L'articolo Una cena da ricordare da Contraste a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Da Contraste esistono tre possibilità. Il ‘menu riflesso’, che in carta si presenta con un vero e proprio vetro su cui, appunto, specchiare se stessi e i propri gusti: al di là delle metafore, si tratta di un percorso da 11 portate costruito ‘su misura’ per gli ospiti che lo scelgono, a seconda delle loro preferenze e delle ispirazioni dello chef. Seguono il menu degustazione da sette portate e la lista, corta, dei piatti à la carte. Mentre ci decidiamo arrivano gli amuse-bouche: iniziamo già col piede giusto. Sul tavolo meravigliosamente decorato con un centrotavola a forma di nuvola arrivano, tra gli altri piattini, la sarda in saor gelatificata alla menta, la creme brûlé di fichi e foie gras con spolverata di curry, il sushi di carne e la chip di tapioca con anguilla affumicata e limone.

Gli amuse-bouche| © Caterina Zanzi
Alla fine optiamo per un menu degustazione e sei portate à la carte. Iniziamo dal menu degustazione, che porta in tavola 7 portate ed è un buon compromesso tra la formula ‘alla cieca’ e la scelta alla carta. Si inizia con la passeggiata nel bosco (funghi in più consistenze e temperature, sesamo orzo e grano arso, mela verde e nocciola) e si prosegue con il gabilo sulla strada del sale (merluzzo con salsa delicata di bagna cauda e daikon). Viene il momento del donut alla bolognese, un piatto-scherzo che sembra un donut ma in realtà è una lasagna.

Il donut alla bolognese| © Caterina Zanzi
Seguono gli gnocchi anguilla affumicata e burrata. Arriva il cacciucco, presentato come fosse un pomodoro. Ultima portata è l’entraña di manzo alla pizzaiola: cottura eccelsa, gusto sublime.

Il cacciucco | © Caterina Zanzi
À la carte optiamo per l’alalunga in verde (un crudo di pesce accompagnato da un ceviche e un’empanada di alalunga), la cartografia del territorio (un tris di verdure tra cui cipolla, radicchio e funghi porcini) il maialino da latte e vernaccia e gli spaghettoni ai ricci di mare.

Alalunga in verde | © Caterina Zanzi

Gli spaghettoni ai ricci di mare| © Caterina Zanzi
Piatti ottimi, ma a colpire è soprattutto quello che precede il maialino, la gelatina di maiale con le sembianze di centesimi di euro, che si sciolgono nel brodo filtrato di carne. Ancora ci penso.

Centesimi di euro o gelatina di maiale?| © Caterina Zanzi

Il maialino| © Caterina Zanzi
Concludiamo con i dolci. Buono il sorbetto di mandarino, eccellente il dessert dedicato a un viaggio a Gerusalemme (i cui ingredienti principali sono noci, miele e zafferano), ma l’esperienza perfetta è nell’omaggio a Tarantino e al suo Pulp Fiction.

Pulp Fiction| © Caterina Zanzi
Uno dei dolci migliori mai assaggiati in vita mia e incredibile a vedersi: il piatto a base di cocco, cioccolato e barbabietola ricalca una sorta di scena del crimine con dei proiettili al cioccolato e dei petali di rosa. Da commuoversi.

L’ingresso del ristorante| © Caterina Zanzi
Siamo in via Meda, alla fine di corso San Gottardo e non lontano dalla zona dei Navigli. Il ristorante si trova all’interno di un bellissimo cortile (inutile dire che mi piacerebbe tornare in estate, quando si potrà mangiare ai tavolini all’aperto), non troppo comodo da raggiungere con i mezzi – ma per chi va in macchina c’è un parcheggio convenzionato proprio a fianco.

La sala di Contraste| © Caterina Zanzi
Buono, ma anche bello. Come dicevo, più che a un ristorante Contraste assomiglia a una casa. Stucchi alle pareti, soffitti alti, arredi di design (una menzione speciale ai bellissimi lampadari rosso fiammante), tavoli ben distanziati e atmosfera davvero piacevole. Una nota di merito, poi, va al servizio. Puntuale senza essere affettato, preciso senza cadere nell’ossequiosità, rispettoso ma amichevole: il team di ragazzi in sala, tutti giovanissimi, è ben collaudato ed è un piacere per gli occhi in una città in cui, purtroppo, a mio parere si commettono troppi scivoloni tra i tavoli. I ritmi sono perfetti, le portate escono con tempi giusti e sincronizzati gli uni con gli altri, nonostante ognuno di noi abbia optato per piatti differenti.

Spiando in cucina| © Caterina Zanzi
Da Contraste sono stata per il mio compleanno (a proposito, grazie papi!). Qualità e prezzi richiedono, almeno nel mio caso, una grande occasione. Il menu specchio costa 130 a persona, quello degustazione (7 portate) è da 80 euro, mentre à la carte due piatti vengono 65 euro, tre portate 80. Il conto finale per quello che avete letto finora è stato di circa 100 euro a testa: una cifra che, personalmente, vale assolutamente il livello della cena! Per chiudere, cito un commento letto in rete che mi trova d’accordo: “Ristorante non per tutti, solo per chi è ancora vivo”. E io dopo ieri sera mi sento più viva che mai.
CONTRASTE
Via Meda 2, Milano
02 49536597 | [email protected]
Aperto solo a cena dalle 19 alle 23, la domenica anche a pranzo
Giorno di chiusura: martedì
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]]>L'articolo I ristoranti del cuore a Milano nel 2015 (e la wishlist 2016) sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Quest’anno le sfide si raddoppiano. Complice il fatto che a Milano, nel 2015 hanno aperto un numero pressoché infinito di nuovi locali da provare. Chi mi leggerà avrà modo di condividere i progressi! Scoprite anche la classifica dei 10 ristoranti del cuore a Milano nel 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020.

Intanto colgo l’occasione per augurare tutti voi un anno meraviglioso, pieno di posti che vi scalderanno il cuore.
MI PIACE PERCHÉ: Perché si mangia un ottimo pesce senza lasciarci lo stipendio. Perché non è fighetto. Perché è all’Isola, e poi finisco sempre per fare un giretto in zona.
MI PIACE PERCHÉ: Perché qui lo street food non è una moda, ma un’arte applicata a dovere. Perché è uno dei pochi posti a Milano dove ordinare un pastrami. Perché, nonostante sia quasi a Corsico, è uno di quei posti ‘che vale il viaggio’.
MI PIACE PERCHÉ: Perché i pasticcini alla domenica sono un rito, e quale modo migliore per iniziare questa giornata se non andando a comprarli e, intanto, facendo colazione. Perché qui ci sono oltre 40 tipi diversi di paste. Perché i prezzi sono giustissimi.
MI PIACE PERCHÉ: Perchè il kimchi, il bibimbab e il bulgogi se non li avete mai provati non potete perderveli. Perché qui la cucina coreana trova una delle sue massime espressioni a Milano. Perché adesso che il ristorante si è trasferito a due passi dal Duomo, è una ragione in più per farci ritorno.
MI PIACE PERCHÉ: Perché in Duomo si sentiva il bisogno di un posto così. Perché l’uovo in camicia che fanno qui è da perdere la testa. Perché si può fare la spesa – e che spesa – subito dopo aver pranzato o cenato, e con tanto di vista sulla Cattedrale!
MI PIACE PERCHÉ: Perché il brunch a Milano è quasi sempre una fregatura, ma questa è l’eccezione che conferma la regola. Perché i ragazzi dietro al bancone si vede che ci credono un sacco, e non capita tutti i giorni. Perché quando i pancake al salmone sono buoni, non c’è cosa più gustosa la domenica mattina.
MI PIACE PERCHÉ: Perché l’astice è un lusso che a volte dobbiamo regalarci. Perché l’astice insieme alla carne ancora dovevo provarlo, e adesso che l’ho provato qui non smetterò mai più. Perché finisco sempre per allungare il giro con un po’ di sano shopping in Rinascente, dove ha sede questo locale.
MI PIACE PERCHÉ: Perché il cirashi qui è spettacolare. Perché non sono mai stanca di provare nuovi ristoranti giapponesi a Milano. Perché un giapponese buono in zona Navigli-Porta Genova proprio ci mancava.
MI PIACE PERCHÉ: Perché di posti carini, ma con contenuto, la nostra città ne ha bisogno. Perché Gorille va bene a qualsiasi ora della giornata. Perché è bello, ma anche buono.

Un matcha latte da Otto | © Caterina Zanzi
MI PIACE PERCHÉ: Perché è la novità in Paolo Sarpi che tutti aspettavamo. Perché il matcha latte qui è spettacolare. Perché è uno dei posti più carini, giovani e con good vibes dove sia stata ultimamente.
E per dieci ristoranti di cui mi è rimasto un bel ricordo, eccone cinque nella mia personalissima wishlist del 2015!
All’ultimo piano del Mercato del Duomo, proprio davanti alla Cattedrale, c’è Spazio Milano. Questo ristorante viene presentato come laboratorio che mette in pratica la “poetica formativa” di Niko Romito, chef tre stelle Michelin del Reale Casadonna di Castel di Sangro, vicino L’Aquila. Curiosando nel menu, avrei voglia di provare le linguine con vongole e cime di rapa e il manzo profumato al carbone con mantecato di patate. Riuscirò ad andarci prima o poi?
Non da moltissimo, dietro viale Bligny, c’è Potafiori, le cui atmosfere e i cui piatti ho avuto modo di apprezzare nel mio feed di Instagram. Qui, i fiori si mescolano alla cucina, alla musica e ai libri, ed è naturale aver voglia di provarlo…che dite, varrà la pena? A me ispira un sacco e non vedo l’ora di andarci, magari durante in una serata ‘musicale’, quando la cena è servita con un po’ di ritmo in sottofondo.
Da Casa Ramen all’Isola ho provato a entrare credo almeno sei volte. Ma, complice il fatto che non si può prenotare e che lo spazio è davvero ridotto, non ci sono mai riuscita. La mossa per questo 2016 sarà presentarmi insieme alle galline alle 7 di sera o a mezzogiorno meno cinque. Solo così potrei riuscirci: ma la voglia di ramen è tale che prima o poi lo farò per davvero.
Di Ratanà, a due passi dal Bosco Verticale, mi hanno parlato bene in tanti fin da tempi non sospetti. Per una ragione o per l’altra non ho mai sentito la spinta decisiva per prenotare: a frenarmi, l’idea che potesse essere un po’ troppo cool (come alcuni mi hanno raccontato) o con prezzi esosi non commisurati alla qualità. Ma i piatti di Cesare Battisti, ne sono convinta, non mi sfuggiranno ancora a lungo: voi li avete mai provati?
Dei ristoranti in lista, probabilmente Contraste in via Meda è quello che ho più voglia di provare. Sarà perché lo chef Matias Perdomo mi aveva letteralmente stregata, prima al Pont de Ferr e poi al Rebelot. Adesso che ha aperto il suo locale, non posso pensare di non passare a trovarlo di nuovo. Anche perché ho visto fotografie delle portate che mi hanno letteralmente lasciata a bocca aperta: non vi ispira un piatto come “Delitto e Campari con gocce di barbabietola”? A me, parecchio: Matias, ci vediamo presto.
Quando si tratta di ristoranti etnici, ormai lo sapete, vado fuori di testa. Motivo per cui ho una nota sull’iPhone esclusivamente dedicata agli ‘etnici da provare’. Ma siccome non vi posso svelare tutto e fare un post lunghissimo, vi basti sapere che ai primi posti di questa lista c’è Jubin in via Paolo Sarpi, ristorante-trattoria cinese il cui menu spazia dal cinese al thai fino al giapponese. Ho già l’acquolina in bocca!
E adesso tocca a voi commentare: ditemi un po’ quali sono stati i vostri posti del cuore nel 2015 e quali mete avete nella lista dei desideri per l’anno che è appena iniziato!
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