Viaggi – Conosco un posto https://godsgift.cyou Mon, 16 Mar 2026 08:43:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.5 /wp-content/uploads/2024/10/Conosco-un-posto_favicon_256x256.png Viaggi – Conosco un posto https://godsgift.cyou 32 32 Cosa vedere e dove mangiare a Budapest: la nostra guida /cosa-vedere-e-dove-mangiare-a-budapest/ /cosa-vedere-e-dove-mangiare-a-budapest/#respond Mon, 16 Mar 2026 08:43:38 +0000 /?p=91489 Ecco tutti i nostri consigli su cosa vedere, dove mangiare e fare shopping a Budapest per un weekend ungherese memorabile!

L'articolo Cosa vedere e dove mangiare a Budapest: la nostra guida sembra essere il primo su Conosco un posto.

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Divisa dal fiume Danubio tra la panoramica e più storica Buda e la vivace Pest, Budapest riesce a essere allo stesso tempo monumentale e raccolta, e si lascia scoprire con grandissimo piacere. L’avevamo già visitata nel 2018, per una toccata e fuga veloce, ma ci era piaciuta così tanto che abbiamo deciso di tornare per esplorarla un po’ più a fondo. Dunque, se anche voi state pensando a un weekend nella capitale ungherese, ecco la nostra guida con tutti i consigli su cosa vedere e dove mangiare a Budapest.

Ecco tutti i nostri consigli su cosa vedere e dove mangiare a Budapest

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Consigli e itinerario a Budapest: cosa vedere

  • PARLAMENTO DI BUDAPEST. Affacciato direttamente sul Danubio, il Parlamento (Országház) domina l’intera città ed è un’icona di Budapest. Vale la pena visitarlo sia di giorno, per apprezzarne tutti i dettagli, come le guglie neogotiche e la grande cupola centrale, sia la sera, quando tutto illuminato si riflette sulle acque del fiume dando vita a giochi di luce davvero magici.
  • SCARPE SULLE RIVE DEL DANUBIO. Poco distante dal Parlamento si trova uno dei memoriali più toccanti della città, Scarpe sulle Rive del Danubio: una distesa di scarpe in bronzo allineate lungo la riva del Danubio in memoria delle vittime della persecuzione nazista.
  • PONTE DELLE CATENE. Non lontano trovate anche il monumentale Ponte delle Catene, primo collegamento stabile tra Buda e Pest, riconoscibile per le imponenti catene metalliche e i celebri leoni di pietra che ne custodiscono gli ingressi. Vi suggeriamo di attraversarlo la sera perché è particolarmente suggestivo: da un lato c’è il Parlamento illuminato, dall’altro l’imponente Castello di Buda.
  • BASILICA DI SANTO STEFANO e THE FAT POLICEMAN STATUE. Nel cuore di Pest passate dalla Basilica di Santo Stefano: una chiesa imponente dagli interni suggestivi con una cupola terrazzata da cui si gode di una splendida vista sui tetti della città. Poco distante trovate anche la statua del Fat Policeman: toccargli la pancia, si dice porti fortuna… Non a caso è diventata lucidissima!
  • GRANDE SINAGOGA, MUSEO EBRAICO, MEMORIALE DELL’ALBERO DELLA VITA e QUARTIERE EBRAICO. Il quartiere ebraico è una delle zone che ci piace di più: un’area molto significativa per la storia della città ma oggi anche una delle più vibranti e dinamiche. Qui si trova la Grande Sinagoga di Dohány Street, la più grande d’Europa, con al suo interno il Museo Ebraico e, poco dietro, il Memoriale dell’Albero della Vita dedicato alle vittime dell’Olocausto. Tra ristoranti, locali e i famosi ruin pub, è il quartiere perfetto anche per passeggiare la sera e respirare un’atmosfera vivace e movimentata.
  • BASTIONE DEI PESCATORI. Sul lato di Buda si trova il Bastione dei Pescatori che ricorda un castello fiabesco, tra torrette bianche e un’architettura molto particolare. Da qui si apre una splendida vista dall’alto su Budapest e vale davvero la pena fermarsi un po’ per ammirare il paesaggio.
  • CASTELLO DI BUDA (PALAZZO REALE DI BUDAPEST). Il Castello di Buda, antica residenza dei sovrani ungheresi, è uno dei complessi più importanti di Budapest che ad oggi ospita musei, grandi cortili e diverse terrazze panoramiche. Si può raggiungere sia a piedi, salendo da piccole stradine, sia con la storica funicolare -come abbiamo fatto noi- che parte dal Ponte delle Catene. Ovviamente, una tappa imperdibile se passate in città!
  • MUSEO STORICO DI BUDAPEST. All’interno del complesso del Castello di Buda si trova anche il Museo Storico di Budapest, che racconta l’evoluzione della città attraverso resti medievali, oggetti quotidiani, monete, libri e documenti di un tempo.
  • TERME SZÉCHENYI. Budapest è famosa anche per le sue terme e quelle di Széchenyi sono, senza dubbio, tra le più celebri: si trovano nel Parco di Városliget e sono facilmente riconoscibili dal grande edificio giallo in stile neobarocco che circonda le piscine. Le vasche all’aperto, spesso avvolte dal vapore anche nei mesi più freddi, rappresentano l’immagine simbolo di questo complesso e rendono l’atmosfera davvero suggestiva; tra acqua calda, saune e bagni termali, è una pausa perfetta per rilassarsi dopo una giornata passata a camminare (prima delle 9, in settimana, l’ingresso è ridotto!).

Altri posti da vedere senza fretta:

Guida e consigli per scoprire Budapest: dove mangiare

  • GETTÓ GULYÁS. Uno dei nostri posti preferiti a Budapest, tanto che ci siamo tornati ben due volte. Qui si mangia cucina ungherese tradizionale davvero ben fatta, in un contesto molto piacevole. Noi abbiamo mangiato al bancone: proprio una bella esperienza e il gulyás con csipetke – gli gnocchetti tradizionali – ci ha proprio stregati. Anche i dolci erano deliziosi! Cibo tradizionale ben fatto, locale “giustissimo” e rapporto qualità-prezzo ottimo. Prezzo medio a testa: 25€.
  • STAND25. Per provare la cucina ungherese tradizionale rivisitata in chiave moderna, Stand25 è l’indirizzo ideale: il locale è giovane, dinamico e propone piatti tipici curati e preparati con ingredienti di prima qualità. Sicuramente, un buon posto per assaggiare i classici della cucina ungherese con quel twist contemporaneo. Prezzo medio a testa: circa 35€.
  • M. ETTEREM. Accogliente bistrot familiare, per una cena tranquilla lontano dai locali più turistici, che propone cucina ungherese tradizionale, con un menu invitante che cambia spessissimo e una grande attenzione alla stagionalità. Prezzo medio a testa: circa 30€.
  • TWENTYSIX. Per un brunch sostanzioso, un pranzo o anche una cena dai sapori mediorientali, Twentysix è un posto che funziona sempre. Noi ci siamo stati a pranzo e abbiamo preso diversi piatti da condividere: l’hummus di ceci era da volare via per la bontà, così come i falafel e le verdure, tutti piatti semplici ma gustosi. Il contesto poi è davvero speciale, sembra di mangiare dentro una grande serra: un ambiente luminoso e molto suggestivo che rende l’esperienza ancora più piacevole. Prezzo medio a testa: circa 30€.
  • MAZEL TOV. Sempre per una pausa gastronomica mediorientale, nel quartiere ebraico c’è Mazel Tov, un altro posto che ci è piaciuto assai. Il locale è ricavato in un grande cortile suggestivo, circondato da piante e luci soffuse, e i piatti sono pensati per essere condivisi: noi abbiamo provato il babaganoush, varie salse molto agliate, verdure, riso con frutta secca e un ottimo agnello cotto a puntino. Un posto valido per mangiare o bere un buon cocktail all’aperto. Prezzo medio a testa: circa 30€.
  • MERCATO CENTRALE. Fare un salto al mercato secondo noi è sempre una buona idea per scoprire qualcosa in più sull’anima di una città. Qui si respira la vita quotidiana, tra bancarelle di carni, verdure, spezie e piccoli oggetti tradizionali da portare a casa come souvenir. Al piano superiore, poi, ci sono anche diversi banchi per fermarsi a mangiare qualcosa al volo: noi abbiamo assaggiato qualche piatto tipico e poi curiosato tra le bancarelle.
  • SZIMPLA KERT. Nel cuore del quartiere ebraico trovate Szimpla Kert, uno dei ruin pub più famosi di Budapest, nato all’interno di un edificio abbandonato e diventato negli anni un locale iconico, tra ambienti eccentrici, oggetti vintage, luci colorate e installazioni artistiche. È sicuramente il posto perfetto per bere dell’ottima birra.
  • MOKKA KUKKA. Ci siamo fermati qui per un brunch e ci è piaciuto parecchio: ottimi specialty coffee, spremute fresche e piatti curati come le uova alla Benedict, l’avocado toast e i pancake, perfetti per iniziare la giornata con la giusta carica. Dunque, se cercate un posto nel cuore di Pest per fare un brunch come si deve, questo è un indirizzo da non perdere. Prezzo medio a testa: circa 15€.
  • MADAL CAFÉ. Se amate gli specialty coffee, segnatevi Madal Café: ambiente minimal, atmosfera rilassata e ottimi caffè. Insomma, il posto giusto per una pausa durante la giornata o per iniziare la mattina con calma prima di incamminarsi per la città. Prezzo medio a testa: circa 10€.
  • FREYJA-THE CROISSANT STORY. Per gli amanti dei lievitati, c’è Freyja: un locale dall’atmosfera curata e moderna per gustare croissant spettacolari, sia dolci che salati, con ripieni creativi e ingredienti di qualità. Fermatevi qui per colazione o per una merenda molto golosa. Prezzo medio a testa: circa 10€.
  • CAFÉ NEW YORK. Il Café New York è uno di quei posti che vale la pena vedere anche solo per l’ambiente: stucchi dorati, affreschi, lampadari monumentali e un’eleganza davvero scenografica che lo rendono uno dei caffè storici più belli della città. I prezzi sono piuttosto alti e forse non sempre proporzionati alla qualità, ma l’atmosfera è speciale: passare anche solo per dare un’occhiata merita sicuramente la sosta e spesso c’è un pianista che intrattiene con musica dal vivo, rendendo l’esperienza memorabile. Prezzo medio a testa: circa 15€ per una pausa caffè.
  • KIOSK BUDAPEST. Per bere qualcosa in un posto davvero carino, segnatevi Kiosk Budapest, a due passi dal Danubio: uno di quei locali dall’atmosfera elegante e vivace, perfetto per fermarsi a sorseggiare un drink oppure per una cena tra sapori internazionali e piatti della tradizione. Prezzo medio a testa: circa 12€ per i drink e 35per la cena.
  • DOBLO WINE BAR. Se preferite un buon calice di vino, Doblo Wine Bar è una tappa da non perdere. Questo piccolo wine bar nel quartiere ebraico è il posto giusto per scoprire ottimi vini ungheresi, spesso accompagnati da qualche stuzzichino sfizioso. Prezzo medio a testa: circa 15€.

Altri posti per mangiare a Budapest che non abbiamo avuto il tempo di provare:

Dove fare shopping a Budapest: gli indirizzi imperdibili

  • RETROCK. Tempio del vintage nel quartiere ebraico, perfetto per scovare capi unici senza tempo e tantissime altre cosine interessanti.
  • KOMONDORS VINTAGE SHOP. Piccolo negozio vintage ideale se siete alla ricerca di giacche oversize, denim e qualche pezzo più ricercato.
  • SZPUTNYIK SHOP. Per giacche anni 80-90, accessori particolari e pezzi un po’ eccentrici che sembrano usciti da un vecchio guardaroba stiloso.
  • NANUSKA. Per chi cerca moda contemporanea made in Budapest, Nanushka è uno dei brand più interessanti: tessuti di qualità, linee minimal e uno stile molto sofisticato.
  • MAGMA. Un punto di riferimento per il design ungherese contemporaneo dallo stile curato e minimal, perfetto per chi ama scoprire pezzi originali di design.
  • TRUE TO SOLE. Paradiso per chi ama sneakers, capi streetwear e accessori con un certo swag.
  • PRINTA DESIGN SHOP. Qui trovate poster illustrati, quaderni, tote bag e oggetti di design ungherese: souvenir belli e decisamente poco turistici, non le classiche cartoline o calamite kitsch (che comunque, ammettiamolo, un po’ ci piacciono… vero Tommy?).
  • HERENDI MÁRKABOLT-BELVEDERE. Non si può andare a Budapest senza vedere le porcellane Herend, una delle eccellenze artigianali più famose d’Ungheria. In questo negozio sono esposti i classici servizi decorati a mano e piccole oggetti in porcellana.
  • RODODENDRONART. Piccolo concept store dedicato al design indipendente, ideale se siete alla ricerca di gioielli, stampe, oggetti per la casa e idee regalo originali.
  • MASSOLIT BOOKS & CAFÉ. Massolit Books & Café è una piccola libreria internazionale nel quartiere ebraico, molto graziosa, con un altrettanto grazioso caffè al suo interno. L’atmosfera è rilassata e molto piacevole, e il piccolo giardino interno è il posto ideale per fermarsi a leggere o bere qualcosa con calma circondati da libri.
  • HALVA & NUTS. Qui trovate pistacchi, mandorle, noci e frutta secca per tutti i gusti esposta in grandi contenitori: impossibile non fermarsi a curiosare. Lo abbiamo scoperto per caso e siamo finiti per comprare una vera e propria scorta di frutta secca… una droga!
  • SZIMPLA KERT. La domenica, tra le varie stanze e nel cortile del Szimpla Kert, si tiene un mercato di produttori locali che espongono su piccoli banchi formaggi artigianali, succhi naturali, prodotti biologici e oggetti fatti a mano. Senza dubbio, vi suggeriamo di fermarvi a curiosare e assaggiare qualche prodotto locale.
  • KLAUZÁL TÉR MARKET HAL. È un mercato di quartiere meno turistico rispetto al grande mercato centrale, perfetto per fermarsi a mangiare qualcosa di semplice e tradizionale tra banchi di prodotti locali, spezie e salumi.
  • GOUBA ART MARKET. Nel centro di Budapest, trovate anche il Gouba Art Market, un mercatino creativo ricco di bancarelle coloratissime di illustratori, designer e artigiani locali, perfetto per acquistare stampe, gioielli fatti a mano e simpatici souvenir.

Altre info e consigli utili sul viaggio a Budapest

  • Dall’aeroporto di Budapest il modo più semplice e veloce per raggiungere il centro è il bus diretto 100E, che collega il terminal con Deák Ferenc tér, nel cuore della città (circa 40 minuti senza cambi).
  • Budapest si gira molto bene a piedi (quindi scarpe comode sempre!), ma anche i mezzi pubblici sono efficienti: metro, tram e autobus coprono praticamente tutte le zone della città (se pensate di usarli spesso conviene fare un pass giornaliero o da 72 ore).
  • Per la sera vi consigliamo il quartiere ebraico, una delle zone più vivaci della città: ristoranti, locali interessanti e i famosi ruin pub. L’atmosfera è sempre molto animata, soprattutto nel weekend.
  • Tenetevi del tempo per andare alle terme, perché a Budapest sono davvero un’esperienza imperdibile.
  • Budapest è una città ricca di particolari e dettagli nascosti: palazzi d’epoca spettacolari, facciate liberty, balconi in ferro battuto, street art, cortili che si intravedono dietro grandi portoni. Anche passeggiando senza un itinerario preciso si possono scoprire angoli davvero bellissimi. Alzate spesso lo sguardo!
  • Non dimenticatevi di assaggiare i due street food per eccellenza: il kürtőskalács, il famoso “camino dolce”, e il lángos, una focaccia fritta servita calda con vari condimenti.
  • Per uno spot panoramico da dieci, segnatevi la Collina di Gellért: ci si arriva tramite un sentiero di circa 30 minuti a piedi.
  • Infine, se volete osservare Budapest da un’altra prospettiva, prenotate un giro in barca sul Danubio o noleggiate le bici: due ottime idee per vivere la città in modo diverso, magari la sera, tra ponti illuminati e atmosfere suggestive.

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Una settimana a Fuerteventura: cosa vedere e dove mangiare alle Canarie /una-settimana-a-fuerteventura-cosa-vedere-dove-mangiare-canarie/ /una-settimana-a-fuerteventura-cosa-vedere-dove-mangiare-canarie/#comments Wed, 21 Jan 2026 09:12:15 +0000 /?p=89559 Avete in programma un viaggio a Fuerteventura? Ci siamo stati per una settimana e qui vi diciamo cosa visitare e dove mangiare alle isole Canarie!

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Tre anni fa, il nostro primo viaggio alle Canarie, alla volta di Lanzarote, ci aveva stregato. E così, abbiamo deciso che era di nuovo tempo di paesaggi lunari, colori incredibili, posti autentici e relax totale, andando questa volta alla scoperta di un’altra isola, Fuerteventura. Qui abbiamo passato una splendida settimana ed è per farvi vivere la stessa magia che condivideremo alcuni dei nostri consigli su cosa vedere e dove mangiare a Fuerteventura!

Viaggio alle Canarie: itinerario e consigli su Fuerteventura

Per approfondire per immagini ciò che troverai in questo articolo, dai un’occhiata al nostro profilo Instagram e alle stories in evidenza dedicate proprio a Fuerteventura!

Una settimana a Fuerteventura: cosa visitare

  • LE SPIAGGE DEL SUD. Iniziamo il nostro itinerario di Fuerteventura dal Sud dell’isola, la parte più selvaggia, ma anche paradossalmente la più turistica. Preparatevi a questa dicotomia cercando di fare slalom tra gli orrendi resort e casermoni di Costa Calma per poi sbucare in veri angoli di paradiso selvatici. Tra le nostre spiagge preferite, nella parte meridionale, spiccano sicuramente Sotavento (imperdibile, specie per gli amanti del naturismo), Esquinzo, La Pared e Cofete (quest’ultima, raggiungibile soltanto con un’auto adatta – alta o 4×4 – e una guida esperta, oppure tramite una navetta pubblica in partenza da Morro Jable, che ferma anche a Casa Winter, al Mirador de Cofete e, poi, al Faro de Punta de Jandía). Preparatevi a dune dorate e a un’atmosfera un po’ à la The Beach difficile da dimenticare.
  • AJUY E LE SUE CAVE. Inserite per forza di cose nel vostro itinerario a Fuerteventura uno stop a questo villaggio rimasto fermo nel tempo e alla sua spiaggia nera spettacolare. Da qui parte il sentiero che porta alle Cuevas de Ajuy, grotte naturali a picco sull’oceano. Indossate scarpe comode e poi approfittatene per uno stop in qualche ristorantino (più sotto qualche consiglio) al rientro.
  • UNA VISITA AL MUSEO DEL FORMAGGIO MAJORERO. Sicuramente non sarà il museo più incredibile della vostra vita, anzi, ma può essere carino una fermata da queste parti per capire di più su come venga prodotto l’ottimo formaggio locale Majorero e, perché no, per degustarlo. Dal giardino di cactus che lo racchiude, se il cielo è limpido si può ammirare da lontano la Montaña de Tindaya, considerata sacra dai nativi e spettacolare soprattutto al tramonto, quando si colora di rosa e rame.
  • UNO STOP A UNO DEI TANTI MIRADOR. L’isola è letteralmente disseminata di Mirador, punti panoramici da cui ammirare il paesaggio lunare (e speciale) circostante. Li scoprirete da voi guidando alla scoperta di Fuerteventura, ma i più celebri sono il Mirador de Morro Velosa, firmato da César Manrique, e il Mirador de Guise y Ayose, con le statue dei due antichi re majoreros. Mozzafiato anche quello di Las Peñitas.
  • UN TOUR DEI PAESINI. Oltre ai nomi più conosciuti, Fuerteventura custodisce diversi paesini, tutti nell’entroterra, davvero mignon ma piacevoli da visitare. Tra quelli più e meno noti, vi segnaliamo Giniginamar a sud, Pajara e Betancuria al centro, Tetir, Villaverde, La Oliva, Majanicho e Lajares a nord. Poi c’è il nostro preferito, ma lo terremo segreto perché davvero troppo prezioso: non abbiamo dubbi che i viaggiatori più curiosi tra voi sapranno trovarlo da soli 🙂
  • TREKKING AL CALDERÓN HONDO. Un cratere vulcanico perfettamente conservato, raggiungibile con una camminata semplice e panoramica (tenete conto circa 40 minuti per l’anello completo). In cima vi aspettano vento e vista mozzafiato sull’isola di Lanzarote e sull’Oceano. Meglio portare con sé acqua e cappello, noi ci siamo innamorati e siamo andati all’alba, orario che consigliamo insieme al tramonto.
  • EL COTILLO. Forse il paesino più amato dai surfisti e anche quello più autentico, con i suoi negozietti (fate un salto da Mediterraneo, Lomé, Lapa Studio e Clean Ocean Project), i bistrot e, soprattutto, i tramonti da levare il fiato. Da lì potete raggiungere facilmente tutte le spiagge della zona, e fermarvi per un tramonto, per esempio, alle piscine naturali di Playa de los Charcos o a La Concha.
  • LE SPIAGGE DEL NORD. E a proposito di spiagge, qui non avrete che l’imbarazzo della scelta. Tra le nostre preferite in assoluto, a cui continueremo ancora a pensare spessissimo, Playa de la Escalera, Alzada e tutto l’incredibile litorale del Parque Natural de Corralejo: uno spettacolo della natura!
  • CORRALEJO. Ci passerete perché ci passerete, grazie anche alla sua vivacità (e a qualche buon ristorante) ma questa cittadina non è il nostro mood, né dal punto di vista di vibrazioni né architettonicamente, né come tipologia di turismo. Ma qualche angolo che ancora si conserva, forse, lo riuscirete ancora a trovare!
  • ISOLA DI LOBOS. Proprio da Corralejo si raggiunge in 15 minuti di barca questa piccola e silenziosa isola, che si può girare a piedi o in bici e che ha un solo chiringuito per pranzare. Ricordatevi soltanto che per accedervi è obbligatorio compilare un permesso d’ingresso online il giorno prima!

Altri posti da vedere se hai più tempo:

  • Aguas Verdes
  • Playa de la Solapa
  • Barranco de las Peñitas
  • Piscina Natural Caleta de Fuste
  • Fare surf 🙂

Una settimana a Fuertventura: dove mangiare

  • RESTAURANTE CASA ISAITAS (Pàjara). Alloggiando in questo paesino nell’entroterra, abbiamo cenato da Casa Isaitas, ex casa coloniale con camere e ristorante, per ben due sere di fila, apprezzandone la corte interna, il servizio gentile e i piatti casalinghi ma deliziosi tra cui le acciughe marinate, le crocchette di prosciutto e l’insalata di pomodori. Prezzo medio a testa: 25€.
  • CAFÈ DEL MAR (Ajuy). Dopo aver visitato le grotte, impossibile non fermarvi in uno dei ristoranti del paesino (occhio agli orari, perché aperture e giorni di chiusura sono tendenzialmente strambi) per qualche pimiento de padrón e, soprattutto, per un po’ di pesce fresco. Noi qui abbiamo ordinato una bella grigliata di pesce con cerveza ghiacciata e ne siamo rimasti molto soddisfatti. Prezzo medio a testa: 25€.
  • RESTAURANTE GRILL EL LUCHADOR CASA TINO MATOSO (Las Palmas). Una delle cene migliori della vacanza, se non la cena. In un ambiente spartano, frequentato principalmente da local come piace a noi, vengono serviti piatti tanto semplici quanto eccellenti, tra cui vi suggeriamo una mirabolante zuppa di ceci, gli onnipresenti pomodori e aglio (o forse sarebbe più corretto dire aglio e pomodori!), le papas arrugadas e, soprattutto, un filetto di Angus da cadere per terra. Super consigliato. Prezzo medio a testa: 25€.
  • SNACK BAR LA PALMITA (Costa Calma). Un chiosco semplice ma per noi magico, proprio in riva all’Oceano per uno stop veloce e ultra rilassante.
  • EL RINCÓN DE CALERO | TELECLUB DE CASILLAS (Las Palmas). Un altro posto davvero autentico è questo Teleclub (vecchio circolo di paese), uno degli ultimi (se non l’ultimo, ahinoi) di tutta l’isola, nella cui piazzetta si fermano locali, ciclisti e avventori di passaggio per una birra gelata e qualcosa da stuzzicare. A noi è piaciuto e per un attimo il tempo si è fermato (in tutti i sensi: non abbiate fretta!). Prezzo medio a testa: 15€.
  • LA PANETECA (Lajares). Se cercate un posto per la colazione o un pranzo un po’ meno caratteristico ma davvero ottimo, segnatevi questo indirizzo a Lajares, perfetto anche per ritemprarvi post scarpinata al Calderón Hondo. In questa bakery troverete deliziose viennoiseries, ma anche proposte salate tra cui ottimi toast e caffè come si deve. Prezzo medio a testa: 10€.
  • EL HORNO (Villaverde). Un’altra cena speciale e davvero caratteristica è stata quella da El Horno, un’istituzione a Fuerteventura, grazie al servizio senza sbavature dei gentili signori in sala, alle porzioni pantagrueliche e all’ambiente che sprizza tradizione da ogni poro. Qui abbiamo assaggiato finalmente il gofio canario (e ce ne siamo innamorati!), ma anche della deliziosa carne mista alla griglia e delle melanzane fritte servite con miele e formaggio. Tutto giusto! Ricordatevi solo di prenotare, specie in alta stagione e nel weekend. Prezzo medio a testa: 25€.
  • GASTRO ESCANFRAGA (Villaverde). Una piccola stanza in cui l’atmosfera raccolta, il servizio gentile e il buon cibo contribuiranno al vostro più totale relax. Qui troverete anche diverse proposte di pesce, tra cui delle ottime cozze gratinate con il nostro amato mojo (una salsa di cui è impossibile non diventare dipendenti) e una bella lampuga alla griglia. Prezzo medio a testa: 25€.
  • OLIVO CORSO (El Cotillo). Per delle tapas leggermente più raffinate, rivisitate e contemporanee, Olivo Corso a El Cotillo è uno degli indirizzi più in voga dell’isola e non senza motivo: gli ingredienti sono ottimi, l’estro un po’ più creativo e l’atmosfera curata senza risultare formale. Consigliatissimi i gamberi locali al sale: quando li vedete in un menu e vi accerterete siano freschi, ordinateli sempre, non ve ne pentirete, è una promessa! Prezzo medio a testa: 30€.
  • LA VACA AZUL (El Cotillo). Il ristorante di pesce più nominato di El Cotillo se non di tutta l’isola è La Vaca Azul, grazie alla sua terrazza panoramica sull’Oceano e al pesce sempre freschissimo. Qui abbiamo ordinato una buona paella, oltre a un ottimo ceviche e a dei gamberoni davvero succosi. Prezzo medio a testa: 35€.
  • AZURE BEACH BAR. Per un drink al tramonto direttamente in spiaggia, questo chiringuito a Playa de la Concha è un must.
  • KIPA MAI. Bar molto carino a Lajares per un drink dopo cena.

Altri ristoranti a Fuerteventura che vi suggeriamo, ma non siamo riusciti a provare in prima persona:

  • Santa Ana del Cotillo (El Cotillo, solo su prenotazione)
  • Amarillo (El Cotillo)
  • NaNa (El Cotillo, per un drink)
  • Oúm (Lajares)
  • Secret Garden by Surfescape (Lajares)
  • Gilda (Corralejo)
  • Tapas Oscar (Corralejo)
  • La Pulperia (Corralejo)
  • Casa Marcos (Villaverde)
  • La Villa (Villaverde)
  • Casa Santa Maria (Betancuria)
  • La Finca Agricola (Las Palmas)
  • La Bodega de Jandía (Morro Jable, solo su prenotazione)
  • La Pescadora (Ajuy)
  • La Puesta (Ajuy)

Altre info utili sul viaggio a Fuerteventura

  • ITINERARIO. Avendo una settimana ed essendo l’isola bella lunga, abbiamo deciso di spezzare la vacanza in due tranche (3 notti al centro/sud + 4 notti a nord), di modo da non passare troppo tempo in auto. La scelta ci è parsa super azzeccata e la rifaremmo; in caso aveste meno giorni, forse la parte a nord è quella più ricca in termini di cose da fare e da vedere.
  • ALLOGGI. Al centro/sud abbiamo scelto il tranquillissimo paesino di Pàjara – molto strategico per visitare tutta la zona – e in particolare abbiamo alloggiato in questa casa me-ra-vi-glio-sa che ci sentiamo anche un po’ gelosi a condividere. A nord invece abbiamo scelto la zona residenziale e altrettanto tranquilla di Lajares, in una sistemazione più moderna e meno indipendente, ma ugualmente perfetta, grazie anche a una proprietaria (italiana) deliziosa.
  • COME MUOVERSI. Siamo arrivati a Fuerteventura con un volo diretto EasyJet da Malpensa. Abbiamo poi noleggiato in precedenza, con ritiro e riconsegna all’aeroporto (per una cifra peraltro irrisoria), una Peugeot 208 in perfette condizioni al car rental Cabrera Medina, trovandoci davvero bene. Come a Lanzarote, guidare è in linea di massima molto semplice, le strade sono spesso dritte, e i limiti di velocità sono genericamente bassi (e rispettati). Anche per chi, come noi, non è un drago alla guida, dovrebbe essere non troppo difficile. Occhio solo agli sterrati!
  • COSTO DELLA VITA&DENARO. Le Canarie non sono certamente una meta iper costosa, anche se come sempre dipende da cosa sceglierete. Le spiagge sono per lo più libere, ed essendo un’isola ‘sportiva’ quasi tutte le attrazioni sono gratuite e liberamente accessibili. Per un pasto completo, infine, di media difficilmente si superano i 25/30€ a testa. Pressoché ovunque, infine, viene accettata la carta.
  • RISTORANTI&CUCINA. La carne va per la maggiore (al contrario di quanto si potrebbe pensare), ma ci sono spesso diverse opzioni a base pesce e vegetariane/vegane. Per organizzare al meglio le vostre giornate, fate caso agli orari di apertura e, soprattutto, di chiusura dei posti, perché spesso osservano orari un po’ particolari.
  • CLIMA&STAGIONI. Alle Canarie è sempre estate (cit), e in effetti qui trovare maltempo è proprio raro, anche se possono capitare giornate velate e foschia, specie al mattino. Noi, come anche per Lanzarote, abbiamo optato per l’autunno, in cui si sta davvero una crema, con 27 gradi fissi di giorno e piacevolissimi 22 gradi la sera. Occhio al vento, specie d’estate, perché Fuerteventura pare essere l’isola più ventosa di tutte.

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Viaggio in Indonesia: itinerario di due settimane tra Bali, Lombok e Isole Gili /itinerario-indonesia-bali-lombok-gili/ /itinerario-indonesia-bali-lombok-gili/#respond Tue, 07 Oct 2025 07:00:00 +0000 /?p=88748 Viaggio in Indonesia tra Bali, Lombok e Gili: spiagge, templi, escursioni, consigli pratici e alloggi per un itinerario di due settimane.

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Un viaggio in Indonesia che unisce il fascino spirituale di Bali, le spiagge selvagge di Lombok e l’atmosfera rilassata delle isole Gili. Ecco il nostro itinerario di due settimane con tappe, consigli, hotel, ristoranti e spunti per chi sogna un’avventura tra templi, onde e tartarughe, alla scoperta di tre isole completamente diverse tra loro!

VIAGGIO IN INDONESIA: COSA VISITARE A BALI

Durante il nostro viaggio in Indonesia abbiamo deciso di concentrarci maggiormente, essendo la nostra prima volta in zona, sull’isola di Bali, esplorando tre delle sue zone più affascinanti: Uluwatu, Canggu e Ubud. Ognuna ci ha regalato atmosfere diverse e indimenticabili. Qui sotto ve le raccontiamo nel dettaglio.

Uluwatu, tra spiagge e templi

Uluwatu, nel nostro viaggio in Indonesia, è stata la porta d’ingresso a Bali, ma anche il nostro saluto finale all’isola. Siamo rimasti in questa zona nella parte sud di Bali le prime due notti e siamo tornati l’ultima. Qui sarete immersi nella vegetazione, con spiagge splendide, lunghe e deserte, e tramonti incredibili. La zona è famosa per le sue scogliere a picco sull’oceano, dove i surfisti sfidano onde leggendarie.

Come base per le prime notti abbiamo scelto Cengiling e il Flowerbud Bungalow, una struttura semplice, ma pulita e dall’incredibile rapporto qualità prezzo (13€ a notte), in perfetto stile balinese con tanto di inconfondibile bagno en plein air. La posizione è ideale per raggiungere una delle spiagge più scenografiche della zona, Balangan Beach, dove vi suggeriamo di pranzare al The Point (per il primo Nasi Goreng della vacanza), con vista sull’oceano e piedi nella sabbia, e di visitare per una merenda o una birra al tramonto il vicino Surfers Cafè. Per cena, invece, troverete a poca distanza Bagus Warung, un piccolo ristorante balinese senza fronzoli e frequentato prevalentemente da locali, dove mangerete pesce alla griglia davvero incredibile con una spesa ridicola.

Altre spiagge che vi consigliamo di raggiungere:

Green Bowl Beach: una piccola baia nascosta, perfetta per chi cerca tranquillità e acque cristalline (attenzione che i gradini per risalire sono impegnativi, ma promettiamo che ne sarà valsa la pena).
Thomas Beach: meno affollata rispetto ad altre spiagge della zona, ideale per rilassarsi e godersi il panorama.
Nyang Nyang Beach: selvaggia e spettacolare, raggiungibile con una camminata tra la vegetazione, perfetta per chi ama le spiagge più isolate.
Karma Beach: situata sotto il lussuoso Karma Kandara Resort. Qui, in particolare, si trovano diversi beach club, tra cui anche il vicino Sundays Beach Club, che ci è stato segnalato come una valida alternativa.

Uluwatu però è soprattutto spiritualità, a partire dal Tempio di Uluwatu, arroccato sulla scogliera: uno dei luoghi più suggestivi dell’isola. Il momento migliore per visitarlo è al tramonto, quando si può assistere alla danza Kecak, un rituale ipnotico tra fuoco, canto e tradizione. Seguite le indicazioni delle guide e nascondete iPhone e occhiali da sole: le scimmie qui fanno disastri!

Come accennavamo all’inizio, per l’ultima notte del viaggio in Indonesia, siamo tornati a Uluwatu. In questo caso abbiamo scelto di soggiornare al Three Monkeys Villas, una struttura accogliente e abbastanza comoda per l’aeroporto, ma anche vicina ai luoghi che ci erano piaciuti più durante la nostra permanenza a Bali. La serata è stata dedicata al Single Fin, il locale più iconico della zona, dove bere birra e mangiare una (buona!) pizza in cima ad una scogliera, con una vista mozzafiato e il sole che scompare dietro l’oceano, circondati da musica e surfisti. Prima di lasciare Uluwatu, vi suggeriamo un pit-stop nel negozio The Find, una piccola perla per chi cerca abbigliamento e oggetti di design balinese, lontano dalle solite bancarelle turistiche.

Tra le zone che ci hanno lasciato il ricordo più autentico di Bali, Pecatu e Bingin Beach però occupano sicuramente un posto sul podio. Si trovano in una piccola baia incastonata tra le scogliere di Uluwatu, dove poter mangiare nei tipici warung direttamente in spiaggia, con i piedi nella sabbia e il profumo del pesce che cuoce sulle griglie all’aperto. Al tramonto, con la marea bassissima, la cena diventa un momento incredibile, condiviso con surfisti e festa fino a tardi. Vi suggeriamo di fermarvi e di pernottare al The Temple Lodge, una struttura incantevole con una vista mozzafiato e un’anima profondamente balinese, con pochissime stanze tutte diverse tra loro, e la possibilità di praticare yoga all’alba con vista direttamente sull’oceano.

Purtroppo, nel 2025 l’intera zona di Bingin Beach è stata demolita, a causa di problematiche legate all’amministrazione locale e a presunti abusi edilizi. Non sappiamo come evolverà la situazione negli anni futuri, ma se avrete la fortuna di trovare ancora qualche warung o struttura attiva nei dintorni, vi consigliamo di non perdervela.

Canggu, tra locali e le spiagge mozzafiato

Spostandoci nella parte ovest dell’isola, il nostro viaggio in Indonesia continua a Canggu, una delle tappe più popolari di Bali, soprattutto tra i viaggiatori più giovani e i surfisti. È un luogo in cui il ritmo è veloce, le strade sono affollate di scooter e ogni angolo sembra pensato per Instagram. Boutique di design, caffè minimalisti, locali trendy: tutto è estremamente curato e “cool”. Ma proprio per questo, è anche la parte che ci ha convinto meno.

Abbiamo soggiornato al The Breeze Stay and Surf, un hotel molto carino, situato in una strada defilata e fuori dal caos della città. La sera, infatti, Canggu si trasforma in un centro pulsante di vita notturna, soprattutto nei locali che si trovano direttamente sulla spiaggia. Turistico, ma assolutamente imperdibile, è La Brisa, un beach club molto scenografico costruito con materiali riciclati e prevalentemente di legno. Vi sembrerà di venir catapultati nel film di Peter Pan, ma con luci soffuse, palme, musica chill e margarita. La seconda sera abbiamo cenato da Santanera, un ristorante spagnolo elegante e dove abbiamo mangiato sorprendentemente benissimo. Durante il giorno, Canggu è il regno del brunch: ogni locale propone smoothie bowl, avocado toast e caffè filtrato, con un’estetica impeccabile. Considerate i prezzi al pari di Milano (ne avevamo bisogno?).

Parlando con i locali e con chi ha visitato Bali anni fa, ci è stato raccontato che Canggu ha vissuto una crescita rapidissima, trasformandosi da villaggio tranquillo di pescatori a centro turistico in pochi anni. Non sappiamo come sarà Canggu tra qualche anno, e non ci sentiamo di garantirne la qualità futura: è una zona in continua trasformazione, e questo si percepisce. Due giorni sono stati sufficienti per viverla, ma anche per capire che non è il tipo di Bali che ci ha conquistato.

Nel nostro viaggio in Indonesia, abbiamo scelto Canggu anche come base per l’escursione a Nusa Penida, organizzata con driver fino a Sanur, da dove partono le imbarcazioni per l’isola. È bene sapere che si tratta di una meta molto turistica, quindi è importante partire presto e affidarsi a un driver locale; chiedete nell’hotel dove pernottate a Canggu se possono supportarvi nella ricerca e negli spostamenti.

Una volta arrivati, verrete portati in giro per l’isola in macchina e insieme a tantissimi altri turisti, seguirete le tappe immancabili, in coda perenne per scattare foto ad ogni spot. Le scogliere di Kelingking Beach, la piscina naturale di Angel’s Billabong e la spiaggia di Broken Beach sono spettacolari, anche se l’esperienza può risultare un po’ caotica. Sono luoghi incredibili che difficilmente vi ricapiterà di vedere, quindi nonostante l’affolamento non possiamo che consigliarvi di dedicare un giorno a questa incredibile isola, o di rimanerci a dormire qualche notte.

Ubud, tra natura e spiritualità

Arrivare a Ubud è come entrare in un’altra dimensione di Bali: più silenziosa, più verde, quasi mistica. Dopo il caos di Canggu e le scogliere di Uluwatu, Ubud accoglie con le sue risaie a perdita d’occhio e i templi nella giungla. Per questa tappa abbiamo soggiornato al The Compass Rose, un piccolo hotel immerso nel verde, che ci sentiamo assolutamente di consigliarvi, anche solo per godervi i loro massaggi rilassanti direttamente in camera. Un rituale che consigliamo vivamente, perché qui il benessere è parte integrante dell’esperienza, a dei prezzi di cui sentiamo tutt’ora la mancanza.

Ubud, infatti, è il posto ideale per chi ama lo yoga e la spiritualità. I centri come Yoga Barn o Radiantly Alive offrono lezioni per tutti i livelli, spesso in sale aperte sulla natura. Anche se non siete praticanti, vale la pena provare almeno una sessione.

Tra le cose da vedere, le Tegalalang Rice Terrace sono un must: le terrazze di riso scolpite nella collina sono uno dei paesaggi più iconici di Bali. Meglio andarci al mattino presto, quando la luce è dorata e i gruppi turistici ancora lontani. Da lì, si può proseguire verso le cascate di Tegenungan o Tibumana, perfette per un tuffo rinfrescante e qualche foto scenografica.

Una passeggiata lungo la Campuhan Ridge Walk al tramonto, poi, è una delle esperienze che sicuramente vi consigliamo: un sentiero tra le colline, circondato da palme e silenzio, che regala una vista mozzafiato sulla valle.

Per chi invece cerca un’esperienza più mistica, il Tempio Tirta Empul è il luogo dove i balinesi si purificano nelle acque sacre. È possibile partecipare al rituale, immergendosi nelle vasche e seguendo il percorso spirituale tra le fontane. E poi c’è il Monkey Forest, dove centinaia di scimmie vivono libere tra templi e alberi secolari (ricordatevi che le scimmie sono cattivissime, veloci, e abili ladre!).

Di sera, Ubud si trasforma in un luogo davvero frenetico (soprattutto per la quantità sconvolgente di motorini per le strade). Il ristorante Hujan Locale è stata la nostra scoperta più bella: cucina balinese reinterpretata con eleganza, ingredienti locali e un’atmosfera calda e raffinata. Ci è piaciuto talmente tanto da tornarci due volte, e ogni piatto è stato una sorpresa.

In generale, la scena enogastronomica di Ubud è molto variegata: Api Jiwa, situato nella foresta del Cappella Ubud Resort, propone un’esperienza omakase con una commistione tra elementi locali e da tutto il mondo; i ristoranti di Locavore sono rinomati in tutto il mondo, tanto da scalare le migliori classifiche. Vi consigliamo Night Rooster, invece, per concludere le vostre serate con un ottimo drink.

Come accennavamo, Ubud è anche il punto di partenza per numerose gite da poter fare in giornata.

A pochi chilometri dal centro di Ubud, vi consigliamo di passeggiare tra le stradine del villaggio di Kubu: donne che intrecciano offerte, bambini che giocano scalzi e contadini al lavoro nei campi, un’esperienza autentica di vita balinese, non senza qualche turista alla ricerca degli angoli più sinceri.

Lì trovate anche il Tempio di Lempuyang, famoso per la celebre foto tra i portali con il riflesso “a specchio”. È sicuramente scenografico, ma va affrontato con pazienza: la coda per lo scatto può superare le due ore. La partenza, inoltre, dovrà essere molto (molto!) presto di mattina, per riuscire ad arrivare tra i primi turisti (spoiler, non ne vale assolutamente la pena).

A pochi chilometri da Lempuyang, raggiungete infine il Tirta Gangga, un antico palazzo reale con piscine e fontane immerse nel verde. Camminare sulle pietre sospese sull’acqua tra carpe giganti sarà suggestivo e rilassante.

Viaggio in Indonesia: cosa visitare a Lombok

Da Ubud prendete un driver sino a Padang Bai, nella parte est dell’isola, dove il traghetto vi porterà fino all’isola di Lombok (come consigliamo più avanti, l’alternativa leggermente più costosa ma sicuramente più comoda è il volo interno Bali-Lombok, che vi eviterà la caratteristica traversata su imbarcazioni piuttosto discutibili).

Arrivati a Lombok, l’isola accoglie con paesaggi selvaggi, strade polverose, scimmie e spiagge infinite e un’atmosfera che ricorda la Bali di qualche anno fa. Noi abbiamo soggiornato a Kuta Lombok, una cittadina di surfisti e locali dove poter uscire la sera, ma decisamente in una dimensione più rilassata rispetto a Bali. Il nostro hotel, The White Bay, è stato una piacevole sorpresa: accogliente, ben posizionato e perfetto per esplorare la zona. Qui non ci sono resort lussuosi o locali patinati, ma warung semplici, bar sulla spiaggia e tanti surfisti.

E proprio il surf è uno dei motivi per cui Lombok è amata: le onde sono stupende, le spiagge selvagge e l’atmosfera è chill. E a proposito di spiagge, Mawi Beach vi lascerà senza parole: circondata da colline verdi, e con onde perfette per chi ama il surf. Selong Belanak, invece, è più ampia e tranquilla, con acque cristalline e onde medie, ideale anche per chi vuole imparare a surfare o semplicemente rilassarsi. Qui vi consigliamo di pranzare al Laut Biru Bar, un piccolo locale sulla spiaggia dove si mangia benissimo con i piedi nella sabbia.

La sera, poi, Kuta si anima in modo discreto. Abbiamo cenato da Fish Bones Warung, un locale semplice ma delizioso, dove scegliere direttamente dal banco il pesce che poi vi serviranno grigliato (vi consigliamo di farvi ripetere molto bene il prezzo dei pesci, per evitare sorprese al momento del conto, solitamente molto basso); El Bazar, per piatti più raffinati, e Elamu, per una inaspettata cucina greca (fidatevi, dopo due settimane di Nasi Goreng ne avrete voglia anche voi). Per concludere le serate, ci siamo trovati benissimo al Surfers Bar, dove ogni sera si fa festa, e non mancherà occasione di sentire bravissime band esibirsi live.

Da ultimo, vi consigliamo l’escursione al Monte Rinjani, il maestoso vulcano di Lombok, che ci hanno detto essere una delle esperienze più intense e panoramiche dell’isola, che però noi non abbiamo fatto per mancanza di tempo. Il trekking è impegnativo e richiede una sveglia molto mattiniera, ma la vista sulla caldera e sul lago Segara Anak ripaga ogni sforzo. È consigliato affidarsi a guide locali esperte e partire ben equipaggiati.

Viaggio in Indonesia: cosa visitare nelle isole Gili

Dopo la natura e il surf di Lombok, il nostro viaggio in Indonesia continua alle Gili Islands per due giorni di puro relax. Abbiamo scelto Gili Trawangan, la più vivace delle tre, e la bellezza del suo mare, che qui è davvero una cartolina: acqua cristallina, sabbia bianca, fondali pieni di coralli e tartarughe. È piccola e si percorre facilmente in una mezz’ora di bicicletta, durante la quale si costeggiano spiagge, bar sulla sabbia e tratti di vegetazione.

Qui abbiamo soggiornato al Karma Kayak, una struttura accogliente e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, posizionata nella parte dell’isola da cui poter godere del tramonto. Ci siamo trovati benissimo, e una menzione speciale merita il ristorante direttamente sulla spiaggia, dove vi verrà servita tutte le mattine una incredibile colazione, sia dolce che salata. In generale, va detto, i ristoranti e locali però sono quasi tutti turistici, con menu internazionali e ambienti pensati per i viaggiatori. Ma l’atmosfera di cenare con i piedi nella sabbia sarà in ogni caso impagabile!

Inoltre, durante il giorno, ci siamo imbarcate per una delle tante escursioni che permettono di visitare anche le altre due isole dell’arcipelago: Gili Meno e Gili Air, entrambe a pochi chilometri di distanza. L’escursione è semplice da organizzare e permette di fare snorkeling in punti diversi e vedere le tartarughe marine che affollano le acque intorno alle isole.

Insomma, alle Gili si viene per una scorpacciata di sano mare, e anche se il turismo è molto presente, i paesaggi da cartolina valgono sicuramente il viaggio, complici anche le forti maree che regalano scorci incredibili.

Viaggio in Indonesia: altre info utili

  • ITINERARIO. Il nostro viaggio in Indonesia è durato circa due settimane, con tappe distribuite tra Bali, Lombok e le Gili, anche se tre settimane sarebbero state ideali. L’itinerario è stato pensato per alternare momenti culturali, relax al mare e passeggiate nella natura. Scegliete Uluwatu (3 o 4 notti) per scogliere, templi e tramonti, Canggu (2 notti) per vita notturna e tanto tanto turismo, Ubud (3 notti) per lo yoga, spiritualità e risaie, Lombok (4 notti) per spiagge selvagge e autenticità, Gili Trawangan (2 notti) per un mare da sogno e festa della luna piena.
    Inoltre, sia all’andata che al ritorno, abbiamo deciso di fare scalo a Singapore, a cui abbiamo dedicato una intera giornata prima del nostro volo di ritorno per l’Italia. Vi rimandiamo allarticolo dedicato, considerate le tante cose da vedere (e mangiare) in questa città.
  • ALLOGGI. Per il nostro viaggio in Indonesia abbiamo prenotato quasi sempre tramite Booking, ma anche su Airbnb si trovano molte opzioni interessanti, soprattutto per soggiorni più lunghi. Il consiglio è di prenotare con largo anticipo: si riescono a trovare strutture bellissime a prezzi davvero contenuti (anche 10€ a notte), soprattutto in bassa stagione.
  • COME MUOVERSI. Scooter: è in effetti il mezzo più comodo per muoversi a Bali e Lombok. Economico (circa 5–7 € al giorno), ma attenzione alle strade molto trafficate. Lo consigliamo però solo a Lombok, dove le strade sono molto più sicure e il traffico meno intenso (importante: chi guida uno scooter dovrebbe avere la patente internazionale). Taxi privati: ottimi per spostamenti lunghi tra città o per escursioni. Si possono prenotare tramite hotel o app come Grab o Gojek (l’equivalente locale di Uber, ma anche con l’opzione che il vostro driver vi venga a prendere in scooter!). Parlate con i vostri driver e contrattate per assicurarvi tragitti anche nei giorni successivi. Traghetti: per raggiungere Lombok e le Gili, ci sono diverse compagnie che operano tratte giornaliere. Meglio prenotare in anticipo, soprattutto in alta stagione, e assicurarvi che il tragitto non abbia tappe intermedie. Biciclette: a Gili Trawangan sono l’unico mezzo che avrete a disposizione. Voli interni: Dopo l’esperienza maturata, ci sentiamo di consigliarvi di viaggiare da Bali a Lombok tramite volo interno, comodissimo, economico, e che vi eviterà l’esperienza (senz’altro non entusiasmante) dello spostamento in traghetto.
  • RISTORANTI&CUCINA. La cucina indonesiana è ricca di sapori, con piatti come nasi goreng, mie goreng, satay e curry locali. A Bali si trovano sia warung tradizionali (economici e autentici) che ristoranti più raffinati. A Lombok, la cucina è più semplice e locale, a dei prezzi davvero incredibili. A Gili Trawangan, la maggior parte dei ristoranti è pensata per i turisti, con menù internazionali (ma anche l’immancabile pesce alla griglia).
  • STAGIONI. Il periodo migliore per un viaggio in Indonesia è tra aprile e ottobre, durante la stagione secca. Noi abbiamo viaggiato in agosto e abbiamo trovato giornate splendide, mare calmo e temperature perfette. Da evitare, se possibile, i mesi tra novembre e marzo, stagione delle piogge.
  • CAMBIO&SOLDI. La moneta locale è la rupia indonesiana (IDR). È consigliabile cambiare una piccola somma all’arrivo e poi prelevare con carta nei bancomat (ATM), che si trovano facilmente nelle zone turistiche. Molti warung, negozi e driver (a meno che paghiate tramite app) accettano solo contanti, quindi è sempre utile avere qualche banconota con sé.
  • ASSICURAZIONE. Consigliamo vivamente di stipulare un’assicurazione di viaggio che copra spese mediche, cancellazioni e imprevisti. Soprattutto per chi guida uno scooter, è fondamentale avere una copertura adeguata e, come già detto, la patente internazionale.

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Road trip in Borgogna e Alsazia: cosa fare e dove mangiare /road-trip-in-borgogna-e-alsazia-cosa-fare-dove-mangiare/ /road-trip-in-borgogna-e-alsazia-cosa-fare-dove-mangiare/#comments Mon, 22 Sep 2025 00:00:00 +0000 /?p=88202 Il nostro reportage dalla Borgogna e Alsazia: scopri cosa visitare e dove mangiare in questo on the road in Francia di una settimana!

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La Francia è sempre la Francia e, anche solo per ragioni di prossimità, ben si presta a un weekend lungo o a una settimana a zonzo. Così, dopo avervi raccontato Marsiglia, Lione, Bordeaux e Parigi, ma anche Bretagna e Loira, Normandia, Costa Azzurra e Paesi Baschi francesi, è giunto il momento di portarvi alla scoperta di altre due celebri regioni: la Borgogna e l’Alsazia. Seguiteci in questo road trip di una settimana all’insegna di borghi, (tanto) vino e relax!

Road trip in Borgogna e Alsazia: l’itinerario perfetto tra borghi, vigneti e cibo che merita davvero

Per approfondire per immagini ciò che troverai in questo articolo, dai un’occhiata al profilo Instagram di Conosco un posto e alle stories in evidenza dedicate proprio alla Borgogna e all’Alsazia!

Una settimana in Borgogna e Alsazia: cosa visitare

  • BEAUNE. Capitale indiscussa dei vini di Borgogna, Beaune è un piccolo gioiello medievale nonché la base perfetta (insieme a Digione) per esplorare la zona. Non perdetevi una visita con audioguida a l’Hôtel-Dieu, l’antico ospedale con il suo tetto di maioliche colorate che sembra uscito da una tavolozza fiamminga: nonostante non sembri un’attrazione esattamente sexy, ve la consigliamo spassionatamente, anche in compagnia dei più piccoli a cui sono dedicate audioguide e giochi ad hoc! Sempre in tema di visite guidate, vi suggeriamo anche di partecipare a quella della Moutarderie Fallot per capire come viene prodotta una delle senapi più famose al mondo (e acquisitarla direttamente al negozio!). Entrambi i tour durano all’incirca un’ora e vi consigliamo di prenotarli in precedenza online per evitare file o sold out. Per completare il giro, passate anche dalla Basilica di Notre-Dame, un capolavoro dell’architettura romanica e, se siete in città di sabato mattina, non mancate il mercato per un giro tra ceste di vimini, frutta, verdura e polli allo spiedo!
  • DIGIONE. Epicentro della produzione della senape, Digione è un mix elegante di palazzi rinascimentali, botteghe gourmet e atmosfere un po’ retrò. Il Palazzo dei Duchi di Borgogna, dove spesso vengono allestite mostre completamente gratuite, è il suo cuore pulsante, ma la vera magia la troverete perdendovi tra i vicoli medievali, seguendo il percorso del gufetto (il simbolo della città) inciso sulle pietre e andando a toccarlo – rigorosamente con la mano sinistra! – sul lato della chiesa di Notre-Dame per dare maggiori chance di realizzazione ai vostri desideri. Non perdete un giro anche a Les Halles, il mercato coperto che fino alle 13 mette in bella mostra le prelibatezze locali, con possibilità di assaggio.
  • LE CANTINE DELLA BORGOGNA. I secoli di tradizione enologica locale sono custoditi nelle cave di cui i paesi borgognoni sono letteralmente disseminati. Vi lasciamo alcuni dei nomi più interessanti per degustare calici di Pinot Noir o Chardonnay e tornare a casa col baule straripante di casse: Domaine Sylvain Pataille, Clos de Vougeot, Louis Buillot, Caveau Moillard, Armand Heitz, Domaine Chanzy, Patriarche, Maison Champy, Maison Louis Latour. Una volta che avrete scelto quelle che vi ispirano di più, non dimenticate di consultare i siti – soprattutto in tempi di vendemmia – per capire se e quando le cantine sono aperte e organizzano visite guidate (per lo più gratuite!). Ma lasciatevi sorprendere e provate a mettere il naso dentro ai posti che vi ispirano: molto probabilmente vi accoglieranno per assaggiare qualcosina!
  • UN TOUR IN BICI (O IN AUTO) TRA I VIGNETI E I BORGHI DELLA BORGOGNA. La Route des Grands Crus è una delle strade del vino più scenografiche di tutta la Francia: vigne a perdita d’occhio e minuscoli villaggi da cartolina come Pommard, Volnay, Meursault (il nostro preferito!) e Puligny-Montrachet vi faranno riconnettere col silenzio e la natura. Noi abbiamo scelto di percorrerla in bici, noleggiando due e-bike al costo di 50€ l’una per l’intera giornata da Bourgogne Evasion a Beaune, e mai idea fu più geniale. Abbiamo trascorso una splendida giornata in sella con soste lente tra chiese romaniche, antiche abbazie e cantine a cui continueremo a ripensare ancora a lungo.
  • SHOPPING DI DELIZIE IN BORGOGNA. Tra enoteche, caveau sotterranei e negozietti gourmand dove fare scorta di formaggi, senape e pain d’épices, non avrete che l’imbarazzo della scelta per portare un po’ di Francia in Italia: noi vi suggeriamo – a Beaune – un passaggio obbligatorio da Alain Hess per i formaggi, da Fallot per le senapi e per i vini da Caveau Delicave e Mes Bourgognes.
  • COLMAR. Con le sue case a graticcio color pastello e i canali della Petite Venise, Colmar sembra effettivamente uscita da una fiaba: una fiaba, comunque, strapiena di turisti come noi. Provate a godervela, dunque, la mattina presto o al tramonto, quando la fiumana di persone riesce a disperdersi un po’ (non osiamo immaginare cosa possa essere sotto Natale, quando dicono raggiunga il suo massimo splendore!). Tra una tarte flambée e uno stop a una winstub tradizionale, passeggiate tra il Quartier des Tanneurs, il Quai de la Poisonnerie e il mercato coperto. Alle sue porte trovate anche una miniatura della Statua della Libertà, poiché il suo ideatore francese Bartholdi era proprio di Colmar.
  • STRASBURGO. Capitale d’Europa e città dalle mille anime (qui cultura francese e tedesca si mescolano con gran naturalezza), Strasburgo merita uno stop anche solo per la sua imponentissima cattedrale gotica, che ci ha lasciato senza fiato, oltre che per la Petite France, quartiere pittoresco di mulini e case a graticcio. Se avete poco tempo e il meteo lo consente, per avere un’idea della città potete optare anche per un giro in battello lungo l’Ill.
  • LE CANTINA DELL’ALSAZIA. Anche l’Alsazia è un continuo susseguirsi di cantine antiche e nuove in cui perdere la cognizione del tempo ed essere assorbiti da (spesso interminabili) visite, degustazioni e storie meravigliose. Vi invitiamo a seguire le stesse indicazioni che vi abbiamo lasciato poc’anzi per la Borgogna e di seguito trovate alcuni nomi molto interessanti in zona: Domaine Albert Mann, Pierre Frick (esperienza incredibile che vi caldeggiamo), Domaine Dirler-Cadé, Domaine Davi Ermel & Fils, Gustave Lorentz, Domaine Céline Metz, Vine d’Alsace Rietsch.
  • UN TOUR IN BICI (O IN AUTO) TRA I VIGNETI E I BORGHI DELL’ALSAZIA. Anche in questo caso, i paesini della zona – e in particolare quelli su La Route des Vins d’Alsace – sono un must: 170 km tra piccoli borghi fioriti, vigneti e cantine per un biccchiere di Riesling e uno di Gewürztraminer. Tra i tanti stop, vi segnaliamo in particolare Riquewihr, Eguisheim (su tutti), Ribeauvillé, il Castello di Haut-Koenigsbourg, Obernai e Barr come tappe imperdibili per le loro atmosfere da cartolina.
  • SHOPPING DI DELIZIE IN ALSAZIA. Da queste parti si fa incetta di bretzel, pain d’épices, kougelhopf e, naturalmente ottimi vini: una sosta nei mercati coperti locali è fortemente consigliata. Tra le insegne più rinomate, invece, vi suggeriamo Malker, Sezanne, Domaine Viticole de la Ville de Colmar, La Sommeliere e Cavavin a Colmar, oltre alla Cave Historique des Hospices a Strasburgo.

Una settimana in Borgogna e Alsazia: dove mangiare

  • BOULANGERIE PLACE MONGE – MARIE BOUCHEROT (Beaune). Una tanto piccola quanto autentica boulangerie, che riconoscerete per il profumo di pane appena sfornato che vi avvolgerà già nei dintorni. Qui si viene per i croissant burrosi e le baguette croccante, ma noi vi consigliamo anche l’atomico pain aux raisins e, ça va sans dire, il pain au chocolat! Prezzo medio: 5€.
  • L’ARCHE DES VINS (Beaune). Un indirizzo imperdibile per chi vuole avvicinarsi al mondo dei vini borgognoni senza sentirsi intimidito, nonostante la sterminata carta dei vini possa inizialmente fare quell’effetto lì. Qui si può comprare, ma anche fermarsi per la mescita e qualche piattino, tra cui vi suggeriamo un tagliere dei formaggi da buttarsi per terra e la terrina. Prezzo medio bere a parte: 40€.
  • BISSOH (Beaune). Per variare un po’, questo ristorante giapponese nel cuore della Borgogna potrebbe essere una buona idea. I sapori sono autentici del Sol Levante, così come la coppia di proprietari. I costi, come ovunque in zona, sono altini, ma vengono qui mitigati dalla presenza di menu fissi. La carta dei vini è tutta un gioco di abbinamenti curiosi tra Giappone e Borgogna e suggeriamo di riservare al bancone. Prezzo medio bere a parte: 60€
  • L’ALENTOUR (Beaune). Un bistrot contemporaneo e rilassato, che lavora quasi esclusivamente con piccoli produttori locali e ingredienti di stagione. Il menu cambia spesso e gioca con ricette tradizionali rivisitate in chiave leggera e creativa. Atmosfera giovane, piatti curati ma senza formalismi. Prezzo medio bere a parte: 50€.
  • ENSTASE (Beaune). Posti a sedere limitatissimi, cucina moderna e divertente, porzioni non esattamente generose: questa la formula di Enstase, enoteca con cucina aka laboratorio gastronomico che apre solo alcune sere a settimana. Non ci abbiamo lasciato il cuore, ma abbiamo quanto meno apprezzato la volontà di proporre qualcosa di un po’ più creativo. Prezzo medio bere a parte: 50€.
  • LE SOLEIL (Savigny-lès-Baunes). In questo ristorante di campagna dall’atmosfera conviviale abbiamo invece lasciato il cuore e, ripensandoci, è qui che abbiamo fatto il pasto più convincente di tutta la vacanza, grazie a piatti semplici ma riuscitissimi, ingredienti locali e a un bel patio dove mangiare con la bella stagione (vi suggeriamo, se possibile, di andarci a mezzogiorno e pranzarci all’aperto!). Prezzo medio bere a parte: 40€.
  • LE CERCLE DES AROMES (Colmar). Una piccola enoteca in cui star bene, provare vini a più non posso (siamo stati ben due volte e abbiamo bevuto sempre divinamente) e spiluccare qualcosa in un ambiente piacevole. Questo indirizzo lo troviamo altresì perfetto come introduzione al mondo dei vini alsaziani raccontato da veri appassionati. Prezzo medio bere a parte: 40€.
  • LA SOÏ (Colmar). Un’istituzione per chi vuole provare la tarte flambée più autentica della città, o almeno così si dice. D’altra parte, qui si ordina solo questa specialità, anche chiamata flammekueche, un impasto sottilissimo cotto ad altissime temperature nel forno a legna e poi sormontato da crème fraîche, cipolla e pancetta affumicata (oltre a varianti più creative). Deve piacere il genere, ma una volta nella vita la vorrete ben provare, no? Prezzo medio bere a parte: 20€.
  • TZATZI (Strasburgo). Anche in questo caso, un indirizzo un po’ diverso dal solito, per fare una pausa dalla cucina francese e tornare a sapori più mediterranei (e a prezzi un po’ più umani). A noi è piaciuto un sacco e ci ha ricordato la cucina levantina che tanto ci piace con le sue spezie e le molte verdure! Prezzo medio bere a parte: 25€.

Altri ristoranti in Borgogna e Alsazia che vi suggeriamo, ma non siamo riusciti a provare in prima persona:

  • La Lune (Beaune) – da prenotare con mooolto anticipo
  • La Dilettante (Beaune)
  • La Buissonière (Beaune)
  • Caves Madelaine (Beaune)
  • CIBO (Digione)
  • Chez Léon (Digione)
  • Ferme Auberge du Husse (Kruth)
  • L’Un des Sens (Colmar)
  • Enfin (Barr)
  • Ondine (Strasburgo)
  • Chez l’Oncle Freddy (Strasburgo)

Altre info utili sul viaggio in Borgogna e Alsazia

  • ITINERARIO. Noi siamo partiti in auto da Milano, passando dal traforo del Monte Bianco all’andata per raggiungere la Borgogna. Al ritorno dall’Alsazia, invece, siamo rientrati tramite il Passo del San Gottardo (occhio che in questo caso bisogna acquistare la vignetta per le autostrade svizzere!). Abbiamo trascorso in zona 8 giorni complessivi ed è stata una durata perfetta.
  • ALLOGGI. Come tutto in zona, anche gli alloggi non sono certo a buon mercato: noi abbiamo scelto due appartamenti trovati su Airbnb, facendo base rispettivamente a Beaune e Colmar e ci siamo trovati molto bene. Li trovate qui e qui.
  • RISTORANTI&CUCINA. Anche i pasti fuori, specie in Borgogna, possono essere economicamente impegnativi (e l’acqua frizzante in bottiglia costa circa 7€, sappiatelo!); inoltre, vi suggeriamo di prenotare con anticipo (in alcuni casi, con un bel po’ d’anticipo), soprattutto in zona Beaune. La cucina francese è ricca, tendenzialmente unta e abbastanza monotematica, quindi valutate – se non siete grandi fan – qualche pasto più leggero, a casa o in un ristorante di cucina dal mondo.
  • STAGIONI. I periodi ideali per visitare Borgogna e Alsazia sono sicuramente la primavera e l’autunno; noi siamo stati a fine agosto e le temperature ci sono sembrate comunque perfette, nonostante qualche giorno di pioggia. Ricordatevi, inoltre, che ormai sempre più spesso la vendemmia inizia a fine agosto!
  • SOLDI. Si paga ovunque con la carta di credito; tenete in conto che, tendenzialmente, non si tratta di un viaggio particolarmente economico, tutt’altro: la Francia, e in particolare la Borgogna, ha prezzi decisamente molto alti, in linea con Milano se non qualcosa in più, specie nei ristoranti.
  • APP. Ci sono due app che, su suolo francese, sono secondo noi indispensabili nella ricerca di un ristorante (sempre che non vi vogliate fidare esclusivamente di noi!): Raisin e Le Fooding.

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Cosa vedere e dove mangiare ad Atene: la nostra guida /viaggio-atene-cosa-vedere-dove-mangiare/ /viaggio-atene-cosa-vedere-dove-mangiare/#respond Wed, 16 Jul 2025 07:00:00 +0000 /?p=87253 Cosa vedere ad Atene in 2-3 giorni? E dove mangiare bene? I nostri posti preferiti tra cultura, tramonti e taverne fuori dalle solite guide.

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Rude, sporca, trasandata, difficile: c’è chi Atene la descrive così, e non avrebbe neanche tutti i torni. Ma, per riportare il piano della conversazione su una sempre apprezzabile scala di grigi e sfumature, la Capitale greca conserva un fascino indiscusso, nuovi angoli di bellezza e un vibe difficile da spiegare a parole (ma ci proveremo!). Dopo i nostri vari reportage sulle isole greche, è arrivato il momento di dedicarci anche a questa splendida città: dopo una settimana passata qui, eco il nostro resoconto su cosa vedere e dove mangiare ad Atene!

Cosa vedere e dove mangiare ad Atene: la nostra guida

Per approfondire per immagini ciò che troverai in questo articolo, dai un’occhiata al nostro profilo Instagram e alle stories in evidenza dedicate proprio ad Atene!

Una settimana ad Atene: cosa visitare

  • UN GIRO NELLE ZONE CENTRALI (PSYRRI, MONASTIRAKI, PLAKA). Per prendere confidenza con Atene, iniziamo il nostro giretto a partire da dove alloggiamo, ovvero dai quartieri più centrali e turistici, punto d’incontro tra l’antico e il moderno: Psyrri, Monastiraki e, infine, Plaka, tutti disseminati di taverne, negozi e rami di bouganville. Siamo fermamente convinti che la migliore lettera di presentazione di una città sia il suo mercato, dunque ci dirigiamo immediatamente tra i banchi del Mercato Centrale di Varvakios: lì odore di olive, formaggio, ma anche carni varie e carcasse di pesci fanno da sfondo a corsie vive e brulicanti di ateniesi intenti a fare la spesa.

    In zona trovate tantissimi negozi carini (più sotto un approfondimento a riguardo), mentre per le insegne più commerciali c’è corso Ermou, la via principale che sfocia in Piazza Syntagma, dove a ogni ora si può assistere al cambio della guardia (anche se quello ‘ufficiale’, con la cerimonia più completa, è solo di domenica mattina, alle 11). Il fulcro della vita turistica di Atene si concentra invece sulla collina di Plaka: vi consigliamo un giro qui, ma fermatevi (magari per un drink al tramonto) solo se amate le situazioni belle congestionate! Anche Monastiraki è uno dei quartieri più vivi, dove di domenica si tiene il flea market più celebre della città.
  • LA VISITA ALL’ACROPOLI. Salire sull’Acropoli è come entrare in un altro secolo. Partenone, Propileo, Eretteo: qui percepirete forte e chiaro la magnificenza degli antichi fasti. Vi suggeriamo di acquistare i biglietti con anticipo sul sito ufficiale per evitare spiacevoli code sotto il sole e di programmare la visita al mattino presto o al tramonto.
  • IL MUSEO DELL’ACROPOLI. A pochi passi dalle rovine ha casa il museo più celebre di Atene, che custodisce fregi, statue, Cariatidi e pezzi del Partenone, in un allestimento moderno ed elegante. Anche in questo caso vi esortiamo ad acquistare i biglietti con anticipo sul sito ufficiale, anche se non visitarlo assieme a un’orda di persone sarà comunque pressoché impossibile.
  • UNA PASSEGGIATA AD ANAFIOTIKA. Superata Plaka, e prima della ‘scalata’ all’Acropoli, Anafiotika è un quartiere affascinante e decisamente più tranquillo in cui vi suggeriamo di perdervi. Qui le casette bianche, i molti gatti e l’allegra vegetazione vi daranno l’impressione di essere su un’isola delle Cicladi più che in una grande città.
  • L’ANTICA AGORÀ E IL TEMPIO DI EFESTO. L’Acropoli è sempre emozionante, ma è l’Antica Agorà, cuore politico e commerciale dell’antica Atene, ad averci colpito particolarmente: oggi resistono colonnati e pietre millenarie, tra cui il magnifico Tempio di Efesto, da brividi. Vi abbiamo già suggerito di acquistare i biglietti con anticipo? 🙂
  • IL TRAMONTO SUL FILOPAPPO O SUL LICABETTO. Al termine di una delle vostre giornate ad Atene, vi suggeriamo di salire su uno dei due monti che dominano lo skyline della città, la Collina di Filopappo (su cui si può salire a piedi o in auto) o il Monte Licabetto (a cui si accede tramite funicolare), per un tramonto (o un’alba) davvero coi fiocchi.
  • ALTRI MUSEI. Se, come è successo a noi, avete in programma di fermarvi ad Atene qualche giorno in più, sappiate che l’offerta culturale della città è molto ampia e include diverse ‘strutture minori’, ma assolutamente meritevoli di una visita. Tra quelle che abbiamo visitato noi, vi segnaliamo la splendida Fondazione Goulandris (con prima uno stop al Kallimarmaro, sede della prima edizione dei Giochi Olimpici moderni, passando per il verdeggiante Giardino Nazionale) e il museo Alekos Fassianos dedicato alle opere del pittore da cui prende il nome. Ma altre opzioni non mancano: date un’occhiata, a seconda delle vostre inclinazioni, anche al Museo Archeologico Nazionale (con la sua Maschera di Agamennone!), al museo Benaki, a quello dedicato all’Arte Cicladica e alla National Gallery.
  • EXARCHIA. C’è che vi dirà che al quartiere di Exarchia è meglio non andare ma noi, invece, vi esortiamo ad andarci (sempre con le antenne ben dritte e con le precauzioni che adottereste in qualsiasi grande città). Questa zona conserva l’anima alternativa e politica che ha sempre connotato l’area, cuore pulsante della controcultura greca, nota per le sue lotte anarchiche e le proteste studentesche. Negli anni si è un po’ addomesticata, ma tra bar underground, librerie indipendenti, murales a perdita d’occhio e musica live, è forse l’angolo più vivo di tutta Atene, nonostante l’innegabile gentrificazione. Di sabato trovate anche il bel mercato agricolo di Kallidromiou.
  • SHOPPING. Atene pullula di negozietti deliziosi, boutique molto curate e concept store di vario genere. Noi abbiamo particolarmente apprezzato l’arte orafa di Neso Studio, i profumi e le creme ‘alchemiche’ di The Naxos Apothecary, la selezione di libri da Hyper Hypo e quella di profumi di Phāon, ma anche le camicie di It’s a Shirt. Nelle stories in evidenza su Instagram trovate tanti altri indirizzi per cui ci è stato letteralmente impossibile tornare a casa a mani vuote!
  • ALTRI QUARTIERI. Uscendo dall’Atene più turistica, oltre a Exarchia vi suggeriamo le zone di Pagrati per taverne storiche e street food autentico e di Kolonaki per un po’ di shopping e house watching di edifici residenziali davvero meravigliosi.
  • FONDAZIONE STAVROS NIARCHOS E MIKROLIMANO. Sfruttando i mezzi pubblici o un taxi, arrivate fino alla Fondazione Stavros Niarchos, una struttura mastodontica firmata da Renzo Piano e con una splendida vista sul mare che ospita parco, biblioteca e teatro all’aperto. E poi fino a Mikrolimano, il porticciolo dei pescatori: casette colorate, taverne affacciate sull’acqua e tavoli all’aperto vi faranno staccare dal trambusto cittadino.
  • UNA GIORNATA AL MARE? Se progettate anche una giornata di puro relax, sappiate che a circa 30 minuti di taxi si possono raggiungere spiagge come Kalamaki, Glyfada e Voula. Non il mare più bello della Grecia, chiaramente, ma in cui starete comunque un gran bene: noi non abbiamo potuto esimerci!

Una settimana ad Atene: dove mangiare

  • DIPORTO. Il ristorante più ruvido e autentico di Atene? Noi crediamo di sì: in questo seminterrato, un simpatico signore coi baffi serve – senza insegna né menu – i piatti greci della tradizione: fasolada, fava, zuppa di ceci, qualche pesce alla griglia, accompagnati da vino al calice direttamente in tavola. Meraviglioso e delizioso, per di più a un prezzo ridicolo. Non si può prenotare, quindi preparatevi a lunghe file o arrivate molto presto o molto tardi. Prezzo medio bere a parte: 15€.
  • ATLANTIKOS. Se avete voglia di pesce fresco, anche in questo caso a prezzi bassissimi, dirigetevi in questo locale di Psyrri specializzato in cucina di mare: qui troverete cozze a volontà, fritto misto, acciughe marinate e lenticchie, gamberetti piccoli da leccarsi i baffi. Prezzo medio bere a parte: 20€.
  • ΛΙΝΟΥ ΣΟΥΜΠΑΣΗΣ ΚΑΙ ΣΙΑ (LSANDSIA). Nel caso sentiate già la mancanza delle enoteche con cucina hipster di Milano, questo locale è sulla cresta dell’onda, ma con un perché: l’atmosfera è sicuramente molto cool, ma i piatti – tradizionali, ma con un twist – sono davvero ottimi, a partire da una deliziosa pita con taramosalada che ricorderemo a lungo. Prezzo medio bere a parte: 40€.
  • TO KAFENEIO. Storico caffè-taverna a Plaka con mezedes, insalate fatte in casa, tzatziki, dolmadakia e spanakopita. Un buon indirizzo se siete in zona, affamati post visita al Partenone. Prezzo medio bere a parte: 40€.
  • AESOPOU FABLES. Tra i tanti posti turistici di Psyrri, in questo locale si respira una bella atmosfera e si è serviti con molta attenzione. Ottimo il gyros pita servito al piatto. Prezzo medio bere a parte: 25€.
  • ROZALIA. Nascosta in una bella viuzza di Exarchia, Rozalia è una taverna verace che porta in tavola piatti tipici, con una particolare attenzione alle proposte carnivore. E, infatti, l’hamburger era fenomenale. Prezzo medio bere a parte: 20€.
  • COCKTAIL BAR. Anche la scena per chi beve bene, ad Atene, è interessante. Per quanto riguarda le enoteche, avrete una vasta scelta (su tutti Wine is Fine e Kennedy), ma è coi cocktail bar che otterrete le maggiori soddisfazioni: vi consigliamo uno stop da Baba au Rum, uno dei 50 Best Bars, e da The Clumsies. Per una birra con una vista incredibile sull’Acropoli, invece, segnatevi la terrazza di A for Athens.

Altri ristoranti ad Atene che vi suggeriamo, ma non siamo riusciti a provare in prima persona:

  • Kosta Souvlaki
  • Eatery Bairaktaris Aiolou 29
  • Feyrouz
  • Maiandros
  • Couleur Locale
  • Pharaoh
  • Avli
  • Seychelles
  • Karamanlidika

Altre info utili sul viaggio ad Atene

  • ITINERARIO. Per visitare le attrazioni principali di Atene può andar bene anche solo un weekend lungo ma, ça va sans dire, più allungherete la vostra permanenza, più entrerete in sintonia con la sua essenza.
  • ALLOGGI. Per soggiornare vi consigliamo una delle zone centrali: noi abbiamo scelto Psyrri, affittando un appartamento su Airbnb.
  • COME MUOVERSI. Noi ci siamo sempre mossi, salvo rare occasioni, a piedi. Da e per l’aeroporto abbiamo sfruttato la comodissima metropolitana che in meno di un’ora arriva in centro. I taxi ci sono sembrati molto presenti (nonché molto più economici rispetto all’Italia) e sono chiamabili anche tramite servizi come FreeNow.
  • RISTORANTI&CUCINA. Mangiare fuori ad Atene è una gioia, anche per vegetariani e vegani, visto la folta presenza nei menu di verdure e legumi, oltre che abbastanza economico.
  • STAGIONI. I mesi estivi sono i più caldi e frequentati, la primavera e l’autunno le stagioni migliori.
  • CAMBIO&SOLDI. Salvo rare occasioni, le carte di credito sono piuttosto accettate.

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Cosa fare e dove mangiare ad Amorgos e Astypalea, isole delle Cicladi /cosa-fare-e-dove-mangiare-ad-amorgos-e-astypalea-cicladi-grecia/ /cosa-fare-e-dove-mangiare-ad-amorgos-e-astypalea-cicladi-grecia/#respond Wed, 09 Jul 2025 07:00:22 +0000 /?p=81186 State organizzando un viaggio in Grecia? Ecco il nostro reportage Amorgos e Astypalea, due perle delle isole Cicladi!

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Le isole greche sono sempre una buona idea, soprattutto se si sa quale scegliere in base ai propri gusti! Dopo avervi raccontato le meraviglie di Milos e Paros, di Andros, Tinos e Syros, torniamo in una delle nostre destinazioni estive preferite, le isole Cicladi, con il reportage di altre due perle: Amorgos e Astypalea. Tra taverne ferme agli anni 50, mare scintillante, gattini ovunque e un’atmosfera davvero autentica, il nostro racconto non potrebbe che essere entusiasta. Seguiteci in questa vera e propria immersione nel relax!

Cosa visitare ad Amorgos

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  • LA CHORA. Partiamo dal cuore dell’isola (di cui vi avevamo già raccontato qualche anno fa): la sua Chora, un dedalo di viuzze e di saliscendi molto frequentato in alta stagione, ma in cui si riesce comunque a ritagliarsi qualche angolo di pace tra uno dei tanti ristoranti e negozietti. Passeggiate fino alla (ventosissima) zona dei mulini a vento, preferibilmente all’ora del tramonto: portate una birretta e una felpa e preparatevi alla magia dei colori del sole che finisce dritto nell’Egeo. Meraviglioso.
  • PAESINI DA SCOPRIRE. Ad Amorgos, oltre alla vita da mare, c’è anche molto altro. In primis, numerosi paesini dell’entroterra, i nostri preferiti, in cui si respira autenticità. Oltre ad Aegiali, a Katapola (che abbiamo apprezzato soprattutto nella sua parte orientale) e alla Chora, imprescindibile è infatti un salto a Tholaria e, soprattutto, a Lagada, entrambi nella parte nord dell’isola ed entrambi adorabili. Verso sud, invece, sono in molti a sostenere che sia Vroutsis l’epicentro della ‘vera’ Amorgos (fate un salto da Paresa per un souvenir da riportare a casa, non ve ne pentirete).
  • RELITTO DI OLYMPIA. Con una breve passeggiata (disseminata, ahimè, di rifiuti) potete raggiungere questa caletta in cui, a pochi metri dalla costa, è arenato il relitto di una barca che affondò negli anni 80 e che non è mai stato tolto. Una visione affascinante, che compare anche nel film Le Grand Bleu di Luc Besson, girato proprio ad Amorgos.
  • PERCORSI DI TREKKING. Se siete sportivi, Amorgos è un’isola disseminata di tantissimi percorsi di trekking ben segnalati.
  • LA ‘SCALATA’ AL MONASTERO DELLA PANAGIA HOZOVIOTISSA. Simbolo di Amorgos e tappa imprescindibile di ogni vacanza che si rispetti, questo monastero incastonato nella roccia ha un’aura magica e un panorama davanti a sé che non renderanno vani i 267 scalini fatti per arrivarci. Al termine della visita (che può essere fatta solo con pantaloni lunghi, disponibili all’ingresso se li dimenticherete), i monaci vi offriranno anche dell’acqua e un sempre gradito bicchierino di raki, il distillato locale. Prima o dopo la visita, vi consigliamo un tuffo dagli scogli dell’adiacente Agia Anna.
  • AGIOS GEORGIOS VALSAMITIS. Un altro monastero da non perdere, in piccolo, è quello di San Giorgio, che col suo micetto, il profumo di incenso, e l’atmosfera quasi magica, vi saprà portare in una dimensione spirituale probabilmente come pochi altri luoghi nel mondo.

Dove mangiare ad Amorgos

  • DRINK. Ad Amorgos ci sono diversi bar in cui poter bere qualcosa prima o dopo cena: tra i vari nomi, vi segnaliamo quello di Maestro ad Aegiali, Botilia alla Chora, Moon Bar e Botanical Park a Katapola.
  • DOLCI. Se a un certo punto vi venisse voglia di fare uno stop dolce, la pasticceria più rinomata dell’isola (che prepara, oltre a maestose torte di vario genere, anche il gelato alla mastika!) si chiama Tratarisma. Un ottimo indirizzo per un’orange cake di livello è invece Kallisto, mentre per prodotti da forno e pie salate da portare in spiaggia, l’indirizzo giusto è la bakery davanti al porto di Katapola.
  • KAMÀRA. Il miglior tramonto con le gambe sotto al tavolo lo vedrete da questa taverna, in cui vi consigliamo di prenotare con un po’ di anticipo sull’orario del tramonto per godervi lo spettacolo del sole che si tuffa in acqua e della vista su Koufonissi e Naxos. Il cibo, principalmente carne, è abbastanza nella norma, ma merita lo stesso uno stop. Prezzo medio 25€ a persona.
  • GROOVA. Locale di recente apertura sulla salita che porta a Tholaria, con una bellissima vista e piatti decisamente più innovativi rispetto alla media dell’isola. Qui abbiamo provato delle fantastiche zucchine marinate con delle pesche grigliate e una strepitosa pita con agnello e cipolle. Una delle cene che ci è piaciuta di più e anche i drink sono ottimi! Prezzo medio 35€ a persona.
  • THALASSINO ONEIRO – SEA DREAM. Tipica taverna greca nel paesino di Tholaria, dove un delizioso signore prepara piatti semplici e gustosissimi. Imperdibili il riso basmati al limone, i carciofi e la fava, ovvero una crema di piselli gialli spezzati, specialità dell’isola. Prezzo medio 25€ a persona.
  • 25 RAKI. Ottimo ristorante nelle viuzze di Lagada, con qualche piccolo twist nel menu. Consigliamo sia la moussaka che la pasta tipica dell’isola condita con formaggio. Prezzo medio 25€ a persona.
  • LOUDAROS TAVERN. Altra taverna con cucina casalinga servita in una veranda, in cui gustare un ottimo tzatziki e un sontuoso souvlaki di maiale. Prezzo medio 20€ a persona.
  • Λουκακη ξανά. Un micro ristorante dove la cucina tipica è quella cretese e il piatto da non perdere per nessuna ragione è l’hamburger di capra.
  • STON PIRGO. Il pasto più buono lo abbiamo probabilmente fatto in questo ristorante nel silenzio della campagna, dove vi serviranno dolmadakia (le tipiche foglie di vite farcite di riso), pesciolini fritti, ceci cotti al forno con limone e verdure che sarà dura dimenticare. Prezzo medio 20€ a persona.
  • T’APANEMO. Un’altra locanda famigliare a sud dell’isola in cui, sotto a un pergolato, si assaporano ingredienti a reale chilometro zero, tra cui delle frittelle di zucchine da urlo. Prezzo medio 20€ a persona.

Cosa visitare a Astypalea

  • LA CHORA. Anche ad Astypalea, soprannominata la “farfalla dell’Egeo” per via della sua conformazione, una visita alla Chora, qui dominata dai mulini, dal castello veneziano e dalla chiesa di Panagia Portaitissa, è imprescindibile. La frase preferita di ogni guida che si rispetti – cioè “perdetevi nei vicoli” – in questo caso potrebbe essere sostituita da “perdetevi tra i tantissimi gatti”, poiché le sue vie ne sono letteralmente pieni!
  • LE SPIAGGE. Anche ad Astypalea, le spiagge sono tante e anche molto diverse tra loro, e anche qui lasciamo a voi l’onore di scoprirle tutte. Tra quelle di cui però ci siamo proprio innamorati, vi segnaliamo Agios Vasileios, Tzanakia, Schinonta, Plakes, e, soprattutto, Agios Konstantinos. Anche qui, praticamente ogni spiaggia ha nei suoi pressi una taverna e una porzione di litorale è riservato a lettini e ombrelloni (al costo di circa 15€ per due postazioni e un ombrellone per tutta la giornata).
  • PAESINI DA SCOPRIRE. Ad Astypalea non ci sono tantissimi altri paesi oltre alla Chora, considerato che la parte settentrionale dell’isola è disabitata e praticamente irraggiungibile da terra. I principali sono la tranquilla ma vivace Livadi (il nostro preferito) e Maltezana, ancora più tranquillo.
  • UNA GITA IN BARCA A KONOUPA. Se cercate un mare ancora più cristallino, un giro in barca fino all’isoletta di Konoupa è obbligatorio. Potete raggiungerla, se ve la sentite, affittando una barca o in alternativa con uno dei giri organizzati da varie compagnie che trovate al porto, tra cui spicca il nome di Avra, che per 50€ offre crociere della durata di un’intera giornata. Anche partendo da Maltezana dovreste trovare servizi simili.

Dove mangiare ad Astypalea

  • DRINK. Per un buon drink pre o post cena suggeriamo Castro Bar, Butterfly, Mylos e Athelas alla Chora, En Plo al porto e Island Coffee a Livadi.
  • DOLCI. Tra le pasticcerie più apprezzate di Astypalea, a Maltezana, c’è Marinos , perfetta per uno spuntino salato o un dessert.
  • NAVAGOS. A mani basse la migliore cena della nostra vacanza ad Astypalea. Lontano dalla ressa, in una deliziosa posizione sotto a un platano e con una bella vista, qui si servono piattini curati da condividere e un po’ diversi dal solito menu greco. Non si può prenotare, dunque venite o presto o tardi per non dovere aspettare troppo. Prezzo medio 25€ a persona.
  • ANTIKASTRO. Un’ottima cena con vista porto e Chora, da prenotare all’ora del tramonto, preferibilmente nella parte più vicina al mare e non in veranda, per un effetto romantico assicurato accompagnato da una taramosalata di livello. Prezzo medio 30€ a persona.
  • Παραδοσιακό καφενείο “οι μύλοι” Οι μύλοι. Terrazza spartana alla Chora frequentata in gran parte da persone greche, dove concedersi una Mamos ghiacciata e accompagnata da deliziose meze tra cui polpettine di carne e un’insalata di lenticchie davvero speciale. Prezzo medio 15€ a persona.
  • TO MAPAKI. Tra i pochi ristoranti con più pesce che carne nel menu, ci è piaciuto tantissimo, anche per via della distanza ravvicinatissima dal mare e per l’atmosfera spartana. Ordinate il pesce del giorno, che griglieranno per voi sul momento a un prezzo ridicolo. Prezzo medio 25€ a persona.
  • GERANI. Sempre a Livadi, una taverna in cui siamo tornati per diverse sere e che non ci ha mai deluso. Consiglio spassionato: l’hamburger qui è sublime. Prezzo medio 20€ a persona.
  • TASOS. Un altro indirizzo per la carne è sicuramente questa insegna a Maltezana, dove si cuociono sulla brace capretto, agnello e vari altri tipi di carne tra cui pollo, maiale e manzo, rigorosamente accompagnati da patatine fritte, melitzanosalata o horta, le deliziose verdure a foglia verde locali. Prezzo medio 20€ a persona.
  • ALMYRA. Molto amato per il pesce, a noi non ha incantato, ma è sicuramente una buona opzione se si ha voglia di qualche piatto ‘marittimo’ non così facilmente reperibile negli altri locali. Prezzo medio 30€ a persona.
  • GALINI. Se avete voglia di avventurarvi nella parte più selvaggia e disabitata dell’isola, dovreste assolutamente concedervi una pausa dalla signora Maria, one woman show che da Galini – un self service in mezzo al nulla fermo agli anni 50, cucina fuori dal tempo e dallo spazio degli ottimi piatti tipici tra cui deliziose melanzane fritte e calamari. Prezzo medio 20€ a persona.

Altre info utili sul viaggio ad Amorgos e Astypalea

  • Per il nostro soggiorno ad Amorgos abbiamo scelto di alloggiare nel paesino di Aegiali, all’estremo nord dell’isola, ben servito da tutto ciò che serve, spiagge comprese, pur non essendo preso d’assalto. Abbiamo affittato questo appartamento trovato su Booking, che ci sentiamo di consigliare. Anche ad Astypalea il nostro alloggio ci ha convinto, grazie anche alla pulizia quotidiana e alla posizione silenziosa e comoda, a due passi dal mare e dal paesino di Livadi.
  • Siamo stati 10 giorni su ciascun isola, il tempo ideale per godersele pur senza annoiarsi mai (anzi, potendo saremmo rimasti ancora più a lungo!). Se avete il tempo necessario, riteniamo sia un periodo adeguato per scoprire con calma ciascuna isola! In alternativa, anche 5-7 giorni possono essere sufficienti per avere un’idea!
  • Abbiamo letto da qualche parte che queste due isole non sono “per tutti”, e in un certo senso lo capiamo: rispetto a tante altre isole dell’Arcipelago cicladico, Amorgos e Astypalea sono ben più selvagge, meno organizzate e curate in ogni angolo a favore di foto perfette. Questo è proprio il motivo per cui le abbiamo amate, ma valutate se questa tipologia di isola può fare per voi.
  • Volontariamente, abbiamo indicato soltanto le spiagge più turistiche, evitando di menzionare piccole cale che desideriamo in qualche modo proteggere e lasciare eventualmente alla vostra autonoma (e ben più soddisfacente) scoperta.
  • Per arrivare ad Amorgos abbiamo volato da Malpensa a Santorini, dove abbiamo dovuto pernottare una notte per via di orari incompatibili col traghetto. L’indomani abbiamo preso un traghetto veloce con Seajet, che ci ha portato in poco più di un’oretta al porto di Amorgos, Katapola. Da Aegiali, sempre ad Amorgos, abbiamo invece utilizzato il traghetto Blue Star Naxos, grazie a cui, in circa due ore, siamo giunti ad Astypalea. Questa isola, invece, è servita da un aeroporto: da lì, tramite uno scalo ad Atene, siamo tornati a Malpensa con la compagnia aerea Sky Express. Il sito che vi consigliamo di consultare per prenotare i traghetti è questo.
  • Per girare entrambe le isole abbiamo prenotato dall’Italia, e noleggiato un auto con le compagnie locali FmRent a car ad Amorgos e Vergoulis ad Astypalea. Non abbiamo avuto problemi con nessuna delle due, e guidare su entrambe le isole è abbastanza semplice, anche con una vettura di cilindrata ‘normale’. Fate attenzione – specie ad Astypalea – a non finire in strade impervie o troppo sterrate (il car rental vi darà comunque una mappa chiara su dove non andare!). Girare con i bus del trasporto pubblico locale, da quanto abbiamo potuto osservare, è soggetto a rigidi orari, come è normale che sia, ma possibile. Ad Astypalea è attivo un servizio di navette elettriche dal nome Astybus, a cui si acccede scaricando la relativa app.
  • Nella stragrande maggioranza dei casi, né ad Amorgos né ad Astypalea è necessario prenotare ristoranti.
  • In quasi tutte le spiagge nominate esiste una porzione attrezzata e una libera (non dimenticatevi l’ombrellone e un sasso con una fune a cui ancorarlo durante le giornate di vento!). Salvo qualche eccezione, c’è almeno un chiosco per acquistare dell’acqua o fare un pranzo leggero.
  • Per quanto riguarda il meteo, l’unica cosa di cui vi dovete preoccupare ad Amorgos e Astypalea è il meltemi. A seconda del punto da cui soffia, imparerete a scegliere le spiagge del nord piuttosto che quelle a sud. Chiedete ai locals dal primo giorno per sapervi orientare oppure scaricate una delle tante app specializzate in venti!

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Road trip in Abruzzo: itinerario, borghi e ristoranti da non perdere nell’entroterra /road-trip-abruzzo-itinerario-borghi-ristoranti-entroterra/ /road-trip-abruzzo-itinerario-borghi-ristoranti-entroterra/#respond Thu, 03 Jul 2025 01:50:00 +0000 /?p=87220 State programmando il vostro road trip in Abruzzo? Ecco l'itinerario e i nostri consigli su cosa visitare e dove mangiare nell'entroterra!

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Tra le regioni forse meno esplorate d’Italia c’è, ingiustificatamente, l’Abruzzo: terra al contempo di mare e montagna, con una salda storia alle spalle e una tradizione gastronomica incredibile, questa meta riserverà, a chi la saprà apprezzare, gioie e sorprese uniche. Se non si fosse capito, non ci capitava da tempo di rientrare così entusiasti e arricchiti da un viaggio, quindi vi suggeriamo di mettervi comodi e prendere appunti! Ecco il racconto del nostro road trip in Abruzzo, l’itinerario e i nostri consigli su cosa visitare e dove mangiare nell’entroterra.

Road trip in Abruzzo: l’itinerario perfetto tra borghi, natura e cibo che merita davvero

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Abruzzo
Castel del Monte | © Caterina Zanzi

Una settimana in Abruzzo: cosa visitare

  • GUARDIAGRELE. Uno di quei borghi che sembrano usciti da una cartolina d’altri tempi, con botteghe specializzate in rame battuto e vicoli silenziosi in cui pare tutto si sia cristallizzato. Arrivate fino alla terrazza panoramica per capire perché D’Annunzio la chiamava “la terrazza d’Abruzzo”. Nei dintorni ha casa anche l’azienda vinicola Masciarelli, per una sosta ‘vinesca’ di livello.
  • FARA DI SAN MARTINO. Un minuscolo paesino che è un’ottima base per scoprire il parco della Maiella e, soprattutto, passeggiare fino al sentiero che conduce, passando dalle Sorgenti del Fiume Verde e tramite una sequenza di Gole, all’Eremo di San Martino in Valle, incastonato nella roccia. Ovviamente, se passate di qui dovete fare scorta di pasta, visto che a Fara se ne produce tantissima! Extra tip: per reintegrare immediatamente la camminata, munitevi di panino con la porchetta all’alimentari del paese!
  • PESCOCOSTANZO, RIVISONDOLI, ROCCARASO, CASTEL DI SANGRO. Una sequenza di borghi in quota – parecchio frequentati in inverno – dove si respira aria buona e si mangia pure meglio. Roccaraso è perfetta per chi ama le camminate estive in montagna, mentre Pescocostanzo merita una sosta in tutta tranquillità per i suoi palazzi signorili e l’artigianato in filigrana.
  • PACENTRO. Una delle cartoline più suggestive d’Abruzzo, da cui si gode di una splendida vista soprattutto da una delle torri del suo Castello Caldora, da cui si può ammirare un paesaggio straordinario. Noi ci siamo innamorati delle sue costruzioni in pietra chiara e degli innumerevoli scorci medievali.
  • SULMONA. Sì, è la cittadina dei confetti (celeberrimi quelli di Pelino), ma è piacevole anche soltanto per una camminata nel suo elegante centro storico.
  • ALTOPIANO DI NAVELLI. Navelli è forse uno dei borghi più autentici d’Italia, circondato da campi di zafferano (impossibile tornare senza una scorta!) e silenzio. Nei suoi dintorni non perdetevi l’Oratorio di San Pellegrino (chiamate in anticipo per capire se i volontari hanno previsto una visita guidata in quel giorno, perché solo così lo si riesce a visitare), la “Cappella Sistina d’Abruzzo” che vi lascerà a bocca aperta. Inoltre, poco distante scorre il Tirino, uno dei fiumi più limpidi d’Europa. Qui si può fare canoa tra simpatici uccelli e acqua trasparente, affidandosi a una delle associazioni che organizzano escursioni, tra cui spiccano Majellando e Il Bosso.
  • ROCCA CALASCIO. Il simbolo dell’Abruzzo selvaggio: una rocca medievale a 1.460 metri di altezza, raggiungibile solo a piedi con una breve passeggiata. L’atmosfera è da film, e non a caso ci hanno girato Ladyhawke e Il nome della rosa. Consigliamo un giro all’alba o al tramonto per un effetto ancora più forte.
  • CAMPO IMPERATORE. Uno sconfinato altopiano lunare in cui sentiamo di aver lasciato un pezzetto di cuore. In cui poter o passare in auto, magari con una playlist studiata per l’occasione, o organizzare dei trekking (come quello verso l’Osservatorio Astronomico, il Rifugio Duca degli Abruzzi e fino al Monte Portella o quello verso il Lago Pietranzoni e Piana di Campo Pericoli). La tappa che più è valsa il viaggio.
  • CASTEL DEL MONTE. Questo ennesimo borgo incastonato nel Gran Sasso, parte del circuito dei borghi più belli d’Italia, sembra un presepe aggrappato alla roccia e vi conquisterà col suo silenzio e i suoi strettissimi vicoli, non ne abbiamo dubbi.
  • L’AQUILA. Una città che sta ancora provando a risorgere dopo il terremoto del 2009, con un centro storico che è un mix di ferite e tentativi di rinascita e che, in ogni caso, non vi potrà proprio lasciare indifferenti.
  • SANTO STEFANO DI SESSANIO. Un borgo diffuso incredibilmente suggestivo e poetico, ristrutturato nel rispetto dell’identità originale, anche grazie al progetto di recupero del Sextantio. Fermatevi a bere qualcosa e ad assaggiare il suo fiore all’occhiello nonché presidio Slow Food: le piccolissime e deliziose lenticchie, di cui fare grande scorta nelle botteghe artigianali che troverete sparse tra le sue vie.

Altri posti da vedere se hai più tempo:

  • Lago di Scanno e Lago di San Domenico
  • Villetta Barrea
  • Gole del Sagittario
  • Eremo di Santo Spirito
  • Bucchianico
  • Campli
  • Castelli

Una settimana in Abruzzo: dove mangiare

  • PASTICCERIA LULLO (Guardiagrele). Storica e amatissima, regina delle sise delle Monache e del famoso torrone di Guardiagrele, Lullo – la cui famiglia si tramanda ricette da generazioni – è il luogo per una colazione o merenda che sa di Abruzzo autentico. Entrando, il profumo di dolci fatti a mano sarà sensazionale.
  • TRATTORIA DAL PAGANO (Palombaro). Nel cuore della Maiella, questa trattoria ci ha conquistato coi suoi primi piatti preparati con farine locali (su tutte, quella di Solina), e in particolare con le sagne e le sue devastanti vrache di mulo, una pasta fatta in casa la cui forma ricorda le briglie del mulo e che viene condita con un ricchissimo sugo a base di carne, funghi e panna. Costo medio bere a parte: 15-20€.
  • REALE (Castel di Sangro). Vorremmo tanto potervi dire che durante questo viaggio ne abbiamo approfittato per una cena al Reale, nostro sogno proibito, ma la verità è che siamo capitati in un periodo di chiusura. Speriamo voi sarete più fortunati e vi potrete regalare un’esperienza in questo tre stelle Michelin guidato dallo chef Niko Romito.
  • DA GIOCONDO (Rivisondoli). Un’istituzione della montagna abruzzese che ha bisogno di ben poche presentazioni. Il menu di questa trattoria famigliare in cui si sta un gran bene è una dichiarazione d’amore alla cucina locale più autentica: fettuccine al ragù di agnello, tagliolini al tartufo, arrosticini, spezzatino di cinghiale e verdure di campo. Le porzioni sono generose, i sapori decisi, e tutto ha quel tocco rustico che mette voglia di ordinare il bis o di tornare subito, anche la sera successiva. Costo medio bere a parte: 35€
  • L’ANTICA LOCANDA (Pacentro). Un locale sospeso nel tempo e gestito da una proprietaria appassionata, che non lesinerà certamente sui dettagli circa la provenienza e la preparazione dei vari ingredienti, tutti locali e frutto di una grande ricerca. Si può scegliere tra due menu fissi da diverse portate che includono salumi e formaggi, frittelle di verdure selvatiche, pasta fatta in casa con porcini e tartufo, agnello e pecora alla brace. Wow. Costo medio bere a parte: 35€.
  • ANTICA TAVERNA DI NAVELLI(Navelli). Un piccolo gioiello tra i campi di zafferano e in cui, appunto, è questa spezia la protagonista indiscussa: dai ceci alla chitarrina, passando per il purè di fave e le polpette al sugo, tutto ci è parso incredibile. Alla fine chiedete il liquore tipico, anch’esso allo zafferano…da volare via! Costo medio bere a parte: 25€.
  • RISTORO MUCCIANTE (Campo Imperatore). Tappa irrinunciabile tra le vette di Campo Imperatore: un self‑bbq in quota dove si può scegliere tra arrosticini, salsicce e carni locali da grigliare poi in autonomia sulle braci all’esterno. Un’esperienza bucolica, originale e molto gustosa che non ci scorderemo mai!
  • LA LOCANDA SUL LAGO (Santo Stefano di Sessanio). Un agriturismo da poco gestito da un team di ragazzi davvero appassionati, in cui abbiamo mangiato divinamente. Indimenticabili le tagliatelle 30 tuorli con zafferano e stracotto d’agnello, sicuramente uno degli highlight di questo nostro road trip in Abruzzo. Costo medio bere a parte: 30€.
  • L’ELISIR DEL POETA (Santo Stefano di Sessanio). Non è corretto dire che all’Elisir del Poeta “è come essere a casa” perché la stanza in cui si mangia è letteralmente parte della casa di Andrea e Barbara, coppia alla guida di questo locale vegetariano con un ricco menu fisso a base di ingredienti locali e verdure in arrivo dal loro orto. Non vi spoileriamo troppo di questa (incredibile) esperienza, ma vi raccomandiamo solo di prenotare con largo anticipo. Costo medio bere a parte: 50€.

EMIDIO PEPE (Torano Nuovo). Chiudiamo in bellezza questa galvanizzante lista di ristoranti in Abruzzo che abbiamo provato con il tempio del vino abruzzese: Emidio Pepe, cantina leggendaria, botti secolari, vini artigianali naturali che se non conoscete…dovreste proprio (soprattutto il suo Montepulciano)! Qui, oltre alla visita in cantina, si può anche pranzare o cenare (e soggiornare!), in un contesto incantevole che ci ha davvero lasciati senza parole. Costo medio bere a parte: 60€.

Altri ristoranti del road trip in Abruzzo che vi suggeriamo, ma non siamo riusciti a provare in prima persona:

  • Villa Maiella (Guardiagrele)
  • La Grotta dei Raselli (Guardiagrele)
  • Da Paolino (Pescocostanzo)
  • Bio Agriturismo Valle Scannese (Scanno)
  • Il Borgo dei Fumari (Prata d’Ansidonia)
  • Antiche Mura (L’Aquila)
  • La Tana degli Orsi (Isola del Gran Sasso)
  • La Bandiera (Civitella Casanova)
  • Perilli Arrosticini (Castilenti)
  • Sott’a la Cerqua (Manzitti)

Altre info utili sul viaggio in Abruzzo

  • ITINERARIO. Per arrivare in Abruzzo in auto da Milano abbiamo fatto un paio di tappe tra andata e ritorno per non stancarci troppo e approfittarne per visitare altre bellezze sul tragitto. Quale migliore occasione per una tappa in Romagna, alla scoperta di Cesenatico, Santarcangelo di Romagna e Rimini (con sosta obbligatoria da Lucio)? Al ritorno, invece, ci siamo fermati nelle nostre amate Marche, per visitare Lame Rosse, il Tempio del Valadier e le Grotte di Frasassi. Entrambe ottime scelte che rifaremmo altre mille volte! Infine, l’Abruzzo – oltre al mare – ha tantissime altre zone e borghi dell’entroterra che ahinoi, per ragioni di tempo, non abbiamo potuto visitare: siate curiosi e scegliete in base a cosa vi attira di più!
  • ALLOGGI. A livello di alloggi, tenete presente che le strutture non abbondano particolarmente, anzi, e che in varie tappe di questo road trip in Abruzzo capiterà di dovervi accontentare scegliendo tra quello che c’è sulle principali piattaforme, e che comunque andrà benone. Ci sentiamo comunque di suggerirvi alcuni posti in cui abbiamo soggiornato, dove ci siamo trovati bene o benissimo. A Fara di San Martino siamo stati bene in questo affittacamere con uno splendido affaccio sulla Maiella. Scendendo ancora verso Castel di Sangro, siamo stati ospiti di questa bellissima masseria, arredata con gusto e gestita da una famiglia deliziosa.

    In zona L’Aquila siamo stati felici di aver scelto il Convento di San Colombo a Barisciano, una struttura semplice in ottima posizione in cui rilassarsi davvero (in alternativa, qualora vi sentiste più posh, c’è il sempre ottimo Sextantio – la stessa insegna di Matera – a Santo Stefano di Sessanio). Infine, risalendo verso le Marche, in zona Teramo, ci siamo fermati a pranzo, come vi raccontavamo poco più su, e poi a dormire da Emidio Pepe: voto dieci.

    Se ricalcherete il nostro stesso viaggio, a Cesenatico invece abbiamo scelto Locanda Remare, proprio sul porto canale, mentre nelle Marche abbiamo fatto due bellissimi stop da Interno Marche, un hotel-museo incredibile che ci ha invitato alla sua scoperta, e da quei cuori di Djenga Rock’n Rooms.
  • RISTORANTI&CUCINA. Nell’entroterra abruzzese, come è logico che sia, si mangia tanta carne, ma anche, fortunatamente, tantissime verdure e, soprattutto, legumi: vegetariani e vegani avranno sempre innumerevoli opzioni (e che opzioni!) in menu tra cui scegliere!
  • STAGIONI. Questo road trip in Abruzzo ha avuto luogo in una settimana di fine aprile, quindi relativamente in bassa stagione, rivelatasi perfetta sia a livello di clima (t-shirt e felpa o giacca da jeans, al massimo, specie nelle zone più in altitudine) che di affluenza: difficilmente in estate troverete questa calma!

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Viaggio in Sri Lanka: itinerario di due settimane tra cultura, natura e mare /sri-lanka-viaggio-due-settimane-cultura-natura-mare/ /sri-lanka-viaggio-due-settimane-cultura-natura-mare/#comments Thu, 10 Apr 2025 16:26:05 +0000 /?p=85442 State pensando a un viaggio in Sri Lanka? Qui trovate il nostro itinerario con tutte le tappe imperdibili e ristoranti da provare!

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Dopo la Corea del Sud, abbiamo deciso di tornare in Asia a visitare un Paese ancora relativamente poco conosciuto, ma da cui siamo rimasti profondamente affascinati: lo Sri Lanka. Abbiamo organizzato un itinerario ad anello di due settimane, ad agosto, attraverso siti archeologici, templi, spiagge, piantagioni di té e montagne – aggiungendo alla fine una terza settimana solo di mare alle Maldive. Se anche voi state programmando un viaggio del genere, ecco cosa vedere e dove mangiare in un itinerario di due settimane!

Due settimane in Sri Lanka: cosa visitare

Safari e spiagge nel Sud

  • GALLE. Iniziamo il nostro itinerario da questa antica città portuale, oggi patrimonio Unesco. L’attrazione principale è il forte, costruito dai portoghesi alla fine del 1500 e ampliato poi dagli olandesi nel secolo successivo. Visitabile gratuitamente, vi consigliamo di farlo al tramonto: la passeggiata sui bastioni affacciati sul mare è molto suggestiva. Molto carino anche il centro storico di questa cittadella fortificata, con edifici coloniali, chiese, moschee e tanti negozietti interessanti (soprattutto di gemme).
  • DINTORNI DI GALLE (UNAWATUNA, MIRISSA, AHANGAMA). Anche se indubbiamente Galle è il punto di interesse più significativo, ci siamo fermati qualche giorno anche per goderci il mare e fare qualche giro nei dintorni. Unawatuna è una graziosa cittadina che si presta soprattutto a qualche nuotata con snorkeling e a godersi degli eccellenti massaggi ayurvedici alla Sanctuary SPA. Ahangama (insieme a Midigama) è probabilmente la zona migliore per praticare surf in tutto il paese: troverete moltissime scuole per chi vuole provare questa disciplina e in generale attività e locali a tema. Come potete immaginare, se le onde sono perfette per surfare, lo sono meno per fare dei tranquilli bagni, ma le spiagge sono ugualmente molto belle. Provate a fare una passeggiata al tramonto a Kabalana Beach e ne avrete la prova.

Mirissa è un altro paradiso per i surfisti, e per chi vuole divertirsi un po’ la sera. Noi ci siamo goduti soprattutto le sue spiagge infinite costeggiate da palme. Potete salire sulla cima di Parrot Rock quando c’é la bassa marea per ammirare la spiaggia, o spingervi fino a Coconut Hill, un promontorio molto poetico di terra rossa a strapiombo sull’oceano. Se cercate un po’ di tranquillità, fermate un tuk tuk (un taxi a tre ruote, simile a un risciò motorizzato) e fatevi portare a Secret Beach: è una minuscola mezzaluna di sabbia lontana dalla folla con un bar per sorseggiare un cocktail in assoluta pace. Un’ultima tappa interessante è la Japanese Pagoda a Rumassala: potete venire durante il giorno per unirvi alle meditazioni o al tramonto per una vista eccezionale.

  • UDA WALAWE NATIONAL PARK. Forse non l’avreste mai detto, ma in Sri Lanka è possibile fare un safari! Ci sono diversi parchi nel Paese, noi per comodità abbiamo scelto l’Uda Walawe National Park, il migliore per osservare gli elefanti, affidandoci a un tour locale (ce ne sono, prevedibilmente, moltissimi). I momenti migliori per vedere gli animali sono al mattino presto o al tramonto. Il costo dipende oltre che dalla durata (potete fare anche una giornata intera o più giorni), dalla grandezza della macchina e da quanti compagni di viaggio scegliete di avere.
  • BUDURUWAGALA. Questo sito archeologico nel mezzo del nulla è ciò che resta di un tempio buddista del X secolo d.C. Noi ci siamo fermati per spezzare il viaggio dal sud al centro.
  • DIYALUMA FALLS. Non capita tutti i giorni di poter fare il bagno in una piscina a sfioro naturale a strapiombo su una valle: per questo vi consigliamo di non perdervi un’escursione alle Diyaluma Falls. Arrivati qui, vi suggeriamo di prendere un tuk tuk che vi porti il più vicino possibile alla cima, a circa 20 minuti di cammino. Il sentiero non è indicato, ma non ci sono troppe deviazioni, quindi dovreste arrivare alla meta senza problemi. Una volta arrivati, troverete diverse pozze d’acqua dove fare il bagno – sia verso la valle che più nascoste. Vi segnaliamo che non ci sono barriere di sicurezza di alcun tipo, quindi massima attenzione. Mancano anche strutture di qualunque tipo, dunque attrezzatevi di conseguenza con acqua e cibo.

Natura e templi nella Hill Country centrale

  • ELLA. In questa ridente e verdissima cittadina si viene soprattutto per passeggiare. La prima escursione che vi consigliamo è la più facile, ed è quella che porta al Little Adams Peak. Meno di mezz’ora di ripidi gradini di pietra vi separano dalla cima, ma ne varrà la pena – specialmente al tramonto. La seconda è più impegnativa, ma anche più spettacolare, e porta a Ella Rock. Se non volete rischiare, chiedete al vostro albergo di procurarvi una guida. Altrimenti, potete tentare in solitaria come noi: passeggiate lungo i binari del treno finché non vedete un piccolo tempietto buddista blu sotto un albero. Deviate a sinistra e scendete nei campi: da qui, salite tenendo la destra. Arrivati a una giunzione con quattro strade, diventa più facile: dopo aver imboccato quella a sinistra, inizierete a incontrare qualche cartello e in generale il sentiero si farà più definito.

Qualche chiosco di acqua e bibite lungo la strada si trova, ma a prezzi irragionevoli quindi vi consigliamo, se potete, di partire attrezzati. In un paio d’ore arriverete in cima e ne sarà valsa la pena: la vista è splendida. Mi raccomando, non fermatevi al primo punto panoramico: ce n’è un secondo più avanti che è ancora più bello! L’unica attrazione di Ella a parte i suoi sentieri, è il Nine Arch Bridge, un ponte viadotto costruito negli anni 20 durante l’epoca coloniale inglese. Molto spettacolare, molto turistico: se volete beccare il momento in cui passa il treno, non fidatevi degli orari che trovate online, ma chiedete a qualcuno del posto (e non vi aspettate sia puntuale).

Nine Arch Bridge | © Alice Caprotti
  • NUWARA ELIYA. Ci avevano detto che era soprannominata “la piccola Inghilterra” e non appena abbiamo visto il cielo plumbeo e sentito l’aria frizzantina abbiamo capito perché. Qui il meteo è molto diverso dal resto dello Sri Lanka, quindi ricordatevi di mettere in valigia qualcosa di più pesante. Il soprannome è dovuto anche alle immense piantagioni di té che coprono tutti le colline circostanti. Per visitarle abbiamo trovato un driver che ci ha accompagnato, raccontandoci tante curiosità sulla coltivazione di questa pianta.

Per esempio, che vivono per ben 90 anni, e che molte sono ancora quelle importate dagli inglesi! Per scoprire di più sul processo produttivo, abbiamo fatto una visita guidata alla Damro Factory, che vi permetterà anche di fare una degustazione. La città non ha un vero e proprio centro, ma vi consigliamo di fare un giro nella zona vecchia e ammirare il Post Office, il Victoria Park e qualche edificio coloniale. Per noi è stata una bella occasione per spezzare il viaggio in treno, ma potrebbe essere sacrificabile in mancanza di tempo. 

  • KANDY. Qui si trova quella che è considerata la reliquia buddhista più preziosa dello Sri Lanka: un dente del Buddha. Non è visibile, ma potete ammirare lo scrigno che la conserva all’interno del celebre Tempio del Sacro Dente: visitatelo durante le cerimonie del mattino o della sera, quando l’atmosfera è più viva. L’altro punto di interesse in città sono gli sterminati Botanical Gardens. Purtroppo non siamo riusciti a trovare una guida, che sarebbe stata decisamente utile, ma anche solo passeggiare tra piante e fiori è stato molto rilassante.
  • Per immergervi un po’ nella vita locale, vi consigliamo un giretto a piedi tra la Clock Tower e Columbus Street, una sorta di mercato all’aperto con negozi di ogni tipo. Molto carina anche una passeggiata serale intorno al Kandy Lake. Se avete mezza giornata che vi avanza, nei dintorni di Kandy c’è un itinerario con tre templi molto piacevole. Il primo è Embekka Devale, un tempio hindu, di cui abbiamo apprezzato la bellissima l’aula all’aperto con le colonne di legno finemente intagliate. Il secondo, il più spettacolare, è il Lankatilake Temple, imponente, costruito su uno spuntone di roccia scura. È diviso tra una parte buddhista, la principale, e una parte induista, più nascosta (una sorta di tempio dentro al tempio). L’ultimo, il Gadaladeniya Temple è forse il meno notevole dei tre, ma sicuramente averlo trovato in corso di ristrutturazione non ha aiutato.

Antichi regni e siti sacri a Nord

  • I TEMPLI DI MATALE E NALANDA GEDIGE. Per spezzare il viaggio da Kandy a Sigiriya, ci siamo fermati nella trafficata Matale, a visitare il Muthumariamman Temple, un tempio induista dai colori sgargianti. Sebbene la parte più bella sia sicuramente l’esterno, fate un giro anche all’interno per respirare un po’ di spiritualità. Nalanda Gedige si trova esattamente nel centro dello Sri Lanka, ed è uno dei primi edifici in pietra del Paese e uno dei templi più antichi rimasti in piedi. Incantevole la posizione, immerso nella natura e nella quiete più assoluta. Curiosità: è uno dei pochissimi templi nel Paese ad avere decorazioni tantriche.
  • DAMBULLA. I templi rupestri di Dambulla sono una delle località più visitate del Paese, e c’è un perché. Il complesso è già stupendo visto da fuori, con la sua lunga facciata di un bianco candido incastonata nella montagna. È composto da 5 grotte separate, che contengono più di 150 immagini e statue raffiguranti il Buddha. Non solo: vista la sua posizione sopraelevata, dalle grotte si gode di una splendida vista sulla campagna circostante.
  • SIGIRIYA. Una delle tappe che più ci è piaciuta di questo viaggio, Sigiriya è una formazione rocciosa e un sito archeologico davvero unico nel suo genere. Per evitare il caldo (e la folla), vi consigliamo di andarci il prima possibile al mattino. È molto turistico e lo noterete anche dal prezzo di ingresso (circa 30 dollari), molto diverso da quelli pagati finora. Nella parte bassa potete visitare il museo, che con i suoi plastici vecchio stile vi aiuterà ad capire com’è organizzato il sito, e i giardini d’acqua. Una volta arrivati alle famose zampe del leone, inizia la salita verso la cima. Due avvertenze: le scale sono molto ripide ed esposte, quindi se soffrite di vertigini potreste avere difficoltà. Inoltre, noterete diversi nidi di vespe sulla parete rocciosa: in caso di allergia, dovrete stare molto attenti.
Itinerario Sri Lanka
La vista da Pidurangala | © Alice Caprotti

I resti del palazzo reale che troverete sulla sommità non sono indimenticabili, ma lo è invece la vista a 360° di cui godrete. Uno dei motivi per cui ci è piaciuta tanto è in realtà la sua roccia gemella, Pidurangala, dove siamo saliti al tramonto. La passeggiata è molto semplice, ad eccezione di un breve tratto finale tra le rocce che potrebbe mettervi alla prova. La vista che avrete una volta saliti è davvero impagabile, con Sigiriya che si staglia all’orizzonte. Munitevi di torcia perché l’illuminazione serale è alquanto carente.

  • POLONNARUWA. A meno che non siate amanti sfegatati di siti archeologici, una giornata sarà più che sufficiente per visitare le antiche rovine di Polonnaruwa. Noi abbiamo fatto l’errore di girarlo tutto a piedi, e per quanto fattibile, con le temperature estive non ve lo consigliamo: affidatevi a un tuk tuk o a un noleggio bici! Decisamente vetusto il museo archeologico: le zone su cui vi consigliamo di concentrare le energie solo il Royal Palace, il Quadrilatero e il gruppo del Gal Vihara.
  • ANURADHAPURA. Fondata nel IV a.C., Anuradhapura fu capitale dell’isola e centro buddhista per più di 1000 anni: è ancora un importante meta di pellegrinaggio e per questo molto più viva e vissuta di Polonnaruwa. Oltre che decisamente più estesa: noi abbiamo noleggiato fin da subito due bici da Sun Cycles a un prezzo irrisorio. Mi raccomando, tenete sotto mano i biglietti d’ingresso perché ve li chiederanno di continuo.

Maldive

Le Maldive si trovano a circa un’ora di volo da Colombo: se avete la possibilità di allungare di qualche giorno il viaggio, sono senza dubbio una tappa che definire imperdibile è un eufemismo. Pressoché ogni atollo corrisponde a un hotel, quindi la vostra esperienza ruoterà intorno a questa scelta. Noi abbiamo optato per l’Embudu Village Resort, che si trova a meno di mezz’ora di barca da Malé, la capitale.

Per scegliere il posto giusto vi consigliamo di consultare i siti online che mostrano lo stato della barriera corallina e la sua vicinanza alla spiaggia. Secondo noi la possibilità di vedere la barriera in autonomia ogni volta che volete è impareggiabile, e ovviamente dalla ricchezza della barriera dipenderà molto della fauna marina che riuscirete a vedere! Non perdetevi la spiegazione su quali sono le zone più adatte per lo snorkeling e in generale come godervi il mare in sicurezza.

Due settimane in Sri Lanka: dove mangiare

  • CHARLIE’S BAR & BISTRO (Galle). Un aperitivo vista oceano a Galle è imprescindibile: la terrazza di Charlie’s è favolosa, e compensa il menu non particolarmente originale e i prezzi decisamente europei.
  • DOUBLE HAPPY CHINESE RESTAURANT (Galle). Se volete prendervi una pausa dalla cucina locale, questo piccolo ristorante cinese nascosto nel forte di Galle è delizioso: non perdetevi i ravioli.
  • LIGHTHOUSE (Ahangama). Il posto per godersi il tramonto ad Ahangama: questo boutique hotel ha un rooftop bar in cui prepara ottimi cocktail e una serie di piattini da condividere per un aperitivo pressoché ineccepibile.
  • CASA TIKIRI (Ahangama). Il ristorante di questo boutique hotel dove abbiamo alloggiato è aperto anche a chi non alloggia qui: oltre ai piatti italiani ed europei buonissimi (ancora sogniamo il loro avocado toast), è anche il posto giusto per gustare un tradizionalissimo rice&curry.
  • VERTIGO (Ahangama). Questa pizzeria aperta da una coppia di giovani ragazzi italiani è il posto giusto se vi sentite già nostalgici di casa.
  • CHILL CAFE (Ella). Un tranquillo ristorante in centro a Ella con un lungo menu grazie a cui spaziare tra piatti tradizionali e internazionali, con porzioni molto generose.
  • THE WHITE RABBIT (Ella). Un altro locale nel centro di Ella con un grazioso giardino, propone cucina locale con qualche incursione esterna: buonissimi i gamberi con panatura di panko e il pollo con verdure.
  • HIDEOUT LOUNGE (Kandy). Locale molto curato in una posizione strategica a due passi dal Kandy Lake con un bel patio: ottimo il black pumpkin curry.
  • THE SANCTUARY (Anuradhapura). Questo ristorante è ospitato all’interno di un hotel di lusso di ispirazione coloniale: la location è molto bella (se potete arrivate in anticipo e sorseggiate un aperitivo nel patio). Nel menu trovate piatti tradizionali rivisitati in una chiave più internazionale.

Altre info utili sul viaggio in Sri Lanka

  • ITINERARIO&ALLOGGI. Noi abbiamo optato per un itinerario ad anello in senso antiorario da Colombo. Nella capitale ci siamo fermati solo per necessità e abbiamo scelto il Granbell Hotel sulla costa. Davvero stupenda la piscina a sfioro sul rooftop, ottimi i trattamenti SPA, e meravigliosa anche la vista dalle camere. Non altrettanto di livello, purtroppo, la cena alla carta. Vi abbiamo già parlato di Casa Tikiri ad Ahangama: sicuramente l’albergo più bello della vacanza. La location è una vera oasi di pace curata nei minimi dettagli: da poco, oltre alla struttura principale, hanno aperto anche un paddy lodge tra le risaie con piscina privata e aggiunto all’offerta lezioni di yoga e retreat tematici. Stefano e Alice, i proprietari, saranno felici di darvi un sacco di consigli per godervi al meglio il vostro tempo qui.

Come appoggio per la giornata di safari, abbiamo alloggiato alla Mansala Safari House, vicinissima all’ingresso del parco: proprietari estremamente gentili, cena a buffet e un costo complessivo davvero irrisorio. A Ella vi consigliamo caldamente la Ella Mount View Guest Inn: assicuratevi di prendere la camera col balcone e vi promettiamo che vedrete una delle notti stellate più belle della vostra vita! Peccato solo per il servizio non eccellente. A Nuwara Eliya abbiamo optato per Oliphant Boutique Villa, immersa nel verde e dallo stile coloniale, bellissima anche se un po’ fuori dal centro. L’ultimo hotel che vi consigliamo è il Ceylon Breeze a Sigiriya: le stanze sono enormi, e ha una bella piscina all’aperto e una terrazza dove poter cenare – sarete solo un po’ più lontani dai siti, ma anche immersi nella quiete più assoluta.

  • RISTORANTI&CUCINA. Al di fuori delle città, vi capiterà spesso di mangiare in hotel per comodità quindi considerate anche questo aspetto nella scelta. In generale, in Sri Lanka si mangia molta carne (il pesce l’abbiamo trovato solo a sud): opzioni vegetariane si trovano senza troppi problemi, per quelle vegane invece non possiamo garantire.
  • MEZZI DI TRASPORTO. Tutti gli spostamenti sono stati effettuati con driver o tuk tuk trovati sul posto, sempre diversi. Gli unici tratti percorsi con mezzi pubblici sono da Ella a Nuwara Eliya, e da qui a Kandy, dove abbiamo utilizzato il treno, che vi consigliamo assolutamente di provare perché è un’esperienza unica! Se siete già sicuri di giorni e orari, potete acquistare i biglietti online sul sito delle ferrovie, ma dovrete comunque passare a ritirare la versione cartacea prima di partire.
  • Se preferite non pianificare (o non trovate posto online), ci sono sempre posti liberi non numerati in terza classe, basta andare il giorno stesso il stazione come abbiamo fatto noi. L’unico treno puntuale è il primo, ma d’altra parte lentezza e pazienza sono le caratteristiche principali del viaggio: il treno è lentissimo ma promettiamo che non vi annoierete. Assicuratevi un posto finestrino e godetevi il paesaggio! Nel caso ve lo chiedeste, Uber funziona solo a Kandy e Colombo, altrimenti, se avete deciso di fare una SIM locale, potete scaricare l’app “Pick me”. Vista la facilità estrema con cui si trovano tuk tuk in ogni dove, ce la si può cavare egregiamente senza.
  • INTERNET. Potete acquistare una sim card del posto all’aeroporto, noi abbiamo scelto la sim virtuale di Airalo e la ricezione è sempre stata ottima.
  • ABBIGLIAMENTO. L’unica indicazione che vi diamo è relativa a templi e luoghi sacri. Qui si entra sempre senza scarpe: considerato che d’estate il pavimento è quasi sempre ustionante, vi consigliamo di attrezzarvi con dei calzini. Inoltre bisogna avere spalle e gambe coperte (fin sotto il ginocchio).
  • SOLDI. Hotel e ristoranti strutturati accettano carte di credito senza problemi, ma per essere più flessibili vi consigliamo di avere un sempre a disposizione contanti (soprattutto per spostamenti, pasti veloci e monumenti meno famosi). Vi consigliamo di fare il cambio in aeroporto appena arrivate.

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Un weekend spettacolare a Bormio: cosa vedere e dove mangiare /weekend-a-bormio-cosa-vedere-e-dove-mangiare/ /weekend-a-bormio-cosa-vedere-e-dove-mangiare/#respond Thu, 21 Nov 2024 06:00:00 +0000 /?p=82812 Siamo stati per un weekend a Bormio, in Valtellina, una meta che ci ha conquistato col suo buon cibo e vino, il relax e la natura. Ecco tutti i nostri consigli su cosa vedere e dove mangiare!

L'articolo Un weekend spettacolare a Bormio: cosa vedere e dove mangiare sembra essere il primo su Conosco un posto.

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Un fine settimana in montagna è sempre una splendida idea, in qualsiasi stagione: siamo stati per un weekend enogastronomico a Bormio, insieme a Braulio, e abbiamo scoperto una meta in cui buon cibo e buon vino vanno a braccetto con natura, passeggiate e relax. Qui è dove vi raccontiamo cosa vedere e dove mangiare in questa perla dell’Alta Valtellina, mentre su Instagram potete avere una preview di quello che vi aspetta in questo reel!

Weekend a Bormio: cosa visitare

  • ALLA SCOPERTA DEL CENTRO MEDIOEVALE. Ritagliatevi un momento per passeggiare tra i vicoli e gli ex palazzi nobiliari di Bormio, borgo medievale a 1200 metri di quota: tra gli highlight, vi segnaliamo la chiesa di Santo Spirito (la “cappella Sistina di Bormio”) coi suoi affreschi incantevoli, i palazzi di via Roma, la Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio e, naturalmente, il cuore di Bormio, Piazza Cavour, anche nota come piazza del Kuèrc, con la sua maestosa Torre delle Ore.
  • UNA PASSEGGIATA NELLA NATURA. Nella bella stagione, ma anche prima che cada la neve, non mancano certamente i percorsi di trekking o per ciclisti, per passare qualche ora nella natura. Tra le mete più gettonate, il Passo dello Stelvio, la Val Zebrù (in autunno, quando siamo stati noi, i colori sono davvero magnifici) e la Val di Rezzalo, il Monte Scorluzzo e i Bei laghetti. In centro a Bormio, invece, ha casa il Giardino Botanico Alpino Rezia in cui scoprire oltre 500 specie floristiche.
  • UNA VISITA IN CANTINA DA CASA BRAULIO. Proprio in via Roma, in un bellissimo palazzo al civico 27, si può prenotare a questo link una visita alle cantine in cui, da 150 anni, il celebre amaro bormino viene invecchiato in botte: un’esperienza che vale la pena di fare, sia per scoprire le sue erbe e piante officinali (alcune delle quali rimangono segrete!) e il procedimento attraverso cui si giunge al Braulio ‘classico’ e al Braulio Riserva, sia perché sono state recentemente rinnovate per assicurare un’esperienza interattiva e multisensoriale interessante e divertente! Nello shop attiguo è possibile anche acquistare un souvenir da portare a casa.
  • QUALCHE ORA DI RELAX ALLE TERME. Vi avevamo già parlato anni fa in questo articolo delle Qc Terme
    Bagni Nuovi
    e Vecchi (questi ultimi, in un edificio in stile Liberty, sono i nostri preferiti), che si aggiungono alla Terme comunali, alimentate dalle acque termali che sgorgano dalle fonti in zona. Godetevi qualche ora di stacco da tutto in saune, bagni turchi, grotte e salette relax, oltre che nella vasca panoramica con una vista mozzafiato sulla natura circostante del Parco Nazionale dello Stelvio.
  • UN PO’ DI SHOPPING. I migliori acquisti che potrete fare saranno, ovviamente, quelli a tema eno-gastronomico. Tra gli indirizzi che vi consigliamo di visitare per le scorte da riportare a Milano ci sono sicuramente il Panificio Eredi Romani per comprare le bonette di Bormio, ovvero torte artigianali in tanti gusti diversi – marmellata ai frutti rossi, mele, pere e cioccolato, grano saraceno e marmellata di lamponi – e la Pasticceria Pozzi, per provare la copeta, due ostie che tengono insieme un mix esplosivo di miele e frutta secca. Per bresaola e salumi (ma anche per la pesteda, un mix di spezie valtellinese di cui ci siamo innamorati e con cui condiremo qualsiasi cosa d’ora in poi), invece, lo stop da fare è dal Salumaio Boscacci per bresaola, salumi e slinzega, mentre per formaggi (bitto, casera e latteria über alles), miele, marmellata, sottoli, tisane e caramelle al pino, il nome da segnare è La Sceleira. Se prima di partire voleste mangiare un panino al volo, La Cooperativa ne fa di atomici. Infine, per riportare a casa qualche souvenir o fare incetta di libri (la selezione è veramente curata), vi consigliamo di fare un salto da Metallia.
  • FARE SPORT. Anche per gli sportivi, le opzioni non mancano, tra sentieri per il trekking, piste da sci (dove peraltro si correranno alcune gare delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026), pareti per l’arrampicata, percorsi da fare in bicicletta e campi da golf.
  • GIRETTI CULTURALI. Se dovessero capitarvi giornate di brutto tempo, a Bormio si può anche fare qualche giro culturale grazie al Museo civico, in cui trovate tanti reperti e oggetti d’epoca per fare un tuffo nella cultura bormina di un tempo, e al Museo Mineralogico e Naturalistico, punto di riferimento per gli appassionati del genere che espone oltre 14mila cristalli e minerali delle vallate circostanti.

Weekend a Bormio: dove mangiare

  • AGRITURISMO BAITA DE L’ALL. In questo agriturismo (con camere deliziose) e ristorante sperduto nel nulla potrete assecondare ogni vostro desiderio di coziness, sia in estate che, a maggior ragione, con la neve. Il paesaggio su cui affaccia è indescrivibile, e al suo interno si respira un’atmosfera montanara autentica e curatissima. Abbiamo provato tante specialità locali tra cui gli sciatt, i taròz (sfere di saraceno) su fonduta di scimudin e pancetta croccante, e anche loro maestà i pizzoccheri. Sbalorditivi i dessert, a cui consigliamo di abbinare un goccio di Braulio per concludere in bellezza; per accompagnare il pasto, invece, si può scegliere da una cantina con a disposizione centinaia di referenze, tra cui un ottimo Rosso della Valtellina su cui ci siamo orientati noi. Prezzo medio 35-40€ bere a parte; menu degustazione disponibili.
  • ENOTECA GUANELLA. In pieno centro a Bormio, invece, ha casa uno dei ristoranti storici del paese, che si è sviluppato attorno all’incredibile enoteca con una proposta a metà tra Lombardia e Piemonte. Ottimi i primi piatti, ma anche e soprattutto le carni, tra cui il brasato e la guancia di manzo con polenta. Ambiente elegante ma non troppo impettito e servizio cortese fanno il resto. Prezzo medio 45€ bere a parte.
  • AGRITURISMO RINI. Immerso nei prati di Bormio, Rini è un celebre indirizzo sia per dormire che per mangiare, parte anch’esso, come i ristoranti precedentemente citati, del circuito Essenza del tempo a cura di Braulio. Nelle sue stanze in legno ben curate potrete assaggiare alcune portate tipiche tra cui salumi di loro produzione e formaggi di malga, tortini di verdure e piatti più impegnativi come lo gnocchetto spatolato bormino con radicchio, bitto e speck. Prezzo medio 45€ bere a parte.
  • UN PRANZO IN BAITA. Per un’occasione speciale in famiglia o una giornata di team building coi colleghi, diverse baite nei dintorni di Bormio offrono esperienze che prevedono transfer, trekking e pranzi o cene in baita preparate da chef privati. Noi siamo stati in una di queste in Val Zebrù, tramite l’associazione Guide Bormio, che ci ha fatto passare una splendida giornata tra momenti di cervo-watching (la zona ne è piena!), polenta taragna davanti al camino e curiosità sulla vita in montagna. Da ripetere!
  • SKIANTA. Per un après-ski o un dopocena davanti a un drink, questo bar che affaccia su una piazzetta tranquilla, è l’indirizzo giusto.

Altri ristoranti che ci sono stati suggeriti ma che non abbiamo fatto in tempo a provare:

Altre info utili sul viaggio a Bormio

  • Per arrivare a Bormio da Milano considerate all’incirca 3 ore di strada. Se non avete la macchina, potete optare per il treno con capolinea Tirano (da cui parte il Trenino Rosso del Bernina, trovate qui la nostra guida a riguardo) e poi proseguire con una mezz’oretta di bus.
  • Sulla strada per arrivare o tornare da Bormio potete fare una pausa a Morbegno, Tirano (sempre seguendo i nostri consigli!) o Grosio, fermandovi al Giardino Roccioso Nicola Di Cesare, un luogo magico in cui una parete rocciosa è stata trasformata in un’opera d’arte in continua evoluzione.
  • Abbiamo alloggiato all’Agriturismo Rini, che vi abbiamo già suggerito per la sua cucina. Ma qui si sta un gran bene anche per dormire: le camere sono molto spaziose e, nonostante la loro semplicità, molto confortevoli. Anche la ricca colazione con prodotti del territorio è un must!
  • Qualora vi fermaste per più giorni, da Bormio si possono raggiungere diverse altre località interessanti tra cui Livigno e Santa Caterina Valfurva.

Questo articolo è in collaborazione con Braulio.

E tu sei mai stato a Bormio? Hai altri suggerimenti da darci? Segui la nostra pagina Instagram e iscriviti alla nostra newsletter con un sacco di altri spunti ogni settimana!  

Se sei alla ricerca di altri nostri consigli, trovi tante altre ispirazioni a questo link per le gite fuori porta e a questo per viaggi più lunghi.

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Weekend lungo a Formentera: cosa fare e dove mangiare /weekend-lungo-a-formentera-cosa-fare-e-dove-mangiare/ /weekend-lungo-a-formentera-cosa-fare-e-dove-mangiare/#respond Tue, 16 Jul 2024 06:00:00 +0000 /?p=80377 Siete in partenza per Formentera e alla ricerca di qualche spunto per non sbagliare in vacanza? Ecco tutti i nostri consigli su cosa fare e dove mangiare!

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Meta ambitissima, specie dall’Italia, di cui pare una succursale, ed ex destinazione hippie, Formentera è cambiata molto nell’ultimo decennio, perdendo poco a poco il suo lato selvaggio. Il mare però è rimasto cristallino e i panorami sono sempre da favola: abbiamo provato a cercarne l’anima in questo weekend lungo e qui (dopo la nostra guida di diversi anni fa, comunque sempre valida) vi raccontiamo i nostri consigli su cosa fare e dove mangiare!

WEEKEND LUNGO A FORMENTERA: COSA VISITARE

  • SES ILLETES. Fiore all’occhiello delle spiagge di Formentera, Ses Illetes è a tutti gli effetti uno spettacolo per gli occhi. Arrivate presto (gli ingressi dei motorini e delle macchine sono contingentati, a fronte del pagamento di un piccolo ticket di ingresso) per trovare posto e camminate lungo la striscia bianchissima di terra per trovare il punto che più fa per voi, anche in base al vento. Se le energie non vi mancano, potete arrivare, passando per l’incantevole spiaggia di Llevant, fin quasi a toccare l’isola di Espalmador (verso la quale si organizzano anche gite in catamarano in giornata a circa 100€, partendo dal porto). Il mare è cristallino e la spiaggia è libera (fatta eccezione per qualche lettino qua e là). Se volete risparmiare portate, oltre all’ombrellone, acqua e cibo perché i bar in zona sono molto cari.
  • CALA SAONA. Un’altra celeberrima spiaggia, e per questo molto frequentata (andateci presto in mattinata oppure verso sera per il tramonto) è Cala Saona, adatta a famiglie con bimbi al seguito per via della sabbia finissima (e quasi rosa, grazie al corallo) e dell’acqua bassa vicino a riva. La spiaggia è principalmente libera, ma c’è anche qualche lettino.
Formentera
Cala Saona | © Caterina Zanzi
  • MIGJORN. Lunghissima e selvaggia, Migjorn è sicuramente la spiaggia che abbiamo preferito, specie nel tratto più frequentato dai nudisti, garanzia di meraviglia, all’incirca in corrispondenza del Blue Bar. Sempre da quella parte di litorale trovate diverse celebri spiagge come Calò d’Es Mort (occhio alle alghe!), Platja des Copinyar e Platja Es Arenals.
  • CALA EN BASTER. Suggestiva spiaggia, da raggiungere non proprio facilmente come le altre, ma il sapore della conquista la renderà ancora più magica. Andateci il prima possibile perché, essendo piccolina, si riempie rapidamente. Per chi ama la roccia, i sassi, e le sneakers al mare.
  • SES PLATGETES. Dal parcheggio di Es Calò percorrete le passerelle in legno che circumnavigano la spiaggia e scegliete la caletta che fa più per voi. Un posto non così conosciuto dai turisti e splendido (se avete le scarpette da scoglio per entrare in acqua i vostri piedi vi ringrazieranno).
  • UN TREKKING AL CAMÍ DE SA PUJADA. Se ve la sentite sportiva, armati di scarpe da ginnastica, potete camminare lungo questo percorso, antico cammino romano di circa 2 km, in cui si apriranno davanti a voi scorci incantati.
  • UN GIRO PER I PAESINI. Es Pujols non ci ha rubato il cuore; se cercate qualche piccolo centro più autentico, sicuramente il più caratteristico è San Francesco Xavier, con la sua bella chiesa, le piazzette e negozi deliziosi.
  • GUARDARE IL TRAMONTO. Cap de Barbaria è sicuramente il luogo più celebre di Formentera per godersi un bel tramonto (portate con voi, magari, una birretta e delle patatine – occhio ai gabbiani! -, una felpa e arrivate per tempo, considerando che dovrete lasciare l’auto e poi camminare una ventina di minuti per raggiungere il faro). Un altro posto meraviglioso per quest’ora della giornata, è l’Estany des Peix. E invece, al termine di qualche curva in una magica pineta, dal capo opposto dell’isola, arrivate a El Pilar de la Mola (dove ogni mercoledì si tiene anche il mercatino hippie dalle 16 alle 22) e fino al suo faro.
  • UNA GITA IN GIORNATA A IBIZA. Se avrete la fortuna di soggiornare a Formentera per un po’, per variare potreste prendere in considerazione una gita in giornata sulla sorella maggiore, Ibiza. In questo articolo trovate dei nostri consigli a riguardo, un po’ datati ma speriamo sempre validi.

WEEKEND LUNGO A FORMENTERA: DOVE MANGIARE

  • MALAGUEÑA. Se cercate un bel giardino con le lucine, un servizio solerte e un posto carino (senza sconfinare nel troppo posh), questo ristorante potrebbe fare voi. A noi è piaciuto: merito anche delle tante ottime verdure in carta (insalata di pomodori, verdure alla brace, pannocchie, pimiento de padrón…) e della carne, la specialità del posto, cotta direttamente al tavolo su una piccola griglia. Menzione d’onore per le spade alla brace, spiedini di filetto di manzo marinato in diverse varianti, davvero fantastici. Prezzo medio 40€.
  • CAN FORN. Se invece bramate un po’ di autenticità, uno dei ristoranti storici di Formentera è Can Forn, proprio all’ingresso del paesino di Sant Ferran de Ses Roques. Oltre all’onnipresente aioli (qui abbiamo gustato la salsina migliore dell’isola), da Can Forn vengono servite ricette della cucina tipica, come lo spezzatino di agnello e pollo (eccellente), l’ensalata pagesa con pesce secco, il gazpacho e l’escalivada, peperoni rossi alla brace con pesce secco, aceto e aglio piccante. Per stomaci forti, palati allenati e spiriti pazienti (il servizio è molto lento). Prezzo medio 35€.
  • ES CALÒ. Terrazza sul mare, piatti di pesce ben pensati e ben presentati. Questo è Es Calò, un indirizzo molto frequentato da chi ama la cucina di mare, nell’omonimo piccolo centro abitato. Polpo alla griglia, sautè di cozze e vongole e pescato del giorno al forno sono solo alcuni dei piatti forte di questo locale. Chiedete un tavolo verso il mare per l’esperienza al completo. Prezzo medio 50€.
  • LA PEZQUERIA. Per una cena di pesce meno formale e classica, La Pezqueria a Sant Francesc è una buona opzione, grazie a piatti meno scontati del consueto, come i gyoza di pesce, le patatas bravas con bottarga e i gamberoni fritti nel panko. Peccato per i tavolini sul marciapiede, di sicuro non la location più romantica della terra. Prezzo medio 40€.
  • SA PLATGETA. Sono in molti a pensare che da Sa Platgeta si respiri ancora un po’ la ‘vera’ Formentera. In questo locale piuttosto spartano si viene principalmente per una paella (o una fideua, la versione con pasta spezzata al posto del riso) pieds dans l’eau davvero notevole e con una vista speciale (anche in questo caso provate a riservare il tavolo più vicino al mare possibile). Ah, lo hierbas (l’amaro dell’isola) finale è offerto! Prezzo medio 45€.
  • CODICE LUNA. Se andate al faro della Mola per il tramonto, potreste fermarvi per un drink al Codice Luna (oppure portarvi direttamente una birretta da bere in autonomia!).
  • BLUE BAR. Altro locale storico per un aperitivo al tramonto.
  • ES CUPINÀ. Per un pranzo in spiaggia tra Calò des Morts e Platja des Copinyar, ci siamo fermati per un salmorejo con gamberi e un hummus di carote leggero leggero in questo ristorante vista mare che, nonostante i prezzi altini allineati con quelli dell’isola, ci ha comunque rinfrancato tra una mattinata e un pomeriggio di sole. Prezzo medio 35€.
  • CHIRINGUITI. Nel momento in cui scriviamo questo articolo, ahimè, tanti dei chiringuiti che hanno fatto la storia di Formentera sono chiusi o comunque in divenire, per ragioni di concessioni. Ci auguriamo che per quando andrete voi posti come Lucky, Kiosko 62, Piratabus e Bartolo avranno riaperto.

Altri ristoranti che ci hanno consigliato ma dove non siamo riusciti ad andare:

Big Store (colazione o merenda)
El Matinal (colazione o merenda)
Salitre
Fonda Pepe
Aiguaisal
Vogamarí
Caterina

ALTRE INFO UTILI SUL VIAGGIO A FORMENTERA

  • Per arrivare a Formentera occorre volare su Ibiza, poi prendere un taxi (15-20 minuti di viaggio per 15-18€) dall’aeroporto al porto – in alternativa il percorso è coperto anche da un bus pubblico – e poi un traghetto, che in 30 minuti vi porta a La Savina, il porto di Formentera. Le corse dei traghetti sono piuttosto frequenti, potete acquistare il biglietto direttamente a bordo (30€, a volte solo in contanti) oppure via web, risparmiando qualche euro. Le due compagnie principali sono Trasmapi e Balearia.
  • Noi abbiamo noleggiato l’auto da Carmen, a La Mola Rental Car appena usciti dal porto de La Savina, trovandoci molto bene. In alternativa, specie in alta stagione, consigliamo lo scooter per non avere problemi di traffico e parcheggio.
  • L’isola è piccolina, con un’unica strada asfaltata che la percorre tutta (in circa 20 minuti siete da un capo all’altro) e diverse strade sterrate che vanno verso il mare (con la nostra C1 siamo arrivati ovunque). Guidare ci è parso semplice, fate attenzione ai diversi blocchi di polizia che potreste trovare lungo il cammino.
  • Es Pujols è il cuore della movida e del turismo, mentre più si va verso est, più l’isola diventa selvaggia e rocciosa.
  • Noi abbiamo alloggiato a La Gaviota, un complesso raccolto di appartamenti nuovi di zecca con una vista impareggiabile (e pure una caletta raggiungibile sotto casa facendo letteralmente due passi). Il terrazzino dello studio 6 è uno spettacolo e anche il rapporto qualità-prezzo, viste le cifre folli dell’isola, pur non essendo economicissimo ci ha convinto in virtù della qualità. Pulizia quotidiana, calma, silenzio e un parcheggio sempre disponibile sotto casa hanno fatto il resto. Per noi, consigliatissimo e la zona di Es Calò ci è rimasta nel cuore.
  • Consigliamo di prenotare sempre i ristoranti, specialmente a cena e in alta stagione (ma anche a giugno i tavoli liberi potrebbero scarseggiare).
  • Sull’isola ci sono diversi supermercati relativamente ben forniti (segnaliamo in particolare l’Ofiusa Spar vicino a Sant Ferran de ses Roques), dove poter fare una piccola spesa oppure farsi preparare un bel panino da portare in spiaggia.
  • Formentera può essere molto ventosa, ma la regola del vento (e del mare, e delle meduse) è molto semplice: se un lato della costa è ventoso e impraticabile, l’altro sarà tendenzialmente calmo.

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