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Il menu è come piace a noi, con pochi piatti che la chef Giulia Ferrara cambia periodicamente in base alla stagionalità delle materie prime: cervella di vitello, terrina di coniglio e uovo pochè tra gli antipasti, agnolini in brodo di carne, tagliolini al burro e spaghettoni al pomodoro tra i primi e guancia di vitello, fegatini di pollo e petto d’anatra tra i secondi. A colpirci immediatamente sono gli accostamenti insoliti tra gli ingredienti della tradizione gastronomica italiana e altri più particolari (pompelmo, aringhe, uvetta, prugne secche, mandarini cinesi, liquirizia).
Decidiamo di iniziare con i calamari saltati con crema di cavolfiori piccanti e bottarga, che dividiamo come antipasto: già dal profumo capiamo che si tratta di un piatto perfettamente riuscito e il connubio di sapori che ci regala fin dal primo assaggio (la dolcezza del cavolfiore, la sapidità della bottarga e la piccantezza dei calamari) ce ne dà conferma.

Se chiudiamo gli occhi mentre assaggiamo il piatto successivo – i ravioli di cotechino con lenticchie piccanti e mandarini cinesi – non siamo più da Belé, ma a un cenone di Capodanno in attesa che esca il nostro numero per fare tombola. In questo piatto ritroviamo chiarissimo quel richiamo al lessico familiare di cui il ristorante si fa vanto (a ragione) sul menu.

Il risotto al fondente di cipolla con aringa pinoli e uvetta ci colpisce come uno schiaffo con la spinta della cipolla e dell’aringa, ma il tutto viene poi bilanciato dalla dolcezza dell’uvetta, creando ancora una volta quell’equilibrio di sapori che, come ormai avrete capito, è la prerogativa di Belé.

Come secondo scegliamo di dividerci il petto d’anatra con cardi saltati, salsa aioli e liquirizia. Inutile sottolineare la perfetta cottura dell’anatra, ma ancora una volta è un abbinamento a sorprenderci: il sapore forte della salsa aioli si sposa alla perfezione con il dolce-amaro della liquirizia e dei cardi che aggiungono anche quella croccantezza necessaria a non rendere la portata troppo piatta.

Per concludere il pranzo non possiamo non lasciarci tentare dai dolci: il pan de mej allo zafferano con biscotto di farina di mais, crema pasticcera al sambuco, pop corn caramellati con accompagnamento di gelato al mascarpone è davvero riuscito con il suo sapore dolce, che si rivela lentamente tra le pieghe amarognole dello zafferano e dello zenzero.


Anche la saint honoré con namelaka al pistacchio e crema di ricotta è buonissima seppur dal sapore più convenzionale.

Il magnifico bancone per i cocktail che si trova all’ingresso, gli abbinamenti cromatici tra le sedie e i muri, la bellissima parete occupata interamente da calici e bottiglie di vino, la selezione musicale in sottofondo (Mina, Gaber, Modugno) sono solo alcune prove del fatto che da Belé nessun dettaglio è lasciato al caso. Il tutto concorre a creare un ambiente elegante, ma dall’atmosfera accogliente e mai algida. La distribuzione dei tavoli (con la tovaglia!) nell’unica ampia sala è tale da evitare l’effetto “ombrelloni a Rimini” per una capienza di non più di 40 posti. Prima di accedere agli ambienti interni c’è comunque un piccolo e suggestivo spazio esterno che aggiunge una decina di posti alla somma dei coperti.

I ragazzi in sala sono tanto gentili e simpatici, quanto preparati: non lesinano sulle spiegazioni dei piatti (come il racconto sull’origine del pan de mej, con protagonisti San Giorgio e un drago), senza però risultare invadenti.

Gli antipasti costano 13 euro, i primi dai 13 ai 18, i secondi vanno da 18 a 28 euro e i dolci costano 7 euro. Noi, in due, per tutte le portate descritte sopra, due calici di (buonissimo) pinot grigio e due caffè abbiamo speso 95 euro: un prezzo per noi corretto, tenendo in considerazione l’elevatissima qualità dei piatti e l’atmosfera che ci ha fatto trascorrere più di due ore praticamente senza accorgercene. Qui lo slow food è servito nel vero senso del termine.
BELÉ
Via Fumagalli 3, Milano
02 36642933 | [email protected]
Aperto tutti i giorni (19:30-01, sab-dom 12.30-15 e 19.30-01) tranne lunedì
INFORMAZIONI UTILI:
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]]>Appena seduti al nostro tavolo (un po’ piccolo a dire il vero) ci chiediamo a cosa servano le due ciotoline davanti a noi; la risposta arriva presto, quando il gentilissimo cameriere le riempie con un delizioso olio da degustare con il pane a inizio pasto. Su consiglio dello stesso cameriere scegliamo anche il vino – il Cococciola – un buonissimo bianco abruzzese dolce e fruttato con un retrogusto di mandorla.
Il menu è essenziale, come piace a noi: pochi piatti che senza giri di parole (o di ingredienti…) toccano le corde della tradizione marchigiana e abruzzese. Tra gli antipasti troviamo le pallotte cacio e ova, una selezione di salumi e formaggi con mostarde e un piatto chiamato “a tutto fritto” che cattura immediatamente la nostra attenzione e che non ci lasciamo scappare. Comprende delle meravigliose olive all’ascolana classiche e con tartufo, carciofi, zucchine e una spettacolare caciotta fritta.

I primi piatti ci mettono in difficoltà perché tra il risotto con cime di rapa, caciocavallo podolico e limone, le fettuccine al tartufo marchigiano e le fettuccine al ragù di agnello, melanzana alla brace e pecorino la scelta è davvero difficile. Alla fine decidiamo di dividerci una porzione di quest’ultimo piatto e non ne rimaniamo certo delusi: la pasta è ruvida, cotta perfettamente e dal gusto equilibrato grazie alla crema di melanzane che bilancia alla perfezione il sapore deciso dell’agnello.

L’attesa viene presto soddisfatta quando arrivano l’uovo di montagna con pecorino, tarallo e tartufo e la pancia di maialino con cicoria e purea di mele del piceno. L’uovo è piacevolmente cremoso, si amalgama benissimo con la consistenza del tarallo e l’abbinamento con il tartufo è un classico che non ha certo bisogno di ulteriori commenti. La pancia di maialino invece si scioglie in bocca e insieme alla pelle croccante, alle cicorie amare e alla purea dolce crea un insieme di sensazioni davvero riuscito.


Tra gli altri secondi segnaliamo le costolette di agnello con cavolo cappuccio e maionese all’aglio e il baccalà con crema di patate, peperone dolce e pesto di basilico.
Siamo decisamente sazi anche perché le porzioni sono tutt’altro che esigue, ma non possiamo non provare almeno un dolce: sembrano tutti buonissimi (tra gli altri, crema fritta all’ascolana, crostata all’amarena e crema di ricotta di pecora e un interessante “caffè del marinaio”, aromatizzato con liquore all’anice e rum), ma alla fine ci decidiamo per la buonissima millefoglie con zafferano aquilano (“sarei pazza a fare il risotto con lo zafferano a Milano, così lo uso in altri piatti” ci dice Olga), vaniglia e lampone.

Mentre sorseggiamo un’anisetta (un liquore tipico marchigiano a base di anice), Olga ci ricorda che Orma Bruna è anche una bottega in cui è possibile comprare molti dei prodotti che abbiamo assaggiato durante la cena e che all’ora dell’aperitivo è prevista una formula con calice di vino e tagliere di salumi e formaggi a prezzo speciale.

Se il cibo non fosse così buono, quasi passerebbe in secondo piano rispetto all’atmosfera che si respira da Orma Bruna dove tutti gli elementi concorrono a costruire una sensazione di benessere che dura per tutta la cena: l’ambiente luminoso con arredi semplici ma ricercati, il personale di sala disponibile e professionale, ma soprattutto Olga, una padrona di casa esemplare che a ogni parola trasmette la passione e l’entusiasmo che la guidano in questa avventura: tra un piatto e l’altro ci spiega la ricetta perfetta delle olive all’ascolana (rigorosamente snocciolate a mano a spirale!), ci racconta di come raccoglie personalmente i tartufi con i suoi cani e ci parla del suo impegno per cercare di aiutare i giovani imprenditori della sua terra.

Gli antipasti costano dai 9 ai 16 euro, i primi dai 13 ai 16, per i secondi spenderete tra i 16 e i 21 euro e per i dolci tra i 6 e i 7. La carta dei vini – molto fornita – comprende bottiglie per tutte le tasche e i calici costano 4 euro.
Noi – in due – abbiamo speso 84 euro, ridotti a 67 grazie allo sconto di The Fork. Anche senza sconto, il prezzo è ampiamente giustificato dalla qualità altissima del cibo e dal servizio e l’atmosfera assolutamente da ricordare che ci hanno dimostrato come sia possibile innamorarsi di un ristorante a prima vista.
ORMA BRUNA
Via Montevideo 4, Milano
389 607 8866 | [email protected]
Aperto tutti i giorni (12-15; 19-23) tranne domenica
Conoscevate già Orma Bruna? Lo avete già provato? Fatecelo sapere condividendo i vostri scatti con l’hashtag #ConoscoUnPosto o commentando qui sotto!
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Nella landa gastronomica pressoché desolata di Pagano, uno dei quartieri più belli di Milano, eppure anche tra quelli più poveri di offerte ristorative di livello, ha aperto da neanche un paio di settimane Insieme. La proposta di questa scommessa di due giovanissimi ragazzi, coppia nel lavoro e nella vita, è una carta a base di ingredienti italiani a cui si sovrappongono preparazioni e ricette internazionali. Non capita spesso, su questo blog, di entusiasmarsi ‘alla prima’, ma la serata passata qui merita un giudizio a parte. All’ambiente molto piacevole e al servizio attento, infatti, si aggiungono ingredienti prelibati e cotture perfette.
Il menu di Insieme è stringato e chiaro come piace a noi: in carta si trovano 9 piatti, cui si aggiungono due dessert, tutti ben spiegati. Tra le proposte, la zucca con grana padano e nocciole del Piemonte Igp, la guancia di vitello con purea di patate e timo e il baccalà mantecato, polenta e Lard d’Arnad Dop. Non esiste una vera e propria divisione tra antipasti, primi e secondi, anche se notiamo una certa prevalenza di piatti a base di carne e pesce.
Essendo la nostra prima volta da Insieme, optiamo per un menu degustazione da quattro portate, precedute da un piccolo benvenuto dello chef a base di hummus di fave, fave fritte e paprika. Alla mancanza del tovagliato sopperiscono delle stoviglie davvero carine, tra cui notiamo delle fantastiche ceramiche di Grottaglie. Il pane di Altamura arriva caldo e fragrante, servito insieme a dell’ottimo olio pugliese, come la proprietaria.


Il primo piatto che ci viene servito è davvero memorabile: si tratta di masculine da magghia – alici provenienti dal Golfo di Catania -, servite con pane e burro Vacche Rosse: da urlo, il piatto che vale l’intera cena.

Proseguiamo con i gamberi rossi di Mazara, carote e burro tiepido, anche questo buonissimo: gli ingredienti si fondono alla perfezione, e lo zenzero insieme al passion fruit donano all’insieme una nota un po’ speziata ed esotica.

Poi, arrivano le vongole veraci e cozze servite in un delicatissimo (ma saporito) brodo di molluschi e con il branzino con cardo gobbo di Nizza-Monferrato e carciofi.

Quest’ultimo piatto mette in luce la cottura perfetta realizzata dallo chef, che in passato ha lavorato, tra gli altri, con Elio Sironi, Antonino Cannavacciuolo e Matias Perdomo. E la mano si sente tutta.

È il momento dell’ultimo piatto ‘salato’, un uovo cotto a 65 gradi adagiato su una crema di grana padano e douxelle, ovvero un trito di funghi champignon con burro, scalogno e tartufo. Perfetto.

Sulla scia dell’entusiasmo, chiudiamo con entrambi i dessert: una tarte au citron con meringe e lemongrass (la nostra preferita) e una nemesis (torta al cioccolato) con clementine e mandarino.

Usciamo dal ristorante finalmente con l’impressione di poter prendere nota di un posto speciale, non solo nel quartiere ma in tutta la città, e dove far ritorno al più presto. Che felicità!

Insieme, per chi conosce il quartiere, è nato negli ex spazi de La Maniera di Carlo, di cui ha mantenuto gran parte dei (bellissimi) arredi. L’unica sala, oltre a ospitare la cucina a vista per osservare la brigata al lavoro, conta su non più di una ventina di coperti ed è l’ideale per passare una serata in tranquillità, senza bisogno di urlare per sentire il proprio vicino. Il servizio è davvero cortese e sorridente, e nel complesso si sta veramente bene.

I prezzi del menu variano tra i 10 e i 19 euro a seconda di quanto si ordina: per darvi un’idea, per uscire sazi dovrebbero bastarvi tre piatti a testa, per una spesa a testa stimata di circa una quarantina di euro, bere a parte. Il consiglio è quello di ordinare il menu degustazione, che a 45 euro propone quattro piatti diversi. La cena può essere ‘da tutti i giorni’ o ‘per le occasioni speciali’ a seconda del portafogli di ciascuno, ma a nostro parere il costo dei piatti è proporzionato alla qualità e alla ricercatezza degli ingredienti . In sostanza, si spende, ma si spende con piacere, motivo per cui torneremo sicuramente a provare altri piatti.
INSIEME
Via Rasori 12, Milano
391 718 2416 | [email protected]
Aperto tutti i giorni (19:30-22:30) tranne domenica
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