Mete lontane – Conosco un posto https://godsgift.cyou Thu, 22 Jan 2026 07:59:23 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.5 /wp-content/uploads/2024/10/Conosco-un-posto_favicon_256x256.png Mete lontane – Conosco un posto https://godsgift.cyou 32 32 Una settimana a Fuerteventura: cosa vedere e dove mangiare alle Canarie /una-settimana-a-fuerteventura-cosa-vedere-dove-mangiare-canarie/ /una-settimana-a-fuerteventura-cosa-vedere-dove-mangiare-canarie/#comments Wed, 21 Jan 2026 09:12:15 +0000 /?p=89559 Avete in programma un viaggio a Fuerteventura? Ci siamo stati per una settimana e qui vi diciamo cosa visitare e dove mangiare alle isole Canarie!

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Tre anni fa, il nostro primo viaggio alle Canarie, alla volta di Lanzarote, ci aveva stregato. E così, abbiamo deciso che era di nuovo tempo di paesaggi lunari, colori incredibili, posti autentici e relax totale, andando questa volta alla scoperta di un’altra isola, Fuerteventura. Qui abbiamo passato una splendida settimana ed è per farvi vivere la stessa magia che condivideremo alcuni dei nostri consigli su cosa vedere e dove mangiare a Fuerteventura!

Viaggio alle Canarie: itinerario e consigli su Fuerteventura

Per approfondire per immagini ciò che troverai in questo articolo, dai un’occhiata al nostro profilo Instagram e alle stories in evidenza dedicate proprio a Fuerteventura!

Una settimana a Fuerteventura: cosa visitare

  • LE SPIAGGE DEL SUD. Iniziamo il nostro itinerario di Fuerteventura dal Sud dell’isola, la parte più selvaggia, ma anche paradossalmente la più turistica. Preparatevi a questa dicotomia cercando di fare slalom tra gli orrendi resort e casermoni di Costa Calma per poi sbucare in veri angoli di paradiso selvatici. Tra le nostre spiagge preferite, nella parte meridionale, spiccano sicuramente Sotavento (imperdibile, specie per gli amanti del naturismo), Esquinzo, La Pared e Cofete (quest’ultima, raggiungibile soltanto con un’auto adatta – alta o 4×4 – e una guida esperta, oppure tramite una navetta pubblica in partenza da Morro Jable, che ferma anche a Casa Winter, al Mirador de Cofete e, poi, al Faro de Punta de Jandía). Preparatevi a dune dorate e a un’atmosfera un po’ à la The Beach difficile da dimenticare.
  • AJUY E LE SUE CAVE. Inserite per forza di cose nel vostro itinerario a Fuerteventura uno stop a questo villaggio rimasto fermo nel tempo e alla sua spiaggia nera spettacolare. Da qui parte il sentiero che porta alle Cuevas de Ajuy, grotte naturali a picco sull’oceano. Indossate scarpe comode e poi approfittatene per uno stop in qualche ristorantino (più sotto qualche consiglio) al rientro.
  • UNA VISITA AL MUSEO DEL FORMAGGIO MAJORERO. Sicuramente non sarà il museo più incredibile della vostra vita, anzi, ma può essere carino una fermata da queste parti per capire di più su come venga prodotto l’ottimo formaggio locale Majorero e, perché no, per degustarlo. Dal giardino di cactus che lo racchiude, se il cielo è limpido si può ammirare da lontano la Montaña de Tindaya, considerata sacra dai nativi e spettacolare soprattutto al tramonto, quando si colora di rosa e rame.
  • UNO STOP A UNO DEI TANTI MIRADOR. L’isola è letteralmente disseminata di Mirador, punti panoramici da cui ammirare il paesaggio lunare (e speciale) circostante. Li scoprirete da voi guidando alla scoperta di Fuerteventura, ma i più celebri sono il Mirador de Morro Velosa, firmato da César Manrique, e il Mirador de Guise y Ayose, con le statue dei due antichi re majoreros. Mozzafiato anche quello di Las Peñitas.
  • UN TOUR DEI PAESINI. Oltre ai nomi più conosciuti, Fuerteventura custodisce diversi paesini, tutti nell’entroterra, davvero mignon ma piacevoli da visitare. Tra quelli più e meno noti, vi segnaliamo Giniginamar a sud, Pajara e Betancuria al centro, Tetir, Villaverde, La Oliva, Majanicho e Lajares a nord. Poi c’è il nostro preferito, ma lo terremo segreto perché davvero troppo prezioso: non abbiamo dubbi che i viaggiatori più curiosi tra voi sapranno trovarlo da soli 🙂
  • TREKKING AL CALDERÓN HONDO. Un cratere vulcanico perfettamente conservato, raggiungibile con una camminata semplice e panoramica (tenete conto circa 40 minuti per l’anello completo). In cima vi aspettano vento e vista mozzafiato sull’isola di Lanzarote e sull’Oceano. Meglio portare con sé acqua e cappello, noi ci siamo innamorati e siamo andati all’alba, orario che consigliamo insieme al tramonto.
  • EL COTILLO. Forse il paesino più amato dai surfisti e anche quello più autentico, con i suoi negozietti (fate un salto da Mediterraneo, Lomé, Lapa Studio e Clean Ocean Project), i bistrot e, soprattutto, i tramonti da levare il fiato. Da lì potete raggiungere facilmente tutte le spiagge della zona, e fermarvi per un tramonto, per esempio, alle piscine naturali di Playa de los Charcos o a La Concha.
  • LE SPIAGGE DEL NORD. E a proposito di spiagge, qui non avrete che l’imbarazzo della scelta. Tra le nostre preferite in assoluto, a cui continueremo ancora a pensare spessissimo, Playa de la Escalera, Alzada e tutto l’incredibile litorale del Parque Natural de Corralejo: uno spettacolo della natura!
  • CORRALEJO. Ci passerete perché ci passerete, grazie anche alla sua vivacità (e a qualche buon ristorante) ma questa cittadina non è il nostro mood, né dal punto di vista di vibrazioni né architettonicamente, né come tipologia di turismo. Ma qualche angolo che ancora si conserva, forse, lo riuscirete ancora a trovare!
  • ISOLA DI LOBOS. Proprio da Corralejo si raggiunge in 15 minuti di barca questa piccola e silenziosa isola, che si può girare a piedi o in bici e che ha un solo chiringuito per pranzare. Ricordatevi soltanto che per accedervi è obbligatorio compilare un permesso d’ingresso online il giorno prima!

Altri posti da vedere se hai più tempo:

  • Aguas Verdes
  • Playa de la Solapa
  • Barranco de las Peñitas
  • Piscina Natural Caleta de Fuste
  • Fare surf 🙂

Una settimana a Fuertventura: dove mangiare

  • RESTAURANTE CASA ISAITAS (Pàjara). Alloggiando in questo paesino nell’entroterra, abbiamo cenato da Casa Isaitas, ex casa coloniale con camere e ristorante, per ben due sere di fila, apprezzandone la corte interna, il servizio gentile e i piatti casalinghi ma deliziosi tra cui le acciughe marinate, le crocchette di prosciutto e l’insalata di pomodori. Prezzo medio a testa: 25€.
  • CAFÈ DEL MAR (Ajuy). Dopo aver visitato le grotte, impossibile non fermarvi in uno dei ristoranti del paesino (occhio agli orari, perché aperture e giorni di chiusura sono tendenzialmente strambi) per qualche pimiento de padrón e, soprattutto, per un po’ di pesce fresco. Noi qui abbiamo ordinato una bella grigliata di pesce con cerveza ghiacciata e ne siamo rimasti molto soddisfatti. Prezzo medio a testa: 25€.
  • RESTAURANTE GRILL EL LUCHADOR CASA TINO MATOSO (Las Palmas). Una delle cene migliori della vacanza, se non la cena. In un ambiente spartano, frequentato principalmente da local come piace a noi, vengono serviti piatti tanto semplici quanto eccellenti, tra cui vi suggeriamo una mirabolante zuppa di ceci, gli onnipresenti pomodori e aglio (o forse sarebbe più corretto dire aglio e pomodori!), le papas arrugadas e, soprattutto, un filetto di Angus da cadere per terra. Super consigliato. Prezzo medio a testa: 25€.
  • SNACK BAR LA PALMITA (Costa Calma). Un chiosco semplice ma per noi magico, proprio in riva all’Oceano per uno stop veloce e ultra rilassante.
  • EL RINCÓN DE CALERO | TELECLUB DE CASILLAS (Las Palmas). Un altro posto davvero autentico è questo Teleclub (vecchio circolo di paese), uno degli ultimi (se non l’ultimo, ahinoi) di tutta l’isola, nella cui piazzetta si fermano locali, ciclisti e avventori di passaggio per una birra gelata e qualcosa da stuzzicare. A noi è piaciuto e per un attimo il tempo si è fermato (in tutti i sensi: non abbiate fretta!). Prezzo medio a testa: 15€.
  • LA PANETECA (Lajares). Se cercate un posto per la colazione o un pranzo un po’ meno caratteristico ma davvero ottimo, segnatevi questo indirizzo a Lajares, perfetto anche per ritemprarvi post scarpinata al Calderón Hondo. In questa bakery troverete deliziose viennoiseries, ma anche proposte salate tra cui ottimi toast e caffè come si deve. Prezzo medio a testa: 10€.
  • EL HORNO (Villaverde). Un’altra cena speciale e davvero caratteristica è stata quella da El Horno, un’istituzione a Fuerteventura, grazie al servizio senza sbavature dei gentili signori in sala, alle porzioni pantagrueliche e all’ambiente che sprizza tradizione da ogni poro. Qui abbiamo assaggiato finalmente il gofio canario (e ce ne siamo innamorati!), ma anche della deliziosa carne mista alla griglia e delle melanzane fritte servite con miele e formaggio. Tutto giusto! Ricordatevi solo di prenotare, specie in alta stagione e nel weekend. Prezzo medio a testa: 25€.
  • GASTRO ESCANFRAGA (Villaverde). Una piccola stanza in cui l’atmosfera raccolta, il servizio gentile e il buon cibo contribuiranno al vostro più totale relax. Qui troverete anche diverse proposte di pesce, tra cui delle ottime cozze gratinate con il nostro amato mojo (una salsa di cui è impossibile non diventare dipendenti) e una bella lampuga alla griglia. Prezzo medio a testa: 25€.
  • OLIVO CORSO (El Cotillo). Per delle tapas leggermente più raffinate, rivisitate e contemporanee, Olivo Corso a El Cotillo è uno degli indirizzi più in voga dell’isola e non senza motivo: gli ingredienti sono ottimi, l’estro un po’ più creativo e l’atmosfera curata senza risultare formale. Consigliatissimi i gamberi locali al sale: quando li vedete in un menu e vi accerterete siano freschi, ordinateli sempre, non ve ne pentirete, è una promessa! Prezzo medio a testa: 30€.
  • LA VACA AZUL (El Cotillo). Il ristorante di pesce più nominato di El Cotillo se non di tutta l’isola è La Vaca Azul, grazie alla sua terrazza panoramica sull’Oceano e al pesce sempre freschissimo. Qui abbiamo ordinato una buona paella, oltre a un ottimo ceviche e a dei gamberoni davvero succosi. Prezzo medio a testa: 35€.
  • AZURE BEACH BAR. Per un drink al tramonto direttamente in spiaggia, questo chiringuito a Playa de la Concha è un must.
  • KIPA MAI. Bar molto carino a Lajares per un drink dopo cena.

Altri ristoranti a Fuerteventura che vi suggeriamo, ma non siamo riusciti a provare in prima persona:

  • Santa Ana del Cotillo (El Cotillo, solo su prenotazione)
  • Amarillo (El Cotillo)
  • NaNa (El Cotillo, per un drink)
  • Oúm (Lajares)
  • Secret Garden by Surfescape (Lajares)
  • Gilda (Corralejo)
  • Tapas Oscar (Corralejo)
  • La Pulperia (Corralejo)
  • Casa Marcos (Villaverde)
  • La Villa (Villaverde)
  • Casa Santa Maria (Betancuria)
  • La Finca Agricola (Las Palmas)
  • La Bodega de Jandía (Morro Jable, solo su prenotazione)
  • La Pescadora (Ajuy)
  • La Puesta (Ajuy)

Altre info utili sul viaggio a Fuerteventura

  • ITINERARIO. Avendo una settimana ed essendo l’isola bella lunga, abbiamo deciso di spezzare la vacanza in due tranche (3 notti al centro/sud + 4 notti a nord), di modo da non passare troppo tempo in auto. La scelta ci è parsa super azzeccata e la rifaremmo; in caso aveste meno giorni, forse la parte a nord è quella più ricca in termini di cose da fare e da vedere.
  • ALLOGGI. Al centro/sud abbiamo scelto il tranquillissimo paesino di Pàjara – molto strategico per visitare tutta la zona – e in particolare abbiamo alloggiato in questa casa me-ra-vi-glio-sa che ci sentiamo anche un po’ gelosi a condividere. A nord invece abbiamo scelto la zona residenziale e altrettanto tranquilla di Lajares, in una sistemazione più moderna e meno indipendente, ma ugualmente perfetta, grazie anche a una proprietaria (italiana) deliziosa.
  • COME MUOVERSI. Siamo arrivati a Fuerteventura con un volo diretto EasyJet da Malpensa. Abbiamo poi noleggiato in precedenza, con ritiro e riconsegna all’aeroporto (per una cifra peraltro irrisoria), una Peugeot 208 in perfette condizioni al car rental Cabrera Medina, trovandoci davvero bene. Come a Lanzarote, guidare è in linea di massima molto semplice, le strade sono spesso dritte, e i limiti di velocità sono genericamente bassi (e rispettati). Anche per chi, come noi, non è un drago alla guida, dovrebbe essere non troppo difficile. Occhio solo agli sterrati!
  • COSTO DELLA VITA&DENARO. Le Canarie non sono certamente una meta iper costosa, anche se come sempre dipende da cosa sceglierete. Le spiagge sono per lo più libere, ed essendo un’isola ‘sportiva’ quasi tutte le attrazioni sono gratuite e liberamente accessibili. Per un pasto completo, infine, di media difficilmente si superano i 25/30€ a testa. Pressoché ovunque, infine, viene accettata la carta.
  • RISTORANTI&CUCINA. La carne va per la maggiore (al contrario di quanto si potrebbe pensare), ma ci sono spesso diverse opzioni a base pesce e vegetariane/vegane. Per organizzare al meglio le vostre giornate, fate caso agli orari di apertura e, soprattutto, di chiusura dei posti, perché spesso osservano orari un po’ particolari.
  • CLIMA&STAGIONI. Alle Canarie è sempre estate (cit), e in effetti qui trovare maltempo è proprio raro, anche se possono capitare giornate velate e foschia, specie al mattino. Noi, come anche per Lanzarote, abbiamo optato per l’autunno, in cui si sta davvero una crema, con 27 gradi fissi di giorno e piacevolissimi 22 gradi la sera. Occhio al vento, specie d’estate, perché Fuerteventura pare essere l’isola più ventosa di tutte.

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Se sei alla ricerca di altri nostri consigli, trovi tante altre ispirazioni a questo link per le gite fuori porta e a questo per viaggi più lunghi.

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Viaggio in Indonesia: itinerario di due settimane tra Bali, Lombok e Isole Gili /itinerario-indonesia-bali-lombok-gili/ /itinerario-indonesia-bali-lombok-gili/#respond Tue, 07 Oct 2025 07:00:00 +0000 /?p=88748 Viaggio in Indonesia tra Bali, Lombok e Gili: spiagge, templi, escursioni, consigli pratici e alloggi per un itinerario di due settimane.

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Un viaggio in Indonesia che unisce il fascino spirituale di Bali, le spiagge selvagge di Lombok e l’atmosfera rilassata delle isole Gili. Ecco il nostro itinerario di due settimane con tappe, consigli, hotel, ristoranti e spunti per chi sogna un’avventura tra templi, onde e tartarughe, alla scoperta di tre isole completamente diverse tra loro!

VIAGGIO IN INDONESIA: COSA VISITARE A BALI

Durante il nostro viaggio in Indonesia abbiamo deciso di concentrarci maggiormente, essendo la nostra prima volta in zona, sull’isola di Bali, esplorando tre delle sue zone più affascinanti: Uluwatu, Canggu e Ubud. Ognuna ci ha regalato atmosfere diverse e indimenticabili. Qui sotto ve le raccontiamo nel dettaglio.

Uluwatu, tra spiagge e templi

Uluwatu, nel nostro viaggio in Indonesia, è stata la porta d’ingresso a Bali, ma anche il nostro saluto finale all’isola. Siamo rimasti in questa zona nella parte sud di Bali le prime due notti e siamo tornati l’ultima. Qui sarete immersi nella vegetazione, con spiagge splendide, lunghe e deserte, e tramonti incredibili. La zona è famosa per le sue scogliere a picco sull’oceano, dove i surfisti sfidano onde leggendarie.

Come base per le prime notti abbiamo scelto Cengiling e il Flowerbud Bungalow, una struttura semplice, ma pulita e dall’incredibile rapporto qualità prezzo (13€ a notte), in perfetto stile balinese con tanto di inconfondibile bagno en plein air. La posizione è ideale per raggiungere una delle spiagge più scenografiche della zona, Balangan Beach, dove vi suggeriamo di pranzare al The Point (per il primo Nasi Goreng della vacanza), con vista sull’oceano e piedi nella sabbia, e di visitare per una merenda o una birra al tramonto il vicino Surfers Cafè. Per cena, invece, troverete a poca distanza Bagus Warung, un piccolo ristorante balinese senza fronzoli e frequentato prevalentemente da locali, dove mangerete pesce alla griglia davvero incredibile con una spesa ridicola.

Altre spiagge che vi consigliamo di raggiungere:

Green Bowl Beach: una piccola baia nascosta, perfetta per chi cerca tranquillità e acque cristalline (attenzione che i gradini per risalire sono impegnativi, ma promettiamo che ne sarà valsa la pena).
Thomas Beach: meno affollata rispetto ad altre spiagge della zona, ideale per rilassarsi e godersi il panorama.
Nyang Nyang Beach: selvaggia e spettacolare, raggiungibile con una camminata tra la vegetazione, perfetta per chi ama le spiagge più isolate.
Karma Beach: situata sotto il lussuoso Karma Kandara Resort. Qui, in particolare, si trovano diversi beach club, tra cui anche il vicino Sundays Beach Club, che ci è stato segnalato come una valida alternativa.

Uluwatu però è soprattutto spiritualità, a partire dal Tempio di Uluwatu, arroccato sulla scogliera: uno dei luoghi più suggestivi dell’isola. Il momento migliore per visitarlo è al tramonto, quando si può assistere alla danza Kecak, un rituale ipnotico tra fuoco, canto e tradizione. Seguite le indicazioni delle guide e nascondete iPhone e occhiali da sole: le scimmie qui fanno disastri!

Come accennavamo all’inizio, per l’ultima notte del viaggio in Indonesia, siamo tornati a Uluwatu. In questo caso abbiamo scelto di soggiornare al Three Monkeys Villas, una struttura accogliente e abbastanza comoda per l’aeroporto, ma anche vicina ai luoghi che ci erano piaciuti più durante la nostra permanenza a Bali. La serata è stata dedicata al Single Fin, il locale più iconico della zona, dove bere birra e mangiare una (buona!) pizza in cima ad una scogliera, con una vista mozzafiato e il sole che scompare dietro l’oceano, circondati da musica e surfisti. Prima di lasciare Uluwatu, vi suggeriamo un pit-stop nel negozio The Find, una piccola perla per chi cerca abbigliamento e oggetti di design balinese, lontano dalle solite bancarelle turistiche.

Tra le zone che ci hanno lasciato il ricordo più autentico di Bali, Pecatu e Bingin Beach però occupano sicuramente un posto sul podio. Si trovano in una piccola baia incastonata tra le scogliere di Uluwatu, dove poter mangiare nei tipici warung direttamente in spiaggia, con i piedi nella sabbia e il profumo del pesce che cuoce sulle griglie all’aperto. Al tramonto, con la marea bassissima, la cena diventa un momento incredibile, condiviso con surfisti e festa fino a tardi. Vi suggeriamo di fermarvi e di pernottare al The Temple Lodge, una struttura incantevole con una vista mozzafiato e un’anima profondamente balinese, con pochissime stanze tutte diverse tra loro, e la possibilità di praticare yoga all’alba con vista direttamente sull’oceano.

Purtroppo, nel 2025 l’intera zona di Bingin Beach è stata demolita, a causa di problematiche legate all’amministrazione locale e a presunti abusi edilizi. Non sappiamo come evolverà la situazione negli anni futuri, ma se avrete la fortuna di trovare ancora qualche warung o struttura attiva nei dintorni, vi consigliamo di non perdervela.

Canggu, tra locali e le spiagge mozzafiato

Spostandoci nella parte ovest dell’isola, il nostro viaggio in Indonesia continua a Canggu, una delle tappe più popolari di Bali, soprattutto tra i viaggiatori più giovani e i surfisti. È un luogo in cui il ritmo è veloce, le strade sono affollate di scooter e ogni angolo sembra pensato per Instagram. Boutique di design, caffè minimalisti, locali trendy: tutto è estremamente curato e “cool”. Ma proprio per questo, è anche la parte che ci ha convinto meno.

Abbiamo soggiornato al The Breeze Stay and Surf, un hotel molto carino, situato in una strada defilata e fuori dal caos della città. La sera, infatti, Canggu si trasforma in un centro pulsante di vita notturna, soprattutto nei locali che si trovano direttamente sulla spiaggia. Turistico, ma assolutamente imperdibile, è La Brisa, un beach club molto scenografico costruito con materiali riciclati e prevalentemente di legno. Vi sembrerà di venir catapultati nel film di Peter Pan, ma con luci soffuse, palme, musica chill e margarita. La seconda sera abbiamo cenato da Santanera, un ristorante spagnolo elegante e dove abbiamo mangiato sorprendentemente benissimo. Durante il giorno, Canggu è il regno del brunch: ogni locale propone smoothie bowl, avocado toast e caffè filtrato, con un’estetica impeccabile. Considerate i prezzi al pari di Milano (ne avevamo bisogno?).

Parlando con i locali e con chi ha visitato Bali anni fa, ci è stato raccontato che Canggu ha vissuto una crescita rapidissima, trasformandosi da villaggio tranquillo di pescatori a centro turistico in pochi anni. Non sappiamo come sarà Canggu tra qualche anno, e non ci sentiamo di garantirne la qualità futura: è una zona in continua trasformazione, e questo si percepisce. Due giorni sono stati sufficienti per viverla, ma anche per capire che non è il tipo di Bali che ci ha conquistato.

Nel nostro viaggio in Indonesia, abbiamo scelto Canggu anche come base per l’escursione a Nusa Penida, organizzata con driver fino a Sanur, da dove partono le imbarcazioni per l’isola. È bene sapere che si tratta di una meta molto turistica, quindi è importante partire presto e affidarsi a un driver locale; chiedete nell’hotel dove pernottate a Canggu se possono supportarvi nella ricerca e negli spostamenti.

Una volta arrivati, verrete portati in giro per l’isola in macchina e insieme a tantissimi altri turisti, seguirete le tappe immancabili, in coda perenne per scattare foto ad ogni spot. Le scogliere di Kelingking Beach, la piscina naturale di Angel’s Billabong e la spiaggia di Broken Beach sono spettacolari, anche se l’esperienza può risultare un po’ caotica. Sono luoghi incredibili che difficilmente vi ricapiterà di vedere, quindi nonostante l’affolamento non possiamo che consigliarvi di dedicare un giorno a questa incredibile isola, o di rimanerci a dormire qualche notte.

Ubud, tra natura e spiritualità

Arrivare a Ubud è come entrare in un’altra dimensione di Bali: più silenziosa, più verde, quasi mistica. Dopo il caos di Canggu e le scogliere di Uluwatu, Ubud accoglie con le sue risaie a perdita d’occhio e i templi nella giungla. Per questa tappa abbiamo soggiornato al The Compass Rose, un piccolo hotel immerso nel verde, che ci sentiamo assolutamente di consigliarvi, anche solo per godervi i loro massaggi rilassanti direttamente in camera. Un rituale che consigliamo vivamente, perché qui il benessere è parte integrante dell’esperienza, a dei prezzi di cui sentiamo tutt’ora la mancanza.

Ubud, infatti, è il posto ideale per chi ama lo yoga e la spiritualità. I centri come Yoga Barn o Radiantly Alive offrono lezioni per tutti i livelli, spesso in sale aperte sulla natura. Anche se non siete praticanti, vale la pena provare almeno una sessione.

Tra le cose da vedere, le Tegalalang Rice Terrace sono un must: le terrazze di riso scolpite nella collina sono uno dei paesaggi più iconici di Bali. Meglio andarci al mattino presto, quando la luce è dorata e i gruppi turistici ancora lontani. Da lì, si può proseguire verso le cascate di Tegenungan o Tibumana, perfette per un tuffo rinfrescante e qualche foto scenografica.

Una passeggiata lungo la Campuhan Ridge Walk al tramonto, poi, è una delle esperienze che sicuramente vi consigliamo: un sentiero tra le colline, circondato da palme e silenzio, che regala una vista mozzafiato sulla valle.

Per chi invece cerca un’esperienza più mistica, il Tempio Tirta Empul è il luogo dove i balinesi si purificano nelle acque sacre. È possibile partecipare al rituale, immergendosi nelle vasche e seguendo il percorso spirituale tra le fontane. E poi c’è il Monkey Forest, dove centinaia di scimmie vivono libere tra templi e alberi secolari (ricordatevi che le scimmie sono cattivissime, veloci, e abili ladre!).

Di sera, Ubud si trasforma in un luogo davvero frenetico (soprattutto per la quantità sconvolgente di motorini per le strade). Il ristorante Hujan Locale è stata la nostra scoperta più bella: cucina balinese reinterpretata con eleganza, ingredienti locali e un’atmosfera calda e raffinata. Ci è piaciuto talmente tanto da tornarci due volte, e ogni piatto è stato una sorpresa.

In generale, la scena enogastronomica di Ubud è molto variegata: Api Jiwa, situato nella foresta del Cappella Ubud Resort, propone un’esperienza omakase con una commistione tra elementi locali e da tutto il mondo; i ristoranti di Locavore sono rinomati in tutto il mondo, tanto da scalare le migliori classifiche. Vi consigliamo Night Rooster, invece, per concludere le vostre serate con un ottimo drink.

Come accennavamo, Ubud è anche il punto di partenza per numerose gite da poter fare in giornata.

A pochi chilometri dal centro di Ubud, vi consigliamo di passeggiare tra le stradine del villaggio di Kubu: donne che intrecciano offerte, bambini che giocano scalzi e contadini al lavoro nei campi, un’esperienza autentica di vita balinese, non senza qualche turista alla ricerca degli angoli più sinceri.

Lì trovate anche il Tempio di Lempuyang, famoso per la celebre foto tra i portali con il riflesso “a specchio”. È sicuramente scenografico, ma va affrontato con pazienza: la coda per lo scatto può superare le due ore. La partenza, inoltre, dovrà essere molto (molto!) presto di mattina, per riuscire ad arrivare tra i primi turisti (spoiler, non ne vale assolutamente la pena).

A pochi chilometri da Lempuyang, raggiungete infine il Tirta Gangga, un antico palazzo reale con piscine e fontane immerse nel verde. Camminare sulle pietre sospese sull’acqua tra carpe giganti sarà suggestivo e rilassante.

Viaggio in Indonesia: cosa visitare a Lombok

Da Ubud prendete un driver sino a Padang Bai, nella parte est dell’isola, dove il traghetto vi porterà fino all’isola di Lombok (come consigliamo più avanti, l’alternativa leggermente più costosa ma sicuramente più comoda è il volo interno Bali-Lombok, che vi eviterà la caratteristica traversata su imbarcazioni piuttosto discutibili).

Arrivati a Lombok, l’isola accoglie con paesaggi selvaggi, strade polverose, scimmie e spiagge infinite e un’atmosfera che ricorda la Bali di qualche anno fa. Noi abbiamo soggiornato a Kuta Lombok, una cittadina di surfisti e locali dove poter uscire la sera, ma decisamente in una dimensione più rilassata rispetto a Bali. Il nostro hotel, The White Bay, è stato una piacevole sorpresa: accogliente, ben posizionato e perfetto per esplorare la zona. Qui non ci sono resort lussuosi o locali patinati, ma warung semplici, bar sulla spiaggia e tanti surfisti.

E proprio il surf è uno dei motivi per cui Lombok è amata: le onde sono stupende, le spiagge selvagge e l’atmosfera è chill. E a proposito di spiagge, Mawi Beach vi lascerà senza parole: circondata da colline verdi, e con onde perfette per chi ama il surf. Selong Belanak, invece, è più ampia e tranquilla, con acque cristalline e onde medie, ideale anche per chi vuole imparare a surfare o semplicemente rilassarsi. Qui vi consigliamo di pranzare al Laut Biru Bar, un piccolo locale sulla spiaggia dove si mangia benissimo con i piedi nella sabbia.

La sera, poi, Kuta si anima in modo discreto. Abbiamo cenato da Fish Bones Warung, un locale semplice ma delizioso, dove scegliere direttamente dal banco il pesce che poi vi serviranno grigliato (vi consigliamo di farvi ripetere molto bene il prezzo dei pesci, per evitare sorprese al momento del conto, solitamente molto basso); El Bazar, per piatti più raffinati, e Elamu, per una inaspettata cucina greca (fidatevi, dopo due settimane di Nasi Goreng ne avrete voglia anche voi). Per concludere le serate, ci siamo trovati benissimo al Surfers Bar, dove ogni sera si fa festa, e non mancherà occasione di sentire bravissime band esibirsi live.

Da ultimo, vi consigliamo l’escursione al Monte Rinjani, il maestoso vulcano di Lombok, che ci hanno detto essere una delle esperienze più intense e panoramiche dell’isola, che però noi non abbiamo fatto per mancanza di tempo. Il trekking è impegnativo e richiede una sveglia molto mattiniera, ma la vista sulla caldera e sul lago Segara Anak ripaga ogni sforzo. È consigliato affidarsi a guide locali esperte e partire ben equipaggiati.

Viaggio in Indonesia: cosa visitare nelle isole Gili

Dopo la natura e il surf di Lombok, il nostro viaggio in Indonesia continua alle Gili Islands per due giorni di puro relax. Abbiamo scelto Gili Trawangan, la più vivace delle tre, e la bellezza del suo mare, che qui è davvero una cartolina: acqua cristallina, sabbia bianca, fondali pieni di coralli e tartarughe. È piccola e si percorre facilmente in una mezz’ora di bicicletta, durante la quale si costeggiano spiagge, bar sulla sabbia e tratti di vegetazione.

Qui abbiamo soggiornato al Karma Kayak, una struttura accogliente e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, posizionata nella parte dell’isola da cui poter godere del tramonto. Ci siamo trovati benissimo, e una menzione speciale merita il ristorante direttamente sulla spiaggia, dove vi verrà servita tutte le mattine una incredibile colazione, sia dolce che salata. In generale, va detto, i ristoranti e locali però sono quasi tutti turistici, con menu internazionali e ambienti pensati per i viaggiatori. Ma l’atmosfera di cenare con i piedi nella sabbia sarà in ogni caso impagabile!

Inoltre, durante il giorno, ci siamo imbarcate per una delle tante escursioni che permettono di visitare anche le altre due isole dell’arcipelago: Gili Meno e Gili Air, entrambe a pochi chilometri di distanza. L’escursione è semplice da organizzare e permette di fare snorkeling in punti diversi e vedere le tartarughe marine che affollano le acque intorno alle isole.

Insomma, alle Gili si viene per una scorpacciata di sano mare, e anche se il turismo è molto presente, i paesaggi da cartolina valgono sicuramente il viaggio, complici anche le forti maree che regalano scorci incredibili.

Viaggio in Indonesia: altre info utili

  • ITINERARIO. Il nostro viaggio in Indonesia è durato circa due settimane, con tappe distribuite tra Bali, Lombok e le Gili, anche se tre settimane sarebbero state ideali. L’itinerario è stato pensato per alternare momenti culturali, relax al mare e passeggiate nella natura. Scegliete Uluwatu (3 o 4 notti) per scogliere, templi e tramonti, Canggu (2 notti) per vita notturna e tanto tanto turismo, Ubud (3 notti) per lo yoga, spiritualità e risaie, Lombok (4 notti) per spiagge selvagge e autenticità, Gili Trawangan (2 notti) per un mare da sogno e festa della luna piena.
    Inoltre, sia all’andata che al ritorno, abbiamo deciso di fare scalo a Singapore, a cui abbiamo dedicato una intera giornata prima del nostro volo di ritorno per l’Italia. Vi rimandiamo allarticolo dedicato, considerate le tante cose da vedere (e mangiare) in questa città.
  • ALLOGGI. Per il nostro viaggio in Indonesia abbiamo prenotato quasi sempre tramite Booking, ma anche su Airbnb si trovano molte opzioni interessanti, soprattutto per soggiorni più lunghi. Il consiglio è di prenotare con largo anticipo: si riescono a trovare strutture bellissime a prezzi davvero contenuti (anche 10€ a notte), soprattutto in bassa stagione.
  • COME MUOVERSI. Scooter: è in effetti il mezzo più comodo per muoversi a Bali e Lombok. Economico (circa 5–7 € al giorno), ma attenzione alle strade molto trafficate. Lo consigliamo però solo a Lombok, dove le strade sono molto più sicure e il traffico meno intenso (importante: chi guida uno scooter dovrebbe avere la patente internazionale). Taxi privati: ottimi per spostamenti lunghi tra città o per escursioni. Si possono prenotare tramite hotel o app come Grab o Gojek (l’equivalente locale di Uber, ma anche con l’opzione che il vostro driver vi venga a prendere in scooter!). Parlate con i vostri driver e contrattate per assicurarvi tragitti anche nei giorni successivi. Traghetti: per raggiungere Lombok e le Gili, ci sono diverse compagnie che operano tratte giornaliere. Meglio prenotare in anticipo, soprattutto in alta stagione, e assicurarvi che il tragitto non abbia tappe intermedie. Biciclette: a Gili Trawangan sono l’unico mezzo che avrete a disposizione. Voli interni: Dopo l’esperienza maturata, ci sentiamo di consigliarvi di viaggiare da Bali a Lombok tramite volo interno, comodissimo, economico, e che vi eviterà l’esperienza (senz’altro non entusiasmante) dello spostamento in traghetto.
  • RISTORANTI&CUCINA. La cucina indonesiana è ricca di sapori, con piatti come nasi goreng, mie goreng, satay e curry locali. A Bali si trovano sia warung tradizionali (economici e autentici) che ristoranti più raffinati. A Lombok, la cucina è più semplice e locale, a dei prezzi davvero incredibili. A Gili Trawangan, la maggior parte dei ristoranti è pensata per i turisti, con menù internazionali (ma anche l’immancabile pesce alla griglia).
  • STAGIONI. Il periodo migliore per un viaggio in Indonesia è tra aprile e ottobre, durante la stagione secca. Noi abbiamo viaggiato in agosto e abbiamo trovato giornate splendide, mare calmo e temperature perfette. Da evitare, se possibile, i mesi tra novembre e marzo, stagione delle piogge.
  • CAMBIO&SOLDI. La moneta locale è la rupia indonesiana (IDR). È consigliabile cambiare una piccola somma all’arrivo e poi prelevare con carta nei bancomat (ATM), che si trovano facilmente nelle zone turistiche. Molti warung, negozi e driver (a meno che paghiate tramite app) accettano solo contanti, quindi è sempre utile avere qualche banconota con sé.
  • ASSICURAZIONE. Consigliamo vivamente di stipulare un’assicurazione di viaggio che copra spese mediche, cancellazioni e imprevisti. Soprattutto per chi guida uno scooter, è fondamentale avere una copertura adeguata e, come già detto, la patente internazionale.

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Road trip in Borgogna e Alsazia: cosa fare e dove mangiare /road-trip-in-borgogna-e-alsazia-cosa-fare-dove-mangiare/ /road-trip-in-borgogna-e-alsazia-cosa-fare-dove-mangiare/#comments Mon, 22 Sep 2025 00:00:00 +0000 /?p=88202 Il nostro reportage dalla Borgogna e Alsazia: scopri cosa visitare e dove mangiare in questo on the road in Francia di una settimana!

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La Francia è sempre la Francia e, anche solo per ragioni di prossimità, ben si presta a un weekend lungo o a una settimana a zonzo. Così, dopo avervi raccontato Marsiglia, Lione, Bordeaux e Parigi, ma anche Bretagna e Loira, Normandia, Costa Azzurra e Paesi Baschi francesi, è giunto il momento di portarvi alla scoperta di altre due celebri regioni: la Borgogna e l’Alsazia. Seguiteci in questo road trip di una settimana all’insegna di borghi, (tanto) vino e relax!

Road trip in Borgogna e Alsazia: l’itinerario perfetto tra borghi, vigneti e cibo che merita davvero

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Una settimana in Borgogna e Alsazia: cosa visitare

  • BEAUNE. Capitale indiscussa dei vini di Borgogna, Beaune è un piccolo gioiello medievale nonché la base perfetta (insieme a Digione) per esplorare la zona. Non perdetevi una visita con audioguida a l’Hôtel-Dieu, l’antico ospedale con il suo tetto di maioliche colorate che sembra uscito da una tavolozza fiamminga: nonostante non sembri un’attrazione esattamente sexy, ve la consigliamo spassionatamente, anche in compagnia dei più piccoli a cui sono dedicate audioguide e giochi ad hoc! Sempre in tema di visite guidate, vi suggeriamo anche di partecipare a quella della Moutarderie Fallot per capire come viene prodotta una delle senapi più famose al mondo (e acquisitarla direttamente al negozio!). Entrambi i tour durano all’incirca un’ora e vi consigliamo di prenotarli in precedenza online per evitare file o sold out. Per completare il giro, passate anche dalla Basilica di Notre-Dame, un capolavoro dell’architettura romanica e, se siete in città di sabato mattina, non mancate il mercato per un giro tra ceste di vimini, frutta, verdura e polli allo spiedo!
  • DIGIONE. Epicentro della produzione della senape, Digione è un mix elegante di palazzi rinascimentali, botteghe gourmet e atmosfere un po’ retrò. Il Palazzo dei Duchi di Borgogna, dove spesso vengono allestite mostre completamente gratuite, è il suo cuore pulsante, ma la vera magia la troverete perdendovi tra i vicoli medievali, seguendo il percorso del gufetto (il simbolo della città) inciso sulle pietre e andando a toccarlo – rigorosamente con la mano sinistra! – sul lato della chiesa di Notre-Dame per dare maggiori chance di realizzazione ai vostri desideri. Non perdete un giro anche a Les Halles, il mercato coperto che fino alle 13 mette in bella mostra le prelibatezze locali, con possibilità di assaggio.
  • LE CANTINE DELLA BORGOGNA. I secoli di tradizione enologica locale sono custoditi nelle cave di cui i paesi borgognoni sono letteralmente disseminati. Vi lasciamo alcuni dei nomi più interessanti per degustare calici di Pinot Noir o Chardonnay e tornare a casa col baule straripante di casse: Domaine Sylvain Pataille, Clos de Vougeot, Louis Buillot, Caveau Moillard, Armand Heitz, Domaine Chanzy, Patriarche, Maison Champy, Maison Louis Latour. Una volta che avrete scelto quelle che vi ispirano di più, non dimenticate di consultare i siti – soprattutto in tempi di vendemmia – per capire se e quando le cantine sono aperte e organizzano visite guidate (per lo più gratuite!). Ma lasciatevi sorprendere e provate a mettere il naso dentro ai posti che vi ispirano: molto probabilmente vi accoglieranno per assaggiare qualcosina!
  • UN TOUR IN BICI (O IN AUTO) TRA I VIGNETI E I BORGHI DELLA BORGOGNA. La Route des Grands Crus è una delle strade del vino più scenografiche di tutta la Francia: vigne a perdita d’occhio e minuscoli villaggi da cartolina come Pommard, Volnay, Meursault (il nostro preferito!) e Puligny-Montrachet vi faranno riconnettere col silenzio e la natura. Noi abbiamo scelto di percorrerla in bici, noleggiando due e-bike al costo di 50€ l’una per l’intera giornata da Bourgogne Evasion a Beaune, e mai idea fu più geniale. Abbiamo trascorso una splendida giornata in sella con soste lente tra chiese romaniche, antiche abbazie e cantine a cui continueremo a ripensare ancora a lungo.
  • SHOPPING DI DELIZIE IN BORGOGNA. Tra enoteche, caveau sotterranei e negozietti gourmand dove fare scorta di formaggi, senape e pain d’épices, non avrete che l’imbarazzo della scelta per portare un po’ di Francia in Italia: noi vi suggeriamo – a Beaune – un passaggio obbligatorio da Alain Hess per i formaggi, da Fallot per le senapi e per i vini da Caveau Delicave e Mes Bourgognes.
  • COLMAR. Con le sue case a graticcio color pastello e i canali della Petite Venise, Colmar sembra effettivamente uscita da una fiaba: una fiaba, comunque, strapiena di turisti come noi. Provate a godervela, dunque, la mattina presto o al tramonto, quando la fiumana di persone riesce a disperdersi un po’ (non osiamo immaginare cosa possa essere sotto Natale, quando dicono raggiunga il suo massimo splendore!). Tra una tarte flambée e uno stop a una winstub tradizionale, passeggiate tra il Quartier des Tanneurs, il Quai de la Poisonnerie e il mercato coperto. Alle sue porte trovate anche una miniatura della Statua della Libertà, poiché il suo ideatore francese Bartholdi era proprio di Colmar.
  • STRASBURGO. Capitale d’Europa e città dalle mille anime (qui cultura francese e tedesca si mescolano con gran naturalezza), Strasburgo merita uno stop anche solo per la sua imponentissima cattedrale gotica, che ci ha lasciato senza fiato, oltre che per la Petite France, quartiere pittoresco di mulini e case a graticcio. Se avete poco tempo e il meteo lo consente, per avere un’idea della città potete optare anche per un giro in battello lungo l’Ill.
  • LE CANTINA DELL’ALSAZIA. Anche l’Alsazia è un continuo susseguirsi di cantine antiche e nuove in cui perdere la cognizione del tempo ed essere assorbiti da (spesso interminabili) visite, degustazioni e storie meravigliose. Vi invitiamo a seguire le stesse indicazioni che vi abbiamo lasciato poc’anzi per la Borgogna e di seguito trovate alcuni nomi molto interessanti in zona: Domaine Albert Mann, Pierre Frick (esperienza incredibile che vi caldeggiamo), Domaine Dirler-Cadé, Domaine Davi Ermel & Fils, Gustave Lorentz, Domaine Céline Metz, Vine d’Alsace Rietsch.
  • UN TOUR IN BICI (O IN AUTO) TRA I VIGNETI E I BORGHI DELL’ALSAZIA. Anche in questo caso, i paesini della zona – e in particolare quelli su La Route des Vins d’Alsace – sono un must: 170 km tra piccoli borghi fioriti, vigneti e cantine per un biccchiere di Riesling e uno di Gewürztraminer. Tra i tanti stop, vi segnaliamo in particolare Riquewihr, Eguisheim (su tutti), Ribeauvillé, il Castello di Haut-Koenigsbourg, Obernai e Barr come tappe imperdibili per le loro atmosfere da cartolina.
  • SHOPPING DI DELIZIE IN ALSAZIA. Da queste parti si fa incetta di bretzel, pain d’épices, kougelhopf e, naturalmente ottimi vini: una sosta nei mercati coperti locali è fortemente consigliata. Tra le insegne più rinomate, invece, vi suggeriamo Malker, Sezanne, Domaine Viticole de la Ville de Colmar, La Sommeliere e Cavavin a Colmar, oltre alla Cave Historique des Hospices a Strasburgo.

Una settimana in Borgogna e Alsazia: dove mangiare

  • BOULANGERIE PLACE MONGE – MARIE BOUCHEROT (Beaune). Una tanto piccola quanto autentica boulangerie, che riconoscerete per il profumo di pane appena sfornato che vi avvolgerà già nei dintorni. Qui si viene per i croissant burrosi e le baguette croccante, ma noi vi consigliamo anche l’atomico pain aux raisins e, ça va sans dire, il pain au chocolat! Prezzo medio: 5€.
  • L’ARCHE DES VINS (Beaune). Un indirizzo imperdibile per chi vuole avvicinarsi al mondo dei vini borgognoni senza sentirsi intimidito, nonostante la sterminata carta dei vini possa inizialmente fare quell’effetto lì. Qui si può comprare, ma anche fermarsi per la mescita e qualche piattino, tra cui vi suggeriamo un tagliere dei formaggi da buttarsi per terra e la terrina. Prezzo medio bere a parte: 40€.
  • BISSOH (Beaune). Per variare un po’, questo ristorante giapponese nel cuore della Borgogna potrebbe essere una buona idea. I sapori sono autentici del Sol Levante, così come la coppia di proprietari. I costi, come ovunque in zona, sono altini, ma vengono qui mitigati dalla presenza di menu fissi. La carta dei vini è tutta un gioco di abbinamenti curiosi tra Giappone e Borgogna e suggeriamo di riservare al bancone. Prezzo medio bere a parte: 60€
  • L’ALENTOUR (Beaune). Un bistrot contemporaneo e rilassato, che lavora quasi esclusivamente con piccoli produttori locali e ingredienti di stagione. Il menu cambia spesso e gioca con ricette tradizionali rivisitate in chiave leggera e creativa. Atmosfera giovane, piatti curati ma senza formalismi. Prezzo medio bere a parte: 50€.
  • ENSTASE (Beaune). Posti a sedere limitatissimi, cucina moderna e divertente, porzioni non esattamente generose: questa la formula di Enstase, enoteca con cucina aka laboratorio gastronomico che apre solo alcune sere a settimana. Non ci abbiamo lasciato il cuore, ma abbiamo quanto meno apprezzato la volontà di proporre qualcosa di un po’ più creativo. Prezzo medio bere a parte: 50€.
  • LE SOLEIL (Savigny-lès-Baunes). In questo ristorante di campagna dall’atmosfera conviviale abbiamo invece lasciato il cuore e, ripensandoci, è qui che abbiamo fatto il pasto più convincente di tutta la vacanza, grazie a piatti semplici ma riuscitissimi, ingredienti locali e a un bel patio dove mangiare con la bella stagione (vi suggeriamo, se possibile, di andarci a mezzogiorno e pranzarci all’aperto!). Prezzo medio bere a parte: 40€.
  • LE CERCLE DES AROMES (Colmar). Una piccola enoteca in cui star bene, provare vini a più non posso (siamo stati ben due volte e abbiamo bevuto sempre divinamente) e spiluccare qualcosa in un ambiente piacevole. Questo indirizzo lo troviamo altresì perfetto come introduzione al mondo dei vini alsaziani raccontato da veri appassionati. Prezzo medio bere a parte: 40€.
  • LA SOÏ (Colmar). Un’istituzione per chi vuole provare la tarte flambée più autentica della città, o almeno così si dice. D’altra parte, qui si ordina solo questa specialità, anche chiamata flammekueche, un impasto sottilissimo cotto ad altissime temperature nel forno a legna e poi sormontato da crème fraîche, cipolla e pancetta affumicata (oltre a varianti più creative). Deve piacere il genere, ma una volta nella vita la vorrete ben provare, no? Prezzo medio bere a parte: 20€.
  • TZATZI (Strasburgo). Anche in questo caso, un indirizzo un po’ diverso dal solito, per fare una pausa dalla cucina francese e tornare a sapori più mediterranei (e a prezzi un po’ più umani). A noi è piaciuto un sacco e ci ha ricordato la cucina levantina che tanto ci piace con le sue spezie e le molte verdure! Prezzo medio bere a parte: 25€.

Altri ristoranti in Borgogna e Alsazia che vi suggeriamo, ma non siamo riusciti a provare in prima persona:

  • La Lune (Beaune) – da prenotare con mooolto anticipo
  • La Dilettante (Beaune)
  • La Buissonière (Beaune)
  • Caves Madelaine (Beaune)
  • CIBO (Digione)
  • Chez Léon (Digione)
  • Ferme Auberge du Husse (Kruth)
  • L’Un des Sens (Colmar)
  • Enfin (Barr)
  • Ondine (Strasburgo)
  • Chez l’Oncle Freddy (Strasburgo)

Altre info utili sul viaggio in Borgogna e Alsazia

  • ITINERARIO. Noi siamo partiti in auto da Milano, passando dal traforo del Monte Bianco all’andata per raggiungere la Borgogna. Al ritorno dall’Alsazia, invece, siamo rientrati tramite il Passo del San Gottardo (occhio che in questo caso bisogna acquistare la vignetta per le autostrade svizzere!). Abbiamo trascorso in zona 8 giorni complessivi ed è stata una durata perfetta.
  • ALLOGGI. Come tutto in zona, anche gli alloggi non sono certo a buon mercato: noi abbiamo scelto due appartamenti trovati su Airbnb, facendo base rispettivamente a Beaune e Colmar e ci siamo trovati molto bene. Li trovate qui e qui.
  • RISTORANTI&CUCINA. Anche i pasti fuori, specie in Borgogna, possono essere economicamente impegnativi (e l’acqua frizzante in bottiglia costa circa 7€, sappiatelo!); inoltre, vi suggeriamo di prenotare con anticipo (in alcuni casi, con un bel po’ d’anticipo), soprattutto in zona Beaune. La cucina francese è ricca, tendenzialmente unta e abbastanza monotematica, quindi valutate – se non siete grandi fan – qualche pasto più leggero, a casa o in un ristorante di cucina dal mondo.
  • STAGIONI. I periodi ideali per visitare Borgogna e Alsazia sono sicuramente la primavera e l’autunno; noi siamo stati a fine agosto e le temperature ci sono sembrate comunque perfette, nonostante qualche giorno di pioggia. Ricordatevi, inoltre, che ormai sempre più spesso la vendemmia inizia a fine agosto!
  • SOLDI. Si paga ovunque con la carta di credito; tenete in conto che, tendenzialmente, non si tratta di un viaggio particolarmente economico, tutt’altro: la Francia, e in particolare la Borgogna, ha prezzi decisamente molto alti, in linea con Milano se non qualcosa in più, specie nei ristoranti.
  • APP. Ci sono due app che, su suolo francese, sono secondo noi indispensabili nella ricerca di un ristorante (sempre che non vi vogliate fidare esclusivamente di noi!): Raisin e Le Fooding.

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Cosa fare e dove mangiare ad Amorgos e Astypalea, isole delle Cicladi /cosa-fare-e-dove-mangiare-ad-amorgos-e-astypalea-cicladi-grecia/ /cosa-fare-e-dove-mangiare-ad-amorgos-e-astypalea-cicladi-grecia/#respond Wed, 09 Jul 2025 07:00:22 +0000 /?p=81186 State organizzando un viaggio in Grecia? Ecco il nostro reportage Amorgos e Astypalea, due perle delle isole Cicladi!

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Le isole greche sono sempre una buona idea, soprattutto se si sa quale scegliere in base ai propri gusti! Dopo avervi raccontato le meraviglie di Milos e Paros, di Andros, Tinos e Syros, torniamo in una delle nostre destinazioni estive preferite, le isole Cicladi, con il reportage di altre due perle: Amorgos e Astypalea. Tra taverne ferme agli anni 50, mare scintillante, gattini ovunque e un’atmosfera davvero autentica, il nostro racconto non potrebbe che essere entusiasta. Seguiteci in questa vera e propria immersione nel relax!

Cosa visitare ad Amorgos

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  • LA CHORA. Partiamo dal cuore dell’isola (di cui vi avevamo già raccontato qualche anno fa): la sua Chora, un dedalo di viuzze e di saliscendi molto frequentato in alta stagione, ma in cui si riesce comunque a ritagliarsi qualche angolo di pace tra uno dei tanti ristoranti e negozietti. Passeggiate fino alla (ventosissima) zona dei mulini a vento, preferibilmente all’ora del tramonto: portate una birretta e una felpa e preparatevi alla magia dei colori del sole che finisce dritto nell’Egeo. Meraviglioso.
  • PAESINI DA SCOPRIRE. Ad Amorgos, oltre alla vita da mare, c’è anche molto altro. In primis, numerosi paesini dell’entroterra, i nostri preferiti, in cui si respira autenticità. Oltre ad Aegiali, a Katapola (che abbiamo apprezzato soprattutto nella sua parte orientale) e alla Chora, imprescindibile è infatti un salto a Tholaria e, soprattutto, a Lagada, entrambi nella parte nord dell’isola ed entrambi adorabili. Verso sud, invece, sono in molti a sostenere che sia Vroutsis l’epicentro della ‘vera’ Amorgos (fate un salto da Paresa per un souvenir da riportare a casa, non ve ne pentirete).
  • RELITTO DI OLYMPIA. Con una breve passeggiata (disseminata, ahimè, di rifiuti) potete raggiungere questa caletta in cui, a pochi metri dalla costa, è arenato il relitto di una barca che affondò negli anni 80 e che non è mai stato tolto. Una visione affascinante, che compare anche nel film Le Grand Bleu di Luc Besson, girato proprio ad Amorgos.
  • PERCORSI DI TREKKING. Se siete sportivi, Amorgos è un’isola disseminata di tantissimi percorsi di trekking ben segnalati.
  • LA ‘SCALATA’ AL MONASTERO DELLA PANAGIA HOZOVIOTISSA. Simbolo di Amorgos e tappa imprescindibile di ogni vacanza che si rispetti, questo monastero incastonato nella roccia ha un’aura magica e un panorama davanti a sé che non renderanno vani i 267 scalini fatti per arrivarci. Al termine della visita (che può essere fatta solo con pantaloni lunghi, disponibili all’ingresso se li dimenticherete), i monaci vi offriranno anche dell’acqua e un sempre gradito bicchierino di raki, il distillato locale. Prima o dopo la visita, vi consigliamo un tuffo dagli scogli dell’adiacente Agia Anna.
  • AGIOS GEORGIOS VALSAMITIS. Un altro monastero da non perdere, in piccolo, è quello di San Giorgio, che col suo micetto, il profumo di incenso, e l’atmosfera quasi magica, vi saprà portare in una dimensione spirituale probabilmente come pochi altri luoghi nel mondo.

Dove mangiare ad Amorgos

  • DRINK. Ad Amorgos ci sono diversi bar in cui poter bere qualcosa prima o dopo cena: tra i vari nomi, vi segnaliamo quello di Maestro ad Aegiali, Botilia alla Chora, Moon Bar e Botanical Park a Katapola.
  • DOLCI. Se a un certo punto vi venisse voglia di fare uno stop dolce, la pasticceria più rinomata dell’isola (che prepara, oltre a maestose torte di vario genere, anche il gelato alla mastika!) si chiama Tratarisma. Un ottimo indirizzo per un’orange cake di livello è invece Kallisto, mentre per prodotti da forno e pie salate da portare in spiaggia, l’indirizzo giusto è la bakery davanti al porto di Katapola.
  • KAMÀRA. Il miglior tramonto con le gambe sotto al tavolo lo vedrete da questa taverna, in cui vi consigliamo di prenotare con un po’ di anticipo sull’orario del tramonto per godervi lo spettacolo del sole che si tuffa in acqua e della vista su Koufonissi e Naxos. Il cibo, principalmente carne, è abbastanza nella norma, ma merita lo stesso uno stop. Prezzo medio 25€ a persona.
  • GROOVA. Locale di recente apertura sulla salita che porta a Tholaria, con una bellissima vista e piatti decisamente più innovativi rispetto alla media dell’isola. Qui abbiamo provato delle fantastiche zucchine marinate con delle pesche grigliate e una strepitosa pita con agnello e cipolle. Una delle cene che ci è piaciuta di più e anche i drink sono ottimi! Prezzo medio 35€ a persona.
  • THALASSINO ONEIRO – SEA DREAM. Tipica taverna greca nel paesino di Tholaria, dove un delizioso signore prepara piatti semplici e gustosissimi. Imperdibili il riso basmati al limone, i carciofi e la fava, ovvero una crema di piselli gialli spezzati, specialità dell’isola. Prezzo medio 25€ a persona.
  • 25 RAKI. Ottimo ristorante nelle viuzze di Lagada, con qualche piccolo twist nel menu. Consigliamo sia la moussaka che la pasta tipica dell’isola condita con formaggio. Prezzo medio 25€ a persona.
  • LOUDAROS TAVERN. Altra taverna con cucina casalinga servita in una veranda, in cui gustare un ottimo tzatziki e un sontuoso souvlaki di maiale. Prezzo medio 20€ a persona.
  • Λουκακη ξανά. Un micro ristorante dove la cucina tipica è quella cretese e il piatto da non perdere per nessuna ragione è l’hamburger di capra.
  • STON PIRGO. Il pasto più buono lo abbiamo probabilmente fatto in questo ristorante nel silenzio della campagna, dove vi serviranno dolmadakia (le tipiche foglie di vite farcite di riso), pesciolini fritti, ceci cotti al forno con limone e verdure che sarà dura dimenticare. Prezzo medio 20€ a persona.
  • T’APANEMO. Un’altra locanda famigliare a sud dell’isola in cui, sotto a un pergolato, si assaporano ingredienti a reale chilometro zero, tra cui delle frittelle di zucchine da urlo. Prezzo medio 20€ a persona.

Cosa visitare a Astypalea

  • LA CHORA. Anche ad Astypalea, soprannominata la “farfalla dell’Egeo” per via della sua conformazione, una visita alla Chora, qui dominata dai mulini, dal castello veneziano e dalla chiesa di Panagia Portaitissa, è imprescindibile. La frase preferita di ogni guida che si rispetti – cioè “perdetevi nei vicoli” – in questo caso potrebbe essere sostituita da “perdetevi tra i tantissimi gatti”, poiché le sue vie ne sono letteralmente pieni!
  • LE SPIAGGE. Anche ad Astypalea, le spiagge sono tante e anche molto diverse tra loro, e anche qui lasciamo a voi l’onore di scoprirle tutte. Tra quelle di cui però ci siamo proprio innamorati, vi segnaliamo Agios Vasileios, Tzanakia, Schinonta, Plakes, e, soprattutto, Agios Konstantinos. Anche qui, praticamente ogni spiaggia ha nei suoi pressi una taverna e una porzione di litorale è riservato a lettini e ombrelloni (al costo di circa 15€ per due postazioni e un ombrellone per tutta la giornata).
  • PAESINI DA SCOPRIRE. Ad Astypalea non ci sono tantissimi altri paesi oltre alla Chora, considerato che la parte settentrionale dell’isola è disabitata e praticamente irraggiungibile da terra. I principali sono la tranquilla ma vivace Livadi (il nostro preferito) e Maltezana, ancora più tranquillo.
  • UNA GITA IN BARCA A KONOUPA. Se cercate un mare ancora più cristallino, un giro in barca fino all’isoletta di Konoupa è obbligatorio. Potete raggiungerla, se ve la sentite, affittando una barca o in alternativa con uno dei giri organizzati da varie compagnie che trovate al porto, tra cui spicca il nome di Avra, che per 50€ offre crociere della durata di un’intera giornata. Anche partendo da Maltezana dovreste trovare servizi simili.

Dove mangiare ad Astypalea

  • DRINK. Per un buon drink pre o post cena suggeriamo Castro Bar, Butterfly, Mylos e Athelas alla Chora, En Plo al porto e Island Coffee a Livadi.
  • DOLCI. Tra le pasticcerie più apprezzate di Astypalea, a Maltezana, c’è Marinos , perfetta per uno spuntino salato o un dessert.
  • NAVAGOS. A mani basse la migliore cena della nostra vacanza ad Astypalea. Lontano dalla ressa, in una deliziosa posizione sotto a un platano e con una bella vista, qui si servono piattini curati da condividere e un po’ diversi dal solito menu greco. Non si può prenotare, dunque venite o presto o tardi per non dovere aspettare troppo. Prezzo medio 25€ a persona.
  • ANTIKASTRO. Un’ottima cena con vista porto e Chora, da prenotare all’ora del tramonto, preferibilmente nella parte più vicina al mare e non in veranda, per un effetto romantico assicurato accompagnato da una taramosalata di livello. Prezzo medio 30€ a persona.
  • Παραδοσιακό καφενείο “οι μύλοι” Οι μύλοι. Terrazza spartana alla Chora frequentata in gran parte da persone greche, dove concedersi una Mamos ghiacciata e accompagnata da deliziose meze tra cui polpettine di carne e un’insalata di lenticchie davvero speciale. Prezzo medio 15€ a persona.
  • TO MAPAKI. Tra i pochi ristoranti con più pesce che carne nel menu, ci è piaciuto tantissimo, anche per via della distanza ravvicinatissima dal mare e per l’atmosfera spartana. Ordinate il pesce del giorno, che griglieranno per voi sul momento a un prezzo ridicolo. Prezzo medio 25€ a persona.
  • GERANI. Sempre a Livadi, una taverna in cui siamo tornati per diverse sere e che non ci ha mai deluso. Consiglio spassionato: l’hamburger qui è sublime. Prezzo medio 20€ a persona.
  • TASOS. Un altro indirizzo per la carne è sicuramente questa insegna a Maltezana, dove si cuociono sulla brace capretto, agnello e vari altri tipi di carne tra cui pollo, maiale e manzo, rigorosamente accompagnati da patatine fritte, melitzanosalata o horta, le deliziose verdure a foglia verde locali. Prezzo medio 20€ a persona.
  • ALMYRA. Molto amato per il pesce, a noi non ha incantato, ma è sicuramente una buona opzione se si ha voglia di qualche piatto ‘marittimo’ non così facilmente reperibile negli altri locali. Prezzo medio 30€ a persona.
  • GALINI. Se avete voglia di avventurarvi nella parte più selvaggia e disabitata dell’isola, dovreste assolutamente concedervi una pausa dalla signora Maria, one woman show che da Galini – un self service in mezzo al nulla fermo agli anni 50, cucina fuori dal tempo e dallo spazio degli ottimi piatti tipici tra cui deliziose melanzane fritte e calamari. Prezzo medio 20€ a persona.

Altre info utili sul viaggio ad Amorgos e Astypalea

  • Per il nostro soggiorno ad Amorgos abbiamo scelto di alloggiare nel paesino di Aegiali, all’estremo nord dell’isola, ben servito da tutto ciò che serve, spiagge comprese, pur non essendo preso d’assalto. Abbiamo affittato questo appartamento trovato su Booking, che ci sentiamo di consigliare. Anche ad Astypalea il nostro alloggio ci ha convinto, grazie anche alla pulizia quotidiana e alla posizione silenziosa e comoda, a due passi dal mare e dal paesino di Livadi.
  • Siamo stati 10 giorni su ciascun isola, il tempo ideale per godersele pur senza annoiarsi mai (anzi, potendo saremmo rimasti ancora più a lungo!). Se avete il tempo necessario, riteniamo sia un periodo adeguato per scoprire con calma ciascuna isola! In alternativa, anche 5-7 giorni possono essere sufficienti per avere un’idea!
  • Abbiamo letto da qualche parte che queste due isole non sono “per tutti”, e in un certo senso lo capiamo: rispetto a tante altre isole dell’Arcipelago cicladico, Amorgos e Astypalea sono ben più selvagge, meno organizzate e curate in ogni angolo a favore di foto perfette. Questo è proprio il motivo per cui le abbiamo amate, ma valutate se questa tipologia di isola può fare per voi.
  • Volontariamente, abbiamo indicato soltanto le spiagge più turistiche, evitando di menzionare piccole cale che desideriamo in qualche modo proteggere e lasciare eventualmente alla vostra autonoma (e ben più soddisfacente) scoperta.
  • Per arrivare ad Amorgos abbiamo volato da Malpensa a Santorini, dove abbiamo dovuto pernottare una notte per via di orari incompatibili col traghetto. L’indomani abbiamo preso un traghetto veloce con Seajet, che ci ha portato in poco più di un’oretta al porto di Amorgos, Katapola. Da Aegiali, sempre ad Amorgos, abbiamo invece utilizzato il traghetto Blue Star Naxos, grazie a cui, in circa due ore, siamo giunti ad Astypalea. Questa isola, invece, è servita da un aeroporto: da lì, tramite uno scalo ad Atene, siamo tornati a Malpensa con la compagnia aerea Sky Express. Il sito che vi consigliamo di consultare per prenotare i traghetti è questo.
  • Per girare entrambe le isole abbiamo prenotato dall’Italia, e noleggiato un auto con le compagnie locali FmRent a car ad Amorgos e Vergoulis ad Astypalea. Non abbiamo avuto problemi con nessuna delle due, e guidare su entrambe le isole è abbastanza semplice, anche con una vettura di cilindrata ‘normale’. Fate attenzione – specie ad Astypalea – a non finire in strade impervie o troppo sterrate (il car rental vi darà comunque una mappa chiara su dove non andare!). Girare con i bus del trasporto pubblico locale, da quanto abbiamo potuto osservare, è soggetto a rigidi orari, come è normale che sia, ma possibile. Ad Astypalea è attivo un servizio di navette elettriche dal nome Astybus, a cui si acccede scaricando la relativa app.
  • Nella stragrande maggioranza dei casi, né ad Amorgos né ad Astypalea è necessario prenotare ristoranti.
  • In quasi tutte le spiagge nominate esiste una porzione attrezzata e una libera (non dimenticatevi l’ombrellone e un sasso con una fune a cui ancorarlo durante le giornate di vento!). Salvo qualche eccezione, c’è almeno un chiosco per acquistare dell’acqua o fare un pranzo leggero.
  • Per quanto riguarda il meteo, l’unica cosa di cui vi dovete preoccupare ad Amorgos e Astypalea è il meltemi. A seconda del punto da cui soffia, imparerete a scegliere le spiagge del nord piuttosto che quelle a sud. Chiedete ai locals dal primo giorno per sapervi orientare oppure scaricate una delle tante app specializzate in venti!

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L'articolo Cosa fare e dove mangiare ad Amorgos e Astypalea, isole delle Cicladi sembra essere il primo su Conosco un posto.

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Viaggio in Sri Lanka: itinerario di due settimane tra cultura, natura e mare /sri-lanka-viaggio-due-settimane-cultura-natura-mare/ /sri-lanka-viaggio-due-settimane-cultura-natura-mare/#comments Thu, 10 Apr 2025 16:26:05 +0000 /?p=85442 State pensando a un viaggio in Sri Lanka? Qui trovate il nostro itinerario con tutte le tappe imperdibili e ristoranti da provare!

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Dopo la Corea del Sud, abbiamo deciso di tornare in Asia a visitare un Paese ancora relativamente poco conosciuto, ma da cui siamo rimasti profondamente affascinati: lo Sri Lanka. Abbiamo organizzato un itinerario ad anello di due settimane, ad agosto, attraverso siti archeologici, templi, spiagge, piantagioni di té e montagne – aggiungendo alla fine una terza settimana solo di mare alle Maldive. Se anche voi state programmando un viaggio del genere, ecco cosa vedere e dove mangiare in un itinerario di due settimane!

Due settimane in Sri Lanka: cosa visitare

Safari e spiagge nel Sud

  • GALLE. Iniziamo il nostro itinerario da questa antica città portuale, oggi patrimonio Unesco. L’attrazione principale è il forte, costruito dai portoghesi alla fine del 1500 e ampliato poi dagli olandesi nel secolo successivo. Visitabile gratuitamente, vi consigliamo di farlo al tramonto: la passeggiata sui bastioni affacciati sul mare è molto suggestiva. Molto carino anche il centro storico di questa cittadella fortificata, con edifici coloniali, chiese, moschee e tanti negozietti interessanti (soprattutto di gemme).
  • DINTORNI DI GALLE (UNAWATUNA, MIRISSA, AHANGAMA). Anche se indubbiamente Galle è il punto di interesse più significativo, ci siamo fermati qualche giorno anche per goderci il mare e fare qualche giro nei dintorni. Unawatuna è una graziosa cittadina che si presta soprattutto a qualche nuotata con snorkeling e a godersi degli eccellenti massaggi ayurvedici alla Sanctuary SPA. Ahangama (insieme a Midigama) è probabilmente la zona migliore per praticare surf in tutto il paese: troverete moltissime scuole per chi vuole provare questa disciplina e in generale attività e locali a tema. Come potete immaginare, se le onde sono perfette per surfare, lo sono meno per fare dei tranquilli bagni, ma le spiagge sono ugualmente molto belle. Provate a fare una passeggiata al tramonto a Kabalana Beach e ne avrete la prova.

Mirissa è un altro paradiso per i surfisti, e per chi vuole divertirsi un po’ la sera. Noi ci siamo goduti soprattutto le sue spiagge infinite costeggiate da palme. Potete salire sulla cima di Parrot Rock quando c’é la bassa marea per ammirare la spiaggia, o spingervi fino a Coconut Hill, un promontorio molto poetico di terra rossa a strapiombo sull’oceano. Se cercate un po’ di tranquillità, fermate un tuk tuk (un taxi a tre ruote, simile a un risciò motorizzato) e fatevi portare a Secret Beach: è una minuscola mezzaluna di sabbia lontana dalla folla con un bar per sorseggiare un cocktail in assoluta pace. Un’ultima tappa interessante è la Japanese Pagoda a Rumassala: potete venire durante il giorno per unirvi alle meditazioni o al tramonto per una vista eccezionale.

  • UDA WALAWE NATIONAL PARK. Forse non l’avreste mai detto, ma in Sri Lanka è possibile fare un safari! Ci sono diversi parchi nel Paese, noi per comodità abbiamo scelto l’Uda Walawe National Park, il migliore per osservare gli elefanti, affidandoci a un tour locale (ce ne sono, prevedibilmente, moltissimi). I momenti migliori per vedere gli animali sono al mattino presto o al tramonto. Il costo dipende oltre che dalla durata (potete fare anche una giornata intera o più giorni), dalla grandezza della macchina e da quanti compagni di viaggio scegliete di avere.
  • BUDURUWAGALA. Questo sito archeologico nel mezzo del nulla è ciò che resta di un tempio buddista del X secolo d.C. Noi ci siamo fermati per spezzare il viaggio dal sud al centro.
  • DIYALUMA FALLS. Non capita tutti i giorni di poter fare il bagno in una piscina a sfioro naturale a strapiombo su una valle: per questo vi consigliamo di non perdervi un’escursione alle Diyaluma Falls. Arrivati qui, vi suggeriamo di prendere un tuk tuk che vi porti il più vicino possibile alla cima, a circa 20 minuti di cammino. Il sentiero non è indicato, ma non ci sono troppe deviazioni, quindi dovreste arrivare alla meta senza problemi. Una volta arrivati, troverete diverse pozze d’acqua dove fare il bagno – sia verso la valle che più nascoste. Vi segnaliamo che non ci sono barriere di sicurezza di alcun tipo, quindi massima attenzione. Mancano anche strutture di qualunque tipo, dunque attrezzatevi di conseguenza con acqua e cibo.

Natura e templi nella Hill Country centrale

  • ELLA. In questa ridente e verdissima cittadina si viene soprattutto per passeggiare. La prima escursione che vi consigliamo è la più facile, ed è quella che porta al Little Adams Peak. Meno di mezz’ora di ripidi gradini di pietra vi separano dalla cima, ma ne varrà la pena – specialmente al tramonto. La seconda è più impegnativa, ma anche più spettacolare, e porta a Ella Rock. Se non volete rischiare, chiedete al vostro albergo di procurarvi una guida. Altrimenti, potete tentare in solitaria come noi: passeggiate lungo i binari del treno finché non vedete un piccolo tempietto buddista blu sotto un albero. Deviate a sinistra e scendete nei campi: da qui, salite tenendo la destra. Arrivati a una giunzione con quattro strade, diventa più facile: dopo aver imboccato quella a sinistra, inizierete a incontrare qualche cartello e in generale il sentiero si farà più definito.

Qualche chiosco di acqua e bibite lungo la strada si trova, ma a prezzi irragionevoli quindi vi consigliamo, se potete, di partire attrezzati. In un paio d’ore arriverete in cima e ne sarà valsa la pena: la vista è splendida. Mi raccomando, non fermatevi al primo punto panoramico: ce n’è un secondo più avanti che è ancora più bello! L’unica attrazione di Ella a parte i suoi sentieri, è il Nine Arch Bridge, un ponte viadotto costruito negli anni 20 durante l’epoca coloniale inglese. Molto spettacolare, molto turistico: se volete beccare il momento in cui passa il treno, non fidatevi degli orari che trovate online, ma chiedete a qualcuno del posto (e non vi aspettate sia puntuale).

Nine Arch Bridge | © Alice Caprotti
  • NUWARA ELIYA. Ci avevano detto che era soprannominata “la piccola Inghilterra” e non appena abbiamo visto il cielo plumbeo e sentito l’aria frizzantina abbiamo capito perché. Qui il meteo è molto diverso dal resto dello Sri Lanka, quindi ricordatevi di mettere in valigia qualcosa di più pesante. Il soprannome è dovuto anche alle immense piantagioni di té che coprono tutti le colline circostanti. Per visitarle abbiamo trovato un driver che ci ha accompagnato, raccontandoci tante curiosità sulla coltivazione di questa pianta.

Per esempio, che vivono per ben 90 anni, e che molte sono ancora quelle importate dagli inglesi! Per scoprire di più sul processo produttivo, abbiamo fatto una visita guidata alla Damro Factory, che vi permetterà anche di fare una degustazione. La città non ha un vero e proprio centro, ma vi consigliamo di fare un giro nella zona vecchia e ammirare il Post Office, il Victoria Park e qualche edificio coloniale. Per noi è stata una bella occasione per spezzare il viaggio in treno, ma potrebbe essere sacrificabile in mancanza di tempo. 

  • KANDY. Qui si trova quella che è considerata la reliquia buddhista più preziosa dello Sri Lanka: un dente del Buddha. Non è visibile, ma potete ammirare lo scrigno che la conserva all’interno del celebre Tempio del Sacro Dente: visitatelo durante le cerimonie del mattino o della sera, quando l’atmosfera è più viva. L’altro punto di interesse in città sono gli sterminati Botanical Gardens. Purtroppo non siamo riusciti a trovare una guida, che sarebbe stata decisamente utile, ma anche solo passeggiare tra piante e fiori è stato molto rilassante.
  • Per immergervi un po’ nella vita locale, vi consigliamo un giretto a piedi tra la Clock Tower e Columbus Street, una sorta di mercato all’aperto con negozi di ogni tipo. Molto carina anche una passeggiata serale intorno al Kandy Lake. Se avete mezza giornata che vi avanza, nei dintorni di Kandy c’è un itinerario con tre templi molto piacevole. Il primo è Embekka Devale, un tempio hindu, di cui abbiamo apprezzato la bellissima l’aula all’aperto con le colonne di legno finemente intagliate. Il secondo, il più spettacolare, è il Lankatilake Temple, imponente, costruito su uno spuntone di roccia scura. È diviso tra una parte buddhista, la principale, e una parte induista, più nascosta (una sorta di tempio dentro al tempio). L’ultimo, il Gadaladeniya Temple è forse il meno notevole dei tre, ma sicuramente averlo trovato in corso di ristrutturazione non ha aiutato.

Antichi regni e siti sacri a Nord

  • I TEMPLI DI MATALE E NALANDA GEDIGE. Per spezzare il viaggio da Kandy a Sigiriya, ci siamo fermati nella trafficata Matale, a visitare il Muthumariamman Temple, un tempio induista dai colori sgargianti. Sebbene la parte più bella sia sicuramente l’esterno, fate un giro anche all’interno per respirare un po’ di spiritualità. Nalanda Gedige si trova esattamente nel centro dello Sri Lanka, ed è uno dei primi edifici in pietra del Paese e uno dei templi più antichi rimasti in piedi. Incantevole la posizione, immerso nella natura e nella quiete più assoluta. Curiosità: è uno dei pochissimi templi nel Paese ad avere decorazioni tantriche.
  • DAMBULLA. I templi rupestri di Dambulla sono una delle località più visitate del Paese, e c’è un perché. Il complesso è già stupendo visto da fuori, con la sua lunga facciata di un bianco candido incastonata nella montagna. È composto da 5 grotte separate, che contengono più di 150 immagini e statue raffiguranti il Buddha. Non solo: vista la sua posizione sopraelevata, dalle grotte si gode di una splendida vista sulla campagna circostante.
  • SIGIRIYA. Una delle tappe che più ci è piaciuta di questo viaggio, Sigiriya è una formazione rocciosa e un sito archeologico davvero unico nel suo genere. Per evitare il caldo (e la folla), vi consigliamo di andarci il prima possibile al mattino. È molto turistico e lo noterete anche dal prezzo di ingresso (circa 30 dollari), molto diverso da quelli pagati finora. Nella parte bassa potete visitare il museo, che con i suoi plastici vecchio stile vi aiuterà ad capire com’è organizzato il sito, e i giardini d’acqua. Una volta arrivati alle famose zampe del leone, inizia la salita verso la cima. Due avvertenze: le scale sono molto ripide ed esposte, quindi se soffrite di vertigini potreste avere difficoltà. Inoltre, noterete diversi nidi di vespe sulla parete rocciosa: in caso di allergia, dovrete stare molto attenti.
Itinerario Sri Lanka
La vista da Pidurangala | © Alice Caprotti

I resti del palazzo reale che troverete sulla sommità non sono indimenticabili, ma lo è invece la vista a 360° di cui godrete. Uno dei motivi per cui ci è piaciuta tanto è in realtà la sua roccia gemella, Pidurangala, dove siamo saliti al tramonto. La passeggiata è molto semplice, ad eccezione di un breve tratto finale tra le rocce che potrebbe mettervi alla prova. La vista che avrete una volta saliti è davvero impagabile, con Sigiriya che si staglia all’orizzonte. Munitevi di torcia perché l’illuminazione serale è alquanto carente.

  • POLONNARUWA. A meno che non siate amanti sfegatati di siti archeologici, una giornata sarà più che sufficiente per visitare le antiche rovine di Polonnaruwa. Noi abbiamo fatto l’errore di girarlo tutto a piedi, e per quanto fattibile, con le temperature estive non ve lo consigliamo: affidatevi a un tuk tuk o a un noleggio bici! Decisamente vetusto il museo archeologico: le zone su cui vi consigliamo di concentrare le energie solo il Royal Palace, il Quadrilatero e il gruppo del Gal Vihara.
  • ANURADHAPURA. Fondata nel IV a.C., Anuradhapura fu capitale dell’isola e centro buddhista per più di 1000 anni: è ancora un importante meta di pellegrinaggio e per questo molto più viva e vissuta di Polonnaruwa. Oltre che decisamente più estesa: noi abbiamo noleggiato fin da subito due bici da Sun Cycles a un prezzo irrisorio. Mi raccomando, tenete sotto mano i biglietti d’ingresso perché ve li chiederanno di continuo.

Maldive

Le Maldive si trovano a circa un’ora di volo da Colombo: se avete la possibilità di allungare di qualche giorno il viaggio, sono senza dubbio una tappa che definire imperdibile è un eufemismo. Pressoché ogni atollo corrisponde a un hotel, quindi la vostra esperienza ruoterà intorno a questa scelta. Noi abbiamo optato per l’Embudu Village Resort, che si trova a meno di mezz’ora di barca da Malé, la capitale.

Per scegliere il posto giusto vi consigliamo di consultare i siti online che mostrano lo stato della barriera corallina e la sua vicinanza alla spiaggia. Secondo noi la possibilità di vedere la barriera in autonomia ogni volta che volete è impareggiabile, e ovviamente dalla ricchezza della barriera dipenderà molto della fauna marina che riuscirete a vedere! Non perdetevi la spiegazione su quali sono le zone più adatte per lo snorkeling e in generale come godervi il mare in sicurezza.

Due settimane in Sri Lanka: dove mangiare

  • CHARLIE’S BAR & BISTRO (Galle). Un aperitivo vista oceano a Galle è imprescindibile: la terrazza di Charlie’s è favolosa, e compensa il menu non particolarmente originale e i prezzi decisamente europei.
  • DOUBLE HAPPY CHINESE RESTAURANT (Galle). Se volete prendervi una pausa dalla cucina locale, questo piccolo ristorante cinese nascosto nel forte di Galle è delizioso: non perdetevi i ravioli.
  • LIGHTHOUSE (Ahangama). Il posto per godersi il tramonto ad Ahangama: questo boutique hotel ha un rooftop bar in cui prepara ottimi cocktail e una serie di piattini da condividere per un aperitivo pressoché ineccepibile.
  • CASA TIKIRI (Ahangama). Il ristorante di questo boutique hotel dove abbiamo alloggiato è aperto anche a chi non alloggia qui: oltre ai piatti italiani ed europei buonissimi (ancora sogniamo il loro avocado toast), è anche il posto giusto per gustare un tradizionalissimo rice&curry.
  • VERTIGO (Ahangama). Questa pizzeria aperta da una coppia di giovani ragazzi italiani è il posto giusto se vi sentite già nostalgici di casa.
  • CHILL CAFE (Ella). Un tranquillo ristorante in centro a Ella con un lungo menu grazie a cui spaziare tra piatti tradizionali e internazionali, con porzioni molto generose.
  • THE WHITE RABBIT (Ella). Un altro locale nel centro di Ella con un grazioso giardino, propone cucina locale con qualche incursione esterna: buonissimi i gamberi con panatura di panko e il pollo con verdure.
  • HIDEOUT LOUNGE (Kandy). Locale molto curato in una posizione strategica a due passi dal Kandy Lake con un bel patio: ottimo il black pumpkin curry.
  • THE SANCTUARY (Anuradhapura). Questo ristorante è ospitato all’interno di un hotel di lusso di ispirazione coloniale: la location è molto bella (se potete arrivate in anticipo e sorseggiate un aperitivo nel patio). Nel menu trovate piatti tradizionali rivisitati in una chiave più internazionale.

Altre info utili sul viaggio in Sri Lanka

  • ITINERARIO&ALLOGGI. Noi abbiamo optato per un itinerario ad anello in senso antiorario da Colombo. Nella capitale ci siamo fermati solo per necessità e abbiamo scelto il Granbell Hotel sulla costa. Davvero stupenda la piscina a sfioro sul rooftop, ottimi i trattamenti SPA, e meravigliosa anche la vista dalle camere. Non altrettanto di livello, purtroppo, la cena alla carta. Vi abbiamo già parlato di Casa Tikiri ad Ahangama: sicuramente l’albergo più bello della vacanza. La location è una vera oasi di pace curata nei minimi dettagli: da poco, oltre alla struttura principale, hanno aperto anche un paddy lodge tra le risaie con piscina privata e aggiunto all’offerta lezioni di yoga e retreat tematici. Stefano e Alice, i proprietari, saranno felici di darvi un sacco di consigli per godervi al meglio il vostro tempo qui.

Come appoggio per la giornata di safari, abbiamo alloggiato alla Mansala Safari House, vicinissima all’ingresso del parco: proprietari estremamente gentili, cena a buffet e un costo complessivo davvero irrisorio. A Ella vi consigliamo caldamente la Ella Mount View Guest Inn: assicuratevi di prendere la camera col balcone e vi promettiamo che vedrete una delle notti stellate più belle della vostra vita! Peccato solo per il servizio non eccellente. A Nuwara Eliya abbiamo optato per Oliphant Boutique Villa, immersa nel verde e dallo stile coloniale, bellissima anche se un po’ fuori dal centro. L’ultimo hotel che vi consigliamo è il Ceylon Breeze a Sigiriya: le stanze sono enormi, e ha una bella piscina all’aperto e una terrazza dove poter cenare – sarete solo un po’ più lontani dai siti, ma anche immersi nella quiete più assoluta.

  • RISTORANTI&CUCINA. Al di fuori delle città, vi capiterà spesso di mangiare in hotel per comodità quindi considerate anche questo aspetto nella scelta. In generale, in Sri Lanka si mangia molta carne (il pesce l’abbiamo trovato solo a sud): opzioni vegetariane si trovano senza troppi problemi, per quelle vegane invece non possiamo garantire.
  • MEZZI DI TRASPORTO. Tutti gli spostamenti sono stati effettuati con driver o tuk tuk trovati sul posto, sempre diversi. Gli unici tratti percorsi con mezzi pubblici sono da Ella a Nuwara Eliya, e da qui a Kandy, dove abbiamo utilizzato il treno, che vi consigliamo assolutamente di provare perché è un’esperienza unica! Se siete già sicuri di giorni e orari, potete acquistare i biglietti online sul sito delle ferrovie, ma dovrete comunque passare a ritirare la versione cartacea prima di partire.
  • Se preferite non pianificare (o non trovate posto online), ci sono sempre posti liberi non numerati in terza classe, basta andare il giorno stesso il stazione come abbiamo fatto noi. L’unico treno puntuale è il primo, ma d’altra parte lentezza e pazienza sono le caratteristiche principali del viaggio: il treno è lentissimo ma promettiamo che non vi annoierete. Assicuratevi un posto finestrino e godetevi il paesaggio! Nel caso ve lo chiedeste, Uber funziona solo a Kandy e Colombo, altrimenti, se avete deciso di fare una SIM locale, potete scaricare l’app “Pick me”. Vista la facilità estrema con cui si trovano tuk tuk in ogni dove, ce la si può cavare egregiamente senza.
  • INTERNET. Potete acquistare una sim card del posto all’aeroporto, noi abbiamo scelto la sim virtuale di Airalo e la ricezione è sempre stata ottima.
  • ABBIGLIAMENTO. L’unica indicazione che vi diamo è relativa a templi e luoghi sacri. Qui si entra sempre senza scarpe: considerato che d’estate il pavimento è quasi sempre ustionante, vi consigliamo di attrezzarvi con dei calzini. Inoltre bisogna avere spalle e gambe coperte (fin sotto il ginocchio).
  • SOLDI. Hotel e ristoranti strutturati accettano carte di credito senza problemi, ma per essere più flessibili vi consigliamo di avere un sempre a disposizione contanti (soprattutto per spostamenti, pasti veloci e monumenti meno famosi). Vi consigliamo di fare il cambio in aeroporto appena arrivate.

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Weekend lungo a Formentera: cosa fare e dove mangiare /weekend-lungo-a-formentera-cosa-fare-e-dove-mangiare/ /weekend-lungo-a-formentera-cosa-fare-e-dove-mangiare/#respond Tue, 16 Jul 2024 06:00:00 +0000 /?p=80377 Siete in partenza per Formentera e alla ricerca di qualche spunto per non sbagliare in vacanza? Ecco tutti i nostri consigli su cosa fare e dove mangiare!

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Meta ambitissima, specie dall’Italia, di cui pare una succursale, ed ex destinazione hippie, Formentera è cambiata molto nell’ultimo decennio, perdendo poco a poco il suo lato selvaggio. Il mare però è rimasto cristallino e i panorami sono sempre da favola: abbiamo provato a cercarne l’anima in questo weekend lungo e qui (dopo la nostra guida di diversi anni fa, comunque sempre valida) vi raccontiamo i nostri consigli su cosa fare e dove mangiare!

WEEKEND LUNGO A FORMENTERA: COSA VISITARE

  • SES ILLETES. Fiore all’occhiello delle spiagge di Formentera, Ses Illetes è a tutti gli effetti uno spettacolo per gli occhi. Arrivate presto (gli ingressi dei motorini e delle macchine sono contingentati, a fronte del pagamento di un piccolo ticket di ingresso) per trovare posto e camminate lungo la striscia bianchissima di terra per trovare il punto che più fa per voi, anche in base al vento. Se le energie non vi mancano, potete arrivare, passando per l’incantevole spiaggia di Llevant, fin quasi a toccare l’isola di Espalmador (verso la quale si organizzano anche gite in catamarano in giornata a circa 100€, partendo dal porto). Il mare è cristallino e la spiaggia è libera (fatta eccezione per qualche lettino qua e là). Se volete risparmiare portate, oltre all’ombrellone, acqua e cibo perché i bar in zona sono molto cari.
  • CALA SAONA. Un’altra celeberrima spiaggia, e per questo molto frequentata (andateci presto in mattinata oppure verso sera per il tramonto) è Cala Saona, adatta a famiglie con bimbi al seguito per via della sabbia finissima (e quasi rosa, grazie al corallo) e dell’acqua bassa vicino a riva. La spiaggia è principalmente libera, ma c’è anche qualche lettino.
Formentera
Cala Saona | © Caterina Zanzi
  • MIGJORN. Lunghissima e selvaggia, Migjorn è sicuramente la spiaggia che abbiamo preferito, specie nel tratto più frequentato dai nudisti, garanzia di meraviglia, all’incirca in corrispondenza del Blue Bar. Sempre da quella parte di litorale trovate diverse celebri spiagge come Calò d’Es Mort (occhio alle alghe!), Platja des Copinyar e Platja Es Arenals.
  • CALA EN BASTER. Suggestiva spiaggia, da raggiungere non proprio facilmente come le altre, ma il sapore della conquista la renderà ancora più magica. Andateci il prima possibile perché, essendo piccolina, si riempie rapidamente. Per chi ama la roccia, i sassi, e le sneakers al mare.
  • SES PLATGETES. Dal parcheggio di Es Calò percorrete le passerelle in legno che circumnavigano la spiaggia e scegliete la caletta che fa più per voi. Un posto non così conosciuto dai turisti e splendido (se avete le scarpette da scoglio per entrare in acqua i vostri piedi vi ringrazieranno).
  • UN TREKKING AL CAMÍ DE SA PUJADA. Se ve la sentite sportiva, armati di scarpe da ginnastica, potete camminare lungo questo percorso, antico cammino romano di circa 2 km, in cui si apriranno davanti a voi scorci incantati.
  • UN GIRO PER I PAESINI. Es Pujols non ci ha rubato il cuore; se cercate qualche piccolo centro più autentico, sicuramente il più caratteristico è San Francesco Xavier, con la sua bella chiesa, le piazzette e negozi deliziosi.
  • GUARDARE IL TRAMONTO. Cap de Barbaria è sicuramente il luogo più celebre di Formentera per godersi un bel tramonto (portate con voi, magari, una birretta e delle patatine – occhio ai gabbiani! -, una felpa e arrivate per tempo, considerando che dovrete lasciare l’auto e poi camminare una ventina di minuti per raggiungere il faro). Un altro posto meraviglioso per quest’ora della giornata, è l’Estany des Peix. E invece, al termine di qualche curva in una magica pineta, dal capo opposto dell’isola, arrivate a El Pilar de la Mola (dove ogni mercoledì si tiene anche il mercatino hippie dalle 16 alle 22) e fino al suo faro.
  • UNA GITA IN GIORNATA A IBIZA. Se avrete la fortuna di soggiornare a Formentera per un po’, per variare potreste prendere in considerazione una gita in giornata sulla sorella maggiore, Ibiza. In questo articolo trovate dei nostri consigli a riguardo, un po’ datati ma speriamo sempre validi.

WEEKEND LUNGO A FORMENTERA: DOVE MANGIARE

  • MALAGUEÑA. Se cercate un bel giardino con le lucine, un servizio solerte e un posto carino (senza sconfinare nel troppo posh), questo ristorante potrebbe fare voi. A noi è piaciuto: merito anche delle tante ottime verdure in carta (insalata di pomodori, verdure alla brace, pannocchie, pimiento de padrón…) e della carne, la specialità del posto, cotta direttamente al tavolo su una piccola griglia. Menzione d’onore per le spade alla brace, spiedini di filetto di manzo marinato in diverse varianti, davvero fantastici. Prezzo medio 40€.
  • CAN FORN. Se invece bramate un po’ di autenticità, uno dei ristoranti storici di Formentera è Can Forn, proprio all’ingresso del paesino di Sant Ferran de Ses Roques. Oltre all’onnipresente aioli (qui abbiamo gustato la salsina migliore dell’isola), da Can Forn vengono servite ricette della cucina tipica, come lo spezzatino di agnello e pollo (eccellente), l’ensalata pagesa con pesce secco, il gazpacho e l’escalivada, peperoni rossi alla brace con pesce secco, aceto e aglio piccante. Per stomaci forti, palati allenati e spiriti pazienti (il servizio è molto lento). Prezzo medio 35€.
  • ES CALÒ. Terrazza sul mare, piatti di pesce ben pensati e ben presentati. Questo è Es Calò, un indirizzo molto frequentato da chi ama la cucina di mare, nell’omonimo piccolo centro abitato. Polpo alla griglia, sautè di cozze e vongole e pescato del giorno al forno sono solo alcuni dei piatti forte di questo locale. Chiedete un tavolo verso il mare per l’esperienza al completo. Prezzo medio 50€.
  • LA PEZQUERIA. Per una cena di pesce meno formale e classica, La Pezqueria a Sant Francesc è una buona opzione, grazie a piatti meno scontati del consueto, come i gyoza di pesce, le patatas bravas con bottarga e i gamberoni fritti nel panko. Peccato per i tavolini sul marciapiede, di sicuro non la location più romantica della terra. Prezzo medio 40€.
  • SA PLATGETA. Sono in molti a pensare che da Sa Platgeta si respiri ancora un po’ la ‘vera’ Formentera. In questo locale piuttosto spartano si viene principalmente per una paella (o una fideua, la versione con pasta spezzata al posto del riso) pieds dans l’eau davvero notevole e con una vista speciale (anche in questo caso provate a riservare il tavolo più vicino al mare possibile). Ah, lo hierbas (l’amaro dell’isola) finale è offerto! Prezzo medio 45€.
  • CODICE LUNA. Se andate al faro della Mola per il tramonto, potreste fermarvi per un drink al Codice Luna (oppure portarvi direttamente una birretta da bere in autonomia!).
  • BLUE BAR. Altro locale storico per un aperitivo al tramonto.
  • ES CUPINÀ. Per un pranzo in spiaggia tra Calò des Morts e Platja des Copinyar, ci siamo fermati per un salmorejo con gamberi e un hummus di carote leggero leggero in questo ristorante vista mare che, nonostante i prezzi altini allineati con quelli dell’isola, ci ha comunque rinfrancato tra una mattinata e un pomeriggio di sole. Prezzo medio 35€.
  • CHIRINGUITI. Nel momento in cui scriviamo questo articolo, ahimè, tanti dei chiringuiti che hanno fatto la storia di Formentera sono chiusi o comunque in divenire, per ragioni di concessioni. Ci auguriamo che per quando andrete voi posti come Lucky, Kiosko 62, Piratabus e Bartolo avranno riaperto.

Altri ristoranti che ci hanno consigliato ma dove non siamo riusciti ad andare:

Big Store (colazione o merenda)
El Matinal (colazione o merenda)
Salitre
Fonda Pepe
Aiguaisal
Vogamarí
Caterina

ALTRE INFO UTILI SUL VIAGGIO A FORMENTERA

  • Per arrivare a Formentera occorre volare su Ibiza, poi prendere un taxi (15-20 minuti di viaggio per 15-18€) dall’aeroporto al porto – in alternativa il percorso è coperto anche da un bus pubblico – e poi un traghetto, che in 30 minuti vi porta a La Savina, il porto di Formentera. Le corse dei traghetti sono piuttosto frequenti, potete acquistare il biglietto direttamente a bordo (30€, a volte solo in contanti) oppure via web, risparmiando qualche euro. Le due compagnie principali sono Trasmapi e Balearia.
  • Noi abbiamo noleggiato l’auto da Carmen, a La Mola Rental Car appena usciti dal porto de La Savina, trovandoci molto bene. In alternativa, specie in alta stagione, consigliamo lo scooter per non avere problemi di traffico e parcheggio.
  • L’isola è piccolina, con un’unica strada asfaltata che la percorre tutta (in circa 20 minuti siete da un capo all’altro) e diverse strade sterrate che vanno verso il mare (con la nostra C1 siamo arrivati ovunque). Guidare ci è parso semplice, fate attenzione ai diversi blocchi di polizia che potreste trovare lungo il cammino.
  • Es Pujols è il cuore della movida e del turismo, mentre più si va verso est, più l’isola diventa selvaggia e rocciosa.
  • Noi abbiamo alloggiato a La Gaviota, un complesso raccolto di appartamenti nuovi di zecca con una vista impareggiabile (e pure una caletta raggiungibile sotto casa facendo letteralmente due passi). Il terrazzino dello studio 6 è uno spettacolo e anche il rapporto qualità-prezzo, viste le cifre folli dell’isola, pur non essendo economicissimo ci ha convinto in virtù della qualità. Pulizia quotidiana, calma, silenzio e un parcheggio sempre disponibile sotto casa hanno fatto il resto. Per noi, consigliatissimo e la zona di Es Calò ci è rimasta nel cuore.
  • Consigliamo di prenotare sempre i ristoranti, specialmente a cena e in alta stagione (ma anche a giugno i tavoli liberi potrebbero scarseggiare).
  • Sull’isola ci sono diversi supermercati relativamente ben forniti (segnaliamo in particolare l’Ofiusa Spar vicino a Sant Ferran de ses Roques), dove poter fare una piccola spesa oppure farsi preparare un bel panino da portare in spiaggia.
  • Formentera può essere molto ventosa, ma la regola del vento (e del mare, e delle meduse) è molto semplice: se un lato della costa è ventoso e impraticabile, l’altro sarà tendenzialmente calmo.

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10 giorni nelle Cicladi tra Andros, Tinos e Syros /cicladi-cosa-fare-vedere-andros-tinos-syros/ /cicladi-cosa-fare-vedere-andros-tinos-syros/#comments Tue, 09 Jul 2024 06:00:00 +0000 /?p=75210 Un itinerario meno battuto di altri per scoprire tre meravigliose isole delle Cicladi molto vicine ma diverse tra loro: Andros, Tinos e Syros.

L'articolo 10 giorni nelle Cicladi tra Andros, Tinos e Syros sembra essere il primo su Conosco un posto.

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Un itinerario meno battuto di altri per scoprire tre meravigliose isole delle Cicladi molto vicine ma diverse tra loro: Andros, verdissima e selvaggia; Tinos, dall’ottima cucina e dai mille paesini; e Syros, la più piccola ma ricca di sorprese. Noi abbiamo fatto questo itinerario in una decina di giorni, ma c’è parecchio da vedere e la permanenza può raddoppiare senza annoiarsi. Arrivati all’aeroporto di Atene, abbiamo raggiunto il porto di Rafina e da qui siamo salpati col traghetto per questa avventura attraverso l’Egeo. Dopo un paio d’ore di navigazione, siamo arrivati alla prima tappa.

ANDROS: COSA VEDERE

  • SBARCHIAMO A GAVRIO. Gavrio è il porto dell’isola da dove salpa e dove attracca qualsiasi traghetto, e che quindi accoglie tutti i visitatori. Si tratta di una cittadina non imperdibile ma fondamentale, perché è lì che troverete l’autonoleggio che vi serve per prendere la macchina che vi porterà alla scoperta dell’isola.
  • A BATSI ANDROS DÀ IL SUO BENVENUTO. Si tratta di un paese che si affaccia su un’incantevole baia piuttosto tranquilla a pochi chilometri dal porto di Gavrio. Batsi è quindi una tappa obbligata, oltre a essere un’ottima base dove alloggiare per poter visitare l’isola in lungo e in largo. Qui troverete tantissimi ristoranti, dai più turistici a quelli più tradizionali, oltre a numerosi hotel e affittacamere. La parte più viva è quella della marina del porticciolo turistico, dove sono concentrati i locali, alcuni dei quali sopraelevati e da cui si gode una vista notevole. Dall’altro lato delle baia, invece, c’è una bella e lunga spiaggia di sabbia, comoda e perfetta se non avete voglia di spostarvi.
  • ESPLORANDO L’ISOLA. Girando per le strade dell’entroterra di Andros, colpisce l’incredibile quantità di vegetazione rigogliosa, in netta contrapposizione con l’immaginario della classica Ciclade. Questo perché si tratta di un territorio, a tratti anche impervio, ricco di fonti spontanee che permettono all’isola di essere unica nel suo genere. Ci siamo fermati a Menites, un posto a dir poco speciale dove sotto un arco fittissimo di enormi platani sgorgano numerosi zampilli in fontane a bocca di leone. Da lì parte anche uno dei molti percorsi di trekking in mezzo al verde di Andros, per gli appassionati del genere.
  • LA CHORA. Come ogni isola greca che si rispetti, Andros ha la sua Chora, ossia il suo “capoluogo”, e in questo caso è anche uno dei più belli che ci sia capitato di vedere per la le piazzette e le stradine lastricate, l’impiego del marmo nelle decorazioni di archi e finestre e la posizione particolarissima di questo centro che per una parte della sua estensione è a picco sul mare. Non mancano, naturalmente, locali con i tavolini esterni dove fermarsi per una pausa con un caffè freddo e negozietti dove fare un po’ di shopping.
  • IMPERDIBILE LA VECCHIA CHE SALTA. No, non siamo impazziti. Questa è la traduzione letterale del nome della spiaggia – a nostro parere – più bella dell’intera isola, Tis grias to pidima. Perché si chiami così resta un mistero, nonostante le numerose leggende. Per arrivarci si deve scarpinare un po’ ma la sabbia bianca, l’acqua trasparente e la caratteristica roccia monolite che le sta di fronte creano uno scorcio che ripaga interamente lo sforzo. Come accade per altre spiagge non così facili da raggiungere, lì non troverete nessun tipo di attrezzatura né di ristoro, perciò se pensate di trascorrervi la giornata partite con qualche genere di conforto. Il nostro consiglio, però, è di farvi una bella nuotata, godervi il panorama per un paio d’ore e poi ripartire all’esplorazione dell’isola.
  • UNA GIORNATA DI RELAX A VITALI. Cambiando completamente genere, anche la spiaggia di Vitali ci è piaciuta tantissimo. Si raggiunge scendendo in macchina attraverso uno sterrato da percorrere con calma, ma alla portata di tutti e con qualsiasi auto. Già durante la discesa colpisce il mare azzurrissimo e una volta arrivati ci si può godere una spiaggia attrezzata con lettini e ombrelloni a prezzi onestissimi. C’è anche un baretto che serve piatti veloci e frutta fresca.
  • ALTRE SPIAGGE. L’isola ne offre davvero tante e per tutte le esigenze: oltre a quella di sabbia dorata di Batsi di cui vi dicevamo prima, grande e comodissima da raggiungere, ci sono tantissime baie più o meno accessibili e di conseguenza più o meno frequentate. Noi in 4 giorni non ne abbiamo viste altre, ma ci hanno detto che Paralia Pirgos è stupenda (si raggiunge però solo con una 4×4 o con una lunghissima camminata).

ANDROS: DOVE MANGIARE

  • DROSIA MENITES. Questo ristorante ci è rimasto nel cuore: è uno dei posti più suggestivi dove abbiamo mai mangiato. Sarà che faceva caldissimo, sarà che non ce l’aspettavamo quando ci siamo seduti sotto i platani secolari dove sono sparpagliati i tavolini di questo locale, fatto sta che ci siamo sentiti proprio felici. E lo siamo stati ancora di più una volta ordinata dell’acqua fresca (che i camerieri prendono con le brocche direttamente dalle fonti di Menites) e del vinello bianco beverino. I piatti che ci hanno definitivamente conquistato sono stati due: la fourtalia, piatto tradizionale di Andros di cui si litiga con Tinos la paternità, che consiste in una sorta di tortilla con patate, cipolle e la tipica salsiccia della zona, speziata con il finocchietto; e un’insalata di pomodori spellati (!!!), capperi e feta sbriciolata che ancora oggi ricordiamo con commozione. No, rifatta a casa non è stata minimamente la stessa cosa.
  • OTI KALO. Questo è indubbiamente il nostro ristorante preferito di Batsi, dove siamo capitati per caso la prima sera e che ci ha visti tornare alla prima occasione. È una classica taverna greca dove si possono trovare i patti più celebri di questa cucina a base di verdure, carne e pesce. Ci è piaciuto tutto quello che abbiamo assaggiato, in particolare la moussaka (tipico sformato di melanzane e carne trita), i dolmadakia (involtini di fogli di vite ripieni di riso), l’agnello al limone e il calamaro alla griglia. Le porzioni sono state parecchio abbondanti e i prezzi giusti. Ulteriore plus, dalla terrazza si gode di una vista sulla baia davvero incantevole.
  • TO STEKI TOU ANDREA. Si trova nella zona nord-esse dell’isola, si mangia sotto un bel pergolato e la cucina è casalinga e senza fronzoli. Consigliato soprattutto a chi ama i gatti, qui ne troverete tantissimi che si aggirano tra i tavolini in cerca di avanzi golosi.

TINOS: COSA VEDERE

  • SBARCHIAMO A TINOS. Ripartiamo da Gavrio, dopo aver riconsegnato l’auto, alla volta di Tinos, dove arriviamo con un altro paio d’ore via mare. Il porto di Tinos è praticamente in città, la Chora dista 300 metri e si raggiunge a piedi in un attimo. Il paese è di medie dimensioni, con tre-quattro viuzze particolarmente belle, ma la cosa che colpisce immediatamente è il santuario dedicato alla Madonna che domina la cittadina ed è meta di pellegrinaggio da parte degli ortodossi di tutta la Grecia e non solo. Motivo per cui è caldamente sconsigliato visitare per turismo l’isola durante la settimana di Ferragosto, quando arrivano persone da ogni dove per la celebrazione del culto. L’isola straripa di gente e i prezzi lievitano. Sappiamo che spesso è l’unico momento utile a disposizione, ma si rischia di non godersi la magia di questo posto dai ritmi normalmente molto tranquilli.
  • L’ISOLA DAI MILLE VILLAGGI. La particolarità di Tinos sono i piccoli borghi di cui è disseminata, uno più grazioso dell’altro e alcuni veri e propri gioielli. Il bello di Tinos, secondo noi, è proprio girare scoprendoli uno per uno. Per questo motivo, anche questa volta abbiamo noleggiato una macchina in città: vi consigliamo l’autonoleggio Vidalis, Yannis e il suo team sono super gentili e affidabili. I nostri paesini preferiti sono Kampos con i suoi campanili scolpiti, Isternia da cui si gode una vista spettacolare sull’Egeo davvero imperdibile, Dyo Choria con la sua deliziosa piazzetta, Volax con le poesie scritte su porte e imposte e le botteghe di artigianato, Panormos, un villaggio di pescatori sul mare che sembra fermo nel tempo. Ma si potrebbe continuare a lungo.
  • UNA TAPPA IRRINUNCIABILE. Un paragrafo tutto suo se lo merita Pyrgos, senza dubbio il più bello dei paesini di Tinos: viuzze bianche, colonne e finestre scolpite di marmo, porte blu e buganville a ogni angolo. Una miriade di chiese e chiesette, piccoli giardini fioriti, fontane e infine la piazzetta centrale dove un platano secolare domina la scena e invita a godersi la sua ombra davanti a una Fix o a un metaxa. Qui si trova anche un museo dedicato alla lavorazione del marmo, arte tradizionale di Tinos che ospita infatti una grande cava. Poi, ci sono negozietti di artigianato e di gioielli molto carini, diversi bar e un paio di taverne. C’è anche un laboratorio che sforna pane e dolci che vende al pubblico, seguite il profumo e lo troverete!
  • IL MONASTERO. È interessante anche una visita al monastero ortodosso che si trova sull’isola. Ricordatevi di avere gambe e spalle coperte per poter entrate e avrete accesso a parecchio dello spazio abitato dalle monache devote a Santa Pelagia, patrona dell’isola e colei che fece erigere il santuario in città. Qui sono anche conservate ed esposte alcune reliquie della santa e potrete godere di uno stupendo panorama.
  • EXOMBURGO. Si tratta del monte che domina l’isola e sotto la cui vetta si può arrivare in macchina. Lì troverete un grande spiazzo dalla vista incredibile su tutta l’isola e una piccola cappella votiva.
  • AGIOS IOANNIS PORTO. Qui è dove abbiamo alloggiato e dove troverete ben due spiagge divise da un mini promontorio: una piccola baia riparata che però dopo pranzo è in ombra, e una spiaggia lunghissima e ampia. Ci sono diverse strutture che forniscono lettini e ombrelloni, nonché diverse oppurtunità per pranzare o bere qualcosa.
  • ORMOS ISTERION. La spiaggia più suggestiva dell’isola secondo noi, acqua cristallina e sabbia fine. Anche qui trovate nei paraggi diversi ristoranti ma niente attrezzature.
  • KOLIYMBITHRA. C’è un po’ di Ibiza in questa spiaggia dalle vibes hippie, con un furgoncino a fare da bar e i caratteristici ombrelloni bassi con cuscini di iuta. Bella atmosfera, ma da questo lato dell’isola il mare è quasi sempre mosso, tenetelo in considerazione.
  • LAOYTI. Si tratta di un’altra spiaggia molto incontaminata e selvaggia. Qui il fondale è subito profondo e il paesaggio ancora una volta diverso. C’è un fiumiciattolo che sfocia nel mare dalla spiaggia, rendendola particolare. Troverete anche un baretto e qualche lettino e ombrellone.

TINOS: DOVE MANGIARE

  • GI OURANOS THALASSA. Questo ristorante si trova a Kionia, sul mare, e ci piace moltissimo, sia perché si mangia molto bene sia perché fa una cucina greca un po’ diversa dal solito. Lo chef è un personaggio (ha partecipato anche a qualche programma greco di cucina) e la qualità è davvero una spanna sopra agli altri. È tutto buono, ma a nostro parere l’hallumi come lo fanno qui gioca un altro campionato, insieme alla Pavlova che non sarà tipica delle Cicladi ma è altrettanto paradisiaca. I prezzi sono un po’ più alti della media, ma questo posto, per noi, vale assolutamente la spesa.
  • O ROKOS. Una ruspantissima e deliziosa taverna nel bel paesino di Volax. Da qui non si vede il mare, anzi, il locale è circondato dalle strane montagne di questa parte dell’isola, ma il sapore dei suoi piatti non vi farà sentire la mancanza di nulla. Qui secondo noi ci sanno fare particolarmente con la carne e se vi piace l’agnello non potete perdervi le costine alla griglia. Fatevi portare anche il loro formaggio, le olive e la salsiccia di Tinos e ve ne andrete felici, avendo speso il giusto.
  • MALAMATENIA. Si tratta di uno dei ristoranti più popolari dell’isola. Ha un ottimo rapporto qualità prezzo e qui si trovano tutti i grandi classici della cucina ellenica, ma anche piatti meno conosciuti. Vi consigliamo di provare, per esempio, la mostra, una sorta di frisella molto grande con pomodori e feta, e dei peperoni simili ai friggitelli ripieni di formaggio piccante da volare via.
  • MAISTROS. Siamo a Panormos. Se dopo una visita al borgo vi viene fame, in 10 minuti di auto sarete seduti a un tavolo di questo ristorante. Da Maistros si mangia pesce e lo si mangia bene e in modo vario, cosa rara per le Cicladi, anche se può sembrare un paradosso. Ottime le cozze, le sardine marinate e anche i calamari fritti.
  • HALARIS. Questo non è un ristorante ma una pasticceria, un sogno forse: è una delle più famose della Grecia e non è un’iperbole. È nella Chora, non lontano dal porto, e la sua storia inizia nel 1923. Obbligatorio passare di qui e portarsi via in una delle caratteristiche scatole marroni un po’ di dolcetti di pasta di mandorla o qualsiasi altra squisitezza catturi la vostra curiosità. I nostri preferiti sono dei biscotti con l’arancia candita e dei dolci con la panna montata.

SYROS: COSA VEDERE

  • ERMOUPOLI. A Syros siamo stati in giornata, è una bella gita che si può fare partendo da Tinos con un’oretta di traghetto all’andata e altrettanto al ritorno. Quello che vi diamo qui è, quindi, solo un assaggio dell’isola a cui si potrebbe serenamente dedicare qualche giorno per esplorarla per bene. Si sbarca a Ermoupoli, una vera e propria città che non è solo la principale di Syros, ma è anche il centro più importante delle Cicladi, sia a livello culturale sia amministrativo. Dimenticatevi tutto quello che avete imparato a Tino e Andros sull’architettura cicladica: gli edifici di Ermoupoli sono imponenti e in stile neoclassico, e ne lasciano subito intuire il passato glorioso e un presente ancora vivo. Passeggiare per le sue strade è davvero piacevole e gli scorci che regala sono qualcosa di unico, soprattutto pensando che si è su una piccola isola dell’Egeo. Oltre a diversi monumenti storici, musei e bellissimi palazzi, non mancano ristoranti, bar e locali. Ci sono anche parecchie scale che conducono alla parte alta della città; sono belle ripide ma regalano all’arrivo scorci molto suggestivi.
  • TEATRO APOLLO. Se ci leggete, sapete anche della nostra passione per il teatro e non potevamo non visitare quello che si trova qui. Il Teatro Apollo è una riproduzione in “miniatura” della Scala di Milano in mezzo al Mediterraneo ed è un polo culturale importantissimo della zona. La sua stagione dura tutto l’anno (sogno!) e ospita sia spettacoli d’opera sia di prosa. Il suo palco è stato calcato dalla Callas così come da tantissimi nomi della lirica mondiale. L’edificio è degli anni 60 dell’800 ed è un omaggio al melting pot delle culture che sono passate di qui: il soffitto del foyer, per esempio, riprende quello del Partenone, ma al posto della rosa raffigura la stella dei mari veneziana, rimando alla dominazione della Serenissima su queste isole.

ALTRE INFORMAZIONI UTILI

  • COME ARRIVARE. Per fare questo viaggio potete volare su Atene come abbiamo fatto noi, ma anche su Mykonos che dista solo mezz’ora di traghetto da Tinos. I voli su Atene sono solitamente più economici, più frequenti e disponibili durante tutto l’anno, ma se volete aggiungere una tappa che magari non conoscete è un’idea. Potete anche arrivare ad Atene e rientrare da Mykonos o viceversa, insomma ci sono varie opzioni.
  • TRAGHETTI. È importante avere sotto mano orari e tratte dei traghetti, noi abbiamo utilizzato solitamente il sito onpenseas.gr. I traghetti in Grecia sono estremamente puntuali e anche piuttosto confortevoli. Può capitare, però, che con il mare grosso oppure a causa di uno sciopero siano fermi. Lì è necessario armarsi di pazienza.
  • NOLEGGIO AUTO. Vi consigliamo per la nostra esperienza di noleggiare la macchina sulle isole e non ad Atene o Mykonos. Imbarcarla vi costringerebbe a prenotare con largo anticipo per non rischiare di non trovare posto, vi costerebbe di più e dovreste fare lunghe file per imbarco e sbarco. Molto più agile prenderla in loco.

E voi siete mai stati in questa parte di Egeo? Avete altri suggerimenti? Fatecelo sapere con un commento o condividendo le vostre foto sui social con l’hashtag #ConoscoUnPosto!

Se siete alla ricerca di altri nostri consigli, trovate tutto a questo link per gite fuori porta e a questo per viaggi più lunghi.

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Road trip in Oman: itinerario di una settimana tra mare e deserto /oman-viaggio-di-una-settimana-itinerario/ /oman-viaggio-di-una-settimana-itinerario/#comments Tue, 05 Mar 2024 07:00:00 +0000 /?p=68674 State programmando il vostro viaggio in Oman? Ecco tutti i nostri consigli su cosa visitare e dove mangiare per un itinerario di una settimana!

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Il Medio Oriente è una delle zone che ci affascina di più: dopo Giordania, Turchia e Israele stavolta è il turno dell’Oman, una meta ancora non troppo frequentata e che ci ha fatto innamorare. Abbiamo deciso di iniziare a esplorarla con un itinerario ad anello di una settimana attraverso città, catene montuose, canyon, deserto e mare cristallino. Se anche voi state programmando un viaggio in questo paese, è il momento giusto per prendere appunti: ecco cosa vedere e dove mangiare in un road trip di una settimana!

La Grande Moschea a Muscat | ©Alice Caprotti

UNA SETTIMANA IN OMAN: COSA VISITARE

MUSCAT, LA CAPITALE DELL’OMAN

  • Tappa iniziale e finale di questo itinerario ad anello, Muscat si visita tranquillamente in una giornata. Se avete visitato altre città della penisola araba, come Dubai, noterete subito che la capitale dell’Oman appare diversa: secondo una legge locale, nessuna costruzione può superare l’altezza del minareto di Muscat (90m). Per questo il panorama urbano ha ben pochi grattacieli e un aspetto più peculiare. Vi consigliamo di partire a esplorare la città dalla Grande Moschea, visto che è aperta solo dalle 8 alle 11 del mattino. Costruita recentemente, nel 1992, è davvero magnifica: la sala di preghiera principale ospita il secondo tappeto persiano più grande del mondo ed è tanto bella quanto solenne. Se arrivate presto la mattina, la troverete anche vuota – e sarà ancora più affascinante. Viene richiesto un abbigliamento “consono” per visitare la moschea: donne e bambine sopra i 7 anni devono avere capo, braccia e gambe coperte, e nessuna scollatura. Se arrivate impreparate, non vi preoccupate: potete noleggiare vesti e scialli all’ingresso a pagamento. È l’unica moschea del paese aperta ai turisti quindi vi consigliamo di non perdervela.

Dopo aver esplorato la magnifica Moschea, vi suggeriamo di dirigervi verso la Città Vecchia di Muscat, cinta da imponenti mura e caratterizzata da suggestivi panorami sulle montagne che la circondano. Qui vi consigliamo di visitare gli esterni del palazzo del sultano; una casa antica tipica e interamente restaurata, chiamata Bait Al Zubair; e il forte Al Jalali nei pressi del porto.

Vi suggeriamo anche di dedicare un po’ di tempo al vivace quartiere di Mutrah, con il mercato del pesce (se volete svegliarvi all’alba…) e il Suq, in parte dedicato allo smercio dell’oro. Il momento giusto per visitarlo è nel tardo pomeriggio, quando si anima di persone in cerca di affari. Se avete la possibilità, infine, concedetevi una rilassante passeggiata lungo lungo la corniche (lungomare) di Mutrah, con le sue fontane di discutibile gusto ma affacci mozzafiato sul mare. Questo è uno dei momenti che abbiamo apprezzato di più durante la nostra visita.

  • ISOLE DAYMANYIAT. Acque cristalline, pesci tropicali, tartarughe e colori paradisiaci: potrebbe essere riassunta così la nostra escursione alle Isole Daymanyiat, che si visitano tranquillamente in giornata da Muscat. Noi ci siamo affidati ad Al Muhajer Marina e ci siamo trovati benissimo (il costo è di circa 70€ per mezza giornata, 95€ per la giornata intera). il punto di ritrovo è la Marina di Muscat, un quartiere molto lussuoso con residenze, negozi e un suo porto. Le barche sono spartane ma comode. Le isole si raggiungono in meno di un’ora e durante l’escursione avrete la possibilità di fare snorkeling in due aree diverse. Il bagno con le tartarughe marine da solo vale la vacanza!
Uno scorcio delle isole Daymanyiat | ©Alice Caprotti

LA ZONA DEI MONTI HAJAR

  • TANUF e AL HAMRA. Da Muscat, ci siamo spostati lentamente verso la zona interna dei monti Hajar. Tanuf non meriterebbe una deviazione a sé ma, dal momento che è lungo la strada per arrivare a Jebel Shams, potete fermarvi a dare un’occhiata al vecchio villaggio abbandonato negli anni 50 e a osservare uno dei caratteristici sistemi di irrigazione aflaj, una peculiarità dell’Oman che è anche diventata Patrimonio UNESCO. Lo stesso discorso vale per Al Hamra, un altro minuscolo villaggio per metà abbandonato, dove si possono osservare alcune abitazioni tradizionali e fare una passeggiata tra i palmeti. Il vero motivo per fermarsi è, però, il punto panoramico da cui potete vedere le piantagioni di palme da dattero e parte del villaggio in primo piano, con dietro le imponenti montagne di Jebel Shams.
  • JEBEL SHAMS. Questa è la montagna più alta dell’Oman (3009m) ma la vera attrazione è il Wadi Ghul sottostante, un canyon profondo oltre 1000 metri. Se avete più tempo a disposizione (e un abbigliamento adeguato), da qui potete fare un trekking di circa 10km (ritorno compreso) lungo la magnifica Balcony Walk. La strada per Jebel Shams è in parte sterrata e in parte molto ripida. Se avete una 4×4 potete cavarvela ma se avete scelto un ‘semplice’ SUV vi consigliamo di fermarvi nel primo punto comodo e quasi sicuramente comparirà una guida pronta ad accompagnarvi in vetta.
Jebel Shams | ©Alice Caprotti
  • MISFAT AL ABRIYYIN. Chiamato spesso semplicemente Misfah, questo paesino di montagna ha un fascino speciale. Se potete, dormite come abbiamo fatto noi in una delle guesthouse tradizionali. Incredibilmente suggestivo il percorso ad anello (lo potete trovare come Plantation Circuit Trail) che si può effettuare scendendo progressivamente verso il fondo di una gola, passando attraverso palmeti e coltivazioni a terrazze con rigogliosi alberi da frutto, seguendo il corso degli aflaj. Intorno a voi vedrete le montagne e Misfah in lontananza, e vi sentirete in un piccolo angolo di paradiso.
  • FORTE DI BAHLA e FORTE DI JABRIN. A breve distanza l’uno dall’altro si trovano questi due forti, entrambi imperdibili per motivi diversi. Il Forte di Bahla è uno dei più grandi del paese, e si vede: la sua imponenza è notevole, come il panorama che si gode dai bastioni. Gli interni invece sono più spogli. Se volete allungare un po’ la permanenza a Bahla, c’è un piccolo suq tradizionale e alcune botteghe di ceramisti. Il Forte di Jabrin, invece, è meno maestoso dall’esterno ma ha numerose stanze ben conservate con arredi e decorazioni e dei bei giardini interni.
  • NIZWA. Dopo paesini e villaggi, con Nizwa tornerete in un contesto decisamente più cittadino. Qui si trova uno dei suq più antichi dell’Oman, diviso in edifici separati a seconda che si venda carne e pesce (aperti non tutti i giorni), frutta e verdura oppure spezie o artigianato. Se volete portarvi a casa dei souvenir, questo potrebbe essere il posto giusto dove cercarli. Qui noi abbiamo fatto incetta di datteri di tipi diversi, egualmente pazzeschi.

L’attrazione principale, a ragione, è il forte: costruito nel XVII secolo, è famoso per la sua immensa torre a pianta circolare alta ben 40 metri. Se potete, andate a visitarlo al tramonto. Dalla cima della torre avrete una vista pazzesca sulle piantagioni di datteri circostanti e sulla vicina moschea col suo minareto illuminato.

  • JEBEL AKHDAR. Per esplorare la zona montuosa di Jebel Akhdar, siamo partiti dal paesino di Birkat Al Mawz. A differenza di Jebel Shams, qui una 4×4 non è suggerita ma obbligatoria, visto che c’è un check point di controllo all’inizio della salita. Noi ci siamo affidati a un driver trovato a Birkat al Mawz e vi suggeriamo di fare lo stesso: i prezzi si aggirano intorno ai 70€ per 4 persone. Di punti panoramici ce ne sono a bizzeffe, ma senza dubbio il più famoso è quello dedicato alla principessa Diana, proprio sul bordo dello strapiombo. Irrinunciabile, secondo noi, fare un trekking lungo le montagne, attraverso i villaggi: mi raccomando, scarpe comode!
Jebel Akhdar | ©Alice Caprotti

LA COSTA ORIENTALE

  • IBRA. Questa ridente cittadina è la tappa ideale per fare una pausa prima di giungere nel deserto. Sappiamo che è una coincidenza difficile da organizzare, ma se potete passateci il mercoledì mattina: è l’unico momento della settimana in cui il suq ospita unicamente mercanti (e acquirenti) di sesso femminile, spesso provenienti da regioni lontane. La presenza maschile non è particolarmente gradita, come potete facilmente immaginare.
  • SHARQIYA SANDS. L’Oman racchiude tra i suoi confini ben 3 diversi deserti. Se visiterete come noi la costa nord, il deserto di Sharqiya Sands (o Wahiba, dal nome dei beduini che lo abitano) è il più comodo da raggiungere. Una volta scelto l’accampamento in cui dormire, sarà lo staff a venirvi a recuperare ai margini del deserto, solitamente a una stazione di servizio dove potrete lasciare la vostra macchina. Volendo potete anche arrivare al campo da soli: la strada non è difficile come può sembrare, ciò che ci ha fatto desistere è stata più che altro la mancanza totale di indicazioni. Arrivati in loco le attività da fare sono diverse, come il giro in cammello o in quad, oppure escursioni di 2 giorni passando la notte in tenda. Noi abbiamo scelto di fare dune bashing al tramonto ed è stato indimenticabile. Potete anche salire in autonomia sulle dune, cosa che abbiamo fatto all’alba del giorno successivo, arrampicandoci con una corda gentilmente fornita al campo: semplicemente stupendo!
  • WADI BANI KHALID. I wadi sono dei canyon scavati nella roccia dai fiumi, più o meno ricchi d’acqua e vegetazione. Ogni wadi è diverso dall’altro e l’Oman ne è pieno. Il Wadi Bani Khalid, dove ci siamo recati, è uno dei più famosi. Proprio per questo, vi consigliamo di arrivare la mattina presto per evitare le orde di turisti. Non seguite Google per arrivarci perché vi porterà fuori strada. La camminata è facile e alla portata di tutti e il bagno rinfrescante nel wadi sarà un vero toccasana. Ricordatevi però che qui i bikini qui sono vietati.
  • SUR. Nonostante non abbia particolari attrazioni da visitare, Sur è una città davvero gradevole dove fermarsi tra uno spostamento e l’altro. Un tempo era celebre per i cantieri dei dhow, le tradizionali imbarcazioni omanite. Potete ancora incontrarne qualcuno passeggiando sul lungomare, che offre peraltro degli scorci incantevoli.
Lungomare di Sur | ©Alice Caprotti
  • WADI SHAB. L’ultima tappa di questa vacanza, e anche una delle più affascinanti. Dopo essere arrivati al parcheggio (sempre di buon ora, fidatevi di noi), pagherete pochi rial per attraversare una piccola laguna che vi separa dall’inizio del sentiero vero e proprio. Il paesaggio cambia di continuo, tra le sfumature gialle delle rocce e quelle turchesi delle pozze d’acqua: la camminanta è tutta in piano, ma se avete delle scarpe da trekking, meglio. In circa un’ora arriverete a destinazione, ma non ci sono strutture di alcun tipo quindi munitevi di asciugamani e provviste.

UNA SETTIMANA IN OMAN: DOVE MANGIARE

  • BAIT AL LUBAN (Muscat). Ospitato in una vecchia guesthouse, Bait al Luban è il posto giusto dove sperimentare la cucina tradizionale omanita. Vi consigliamo l’Arsiya, riso e carne a cottura lenta serviti con salsa di datteri, e il Qabouli Laham, riso cotto in brodo di carne con una speciale miscela di spezie. Molto buone anche tutte le zuppe, soprattutto quella di lenticchie. Grazie ai piatti, ma anche all’atmosfera, qui siamo tornati due volte, eventualità che nei viaggi ci capita di rado. Prezzo medio: 25€.
  • AL ZUHLY RESTAURANT (Nizwa). Locale molto spartano con i tavolini sul marciapiede, che offrono però una vista da lontano del forte e della moschea. Propone prevalentemente kebab o piatti di riso con carne, con porzioni enormi. Prezzo medio: 5€.
  • AL AQR (Nizwa). Nascosto tra i vicoli della città, il punto forte di questo ristorante è senza dubbio la terrazza panoramica. Il menu è abbastanza sintetico, prevalentemente composto di piatti di carne o kebab, e il servizio un po’ troppo lento. Prezzo medio: 10€.
  • REEM ALYEMEN (Birkat al Mouz). Ristorante molto informale dove ci siamo fermati prima della nostra escursione a Jebel Akhdar, serve piatti semplici e un po’ da fast food. Prezzo medio: 5€.
  • SUR SEA RESTAURANT (Sur). Come avrete intuito, la carne regna sovrana nella cucina omanita. Per questo vi consigliamo di approfittare della sosta a Sur per variare e provare qualche piatto di pesce. In questo ristorante, con dehors esterno, ci siamo trovati ben. Ha anche una buona scelta di piatti vegetariani in alternativa. Prezzo medio: 10€.

ALTRE INFO UTILI SUL VIAGGIO IN OMAN

  • ITINERARIO E ALLOGGI. Noi abbiamo optato per un itinerario ad anello in senso antiorario da Muscat, ma potete benissimo effettuare lo stesso in senso orario, se preferite passare prima dalla costa. Con una settimana a disposizione, abbiamo trascorso una sola notte in ogni tappa, ad esclusione di Muscat. Qui abbiamo scelto di alloggiare la prima notte nel quartiere di Mutrah, al Naseem Hotel, e l’ultima al Fraser Suites Muscat, comodo per l’aeroporto. Il Naseem è più semplice, ma con un’ottima colazione inclusa, mentre il Fraser è molto più lussuoso (abbiamo approfittato di una promozione). A Misfah vi consigliamo la Misfah Old House, comodissima per la passeggiata che vi abbiamo raccontato e con una bella terrazza. A Nizwa, invece, abbiamo optato per il Nizwa Inn: c’è sicuramente di meglio sia in città che nei dintorni ma le camere davvero ampie e la posizione comoda ci hanno comunque lasciati soddisfatti. Nel deserto, poi, abbiamo scelto come accampamento il Sama Al Wasil Desert Camp (se potete, optate per la tenda invece dello chalet, molto più caratteristica). A Sur, infine, abbiamo alloggiato al Sur Grand Hotel, molto accogliente e con una bella vista sul mare.
  • RISTORANTI&CUCINA. In Oman si mangia tanta carne. Un’opzione vegetariana è quasi sempre presente ma si tratta perlopiù di riso con verdure e spezie. Fuori da Muscat i ristoranti di un certo livello sono rari, quindi preparatevi a mangiare in locali tendenzialmente spartani (ma non per questo meno buoni) oltre che molto economici. Tenete conto che in diverse tappe sarà facile che mangerete in hotel. Essendo un paese musulmano, non troverete alcolici in nessun ristorante.
  • INTERNET. Come ovunque, ormai, potete acquistare una Sim card del posto già all’aeroporto. Noi abbiamo provato la Sim virtuale di Holafly e ci siamo trovati bene. Deserto a parte, la ricezione è sempre stata ottima.
  • MEZZI DI TRASPORTO. Qui la macchina regna sovrana quindi non pensate di riuscire a muovervi utilizzando mezzi pubblici. Noi abbiamo noleggiato una macchina tramite la compagnia di autonoleggi Dollar all’aeroporto e ci siamo trovati bene. Se potete, prendete una 4×4 così da avere più autonomia possibile, anche nelle escursioni in montagna. Guidare è molto semplice: le strade sono nuove e molto ampie, il traffico inesistente e così pure i semafori. I costi si mantengono bassi perché non ci sono caselli e la benzina costa poco (circa 50 centesimi al litro). Unica cosa da tenere a mente: qui la pulizia dell’auto è un culto (c’è addirittura una multa per chi circola con una macchina troppo sporca), quindi ricordatevi di riportarla immacolata al noleggio. Se doveste avere bisogno di un taxi, noi abbiamo anche testato l’app Otaxi e ci siamo trovati bene!
  • ABBIGLIAMENTO. L’Oman è un paese musulmano quindi il nostro consiglio è, al di là dei posti che richiedono esplicitamente un abbigliamento modesto, di non indossare abiti troppo corti o scollati in generale.
  • SOLDI. Abbiamo pagato quasi ovunque con la carta di credito, ma per sicurezza cambiate comunque un gruzzoletto in contanti (non in aeroporto, mi raccomando), soprattutto per pagare le escursioni coi driver o per piccoli acquisti.

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Se siete alla ricerca di altri nostri consigli, trovate tutto a questo link per gite fuori porta e a questo per viaggi più lunghi.

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3 giorni in Costa degli Dei in Calabria: cosa vedere e dove mangiare /3-giorni-in-costa-degli-dei-in-calabria-cosa-vedere-e-dove-mangiare/ /3-giorni-in-costa-degli-dei-in-calabria-cosa-vedere-e-dove-mangiare/#respond Thu, 25 May 2023 06:00:57 +0000 /?p=58062 Siamo stati per un weekend lungo in Calabria, nella splendida Costa degli Dei. Ecco tutti i nostri consigli su cosa vedere e dove mangiare!

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Tra le regioni italiane sicuramente più selvagge e forse anche meno conosciute c’è la Calabria, meta perfetta sia per una fuga di qualche giorno lontana dal caos, magari fuori stagione, sia per una vacanza di mare più lunga nei mesi più caldi. Noi siamo stati per un weekend lungo sulla Costa degli Dei, un litorale incredibile che, da Pizzo Calabro fino a Nicotera, si affaccia sul Tirreno coi suoi borghi d’altri tempi, una vegetazione rigogliosa e un mare incontaminato. Ecco tutti i nostri consigli su cosa vedere e dove mangiare in questa zona!

UNA SETTIMANA IN COSTA DEGLI DEI IN CALABRIA: COSA VISITARE

  • UN GIRO A TROPEA. Uno dei borghi più belli d’Italia, e a ragione. Se siete in zona, non perdetevi assolutamente Tropea: iniziate da un giro tra i palazzi nobiliari e i portali del centro storico (immancabile un giro di Piazza Ercole e una visita alla Cattedrale di Maria Santissima di Romania) e arrivate fino all’affaccio Raf Vallone, da cui si gode di una vista incantevole sulla spiaggia libera e sul Santuario Santa Maria dell’Isola. Se avete dimenticato di mettere in valigia un libro, potete affidarvi alla gentilissima libraia della Libreria Il Pensiero Meridiano, mentre per i souvenir gastronomici da riportare a casa un ottimo indirizzo è La casetta del Piccantino.
  • IL TRAMONTO A CAPO VATICANO. Tra i punti più strategici da cui osservare il tramonto c’è sicuramente Capo Vaticano: passeggiate fino al suo celebre faro per godervi uno dei tramonti più infuocati di sempre (se sarete fortunati troverete quello ‘di Ulisse’, in cui il sole finisce esattamente dentro al vulcano Stromboli). Magico.
  • UN TUFFO AL MARE. Le spiagge in zona sono davvero tantissime, e tutte indicate sia per un tuffo direttamente dalla barca sia per una giornata ‘a terra’. Tra le nostre preferite, vi suggeriamo Cala Janculla, Spiaggia Formicoli, Spiaggia di Riaci, Spiaggia di Michelino e il Paradiso dei sub.
  • UN TARTUFO A PIZZO CALABRO. Tra i tanti borghi affacciati sul mare non perdetevi Pizzo Calabro: passeggiate tra i vicoli del centro storico, vi porteranno tutti a Piazza della Repubblica, un salotto affacciato sulla Costa degli Dei. Qui la specialità gastronomica è il tartufo: una semisfera di gelato ripiena di cioccolato semiliquido. Noi vi consigliamo quello del Bar Dante o di Ercole, all’ora del tramonto li mangerete con una vista spettacolare.
  • LE GROTTE E IL MUSEO DI ZUNGRI. Se vi piace mixare relax e cultura, non perdetevi una gita a Zungri, meraviglioso sito archeologico all’aperto che, con le sue grotte scavate nella roccia e il suo museo, testimonia insediamenti rupestri tutti da scoprire.
  • UNA DEGUSTAZIONE DI PRODOTTI TIPICI. In Calabria non mancano presidi Slow Food e ingredienti gustosissimi da approfondire. Se anche voi siete appassionati, potete andare alla scoperta di qualche piccolo produttore della zona: noi, per esempio, siamo stati (previo appuntamento) a vedere come si fa la ‘nduja (ovviamente nella sua patria, Spilinga, da Bellantone) e al Monte Poro, per una degustazione di pecorini e salumi artigianali locali da Masseria Monte Poro.
  • DUE PASSI A SCILLA. Per due passi tra vicoli affacciati sul mare e un tuffo nel passato, dirigetevi fino a Scilla, in Costa Viola, e in particolare fino al piccolo borgo di pescatori Chianalea, dove respirare un po’ di tranquillità – almeno, fuori stagione – e ammirare le case a strapiombo sul mare.
  • UNO STOP NEI PAESINI LUNGO IL LITORALE (E NON). Se siete in auto, lungo la strada che da Tropea conduce fino a Reggio Calabria, potete fermarvi in diversi paesini e relative spiagge, come Bagnara Calabra e Palmi (dove vi consigliamo di fare un salto alla Tonnara, con il suo Scoglio dell’ulivo), oppure spingervi fin nell’entroterra, per esempio a Seminara, epicentro della fabbricazione delle maschere apotropaiche contro malocchio ed energie negative. Noi, ovviamente, ne abbiamo riportate un paio a Milano, che non si sa mai.
  • UN GIRO FINO A REGGIO CALABRIA. Se avete tempo in abbondanza, naturalmente potete allungare il vostro tour della costa tirrenica fino a Reggio Calabria, dove è suggerita una passeggiata sul lungomare e, per forza, uno stop al suo Museo Archeologico, per ammirare i celeberrimi Bronzi di Riace, e non solo.

UNA SETTIMANA IN COSTA DEGLI DEI IN CALABRIA: DOVE MANGIARE

  • RISTORANTE DE’ MINIMI (Tropea). All’interno dell’incantevole boutique hotel Villa Paola, di cui vi parliamo dettagliatamente più sotto, trova casa questo ambizioso ristorante, gestito da un team tanto giovane quanto preparato, in cui potrete gustare ingredienti locali (alcuni letteralmente a km0, raccolti direttamente dall’orto circostante), preparati e presentati con eleganza e sapienza. Se state cercando il posto per una cena speciale, piatti come la triglia di scoglio, carota al bbq e salsa bernese o lo spaghettone, burro di acciughe alla brace, ricci di mare, bottarga e bergamotto vi conquisteranno. Periodicamente, il ristorante ospita anche aperitivi letterari, cene a tema e in collaborazione con cantine del territorio e pranzi della domenica come in famiglia dai nonni. Prezzo medio: 100€, menu degustazione da 5 portate 95€, da 7 portate 115€, abbinamento vini 45.
  • RISTORANTE MANITTA (Brattirò). Se vi piacciono le atmosfere veraci nell’entroterra e siete indecisi tra piatti di terra e di mare, in questo agriturismo a Brattirò potete attingere a piene mani dalla tradizione eno-gastronomica calabrese concedendovi, per esempio, un antipasto misto con alcuni dei pilastri di questa cucina (‘nduja, soppressata, caciocavallo, polpette, melanzane ripiene, ma anche legumi e impepata di cozze), oltre a piatti di verdure incredibili (cipolle e peperoni su tutti), paste e secondi piatti come salsicce e pesci tra cui pesce spada, stocco e spatola. Prezzo medio: 30€.
  • UNO DEI RISTORANTI DI CAPOVATICANO RESORT O BAIA DEL SOLE. Sia che siate ospiti dei loro hotel sia che siate ‘esterni’, sappiate che in tutte le strutture di cui vi parliamo nel dettaglio qui sotto non avrete che l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda il cibo, sia per una pausa informale che per un pasto più strutturato. All’interno del Capovaticano Resort troverete a vostra disposizione addirittura 4 ristoranti (Mantineo per una cucina tradizionale calabrese, con primi da urlo come la fileja alla spilingota; Stromboli per pesce grigliato e verdure fresche; Belvedere Bar per dei cocktail pazzeschi e, magari, una verticale di amari locali – Kaciuto, Képhas e Numero Uno su tutti – ; e Strombolicchio, per una cena a bordo piscina vista mare), mentre a Baia del Sole vi consigliamo un pranzo o una cena, sempre con affaccio sulla baia (noi abbiamo provato un bis di paste davvero notevoli).
  • CIVICO 5 (Scilla). Nel piccolo borgo di Chianalea, a Scilla, prima o dopo una passeggiata tra i suoi vicoli, non potete rinunciare a uno stop da Civico 5, celebre soprattutto per il panino con il pesce spada e cipolla di Tropea, condito con il salmoriglio, salsina a base di olive, origano, sale e limone. Ma qui è buono tutto (nota di merito per i gamberetti di nassa, fritti), e la vista fino allo stretto di Messina indimenticabile. Prezzo medio: 25€.

Altri ristoranti che ci sono stati consigliati in zona, ma che non abbiamo avuto modo di provare:

  • LE BRESTE (Brattirò)
  • IL DUCALE (Joppolo)
  • DE GUSTIBUS (Palmi)
  • QAFIZ (Santa Cristina D’Aspromonte)
  • SANTABARBARA 1789 (Bagnara Calabra)
  • LE SAIE (Bagnara Calabra)
  • ZEFIRO (Bagnara Calabra)
  • L’INCANTO (Villa San Giovanni)

UNA SETTIMANA IN COSTA DEGLI DEI IN CALABRIA: DOVE ALLOGGIARE

  • CAPOVATICANO RESORT THALASSO SPA (Capo Vaticano). Camere minimali e spaziose, una vista unica che arriva fino a Stromboli e, addirittura, all’Etna, una spiaggia privata, piscine, campi da tennis e una spa per trattamenti, percorsi kneipp, sauna e bagno turco, 4 ristoranti interni e una posizione perfetta per esplorare la zona. Può bastare? Questi sono solo alcuni dei motivi per cui Capovaticano Resort Thalasso Spa è sicuramente una base molto indicata per la vostra vacanza sulla Costa degli Dei.
  • BAIA DEL SOLE (Capo Vaticano). Se siete amanti del verde ma non volete rinunciare alla vicinanza con la spiaggia e siete alla ricerca di una struttura adatta sia a coppie che a famiglie, Baia del Sole è invece il resort forse più opportuno. Con le sue villette e i bungalow immersi in un giardino tropicale, il mare a due passi (con spiaggia privata), un ristorante, campi da tennis e piscina, non abbiamo dubbi che tornerete da questa vacanza rigenerati.
  • VILLA PAOLA (Tropea). La terza struttura del gruppo è invece la più raffinata, perfetta per una fuga romantica o per una vacanza davvero speciale. Questo ex convento del XV secolo, residenza dei frati dell’ordine dei Minimi, è una vera e propria gemma incastonata sulle alture che affacciano su Tropea, e tutto è curato nei minimi dettagli. Ad attendervi in questo boutique hotel a cinque stelle, oltre a una piscina a sfioro, a rigogliosi giardini terrazzati e a un orto, trovate anche lezioni di yoga, il ristorante De’ Minimi di cui vi parliamo poco più sopra e un team impegnato a farvi dimenticare qualsiasi stress.

Col codice sconto CUPINCALA10, avete il 10%OFF sui pernottamenti in tutti gli hotel, le spa e i ristoranti (aperti anche a ospiti esterni) del gruppo Mediterranean Hospitality, che tra Capo Vaticano e Tropea ha le tre strutture sopra citate (Baia del SoleCapovaticano Resort Thalasso Spa e Villa Paola) e il Ristorante De’ Minimi. Sconto valido solo su prenotazioni dirette via siti, email e telefono (alcune date potrebbero essere soggette a restrizioni).

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Questo articolo è stato offerto da Mediterranean Hospitality.

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Viaggio in Corea del Sud: come organizzarlo e cosa visitare in due settimane /viaggio-in-corea-del-sud-due-settimane-cosa-visitare/ /viaggio-in-corea-del-sud-due-settimane-cosa-visitare/#comments Tue, 16 May 2023 07:00:00 +0000 /?p=56830 Se state programmando un viaggio in Corea del Sud, qui vi diamo i nostri consigli su come organizzarlo e cosa visitare in due settimane!

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Dopo il nostro tour meraviglioso del Giappone nel 2018, non vedevamo l’ora di tornare in Asia, una nostra grande passione. E così, abbiamo organizzato un viaggio in Corea del Sud, che ci ha letteralmente conquistato: ecco tutti i nostri consigli su come organizzarlo e su cosa visitare in due settimane!

DUE SETTIMANE IN COREA DEL SUD: COSA VISITARE

  • SEOUL. Naturalmente la parte più corposa del viaggio l’abbiamo riservata alla Capitale della Corea del Sud, Seoul, vibrante e camaleontica come solo le megalopoli asiatiche sanno essere. Se anche voi avete meno di una settimana per visitarla, vi consigliamo di dividere la città in ‘porzioni’ e visitarle anche grazie all’efficientissima rete metropolitana.
    Abbiamo iniziato il nostro tour dal quartiere di Myeondong, dove alloggiavamo, e nel quale, nei dintorni, vi suggeriamo di non perdervi una passeggiata all’Hanok Village, un giro tra i tanti department store (Lotte e Shinsegae su tutti, per comprare qualche souvenir da riportare da Daiso, per esempio, da Olive Young o Kakao). Spingetevi fino al City Hall, percorrete il Cheonggyecheon (una sorta di Naviglio coreano!), mentre quando comincia a far sera, fate uno stop all’unico tempio illuminato la notte di Seoul, il Deoksugung, e salite sul Namsan, la collina che domina la città e dove si trova anche la celebre Seoul Tower. Per un pranzo o, ancora meglio, una cena molto tipica in zona, sosta obbligata è il Gwangjang Market, di cui vi diamo indicazioni specifiche più sotto, o in alternativa (ma meno consigliato), il Namdaemun Market.
    Rimanendo nella zona nord di Seoul, un altro quartiere da non perdere è Insa-dong. Passeggiate (con un piccolo stop al tempio Jogyesa) tra le sue vie, celebri per le loro pasticcerie e sale da tè, e andate ancora più su, verso uno dei quartieri più ‘spirituali’ della città: in una sola giornata potete visitare diversi templi e palazzi simbolo, come il Gwanghwamun, il Gyeongbokgung, il Bukchon Hanok Village, il Changdeokgung coi suoi giardini segreti (meglio riservare online con anticipo la visita guidata) e il Changgyeonggun Palace. Ritornando verso sud, se vi avanza tempo, potete chiudere in bellezza con un altro santuario confuciano, Jongmyo.
  • Per qualche ora di svago, vi segnaliamo due quartieri che ci sono piaciuti molto per passeggiare e entrare in qualche (bel) negozio. Il primo è Itaewon, contemporaneo e insieme delicato, dove peraltro potete fare uno stop anche al Leeum Museum of Art (da prenotare tassativamente online con anticipo, non si entra altrimenti), uno dei principali musei di Seoul. L’altro è a sud, Sinsa-Dong, che ci ha davvero conquistato col suo mood giovane e rilassato. Qui non perdetevi i meravigliosi store di Gentle Monster e Tamburins. Se siete in vena di shopping potete proseguire fino a Gangnam per un giro da Stussy, Sulwhasoo, Dior e addirittura 10 Corso Como, per un po’ d’aria di casa. Rimanendo in zona sud, vi consigliamo di spingervi fino al bel tempio Bongeunsa e al centro commerciale Coex, al cui interno si trova la scenografica biblioteca Starfield.
  • Se cercate un po’ di movimento anche e soprattutto di sera, potete andare in Hongdae Street, una via attorno cui si snoda un quartiere pieno di negozietti di chincaglierie varie ed eventuali (su tutte, cover), bancarelle di street food e self photos store.
    Se invece desiderate scoprire un quartiere un po’ più periferico, che però negli ultimi anni si è guadagnato la nomea di “Brooklyn di Seoul”, potete arrivare in metro fino a Seongsudong: tra ex carrozzerie e vie strettissime si snodano nuovissimi multibrand (Amore e LCDC, su tutti) e caffè adorabili per qualche ora di relax vicino alle rive del fiume.
  • Un’altra esperienza che si può fare in giornata da Seoul, a seconda del vostro interesse sul tema e del tempo a disposizione, è la visita guidata alla DMZ, la zona demilitarizzata al confine con la Corea del Nord. Noi abbiamo preferito dare la precedenza a Seoul, ma se avete molti giorni o una grande passione per l’argomento, dicono ne valga la pena, e online si trovano molti tour guidati da prenotare.
  • GYEONGJU. In un paio d’ore di treno ad alta velocità da Seoul c’è Gyeongju, la ‘Capitale culturale’ della Corea del Sud, fulcro del regno di Silla e vero e proprio museo a cielo aperto. Imperdibili, qui, le tombe della dinastia, interrate in quelle che ora risultano verdeggianti colline contornate da piccoli stagni, il Donggung Palace e il Gyochon Traditional Village. Ma oltre a queste piccole attrazioni nel centro della cittadina, adorabile e perfetta per staccare uno o due giorni dal caos di Seoul, a Gyeongju si va soprattutto per fare una gita nei suoi dintorni (circa un’ora con un bus di linea), a due degli epicentri del buddhismo in Corea: il tempio di Bulguksa e il Seokguram Grotto.
  • BUSAN. Città di mare nel sud est della Corea del sud, candidata a Expo 2030, Busan vi conquisterà con la sua atmosfera molto particolare, in cui case a picco sulla costa si alternano ai grattacieli vista Oceano. Partite dal Jagalchi Market, uno dei mercati marittimi più importanti di tutta la Corea, e approfittatene per un giro nella sua via più celebre, BIFF Street. Arrivate fino al Gamcheon Cultural Village, un villaggio ritenuto la “Machu Picchu della Corea”, costruito negli anni 20 per confinare i lavoratori del porto e ora riconvertito in sito turistico. Se siete fan delle passeggiate sul mare, a Busan troverete pane per i vostri denti grazie alla Igidae Costal Walk e al Dongbaek Park, da cui potete giungere rispettivamente a due delle più celebri spiagge di Busan, Gwangalli e Haeundae. Da Haeundae, infine, potete prendere una sorta di trenino e raggiungere uno dei pochissimi templi costruiti a strapiombo sul mare, Haedong Yonggungsa: magico e per noi imperdibile.
  • JEONJU. Da Busan, in 3 ore di bus, giungiamo in un’altra città più ‘antica’, Jeonju, culla gastronomica della Corea del Sud e patria del bibimbap. Al di là delle meraviglie gastronomiche, di cui parleremo qui sotto, qui si può visitare il Nambu Market, ma soprattutto l’Hanok Village più grande del Paese. A poca distanza dal centro trovate anche un piccolo villaggio con tanti murales diversi, in cui trascorrere un’oretta in totale relax.

DUE SETTIMANE IN COREA DEL SUD: DOVE MANGIARE

  • PARC (Seoul). Posto molto carino a Itaewon in cui si servono pranzi un po’ “da mamma”, di cui molti a base vegetariana, che in Corea non è scontato. Prezzo medio: 15€.
  • JUNGSIK (Seoul). Se per una serata speciale desiderate concedervi una cena importante, vi segnaliamo questo ristorante una stella Michelin, con sede anche a New York, in cui la tradizione coreana viene portata a un livello superiore grazie a un menu degustazione davvero degno di nota. Ambiente contemporaneo e non troppo impettito, bisogna riservare con anticipo sul sito ufficiale del ristorante. Prezzo fisso del menu degustazione: circa 180€ vino a parte.
  • POT SUJEBI (Seoul). In questo ristorantino a Insa-dong la specialità è, appunto, il sujebi, ovvero dei pezzettini di pasta morbida, serviti insieme a un brodo di vongole paradisiaco. Qui trovate anche il classico pancake coreano, anche lui delizioso. Prezzo medio: 15€.
  • PASTICCERIE E SALE DA TÈ (Seoul). Sempre nel quartiere Insa-dong, dovete assolutamente fermarvi per una rovente tazza di te al gelsomino e qualche dolcetto tipico. I nomi più quotati in zona sono 가배랑솜 e Sinyet chatjip.
  • JANGJAGJIB (Seoul). In questo locale la specialità è pollo&birra, un format che ai coreani piace moltissimo. Qui, il mezzo pollo è sormontato da vari topping, tra cui formaggio oppure mais (all’aglio!) e mandorle, e accompagnato dai classici noodles freddi coreani. Forse una delle cene migliori di tutto il nostro viaggio. Prezzo medio: 20€.
  • HWAPO SIKDANG (Seoul). L’esperienza da fare a tavola in Corea è, in assoluto, il barbecue. Noi lo abbiamo provato – a caso, come quasi sempre qui – in questo ristorante e ne siamo rimasti entusiasti. No panic, qui ti danno anche dei sacchi dove chiudere i vestiti così da non doverli poi bruciare (si scherza). Carne ottima e atmosfera divertente. Prezzo medio: 30€.
  • GWANGJANG MARKET (Seoul). Una sosta, per pranzo o per cena, in questo luna park del cibo è più che obbligatoria. Qui troverete anche i noodles e i mandu, i ravioli coreani, di Cho Yonsoon, la “Netflix Aunty” della serie Netflix (la trovate proprio così su Google Maps per localizzarla). Un altro piatto che va fortissimo è il pancake ai frutti di mare e cipolle, altamente consigliato.
  • 경주어보 (Gyeongju). In questo ristorante la specialità è il pesce bianco alla griglia (lo sgombro che abbiamo scelto noi era davvero eccellente), che viene servito accompagnato dai canonici centordici banchan, i contorni coreani. Cena perfetta, a una cifra ridicola. Prezzo medio: 20€.
  • RYOKO (Gyeongju). Ristorante giapponese in cui abbiamo provato, con estrema soddisfazione, del curry rice e del tonkatsu, entrambi saporiti e convincenti. Prezzo medio: 30€.
  • BAR BOON (Gyeongju). Cocktail bar delizioso in cui sedersi al bancone e provare uno dei loro drink ben fatti, con spirits in larga parte preparati in casa dal proprietario. Prezzo medio: 15€.
  • JAGALCHI MARKET (Busan). Quando siamo andate, ahimè, larga parte dei ristoranti all’interno di questo celebre mercato del pesce era in fase di ristrutturazione, ma un pranzo qui sembra essere assai consigliabile.
  • RISTORANTE SENZA NOME (Busan). La cena migliore del nostro viaggio in Corea del Sud l’abbiamo fatta in un posto che, ahimè, non ha nome, né su Google Maps né su Naver. Se però siete caparbi, sappiate che si trova nel quartiere di Seomyeon, in mezzo a due posti che su Google Maps trovate come Gooweo Samkki e Sudalba. Per riconoscerlo, potete guardare i video della nostra cena a base di sashimi, pannocchia fritta e maki pazzeschi su Instagram. Se riuscite a trovarlo, a fine cena ordinate un soju al litchi e pensateci 🙂 Prezzo medio: 40€.
  • 온센 부산수영구점 (Busan). La specialità di questo posto è una ciotola di riso fumante sormontata da tempura di pesce o carne e da una colata di uovo che lascia senza parole. Andateci, fidatevi. Prezzo medio: 15€.
  • 고이 (Busan). Qui la specialità è il tonkatsu giapponese, da volare via.
  • PARIS BAGUETTE. Per una colazione o uno spuntino al volo, questa catena con tantissime sedi in tutta la Corea è il posto giusto per un paninetto ripieno di azuki o di piselli, una pizzetta con spinaci e formaggio o una classicissima brioche francese.
  • HANKOOK JIB (Jeonju). Regno del bibimpap segnalato anche dalla guida Michelin, e forse per questo un po’ turistico. Ma il bibimpap, sia con carne cotta che cruda, era effettivamente delizioso. Accompagnatelo con del makgeolli, vino di riso tipico coreano! Prezzo medio: 25€.
  • 현대옥 전주한옥마을점 (Jeonju). Qui la specialità sono i noodles in brodo, che non vi faranno rimanere delusi. Prezzo medio: 15€.
  • 이코이 교토 객사본점 (Jeonju). Pub giapponese in cui abbiamo assaggiato un maestoso sukiyaki per cui abbiamo onestamente volato. Prezzo medio: 20€.
  • KAPEUKA (Jeonju). Caffè stupendo dedicato a Kafka, in cui gli specialty coffee vengono serviti tra i libri. Ideale per una pausa tra i molti chilometri che macinerete!
  • CAFE 경우 (Jeonju). Altro caffè molto carino per un po’ di relax.

ALTRE INFO UTILI SUL VIAGGIO IN COREA DEL SUD

  • COSE DA FARE PRIMA DI PARTIRE. Prima di partire, come spesso capita per viaggi di questo tipo, oltre a informarci maniacalmente sulla nostra destinazione (abbiamo comprato anche la Lonely Planet di Seoul, ad oggi disponibile solo in inglese, e questo libro carino introduttivo alla Corea di Paolo Quilici), abbiamo: finalizzato le procedure di ingresso al Paese (autodichiarazione sanitaria con Qr code e visto K-Eta), che trovate sempre aggiornate sul sito Viaggiaresicuri, alzato per sicurezza il plafond estero delle nostre carte di credito e sottoscritto una polizza sanitaria di viaggio.
  • VOLO. Per il nostro viaggio in Corea del Sud abbiamo volato con la compagna di bandiera coreana, Korean Air, trovandoci benissimo. Il volo è diretto e la nostra esperienza è stata davvero positiva a tutti i livelli. A marzo, prenotando un mese in anticipo, abbiamo pagato circa 1000 euro a/r in classe economy.
  • ITINERARIO. Se non sapete come dividere i giorni a disposizione, sappiate che noi abbiamo dedicato 6 notti a Seoul, 2 notti a Gyeonju, 4 notti a Busan, 2 notti a Jeonju. Questa suddivisione ci è sembrata perfetta e ci ha permesso di vedere le cose principali senza troppa fretta. Seoul da sola meriterebbe un mese di vacanza, Busan sicuramente qualche giorno in più. Se avete il ‘problema’ inverso, cioè avete meno di 15 giorni a disposizione, potreste correre un po’ e portare a una notte rispettivamente Gyeonju e Jeonju, Seoul a 5 Busan a 3, per un totale di 10 notti, minimo sindacale, crediamo, per fare un tour di questo tipo.
  • CLIMA. Il nostro viaggio è stato a metà marzo, quando in una giornata abbiamo trovato praticamente ogni stagione. Se anche voi andate in questo periodo, vestitevi a cipolla!
  • RISTORANTI&CUCINA. In Corea si mangia tanta (tanta!) carne e un po’ di pesce. La verdura generalmente si limita a qualche rapa e radice, per cui se siete vegetariani o vegani fate un po’ di ricerca per trovare ristorante adatti (qualcuno ce n’è). Aglio e piccante sono alla base della piramide alimentare coreana, siate preparati. I ristoranti generalmente non si possono prenotare, per cui siate pronti, talvolta a mettervi in fila. Controllate bene gli orari di apertura su Naver perché molti posti chiudono presto, specie alla sera, oppure osservano orari poco consueti.
  • INTERNET. Per tutta la durata del nostro soggiorno abbiamo noleggiato (e riportato) all’aeroporto un comodissimo pocket wifi da condividere. Lo abbiamo prenotato con anticipo a questo link, a un prezzo irrisorio.
  • MEZZI DI TRASPORTO. In Corea del Sud, neanche a dirlo, i mezzi funzionano alla perfezione. Dall’aeroporto a Seoul consigliamo il trenino Arex, che in un’oretta arriva alla Stazione centrale di Seoul. Acquistate a uno dei molti convenience store (7/11, per esempio) una carta T-Money, che potete ricaricare ai tornelli della metro e utilizzare sia sui mezzi pubblici di tutta la Corea sia nella maggior parte dei taxi. Per i nostri spostamenti tra una città e l’altra abbiamo utilizzato la Ktx, ferrovia ad alta velocità (qui il sito ufficiale su cui acquistare i biglietti in anticipo), salvo per la tratta Busan-Jeonju, che conviene fare via bus (biglietti da acquistare in anticipo tramite reception dell’hotel perché il sito è solo in coreano e accetta pagamenti solo con carte di credito coreane). Da ultimo, i taxi sono economici e moltissimi – quelli arancioni tendenzialmente sono guidati da persone che sanno l’inglese. Sebbene si possano fermare anche per strada, vi consigliamo di chiamarli tramite app così da poter inserire direttamente l’indirizzo e non dover farsi capire.
  • APP DA AVERE. Per comunicare con le persone o tradurre immagini o cartelli in tempo reale, Papago (specifica per inglese-coreano e viceversa) o il sempre eccellente Google Traduttore. Indispensabile per capire gli itinerari – a piedi o coi mezzi – è la precisissima Naver Map, in alternativa o combo con Google Maps, che funziona meno bene che in Europa. Per chiamare i taxi, invece, l’app da avere è Kakao Taxi.
  • SOLDI. Abbiamo pagato quasi ovunque con la carta di credito, ma per sicurezza abbiamo comunque cambiato, nel quartiere dove alloggiavamo, un centinaio di euro a testa per avere a portata di mano sempre un po’ di contanti.
  • ALLOGGI. A Seoul abbiamo scelto di alloggiare nel quartiere Myeongdong, e siamo stati molto felici di questa scelta, così come del nostro hotel, un Four Points by Sheraton in ottima posizione. Per quanto riguarda Gyeonju, invece, non è stato facile trovare un hotel degno di questo nome, e alla fine il compromesso ha fatto ricadere la scelta sul Rivertain. C’è sicuramente di meglio ma noi, per quel periodo, non lo abbiamo trovato, e comunque per essere un tre (?) stelle è andata bene così. A Busan abbiamo alloggiato all’Arban, nota catena coreana che tutto sommato non ci ha deluso. Anche la zona dell’hotel, Seomyeon, sarebbe quella che a posteriori risceglieremmo. A Jeonju abbiamo optato per uno splendido Airbnb, pulito, spazioso e con un’ottima comunicazione con l’host.
  • COSTI. La Corea del Sud, arrivando da Milano, è tutto fuorché un Paese caro. Tolte le spese fisse tra volo e hotel non dovreste avere difficoltà, tra mezzi, pranzi e cene fuori e attrazioni varie a rispettare il budget che vi siete prefissati.
  • VIDEO E FOTO. Sul mio profilo Instagram trovate tantissimi post dedicati alla Corea e un sacco di video nei tre circoletti in evidenza dedicati a questo viaggio! Divertitevi!

E voi siete mai stati in Corea del Sud? Avete altri suggerimenti? Fatecelo sapere con un commento o condividendo le vostre foto sui social con l’hashtag #ConoscoUnPosto!

Se siete alla ricerca di altri nostri consigli, trovate tutto a questo link per gite fuori porta e a questo per viaggi più lunghi.

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