L'articolo La spesa da Mood Market, nuovo alimentari etnico in Paolo Sarpi sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Rispetto agli altri market etnici del quartiere e, in generale, di Milano, Mood Market si contraddistingue per un ambiente molto più ordinato e curato, che mi ha ricordato un po’ quello degli alimentari ‘di lusso’ Oltreoceano. Gli ambienti completamente in legno sono luoghi davvero piacevoli in cui sostare senza fretta, e ogni prodotto è descritto in lingua italiana da un cartellino apposito – cosa che non capita spesso altrove.

Il posizionamento più ‘alto’ di Mood Market si percepisce già dall’ingresso, con le tre vetrate super luminose che affacciano direttamente su via Paolo Sarpi. Entrando, si trova immediatamente un bancone pieno di deliziosi piatti perfetti per il take away, tutti provenienti dalle cucine di Mao Hunan: largo, quindi, agli spaghetti di soia e riso, e soprattutto ai favolosi ravioli fatti a mano e cotti al vapore.


Al piano terra, un’ampia sala è dedicata a ogni sorta di pasta (dai vermicelli agli udon, dai soba fino agli spaghetti di grano saraceno bio), ai preparati per zuppe pronte, basi per hot pot e fondute, e soprattutto, a salse di ogni tipo. Qui rimarrete a bocca aperta davanti a tanti prodotti che, ci scommetto, non avete mai visto, comprese spezie, condimenti, alghe e verdure essiccate. Non mancheranno anche il kimchi, il tofu, conserve di ogni tipo (di bambù, funghi, cavolo cinese…), e aceti di ogni sorta. Un banco per surgelati vi farà inoltre trovare pronti tanti tipi di ravioli diversi ma anche verdure ignote ai più.
Non manca anche il reparto dolci, con i classicissimi mochi e daifuku, ma anche piccoli snack, biscotti al matcha, budini cinesi (ai fagioli rossi!) e frutta sciroppata.


Salendo al piano superiore, largo spazio è consacrato agli snack giapponesi, tra cui spiccano castagne tostate, germogli piccanti di bambù, patatine dai packaging irresistibili (ce ne sono alcune, addirittura, di banana) e gallette di riso al wasabi. Un reparto è tutto dedicato a delle adorabili caramelle giapponesi (una su tutte, quelle all’uva), che finora avevo visto solo nei konbini di Tokyo.
Un’area del negozio, infine, è dedicata alle stoviglie in latta e in ceramica (tutte adorabili) e alla cosmetica giapponese: fenomenali, su tutti, la crema di cocco e l’olio per capelli firmato Oshima.


Tornando verso l’ingresso, accanto a una piccola sezione dedicata al fresco (in cui ho intravisto cipollotti cinesi, coriandolo, funghi enoki e daikon), gli amanti dei distillati giapponesi e delle bevande pazze, troveranno pane per i loro denti nella parete piena zeppa di sake (anche leggeri, per l’aperitivo, come il sake frizzante di mela), umeshu (vino di prugna giapponese) e birre artigianali giapponesi.
Anche gli intolleranti non rimarranno delusi, grazie alla selezione di prodotti organici e senza glutine.

I prezzi? Assolutamente concorrenziali e, soprattutto, ben diversificati: da Mood Market trovate sia prodotti di fascia media che di alta gamma, adatti a tutte le tasche.
Prima di uscire, non vi dimenticate di passare dal bar per un bubble tea o un cocktail a base di prodotti orientali!

Nei prossimi mesi, da Mood Market ci sarà anche la possibilità di pranzare o cenare in loco, e di fermarsi anche per un aperitivo, una degustazione o una lezione!
MOOD MARKET. Via Paolo Sarpi 41, Milano. 331 357 2321. Aperto tutti i giorni (9:30-22).
Siete in vena di shopping? Qui trovate tutti gli altri nostri consigli in tema!
Avete bisogno di altri consigli su Paolo Sarpi? Eccoli qui!
Questo post è stato offerto da Mood Market.
L'articolo La spesa da Mood Market, nuovo alimentari etnico in Paolo Sarpi sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo 5 ristoranti e rosticcerie per mangiare cibi estremi in Paolo Sarpi a Milano (CHIUSO) sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Le zampe d’anatra della rosticceria Bolin | © Tommaso Prada
Iniziamo il tour all’angolo tra via Rosmini e via Bruno, a poca distanza da uno dei nostri ristoranti cinesi preferiti, Hua Cheng. Il posto non è dei più invitanti: si presenta trasandato e piuttosto sporco, praticamente perfetto per una puntata speciale di “Operazione NAS” di 3 ore; il personale non parla una parola di italiano e probabilmente siamo i primi occidentali che vedono entrare nel 2018. Il bancone propone alcuni classici come bao o bocconcini di pollo, ma la nostra attenzione viene catturata dai recipienti contenenti viscere di maiale, tendine di vitello, lingue di anatra, ventriglio di pollo e zampe di anatra. Decidiamo di prendere una vaschetta di queste ultime (4 euro) e ci “accomodiamo” in uno dei due tavolini malfermi accostati al muro. Tutti ci guardano incuriositi e non escludiamo che abbiano girato un video durante il nostro pasto: le zampette sono fredde e gommose, praticamente si mangia solo la pelle e si succhiano le ossa; il gusto è quello di una specie di marinatura dal sapore di salsa di soia, aceto e qualcosa di indefinito che non siamo sicuri di voler scoprire.
ROSTICCERIA BOLIN. Via Rosmini 8, Milano. 0233103424. Aperto tutti i giorni (08 – 21) tranne il venerdì.

L’intestino di maiale di Yuebinlou | © Tommaso Prada
È un classicissimo ristorante cinese con i ventagli giganti e i quadri del monte Fuji (che però è in Giappone) appesi alle pareti, uno di quei locali che era uguale anche nel 1986. Tradizionale anche il menu, con piatti che trovate in tutti i ristoranti cinesi del mondo; leggendo bene però si trovano delle vere e proprie perle nascoste che ci convincono che qui siamo in uno dei posti che stiamo cercando: teste di pesce, intestino e orecchie di maiale, teste di anatra. La scelta ricade sull’intestino di maiale saltato con erba cipollina (6 euro) e al momento dell’ordinazione la gentile cameriera ci chiede se vogliamo accompagnarlo anche con il sanguinaccio; la tentazione è veramente forte, ma decidiamo di declinare per non minare la nostra già precaria tenuta digestiva. Dopo pochissimi minuti arriva il piatto: l’odore è decisamente sgradevole ma il sapore è sorprendente, quasi dolciastro e davvero piacevole, la consistenza è quella gommosa classica delle frattaglie, ma la carne si ammorbidisce a contatto con la salsa di condimento. In definitiva il piatto è davvero riuscito e quasi ci viene il rimpianto di non aver provato anche il sanguinaccio.
YUEBINLOU. Via Sarpi 42, Milano. 0236504611. Aperto tutti i giorni (12 – 00).

Il panino con la lingua d’asino di Donhot | © Tommaso Prada
A pochi passi di distanza c’è DonHot, un piccolo fastfood specializzato in carne di asino; la maggior parte dei piatti nel menu, infatti, è costituita da panini farciti di questa carne, a cui si aggiungono qualche zuppa e altri piatti di pollo e manzo. Ordiniamo un panino con lingua d’asino agro piccante (5 euro) e aspettiamo quasi 20 minuti prima di vederci servire un minuscolo panino tristemente avvolto nella carta stagnola, senza piatto, senza posate, senza tovaglioli. Il sapore non è male, la carne è un po’ filacciosa ma tenera, ricorda il cinghiale e ha un gusto delicato e non piccante quanto ci saremmo aspettati; anche il pane è discreto, croccante e friabile. Però è davvero troppo piccolo e per 5 euro ci saremmo aspettati molto di più.
DONHOT. Via Aleardi 4, Milano. 3335399899. Aperto tutti i giorni (10 – 22.30).

Le teste d’anatra della rosticceria senza nome | © Tommaso Prada
L’insegna, sotto ad un’ignota scritta in ideogrammi che non ci può far identificare chiaramente il locale, recita “Il miglior cibo dalla Cina”: chiedendoci quale giuria abbia dato questo giudizio, ci dirigiamo verso la vetrina per scoprire quali delizie ci regala questo posto senza nome. Avete presente il detto “del maiale non si butta via niente”? Evidentemente in Cina questo motto vale anche per l’anatra, perché qui potete mangiare praticamente qualsiasi parte di questi simpatici animali: collo, ali, testa, zampe, costine, trippa, lingua; in più, zampe di pollo, tofu di pesce, radice di loto, funghi cinesi e fagioli di soia. Siamo molto indecisi sulla scelta perché inaspettatamente il profumo che arriva dai cibi è davvero buono, ma alla fine decidiamo di provare una testa di anatra (2,5 euro); un plauso va sicuramente alla cura del servizio: le gentilissime ragazze servono i clienti, ovviamente tutti cinesi, con guanti, cuffie e mascherine e il cibo viene ben confezionato in una bustina di plastica trasparente e poi inserito in un sacchetto di carta. Il locale non ha posti a sedere, quindi ci dirigiamo su una panchina poco distante: il metodo di degustazione è simile a quello delle zampe, cioè si mangia la pelle e si rosicchiano le ossa; il sapore è speziato e leggermente piccante e c’è una parte davvero gustosa e morbida che ci soddisfa davvero. Se pensiamo che questa parte è molto probabilmente il cervello abbiamo un moto di repulsione, ma ci facciamo forza e finiamo di mangiare, avanzando però gli occhi, quelli proprio non ce la siamo sentita.
IL MIGLIOR CIBO DALLA CINA (?). Via Sarpi 46, Milano.

La lingua di maiale della rosticceria Meifu | © Tommaso Prada
Passando per via Morazzone (a poca distanza da Kathay, uno dei nostri negozi preferiti in zona) e sbirciando all’interno, capiamo subito che questa rosticceria può fare al caso nostro e infatti, entrando, le nostre aspettative non vengono deluse: ci si presenta un locale minuscolo e spartano dove l’unico tavolino disponibile è occupato da una bambina che sta facendo i compiti. La vetrina propone i grandi classici a cui ormai siamo abituati: trippa, testa e zampe di anatra, tendini di manzo, zampe di maiale, ma anche qualche piatto che non avevamo ancora visto come l’anguilla secca e la lingua di maiale: è proprio questa che decidiamo di assaggiare, ma il problema linguistico (scusateci per il gioco di parole) risulta inizialmente insormontabile, visto che la signora dietro al bancone ci sorride felice, ma non comprende nulla di quello che diciamo e dobbiamo aspettare l’arrivo di un ragazzo dal retro per riuscire a comunicare. La lingua si presenta inizialmente come un grosso pezzo di carne che la signora sorridente inizia a tagliare abilmente con un grosso coltello; capiamo che non è il caso di farla arrabbiare con altre richieste che non capirebbe, quindi paghiamo i nostri 4 euro e usciamo. Ci sediamo sulla nostra solita panchina e apriamo la vaschetta: la lingua è bollita e tagliata a piccoli pezzettini molto teneri. Procediamo all’assaggio e subito siamo convinti dal buon sapore della lingua, simile al classico bollito che potete trovare nelle trattorie piemontesi. Come accompagnamento ci hanno dato una salsa a base di aceto che non ci è piaciuta molto: sarebbe perfetto avere una salsa verde, ma purtroppo non siamo a Pinerolo.
ROSTICCERIA MEIFU. Via Morazzone 8, Milano.
L'articolo 5 ristoranti e rosticcerie per mangiare cibi estremi in Paolo Sarpi a Milano (CHIUSO) sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Librosteria, bellissimo bar con libreria in zona Sempione sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Un’immagine di Librosteria | © Caterina Zanzi
Librosteria nasce all’incirca due anni fa, quando la Libreria Baravaj di Città Studi si è trasferita in zona Sempione-Sarpi prendendo il posto della Libreria del Mondo Offeso (ora in San Simpliciano) e si è unita all’osteria Balandran diventando, appunto, la nuova Librosteria. Ci sono stata per un aperitivo durante una serata con il primo caldo, e ne sono rimasta assolutamente sorpresa. In positivo. Il locale è spazioso ed è contornato da libri usati di ogni sorta. Romanzi, saggi, volumi d’arte, titoli per i più piccoli, tutti al 50% e alcuni davvero a piccoli prezzi, per un totale di circa 4mila titoli.
Ai libri si affianca una proposta culinaria semplice ma ben fornita, che accompagna gli avventori con un orario lunghissimo dalla colazione e fino alla cena. Io ho provato Librosteria per l’aperitivo e ne sono rimasta soddisfatta: un calice di vino viene 5 euro ed è accompagnato da un piccolo tagliere, non pretenzioso, ma comunque soddisfacente. Potrete scegliere anche da una lista di cocktail, spritz, birre artigianali e drink analcolici. A pranzo e cena il menu è corto ma ben fatto, con prezzi tra i 7 e i 10 euro. Tra le proposte, a rotazione, anche le lasagne, panini, taglieri di salumi e formaggi e qualche dessert.
Un’ultima informazione: se avete dei libri da vendere, potete valutare insieme al libraio i titoli che possono essere acquistati da Librosteria.
Il locale, secondo me, si presta molto per lavorare, studiare o leggere in tranquillità, ma anche per organizzare feste di compleanno e feste di laurea!

L’esterno di Librosteria | © Caterina Zanzi
Librosteria ha casa in via Cesariano, una piccola piazza pedonalizzata proprio a due passi dall’Arco della Pace. Tutta la zona è costellata da bar e ristorantini, e soprattutto nei mesi estivi si riempie delle famiglie della zona, donando allo slargo pur non esteticamente incantevole un’aura davvero felice.

Un’immagine di Librosteria | © Caterina Zanzi
L’atmosfera è vivace e adatta a ogni tipo di uscita: da quella in famiglia, a un appuntamento romantico fino a una serata con gli amici. D’estate, troverete anche un piccolo dehors che affaccia direttamente sullo slargo. Si sta bene, sia dentro che fuori, e il personale è molto gentile.
L’aperitivo rimane molto conveniente, considerato che tutte le proposte si assestano sui 5 euro, più un mini tagliere. Anche durante gli altri orari, i prezzi sono giusti (al limite del basso) considerata la zona.
E se vi piacciono le librerie, qui trovate le mie preferite a Milano!
LIBROSTERIA
Via Cesariano 7, Milano
02 9924 7706
Aperto tutti i giorni (9.30-1) tranne domenica
L'articolo Librosteria, bellissimo bar con libreria in zona Sempione sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Hua Cheng, uno dei ristoranti cinesi a Milano più spartani (e onesti) sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Il menu di Hua Cheng spazia tra tantissime specialità: si va dagli involtini primavera alle carni in mille salse, ai gamberi, alle zuppe fino al pesce alla griglia. Se siete disposti a tentare la sorte, in carta trovano spazio anche intestini, sanguinacci, rane, lumachine e cannolicchi. Chiedete cosa c’è di fresco, comunque, e cadrete in piedi.
Tra i piatti più insoliti, per iniziare, abbiamo chiesto la medusa, che avevo già assaggiato altre volte e mi piace sempre molto: di per sé non ha un gran gusto, ma è sempre condita con salse buonissime e sì, la consistenza è un po’ gommosa, per cui deve piacere il genere.

La medusa di Hua Cheng | © Caterina Zanzi
Per il resto abbiamo scelto, essendo la prima volta, di iniziare in maniera più ‘soft’ con alcuni dei piatti forte del locale: gli xiao mai, ravioli al vapore di carne e gamberi e dagli xiaolongbao, fagottini ripieni di carne davvero davvero ottimi.

Gli xiaolongbao | © Caterina Zanzi

Gli xiao mai | © Caterina Zanzi
Un altro dei piatti che più ci ha soddisfatti è stata la pasta fresca (giurano, fatta da loro a mano) con verdure e gamberetti: splendidamente cotta e straordinariamente gustosa.

La pasta fresca | © Caterina Zanzi
Abbiamo proseguito con l’anatra con verdure, un po’ stopposa e ‘forte’ per i nostri gusti e con i più delicati gamberoni sale e pepe. In accompagnamento, abbiamo chiesto delle ‘verdure senza cuore‘, una specialità asiatica che consiste in una sorta di spinaci, a cui viene tagliata la foglia verde e rimane solo il gambo.

L’anatra | © Caterina Zanzi

I gamberoni sale e pepe | © Caterina Zanzi
Buonissima e dall’assicurato effetto ‘sgrassante’, anche se a dirla tutta la cucina non ci è apparsa affatto unta, al contrario di quella di tanti ristoranti cinesi in città, né piccante: qui i piatti sono quelli di Wenzhou che, al contrario di quelli di Pechino, sono tutto fuorché infuocati.
Hua Cheng ha casa in via Giordano Bruno, non distante da un altro ristorante davvero particolare e a pochi passi da Paolo Sarpi, quartiere che ci piace tantissimo e di cui potete leggere alcuni nostri consigli qui. Approfittate per un giro pre-cena qui, partendo dall’incantevole Fondazione Feltrinelli, sorseggiando un bubble tea e facendo un po’ di spesa etnica da Kathay o da Chineat. Il quartiere è a pochi passi da Moscova ed è uno dei nostri preferiti a Milano! Arrivateci usando uno dei tanti mezzi di superficie, oppure con la metro verde: parcheggiare, al contrario, sarà un po’ difficile.
Ambiente sobrio? Di più! Hua Cheng è la classica bettola, un ristorante cinese di quelli super ruspanti e popolari, un tempo frequentato da soli cinesi ma adesso celebre anche tra gli italiani, complice qualche articolo uscito negli ultimi tempi. Servizio un po’ ostico, in linea con il resto.
Oserei definire ‘ridicolo’ il conto di Hua Cheng perché noi, per esempio, siamo usciti rotolando (le porzioni sono parecchio abbondanti) con una spesa di 36 euro in due. In due, avete capito bene. Tenetelo presente, insomma se state attraversando un periodo di spending review o, semplicemente, volete staccare un po’ dai ristoranti fighetti e ultracari.
HUA CHENG
Via Giordano Bruno 13, Milano
02 3451613
Aperto tutti i giorni (11-00)
L'articolo Hua Cheng, uno dei ristoranti cinesi a Milano più spartani (e onesti) sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo L’hot pot di Little Lamb a Sarpi, una cena che ricorderete per molto tempo sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Conoscete l‘hot pot? Altrimenti chiamato fondue cinese, l’hot pot è un piatto tipicamente invernale che consiste in una pentola piena di brodo fumante posta al centro della tavola in cui cuocerete i diversi ingredienti. Da Little Lamb è la portata principale, e quello che vi suggerisco assolutamente di ordinare.
Potete sceglierete tra diversi tipi di brodo (io ho chiesto la pentola con due diversi brodi, uno al peperoncino e uno di manzo e pollo) in cui poi intingere di tutto: dalla carne (di qualsiasi tipo, quindi pancetta, manzo, vitello, agnello, pecora, pollo, trippa o biancostato) alle verdure (su tutti, daikon, cavolo cinese, radice di loto e funghi), ravioli, ma anche pesce (buonissima la tartare di gambero che, cotta, diventa polpetta) e spaghetti. Una volta cotti, gli ingredienti vengono poi immersi in una delle tante salsine – da quella piccante a quella al sesamo fino a quella più hard core all’aglio o alla classica salsa di soia. Una goduria!

L’hot pot di Little Lamb | © Caterina Zanzi
Altrimenti, potete scegliere di ordinare alcune specialità bbq, che vi arrivano al tavolo già cotte, anche se ovviamente vi consiglio di concentrarvi sull’hot pot. A farvi divertire sarà, al di là della qualità della carne – che rimane comunque discreta – proprio il tipo di esperienza, che purtroppo a Milano non è ancora semplice trovare. Riderete, (probabilmente) vi macchierete, ma sarà bello.

L’hot pot di Little Lamb | © Caterina Zanzi
Little Lamb ha casa nello stesso cortile di uno dei miei bar preferiti, Otto, in zona Paolo Sarpi. Il tour perfetto nei dintorni potrebbe essere un giro tra i libri della magnifica Fondazione Feltrinelli, la merenda a base di bubble tea, un po’ di spesa nel mall etnico più grande di Milano, Kathay, e un aperitivo da Otto. Arrivate o con la metro verde (Moscova o Garibaldi) o lilla (Monumentale) oppure con uno dei tanti mezzi di superficie, tra cui il bus 94.

Un angolo di Little Lamb | © Caterina Zanzi
Quando sono stata io a cena, eravamo gli unici occidentali insieme a un altro tavolo. Il resto del ristorante era completamente popolato da persone asiatiche, il che mi ha fatto pensare che si tratti di un’esperienza molto aderente con quella originale. Da fuori non gli dareste due lire, anzi, ma dentro Little Lamb è tutto sommato carino, e l’atmosfera davvero verace: siate pronti a sentirvi un po’ ad Est, e a chiudere un occhio se uscirete con addosso lo stesso odore del pentolone e i capelli crespi di umidità (in compenso, sarà come aver fatto una pulizia del viso). La promessa è quella di trascorrere una serata diversa dalle altre, ma se vi piacciono i posti ‘pettinati’ e siete un po’ schizzinosi, allora andate altrove.
Da Little Lamb dovreste uscire (mega sazi) senza spendere più di 20, massimo 30 euro a testa. Un conto decisamente medio-basso, considerata anche la quantità delle porzioni. Il servizio è un po’ sbrigativo, ma nel complesso gentile e condotto in perfetto italiano. Se ne rimarrete soddisfatti, il mio consiglio è di provare un altro cinese ‘verace’ aperto da poco tempo, Maoji a Loreto.
LITTLE LAMB
Via Paolo Sarpi 8, Milano
327 2981339
Aperto tutti i giorni (12-15 e 18-23)
L'articolo L’hot pot di Little Lamb a Sarpi, una cena che ricorderete per molto tempo sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Vi spiego perchè Otto è il mio posto del cuore a Milano a qualsiasi ora sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Ma quando una cosa è talmente un regalo, in effetti, è impossibile non fare passa parola. Così Otto in via Paolo Sarpi è diventato una delle mete più ambite da chi vive a Milano. Quando vado ci trovo un po’ chiunque: ragazzetti col pc, creativi (anche loro col pc), giovani famigliole, coppie di neosposini, amiche sui 50.
Un pubblico eterogeneo, che testimonia come quando un posto funziona, piace a tutti. Ve lo consiglio a qualsiasi ora capitiate in zona: per la colazione o per il pranzo, per il brunch e per la merenda e, soprattutto, per l’aperitivo.
Sarò ripetitiva, ma di Otto mi piace davvero tutto. A partire dall’ambiente, che trovo semplicemente delizioso. Con i tavoloni colorati in legno da condividere, le piante alle pareti, i giornali, la luce che entra dalle mega vetrate, il dehors coi tavolini per l’estate, il bagno tutto scritto dove spararmi un selfie.

Un aperitivo da Otto | © Caterina Zanzi

Un tagliere di Otto | © Caterina Zanzi
Andando nello specifico, per il pranzo o la cena (in realtà, sempre) ci sono i quadrotti, ovvero delle fette di pane in cassetta guarnite con ricette particolari sia dolci che salate. Altrimenti, per 10 euro, si può ordinare il piatto del giorno (ottime le polpette)! Per la merenda io ordino fisso un matcha latte, mentre all’ora dell’aperitivo non c’è happy hour – cioè niente buffet (e meno male). Io opto sempre per un tagliere (a scelta tra sei, tutti con ingredienti buonissimi come l’hummus, salumi e formaggi e bruschette, a seconda dei gusti) che costa tra i 5 e gli 8 euro e può essere diviso in due, oltre che da una serie (notevole) di cocktail. Provare per credere!

Otto| © Otto Fb
Siamo nel cuore di Chinatown, in via Paolo Sarpi dalla parte di Piazzale Baiamonti, in una piccola rientranza che fa sì che Otto sia un po’ sempre fuori dal caos. La zona la conoscete e se volete qualche dritta la trovate in questo post. Godetevela e non perdete un giro nel quartiere, con passaggio obbligato al nuovo supermarket etnico Kathay!

Otto| © Otto Fb
Come dicevo, l’ambiente è un po’ hipster (sicuramente) ma, al di là delle definizioni, direi semplicemente ‘caldo’ e confortevole. Da Otto non prendono ordinazioni, quindi bisogna scegliere quello che si vuole dalla bacheca a fianco al bancone e poi pagare in cassa, dove si ritira anche da bere. Il cibo viene invece consegnato al tavolo grazie a un numerino di riconoscimento. Forse può sembrare un po’ noioso e complicato, ma in definitiva è una modalità ormai collaudata che non vi porterà via troppo tempo. Chi frequenta il locale è, come dicevo, un pubblico davvero eterogeneo e, insomma, si sta benissimo!

Un matcha latte da Otto | © Caterina Zanzi
I prezzi da Otto sono in linea con Milano – e forse anche si finisce per pagare qualcosina in meno. Per un aperitivo alla fine si spendono una quindicina di euro, mentre per i quadrotti il prezzo è sui 10 euro. Insomma, una cifra affatto folle che per me potrebbe tranquillamente raddoppiare (ma non fatelo): ci andrei lo stesso!
OTTO
Via Paolo Sarpi 8, Milano
02 83417249 | [email protected]
Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 2 di notte (il lunedì apre alle 18:30)
Want to read this article in English? Go here! #APlaceinMilan
L'articolo Vi spiego perchè Otto è il mio posto del cuore a Milano a qualsiasi ora sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Cena fusion da Mūn in Piazzale Baiamonti a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Per iniziare, abbiamo ordinato qualche antipasto. Ecco arrivare il carpaccio di salmone e avocado, servito con una salsa ponzu spicy davvero buona. E i ravioli di verdure, preparati con l’impasto agli spinaci, e quelli di gamberi, con l’impasto di tapioca. E una rivisitazione degli involtini primavera con gamberoni ed edamame. Tutto buonissimo!

Gli antipasti| © Caterina Zanzi
Ovviamente proviamo le specialità della casa, i roll ‘speciali’: menzione particolare per quelli con tempura di gamberoni, tartare di salmone e fiori di zucca croccanti in salsa teriyaki e per quelli con salmone, cetrioli, pistacchi e crema di miso.

Alcuni roll| © Caterina Zanzi

Alcuni roll| © Caterina Zanzi

I gunkan| © Caterina Zanzi
Potevamo farci mancare i gunkan misti, deliziosi bignè con salmone, ricciola, tonno e salmone? Certo che no. La cena si conclude così, con un’esplosione di sapori formato mignon!

L’esterno del ristorante| © Caterina Zanzi
Siamo in piazzale Baiamonti, a metà tra la metro lilla Monumentale e quella verde Garibaldi, e a poca distanza dalla fermata del bus 94. Motivo per cui, visto che parcheggiare in zona non è semplicissimo, vi consiglio di venire con i mezzi. E magari di approfittarne per una visita al meraviglioso Cimitero Monumentale o per un tour in via Paolo Sarpi!

L’interno del ristorante| © Caterina Zanzi
Il ristorante è molto carino, anche se come atmosfera non è molto diversa da quella che si respira nei fusion più ricercati di Milano. Ma aRispetto ai locali della zona, quindi, è molto più curato e anche il personale è molto gentile. Consiglio Mūn sia per una cena romantica sia per un’uscita con le amiche!

Il carpaccio| © Caterina Zanzi
Per una cena da Mūn , accompagnata da una buona bottiglia di vino, dovrebbero bastarvi 35 o al massimo 40 euro, prezzi in linea con quelli di Milano. Avete già dato un occhio ai miei ristoranti giapponesi preferiti in città?
MŪN
Piazzale Baiamonti 2, Milano
02 659 9030
Aperto tutti i giorni (12-15 e 19-00)
L'articolo Cena fusion da Mūn in Piazzale Baiamonti a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Ravioli, bubble tea, spesa nei mall: un tour in Paolo Sarpi a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Via Paolo Sarpi| © Caterina Zanzi
LA SPESA ALL’ORIENTAL MALL. Inaugurato un paio d’anni fa al posto dell’Ovs, l’Oriental Mall è un centro commerciale a cinque piani, in cui hanno casa due supermercati, un ristorante italo-cinese, un centro bellezza con massaggi tradizionali, la sala da the e da joga, vari negozi di abbigliamento e hi-tech. Ma la mia parte preferita è proprio quella per la spesa: qui troverete spezie, bevande ai frutti più strani, matcha, alghe, tofu aromatizzato, ravioli, spaghetti di soia e ogni altra bontà esotica che di certo non avrete all’Esselunga. Dove? Via Paolo Sarpi 31.
LA SPESA DA KATHAY. Tutti i dettagli su quello che è il più grande supermarket etnico d’Italia li trovate qui! Dove? Via Canonica 54.
LO SHOPPING IN NEGOZI E NEGOZIETTI. State cercando abbigliamento a prezzi irrisori? Parrucche colorate e bigiotteria improbabile per la prossima festa in maschera? Modelli simili a quelli delle grandi griffe a un quindicesimo del costo? Fate un giro tra i negozi della zona e tornerete a casa sicuramente con qualche affare.
UN PRANZO O UNA CENA CINESE. Per la cucina cinese, ormai lo sapete, ho una passione sfrenata (e qui trovate i miei 3 ristoranti cinesi preferiti in città). E anche per i ravioli (vi ricordate il tour che ho fatto con Foodora alla ricerca di quelli migliori?). Così ho provato finalmente la ravioleria Sarpi, take away aperto da pochi mesi che in molti mi avevano decantato. Ho scelto i ravioli di verdure e quelli di manzo, entrambi al vapore, e una crêpe: ottima quest’ultima, i ravioli li ho trovati un po’ crudi, forse perché vengono preparati a mano sul momento, e dunque la pasta è un po’ spessa e ci mette tempo a cuocere. Se c’è fila, insomma, non starei a farla perché non ho gridato al miracolo, nonostante gli ingredienti utilizzati siano tutti bio o a chilometro zero. Dove? Via Paolo Sarpi 27. Tra i ristoranti in zona che devo ancora provare e che mi sono stati segnalati ci sono Jubin e Hua Cheng: vi tengo aggiornati!

I ravioli| © Caterina Zanzi

La crêpe | © Caterina Zanzi
UNA PAUSA DA OTTO. Tra le mie scoperte più belle del 2015 c’è sicuramente Otto, per me uno dei posti più carini di Milano a oggi. Che sia per una colazione con il matcha latte, una merenda, un ‘quadrotto‘ o un aperitivo, questo è il posto giusto (e ve lo dico qui). Fateci un salto, portatevi un libro o il pc per lavorare e passerete una bellissima giornata tra tavoli in legno, dehor e piante ai muri! Dove? Via Paolo Sarpi 8.

L’aperitivo da Otto| © Caterina Zanzi
IL BUBBLE TEA DA QQTEA. Chinatown è (purtroppo) l’unica zona di Milano dove si può bere il bubble tea. Nel mondo impazza, ma in Italia purtroppo ancora non è così diffuso. Questa super bevanda a base di tè e latte arriva da Taiwan e, a parte mettermi di buon umore solo a vederla, è ottima e può essere gustata in diverse varianti e in svariati posti. Il mio preferito è quello al lychee di QqTea, anche se in zona ci sono diversi negozi specializzati che lo preparano. Il bubble tea si beve, ma si mangia anche: al suo interno ci sono delle ‘bolle’, ovvero delle sfere di tapioca che vi esplodono letteralmente in bocca! Dove? Via Paolo Sarpi 47.

Il bubble tea| © Caterina Zanzi
UN BICCHIERE DI VINO ALLE CANTINE ISOLA. Tra i miei wine bar preferiti a Milano ci sono anche le Cantine Isola, locale storico a Chinatown in cui fermarsi per un bicchiere di vino: assortimento ricchissimo ed etichette in arrivo da tutto il mondo. In estate potrete bere nello spazio esterno facendo due chiacchiere! Dove? Via Paolo Sarpi 30.

Le Cantine Isola | © Le Cantine Isola Fb
IL CELLULARE AGGIUSTATO DA JOHNNY. Portare l’iPhone fino a Carugate o a Rozzano, si sa, è davvero uno sbattimento. Quindi siamo in tanti ad affidarci ai centri della zona per riavere a nuovo (o quasi) i nostri cellulari. Tra i più famosi ‘aggiustatutto’ di Paolo Sarpi c’è Johnny, che in un’ora o anche meno promette di rimettere in sesto i nostri smartphone distrutti con qualche decina di euro. Dove? Via Giordano Bruno 20.
E voi dove andate quando siete in zona? Ditemelo sui social usando l’hashtag #conoscounposto
L'articolo Ravioli, bubble tea, spesa nei mall: un tour in Paolo Sarpi a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
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