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I piatti di Røst sono pensati per essere condivisi, quindi il menu si presenta come una lista di portate non divise in antipasti, primi o secondi. La formula, a noi, piace sempre, perché ci permette di sperimentare un po’ di tutto, e infatti così facciamo. Gli ingredienti sono stagionali, poveri, e ben calibrati tra proposte a base di carne, pesce e verdure.
Immaginando di iniziare, comunque, almeno idealmente con degli antipasti, chiediamo di cominciare da tre piatti: la pancetta di Anselmo Bocchi (paradisiaca, specie se accompagnata dall’ottimo pane che viene portato al tavolo), i mondeghili (classiche polpettine milanesi che qui non fanno gridare al miracolo), e un baccalà mantecato per cui invece, al miracolo, si grida a chiare lettere.

L’incipit è dei migliori, e decidiamo di proseguire il nostro pranzo con una proposta vegetale che ci incuriosiva parecchio: le carote di Polignano con yogurt e sedano. Dolci, morbide ma croccanti, arrostite alla perfezione e, soprattutto, accompagnate (al punto giusto) da una salsa per cui immaginiamo sviluppare una dipendenza sia parecchio facile.

Proseguiamo sul coté vegetale con il sedano rapa alla vaccinara, buono, ma è con le carni che il pranzo prende davvero il volo. La salsiccia con cicoria e fiore sardo è una visione perfettamente bilanciata, e lo stesso possiamo dire della bavetta con patata della Sila, senape in grani e fondo vegetale.


Tenete in conto almeno un paio se non tre piatti a testa da condividere per uscire sazi come abbiamo fatto noi. Sazi, e appagati.

Segnaliamo una cantina vini (orientata, come da ‘moda’, su quelli naturali) decisamente pazzesca: abbiamo accompagnato il nostro pranzo con due etichette incredibili (per iniziare, ma perfetto anche per pasteggiare, un moscato Rifol di Cerruti e a seguire un Barbera del Monferrato Auriel), che hanno sicuramente contribuito a fare la differenza.

A curare gli ambienti di Røst ci ha pensato uno studio piuttosto quotato, e si vede. L’atmosfera è quella tanto in voga in città in questo momento: sedie e divanetti in velluto, tavoli (rigorosamente ‘stovagliati‘) in marmo, piatti alle pareti. Il locale è costituito da due sale, una più ampia (per modo di dire) all’ingresso, con un bancone, e un’altra più piccolina a seguire. Gli spazi, di conseguenza, risultano decisamente sovraffollati (avremmo apprezzato un paio di tavoli in meno) e l’impressione finale è quella di un ambiente intimo, forse un po’ troppo. Servizio cortese e preparato.
Accompagnando il vostro pasto con una buona bottiglia, e anche tenute presente le dimensioni non pantagrueliche dei piatti, tenete in conto una spesa finale per persona di 40-50 euro, un conto medio-alto giustificato, crediamo, dalla bontà di quello che proverete.
RØST
Via Melzo 3, Milano
[email protected] | 344 0538044
Aperto tutti i giorni (12:30-18)
Conoscevate già il ristorante Røst? Lo avete già provato? Fatecelo sapere qui sotto, oppure sulla nostra pagina Instagram!
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]]>Dietro ai fornelli c’è Matteo Fronduti, uno chef all’apparenza burbero, che ha lasciato le cucine di ristoranti blasonati (come il D’O) per provare a fare da sé. A fine cena, l’ottimismo non ha solo superato la solita asticella, ma si è trasformato in puro godimento, esaltazione, felicità, cosa che non so a voi, ma a me accade ormai di rado uscendo da un ristorante. Qui vi spiego perché.
Il menu del ristorante Manna è accattivante, sia nei nomi scelti per le portate (Batticuore, Azdora, Frittofrittofritto) che negli ingredienti usati, alcuni dei quali non così comuni, come il cefalo affumicato o le cozze crude.
Ogni portata è comunque ben spiegata nel sottotitolo, piccola attenzione che solleva il cliente dall’imbarazzo di dover chiedere lumi su ogni nome. La carta è stringata, con 4 scelte per ciascuna categoria che variano di stagione in stagione-: antipasti, primi, secondi e dessert. A incuriosirci, pietanze come l’uovo affogato con purea di patate ratte e vino rosso, il riso con caciocavallo, milza, marsala e pane tostato e la seppia nera con sugo d’arrosto, finocchietto, alloro e lattughe cotte.

Scegliamo di iniziare dividendo due antipasti che già segnano la via verso l’appagamento più totale: optiamo per il “Batticuore“, battuta di cuore di bue, nocciole, erba ostrica e senape e per il bucolico “A mezzanotte torna“, una zucca gialla di cenerentoliana memoria, servita con gamberi rossi crudi, mandorle e mostarda di zucca. Incredibili entrambi.

Proseguiamo ordinando forse il piatto più rassicurante di tutta la carta, l’Ajo e Ojo: Fronduti la esegue cuocendo magistralmente gli spaghettoni e condendoli con aglio, olio, peperoncino e scampo crudo. Se dovessi scegliere il mio ultimo pasto su questa terra, non avrei dubbi. Le porzioni che vedete in foto – perché già so che ve lo domanderete – sono delle mezze porzioni (abbiamo la sanissima abitudine di dividere tutto ciò che ordiniamo, tra vere amiche).

Proseguiamo dividendo un secondo, e questa volta osiamo: sulla nostra tavola arriva uno squaletto mantecato, con erbe amare e limone bruciato. Delicatissimo ma allo stesso tempo con grande personalità; rimaniamo sorpresi da come gli ingredienti così diversi sappiano ‘parlare’ tra di loro, dando vita a un piatto sicuramente speciale.

Concludiamo in dolcezza, alla fine di una dura scelta che ci chiamava a decidere tra piatti come la tarte tatin e vaniglia e la tequila ghiacciata con succo di lime e agrumi freschi. Alla fine, optiamo per “Loacker“, un wafer di cioccolato e frutta secca con caramello salato. Come nello slogan che dà il titolo al piatto, è il caso di urlare a gran voce: “Che bontà!“.

Abbiamo accompagnato il tutto con una bottiglia di Franciacorta Brut di Bosio, scelto da una ben fornita lista di vini, non solo a prezzi folli (cosa sempre apprezzata da chi magari desidera ordinare un piatto in più piuttosto che esagerare col bere).

Nonostante le vetrine esterne non rendano giustizia al locale, e non corrispondano né agli interni né al tipo di cucina, una volta superata l’empasse che può cogliere all’ingresso, si dischiude un mondo fatto di cura e ricercatezza non arrogante. Il ristorante è diviso tra una prima sala con qualche tavolo e un bancone, e una seconda sala, forse più intima. I tavoli sono ben distanziati, ben apparecchiati (ah, la tovaglia di carta) e il servizio è gentile e preparato senza trascendere nell’ossequio. Al tavolo arriva a darsi da fare lo chef in the person, una attitudine che apprezziamo sempre. Consiglio una visita alla toilette, super divertente, per smorzare subito l’eleganza.


Per la cena sopra descritta, bere incluso, abbiamo speso una sessantina di euro. In generale, tolta la bottiglia di vino che sceglierete, dovreste uscire con una spesa media di 50 euro: tenete conto che il costo degli antipasti e dei primi si attesta sui 15€, mentre i secondi sono praticamente tutti calmierati a 22; i dessert, infine, vengono 9€. Il conto, alla fine, lo si paga quasi con felicità: ce ne fossero di più, a Milano, di posti come il ristorante Manna.
MANNA
Piazzale Governo Provvisorio 6, Milano
02 26809153
Aperto tutti i giorni (12-15 e 20-23) tranne domenica
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]]>La proposta di Fancytoast è molto semplice: una lista corta di toast, di cui 5 salati (salmone, avocado e uova, avocado e ravanelli, burro d’arachidi e cavolo rosso, mazzancolle), 3 dolci (banana, fragole o frutti di bosco) e 3 ‘essenziali’ (nutella, burro e marmellata o burro d’arachidi), da abbinare a tre tipi di succhi (detox, energizzante, antiossidante), ai “fancy drinks” lemonade e pompelmonade, ad una birra o semplicemente al caffè americano, di cui potete servirvi fino all’infinito.

Salmon West Toast | © Giorgia Ferrais

Epic Avocado Toast | © Giorgia Ferrais
Noi abbiamo provato i due grandi classici: l’Epic Avocado Toast con avocado mash, uovo, bacche di pepe rosa e profumo di lime e il Salmon West Toast con soft cream, salmone affumicato, purea di passion fruit, sfere di soia e profumo di maggiorana, accompagnati da delle chips viola con salsa alle barbabietole (buonissima!). Il toast è ben assortito e gustoso, gli ingredienti ci sembrano freschi e ben preparati, oltre che sani…non vi nascondiamo che li avremmo voluti provare tutti!

Il bancone di Fancytoast | © Giorgia Ferrais
Fancytoast ha casa in via Alessandro Volta, nel cuore di Moscova. Il locale è facilmente raggiungibile dalla fermata della metro verde Moscova o con i vari autobus che circolano in zona (43 e 94). In macchina la faccenda si fa un po’ più difficoltosa, quindi viva i mezzi!

L’angolo del caffè | © Giorgia Ferrais
L’atmosfera è raccolta – complici le dimensioni molto ridotte del locale – ma rilassata, grazie anche al personale super gentile. Dietro al bancone troneggia la formula in neon fucsia che recita ‘Epic toast from west coast’, mentre ai muri le piastrelle creano un piacevole effetto bicolor. Vi consigliamo il posto più che altro per una pausa pranzo, visto che al momento non ci sono ancora tavoli bassi ma solo i banconi con i loro sgabelli.

I due Toast e le patatine | © Giorgia Ferrais
Il costo dei toast salati e dolci varia dai 5,45 ai 6,45 euro ciascuno, mentre quelli ‘basic’ si assestano sui 2,95. Ordinando un solo toast e abbinando una bibita (abbastanza folle il costo per un succo mini, 5 euro) il conto non dovrebbe superare la decina di euro, ma ovviamente dipende da quanti toast vi basteranno per placare la fame!
FANCYTOAST
Via Alessandro Volta 8, Milano
02 62086072
Aperto tutti i giorni (lun-gio 8/21, ven/sab 8/23, dom 10/21)
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