L'articolo A pranzo da Kappou Ninomiya, ottimo ristorante giapponese a Gambara sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Da poche settimane, finalmente, lo chef Yoshikazu Ninomiya ha riaperto poco più in là, a due passi da Gambara, con un menu che ricalca fedelmente quello di Fukurou ma che sorprende sempre per bontà e cura. Ci siamo stati a pranzo e, già, non vediamo l’ora di farvi ritorno.
Noi siamo stati da Kappou Ninomiya a pranzo, quando il menu è leggermente più stringato alla sera: a cena, infatti, si popola di altre pietanze tra cui vari tipi di maki, piatti più elaborati come il roastbeef di wagyu o i soba. Anche a mezzogiorno, comunque, la carta è un viaggio nella tradizione giapponese, sia calda che fredda. Ci sono le jubako, cioè scatole simili alle bento con al proprio interno ogni bontà, i teishoku, cioè lunch set comprensivi di un piatto principale accompagnato da riso al vapore, verdure sotto sale e zuppa di miso), ramen e omusubi, polpette di riso ripiene di salmone, tonno o altre delizie che avrete sentito chiamare anche onigiri.

Per iniziare, abbiamo ordinato due piccoli antipastini o contorni: dei croccantissimi edamame e una delle nostre ossessioni, i mozukusu, alghe mozuku sottoaceto, orgoglio di Okinawa nonché superfood e goduria pura per il palato.

Ci siamo poi fatti tentare, come piatti principali, dallo Jubako Kaisen Special: una mastodontica scatola ripiena di riso cotto al vapore, foglie di shiso e diverse qualità di pesce, dal gambero rosso fino alle uova di merluzzo, dalle uova di salmone fino alle capesante. Un trionfo di sapori, delicati e insieme decisi, che vi lascerа sazi oltre che molto, molto, molto felici.

Abbiamo voluto provare anche uno dei lunch box: indecisi se provare quello a base di pollo fritto, di tonkatsu (la cotoletta giapponese) o di hamburger steak giapponese, alla fine abbiamo optato per quello con il salmone alla griglia, servito in una porzione piщ che abbondante e accompagnato da zuppa di miso, verdure sotto sale e un assaggino del giorno. Nella sua semplicitа, questa box ci ha sorpreso per l’equilibrio tra i diversi sapori e, ovviamente, per la bontа dei tre trancetti di salmone.
Torneremo? Sicuramente, e magari alla sera, per provare piatti che già ci stanno facendo venire l’acquolina in bocca, come l’omelette giapponese, le ostriche e l’anguilla.

Kappou Ninomiya si presenta come una sala abbastanza raccolta, con non molti tavoli e un bel bancone con lo chef e la brigata all’opera: il termine stesso “kappou”, d’altra parte, indica che i posti a sedere e la cucina si trovano nel medesimo luogo. Forse per via dell’apertura recentissima, il locale è a nostro gusto un po’ spoglio, e una ‘riscaldata’ all’ambiente non guasterebbe. Il servizio, in compenso, è molto gentile e rilassato.


I prezzi di Kappou Ninomiya si attestano sulla fascia medio-alta (ma senza esagerazioni) che connota questo tipo di ristoranti giapponesi a Milano. A pranzo, tenete in conto una trentina di euro a testa per uscire sazi, mentre alla sera lo scontrino medio potrebbe alzarsi fino ai 50. Un prezzo ragionato e, secondo noi, assolutamente proporzionato alla qualità degli ingredienti e alle preparazioni che vengono proposte.
KAPPOU NINOMIYA
Via Fra Galgario 4, Milano
02 91557472
Aperto tutti i giorni (12-15 e 19-22:30, dom solo pranzo) tranne lunedì e l’ultima domenica del mese
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]]>La carta de Il Mannarino è chiara e stringata, e si articola nelle scodelle – che assolvono alla funzione di antipasto o contorno – e nei diversi tipi di carne alla griglia. Nella prima categoria ricadono piatti semplici ma gustosi come le patate alla brace, la parmigiana di melanzane, la purea di fave e cicoria e le friselle, che si affiancano a dei taglieri di salumi e formaggi e a due tipi di tartare. Nella seconda, invece, c’è il vero e proprio imbarazzo della scelta: si spazia dalla fiorentina al filetto, dalla costata alla bavetta di manzo, fino al midollo. Posto d’onore lo hanno le bombette – i celebri involtini pugliesi, qui proposti a base di capocollo, manzo o pollo – preparate in una decina di varianti diverse.
Per iniziare, noi ordiniamo il caciocavallo alla griglia, servito con timo, miele e pane di Altamura, le melanzane e zucchine alla poveretta e le polpette di pane. Tutti e tre i piatti ci convincono, specie le polpette di pane, servite con una crema di stracciatella e mentuccia davvero notevole.


Ma il bello arriva soltanto dopo. Dal bancone di carne scegliamo direttamente con i macellai i tagli di carne che vogliamo assaggiare. Optiamo per un mix ben assortito di bombette, che si rivelerà il vero asso nella manica della serata. Proviamo quelle classiche, ma anche quelle in versione piccante, con il pistacchio di Bronte, e quelle mediterranee, con pecorino, rucola, pomodori secchio e olio. Inutile dire che vogliamo tornare al più presto per provare anche quelle con la pancetta, la mortadella e gli asparagi: la carne è cotta alla perfezione, si scioglie in bocca, e gli ingredienti di accompagnamento sono di qualità eccelsa.

Proseguiamo ordinando un assaggio di arrosticini (niente a che vedere con quelli che abbiamo mangiato altrove in città, fatta eccezione per quelli de Il Capestrano), una zampina di Sammichele (una salsiccia ‘variegata’ con pomodoro, basilico fresco e vino) e un ottimo Tomahawk di maiale.

Due di noi si sentono eroi e tentano la sorte ordinando i torcinelli, budelle d’agnello ripiene di animelle.


Usciamo dal locale sazi e felici, anche grazie alla complicità di una bottiglia di Primitivo del Mannarino.
Il Mannarino è un locale piuttosto semplice, che si disloca su due piani e affaccia direttamente su Piazza De Angeli. Nonostante l’atmosfera che si respira è informale, c’è comunque una discreta cura negli ambienti, che lo rende un locale adatto a una cena con amici, ma anche in famiglia o con la propria dolce metà. Il servizio è ancora in fase di rodaggio, ma gentile.
Abbiamo trovato il conto de Il Mannarino davvero conveniente: siamo usciti dal locale con una spesa di poco più di 20 euro a testa. Tenete presente che i prezzi della carne variano dai 3 euro all’etto della zampina e del maiale agli 8,5 euro del filetto, con un prezzo medio di circa 6 euro all’etto. Per la zona e la proposta lo reputiamo un prezzo molto onesto, motivo in più per cui non vediamo l’ora di ritornare!
IL MANNARINO
Piazza de Angeli 1 (angolo con via Sacco), Milano
02 36557995
Aperto tutti i giorni (12-15 e 18-00)
INFORMAZIONI UTILI:
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Nella landa gastronomica pressoché desolata di Pagano, uno dei quartieri più belli di Milano, eppure anche tra quelli più poveri di offerte ristorative di livello, ha aperto da neanche un paio di settimane Insieme. La proposta di questa scommessa di due giovanissimi ragazzi, coppia nel lavoro e nella vita, è una carta a base di ingredienti italiani a cui si sovrappongono preparazioni e ricette internazionali. Non capita spesso, su questo blog, di entusiasmarsi ‘alla prima’, ma la serata passata qui merita un giudizio a parte. All’ambiente molto piacevole e al servizio attento, infatti, si aggiungono ingredienti prelibati e cotture perfette.
Il menu di Insieme è stringato e chiaro come piace a noi: in carta si trovano 9 piatti, cui si aggiungono due dessert, tutti ben spiegati. Tra le proposte, la zucca con grana padano e nocciole del Piemonte Igp, la guancia di vitello con purea di patate e timo e il baccalà mantecato, polenta e Lard d’Arnad Dop. Non esiste una vera e propria divisione tra antipasti, primi e secondi, anche se notiamo una certa prevalenza di piatti a base di carne e pesce.
Essendo la nostra prima volta da Insieme, optiamo per un menu degustazione da quattro portate, precedute da un piccolo benvenuto dello chef a base di hummus di fave, fave fritte e paprika. Alla mancanza del tovagliato sopperiscono delle stoviglie davvero carine, tra cui notiamo delle fantastiche ceramiche di Grottaglie. Il pane di Altamura arriva caldo e fragrante, servito insieme a dell’ottimo olio pugliese, come la proprietaria.


Il primo piatto che ci viene servito è davvero memorabile: si tratta di masculine da magghia – alici provenienti dal Golfo di Catania -, servite con pane e burro Vacche Rosse: da urlo, il piatto che vale l’intera cena.

Proseguiamo con i gamberi rossi di Mazara, carote e burro tiepido, anche questo buonissimo: gli ingredienti si fondono alla perfezione, e lo zenzero insieme al passion fruit donano all’insieme una nota un po’ speziata ed esotica.

Poi, arrivano le vongole veraci e cozze servite in un delicatissimo (ma saporito) brodo di molluschi e con il branzino con cardo gobbo di Nizza-Monferrato e carciofi.

Quest’ultimo piatto mette in luce la cottura perfetta realizzata dallo chef, che in passato ha lavorato, tra gli altri, con Elio Sironi, Antonino Cannavacciuolo e Matias Perdomo. E la mano si sente tutta.

È il momento dell’ultimo piatto ‘salato’, un uovo cotto a 65 gradi adagiato su una crema di grana padano e douxelle, ovvero un trito di funghi champignon con burro, scalogno e tartufo. Perfetto.

Sulla scia dell’entusiasmo, chiudiamo con entrambi i dessert: una tarte au citron con meringe e lemongrass (la nostra preferita) e una nemesis (torta al cioccolato) con clementine e mandarino.

Usciamo dal ristorante finalmente con l’impressione di poter prendere nota di un posto speciale, non solo nel quartiere ma in tutta la città, e dove far ritorno al più presto. Che felicità!

Insieme, per chi conosce il quartiere, è nato negli ex spazi de La Maniera di Carlo, di cui ha mantenuto gran parte dei (bellissimi) arredi. L’unica sala, oltre a ospitare la cucina a vista per osservare la brigata al lavoro, conta su non più di una ventina di coperti ed è l’ideale per passare una serata in tranquillità, senza bisogno di urlare per sentire il proprio vicino. Il servizio è davvero cortese e sorridente, e nel complesso si sta veramente bene.

I prezzi del menu variano tra i 10 e i 19 euro a seconda di quanto si ordina: per darvi un’idea, per uscire sazi dovrebbero bastarvi tre piatti a testa, per una spesa a testa stimata di circa una quarantina di euro, bere a parte. Il consiglio è quello di ordinare il menu degustazione, che a 45 euro propone quattro piatti diversi. La cena può essere ‘da tutti i giorni’ o ‘per le occasioni speciali’ a seconda del portafogli di ciascuno, ma a nostro parere il costo dei piatti è proporzionato alla qualità e alla ricercatezza degli ingredienti . In sostanza, si spende, ma si spende con piacere, motivo per cui torneremo sicuramente a provare altri piatti.
INSIEME
Via Rasori 12, Milano
391 718 2416 | [email protected]
Aperto tutti i giorni (19:30-22:30) tranne domenica
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]]>L'articolo Com’è Officina del Riso, nuovo ristorante in Via Marghera a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Visto che, a rigor di logica, dovremmo essere nel regno del riso, decidiamo di provarlo in entrambe le declinazioni, quella dei roll e quella dei risotti. Come premessa, va detto che tutti i piatti sono preparati con il Lomello, una tipologia di riso molto simile al Carnaroli, ma con una cremosità particolare. Abbiamo iniziato con un mix composto da roll con petto d’oca affumicato e crema di funghi, roll con lardo, miele, tartare di vitello e olio di nocciola e infine roll con ananas, lardo, pepe nero e granella di pistacchio.

I roll di riso | © Alice Caprotti
Un tripudio di sapori, impiattato anche in maniera davvero piacevole. Motivo per cui decidiamo di assaggiare anche i roll con Jamon iberico, guacamole e gazpacho e quelli al lardo, miele e cipolla caramellata. In generale, questa rivisitazione dei gunkan giapponesi all’italiana con abbinamenti creativi e decisamente gustosi ci è sembrata davvero riuscita.

La seconda porzione di roll | © Alice Caprotti
Proseguiamo con i risotti, tutti proposti in varianti decisamente inaspettate. Optiamo per quello con colomba, sugo di colomba e fave sbollentate e per quello con fagioli neri, pomodoro piccante, pico de gallo e jamon iberico. Molto delicato il primo (forse anche troppo), piccante e saporito il secondo. Impossibile non notare che le porzioni avrebbero potuto essere un po’ più generose.

Il risotto “Due piccioni con una fava” | © Alice Caprotti

Il risotto “Iberico” | © Alice Caprotti
Proseguiamo con i piatti ‘collaterali’, che ricadono sotto la definizione “&More” e che però tradiscono la filosofia del ristorante: nessuna delle proposte, infatti, contiene riso, fatta eccezione per le polpette di colomba con contorno di polpette di riso fritte. Un peccato, perché saremmo stati davvero curiosi di scoprire come reinventare questo ingrediente anche come secondo piatto.
Abbiamo quindi deciso di assaggiare solo il tris di tartare a base di vitello, con olio di nocciola e perlage di acciughe, di cervo, con olio e granella di pistacchio, e di manzo, con olio al rosmarino e perlage di tartufo. Le tartare, soprattutto quella di vitello, sono davvero buone, ma anche in questo caso non possiamo che rimanere perplessi davanti alle dimensioni della portata.

Il tris di tartare | © Alice Caprotti
La lista dei dolci è molto ristretta e di nuovo, nessuna traccia di riso: abbiamo optato per la “mascarponata“.

La “mascarponata” | © Alice Caprotti
Viste le presentazioni dei piatti finora, ci saremmo aspettati più attenzione.

L’esterno | © Alice Caprotti
Officina del Riso si trova nella frequentatissima via Marghera, a due passi da Wagner e da De Angeli. Vi consigliamo di arrivare in zona con la metropolitana rossa, da cui il ristorante si trova a pochi passi, perché parcheggiare nel quartiere può essere abbastanza drammatico. E se siete curiosi di scoprire altri posti in zona, date un occhio qui!

L’interno del ristorante | © Alice Caprotti
Il ristorante è piuttosto piccolo: dopo il bancone all’ingresso, un breve corridoio vi porterà alla sala principale con una decina di tavoli in totale. L’atmosfera è intima e curata, con bottiglie a vista, ma a nostro avviso manca un po’ di personalità. La mise-en-place a dir poco essenziale, poi, valorizza i tavoli in legno massello, ma stona con il contesto.

Un angolo della sala | © Alice Caprotti
Per la cena che vi abbiamo raccontato (vino escluso), abbiamo speso 70 euro in due. Nel dettaglio, i risotti vanno dai 10 ai 17 euro, i roll si aggirano tra i 3 e i 4 euro a coppia e i piatti collaterali oscillano tra i 9 e i 12 euro. I prezzi sono relativamente onesti, anche se è vero che vanno messi in relazione con porzioni decisamente non abbondanti (noi per quella cifra siamo usciti non del tutto sazi). Il conto finale, comunque, si mantiene nella media per essere in questa zona di Milano, storicamente overpriced.
OFFICINA DEL RISO
Via Marghera 29, Milano
Aperto tutti i giorni (11:30-15 e 19-24)
L'articolo Com’è Officina del Riso, nuovo ristorante in Via Marghera a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo La guida definitiva: i migliori ristoranti, negozi e locali a De Angeli a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>* OSTERIA DEI MALNAT. Ottimo ristorante lombardo dove vi consiglio soprattutto di ordinare il risotto alla milanese e i rustin negàa. Atmosfera curata, servizio un po’ esuberante. Spesa media: 40-50€.

Il risotto alla milanese | © Caterina Zanzi
* KIM BAR. Per me il miglior ristorante cinese della zona. Poca forma ma molto sostanza e prezzi giusti. Un consiglio in più: chiedete quali sono i fuori menu perché i piatti del giorno sono sempre eccellenti. Spesa media: 25-30€.
* TRAPIZZINO. In via Marghera trovate anche l’avamposto dello street food romano, per un pranzo o una cena informale e super veloce ma gustosa. Consiglio il trapizzino (angolo di pizza servito caldo e farcito) con lo zighinì e il supplì per chiudere. Spesa media: 15€.
* FUKUROU (chiuso). Senza dubbio uno dei migliori ristoranti giapponesi. Alla sera serve qualche piccola specialità e, soprattutto, uno dei ramen più buoni di Milani. A pranzo, potete provare tutto il resto. Spesa media: 35€.

Il ramen di Fukurou | © Caterina Zanzi
* GALLURA. Buonissimo ristorante sardo proprio all’uscita della metropolitana rossa. Consiglio spassionatamente i crudi e la fregola di mare. Spesa media: 50€.
* FAIROUZ. Il mio ristorante libanese preferito in città, senza ombra di dubbio. La particolarità? Fairouz è vegetariano, e vi farà gustare prelibatezze a base di verdure. Spesa media: 25-30€.

Alcune mezzeh di Fairouz | © Caterina Zanzi
* PANINI DURINI (colazione, brunch, merenda). È una delle mie catene preferite in città per tutti i prodotti panificati. Le brioche sono ottime, e così anche i panini. Ma anche il matcha latte: insomma, è buono davvero un po’ tutto. Super consigliato a qualsiasi ora del giorno per uno spuntino fatto bene.

Il brunch di Panini Durini | © Marta Bizioli
* PASTICCERIA MORIONDO. Un must per le sciure della zona, che dovrebbe diventare anche il vostro. Ah, girato l’angolo c’è anche la Cremeria Buonarroti, nel caso voleste fare ‘doppietta’.
* BANCO 23 (chiuso). I locali per l’aperitivo di qualità in zona latitano quindi il mio ‘voto’ va a questo locale, che è insieme gastronomia, salumeria e caffè. L’ho provato per l’aperitivo (quando si possono ordinare anche buoni taglieri di salumi e formaggi), ma me ne han parlato bene anche per il pranzo. Da provare.
* EL BUSCIA. In alternativa, se voleste giusto bere un buon bicchiere di vino, in questa enoteca troverete una vasta selezione di vini, soprattutto bollicine e champagne.
* SARTÙ GASTRONOMIA. Per una pausa pranzo veloce o per portare a casa qualcosa di già pronto, questa gastronomia partenopea potrebbe essere una valida soluzione. Vasta scelta e prezzi giusti.
* GALIANO PANINI. Per un panino al volo, saporito e fatto a mano, fate un salto qui.
* VINELLO A MILANO. Se vi allontanate di qualche centinaio di metri da De Angeli, verso Gambara, trovate una delle mie vinerie preferite di tutta Milano: bellissima soprattutto d’estate per bere un bicchiere nel dehors!
* AU NOM DE LA ROSE. Verso via Belfiore trovate una sede di questa celebre catena tutta dedicata alle rose: composizioni super carine anche per un regalo last minute.

Au nom de la rose|© Caterina Zanzi
* SUBDUED. Un indirizzo celeberrimo da almeno vent’anni tra le adolescenti milanesi, Subdued si rivela perfetto anche per capi basic per chi di anni non ne ha più 15. Sarà che ci sono affezionata, ma io lo trovo sempre carino.
* NOVE25. Cercate anelli e gioielli carini? Questo è l’indirizzo giusto per regalare (o regalarvi) un pensiero, anche personalizzabile, davvero originale.
* SUEDE. Uno dei miei negozi preferiti in città ha aperto uno store anche in via Marghera, con mia somma gioia. Fate un giro, ma lasciate a casa il portafogli perché vorrete comprare un po’ tutto!
* WALTER CALZATURE. Una vera pietra miliare per le calzature in zona. Da Walter trovate tantissimi tipi di scarpe, tutte a un prezzo corretto e di buona fattura, e durante i saldi anche offerte davvero convenienti.
* VIC LAB. In via Ravizza vi consiglio di fare un salto in questo delizioso negozietto per composizioni di fiori speciali e idee regalo parecchio romantiche.
* PARAFARMACIA DI VIA MARGHERA. Non è molto di moda parlare di parafarmacie, ma io ho una vera e propria ossessione, e in via Marghera ho trovato il mio regno. Oltre a essere ben fornita, infatti, ha tantissime offerte interessanti con sconti anche del 30% e 3×1 di ogni sorta.

Il mercato comunale di Piazza Wagner |© Caterina Zanzi
* MERCATO COPERTO DI WAGNER. A circa cinque minuti a piedi dalla fermata De Angeli, il consiglio è quello di fare la spesa al Mercato Comunale Coperto di Wagner, un’oasi per gli amanti degli ingredienti freschi. Trovate davvero di tutto, e l’atmosfera è quella di quartiere.
* MERCATO RIONALE DI VIA OSOPPO. Il sabato (fin verso le 18) potete acquistare frutta e verdura in quantità (ma c’è anche quale bancarella dedicata alle uova e un paio dedicate alla gastronomia e alla rosticceria, ai formaggi, alle olive, al pesce e ai fiori). Il consiglio è di andare nel pomeriggio, per tornare a casa carichi di ogni bontà a prezzi irrisori. Al giovedì (7:30-14), la via si anima con bancarelle non food, invece.
* PARCO PAGANO. Potrebbe sembrare distante, ma non lo è. Il Parco di Pagano da De Angeli lo si raggiunge in massimo 10 minuti ed è sempre una buona alternativa, soprattutto durante la bella stagione, per muoversi un po’. Da qui, consiglio di arrivare, sempre in pochi minuti, fino a CityLife, per chiudere il cerchio e fare ritorno a casa ritemprati.
* GET FIT // 20 HOURS // MENGIU. In zona le palestre non mancano, e sono per tutte le tasche. Dalla più trendy Get Fit di via Ravizza passando dalla Megiu di via Ranzoni arrivando alla più abbordabile 20 Hours di via Marghera. Le ho provate tutte e tre e mi sono trovata bene a seconda del budget a disposizione in quel momento.
* BALI YOGA. Questo centro che ha diverse sedi in tutta Milano propone in un ambiente carino e pulito diversi corsi di yoga, sia per principianti che per chi lo pratica da un po’. Il plus è un’app tramite cui è super facile prenotare o disdire tutte le lezioni.
* 5 PIOPPI. Se invece volete giocare a calcetto, o a tennis, vicinissimo a De Angeli c’è i 5 Pioppi, un vero punto di riferimento per tutta Milano Sud.
* OREA MALIÀ: Uno dei parrucchieri storici di Milano, e con un motivo. Il salone è ben organizzato, non ha un prezzo folle e se ne esce sempre con gran soddisfazione.
* WOW NAIL. In zona spopolano diversi saloni per mani e unghie gestiti da ragazze cinesi. Quello in cui mi sono trovata meglio è Wow Nail in via Parmigianino.
* GLAM. Questa catena parecchio diffusa in città conta su una sede proprio in Piazza de Angeli, sia per i capelli che per tutti i servizi di estetica. Segnalo che spesso su Groupon ci sono offerte molto interessanti.
L'articolo La guida definitiva: i migliori ristoranti, negozi e locali a De Angeli a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Ristoranti cinesi buonissimi a Milano: Kim Bar in Buonarroti sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Il menu di Kim Bar è piuttosto lungo e conta su un’ampia gamma di proposte cinesi da quelle più conosciute a quelle più speciali. Il consiglio, da subito, è quello di chiedere quali sono i piatti del giorno: ci sono diversi fuori menu che variano a seconda degli ingredienti più freschi, e vi consiglio tantissimo di provarli. Tra gli antipasti io ho scelto di testare tanti tipi di ravioli diversi: da quelli con il branzino (ottimi), agli shaomai, da quelli di maiale ed erba cipollina a quelli di verdure e capesante: tutti pazzeschi. Una menzione speciale va a quelli fuori menu con ripieno di anatra: una goduria per il palato!

Alcuni ravioli al vapore | © Caterina Zanzi
Tra i piatti principali ci sono i gamberi in tutte le salse, manzo, maiale, pollo e anatra preparati in tante versioni differenti, portate classiche a base di spaghetti e riso (da provare, qui la pasta è quasi tutta tirata a mano!) e una discreta selezione di ricette vegetariane o a base di tofu.

Gli spaghetti di soia con astice| © Caterina Zanzi
Noi abbiamo scelto di ordinare un piatto di noodles di soia con un astice intero, da leccarsi i baffi! E sicuramente torneremo per provare le altre specialità, soprattutto quelle che ci incuriosiscono di più come le melanzane in sala Yuxiang e gli involtini di gamberi. Una curiosità: lo chef, nonché proprietario insieme alla moglie, ha lavorato per anni nel più pettinato Ta Hua, di cui vi avevo raccontato qui.
Kim Bar ha casa in via Correggio, una strada residenziale molto carina tra le fermate della metro rossa Wagner e Buonarroti (qui trovate tutti i miei posti del cuore nel quartiere). Arrivate da Kim Bar con uno dei tanti mezzi che passano di qui, altrimenti potreste dover cercare parcheggio un po’ troppo a lungo!

L’interno di Kim Bar | © Kim Bar Fb
Il locale è stato recentemente rinnovato e, al netto dei tavolini un po’ troppo vicini tra loro, è piacevole. Nei mesi estivi c’è un piacevole dehors per pranzare o cenare all’aperto, complice il fatto che la via non è troppo trafficata. Servizio un po’ frettoloso, ma cordiale.
Tenuto conto dei prezzi esorbitanti che purtroppo caratterizzano i locali di questa zona, il conto da Kim Bar è quasi un sogno. Per una cena completa non dovreste superare i 20-30 euro a testa a seconda di quello che ordinerete! Un ultimo consiglio: il locale è piccolo e sempre pieno, consiglio vivamente la prenotazione.
KIM BAR
Via Correggio 16, Milano
339 2936017
Aperto tutti i giorni (12-15 e 19-23) tranne mercoledì
L'articolo Ristoranti cinesi buonissimi a Milano: Kim Bar in Buonarroti sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo La cucina di mare sarda dell’Osteria Al Molo 13 in De Angeli sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>All’Osteria Al Molo 13 il menu è principalmente a base di pesce, con tanti piatti della tradizione sarda e, in generale, mediterranea, ed è molto lungo. Già dagli antipasti, caldi e freddi, c’è l’imbarazzo della scelta. Tantissime le conchiglie (ostriche, fasolari, mandorle, canestrelli, tartufi), e svariati i tipi di carpacci, tartare, zuppette e insalate di mare. I primi piatti sono addirittura una trentina, e spaziano dai maccarones ricci e favette ai culurgionis con bottarga, dagli spaghetti con astice e aragosta ai risotti. Più contenuta la proposta dei secondi, con la gran catalana di aragosta e i fritti tra le proposte principali.
Noi decidiamo di iniziare da un piatto di scampetti e gamberetti rossi olio e limone – davvero eccezionali – e da una tartare di ricciola, nella media e un po’ troppo condita per i nostri gusti. Si nota, comunque, la freschezza del pesce, e per questo ci sentiamo di consigliare, su tutti, i piatti a base di pesce crudo.

Scampetti e gamberi rossi | © Caterina Zanzi

La tartare di ricciola | © Caterina Zanzi
A seguire, ordiniamo gli spaghetti “tre orgasmi” con vongole ricci e bottarga (l’effetto è più o meno quello) e la fregola con crostacei, un po’ difficoltosa da mangiare e più condita con i carapaci che con la polpa del pesce. Se le porzioni degli antipasti sono più ristrette, quelle dei primi ci sembrano invece soddisfacenti.

Gli spaghetti | © Caterina Zanzi

La fregola | © Caterina Zanzi
Accompagniamo la nostra cena con una mezza bottiglia di vino bianco, e alla fine ci vengono offerti anche due bicchierini di mirto. Per chi non apprezza il pesce, in carta c’è anche qualche portata vegetariana o a base di carne, anche se va da sé che qui si viene sostanzialmente per mangiare pesce.

Un angolo dell’Osteria Al Molo 13 | © Caterina Zanzi
Osteria Al Molo 13 ha casa da oltre trent’anni in via Rubens, a cinque minuti a piedi dalla fermata della metropolitana rossa De Angeli. Sfruttate il metro o uno dei tanti mezzi di superficie che passano in zona per raggiungere il ristorante, perché parcheggiare potrebbe risultare più complesso.

Un angolo dell’Osteria Al Molo 13 | © Caterina Zanzi
L’ambiente dell’Osteria Al Molo 13 è abbastanza semplice, con tavoli non troppo lontani tra loro e un arredamento tradizionale che richiama le atmosfere isolane. Servizio discontinuo, che passa da momenti di estrema gentilezza ad attimi di disattenzione. Posto molto frequentato, nel caso meglio prenotare.

Un angolo dell’Osteria Al Molo 13 | © Caterina Zanzi
A lasciarci perplessi è stato il conto, un po’ elevato rispetto a quanto ordinato, anche per la media stessa dei prezzi già alti di Milano. Per la cena che vi ho descritto qui sopra la spesa finale è stata di 105 euro. In generale, il prezzo degli antipasti si aggira sui 20 euro di media, quello dei primi varia da 16 a 25 euro, e per i secondi non si spende meno di 25 euro. Per uscire sazi, non credo riusciate a farcela con meno di 50-60 euro: un conto tutto fuorché da osteria.
OSTERIA AL MOLO 13
Via Rubens 13, Milano
02 4042743
Aperto tutti i giorni (12-14:30 e 19-23:30) tranne domenica
L'articolo La cucina di mare sarda dell’Osteria Al Molo 13 in De Angeli sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Una cena deludente da Ba’ghetto, ristorante kosher-romano a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Da Ba’Ghetto le portate sono tutte kosher, ovvero adatte a essere consumate da un ebreo osservante. Alcune regole sono molto dettagliate, ma in via sommaria si possono riassumere così: sono ammessi solo determinati tipi di carne (non maiale, cavallo e coniglio, per esempio), e soprattutto carne e latte non devono essere consumati insieme.
Fatta questa premessa, la carta di Ba’ghetto è abbastanza lunga, con proposte principalmente a base di pasta, verdure e carne. Vorremmo i tanto famosi carciofi alla giudia o alla romana, ma non compaiono in menu. Decidiamo di ripiegare iniziando dall’antipasto misto, che comprende un’ottima ‘concia’ di zucchine, affettati misti kosher, alette di pollo impanate e caponata con carne secca, e dalle fantasie di salse (hummus, tahini e baba ganoush). L’antipasto misto è migliorabile sia dal punto di vista dell’impiattamento piuttosto sommario che da quello della qualità degli ingredienti; le salse invece sono oltre che disposte senza molta cura, anche più o meno indistinguibili tra di loro e prevale in tutte e tre un forte gusto di noccioline.

L’antipasto misto | © Caterina Zanzi

La fantasia di salse | © Caterina Zanzi
Confidiamo nei primi e ordiniamo un piatto di spaghetti alla carbonara (con carne secca invece che guanciale, non memorabili) e uno di tagliatelle al sugo di stracotto: questo è il piatto che ci è sembrato meglio riuscito, per quanto la cottura della pasta sarebbe stata perfetta con due minuti in più.

Gli spaghetti alla carbonara | © Caterina Zanzi

Le tagliatelle | © Caterina Zanzi
Chiudiamo con un piatto di shish kebab con salsa tahini, ovvero gli spiedini di manzo macinato e speziato (oltre che, aggiungo io, agliatissimo). La carne non è male, anche se bisogna non temere l’aglio. Nel frattempo, vediamo che ai nostri vicini di tavolo arrivano i carciofi alla giudia. Erano in fuori menu, ma nessuno si era premurato di raccontarcelo. Li ordiniamo (ci verranno poi offerti), ma non sono nulla di eccezionale rispetto a quelli pazzeschi mangiati a Roma: arrivano solo due piccolissime teste di carciofi e poi tutta una serie di scagliette fritte infinitesimali.

Lo shish kebab | © Caterina Zanzi

I carciofi alla giudia | © Caterina Zanzi
La cena è stata accompagnata da una bottiglia di vino rosso israeliano da una ventina di euro, che ci è stato consigliato dal personale di sala ma che abbiamo trovato davvero aspro per i nostri gusti. In carta troverete altri piatti tipici come i falafel, i bucatini all’amatriciana e le mezze maniche alla gricia, il cous cous, i saltimbocca alla romana, l’abbacchio con patate al forno e il baccalà alla giudia.

L’esterno del ristorante | © Caterina Zanzi
Ba’ghetto ha casa in via Sardegna, non lontano dal quartiere ebraico di Milano e una delle mie zone preferite di Milano. Se siete nei paraggi, potete fare un giro in zona Wagner (qui alcuni dei miei consigli) oppure fare un po’ di shopping in corso Vercelli. Sempre per restare in tema kosher o mediorientale, due dei miei posti preferiti in zona sono Denzel per l’hamburger e Fairouz per la cucina libanese.

Un angolo del ristorante | © Caterina Zanzi
Rispetto a Re Salomone, il ristorante kosher che aveva casa qui prima di Ba’ghetto, è stato fatto qualche lavoro migliorativo, ma la struttura del locale rimane la stessa. C’è una grande veranda (attenzione agli spifferi in inverno) abbastanza spoglia e con i tavoli molto vicini, e una sala interna più carina ma con i tavoli sempre un po’ attaccati. Il servizio della nostra cena è stato approssimativo e davvero davvero (davvero!) confusionario, ma confidiamo nel rodaggio dei primi mesi. La clientela è per la maggior parte di origine ebraiche.

Un angolo del ristorante | © Caterina Zanzi
Eravamo in tre, abbiamo diviso due antipasti e preso un piatto a testa: con una bottiglia di vino il conto ha raggiunto facilmente i 35 euro per persona. Le porzioni sono abbondanti e dovrebbero bastarvi per uscire sazi, ma in ultima analisi, il ristorante proprio non ci ha convinto.
BA’GHETTO
Via Sardegna 45, Milano
02 4694643
Aperto tutti i giorni (12-15:30 e 18-23) tranne venerdì sera e sabato a pranzo
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]]>L'articolo Come mi sono trovata da Orea Malià, super parrucchiere in via Marghera sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Questo salone, infatti, è molto ben organizzato, non ha un prezzo così folle – anzi – e in generale sono stata molto soddisfatta del risultato, ovvero ne sono uscita con dei bellicapelli (‘orea malià‘, appunto, in greco).
Parto dal principio: Orea Malià ha due sedi, una in un bel cortile di via Marghera e l’altra in via Panfilo Castaldi, zona Porta Venezia. Le due location sono organizzate in maniera completamente diversa (la prima non prende prenotazioni, la seconda sì, per esempio, e anche i prezzi credo siano differenti), quindi considerate queste informazioni valide per la prima sede.
Partiamo con il colpo d’occhio quando si entra. Il salone è piuttosto grande e anche affollato, ben arredato e con qualche colpo ‘pazzo’ qua e là (sedie colorate, piantine sparse ovunque, soprammobili particolari), il che mette subito a proprio agio.

Un’immagine di Orea Malià in via Marghera | © Caterina Zanzi
Non prendendo prenotazioni, nei giorni di maggior afflusso come sabato, sarete messi in una sorta di lista d’attesa (che varia da mezz’ora a un’ora circa) e potrete tornare senza l’ansia perché il vostro numero ‘scorrerà’ da solo. Insomma, potrete tornare quando sarete comodi. Approfittatene per fare un giro in zona, mangiare un boccone o fare shopping in corso Vercelli (qui trovate i miei consigli).
L’organizzazione del posto si evince dal fatto che ognuno sembra avere una specializzazione diversa: io non sono stata seguita da un’unica persona, ma da tre. Un addetto al lavaggio, uno per il taglio e uno per la piega.
Non aspettatevi un posto in cui rilassarvi particolarmente (soprattutto di sabato o negli orari ‘clou’): siete in un open space, c’è la musica (non altissima), e un po’ di rimbombo. Nel complesso, però, l’ambiente è piacevole e tutti i ragazzi sono molto gentili.
Veniamo a quella che doveva essere la nota dolente, e che non lo è stata: il prezzo. Per il taglio e piega ho pagato 56 euro, una cifra per niente alta considerato quanto si può arrivare a pagare in altri saloni ‘alla moda’. Non esiste un vero e proprio listino prezzi perché il costo varia a seconda della lunghezza dei capelli e dei trattamenti scelti: in genere, però, una piega viene 32 euro, il colore base 45, mentre le schiariture 75, cui si aggiungono i 35 del tonalizzante. Il taglio uomo, invece, costa 25 euro.
Nonostante stessi ‘tradendo’ la mia parru del cuore, insomma, sono stata soddisfatta. E voi siete mai stati da Orea Malià? Cosa ne pensate?
OREA MALIÀ
Via Marghera 18, Milano
02 4694976
Aperto tutti i giorni (mar 9.30-20.30, mer 9:30-19:30, gio 11-22, ven 9:30-19:30, sab 9-19 tranne domenica e lunedì)
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]]>Il sottotitolo dell’Osteria dei Malnat è ‘cucina lombarda e delle montagne intorno’: troverete quindi piatti sia tipicamente milanesi che di tutta la regione, con un’ampia scelta. Si può iniziare da una selezione di salumi e formaggi, dalla trippa e dai mondeghili, dagli sciatt e addirittura dal tris di cotechini. Tra i primi, oltre ai classici, svettano i casoncelli alla bergamasca e diversi tipi di gnocchi, mentre nei secondi campeggiano specialità come la cassoeula e l’ossobuco.

I crostini rusticini di polenta | © Caterina Zanzi
Noi decidiamo di fare un primo giro di crostini rustici di polenta assortiti: c’è quello con il lardo, quello con il ragù di cinghiale, quello con la fonduta di parmigiano (epica) e quello con la luganega.
Proseguiamo ordinando dei grandi classici: il risotto alla milanese (leggero, ben mantecato e servito con una crema di midollo brasato e ristretto di vitello) e gli ottimi tortelli di zucca, serviti con funduta di gorgonzola e salsa al cacao amaro. Decisamente il nostro piatto preferito.

Il risotto alla milanese | © Caterina Zanzi

I tortelli di zucca | © Caterina Zanzi
Tra i secondi, ordiniamo il piatto del giorno fuori menu (una coppa al forno pazzesca da tanto si scioglieva in bocca), degli ottimi rustin negàa cotti al rosa con castagne (per chi non lo sapesse, sono una sorta di arrosto di vitello glassato con fondo ristretto, serviti con spuma di patate e castagne), e la cotoletta alla milanese con patate al forno. La cotoletta è forse il piatto meno riuscito, anche se perfettamente fritta.

La cotoletta | © Caterina Zanzi

La coppa al forno | © Caterina Zanzi

I rustin negàa | © Caterina Zanzi
Chiudiamo con due dessert, il tortino di castagne e cacao e il ‘barbalada al Malnat’, un tortino di frolla bretone con cremoso al cioccolato, panna montata e glassa al caffè. Accompagniamo il tutto con un buon vino rosso, scelto da una carta dei vini ben assortita.

L’esterno dell’Osteria del Malnat | © Caterina Zanzi
L’Osteria dei Malnat ha casa in una traversa di via Rubens, a qualche centinaio di metri dalla fermata della metro rossa De Angeli (il mio quartiere, di cui vi racconto qui) e dalla 90-91, oltre che da altri numerosi mezzi di superficie. Nel caso veniste in macchina, non dovreste fare troppa fatica a trovare parcheggio, soprattutto nella vicina via Osoppo o nel garage antistante il ristorante, con cui c’è una convenzione.

Un angolo dell’Osteria del Malnat | © Caterina Zanzi
Il locale è ben arredato e molto caldo (la sera in cui sono stata c’era addirittura una ragazza che suonava il piano dal vivo). La cucina è a vista e in generale si sta bene, si riesce a parlare e tutto è molto carino. Il servizio è gentile, ma deve piacere l’esuberanza di almeno uno dei ragazzi di sala.

Un angolo dell’Osteria del Malnat | © Caterina Zanzi
I prezzi, considerato che non siamo in pieno centro, non sono esattamente bassissimi o da ‘osteria’, in effetti. Ma non sono nemmeno folli, considerata la qualità degli ingredienti. Consiglio di prendere un piatto e dividere l’altro (dovreste uscirne sazi), ed eventualmente di dividere un antipasto. Noi abbiamo approfittato del 20% su The Fork, ma anche senza sconti, mangiando così, dovreste stare tra i 40 e i 50 euro al massimo.
OSTERIA DEI MALNAT
Via Caccialepori 3, Milano
02 23182024
Aperto tutti i giorni a cena (19:30-1, domenica anche a pranzo 12-15:30), tranne lunedì
L'articolo Un’ottima cucina lombarda all’Osteria dei Malnat in De Angeli sembra essere il primo su Conosco un posto.
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