Ristoranti stellati – Conosco un posto https://godsgift.cyou Wed, 16 Nov 2022 08:33:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.5 /wp-content/uploads/2024/10/Conosco-un-posto_favicon_256x256.png Ristoranti stellati – Conosco un posto https://godsgift.cyou 32 32 A pranzo da Villa Crespi, ristorante tristellato sul Lago d’Orta /a-pranzo-da-villa-crespi-ristorante-tristellato-sul-lago-d-orta/ /a-pranzo-da-villa-crespi-ristorante-tristellato-sul-lago-d-orta/#comments Wed, 16 Nov 2022 06:00:33 +0000 /?p=48732 Siamo stati a pranzo da Villa Crespi, ristorante tre stelle Michelin dello chef Antonino Cannavacciuolo, e qui vi raccontiamo com'è!

L'articolo A pranzo da Villa Crespi, ristorante tristellato sul Lago d’Orta sembra essere il primo su Conosco un posto.

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Molti forse conosceranno lo chef Antonino Cannavacciuolo principalmente per la sua simpatia, i suoi programmi televisivi e le sue forti pacche sulla spalla, tuttavia, i suoi meriti nascono ovviamente prima di tutto dietro ai fornelli. Noi eravamo curiosissimi di sperimentare la sua cucina a Villa Crespi e quindi, di recente e poco prima della consacrazione nell’Olimpo dei ristoranti italiani con tre stelle Michelin, ci siamo recati sul bellissimo Lago d’Orta (perfetto per una gita fuori porta) per un pranzo davvero speciale. A nostro parere è stato un riuscitissimo connubio tra alta cucina e contesto mozzafiato: ecco com’è andata!

Abbiamo provato Villa Crespi e qui vi diciamo com’è!

IL MENU DI VILLA CRESPI: un abbraccio tra Campania e Piemonte

Come spesso accade nei ristoranti stellati, anche a Villa Crespi la scelta consiste nel menu alla carta e nel menu degustazione di tre tipologie, due da sette portate e uno da otto. Inutile dire che il percorso degustazione in questi casi è spesso conveniente, oltre che il modo migliore per comprendere a tutto tondo il tipo di cucina proposta. È un po’ come guardare l’autoritratto di un pittore, e sulla tela dello chef Cannavacciuolo si vede sia la terra d’origine, la Campania, che la terra che lo ha visto crescere professionalmente, il Piemonte.

Tra i tre menu degustazione noi abbiamo scelto Traccia, che prevede un benvenuto dello chef, due antipasti, un primo, un secondo, il pre dessert e il dessert.

COME SI MANGIA DA VILLA CRESPI: be, divinamente

Uno dei piatti simbolo dello chef che non vedevamo l’ora di assaggiare è il tonno vitellato, una chiara rivisitazione “al contrario” del classico vitello tonnato, con fettine di tonno marinate in salsa di soia e accompagnato da fondo di vitello. Abbiamo apprezzato molto anche l’idea di accompagnarlo a un assaggio di vitello tonnato verace in stile finger food, che si è rivelato assolutamente delizioso.

Ma è il primo piatto, riso Carnaroli, bottarga, midollo e ostrica, che ci ha fatto sentire le campane del paradiso. Un chiaro spostamento dal Piemonte verso la Campania con l’introduzione del mare. Il ricco risotto, sia come sapore che consistenza, è da abbinare boccone dopo boccone alle fredde ostriche servite a parte: un’esplosione armoniosa di sugo, burro e salsedine. Un piatto davvero eccezionale, che fatichiamo a spiegare a parole.

Il nostro secondo classificato del menu è stato il piatto completamente vegetale a base di sedano rapa, frutto della passione e aglio nero. Un abbinamento decisamente insolito tra aglio nero, molto più dolce e ‘leggero’ di quello bianco, e la delicatezza del sedano rapa.

Anche il rombo chiodato, conchigliacei, alghe marine, taccole ci è piaciuto molto, soprattutto per il contrasto ben riuscito tra la morbidezza e il sapore di mare del pesce e la croccantezza delle taccole. Per concludere, una morbida mela verde con gelato al cocco e fondo di caffè: contrariamente alle aspettative, un dessert bilanciato sull’acido della mela, l’amaro del caffè e il delicato sapore del cocco.

La bellezza di tutti questi piatti che abbiamo assaggiato è che sono arrivati dritti al cuore e… torneremmo domani stesso per mangiarli di nuovo.

L’ATMOSFERA DI VILLA CRESPI: raffinata e speciale

Come in tutte le cose, anche l’occhio vuole la sua parte, ed è innegabile che il contesto in cui si trova Villa Crespi sia fiabesco. La costruzione della villa iniziò nel 1879 per mano di Cristoforo Benigno Crespi, industriale del settore cotoniero, e durò trent’anni. Di ispirazione chiaramente mediorientale, è un delizioso ricamo arabeggiante con facciate ricche di colonne e intarsi che ricordano un minareto. Saranno lo chef Cannavacciuolo e sua moglie a ristrutturarla e, dal 1999, a renderla una destinazione speciale a tutto tondo grazie sia al ristorante che alle camere lussuose a disposizione per il pernottamento. La magia continua anche all’interno della villa: il ristorante, infatti, si snoda tra le sale di raffinata opulenza al pianterreno, fino alla veranda con vista sul giardino estivo.

Il team in sala è in armonia con l’ambiente circostante: è formale e attento, ma allo stesso tempo riesce a incantarti con racconti sulla storia della villa e sui piatti del menu. L’insieme risulta davvero in sintonia e assolutamente coerente con l’alto livello che ci si aspetta da un ristorante stellato. Lo chef, che è quasi sempre presente, saluta tutti gli ospiti una volta terminato il pasto (che per essere uno chef stellato non è ormai cosa scontata).

I PREZZI DI VILLA CRESPI: proporzionati al contesto

Villa Crespi Cannavacciuolo
Dolcetti con il caffè | © Elena Mariotti

I piatti alla carta si aggirano attorno ai 60-70 euro, mentre il prezzo del menu degustazione va dai 190 euro a testa per il Traccia, ai 210 euro per il Degustazione itinerario dal sud al nord Italia – entrambi con sette portate -, fino ai 240 euro per il Mettici l’anima – otto portate (bevande escluse). I menu si possono integrare con il percorso di abbinamento vino. Considerando la qualità superba del cibo e del servizio, nonché la location da sogno, riteniamo che i prezzi siano assolutamente corretti.

VILLA CRESPI
Via Fava 18, Orta San Giulio
 0322 911902
Aperto tutti i giorni (12:30-15:00 e 19:00-23:30, martedì e mercoledì solo a cena) tranne lunedì

INFORMAZIONI UTILI:

IL MENU DI VILLA CRESPI: i sapori italiani più autentici in chiave stellata, alla carta o a scelta tra tre menu degustazione

IL PREZZO DI VILLA CRESPI: circa 150€ alla carta per due portate, da 190 a 240€ per i menu degustazione, bevande escluse

L’AMBIENTE DI VILLA CRESPI: fiabesco, elegante, romantico

COME PRENOTARE DA VILLA CRESPI: attraverso il form sul sito

COME ARRIVARE DA VILLA CRESPI: in macchina o in treno, molto comodo anche in giornata da Milano per una gita fuori porta

Conoscevate già il ristorante Villa Crespi? Lo avete già provato? Fatecelo sapere qui sotto, oppure sulla nostra pagina Instagram!

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A cena da Osteria Francescana, ristorante tristellato a Modena /a-cena-da-osteria-francescana-ristorante-tristellato-a-modena/ /a-cena-da-osteria-francescana-ristorante-tristellato-a-modena/#comments Wed, 25 May 2022 06:00:07 +0000 /?p=44981 Siamo stati a cena da Osteria Francescana, ristorante tristellato a Modena dello chef Massimo Bottura, e qui vi raccontiamo cosa aspettarvi!

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Non servono troppe introduzioni quando si parla di Massimo Bottura, uno dei più grandi chef contemporanei al mondo, capace di reinventare la cucina tradizionale italiana mescolando tecnica, arte e fantasia. Originario di Modena, proprio qui Bottura rileva, nel 1995, Osteria Francescana, una trattoria storica nel cuore della città. La fama di questo ristorante – che vanta ben tre stelle Michelin – ha letteralmente fatto il giro del globo, tanto da aggiudicarsi il primo posto nel 2016 e nel 2018 nella classifica The World’s 50 Best Restaurants. Mangiare in questo ristorante rappresentava un sogno nel cassetto da sempre e finalmente ci siamo riusciti: ecco com’è andata!

Abbiamo provato Osteria Francescana e qui vi diciamo com’è!

IL MENU DI OSTERIA FRANCESCANA: un viaggio in Italia pieno di ricordi

Come viene definito dallo stesso team di Osteria Francescana, il tipo di cucina è “del territorio, ma visto da dieci chilometri di distanza”. I sapori classici della tradizione diventano infatti un racconto legato ai ricordi d’infanzia e agli innumerevoli prodotti tipici del territorio italiano. Le protagoniste assolute sono le materie prime che, come dimostrano le portate del menu, vengono esaltate nella loro purezza. I piatti, visivamente eleganti ed essenziali, lasciano ai sapori il compito di farci da guida. Infatti, sia il menu degustazione che il menu alla carta, elencano soltanto i nomi dei piatti poiché la cucina “non è una lista di ingredienti o una dimostrazione di abilità tecniche”.

Noi abbiamo scelto il menu degustazione da 12 portate Vieni in Italia con me, un percorso che varia a seconda della stagionalità e che punta ad “abbattere le barriere tra nord, centro e sud Italia”. Ci siamo anche affidati all’abbinamento vini proposto dal Sommelier con 9 diversi abbinamenti.

COME SI MANGIA DA OSTERIA FRANCESCANA: un percorso sorprendente

Proprio perché gli ingredienti non sono presenti nel menu, ogni piatto è sapientemente descritto e spiegato dal personale di sala, e si rivela un climax ascendente di stupore. Non vogliamo raccontarvelo proprio tutto, altrimenti rischieremmo di rovinarvi parte dell’esperienza, quindi abbiamo pensato di proporvi una selezione, entrando nel merito dei nostri piatti preferiti, sia per la bontà che per la sorpresa che ci hanno suscitato.

Il panettone di Osteria Francescana | © Elena Mariotti

Iniziamo dallo straordinario caldo panettone, lenticchie e cotechino (anche il 15 di agosto). Il piatto ci ha subito catapultati nel nord Italia, con questo riuscitissimo equilibrio tra il salato delle lenticchie e cotechino, e il dolce del panettone.

La piadina, squacquerone & alice è stato qualcosa di incredibile: in un solo boccone lo chef ha brillantemente ricreato un morso di piadina romagnola. La tostatura del pane sulla piastra, la sapidità dell’alice, l’amaro della rucola e l’acqua acidula dello squacquerone che cola morso dopo morso, il tutto con un impiattamento e presentazione essenziale che, della piadina che conosciamo, non aveva niente di riconoscibile alla vista.

Osteria Francescana Modena
La piadina di Osteria Francescana | © Elena Mariotti

Uno s-t-r-e-p-i-t-o-s-o risotto come una parmigiana di melanzane ci lascia assolutamente estasiati e lo rende il nostro piatto preferito del menu. Anche qui ritroviamo tutti i sapori che associamo alla classica parmigiana: il risotto con provola e melanzane viene cotto nell’acqua di pomodoro. Una chips croccante di parmigiano, con polvere di melanzane affumicate e di pomodoro, incorona il piatto.

La rivisitazione più originale e inaspettata, invece, è stata la fiorentina e i suoi contorni. Ci viene infatti presentata una lattuga alla brace su gelatina di pomodoro affumicato, acciughe ed erbe aromatiche, fagioli mantecati nel Sassicaia e riduzione di fiorentina. Non credevamo ai nostri occhi, eppure, questo mix di sapori uniti all’affumicatura e consistenza fibrosa della lattuga…hanno ricreato davvero la Fiorentina!

Osteria Francescana Modena
La parmigiana di Osteria Francescana | © Elena Mariotti

Quando giunge il momento del quasi uno spaghetto al pomodoro, viste le sorprese precedenti, non sappiamo cosa immaginarci. Invece, ci portano proprio degli spaghetti in rosso: questa volta è il gusto a spiazzarci, poiché si rivelano spaghetti dolci di ciliegia e peperoni rossi, con mandorla grattugiata, capperi e latte di mandorla.

Infine, quella che in genere viene servita come antipasto, diventa il dessert di questa cena indescrivibile. Oops! Ho dimenticato la caprese è un pomodoro di cioccolato bianco, con al suo interno un cremoso di pomodoro con ribes, vaniglia e anice stellato. Alla base acqua di pomodoro, acqua di bufala e olio al basilico sono, non solo parte integrante dei sapori del piatto, ma completano visivamente quella che, a tutti gli effetti, è un’opera d’arte.

Osteria Francescana Modena
Spaghetto al pomodoro di Osteria Francescana | © Elena Mariotti

Abbiamo concluso la cena sazi, felici e stregati dalla genialità della creazione e realizzazione di questo menu. La sensazione più forte che ci ha lasciato questa cena è la consapevolezza che anche a tavola tutto può essere messo in discussione e assumere diverse splendide forme che non ci si aspetta.

L’ATMOSFERA DI OSTERIA FRANCESCANA: intima e accogliente

Osteria Francescana Modena
Gli interni di Osteria Francescana | © Elena Mariotti

L’interno di Osteria Francescana si divide in tre salette per un totale di 12 tavoli, elegantemente apparecchiati con tovaglie bianche. L’arte contemporanea, che per lo chef Bottura, è “ispirazione, guida e musa” si manifesta non solo in ogni suo piatto, ma anche nell’arredamento (ovviamente) molto curato del ristorante. L’atmosfera rimane essenziale ma calda allo stesso tempo, grazie anche alla moquette floreale che rende l’ambiente accogliente e quasi casalingo. C’è anche una “sala vip”, dove si può mangiare circondati dalle bottiglie di vino della cantina del ristorante. Dimenticatevi la rigidità che ci si può aspettare, e molte volte si trova, nei ristoranti stellati. Il servizio, assolutamente impeccabile e attento ci ha messi subito a nostro agio grazie a interazioni piacevoli e spontanee.

I PREZZI DI OSTERIA FRANCESCANA: adeguati alla qualità dell’esperienza

Osteria Francescana Modena
Gli interni di Osteria Francescana | © Elena Mariotti

Il menu degustazione da 12 portate costa 320 euro, a cui aggiungere 210 euro se si sceglie l’abbinamento vini da 9 calici. Il menu alla carta, invece, comprende antipasti, primi, secondi e dolci tutti tra gli 80 e i 150 euro. La lista dei vini è corposa e prevede una ampia scelta di bottiglie (da circa 60 euro a salire) e calici (da circa 30 euro). Il costo è, insomma, quanto ci si può aspettare da un tre stelle Michelin nonché da uno dei migliori ristoranti al mondo.

OSTERIA FRANCESCANA
Via Stella 22, Modena
059 223912
Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena

INFORMAZIONI UTILI:

IL MENU DI OSTERIA FRANCESCANA: decisamente audace, sorprendente e ricco di ingredienti di ogni tipo (si possono segnalare intolleranze alimentari o allergie entro tre giorni prima della visita)

IL PREZZO DI OSTERIA FRANCESCANA: sui €200 a testa (bevande escluse) ordinando alla carta oppure prezzo del menu degustazione €320

L’AMBIENTE DI OSTERIA FRANCESCANA: raffinato ed elegante, perfetto per cene romantiche o di lavoro

COME PRENOTARE DA OSTERIA FRANCESCANA: dal sito con sei mesi di anticipo (qui tutte le FAQ)

COME ARRIVARE DA OSTERIA FRANCESCANA: in treno o in macchina (il ristorante si trova in zona ZTL, il parcheggio più vicino è in viale Vittorio Veneto)

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A pranzo da Materia, ristorante stellato sul lago di Como /a-pranzo-da-materia-ristorante-stellato-sul-lago-di-como/ /a-pranzo-da-materia-ristorante-stellato-sul-lago-di-como/#respond Mon, 13 Dec 2021 07:00:00 +0000 /?p=36121 Siamo stati a pranzo da Materia, ristorante stellato sul lago di Como dello chef Davide Caranchini, e qui vi diciamo com’è!

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Nella nostra wishlist campeggiava da tempo Materia, ristorante a Cernobbio che nel 2019 ha conquistato una stella Michelin (e che l’ha appena riconfermata). Il suo chef Davide Caranchini popola da anni le classifiche dei migliori talenti della cucina mondiale e, nonostante la sua giovane età, vanta già esperienze internazionali all’Apsleys a Londra e al Noma di Copenaghen. Di recente ci siamo recati in questo splendido paesino sul lago di Como (qui e qui trovate alcuni spunti su questa bellissima zona) e finalmente abbiamo pranzato in questo ristorante. Ecco com’è andata!

Abbiamo provato Materia e qui vi diciamo com’è!

IL MENU DI MATERIA: contrasti perfetti creati con ingredienti del territorio

La cucina di Materia si fonda sull’utilizzo di materie prime fortemente legate al territorio (come piccione e pesce di lago) o addirittura provenienti dalla serra adiacente al ristorante (tra cui tarassaco, elicriso, luppolo, dragoncello). Questi ingredienti vanno a comporre piatti dai sapori apparentemente lontani – spesso e volentieri viene ricercato l’accostamento acido/amaro -, ma che trovano invece perfetta compiutezza e funzionalità.

Non appena addocchiamo il menu, capiamo che tutti i piatti rispecchiano questa filosofia e praticamente in ogni preparazione troviamo verdure ed erbe aromatiche che stuzzicano la nostra fantasia ancor prima del nostro palato. La divisione è quella classica tra antipasti, primi, secondi e dolci in una scelta democraticamente distribuita in quattro piatti per categoria. Come in ogni ristorante di questo livello, non mancano i menu degustazione con tre percorsi da 5, 7 o 12 portate selezionate dallo chef. Inoltre, è disponibile un interessante menu di 5 portate totalmente vegetariane.

COME SI MANGIA DA MATERIA: un percorso spettacolare tra sapori estremi

Materia Ristorante Cernobbio
La panna cotta di ricci con spuma di cervella | © Tommaso Prada

Già in partenza, la nostra idea era quella di scegliere un menu degustazione. Quando la gentilissima responsabile di sala ci ha presentato il menu da 7 portate come “quello con i piatti dagli ingredienti un po’ estremi come cervello, midollo, fegato, cuore, ostriche”, i nostri occhi si sono illuminati e non abbiamo più avuto dubbi. Siamo partiti subito a bomba con una selezione di entrée (o snack, come ci sono stati presentati) incredibile, tra cui spiccano la carbonara di lago con uova di trota pecorino e pepe, la tartelletta con limone, caviale di aringa e amaranto e il creme caramel con alga, wasabi e soia.

Il primo piatto della degustazione presenta subito un accostamento azzardato, ma la panna cotta di ricci con spuma di cervella di vitello e polvere di capperi è un mix riuscitissimo che ci lascia in bocca un piacevolissimo sentore di mare giustapposto alla dolcezza del cervello e alla sapidità dei capperi.

Materia Ristorante Cernobbio
Il cotto e crudo di scampo | © Tommaso Prada

Anche l’equilibrio di sapori della seconda portata, il cotto e crudo di scampi con elicriso e purea di pompelmo, è un’armonia perfetta in cui dolce e amaro si integrano senza contrasti.

Materia Ristorante Cernobbio
L’insalata di cavolo rosso, midollo, mandorle e caviale | © Tommaso Prada

Siamo passati poi a due piatti che ormai stanno diventando dei veri e propri classici di Materia: la pazzesca insalata di cavolo rosso, midollo affumicato, mandorle amare e caviale che riesce a stimolare praticamente tutte le zone della nostra lingua con il suo perfetto insieme di amarezza, sapidità, dolcezza e acidità, e le linguine al burro, garum (una salsa di pesce fermentata) di agone e amchoor (una spezia a base di mango) che hanno un sapore così avvolgente e pieno che ci ricorda i comfort food di quando eravamo bambini, il tutto con un guizzo di controllata pazzia dovuto all’asprezza del garum e dell’amchoor.

Materia Ristorante Cernobbio
Le linguine al burro, garum di agone e amchoor | © Tommaso Prada

Il nostro viaggio è proseguito con il piccione allo spiedo presentato in due servizi: la prima parte, uno spettacolare petto con linfa di betulla fermentata, forse il piatto più convenzionale della degustazione – ma non per questo meno buono -, grazie alla cottura perfetta della carne e alla betulla che ci regala un piacevolissimo sentore di bosco che ben si amalgama al sapore un po’ ferroso del piccione.

Materia Ristorante Cernobbio
Il petto di piccione | © Tommaso Prada

Con la seconda parte del piatto si osa di più e ci vengono servite le altre parti del piccione: la coscia laccata con spezie dai sentori orientali che ci hanno ricordato alcuni piatti assaggiati a Chinatown, il filetto marinato ai chiodi di garofano, i fegatini presentati su una cialda d’orzo e il cuore cotto al barbecue.

Materia Ristorante Cernobbio
La coscia, il cuore e i fegatini di piccione | © Tommaso Prada

Prima di passare ai dolci, assaggiamo quella che è la personalissima concezione del sorbetto al limone secondo Caranchini. L’ostrica con sorbetto di geranio e fieno non può essere considerata come un semplice intermezzo, ma si rivela essere uno dei piatti più sorprendenti del menu con la sua straordinaria esplosione di sapore che assolve incredibilmente alla sua funzione di pulizia della bocca in vista delle portate successive.

Materia Ristorante Cernobbio
Midollo e Zafferano | © Tommaso Prada

A conclusione di un pranzo pressoché perfetto ci viene portato un dessert con midollo e zafferano, un azzeccatissimo omaggio dello chef alla città di Milano che, pur essendo inequivocabilmente asservibile tra i dolci, ci rimanda al classico risotto servito nelle osterie meneghine.

Materia Ristorante Cernobbio
La piccola pasticceria | © Tommaso Prada

Anche nella piccola pasticceria che accompagna il caffè non ci stupiamo di trovare, insieme a bigné e tartufini di cioccolato, quei sapori acidi tanto cari allo chef nelle tartellette con frutto della passione e nelle praline con lampone e rosa.

L’ATMOSFERA DI MATERIA: amichevole ma sempre professionale

Materia Ristorante Cernobbio
Una delle sale interne di Materia | © Tommaso Prada

Ambiente asettico, atmosfera austera e personale impettito: spesso ci si sente in soggezione quando si mangia in ristoranti di questo livello, ma tranquilli perchè non troverete niente di tutto ciò da Materia. L’ambiente alterna toni bianchi alle sfumature più scure dei tavoli e dei divanetti rendendo lo spazio delle due piccole sale elegante ma al contempo accogliente (anche se forse un po’ troppo spoglio). Anche il chiacchiericcio di sottofondo proveniente dagli altri tavoli non risulta assolutamente fastidioso ma, anzi, aggiunge all’atmosfera un tono gioviale e amichevole e ci permette di alimentare la nostra curiosità allungando talvolta l’orecchio per sentire i commenti sui piatti provenienti dai vicini di tavolo.

Solo elogi anche per il personale, il cui entusiasmo per il proprio lavoro traspare non solo dalle parole con cui vengono descritti i piatti, ma anche dal sorriso che hanno tutti i ragazzi in sala e che nemmeno la mascherina riesce a nascondere. Il tutto, comunque, senza mai perdere l’aura di professionalità e competenza che ci si aspetta in un ristorante stellato.  

I PREZZI DI MATERIA: adeguati alla qualità dell’esperienza

Materia Ristorante Cernobbio
L’esterno di Materia | © Tommaso Prada

I piatti alla carta variano tra i 21 e i 26 euro per gli antipasti e i primi, tra i 30 e i 35 euro per i secondi e tra i 13 e i 15 euro per i dolci. I menu degustazione da 5, 7, 12 portate costano rispettivamente 75, 85 e 135 euro a cui aggiungere 35, 45 o 65 euro se scegliete l’abbinamento di vini da 4, 5 o 8 calici. La lista dei vini è corposa e troverete ampia scelta di bottiglie (da circa 25 euro a salire) e calici (da 7 euro). L’unico neo è la presenza del coperto sullo scontrino, un orpello già discutibile in qualsiasi ristorante, ma che qui riteniamo davvero inopportuno, soprattutto se si sceglie un percorso di degustazione.

A parte questo però, considerando la qualità superba del cibo e del servizio, i prezzi sono assolutamente corretti e i 270 euro che abbiamo speso in due per il pranzo che vi abbiamo descritto sono quindi ampiamente giustificati.

MATERIA
Via Cinque Giornate 32, Cernobbio (CO)
0312075548
Aperto tutti i giorni (12-14 e 19-22) tranne lunedì e martedì

INFORMAZIONI UTILI:

IL MENU DI MATERIA: alla carta o a scelta tra quattro menu degustazione

IL PREZZO DI MATERIA: circa 100 euro alla carta, da 70 a 135 euro per i menu degustazione, bevande escluse

L’AMBIENTE DI MATERIA: raffinato ma non impettito

COME PRENOTARE DA MATERIA: telefonicamente e attraverso il form sul sito

COME ARRIVARE DA MATERIA: in auto o in treno fino a Como, poi bus o battello fino a Cernobbio

Conoscevate già il ristorante Materia? Lo avete già provato? Fatecelo sapere qui sotto, oppure sulla nostra pagina Instagram!

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Una cena speciale da Lume, il ristorante stellato a Milano di Luigi Taglienti (chiuso) /lume-ristorante-milano/ /lume-ristorante-milano/#comments Mon, 29 Oct 2018 09:00:48 +0000 /?p=11647 Siamo stati a cena da Lume, il ristorante stellato a Milano di Luigi Taglienti e qui vi diciamo come si mangia e quanto si spende.

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Luigi Taglienti è uno degli chef emergenti di cui si parla più assiduamente, soprattutto da quando nel 2016 ha aperto Lume, un ristorante di livello in una zona poco ‘pop’ alle porte del quartiere Barona a Milano, insignito dopo solo pochi mesi di una stella Michelin. Dopo una lunga attesa, finalmente, lo abbiamo provato, e qui vi diciamo com’è.

IL PIATTO FORTE: la qualità delle materie prime

La popolarità crescente e le apparizioni in TV (speriamo non vi siate persi la puntata della scorsa edizione di MasterChef ambientata proprio qui) non ha distratto lo chef ligure che da Lume, grazie alla cucina a vista, possiamo vedere muoversi agile e veloce insieme agli altri componenti della brigata.

Il personale in sala ci illustra subito la filosofia dello chef, cioè la ricerca continua fatta sulle materie prime, con un fortissimo legame con il territorio, sia quello di origine (la Liguria) sia quello di adozione (Milano) e l’utilizzo pressoché in tutti i piatti di agrumi o comunque di materie prime dal gusto acre.

La proposta di Lume comprende scelte alla carta e 3 menu degustazione: il primo,“Taglienti racconta Taglienti” comprende alcuni grandi classici (lasagna alla bolognese, saltimbocca alla romana, frittura di pesce) reinterpretati dallo chef; il secondo, “Frutto di un momento” è composto da idee più sperimentali e materie prime più ricercate (sanguinaccio di pesce, ostriche, piccione); noi scegliamo il terzo menù, il “Nuovo Milano”, un omaggio ai cibi della tradizione della città meneghina, ovviamente rivisitati da Taglienti.

Non ci facciamo mancare un aperitivo iniziale che comprende un calice di ottimo champagne rosé e una selezione di finger food incredibile, tra cui spiccano i lamponi ripieni di burro aromatizzato e le polpette al doppio pomodoro (disidratato e fritto).

Lume Ristorante Milano

Il finger food di aperitivo | © Tommaso Prada

Si parte poi con il menu vero e proprio e la prima portata ci lascia subito stupefatti: si tratta della versione dello chef del classico ossobuco. La carne è cruda, punteggiata da gocce di agrumi e da filetti di acciughe e circonda una crema di riso allo zafferano che acquista una nota croccante grazie ad una cialda dolce; la parola “contrasto”, generalmente usata con accezione negativa, qui non può che assumere significati positivi, poiché sapori che dovrebbero essere opposti tra loro si sposano invece perfettamente.

Lume Ristorante Milano

L’ossobuco alla Taglienti | © Tommaso Prada

La seconda portata è il musetto di vitello cotto a lungo nello spumante, accompagnato da un sorbetto di cetriolo con tartufo nero e una macedonia di verdure con mostarda dolce: è qui che scopriamo la sapienza tecnica dello chef, perché la cottura della carne è semplicemente perfetta e gli abbinamenti sono ancora una volta più che riusciti.

Lume Ristorante Milano

Il musetto di vitello | © Tommaso Prada

Arriva il terzo piatto ed è qui che arriva la vera sorpresa, il cappuccino di funghi con budino di fegati chiari: la spuma di funghi porcini avvolge completamente il palato smorzando il sapore deciso dei fegatini per raggiungere un equilibrio perfetto. Il vero tocco da maestro è però la presenza di un’emulsione di amarena che è semplicemente sublime in abbinamento ai funghi. È impossibile fare una classifica dei piatti che ci sono piaciuti di più, ma forse è questo quello che metteremmo al primo posto.

I piatti escono con ritmo perfetto e si susseguono il raviolo di magro con ragù all’italiana (forse la cosa che ci ha convinto meno, nonostante il gusto eccezionale del ragù all’interno del raviolo), il risotto allo zafferano con animella in gremolata (incredibile il contrasto tra la morbidezza della mantecatura del riso e la consistenza delle animelle) e il controfiletto di vitello impanato (la carne ha un sapore incredibile che si sposa alla perfezione con il leggero gusto aspro della panatura, che sicuramente contiene tracce di agrumi).

Lume Ristorante Milano

Il risotto allo zafferano con animella | © Tommaso Prada

Lume Ristorante Milano

Il controfiletto di vitello impanato | © Tommaso Prada

L’idea dello chef dei classici formaggi serviti a fine pasto si traduce nel macaron ripieno di gorgonzola 100 giorni, talmente buono che ci verrebbe voglia di chiedere il bis.

Lume Ristorante Milano

Il macaron ripieno di gorgonzola | © Tommaso Prada

L’ultima portata del menu è il tartufo nero e tiramisù che, come suggerisce il nome, unisce in un unico dolce la forma croccante del tartufo (in cima è presente anche un pezzo di tartufo “vero”) e una crema all’interno che ricorda il sapore del tiramisù: semplicissimo eppure geniale, perché nessuno ci ha pensato prima?

Lume Ristorante Milano

Il tartufo nero e tiramisù | © Tommaso Prada

Così come all’inizio, anche a fine cena ci vengono portati dei deliziosi finger food dolci che accompagnano il conto. Oltre alle lodi per le idee e la tecnica di Taglienti, la cosa che ci ha colpito di più è stata la qualità delle materie prime, talmente elevata che è stato come se avessimo assaggiato il cibo per la prima volta: è stato come scoprire il vero sapore del vitello, dei funghi, dei fegatini, delle animelle e del tartufo.

IL POSTO: alle porte della Barona

Lume si trova in un contesto di archeologia industriale completamente ristrutturato in via Watt 37, una strada triste e anonima tra il Naviglio Grande e il quartiere della Barona; il fatto che si trovi in un ex edificio della Ginori viene richiamato dalla presenza su ogni tavolo di un vaso di porcellana della celebre manifattura milanese. Il ristorante è raggiungibile con i mezzi tramite il tram 2 e il bus 47; la zona non centralissima potrebbe consentirvi anche di arrivare in auto e di trovare parcheggio nelle vicinanze.

L’ATMOSFERA: meravigliosa

Lume Ristorante Milano

Uno scorcio della sala e lo chef Taglienti in cucina | © Tommaso Prada

Le sale sono incantevoli, l’arredamento tutto sui toni del bianco rende l’ambiente luminoso e i pochi tavoli (le sale sono grandi, ma i coperti non sono più di 40) creano un’atmosfera intima, silenziosa e ricercata. Il servizio è perfetto: in sala sono presenti ragazzi giovani e preparatissimi, pronti a spiegare con dovizia di dettagli tutti i piatti e che alternano azioni classiche da ristorante di alto livello (raccogliere le briciole con l’apposita spatola, servire il pane con le pinze, accompagnare il cliente fino alla porta del bagno) ad altre più informali (una battuta sul clima, uno scambio di opinioni sugli abbinamenti). Questa alternanza ci ha permesso di sentirci coccolati ma allo stesso tempo mai a disagio.

IL CONTO: non banale, ma vale l’esperienza

Parlando di freddi numeri, il menu degustazione che abbiamo scelto costa 160 euro con l’abbinamento di vini (130 senza); se scegliete alla carta, gli antipasti costano dai 40 ai 60 euro, i primi dai 30 ai 40, i secondi dai 45 ai 65, i dolci sui 20, le (tantissime) bottiglie di vino da 25 in su. Così come per Contraste, il ristorante dello chef Perdomo che abbiamo provato due anni fa, è inutile intavolare discussioni sul fatto che i prezzi siano alti in un locale di questo livello; sono frasi banali, ma da Lume non si va semplicemente per cenare, si va per vivere un’esperienza a tutto tondo e compiere un viaggio nelle idee del suo ideatore, che per noi è valso ogni centesimo speso. Siamo usciti col sorriso sulle labbra e discuteremo di quello che abbiamo provato per mesi: queste sono cose che non possono essere quantificate con il numero di “€” su TripAdvisor.

LUME
Via Watt 37, Milano
02 80888624
Aperto tutti i giorni (12-14 e 19.30-22) tranne domenica a cena e lunedì

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