvere di pomodoro e piperna; anche qui, le porzioni appaiono un po’ risicate (contiamo, in tutto, sei tortelli).

Più convincenti i secondi: ottime le costine di maiale con salsa al limone, così come il sedano rapa con salsa thai alle noci.


Menzione d’onore al piatto “ten-ta-co-li”, un polpo arrosto al thé nero affumicato, maionese di acqua di polpo e crema di patate. Cotto divinamente, anche in questo caso avremmo desiderato mangiarne un po’ di più.

Siamo comunque decisamente sazi, visto il numero di portate ordinate, ma decidiamo di chiudere, più per curiosità che per fame reale, con degli scenografici pop corn caramellati e sovrastati da tre bon bon con crema di mais, gianduja e mou. Dolci dolcissimi.

In carta, tra i dessert, trovate anche una macedonia, una caprese dolce, dell’ananas e una variazione del classico tiramisù.

I locali di 142 sono molto belli, non credo si possa affermare il contrario. Soprattutto la sala principale (quella più piccola verso il retro, dove eravamo seduti noi, è decisamente più angusta e meno curata), che comunica da una grande vetrata con la cucina. Bellezza talvolta non fa però rima con calore, ed è forse questo il caso. La tovaglia, poi, è come ormai sempre più spesso accade a Milano, la grande assente. Il servizio delle due ragazze in sala ci è sembrato un po’ spento e poco incisivo, anche solo per contrasto con l’esuberanza, la passione e la professionalità della padrona Ciciriello, che durante qualche apparizione al tavolo arriva a ricordare come ci si dovrebbe muovere tra i tavoli.


Per la cena sopra descritta, accompagnata da una bottiglia di ottimo (ottimo!) vino da 35 euro (per gli appassionati del genere, si tratta del rosato Sant’Isidoro di Maria Pia Castelli), tre calici (27 euro) e due amari (6), abbiamo pagato 207 euro. In generale, pur senza esagerare con gli alcoolici, dubito riuscirete ad uscire da una cena qui senza aver speso una cinquantina di euro a testa; considerate, in generale, che ogni piatto, di media, ha un prezzo di 15 euro. In alternativa, potete optare per un più conveniente “menu piccolo” (7 portate a 42 euro) o per un “menu grande” (65 euro). A pranzo, invece, trovate un menu fisso a 28 euro con tre piatti, acqua e un bicchiere di vino o una bibita compresi.
L’impressione finale, per giocare sulla metafora calcistica che mi evoca il nome del ristorante, è che si giochino 90 minuti in attacco e con le migliori intenzioni, senza però riuscire a segnare mai. Confidiamo nel goal non appena terminato il (naturale) periodo di rodaggio.
142 RESTAURANT
Corso Cristoforo Colombo 6, Milano
02 4775 8490
Aperto tutti i giorni (7-23) tranne domenica
INFORMAZIONI UTILI:
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]]>Il menu si fonda sui prodotti d’eccezione selezionati da piccoli produttori che rispettano la terra e gli animali, attorno ai quali vengono create ricette ad hoc che possano esaltarli al meglio. La carne arriva infatti da allevamenti allo stato semi-brado e le verdure dalla cascina Fraschina, il cui raccolto comprende anche le erbe spontanee. Interessante il fatto che i piatti non siano frutto di una singola mente, ma il risultato di un gioco di squadra che comprende i due chef, Matteo e Alessandra. La proposta culinaria è varia e golosa e si suddivide nelle seguenti categorie: salumi e formaggi; conserve; maritozzi; entree; main e ovviamente dessert, per un totale di una ventina di piatti. La carta dei vini, orgoglio e passione di Matteo, è invece assai più ricca, con le sue 300 etichette fra cui sarà felice di orientarvi, raccontandovene metodi di produzione e caratteristiche.


Noi, incuriositi da una serie di piatti, abbiamo chiesto di poterne assaggiare vari, come si trattasse di una degustazione, e siamo stati accontentati con porzioni ridotte rispetto a quelle canoniche. Dopo il tipico benvenuto – che consiste in una cialda croccante con cipolla bruciata, pomodori e polvere di kale – da condividere rompendola e facendo briciole per spezzare in qualche modo l’apparente pretenziosità dell’atmosfera, siamo passati ai maritozzi…una vera delizia! Proviamo quello con pulled pecora e cavolo cappuccio – superlativo! – e quello con la parmigiana di melanzane scomposta.


Abbiamo proseguito con l’assaggio di croccanti e sfiziosi popcorn di lumache accompagnati da un tris di salsine e con quello che, non abbiamo dubbi, diventerà “il famoso Maialtonné di Motelomberoso”, preparato con la coppa di Mora Romagnola e accompagnato sia da un salsa che da un pallina di gelato al gusto tonné.


Un’altra entrée davvero speciale è il Comodino, un ragù che si scioglie in bocca grazie alle svariate ore di cottura. Non vi diremo però di cosa è fatto: provatelo e non ve ne pentirete! Fra i main proviamo invece lo storione fumé con crema di nocciole, fico e piccole sfere di tartufo nero gelificato: davvero un ottimo accostamento.

Per finire, un doppio zabaione con nocciole, omaggio alle origini piemontesi di uno dei due ospiti, che ci è piaciuto pur senza esaltarci come il resto delle portate.

Una casa cantoniera rustica, ristrutturata e con arredi moderni, ma in un contesto d’altri tempi, circondata da un bel giardino in cui si è rigorosamente deciso di non mettere tavoli perché destinato al famoso ozio, al godimento del verde, ai pomeriggi e alle serate in cui vengono organizzati concerti o semplicemente al riposo, sdraiati su uno dei blocchi di pietra o direttamente sul prato, sfogliando una delle riviste d’arte esposte. L’atmosfera che si respira è di serenità, dunque, anche se entrando nel locale – elegante nel suo minimalismo e freddezza – ci si può sentire un po’ in soggezione. Sbagliato! I proprietari sono meravigliosi ospiti molto alla mano, che hanno tutte le intenzioni di accogliervi, non certo di allontanarvi. Quindi, entrate a godervi tanto l’esterno quanto l”‘interno”, ossia la teca di vetro che funge da sala ristorante. Nel weekend sappiate inoltre che Motelombroso rimane aperto senza pause da mezzogiorno all’una di notte, offrendo la possibilità di mangiare e bere qualcosa a tutte le ore. Al piano di sopra si trova invece una piccola e deliziosa saletta-cantina che potrà essere affittata a ore per una cena privata, piccoli eventi e degustazioni speciali (questo il motivo per cui è stato chiamato motel).


Motelombroso non è un ristorante a buon mercato. È un ristorante che, come ci ha detto Matteo, “qualche pretesa ce l’ha” (e giustamente, aggiungiamo noi, visti i prodotti utilizzati). Le materie prime sono eccellenti; lo studio presente dietro al menu e alla carta dei vini approfondito; il servizio ineccepibile; la location frutto di un investimento sicuramente importante e ogni minimo dettaglio, a tavola, risulta curato ma non affettato. I prezzi oscillano tra i 9€ di media di conserve e dessert e i 20€ di media per il resto delle portate. Difficilmente spenderete meno di 50/55€ per un pasto da tre portate escluse bevande, a meno che non decidiate di optare per un aperitivo. La carta dei vini è ricca e varia, con anche degli altissimi picchi, ça va sans dire. Un posto da tenere presente per un’occasione speciale o una cena romantica ma da non perdere di vista in ogni caso, perché avrà sicuramente molto da offrire, anche al di là della cucina.
MOTELOMBROSO
Alzaia Naviglio Pavese 256, Milano
393 781 4956
Aperto tutti i giorni (mar-ven 19.00-1.00; sab-dom 12-1) tranne lunedì
INFORMAZIONI UTILI:
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