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]]>Partiamo dal cibo. In carta ci sono diverse proposte sfiziose, sul modello tanto in voga ora delle tapas. Piccoli piatti a piccoli prezzi da accompagnare a un drink o a un bicchiere di vino. Così trovano spazio il gazpacho, i crostini di baccalà mantecato, il polpo croccante e le capesante al timo, ma anche proposte più ragionate come gli spaghetti alle vongole e ricci di mare o l’agnello al pepe nero. I prezzi variano da 4 ai 18 euro.

I crostini di baccalà| © Caterina Zanzi
Ma la vera novità e la sorpresa più apprezzata è stato il poke, una pietanza hawaiana che consiste in una sorta di insalata di pesce crudo, tagliato a cubetti e macerato con ingredienti vari, che può essere accompagnato anche dal riso. Non sono molti i ristoranti che lo servono a Milano, ma sono sicura che la proposta non tarderà ad allargarsi. Merito di questo piatto gustoso e leggero al tempo stesso, che può essere presentato in diverse varianti. Al Botanical Club ce n’è di diversi tipi: io ho provato due mezze porzioni di poke di polpo e teriyaki, alghe e avocado e di poke con salmone, mango e mandarino. Deliziosi entrambi, soprattutto quello di polpo. In totale si spendono una quindicina di euro e si finisce per essere sazi.

Il poke di salmone | © Caterina Zanzi

I poke | © Caterina Zanzi

Il poke di polpo | © Caterina Zanzi
Provatelo, miraccomando, e accompagnate il tutto con un gin tonic della casa. Il Botanical Club, infatti, oltre a essere un bar e ristorante è anche una piccola distilleria e in carta ha una serie di cocktail e, in particolare, di gin tonic spaziali!

L’esterno del locale | © Caterina Zanzi
Botanical Club ha casa sia in zona Isola, in via Pastrengo che dietro ai Navigli, in via Tortona davanti al Mudec. In entrambi i casi, visti i quartieri piuttosto movimentati, il consiglio è di arrivarci in metropolitana, rispettivamente alle fermate della viola (Isola) e della verde (Porta Genova).

L’interno del locale | © Caterina Zanzi
Per entrambi i locali l’atmosfera è decisamente modaiola: begli arredi, luci soffuse, gente ‘giusta’. In via Tortona il locale è più grande e decisamente bello: piante ovunque, toni caldi e tutto cià che lo rende ideale per una serata con gli amici o con il fidanzato.

L’interno del locale | © Caterina Zanzi
Se non si finisce per sbracare con i cocktail (cosa che faccio sempre io), dal Botanical Club si può anche uscire cenando e ordinando un gin tonic spendendo solo 25 euro. Certo è che se ci si lascia prendere la mano, la cifra è destinata a salire. Ma ne vale quasi sempre la pena!
THE BOTANICAL CLUB
Via Pastrengo 11 | Via Tortona 33, Milano
02 36523846 | 02 4232890
Aperto tutti i giorni, per gli orari consultate il sito
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]]>Partiamo dalla carta, abbastanza corta. Nel menu ci sono 10 proposte di pizza gourmet, tutte con accostamenti creativi. Un esempio? La Sopraffina, con datterino giallo, fior di latte, gorgonzola, noci, limone, aceto balsamico, salvia e miele.
Gli ingredienti scelti per farcire la pizza seguono la stagionalità, e per questo troverete spesso dei fuori menu come la Delicata, con fiori di zucca, scamorza affumicata, zucchine, timo e semi di papavero, o la Colorata, con bufala campana, datterino giallo, pomodorino rosso e rucola.
Prima del piatto forte, sua maestà la pizza, abbiamo avuto modo di assaggiare uno sfizioso fritto misto ascolano composto da olive ascolane, cremini e patatine, prodotti che arrivano direttamente dalla città marchigiana. Menzione d’onore ai cremini che non conoscevo e che si sono rivelati una sorpresa inaspettata poiché all’interno della panatura croccante si nasconde un ripieno di crema pasticciera aromatizzata al limone.. sublimi!

Il fritto misto e le birre Baladin | © Giorgia Ferrais
La curiosità di assaggiare la pizza è tanta, scegliamo una Decima – prosciutto cotto, pomodoro, rucola, bufala e olio tartufato – buonissima -, e la Pistaccia, con mortadella, fior di latte a fresco, granella di pistacchi e olio. Quest’ultima si rivela un po’ una delusione perché è più una focaccia che una pizza. L’impasto è a base di un mix di farine tipo 1 semi-integrali, biologiche, macinate a pietra e lasciate lievitare 48 ore: il risultato è quindi una pizza leggera e digeribile che non dovrebbe causare quei risvegli notturni in preda alle allucinazioni che a volte tengono compagnia dopo una serata in pizzeria!

La pizza “Decima” | © Giorgia Ferrais
Per quanto riguarda le bevande, da Thursday Pizza non aspettatevi di trovare le classiche Coca Cola o Fanta che vengono sostituite da chinotto, aranciata e gazzosa – ovviamente tutte biologiche. Per i sostenitori del binomio “pizza-birra” c’è invece la possibilità di scelta tra 4 birre artigianali Baladin (chiara, bianca, rossa e speziata).

La pizza “Pistaccia” | © Giorgia Ferrais

L’esterno del locale | © Giorgia Ferrais
Thursday Pizza si trova tra via Savona e via Tortona, in una piccola via a senso unico vicino al Mudec e a un sacco dei nostri posti preferiti in zona. Con i mezzi il locale si può raggiungere in pochi minuti scendendo alla fermata Piazza Napoli (tram 14 e filovia 90 e 91), mentre dalla fermata della metro verde Porta Genova dovrete camminare una quindicina di minuti. Se arrivate qui in auto potrete trovare posto in via Savona o in via Tortona, anche se rischiate di dover girare un po’!

L’interno del locale | © Giorgia Ferrais
Puntando più sul delivery e sul take-away che sul servizio ai tavoli, il piccolo locale – dotato di un soppalco – risulta essere un po’ spoglio e anonimo, arredato in legno in maniera davvero essenziale, con sgabelloni e mattoni a vista. Lo consiglio per un pranzo o una cena veloce e poco pretenziosa, nella speranza che prima o poi diventi un vero e proprio ristorante!

Le pizze variano tra i 7.50 e gli 11 euro. Un prezzo abbastanza elevato rispetto a una normale pizza d’asporto: questo è sì giustificato dai prodotti di qualità e genuini, ma è piuttosto esagerato considerato il posto. I contorni/antipasti costano 4.50 euro, così come le birre artigianali Baladin, mentre le altre bevande vengono 3.50. Che dite, ci fate comunque un salto?
THURSDAY PIZZA
Via delle Foppette 2, Milano
02 36594163
Aperto da martedì a domenica (12.30-14.30 e 19-22), domenica solo a cena
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Mudec|© Caterina Zanzi
COSA C’È. I ben 17mila metri quadrati, un’enormità, del Mudec sono occupati dalle sale dedicate alle mostre, dal design store, dalle sale conferenze e dal Mudec Junior, lo spazio dedicato ai più piccoli. Ci sono anche una biblioteca, accessibile però soltanto su appuntamento, nella quale sono consultabili 4000 tra opere e fondi bibliografici, un ristorante e un bistrot, entrambi gestiti da Giacomo, il marchio della ristorazione già presente a Palazzo Reale e all’Arengario.
DA FUORI. Dalle immagini sul sito, mi aspettavo un’architettura più spettacolare. Invece, l’ingresso da un portone di via Tortona è piuttosto triste e ancora in completamento. La hall è uno stanzone gigante in cui si sente l’eco dei propri passi (no, non eravamo in molti a visitare il museo). La scala da cui si sale al primo piano è indubbiamente d’impatto, ma consiglio di guardare in alto piuttosto che in basso: rimarreste delusi dal pavimento, ma non sono certo la prima a dirlo. Sulla questione, infatti, si sono già spese parole di fuoco tra David Chipperfield, l’archistar incaricato del progetto, e l’assessore alla cultura Filippo Del Corno.
DA DENTRO. Le mostre attualmente in corso (oltre alla permanente, che aprirà a ottobre e per ora è visitabile soltanto su prenotazione) sono due: una è dedicata all’Africa (fino al 30 agosto), l’altra alle esposizioni di fine 800-inizio 900 a Milano. Sono realmente combattuta nel dire quale abbia trovato meno rilevante. Non che sia specializzata in arte, ma insomma qualche mostra l’ho pur vista. La prima esposizione, dedicata all’arte africana, espone feticci, maschere e oggetti d’arte della cosiddetta ‘art nègre’: nemmeno 300 opere, non abbastanza perché si possa uscire con un’idea anche solo approssimativa della creatività nel Continente. La seconda illustra come Milano abbia accolto e divulgato al grande pubblico le diverse culture non europee nel corso di alcuni dei suoi eventi espositivi. Al netto di qualche piantina della ‘vecchia Milano’, la mostra si è svolta in un generale clima di sonnolenza e sbadigli da parte dei visitatori. A questo punto non vedo l’ora arrivi l’esposizione dedicata a Barbie, in programma al Mudec da fine settembre: potrebbe riservare sorprese migliori.
IL COSTO. Un biglietto individuale costa 15 euro (!). Io ho pagato 7 euro soltanto grazie al mio caro abbonamento annuale Atm. Gli altri fortunati (under 26 e over 65) spendono 13 euro. Ah, ma c’è l’audioguida inclusa!
In conclusione, l’apertura di un museo in città è sempre una buona notizia, ma siamo sicuri che del Mudec, per come si rivela nell’immediato, ne avessimo davvero bisogno?

L’esterno del Mudec|© Caterina Zanzi

Una galleria del Mudec|© Caterina Zanzi

Un’ala della mostra |© Caterina Zanzi

Un quote della mostra Africa|© Caterina Zanzi

Il bistrot|© Caterina Zanzi

Lo store del Mudec|© Caterina Zanzi
MUDEC
via Tortona 56, Milano.
Apertura delle mostre tutti i giorni (lun 14:30-19:30; mar-mer-ven-dom 9:30-19:30; gio-sab 9:30-22:00)
0254917 | [email protected]
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Un giro nel relativamente nuovo locale di via Tortona, a dirla tutta, merita a prescindere dalle condizioni meteo. Infatti, al di là delle vesti ‘furbette’ (e innegabilmente affascinanti), che lo rendono uno dei luoghi più piacevoli quando inizia a far caldo, anche la cucina ci mette del suo. Con piatti semplici, con tanto verde e senza troppi voli pindarici.
Dietro i fornelli della cucina a vista c’è Kokichi Takahashi, chef giapponese per anni braccio destro dei cuochi di Aimo e Nadia, che porta in tavola piatti preparati con ingredienti di prima qualità e serviti senza troppi eccessi o autocompiacimenti di sorta.
Le materie prime ricercate e l’attenzione, in modo particolare, alle verdure, fanno sì che il ristorante sia particolarmente vegan-friendly. Ottima, per esempio, la cicorietta selvatica con mugnoli (gustosissimo ortaggio salentino), le patate di montagna arrosto e le cipolle di Tropea caramellate al mosto cotto.
Lo stesso si può dire del gazpacho con bulgur aromatizzato al limone e verdure di stagione, un tocco di colore e freschezza anche nelle giornate meno soleggiate. Ma anche i carnivori possono trovare diverse soddisfazioni, a partire dagli spaghettoni di Gragnano pastificio dei Campi con pesto di mandorle, pomodorino essiccato al sole e bottarga di muggine, ormai colonna portante della carta, passando per le polpette come una volta con carne di razza piemontese, patate di montagna e salsa verde.
Nel corso del pranzo, ho optato per una deliziosa battuta al coltello di fassona piemontese con sedano, zenzero e limone della costiera, guarnito con insalatina gentile.
E c’è qualcuno che addirittura ha ‘esagerato’ con il petto di galletto di Villanova cotto al forno con patate schiacciate, pannocchie dolci e croccante di grano saraceno.
A chiusura, non mi sono certo fatta mancare il dolce, una deliziosa torta di maracuja con tanto di accostamento ‘gelatoso’.
Al di là dello splendido pergolato, la veranda e lo spazioso ambiente interno rendono Al Fresco perfetto anche per una gita autunnale o invernale, durante cui godersi il panorama esterno davanti a un buon bicchiere di vino.
Un po’ per i piatti in carta, un (bel) po’ per l’ambiente, Al Fresco è riuscito a imporsi non soltanto come locale ‘di zona’ nel quartiere di Tortona, ma anche come punto di arrivo degli amanti del buon cibo da un po’ tutta Milano, complice il giardino in cui sembra di stare ovunque fuorché in città e l’intimità dell’ambiente interno.
Ex showroom di mobili da giardino, Al Fresco a un anno dall’apertura si è già guadagnato il plauso di critica e clientela. Forse per quel suo essere a metà strada tra un cottage, un locale provenzale e un italian bistrot che l’ha subito reso un locale alla moda.
I ragazzi in sala sono gentili, anche se il fatto che non si possa prenotare – e che, di conseguenza, si sia obbligati a mettersi in fila – è parecchio fastidioso. Il posto è ben frequentato, soprattutto dalle famiglie della zona, e sembra non ci sia assolutamente nulla fuori posto. Nel complesso, insomma, Al Fresco dà quell’impressione ‘giusta’ del locale alla moda che è. In tanti, poi, si godono il tavolo anche una volta finito il pasto. D’altronde, l’insegna del locale recita “Luogo di incontro con cucina”. Come a dire, qui si viene non soltanto per mangiare.
Spendere una trentina di euro a pranzo senza uscire esattamente super sazi non è poi impresa così difficile. I gestori devono aver capito che il format funziona (e che, forse, gli abitanti della zona non hanno troppi problemi a metter mano al portafogli) e che il sovrapprezzo è giustificato dal bell’ambiente e dagli ingredienti di prima qualità. D’altra parte si sa, un milanese sarebbe disposto più o meno a tutto, pur di pranzare nel verde!
AL FRESCO
Via Savona 50, Milano
02 4953 3630
Aperto tutti i giorni a pranzo (12:30/15:30) e a cena (19:30/00:30), tranne il lunedì.
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