L'articolo 5 mostre a Milano da visitare assolutamente a dicembre sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Cominciamo il nostro racconto delle mostre a Milano da non perdere a dicembre da un nuovo, interessantissimo spazio dedicato all’arte contemporanea, che ha inaugurato a fine ottobre nella bella via Orti, in zona Porta Romana. Si tratta della nuova sede di Fondazione Elpis (che in greco antico significa speranza), fondata nel 2020 dall’imprenditrice e collezionista Marina Nissim per supportare e promuovere giovani artisti internazionali attraverso la realizzazione di mostre, residenze e progetti diffusi su tutto il territorio nazionale.
Ubicata in un fabbricato indipendente immerso nel verde, ex lavanderia industriale, la sede si sviluppa su tre piani (di cui uno interrato) eccellentemente ristrutturati dallo studio d’architettura di Giovanna Latis, con l’obiettivo di mantenere inalterato il carattere industriale dell’edificio.
A inaugurare la nuova sede è la mostra Haze. Contemporary Art From South Asia, che riunisce le opere di 21 artisti provenienti da India, Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan. Haze, ossia nebbia (intesa anche come fumo, smog, tossicità, magia, ignoto), fa da filo rosso dell’esposizione, che tocca tematiche urgenti e attualissime quali le condizioni e i diritti dei lavoratori ai tempi della globalizzazione, l’eredità post-coloniale e l’espropriazione delle terre indigene, ma anche la libertà d’espressione, la fluidità dei confini, la metamorfosi di riti e spiritualità e il cambiamento climatico. Consigliatissima!
FONDAZIONE ELPIS. Via Orti 25, Milano. Aperto da giovedì a domenica (12-19). Ingresso: libero. In calendario fino al 5 marzo 2023.


Tra le mostre a Milano da visitare assolutamente questo mese c’è senz’altro Bosch e un altro Rinascimento, con cui Palazzo Reale rende omaggio al geniale e visionario artista fiammingo, esponente di un Rinascimento alternativo, più ispirato dal mondo dei sogni e della magia che dalla classicità.
L’occasione è ghiotta, poiché a essere ufficialmente attribuite a Jheronimus Bosch sono pochissime opere, e i musei che le conservano ne sono molto gelosi e poco propensi a prestarle: si tratta, difatti, della prima occasione in cui è possibile ammirarli riuniti in un’unica esposizione. Il Trittico delle Tentazioni di Sant’Antonio, che apre la mostra, prima d’ora ha lasciato il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona solo un paio di volte durante il secolo scorso, per esempio. Il progetto è dunque frutto non solo di una lunga ricerca ma anche di una lodevole cooperazione internazionale, che ha visto interessati governi, ambasciate, istituzioni culturali e collezionisti.
Ad accompagnare questi preziosissimi capolavori sono dipinti di artisti che furono discepoli dell’artista o trassero ispirazione dalle sue opere, ma anche arazzi, sculture, volumi antichi, incisioni e oggetti di vario genere, racchiusi della sala-wunderkammern in chiusura del percorso espositivo.
Siete pronti a rimanere a lungo incollati a ogni singola opera, ammirando tutti i dettagli delle complesse scene rappresentate, abitate da ibridi e creature fantastiche, in cui divampano incendi e all’interno delle quali si sviluppano, contemporaneamente, tante piccole storie? Noi vi consigliamo di esserlo.
PALAZZO REALE. Piazza del Duomo 12, Milano. Aperto tutti i giorni (10-19.30, gio fino alle 22:30) tranne lunedì. Ingresso: intero 15€, ridotto 13€. In calendario fino al 12 marzo 2023.


Il passato è immobile, stabile, cristallizzato o bisognerebbe provare a concepirlo come un fenomeno cangiante, in continua evoluzione? È questo il quesito alla base di Recycling Beauty, la mostra curata dall’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, recentemente inaugurata presso Fondazione Prada.
A essere esposte sono una sessantina di opere provenienti da collezioni pubbliche e musei italiani e internazionali, ibridi che ben rappresentano il concetto di riciclo, sculture classiche – sia greche che romane – reinterpretate e riutilizzate in un’epoca successiva, dal Medioevo al Barocco. Il progetto espositivo, concepito da Rem Koolhass/OMA, si sviluppa tra il Podium e la Cisterna.
Nel primo abbiamo trovato molto interessante la scelta di esporre parte delle opere su scrivanie dotate di comode sedie da lavoro, che invitano lo spettatore a una fruizione più intima, attenta e didattica. In Cisterna, invece, il valore aggiunto deriva dalla possibilità di osservare le opere esposte sia dal basso che dall’alto. Qui, ad attirare maggiormente l’attenzione – e non potrebbe essere diversamente dato che si tratta della ricostruzione di una scultura di monumentale, alta ben 11 metri – è il Colosso di Costantino.
Noi siamo rimasti molto affascinati delle storie di questi pezzi antichi, che grazie al riuso hanno mutato valore, senso e, spesso, anche forma.
FONDAZIONE PRADA. Largo Isarco 2, Milano. Aperto tutti i giorni (10-19) tranne martedì. Ingresso: intero 15€, ridotto 12€. In calendario fino al 27 febbraio 2023.


A poco più di un mese dalla prematura scomparsa di Silke Otto-Knapp, presso Casa Mutina – showroom milanese del noto marchio di ceramica modenese – è possibile visitare la mostra che l’artista tedesca aveva fortemente voluto e appositamente progettato per questo spazio.
L’esposizione consta di alcuni bellissimi dipinti ad acquerello in bianco e nero, che vedono protagoniste silhouette danzanti, nonché di un’opera inedita creata direttamente sulla ceramica.
La commistione tra allestimenti ceramici e opere d’arte di vario genere – che caratterizza tutte le mostre organizzate negli spazi di via Cernaia – ci ha sempre affascinato moltissimo, tant’è che ve ne avevamo già parlato in altre occasioni: così è stato anche questa volta.
CASA MUTINA. Via Cernaia 1A, Milano. Ingresso: libero su appuntamento scrivendo all’indirizzo e-mail [email protected]. In calendario fino al 31 marzo 2023.


Dato che ci piace farvi scoprire sempre nuovi posti, per concludere la nostra rassegna di mostre a Milano da visitare a dicembre abbiamo pensato a non una ma ben due esposizioni in corso in una galleria d’arte contemporanea di cui non vi abbiamo mai parlato precedentemente: Eduardo Secci, in zona Missori.
La prima, in fondo al cortile interno del civico 17 di via Olmetto, si intitola Catharsis ed è una collettiva che vede coinvolti cinque artisti: Rafael Baron, Wonder Buhle Mbambo, Hamid Nii Nortey, Oliver Okolo e Evita Tezeno; la seconda, invece, è la prima personale milanese del tunisimo Thameur Meijri e ha luogo allo stesso indirizzo ma all’interno dello spazio sperimentale indipendente della galleria – Novo – con vetrine su strada.
EDUARDO SECCI. Via Olmetto 17, Milano. Aperto da martedì a sabato (10-13:30 e 14:30-19). Ingresso: libero. Catharsis in calendario fino al 14 gennaio 2023; Thameur Mejri fino al 4 febbraio 2023.
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Tied Together, prima personale italiana di Kaarina Kaikonnen curata da Francesca Alfano Miglietti, è senz’ombra di dubbio tra le mostre a Milano che ci hanno più colpito ed emozionato negli ultimi tempi.
D’altronde M77 – che l’ha organizzata e promossa in collaborazione col Comune di Milano – Cultura – è una delle nostre gallerie d’arte milanesi preferite. A completare l’esposizione presso gli spazi di M77 – dove oltre alle opere per cui l’artista finlandese è più nota, ossia quelle realizzate utilizzando elementi di vestiario, sono presenti anche alcuni disegni – è una grande installazione site-specific occupante il colonnato della Rotonda della Besana (che rimarrà allestita solo fino al 6 novembre). Per crearla, Kaikonnen ha utilizzato più di mille camicie raccolte e selezionate da Humana People to People Italia che, legate tra loro, svolazzano tra le volte come tenendosi per mano, invitando lo sguardo dello spettatore ad alzarsi verso l’alto. Poesia.
M77. Via Mecenate 77, Milano. Aperto da martedì a sabato (11-19). Ingresso: libero. In calendario fino al 22 dicembre 2022.


Negli spazi un tempo occupati da una delle sedi della galleria Massimo De Carlo, all’interno di Palazzo Belgioioso, ha da qualche mese casa la galleria d’arte Peres Projects. A essere cambiata rispetto a un tempo è solo l’illuminazione – proveniente da lunghi led a soffitto -, che abbiamo decisamente apprezzato poiché capace di rendere perfetta la fruizione delle opere.
Tobogã Vesuvius, dell’artista brasiliano Rafa Silvares, è la sesta esposizione milanese di Peres Projects, che per l’occasione ospita 7 dipinti a olio contraddistinti da colori super saturi e un iperrealismo che si inserisce in paesaggi senza luogo, quasi grafici. Nature morte contemporanee che vedono protagonisti oggetti quotidiani ed elementi architettonici perfetti, privi di graffi, difetti, segni di usura. Sospesi nel tempo e nello spazio, circondati da quelli che appaiono come fluidi e nubi.
Quali sono i significati nascosti di queste vibranti tele? Gli ironici titoli potrebbero dare un parziale aiuto all’interpretazione, sebbene i dipinti rimangano affascinanti enigmi a cui risulta difficile attribuire un chiaro senso. Di certo si tratta di un corpus di opere decisamente magnetico.
PERES PROJECTS. Piazza Belgioioso 2, Milano. Aperto da lunedì a venerdì (11-18). Ingresso: libero. In calendario fino al 11 novembre 2022.


Il 4 ottobre a Palazzo Reale è stata inaugurata la prima retrospettiva in Italia dedicata al pittore, poeta, teorico dell’arte e scultore tedesco Max Ernst.
Circa 400 opere, di cui un’ottantina di dipinti (tra cui Oedipus Rex, che proprio quest’anno compie cent’anni, e L’angelo del focolare, utilizzato anche per la comunicazione della mostra), ma anche molto altro: sculture, gioielli, disegni, fotografie, collage e libri illustrati.
Un’esistenza movimentata e intensa, quella di Ernst, animata da grandi passioni. Vissuta tra la Germania – dove oltre a formarsi combatté la Grande Guerra ed ebbe luogo, dopo di essa, la “resurrezione”, con il primo matrimonio e la nascita del figlio Jimmy -, la Francia – dove tra le altre cose ebbe un ménage a trois con Gala e Paul Éluard – e gli Stati Uniti – dove fu costretto a fuggire in esilio durante la Seconda Guerra in quanto “artista degenerato”. E a una vita articolata e passionale corrispose un’altrettanto poliforme e varia carriera artistica.
Il tentativo della retrospettiva, curata da Martina Mazzotta e Jürgen Pech, è dunque dipanare tale complessità, per raccontare l’Ernst uomo e artista nel modo più esaustivo possibile, attraverso un percorso suddiviso in 9 sale tematiche.
Pur avendo trovato l’allestimento un po’ troppo caotico e l’illuminazione poco incisiva, consigliamo di far visita alla mostra, che rappresenta in ogni caso una preziosa occasione per conoscere più a fondo il visionario artista. Ad averci particolarmente affascinati sono stati, oltre ad alcune iconiche tele, i collages.
PALAZZO REALE. Piazza Duomo 12, Milano. Aperto tutti i giorni (10-19:30, giov fino alle 22:30) tranne lunedì. Ingresso: intero 15€, ridotto 13€. In calendario fino al 26 febbraio 2023.


Tutto ci aspettavamo fuorché luci colorate, proiezioni effetto acqua su pavimento, portali e grafiche cartoonesche, dalla mostra Machu Picchu e gli imperi d’oro del Perù, eppure… Con questo non vogliamo dire che l’allestimento ci abbia disturbati ma indiscutibilmente stupiti, facendoci sentire un po’ a Disneyland.
Per quanto l’effetto possa risultare spiazzante, forse si è così azzeccata la formula per rendere godibile a tutti, anche ai più piccoli, una mostra composta fondamentalmente da reperti archeologici (circa 180) in terracotta, oro, argento e tessuto che, potenzialmente, sarebbe potuta essere risultare assai più noiosa.
A cura di Ulla Holmquist – direttrice del Museo LARCO di Lima – e dell’archeologa Carole Fraresso, il progetto non si concentra solo sulla città sacra di Machu Picchu, bensì vi culmina attraverso un percorso che interessa anche quanto venuto prima e in altre aree geografiche del Perù.
Completato il percorso espositivo, vicino al bookshop vi è anche una sala in cui è possibile sperimentare una simulazione di volo sulla città di Machu Picchu, per mezzo di visori VR e apposite poltrone mobili, in grado di rendere ancor più realistica la sensazione di essere sospesi in volo. Il tutto accompagnati da una guida virtuale che racconta la storia del sito inca. Per quanto l’esperienza possa essere divertente, soprattutto se non la si è mai fatta, a essere sinceri abbiamo trovato un po’ assurdo che il supplemento richiesto per provarla (eh no, non è inclusa nel biglietto di ingresso) sia di ben 15€.
MUDEC. Via Tortona 56, Milano. Aperto tutti i giorni (9:30-19:30; gio e sab fino alle 22:30) tranne lunedì mattina. Ingresso: intero 17€ (sab, dom e festivi), 16.50€ (lun-ven); ridotto 14€. In calendario fino al 27 marzo 2023.


Ci stancherà mai Andy Warhol? Probabilmente no. Indiscusso genio che ha saputo trasformare in arte la riproducibilità che contraddistingue la società del consumo, Warhol ha cambiato la storia dell’arte, anticipando dinamiche ancor oggi attualissime e diventando icona. In un mondo in cui sempre più è difficile essere originali, in cui esistono i social network, in cui il confine tra artistico e commerciale è sempre più labile, non stupisce il fatto che la pop art desti ancora sì tanto fascino.
Andy Warhol – La pubblicità della forma, con cui chiudiamo la nostra selezione di mostre a Milano da non perdere questo novembre, è stata inaugurata pochi giorni fa e racconta attraverso più di 300 opere divise in sette aree tematiche e tredici sezioni, il percorso compiuto da Warhol, dagli esordi come illustratore commerciale negli anni Cinquanta, fino ad arrivare al rapporto col sacro che ne connota l’attività degli anni Ottanta.
In mostra si trovano prevalentemente opere uniche, provenienti dall’Estate Andy Warhol, oltre a prestigiose collezioni private: dalle Brillo Box ai ritratti dei divi degli anni Sessanta, dalla bellissima serie Ladies & Gentlemen dedicata alle drag queen alle ripetizioni che vedono protagonisti Marylin Monroe a Mao Zedong, ma anche disegni, dischi originali, il computer Commodore Amiga 2000 con le sue illustrazioni digitali, le sue famose polaroid, serigrafie e molto altro. I contenuti di certo non mancano… peccato per i troppi riflessi, ci dispiace dirlo, che anche in questo caso disturbano parzialmente la visione dei capolavori esposti.
FABBRICA DEL VAPORE. Via Procaccini 4, Milano. Aperto tutti i giorni (9:30-19:30, sab e dom fino alle 20:30). Ingresso: intero giorni festivi 14€, giorni feriali 12€; ridotto 10€). In calendario fino al 26 marzo 2023.
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Cominciamo la nostra rassegna di mostre a Milano da non perdere a luglio, da una meravigliosa collettiva fotografica, che vede protagonisti 10 fotografi internazionali dell’agenzia Magnum Photos.
Curata da Giorgio Armani – che la ospita al piano terra degli eleganti e vasti spazi dell’Armani Silos -, la mostra offre un viaggio del mondo attraverso i personalissimi sguardi degli autori selezionati. Si parte dalla New York del 1953 immortalata da Werner Bischof per arrivare all’emozionante serie Shores di Harry Gruyaert, dedicata alle zone di confine tra terra e acqua, passando per l’ America Latina e i Caraibi di Alex Webb; la Cina di Christopher Anderson, che si concentra sui visi di chi abita le sue città; gli scorci e i dettagli inaspettati di Tokyo e Venezia del russo Gueorgui Pinkhassov; le architetture di Brasilia che tanto hanno affascinato René Burri; la Dubai di Olivia Arthur, che la interpreta mettendosi nei panni di un personaggio immaginario naufragato negli anni ’60 e tornato in una città completamente trasformata a distanza di 50 anni; l’Iran incantato di Newsha Tavakolian; la Gran Bretagna osservata con ironia da Martin Parr e l’affascinante Marocco di Bruno Barbey.
Ad accomunare questa caleidoscopica visione del mondo attraverso l’apparecchio fotografico è il colore. Furono proprio i fotografi di Magnum Photos, infatti, ad andare per primi controcorrente, passando dal bianco e nero al colore ai tempi in cui veniva ancora ritenuto poco elegante dai puristi.
Armani Silos, secondo noi, rimane uno dei pochi spazi espositivi in città capace di rendere omaggio come si deve alla fotografia d’autore e bisogna essergliene davvero grati, poiché le caratteristiche dell’ambiente, la magistrale illuminazione e il formato delle stampe, ne permettono una visione veramente ottimale.
ARMANI SILOS. Via Bergognone, 40. Aperto da mercoledì a domenica (11-19, giovedì e sabato fino alle 21). Ingresso: intero 12€, ridotto 8,40€ o 6€ a seconda della riduzione. In calendario fino al 6 novembre 2022.


Lo scorso 28 febbraio Oliviero Toscani ha compiuto 80 anni e Milano – sua città natale – lo ha celebrato con una mostra temporanea, durata giusto il giorno del suo compleanno e diffusa per tutta la città. A qualche mese di distanza – in continuità con tale iniziativa -, il Comune di Milano presenta in una delle sue location più prestigiose, Palazzo Reale, la più grande esposizione mai dedicata in Italia al geniale e coraggioso fotografo, capace di veicolare anche attraverso il mezzo pubblicitario messaggi provocatori, importanti e urgenti, rifuggendo conformismo e ipocrisia e avventurandosi dove i più – per paura, semplice pigrizia, indifferenza o quieto vivere – non si sarebbero mai spinti. 800 scatti, stampati e incollati alle pareti come manifesti: dai più iconici ai meno noti, dalle campagne pubblicitarie ai servizi di moda, fino ai ritratti, realizzati nel corso di 60 anni di carriera.
Senza dubbio è molto difficile operare una selezione quando ci si confronta col lavoro di un personaggio tanto poliedrico e prolifico. E infatti si è optato per mostrare il più possibile. L’impressione però, soprattutto in alcune sale, è stata quella di vedere troppo. Rimane in ogni caso una preziosa occasione per confrontarsi col lavoro e la visione del mondo del grande Toscani.
PALAZZO REALE. Piazza Duomo, 12. Aperto tutti i giorni (10-19.30, giovedì fino alle 22.30) tranne lunedì. Ingresso: intero 14€, ridotto da 12€ a 6€ a seconda della riduzione. In calendario fino al 25 settembre 2022.


Chi non rimane ammaliato di fronte ai tramonti contemporanei, con le loro vivide sfumature rosa e viola? Eppure, queste affascinanti tinte non sono altro che l’effetto causato dall’ampia presenza di inquinamento nell’atmosfera. L’apocalisse porta con sé anche un po’ di bellezza e colore, a quanto pare. È il tema su cui riflette l’artista lussemburghese Sali Muller, che per la prima volta presenta una sua personale negli spazi candidi e sotterranei della galleria The Flat – Massimo Carasi. Il suo nuovo corpus di opere – da cui la mostra prende il nome – ritrae “paesaggi ultra contemporanei“, fotografie metalliche, stampate su alluminio spazzolato, elaborate e rese super sature e variopinte. A essere esposti sono inoltre gli specchi antichi rinnovati grazie a speciali verniciature che li rendono simili a chiazze di petrolio disperse in mare e oggetti specchianti appesi al soffitto, che roteano restituendo immagini cangianti e distorte di ciò che le circonda, visitatori inclusi. Ne siamo rimasti davvero affascinati.
THE FLAT – MASSIMO CARASI. Via Frisi, 3. Aperto da martedì a venerdì (14.30-19.30). Ingresso: libero. In calendario fino al 17 settembre 2022.


Tra le mostre a Milano da visitare a luglio, come si accennava in apertura, ce ne sono due che presentano opere scultoree realizzate in gres. La prima che vi segnaliamo è quella dell’artista francese Claire Lidner visitabile presso Maab Gallery – nel quartiere 5 vie – solo fino al 15 luglio. Le sue sculture policrome si ispirano al mondo naturale nel suo complesso, come insieme, senza riferimenti diretti a tale o tal altro elemento. Nell’universo creato dall’artista, come lei stessa afferma, è come se tutto l’universo “fosse fatto della stessa sostanza”. A noi alcune hanno fatto pensare ad anemoni, altre al fuoco, al vento o ad arzigogolate piante. Al di là delle personali interpretazioni, rimane comunque l’oggettiva bellezza di questi manufatti. Da vedere!
MAAB GALLERY. Via Nerino, 3. Aperto da lunedì a venerdì (13-19). Ingresso: libero. In calendario fino al 15 luglio 2022.


A fare riferimento alla natura – sempre utilizzando la ceramica – è anche l’artista argentina Ana Hillar. La sua mostra, ospitata da Tempesta Gallery, si intitola Tummo, che in tibetano significa “fuoco interiore”, oltre a essere una tecnica di respirazione praticata dai buddisti che permette di sopravvivere anche a condizioni estreme. Quel che Hillar vuol rappresentare con il suo lavoro è la capacità di resistenza, la forza vitale insita nella natura nella sua interezza, esseri umani compresi – anche se al giorno d’oggi fanno sempre più fatica a connettersi a quell’essenza interiore potente e istintiva -, il “battito che instancabilmente resiste, perdura e si ripete, gesto vitale inconsapevole”. In galleria vengono presentate le opere omonime alla mostra, che hanno qualcosa che ci ha ricordato un po’ il mondo sottomarino, e le installazioni site-specific Breath – polmoni realizzati con rami in terraglia, gres e oro – e Habitat.
TEMPESTA GALLERY. Foro Bonaparte, 68. Aperto da martedì a venerdì (15-19). Ingresso: libero. In calendario fino al 7 ottobre 2022.
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La nostra rassegna di mostre da visitare a maggio a Milano parte dalla bellissima esposizione dedicata dalla galleria Tommaso Calabro all’artista italo-argentina Leonor Fini, definita da Max Ernst “italian fury”, “donna di scandalosa eleganza, capriccio e passione”. Fini (1907-1996) è un’artista di difficile collocazione, data la sua poliedricità, l’unicità di visione e la sempre mantenuta indipendenza dalle principali correnti novecentesche, nonostante abbia avuto diversi e stretti legami sia con artisti del Novecento Italiano, a Milano, che con i Surrealisti a Parigi.
Cresciuta a Trieste in un ambiente alto-borghese, circondata da intellettuali e scrittori come Joyce, Svevo e Saba, Fini si trasferì nel capoluogo lombardo prima di approdare nella Ville Lumière, sua città di adozione. Disegnatrice, pittrice, costumista e designer, fu proprio qui che ottenne la sua prima mostra personale e disegnò il celebre profumo “Shocking” di Elsa Schiapparelli.
La mostra – curata da Francesco Vezzoli – che per l’occasione espone anche delle sue opere ispirate alla carismatica artista – presenta una selezione di opere di Fini, ponendole in dialogo con quelle di alcuni amici e amanti, tra cui De Chirico, Max Ernst e Stanislao Lepri. È a un dipinto di quest’ultimo, intitolato “La Chambre de Leonor”, che Filippo Bisagni ha tratto ispirazione per il magnifico allestimento. Non perdetevela!
TOMMASO CALABRO. Piazza San Sepolcro 2, Milano. Aperto da martedì a sabato (11-19). Ingresso: libero. In calendario fino al 25 giugno 2022.


A Palazzo Reale è in corso la mostra antologica “Ferdinando Scianna – Viaggio, Racconto, Memoria”, che raccoglie oltre 200 fotografie rigorosamente in bianco e nero stampate in diversi formati e suddivise in sezioni tematiche per ripercorrerne l’intera carriera. Scianna è stato un fotografo di reportage e di viaggio, ma anche un abile ritrattista e fotografo di moda, oltre che giornalista. Un fotografo scrittore, amante del racconto e di conseguenza del formato libro, motivo per il quale l’esposizione si apre con la sezione “Bibliografia”, che presenta una ricca selezione di sue pubblicazioni. Una delle sezioni più interessanti è quella dedicata ai ritratti di amici e note personalità, ognuno corredato da un aneddoto o ricordo del fotografo siciliano. Tra i ritratti vi sono anche numerose immagini scattate in diversi contesti – anche intimi e familiari – al suo carissimo amico Leonardo Sciascia.
Oltre all’oggettiva bellezza delle fotografie esposte, abbiamo trovato particolarmente piacevole avvertire fortemente la presenza del loro autore, che è come se guidasse e accompagnasse lo spettatore durante la visita, narrando personalmente storie di vita e lavoro e parlando del suo modo di intendere la fotografia attraverso l’audioguida inclusa nel biglietto.
PALAZZO REALE. Piazza del Duomo 12, Milano. Aperto tutti i giorni (10-19:30, giovedì fino alle 22:30) tranne lunedì. Ingresso: intero 14€, ridotto dai 12€ ai 6€ a seconda della riduzione. In calendario fino al 5 giugno 2022.


Del misterioso e bellissimo Labirinto di Pomodoro vi avevamo già parlato sia nel nostro articolo dedicato a 10 luoghi d’arte segreti a Milano tutti da scoprire che nella nostra guida del quartiere Solari. Non vi abbiamo ancora mai parlato, però, dello Studio di Arnaldo Pomodoro, con sede in via Vigevano. Lo facciamo ora, in occasione della mostra “L’inizio del tempo. Le ricerche spazialiste di Arnaldo Pomodoro”, primo appuntamento di un nuovo ciclo di Open Studio in cui si susseguiranno allestimenti temporanei della durata di un anno, per raccontare e approfondire tematiche e periodi meno noti della ricerca dell’artista. Protagonista di questo primo Open Studio è il grande bassorilievo “L’inizio del tempo n.2”, accompagnato da altre sculture, disegni e studi preparativi, materiali d’archivio di vario genere (dalle fotografie a ritagli di giornali e riviste). A noi esplorare gli studi d’artista, luoghi generalmente inaccessibili, piace sempre parecchio. Se anche voi la pensate nello stesso modo non vi resta che prenotare una visita!
FONDAZIONE ARNALDO POMODORO. Via Vigevano 3, Milano. Giornate, orari di apertura e costi a disposizione sul sito. In calendario fino al 18 dicembre 2022.


Suona come un incantesimo il titolo della prima mostra personale in Italia di Yuli Yamagata, artista brasiliana con origini giapponesi, in corso presso Ordet. E in effetti l’arte di Yamagata si rifà senza dubbio a un immaginario fantastico e onirico, in cui riferimenti facilmente identificabili e dettagli surreali si fondono per creare opere bizzarre e un po’ grottesche, realizzate per lo più cucendo e imbottendo diversi tipi di tessuto. A ispirare l’artista sono principalmente la cultura del consumo, il mondo dei fumetti e quello della filmografia horror americana degli anni Novanta. Gli strani esseri creati da Yamagata sono infatti provvisti di mani verdi dalle lunghe unghie smaltate di rosso – come quelle delle streghe – che stringono bulbi oculari e tentacoli che indossano sneakers, per esempio. A noi, in tutta la sua assurdità, la mostra è piaciuta molto.
ORDET. Via Adige 17, Milano. Aperto da mercoledì a sabato (14-19). Ingresso: libero. In calendario fino al 28 maggio 2022.


Chiudiamo la nostra rassegna di mostre da visitare a maggio a Milano con la più pop di tutte: The Art of The Brick, esposizione itinerante di Lego Art che – dopo aver fatto il giro del mondo ed essere stata ammirata da 7 milioni di spettatori – torna in città presso Ride – Milano Urban Hub, a pochi passi da Porta Genova e i Navigli. A essere presentate sono le opere dell’artista Nathan Sawaya, ex avvocato amaricano che nel 2004 ha deciso di abbandonare la professione per dedicarsi all’arte del mattoncino (Lego) a tempo pieno. Coi mattoncini colorati con cui tutti noi abbiamo giocato e costruito, Sawaya ha riprodotto di tutto: oggetti d’uso quotidiano, riproduzioni dei grandi capolavori dell’arte e di sculture classiche, simboli, animali, scheletri di dinosauri ma, soprattutto, figure antropomorfe. La sezione più interessante della mostra infatti – a nostro parere – è proprio quella intitolata “Human Condition”, dove a essere protagoniste, più che le figure umane di per sé – sono emozioni e sentimenti quali il senso di smarrimento, il dolore della perdita, la disperazione. Sono queste le opere più originali e potenti dell’artista; quelle davanti alle quali l’aspetto ludico della sua arte e del mezzo utilizzato per crearle passano in secondo piano e dalla plastica emerge un’intensa espressività. Una mostra per tutte le età, perfetta da visitare in famiglia.
RIDE. Via Valenza 2, Milano. Aperto tutti i giorni (orari sul sito). Ingresso: intero 15€, ridotto 11€. In calendario fino al 28 agosto 2022.
E voi avete già visitato una di queste mostre a Milano? Ne avete altre da consigliare? Ditecelo qui sotto, oppure sulla nostra pagina Instagram!
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Iniziamo la nostra carrellata di mostre da vedere a Milano ad aprile da Palazzo Reale, dove – oltre alla mostra di Tiziano, di cui si sta parlando già parecchio – è in corso anche un’altra meravigliosa esposizione, di cui invece si chiacchiera decisamente meno, ma che merita davvero moltissimo. Si tratta di Joaquín Sorolla – Pittore di luce.
La retrospettiva – che comprende una sessantina di capolavori – è la prima in Italia dedicata al pittore valenciano, uno dei massimi esponenti della pittura iberica a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Pur avendo ottenuto ampio successo internazionale all’epoca (soprattutto per merito del Gran Prix all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900), Sorolla oggigiorno pare essere stato ingiustamente dimenticato fuori dai confini nazionali, e questa rappresenta l’occasione perfetta per conoscerne il lavoro. Le affascinanti opere in mostra colpiscono principalmente per il sapiente uso del colore e per la magistrale capacità di restituire sulla tela l’incanto cangiante della luce, coi suoi giochi e riflessi. La pittura di Sorolla è una pittura immediata e rapida, rigorosamente en plein air (anche per le tele più grandi) e dal vivo, è una pittura che vuole (e riesce) ad andare a ritmo coi cambiamenti dell’acqua, delle nuvole e delle azioni umane, immortalando istanti che altrimenti andrebbero perduti.
PALAZZO REALE. Piazza del Duomo 12, Milano. Aperto tutti i giorni (10-19:30, gio fino alle 22:30) tranne lunedì. Ingresso: intero 14€, ridotto dai 12€ ai 6€ a seconda della riduzione. In calendario fino al 26 giugno 2022.


Corpi nudi, piegati, che subiscono violenze, affondano nelle profondità marine, giacciono inermi su una spiaggia, piangono, ma anche corpi che partoriscono, hanno rapporti sessuali e proteggono altri corpi. Corpi vulnerabili di donne e uomini esposti alla storia, alla natura, al lutto, all’amore. Sono loro a essere protagonisti delle opere di grandi, medie e piccole dimensioni – dalle tinte accese o in bianco e nero – che fanno parte di “Gezeichnet” (che significa disegnato), personale di Miriam Cahn presso Fondazione Ica.
L’artista svizzera si serve della pittura come strumento di riflessione sul tempo presente, sull’esperienza di vulnerabilità e impotenza esperita da chi viene toccato da eventi storici e naturali inaspettati, ma anche sulla ricerca di una nuova convivenza tra esseri umani, animali e natura. Al di là delle disuguaglianze, vi è la precarietà universale dei corpi, punto dal quale si dovrebbe partire per creare insieme le condizioni di una vita vivibile, di una vita degna di essere vissuta. Cahn nelle sue opere rappresenta dunque il corpo come dimensione finale e rivoluzionaria dell’esistenza.
ICA MILANO. Via Orobia 26, Milano. Aperto da giovedì a sabato (12-19). Ingresso libero. In calendario fino al 28 maggio 2022.


Tra le mostre da visitare assolutamente a Milano ad aprile non può mancare Out of Order, dedicata ai collages dell’artista di origine ucraina Louise Nevelson, in corso negli ampi e di recente rinnovati spazi della galleria Gió Marconi. Il progetto – a cura dello specialista di collage Yuval Etgar e realizzato in collaborazione alla Fondazione Louise Nevelson di Philadelphia – si sviluppa su 3 piani e raccoglie svariate opere suddivise in gruppi coerenti a seconda dei materiali, delle scelte formali e delle tecniche utilizzate dalla scultrice per realizzarle. Nata nel 1899, Nevelson iniziò a realizzare i collages negli anni Cinquanta, utilizzando scarti e riciclando materiali provenienti dalla sua casa o dal suo studio. E proprio grazie a questo approccio ecologico alla produzione artistica ha saputo dare nuovo significato all’ambiente casa: non più nido, luogo di allevamento e addomesticamento, bensì spazio di estrema libertà creativa.
GIÓ MARCONI. Via Tadino 15, Milano. Aperto da martedì a sabato (11-19). Ingresso libero. In calendario fino al 29 luglio 2022.


Una delle mostre a Milano, freschissima di inaugurazione, che – non abbiamo dubbi – riscuoterà grande successo è Useless Bodies?, del duo di artisti Elmgreen & Dragset, diffusa in oltre 3mila mq (quattro spazi espositivi e cortile) di Fondazione Prada. Una delle indagini tematiche più estese mai realizzate nella sede di Largo Isarco. Il progetto indaga la condizione del corpo nell’era post-industriale, in cui la presenza fisica pare aver perso centralità. Se tra il XIX e il XX secolo si è passati dal corpo che produce beni di consumo al corpo che consuma, nel XXI il corpo stesso diviene prodotto, generatore di dati che vengono raccolti e venduti, generando paura circa il suo futuro. I due piani del Podium, la galleria Nord e la Cisterna, si fanno così contenitori di installazioni immersive un po’ inquietanti, ognuna con le sue caratteristiche estetiche e tematiche, che spingono a riflettere sull’identità fisica.
FONDAZIONE PRADA. Largo Isarco 2, Milano. Aperto tutti i giorni (10-19) tranne martedì. Ingresso: intero 15€, ridotto 12€. In calendario fino al 22 agosto 2022.


Esther Stocker realizza installazioni e dipinti astratti in soli tre colori (bianco, nero e grigio) che vedono protagoniste forme geometriche. Il suo desiderio, però, è sempre stato quello di liberare queste forme, lasciandole uscire dagli schemi e allontanarsi dalle nostre aspettative, creando sistemi strutturali espansivi e imperfetti dalla logica aperta. Questo poiché, secondo Stocker, la conoscenza è frutto anche della disponibilità a cambiare prospettiva e mettere in discussione le proprie certezze. L’attualità però – tra chi nega l’esistenza del Covid, chi crede che la Terra sia piatta, chi è convinto che attraverso i vaccini vogliano impiantarci microchip – l’ha portata a interrogarsi sulla necessità di un ritorno alla razionalità. Nell’installazione ambientale presso 10 A.M. Art, alcuni elementi di disturbo e interferenze scardinano un apparente ordine modulare e perfetto, ricordandoci che la percezione soggettiva di un sistema può definirsi solo attraverso un condiviso consenso di intenti e obiettivi. Il messaggio che l’artista vuole comunicare attraverso la sua opera si potrebbe così riassumere: continuiamo pure a mettere in dubbio quelli che vengono accettati come dogmi, rimaniamo critici, aperti. Evitiamo, però, di cadere nella tentazione di cercare rifugio nell’irrazionale, in teorie infondate e in superstizioni premoderne.
10 A.M. ART. Corso San Gottardo 5,Milano. Aperto dal martedì al venerdì (10-12:30 e 14:30-18). Ingresso libero. In calendario fino al 27 maggio 2022.
E voi avete già visitato una delle mostre che vi consigliamo di visitare a Milano ad aprile? Ne avete altre da consigliare? Ditecelo qui sotto, oppure sulla nostra pagina Instagram!
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La retrospettiva che Fondazione Prada dedica a Domenico Gnoli a 50 anni dalla sua scomparsa, è senza dubbio una delle più attese dell’anno. Nato in una famiglia di cultura, tra poeti, storici d’arte, ceramisti e critici letterari, Gnoli cominciò la sua carriera artistica da giovanissimo. Una carriera breve (stroncata da una prematura morte per cancro a soli 36 anni) ma intensa, ben documentata dall’ultima mostra curata da Germano Celant, e inserita in una serie di esposizioni di ricerca pensate per raccontare quegli artisti “outsider” difficilmente collocabili all’interno di una delle principali correnti artistiche della seconda metà del Novecento. Gnoli è stato infatti pittore ma anche scenografo, disegnatore di costumi e illustratore, e non può essere appieno inserito né nel filone della Pop Art, né in quello dell’iperrealismo, né tantomeno in quello del minimalismo, pur avendo caratteristiche in comune con tutte queste correnti.
Al piano terra del Podium sono presentate in serie tematiche numerose opere pittoriche dal taglio fotografico, realizzate con tempera mischiata a sabbia. Queste rappresentano con estrema precisione oggetti, scorci e dettagli del vivere quotidiano: porzioni di abiti, scarpe e acconciature, copriletti, divani e sedie. In queste opere il contesto viene scartato per nobilitare i particolari e renderli fascinosi soggetti dei quadri. Al piano superiore si sviluppa, invece, un percorso cronologico che dimostra quanto sia stata ricca, copiosa e variegata la produzione dell’artista. Questo avviene per merito di riviste, fotografie, bozzetti, documenti e opere. Tra le mostre a Milano viste negli ultimi tempi, sicuramente una delle nostre preferite!
FONDAZIONE PRADA. Viale Isarco 2, Milano. Aperto tutti i giorni (10-19) tranne il martedì. Ingresso: intero 15€, ridotto 12€. In calendario fino al 27 febbraio 2022.


“Dal corpo glorioso alle rovine dell’anima” è il sottotitolo di questa grande mostra a Palazzo Reale curata da Francesca Alfano Miglietti, in arte FAM. Il corpo umano, sia in ambito artistico che nella vita di tutti i giorni, negli ultimi anni sembra infatti essere passato dall’essere un corpo reale all’essere un corpo finto, costruito, virtuale. Solo nella prima sala espositiva, dedicata alla più importante critica della Body Art – Lea Vergine, l’accento è ancora sul “corpo glorioso”, quello delle ribellione, della consapevolezza, dell’alterità. Nelle stanze successive, invece, si passa a osservare “le rovine dell’anima”, il corpo contemporaneo secondo le molteplici rappresentazioni che ne danno 34 artisti provenienti da tutto il mondo e riconosciuti a livello internazionale, servendosi dei media più disparati.
I corpi di Corpus Domini o sembrano veri ma sono finti o sono corpi del tutto assenti, come quelli di emarginati, poveri e migranti, trattati come categorie anziché come singoli individui. Una mostra dura, che però non ha intenzione di giudicare, quanto di spingere lo spettatore a riflettere “su ciò che siamo diventati e ciò che possiamo fare per il futuro”, come spiega la stessa FAM. “Perché l’arte ha un ruolo di coscienza morale ed etica della società, non certo di alleggerimento né di abbellimento”.
PALAZZO REALE. Piazza del Duomo 12, Milano. Aperto tutti i giorni (10-19:30, gio fino alle 22:30). Ingresso: intero 14€, ridotto dai 12€ ai 6€ a seconda della riduzione. In calendario fino al 30 gennaio 2022.


Di questo bellissimo progetto di illustrazione dedicato a Milano, nato da un’idea di Zetalab e ispirato al celebre New Yorker, vi avevamo già parlato nel nostro articolo dedicato ai poster originali da comprare online. Noi ne andiamo letteralmente pazzi, perché attraverso l’arte di illustratrici e illustratori italiani – diversissimi per stile e tecniche di disegno – ogni settimana ci viene proposta una versione nuova della nostra amata città: dei suoi monumenti e palazzi, dei suoi quartieri e mezzi di trasporto, dei suoi abitanti e dei luoghi comuni che la riguardano, e molto altro.
Da gennaio 2020 a oggi The Milaneser ha pubblicato un centinaio di copertine. Da Bonvini 1909, storica cartoleria con un spazio espositivo al piano superiore, di cui vi abbiamo di recente raccontato nella nostra guida al quartiere Scalo Romana, ne troverete 40 in mostra stampate su carta fine-art. Qui, fino a Natale, oltre ad ammirarle dal vivo, potrete anche acquistarle (sia quelle in mostra che le restanti, comprese quelle che usciranno durante il periodo dell’esposizione). Non vi resta che correre a vedere la mostra ed esplorare la bottega, se ancora non ci siete mai stati. Magari ne uscirete anche con un regalo da mettere sotto l’albero!
BONVINI 1909. Via Tagliamento 1, Milano. Aperto tutti i giorni (lun-ven 15-19; sab 10:30-19:30; mer 11-13, 15-19) tranne la domenica. Ingresso: libero. In calendario fino al 24 dicembre 2021.


Non fatevi ingannare dall’immagine scelta per la locandina. Preparatevi a rimanere spiazzati perché, anche questa volta, il Mudec sorprende, dedicando una mostra molto particolare a un artista che tutti conosciamo per le sue inconfondibili opere astratte, contraddistinte dall’uso di colori primari, ma di cui – evidentemente – ignoriamo anche moltissimo. L’innovazione poggia sempre le basi sulla tradizione e questa mostra ne è un lampante esempio.
Il neoplasticismo di Piet Mondrian, quello stile iconico che l’ha reso celebre a livello internazionale, è difatti solo l’apice di un percorso evolutivo complesso, le cui basi poggiano su naturalismo e impressionismo prima, e post-impressionismo, simbolismo e cubismo, poi. Con un approdo all’arte astratta come sintesi di una lunga ricerca di equilibrio e perfezione formale. Non vogliamo svelarvi troppo ma vi invitiamo a visitare questa inusuale retrospettiva monografica che, coprendo le varie fasi della carriera artistica del famoso pittore olandese e raccontandone il passaggio dalla pittura figurativa a quella astratta, ce ne restituisce una visione inaspettata, profonda e stratificata.
MUDEC. Via Tortona 56, Milano. Aperto tutti i giorni (lun 14:30-19:30; mar-mer-ven-dom 9:30-19:30; gio-sab 9:30-22:30). Ingresso: intero 14€, ridotto 12€. In calendario fino al 27 marzo 2022.


Tra la fine del Seicento e la prima metà dell’Ottocento, l’Italia fu tappa fondamentale e imprescindibile del Grand Tour, viaggio educativo e formativo intrapreso da aristocratici, artisti, letterati e uomini di chiesa di tutta Europa (e non solo). Un fenomeno universale che vide protagonista l’Italia da nord a sud: Venezia, Roma ovviamente, Napoli, Pompei ed Ercolano ma anche la Sicilia, considerata da Goethe la vera perla d’Italia, “la chiave di tutto”. Aspetto più interessante e buffo della mostra è constatare quanto certe abitudini, pur evolvendosi, rimangano costanti nel tempo: se al giorno d’oggi, viaggiando, si scattano foto di paesaggi e ci si fa ritrarre in luoghi famosi – sempre in cerca delle cosiddette “Instagram opportunities” -, ai tempi le élite si comportavano in modo simile avvalendosi però di abili pittori, per fare ritorno a casa potendo esibire i dipinti come trofei e testimonianze dell’arricchente esperienza vissuta.
Esposte presso la splendida sede milanese di Gallerie d’Italia troverete 130 opere, tra dipinti, sculture e oggetti d’arte, provenienti sia delle collezioni di Intesa Sanpaolo che dai più importanti musei nazionali e internazionali, capaci di far “rivivere l’emozione provata secoli fa dai protagonisti del Grande Viaggio di fronte alla bellezza senza tempo dei paesaggi e degli antichi luoghi d’arte italiani”, come afferma Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo. Noi abbiamo particolarmente apprezzato anche la colonna sonora della mostra, capace di rendere la visita ancor più speciale e piacevole.
GALLERIE D’ITALIA. Piazza della Scala 6, Milano. Aperto tutti i giorni (9:30-19:30, gio fino alle 22:30). Ingresso intero 10€, ridotto 8€. In calendario fino al 27 marzo 2022.
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Tra le mostre a Milano che ci hanno più colpito questo mese, vi è senza dubbio la meravigliosa retrospettiva intitolata La vita moderna, che ripercorre la carriera del fotografo e cineasta francese Raymond Depardon. L’esposizione è frutto della consolidata partnership tra la Triennale e Fondation Cartier, fondazione legata all’artista che nel corso degli anni ha collezionato più di 500 opere. Il magnifico allestimento è stato realizzato e concepito in collaborazione alla scenografa Théa Alberola e all’artista Jean-Michel Alberola. Con le sue 300 fotografie, questa è la più grande mostra di Depardon mai realizzata. Ci hanno colpito molto le imponenti stampe di paesaggi, strade e rotaie della serie Errance – dedicata al viaggio e al vagabondaggio. A commuoverci particolarmente, però, è stata la serie San Clemente, scattata in Italia, che chiude la mostra e racconta la realtà dei manicomi italiani prima che venissero chiusi nel 1978. Non perdetevela!
TRIENNALE. Viale Alemagna, 6. Aperto tutti i giorni (11-20) tranne il lunedì. Ingresso: per tutte le mostre 16€, intero 12€, ridotto 10€. In calendario fino al 10 aprile 2022.


Sempre in Triennale (vi consigliamo quindi di acquistare un biglietto unico!) è in corso Saul Steinberg – Milano New York. Steinberg trascorse a Milano gli anni della sua formazione, stringendo solide e fraterne amicizie – come quella con Aldo Buzzi – e avviando la propria carriera di disegnatore umoristico, collaborando con riviste satiriche quali Bertoldo e Settebello. A testimonianza della multiforme attività artistica di Steinberg, una variegata selezione di opere: disegni a matita, penna e pastello, ma anche acquarelli e opere realizzate con timbri originali, maschere di carta e oggetti vari. E poi libri, riviste, lettere private, documenti e fotografie per conoscere meglio non solo la carriera artistica ma anche la vita personale di un tanto carismatico personaggio. Ampio spazio è dedicato ai quattro disegni preparatori (realizzati su strisce di carta piegate lunghe fino a 10 metri) compiuti per decorare il Labirinto dei bambini, progettato dallo studio di architettura BBPR per la 10° Triennale di Milano nel 1954. In quest’opera, poi ingrandita fotograficamente e incisa con la tecnica dello sgraffito sui muri curvi della struttura, sono infatti concentrati gran parte dei temi e segni artistici più caratteristici dell’artista, tra cui quello centrale della linea, che tra le mani e nei pensieri dell’illustratore perde del tutto la sua semplicità, declinandosi inesauribilmente in un continuo esperimento narrativo.
TRIENNALE. Viale Alemagna, 6. Aperto tutti i giorni (11-20) tranne il lunedì. Ingresso: per tutte le mostre 16€, intero 12€, ridotto 10€. In calendario fino al 13 marzo 2022.

Passiamo ora a parlare di fotografia di moda con A life of photoshoots in corso alla Deodato Arte Gallery, la prima personale del fotografo palermitano di origine e newyorkese di adozione Marco Glaviano, protagonista dei magici anni Ottanta, età dell’oro della moda. L’esposizione racchiude alcuni dei più celebri scatti del fotografo, che ritraggono le top model icone di quell’epoca, tra cui la sua indiscussa musa Cindy Crowford, ma anche e soprattutto una larga selezione di polaroid originali provenienti del suo vasto archivio personale: immagini preziose, incantevoli e “senza trucchi” scattate durante i viaggi di lavoro e i backstage dei servizi scattati per le più importanti testate di settore come Vogue e Harper’s Bazaar.
DEODATO ARTE. Via Nerino, 2. Aperto da martedì a sabato (10:30-14 e 15-19). Ingresso: libero. In calendario fino al 13 novembre 2021.


Anche alla 29 arts in progress è in corso una mostra dedicata alla fotografia di moda: si tratta di Mario Testino – Unfiltered. Un primo corpus di opere – selezionato dal fotografo stesso coi direttori della galleria – sarà ammirabile fino al 27 novembre, per poi essere sostituito da una seconda selezione di immagini dal 2 dicembre al 28 febbraio 2022. Se in questa prima fase a essere protagoniste sono opere legate al nostro Paese, facenti parte del recente progetto editoriale “Ciao” (edito da Taschen nel 2020 e dedicato all’Italia), nella seconda si avrà modo di vedere anche ritratti più intimi, istantanee di autentici momenti di vita vissuti dal fotografo peruviano insieme ad alcuni dei volti più strettamente riconducibili alla sua straordinaria carriera. Un’occasione da non perdere, trattandosi della prima grande personale di Testino ospitata da una galleria d’arte.
29 ARTS IN PROGRESS. Via San Vittore, 13. Aperto da martedì a sabato (11-19). Ingresso: libero. In calendario fino al 27 novembre 2021.

Nel 1925 il critico tedesco Franz Roh coniò il termine Realismo Magico per definire l’insolito realismo dei pittori della “Nuova Oggettività” tedesca, caratterizzato da una minuziosità di dettagli e una resa tanto tersa da risultare straniante. Il critico nostrano Massimo Bontempelli ne sintetizzò le caratteristiche con le seguenti parole: “precisione realistica di dettagli, solidità di materia ben poggiata al suolo, e intorno come un’atmosfera di magia”. Dopo trent’anni dall’ultima esposizione milanese dedicata a questa corrente pittorica, Palazzo Reale torna a celebrare il Realismo Magico con una bellissima mostra. La maggior parte delle opere arrivano da collezioni private, come quella del gallerista e critico d’arte Emilio Bentornati. Il percorso espositivo è cronologico-filologico ma anche tematico, e ruota intorno a capolavori di artisti italiani quali Achille Funi, Mario Sironi, Ubaldo Oppi, Antonio Donghi, Edita Broglio e Cagnaccio di San Pietro. Tra le mostre a Milano di questo mese, l’abbiamo trovata davvero bellissima.
PALAZZO REALE. Piazza del Duomo, 12. Aperto tutti i giorni (10-19:30, gio fino alle 22:30) tranne lunedì. Ingresso: intero 14€, ridotto dai 12€ ai 6€ a seconda della riduzione. In calendario fino al 27 febbraio 2022.
E voi avete già visitato una di queste mostre a Milano? Ne avete altre da consigliare? Ditecelo qui sotto, oppure sulla nostra pagina Instagram!
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Costruito nell’arco di 16 anni (dal 1995 al 2011), “Ingresso nel Labirinto” è un’installazione ambientale di circa 170 mq realizzata da Arnaldo Pomodoro utilizzando bronzo, rame e fiberglass patinato. Un’opera tutta da esplorare, un percorso fisico e spirituale nella mente dell’artista in un’atmosfera ovattata e quasi onirica. Opera unica nel suo genere, il Labirinto si trova in Via Solari 35, negli spazi sotterranei dell’ex edificio Riva Calzoni (oggi headquarter di Fendi). Il Labirinto è visitabile solo tramite visita guidata: potete acquistare il biglietto direttamente sul sito della Fondazione Arnaldo Pomodoro.
LABIRINTO ARNALDO POMODORO. Via Andrea Solari 35, Milano.

Non lasciatevi ingannare dalla facciata anonima che quasi si confonde coi palazzi di Corso Magenta: gli interni della Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore sono semplicemente meravigliosi! Questa chiesa è una delle più belle della città e infatti ve ne avevamo già parlato qui. Appena varcata la soglia, rimarrete a bocca aperta: le pareti e il soffitto sono interamente coperti da circa 4mila metri di affreschi del Cinquecento. Non è un caso se è conosciuta come la “Cappella Sistina di Milano” ! Vi stupirà anche la sua originale disposizione degli spazi: la pianta rettangolare è infatti divisa a metà da un muro affrescato. La chiesa in origine era infatti destinata all’ex Monastero Maggiore, che ospitava le monache di clausura dell’ordine benedettino. L’interno fu allora diviso in due parti ben distinte: quella anteriore destinata al pubblico e quella posteriore (“Il Coro delle Monache”) alle sole religiose.
CHIESA DI SAN MAURIZIO AL MONASTERO MAGGIORE. Corso Magenta 15, Milano. Aperta tutti i giorni tranne lunedì (martedì – sabato 9.30-17.30, domenica 13.30-17).

Situata nella tranquilla via omonima, dietro la Chiesa di San Fedele, questa casa antica deve il suo nome agli 8 maestosi telamoni che si trovano sulla facciata: in dialetto milanese, infatti, “omenone” significa grande uomo. La casa fu costruita dallo scultore Leone Leoni nel 1565: qui negli anni raccolse una mirabolante collezione d’arte che comprendeva disegni di Leonardo Da Vinci e opere di Tiziano e Correggio. Le imponenti sculture che oggi adornano la facciata sono opera di Antonio Abondio e pare raffigurino dei barbari sconfitti (ispirati alle statue della Roma classica). Gli interni purtroppo non sono visitabili: dal 1929 questo edificio è la sede de “Il Clubino”, uno dei club privati più esclusivi di Milano.
CASA DEGLI OMENONI. Via degli Omenoni 3, Milano.

Nascosta tra la miriade di negozi di via Torino, questa chiesa contiene diverse opere davvero stupende, ma la più celebre è indubbiamente il “finto coro” realizzato da Bramante: l’abside che vedete dietro all’altare in realtà non esiste (e non ci crederete finché non vi avvicinerete a controllare)! Si tratta di un’illusione ottica, una trovata ingegnosa di Bramante per sopperire alla mancanza di spazio: la diocesi, infatti, non aveva i permessi necessari per ampliare la chiesa quando questa venne costruita alla fine del ‘400, inglobando il sacello medievale di San Satiro.
CHIESA DI SANTA MARIA PRESSO SAN SATIRO. Via Torino 17/19, Milano. Aperta tutti i giorni (lunedì-sabato 9.30-17.30, domenica 14.17.30).

Il Cimitero Monumentale di Milano è un vero e proprio museo all’aperto. Costruito nel 1966, oggi occupa circa 250mila mq e può essere diviso in tre aree: quella centrale e più vasta dove si trovano le tombe di cattolici, e altre due dedicate agli acattolici e agli ebrei. Ad accogliervi all’entrata principale troverete il grandioso Famedio (dal latino famae aedes, “tempio della fama”), con Cripta annessa, che ospita le tombe dei milanesi più illustri: qui potete trovare le salme di Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni, Cavour, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Giorgio De Chirico, Umberto Boccioni, Alda Merini e molti altri. Superato il Famedio, inizia il cimitero, dove troverete vere e proprie opere d’arte disseminate tra i viali. C’è addirittura una riproduzione in miniatura della Colonna Traiana!. Seguite la mappa che viene fornita all’ingresso per non rischiare di perdervene nemmeno una!
CIMITERO MONUMENTALE. Piazzale Cimitero Monumentale, Milano. Aperto dal martedì alla domenica (8-18).

Se siete facilmente impressionabili, forse questo non è il luogo più adatto a voi: eppure questo luogo è uno dei più curiosi e suggestivi della città, nonostante l’atmosfera un po’ macabra. Entrate nella Chiesa e alla vostra destra troverete uno stretto corridoio che vi condurrà alla cappella dell’ossario: le pareti sono interamente ricoperte di teschi e ossa, ordinatamente disposti in nicchie, sopra il cornicione e lungo porte e pilastri. Difficile affermare con certezza a chi appartengono: leggende vogliono che siano dei martiri cristiani uccisi dagli eretici, ma è probabile provengano dal cimitero dell’ospedale del Brolo (soppresso nel 1652).
CHIESA DI SAN BERNARDINO ALLE OSSA. Piazza Santo Stefano, Milano. Aperta dal lunedì al sabato (9-18).

Gli esempi di stile Liberty a Milano sono disseminati in tutta la città, ma la zona tra Porta Venezia e Palestro offre la più alta concentrazione di palazzi in questo stile. Fate una passeggiata cominciando da Palazzo Castiglioni, il primo a essere costruito nel 1903. Proseguite lungo Corso Venezia e arrivate fino alla meravigliosa Casa Galimberti, con le sue magnifiche decorazioni a mosaico. Soffermatevi poi davanti a Casa Guazzoni e all’ex Cinema Dumont, il secondo cinema costruito in Italia dopo il Cinema Lumière di Pisa del 1905. La tappa successiva non può che essere l’Hotel Diana Majestic: qui sorgevano un tempo i Bagni Diana, primo esempio di piscina pubblica in Italia costruiti nel 1842. Dopo essere passati da Casa Tensi e Casa Campanini potete concludere la vostra passeggiata con la Casa Berri-Meregalli, da molti considerato l’ultimo esempio di liberty in città. Nell’atrio d’ingresso potete ammirare la scultura della “Vittoria” di Adolfo Wildt.

Sotto Piazza Oberdan si nasconde uno dei luoghi d’arte più originali della città: l’Albergo Diurno Metropolitano. Costruito sottoterra nel 1925 su progetto dell’architetto Portaluppi (lo stesso di Villa Necchi Campiglio), era diviso in 3 aree principali: l’Atrio, dove si trovava una biglietteria con agenzia viaggi, casella postale, deposito bagagli e sportello bancario; il Salone, sede di un parrucchiere, un barbiere, servizio di manicure e pedicure, lavanderia; infine le Terme, divise tra bagni semplici e bagni di lusso. Il tutto in pieno stile Liberty e Art Dèco: gli interni sono rimasti pressoché intatti e hanno un’irresistibile fascino decadente. Aperto tutti i giorni dalle 7 alle 23, l’Albergo era destinato ai viaggiatori, ma anche agli abitanti della zona (in un’epoca in cui non tutte le dimore private avevano servizi igienici). Caduto in disuso negli anni 50, oggi è visitabile solo in alcune giornate di apertura straordinaria.
ALBERGO DIURNO VENEZIA. Piazza Guglielmo Oberdan 3, Milano.

Le origini di questa chiesa situata nella piazza omonima, dietro il Duomo, risalgono addirittura al 1030. Nel 1100 l’arcivescovo di Milano Anselmo da Bovisio decide di dedicarla al Santo Sepolcro, per celebrare il primo anniversario dalla spedizione crociata che prese Gerusalemme Nei secoli la chiesa ha subito un’infinità di modifiche e rimaneggiamenti e oggi la sua parte più preziosa è indubbiamente la Cripta, che contiene alcuni dei reperti più antichi della storia della città. Le lastre marmoree che compongono la pavimentazione della Cripta sotterranea provengono infatti dall’antico Foro Romano del IV secolo. Curiosità: la statua di una palma che potete vedere in una delle nicchie si trova nel punto d’incrocio tra Cardo e Decumano dell’antica città romana. Dal 1928 la Chiesa fa parte della Biblioteca Ambrosiana e se volete visitare entrambe è possibile acquistare un biglietto cumulativo.
CHIESA DI SAN SEPOLCRO. Piazza S. Sepolcro, Milano. Aperta da lunedì a venerdì (10-17).
Forse vi sarà capitato di passare in Piazza Missori e chiedervi cosa fossero quelle rovine in pietra che si scorgono nello spartitraffico tra Via Albricci e Via Mazzini: sono ciò che rimane dell’antichissima Basilica di San Giovanni in Conca, demolita per ragioni di viabilità nel 1949. Ma la vera sorpresa si trova sotto Piazza Missori: mentre in superficie è rimasta solo una parte dell’abside, sottoterra si è conservata perfettamente intatta la Cripta, unico esempio di cripta romanica a Milano insieme a quella di San Vincenzo in Prato. Degli affreschi originali rimane poco, ma all’interno della Cripta potete ancora vedere alcune notevoli testimonianze archeologiche (mentre molte altre sono state trasferite nei musei cittadini).
CRIPTA DI SAN GIOVANNI IN CONCA. Piazza Giuseppe Missori 22, Milano.
Siete mai stati in uno di questi luoghi? Fateci sapere quali sono i vostri posti segreti preferiti di Milano commentando qui sotto o sui social con l’hashtag #ConoscoUnPosto!
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Maurizio Cattelan è a tutti gli effetti una celebrità, le cui opere sempre state contraddistinte da un potente effetto spiazzante. Per questo la mostra Breath Ghosts Blind al Pirelli Hangar Bicocca – inaugurata lo scorso 15 luglio – era attesa con trepidazione e moltissima curiosità. Si avevano di certo grandi aspettative, dato che solitamente la commistione tra gli immensi spazi della fondazione in zona Bicocca e i grandi nomi dell’arte, hanno dato vita a mostra spettacolari, emozionanti e coinvolgenti. Purtroppo però, per quanto ci riguarda, le aspettative sono state deluse. La mostra, concepita come una drammaturgia in tre atti volta a rappresentare simbolicamente il ciclo della vita, dalla nascita alla morte, ci ha piuttosto delusi perché ci è sembrata un po’ un’occasione sprecata. A lasciarci più perplessi è stata Ghosts, l’installazione che occupa le Navate: migliaia di piccioni in tassidermia sono stati infatti disseminati su travi e pilastri ma troppo lontani dallo spettatore, muti e scarsamente illuminati per riuscire a suscitare un’autentica emozione. In ogni caso, come dicevamo inizialmente, Cattelan è Cattelan, il nostro è semplicemente un personale punto di vista e il biglietto è gratuito, quindi vi consigliamo in ogni caso di visitarla.
PIRELLI HANGAR BICOCCA. Via Chiese, 2. Aperto da giovedì a domenica (10.30-20.30). Ingresso: libero. In calendario fino al 20 febbraio 2022.

Un’altra delle mostre più attese a Milano, rimandata di più di un anno a causa della pandemia, è quella che il Mudec dedica ai capolavori Disney. Il Museo delle Culture ha sempre optato per un approccio più orientato all’analisi che alla spettacolarizzazione, per le sue esposizioni, a cui resta fedele anche per Disney. L’arte di raccontare storie senza tempo. Non aspettatevi dunque grandi installazioni o effetti speciali, bensì una narrazione del grande e lungo lavoro di ricerca creativa che si cela dietro i lungometraggi dei Walt Disney Animation Studios, attraverso preziose opere originali provenienti dagli archivi. I numerosi bozzetti preparatori – incentrati sull’esplorazione di personaggi, ambientazioni e trame – permettono difatti allo spettatore di dare un’occhiata “dietro le quinte”, accompagnandolo alla scoperta delle numerose fasi che portano alla realizzazione dei film di animazione a cui siamo tanto affezionati; a partire da favole, miti e leggende delle diverse culture del mondo da cui Disney trae ispirazione per raccontare storie senza tempo. Una mostra molto interessante per addentrarsi nel mondo dello storytelling.
MUDEC. Via Tortona, 56. Aperto tutti i giorni (10-19.30, giovedì fino alle 22.30) tranne lunedì. Ingresso: prezzi sul sito. In calendario fino al 13 febbraio 2022.


Fiori e mozziconi di sigaretta, celebrità e membri di popolazioni tribali, moda e guerra…soggetti diversissimi ma allo stesso modo interessanti e dotati di un loro fascino agli occhi di uno dei più importanti fotografi americani, capace di immortalarli con uno stile unico in scatti caratterizzati da estrema eleganza e semplicità formale. Pur non occupandosi di mostre fotografiche, di solito, Cardi Gallery ha deciso di fare un’eccezione per Irving Penn, ripercorrendo i momenti salienti della sua carriera artistica. Oltre agli iconici scatti di moda, in mostra sono presenti still life, foto di gruppo di comunità hippie e tribali ma anche – al piano superiore – opere dedicate all’Italia. La storia e cultura del nostro Paese – che l’artista ebbe modo di conoscere durante la Seconda Guerra Mondiale, quando si trovava a Napoli a guidare ambulanze – infatti lo conquistarono e a provarlo sono i bellissimi ritratti in bianco e nero scattati a poeti, artisti, scrittori e musicisti del Bel Paese.
CARDI GALLERY. Corso di Porta Nuova, 38. Aperto tutti i giorni (lun-ven 10-18.30; sab 11-18). Ingresso: libero. In calendario fino al 22 dicembre 2021.

Oltre a Cheerfully Optimistic About the Future, che vi avevamo già consigliato nel nostro articolo dedicato al Fuorisalone, presso Fondazione Ica è possibile visitare A Breeze Over The Mediterranean, dell’artista di origini siriane (ma cresciuta in Libano e attualmente residente in Francia) Simone Fattal. La mostra si inserisce nel palinsesto annuale Ceramics, ideato da Ica per indagare l’utilizzo della ceramica come mezzo artistico. È proprio dall’argilla, infatti, che nascono le opere di Fattal, che fa emergere dalla materia forme che evocano l’unione tra dimensioni differenti: carnale e mistica, reale e immaginaria. Nello specifico questo corpus di opere – realizzato interamente presso le Officine Gatti di Faenza durante il 2021 – nasce in seguito alla visita compiuta dall’artista al Parco Archeologico di Pompei su invito di Ica e Pompeii Commitment, dove ha potuto studiare in presenza il sito e i depositi archeologici e trarne ispirazione per questa mostra in cui a essere evocata grazie alle sue opere non vuole essere una città distrutta ma, al contrario, un punto di incontro tra diverse culture del mediterraneo, capaci di coesistere e fondersi sia tra loro che con l’ecosistema ospite.
FONDAZIONE ICA. Via Orobia, 26. Aperto da giovedì a domenica (gio-sab 12-19; dom 13-19). Ingresso: libero. In calendario fino al 9 gennaio 2022.

Ad avere saltato un’edizione in presenza è stata anche miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano, giunta quest’anno alla sua venticinquesima edizione e diretta da Nicola Ricciardi. Nei padiglioni di MiCo verranno presentate le opere di artisti contemporanei affermati, maestri moderni e talenti emergenti, rappresentati da 145 gallerie d’arte provenienti da 20 Paesi oltre l’Italia. Blossoming of Trust, il titolo della manifestazione; perché c’è bisogno di fiducia e speranza per questo primo vero tentativo di ripartenza dopo un anno di chiusure e cancellazioni di grandi eventi. Una buonissima occasione per conoscere meglio il mondo delle gallerie e averne un’ampia panoramica in un sol colpo!
MIART. Gate 4 Fiera Milano City MiCo. Viale Scarampo, angolo via Colleoni. Aperto dal 17 al 19 settembre (ven-sab 11.30-20; dom 11-19). Ingresso: intero 15€, ridotto 12€.
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L'articolo 5 mostre a Milano da non perdere a settembre sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Iniziamo la nostra rassegna delle 10 mostre da non perdere da qui all’estate 2021, con un progetto site-specific estremamente attuale, concepito per il piano terra del Podium di Fondazione Prada. Si tratta di Who the Bær, di Simon Fujiwara. Who è un personaggio di animazione; un ors* senza sesso, genere, storia e personalità; un’immagine in cerca di un sé autentico, di una definizione che passa per infinite possibilità senza mai essere finalmente trovata. Il mondo di Who è un mondo di grande libertà, in cui ha la possibilità di adattarsi e mutarsi in qualsiasi altra immagine che incontra; sia essa umana, animale o inanimata. Attraverso una sorta di labirinto realizzato quasi interamente in cartone – che visto in pianta ha la forma di un orso – si assiste al percorso di formazione del personaggio fittizio a partire dalla prospettiva con cui esso stesso interpreta e si relaziona al resto di immagini che lo circonda; un percorso che resta aperto, proprio come il labirinto nel quale si svolge. Le avventure di Who pongono l’attenzione sul tema dell’auto-rappresentazione e del ruolo giocato dai social media, capaci di favorire la manipolazione del sé e l’invenzione di una nuova identità. Una mostra che fa riflettere; da guardare, leggere, ascoltare ed esperire dedicandole il tempo che merita.
FONDAZIONE PRADA. Viale Isarco, 2. Aperto da giovedì a domenica (10-19). Ingresso previa prenotazione sul sito: intero 15€, ridotto dai 12€. In calendario fino al 27 settembre 2021.


La poetica dell’artista comasca di fama internazionale Luisa Lambri, ruota attorno alla condizione umana e al suo rapporto con lo spazio. Nelle serie di fotografie minimali esposte al PAC, protagonisti sono dettagli marginali di architetture fortemente caratterizzate. Il focus su questi angoli apparentemente trascurabili – scattati più volte in diversi momenti, da diverse posizioni e con tempi più o meno prolungati – sembra proprio essere un invito rivolto allo spettatore a guardare più a fondo e più attentamente, a cambiare prospettiva e a cogliere gli effetti che tempo, luce e movimento donano anche a quello che può sembrare il più insignificante particolare. Lo sguardo viene decentrato per essere rieducato, in qualche modo, per essere spinto ad acquisire una prospettiva autonoma. Il titolo della mostra rende omaggio a Carla Lonzi, che nel 1969 pubblicò l’omonima raccolta di intervista ad artisti dell’avanguardia, restituendone una dimensione privata. Allo stesso modo Lambri ritrae in modo assolutamente personale e intimo i soggetti delle sue fotografie. Gli spazi del PAC sono i perfetti contenitori per una mostra di questo genere; peccato solo per i forti riflessi, che in alcuni casi creano parziale disturbo alla fruizione delle opere.
PAC. Via Palestro, 14. Aperto tutti i giorni (10-19) tranne lunedì. Ingresso (previa prenotazione nei weekend): intero 8€, ridotto 6,50€. In calendario fino al 19 settembre 2021.


La Fondation Cartier pour l’art contemporain, nell’arco di 40 anni ha collezionato oltre 2000 opere, tra le quali l’artista argentino Guillermo Kuitca, secondo la sua sensibilità, ne ha selezionate 120 di 28 artisti per creare la mostra collettiva Les Citoyens. Oltre alla selezione di installazioni, video, sculture, ceramiche, dipinti e fotografie – che raccontano l’umanità, indagando i concetti di collettività, gruppo e comunità – Kuitca ha studiato anche l’allestimento negli spazi della Triennale. Tra gli artisti in mostra anche David Lynch – con cui lo stesso Kuitca ha collaborato alla realizzazione di una delle installazioni -, Patti Smith e Francesca Woodman. Il consiglio – se siete interessati anche a design e architettura – è quello di comprare un biglietto open e visitare non solo Les Citoyens ma anche Vico Magistretti e Carlo Ayomonino, di cui vi parliamo fra poco, ed Enzo Mari is Enzo Mari, una delle 5 mostre di cui vi avevamo parlato nel nostro precedente articolo.
TRIENNALE. Viale Alemagna, 55. Aperto da martedì a domenica (11-20). Ingresso: intero 10€, ridotto 8,50€, open per tutte le mostre 15€. In calendario fino al 12 settembre 2021.


Schizzi, modelli, foto, prototipi, pezzi originali, disegni custoditi nell’archivio dell’architetto milanese: tutto ciò compone la retrospettiva realizzata in collaborazione con Fondazione Vico Magistretti e curata da Gabriele Neri, che ripercorre la carriera dell’architetto e designer dagli esordi alla maturità. Una carriera variegata, fatta di progetti architettonici, senz’altro, ma anche allestimenti, progettazione urbana e paesaggistica, design e arredamento. Una carriera contraddistinta dall’apertura internazionale, inoltre, come testimoniano le collaborazioni con alcune aziende scandinave, le architetture costruite in Giappone e gli anni trascorsi a insegnare a Londra presso il Royal College of Art, di cui divenne membro onorario nel 1986. Filo conduttore dell’allestimento il colore rosso tanto amato da Magistretti, che pare indossasse spesso calzini scarlatti, oltre a prediligere il colore delle avanguardie (ma anche del mattone a lui caro), per molti dei suoi pezzi più iconici.
TRIENNALE. Viale Alemagna, 55. Aperto da martedì a domenica (11-20). Ingresso: intero 10€, ridotto 8,50€, open per tutte le mostre 15€. In calendario fino al 12 settembre 2021.


Bisogna ringraziare Lidia e Silvia Aymonino – figlie di Carlo a cui questa bellissima e ricchissima mostra è dedicata – per averla ideata, a Manuel Orazi per averla magistralmente curata e a Francesca Parolini per averla spettacolarmente allestita. In mostra è stato ricreato un mondo quasi onirico per raccontare un grandissimo architetto – capace di attraversare tutte le fasi della seconda metà del Novecento in modo originale – ma anche un personaggio carismatico, un padre affettuoso, un marito (per ben tre volte), un uomo impegnato politicamente, un pittore. Ciò avviene per mezzo di una lunga biografia a immagini che corre lungo tutta la parete destra della sala, composta da fotografie private (di viaggi, cerimonie, vita familiare, ecc.), pagine dei giornalini scritti per i figli, disegni e riflessioni appuntate. Progetti, modelli, materiali d’archivio e dipinti aiutano invece a conoscere meglio l’opera del brillante architetto, il suo rapporto con le periferie e i forti legami stretti con alcune città italiane (Roma, Matera, Venezia, Milano e Pesaro) dove ha saputo lasciare un segno inconfondibile e personale. Perché “fedeltà al tradimento”? Perché Carlo Ayomonino ebbe la capacità di confrontarsi con svariati ambiti culturali e politici senza mai rimanere ingabbiato in nessuna categoria fissa. A concludere l’esposizione una stanza della meraviglie contenente i numerosi disegni eseguiti sui più vari supporti, tra cui copie di celebri quadri amati. Davvero da non perdere.
TRIENNALE. Viale Alemagna, 55. Aperto da martedì a domenica (11-20). Ingresso: intero 10€, ridotto 8,50€, open per tutte le mostre 15€. In calendario fino al 12 settembre 2021.


Rimaniamo in Triennale per parlare della mostra gratuita intitolata Vitrea, vetro contemporaneo d’autore. 60 pezzi ideati da artisti sia italiani che internazionali e realizzati da maestri artigiani del bel paese, per raccontare le molteplici declinazioni del vetro (dalla scultura all’illuminazione, dalle vetrate alle opere figurative) e le tante tecniche di lavorazione (vetrofusione, vetro massello, vetro soffiato, a stampo, a mosaico o combinato con altri materiali). La mostra, organizzata in collaborazione con Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte & Design e curata da Jean Blanchaert, ha lo scopo di promuovere e preservare il know-how manuale associato a una visione artistica, dimostrando la capacità dei mestieri d’arte di parlare il linguaggio della contemporaneità.
TRIENNALE. Viale Alemagna, 55. Aperto da martedì a domenica (11-20). Ingresso: libero. In calendario fino al 22 agosto 2021.

Al Mudec Photo sono esposti gli scatti della fotografa, attrice e attivista italiana Tina Modotti, costretta a emigrare prima in America e poi in Messico – suo Paese d’azione – per ragioni economiche agli inizi del XX secolo. Donna moderna, emancipata, indipendente e impegnata politicamente, Modotti divenne una vera e propria icona, in Messico inizialmente, per poi raggiungere la fama internazionale. Morta prematuramente a soli 46 anni, visse intensamente, impegnandosi per un mondo più giusto e libero. In questa mostra a Milano da vedere nell’estate 2021 si trovano un centinaio di scatti (stampe originali ai sali d’argento degli anni 70), oltre a lettere e documenti, capaci di trasmettere la sua grande umanità, nonché il profondo rispetto verso sé stessa, il suo pensiero e la sua libertà.
MUDEC. Via Tortona, 56. Aperto tutti i giorni (lun 14.30-19.30; mar-dom 10-19.30). Ingresso: intero 14€, ridotto dai 12€ ai 5€ secondo riduzione. In calendario fino al 7 novembre 2021.

Fin dall’antichità, gli esseri umani sono stati attratti dall’idea di creare dei propri simili. L’esposizione del Mudec – organizzata in collaborazione con l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’IT di Genova – racconta proprio la relazione tra umano e robot e i traguardi raggiunti finora dalla robotica e dalla bionica contemporanea. Se nella prima sezione a essere presentati sono quelli che si possono considerare gli antenati dei robot, procedendo viene dato spazio prima alla bionica (ossia alla robotica moderna applicata alle neuroscienze) e successivamente ai cosiddetti Cobot, robot concepiti per interagire con l’uomo. In un mondo che va sempre più veloce, permeato dal digitale, in cui il termine intelligenza artificiale è sulla bocca di tutti, una mostra di questo tipo aiuta riflettere sulle possibili implicazioni etiche, sociali e culturali di questo rapido avanzamento tecnologico.
MUDEC. Via Tortona, 56. Aperto tutti i giorni (lun 14.30-19.30; mar-dom 10-19.30). Ingresso: intero 14€, ridotto dai 12€ ai 5€ secondo riduzione. In calendario fino al 7 novembre 2021.


Jacques Henri Lartigue (1894-1986), seppur noto soprattutto come fotografo, si presentò sempre come pittore. Tuttavia la fotografia lo accompagnò per tutta la vita, prima da foto-amatore e, a partire dagli anni 40, da professionista. I suoi scatti offrono una straordinaria visione del Novecento e sono caratterizzati da una particolare leggerezza (da non confondere, come ben diceva Calvino, con la superficialità) capace di cogliere bellezza, eleganza e intimità nella realtà. Ed è proprio l’evidenza del suo stupore e della sua curiosità per il mondo circostante, che emerge nitidamente dalle sue immagini e che rendere la sua fotografia tanto attraente. La mostra, approdata al Museo Diocesano dopo essere stata alla Casa dei Tre Oci a Venezia, è la più ampia retrospettiva mai realizzata in Italia dedicata al fotografo francese, con le sue 120 stampe suddivise cronologicamente, ed è curata da Denis Curti. Semplicemente incantevole. Se decidete di visitare la mostra la sera, oltretutto, potete farlo e approfittare per fare un aperitivo nello splendido Chiostro Bistrot: mostra e prima consumazione a 12€ dalle 18 alle 22.
MUSEO DIOCESANO. Corso di Porta Ticinese, 95. Aperto dal martedì alla domenica (10-18). Ingresso: intero 8€, ridotto 6€. In calendario fino al 10 ottobre 2021.

Parlare in poche righe di una mostra come Digital Mourning è pressoché impossibile. Si entra in una stanza buia del Pirelli Hangar Bicocca, con una grande installazione video e una postazione di comando; si sentono voci arrivare dalla sala successiva e, accedendovi, si trovano moltissime altre installazioni di vario tipo: alcune accese, altre spente; poi, d’improvviso, gli spettatori vengono invitati da 3 entità virtuali (gli “host” A,B,C) – poste al centro dello spazio – ad ascoltarle e a seguire le loro indicazioni…non si capisce niente e sembra tutto molto caotico, vero? È così. Come sul web, in questa sorta di assurdo luna park creato da Neïl Beloufa, vi sono dati e informazioni che circolano velocemente, appaiono e spariscono, si interrompono e riprendono: e di questo sistema complesso fatto di una pluralità di visioni e imput, il visitatore è parte integrante. All’artista parigino classe ’85 interessa il mondo digitale, della pubblicità e della comunicazione legata alla propaganda politica e, utilizzando il linguaggio dell’era dell’informazione, fa emergere – senza giudizio morale – i paradossi e gli stereotipi di una società pervasa dal digitale, dove tutto dipende da un algoritmo ed è condizionato da procedimenti computazionali. Assurda, complessa, interessante, assolutamente una mostra da vedere a Milano per l’estate 2021!
PIRELLI HANGAR BICOCCA. Via Chiese, 2. Aperto dal giovedì alla domenica (10.30-19.30). Ingresso previa prenotazione sul sito: libero. In calendario fino al 9 gennaio 2022.
Avete già visitato qualcuna di queste mostre a Milano? Ne avete altre da consigliare? Ditecelo qui sotto, oppure sulla nostra pagina Instagram!
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