L'articolo Una cena speciale al giapponese stellato Iyo sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Dunque anche quest’anno, il primo da quando questo giapponese è stato insignito della prima e meritatissima stella Michelin, ho fatto ritorno carica di aspettative. Che non sono state deluse: per una cena speciale è da mettere nella lista dei posti del cuore. Parola di amante di cucina orientale. E non perdete il racconto della cena speciale da Iyo Aalto!
Quando qualche giorno fa ho postato sulla pagina Facebook di Conosco Un Posto una foto della cena, con i gunkan in bella mostra, qualcuno ha commentato così “Io quando ci vado chiedo che durante i gunkan non si parli, è mistico”. Ecco, io non avrei saputo descrivere meglio la sensazione.
Io questi gunkan li metto ai primi posti tra le cose più buone mai mangiate in vita mia. E giuro che ne ho mangiate parecchie. Che siano con salmone, uova di quaglia ed erba cipollina o con ricciola, scampo, avocanda e salsa piccante. Oppure con tartare di salmone e le sue uova o con i ricci di mare. Oppure con ventresca di tonno con caviale. Non so, devo continuare?
Ma qui ogni piatto è costruito sapientemente e niente è lasciato al caso. A partire dai gamberi rossi di Mazara del Vallo con riduzione di ponzu e fili di daikon. Ne avrei ordinate ancora sei porzioni.
Continuando con il king crab, un’esplosione di sapori fatta di granchio reale alla griglia, salsa ponzu e cipolle di Tropea.
E che dire degli uramaki, preparati senza banalità, con la dose giusta di fantasia negli accoppiamenti: come questi ebiten (gamberi in tempura, tobiko, pasta kataifi e salsa teriyaki) e i più speciali yume roll (fiore di zucca in tempura farcito di gamberi, carpaccio di tonno scottato e marinato nella soia con salsa al wasabi).
Stesso discorso per il temaki o per questo piatto di sushi misto: il pesce è morbido e i sapori sono netti, come devono essere quelli di pesci così diversi tra loro; il riso poi non ne parliamo, cotto e sgranato alla perfezione.
Per i non amanti del pesce crudo, in menu ci sono diverse portate calde, come le varie proposte a base di pasta e riso: un esempio sono questi deliziosi yaki soba, spaghetti di grano saraceno al salto con ricciola e verdure.
Nonostante di norma preferisca i locali più ‘easy’, a volte concedermi una cena in un ambiente più raffinato non mi dispiace. Le luci sono abbassate, la tavola ben curata e il personale, nel complesso, molto gentile. Forse rispetto ai primi anni, quando il servizio era davvero eccellente, il livello si è un po’ abbassato e non c’è più quella cura nella spiegazione dei piatti e nel seguire gli ospiti. Se c’è una cosa che mi manca è questa, nonostante la gentilezza sia innegabile. Ma a volte anche un po’ di conoscenza dei piatti da parte del personale non guasterebbe.
Il consiglio è quello di prenotare in una delle salette ai lati dello spazio principale, certamente più raccolte e intime. Qui si può parlare a un tono di voce più normale e l’atmosfera è più tranquilla.
Nonostante la nuova stella Michelin, il conto rispetto agli anni passati si è mantenuto stabile, e questo è certamente apprezzabile: si mantiene sotto i cento euro e si esce, comunque, decisamente soddisfatti e con alle spalle almeno una bottiglia di vino. Il prossimo gennaio, non ho dubbi, mi troverete di nuovo seduta a questo ristorante dietro corso Sempione!
IYO
Via Piero della Francesca 74, Milano
02 4547 6898. [email protected]
Aperto tutti i giorni (12:30-14:30 e 19:30-23:30) tranne il lunedì.
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]]>E il tavolo, nel mio caso, è senza dubbi quello del ristorante Berton alle rinnovate Varesine. Cenare qui, qualche mese prima che anche la guida Michelin lo notasse e decidesse di dargli una meritatissima stella, è stata una delle esperienze gastronomiche più esaltanti di quest’anno.
Per conoscere Andrea Berton, suggerisco di buttarsi sui menu degustazione, e nello specifico sul ‘Tutto Brodo’ : ovvero, otto portate a base di brodo, declinate in otto modi diversi (compresi i due dessert conclusivi). Non che il menu ‘Classico’ sia meno meritevole (ho provato anche quello, con enorme soddisfazione, e per i più curiosi ne ho già parlato qui), ma per gli amanti del cucchiaio (ho già detto che il cucchiaio è senza dubbio la mia posata preferita?) è un viaggio alla riscoperta dei sensi.
Quando parlo di brodo, non intendo né il consommé né la bisque, ma neanche il brodo della nonna con ancora qualche pezzetto di cappone dentro e gli inequivocabili rimasugli di grasso (motivo per cui il brodo della nonna è comunque sempre buonissimo). Parlo di brodi limpidi e filtrati da cui emerge la vera anima degli ingredienti.
L’inno al brodo inizia dal merluzzo sfoglato, pane al prezzemolo e rapanelli annaffiati con brodo di prosciutto crudo e prosegue attraverso gli entusiasmanti ravioli aglio, olio e peperoncino accompagnati da un incantevole brodo di cicale di mare.
Si passa poi al carciofo con tartufo nero e immerso in un brodo di parmigiano, un vero colpo da maestro. La degustazione prosegue con il brodo di crostacei alle erbe e risotto con code di gamberi e con delle stupende moeche fritte e puntarelle servite con a lato un brodo di pesce.
A chiudere la degustazione salata arriva in tavola l’anatra giovane all’arancia e brodo d’anatra. Deliziosa.
I dessert mi lasciano senza parole, nonostante sembri impossibile rimanere sorpresi dopo una carrellata di sei porzioni di tale livello.
Ma succede proprio così, e non tanto per la pur buonissima tartellata di mele con il suo brodo al tè nero, quanto per la divertente banana al cocco con brodo di cioccolato: per veri intenditori.
Siamo alle ubiquamente osannate Varesine, rinnovate e riqualificate insieme alla zona circostante (Porta Nuova, Gae Aulenti, inizio di Isola comprese). Non una delle mie zone preferite di Milano, senza contare l’ingresso al locale un po’ difficile da trovare. Mi sarebbe piaciuto avere il Ristorante Berton in qualche altro edificio che non in questo di Viale della Liberazione, per esempio nella più residenziale Sant’Ambrogio o nella sempreverde e più ‘sommessa’ Brera. Ma almeno venire a mangiare qui è la scusa per tenere sott’occhio i progressi in vista Expo.
L’atmosfera è minimal (anche sulla tavola: tovaglia, dove sei?), ma curata. Nulla mi vieterà di dire che l’effetto finale è ancora un po’ troppo business per i miei gusti. Forse basterebbe il tocco di una donna innamorata (di Berton? del cibo? dei bei posti?) per dare alla sala un’impronta calorosa.
I menu degustazione spaziano tra i 95 euro di questo ‘Tutto Brodo’ e i 110 del classico. Per una cena alla carta si esce più o meno con la stessa cifra. Esco dal locale ringraziando mio padre per il regalo (ciao papi, grazie!) e con la sensazione che ne sia valsa davvero la pena. Sensazione che, riguardando a questo 2014, non mi ha accompagnato così tante volte al termine di una cena. Quindi, grazie papi, ma grazie anche Andrea Berton!
RISTORANTE BERTON
Viale della Liberazione 13, Milano
02 67075801; [email protected]
Aperto tutti i giorni (12:00/14:30 – 20:00/22:30) tranne sabato e lunedì a pranzo e domenica.
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