Compilation – Conosco un posto https://godsgift.cyou Thu, 12 Mar 2026 09:59:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.5 /wp-content/uploads/2024/10/Conosco-un-posto_favicon_256x256.png Compilation – Conosco un posto https://godsgift.cyou 32 32 Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-a-milano-marzo-2026/ /ristoranti-a-milano-marzo-2026/#respond Thu, 12 Mar 2026 08:02:58 +0000 /?p=91190 Un nuovo vietnamita dalle specialità autentiche, uno storico indirizzo con una nuova gestione e molto altro: ecco i ristoranti a Milano che abbiamo provato questo mese.

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Un nuovo vietnamita che ci è parso autentico, uno storico indirizzo ma con una nuova gestione, un ristorante da occasioni speciali che però non ha soddisfatto le aspettative, e un locale che ha aperto il suo secondo spazio in cui finalmente sedersi comodi: in questa nuova compilation di ristoranti a Milano molto diversi tra loro siamo rimasti, tirando le somme, nel complesso piuttosto soddisfatti! Curiosi di saperne di più? Basta continuare a leggere!

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Enoteca Cotti

enoteca con cucina |📍Brera
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Per anni è stata ‘solo’ un indirizzo da segnare quando si parlava di acquistare del buon vino a Milano, una di quelle enoteche storiche di Brera in cui entrare con un’idea precisa in testa e uscire con una bottiglia sotto braccio (ve ne avevamo parlato nella nostra guida del quartiere di Brera). Oggi, però, Enoteca Cotti ha cambiato proprietario e anche un po’ pelle, aprendo finalmente le porte alla mescita e a una cucina essenziale ma ben pensata, pur senza tradire il suo passato. La location resta la stessa, affacciata su via Solferino, elegante e un pochino ingessata, con interni che raccontano una storia fatta di boiserie in legno, altezze importanti e un’atmosfera da grande classico milanese; al posto delle vecchie scaffalature, tavoli e tavolini ad accogliere i clienti. Ci siamo stati praticamente subito dopo l’apertura e l’impressione è stata quella di un posto già perfettamente centrato.

Il menu è semplice ed essenziale, e ruota attorno ad alcuni grandi classici della cucina milanese, ma non solo: cicoria ripassata, zucchine alla scapece, delle (ottime) crocchette alla carbonara, vitello tonnato, pollo alla cacciatora e moscardini alla luciana, con un costo a piatto dagli 8 ai 16€; su tutti, non perdetevi il toast con comtè, sormontato da una montagna di culatello, perfetto per accompagnare qualsiasi calice. E a proposito di calici, la selezione vini è ovviamente uno dei punti forti: ampia, curata, con bottiglie che parlano a un pubblico anche molto diverso, e vanno dai grandi nomi a etichette più ricercate. Qui basta alzare gli occhi e scegliere la bottiglia dalle pareti che ne sono letteralmente ricoperte, ma anche il sommelier si è dimostrato capace nel consigliarci un’ottima etichetta (nel nostro caso, un metodo classico Pas Dosè di Casa Zuffada, Oltrepò Pavese).

Il risultato è un indirizzo per un aperitivo post‑ufficio, in una zona che mancava di enoteche e locali in cui intrattenersi volentieri una volta terminata la prima bottiglia. Insomma, un nuovo inizio per una storica insegna di Brera, che temevamo ne stravolgesse lo spirito, e invece ne ha mantenuto l’autenticità con un guizzo di freschezza.

Fiorin Fiorello Fiore

enoteca |📍Cinque Giornate
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E sempre a proposito di enoteche, in zona Anfossi, Fiorin Fiorello Fiore è una recente apertura che da fuori rischia quasi di passare inosservata, e che invece all’interno riserva grandi sorprese: tendaggi che scaldano l’ambiente, vinili in bella mostra che dichiarano una certa idea di serata, pochi tavoli che trasmettono subito intimità. Il primo punto forte è infatti proprio l’atmosfera: sala raccolta, curata, a cui si aggiunge il piacevole dehor. Poi c’è questa naturale predisposizione alla musica: non si definisce “listening bar”, ma sarebbe inutile negare una certa vocazione a serate con sottofondi musicali, fino a veri e propri dj set.

Sul cibo meglio arrivare con aspettative corrette: la carta è particolarmente risicata, più da accompagnamento che da cena. Noi abbiamo optato per il carciofo ripieno, le costine di maiale glassate, tartare di carne e toast. E sì: anche qui il toast è stato il nostro piatto preferito, complice anche l’imburrata generosa del pane (starà forse diventando il piatto di punta delle enoteche di Milano? Crediamo proprio di sì).

Detto ciò, qui si viene per bere bene. La corposa carta vini è il cuore del posto: ampia, ambiziosa, e raccontata da una selezione di oltre 300 etichette. C’è senz’altro una certa tendenza verso bottiglie dal valore importante, ma con un po’ di attenzione e il giusto consiglio si riescono a scovare anche scelte accessibili e molto interessanti. E infatti il vero plus è chi ti guida: menzione al sommelier bravissimo (vecchia conoscenza di Ostreria Fratelli Pavesi), che ti sa leggere in faccia cosa hai voglia di bere anche quando non lo sai tu. E infatti, tra i calici bevuti qui, ci sono alcune delle etichette migliori assaggiate negli ultimi mesi.

Insomma, soprattutto con la bella stagione per provarne anche il cortile, torneremo forse non per il cibo, ma senz’altro per berci un ottimo vino, accompagnato, perchè no, da un’altrettanto ottima scelta musicale. Ah, ultimo consiglio: lo troviamo proprio un posto perfetto per un date!

10_11 (Portrait)

cucina italiana |📍San Babila
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La cornice del Portrait, l’hotel dei Ferragamo in corso Venezia, è sempre splendida, va detto. Qui, oltre all’albergo, hanno sede – a mo’ di girotondo attorno all’ampio porticato, diversi negozi di lusso, una spa, un bar (il divertentissimo Rumore), un ristorante di carne (il Beef Bar, di cui vi avevamo raccontato – bene – qui un paio di anni fa) e un altro ristorante italiano, il 10_11. Celeberrimo e discussissimo per via della sua pasta in bianco a 26€, per la sua mastodontica colazione (120€ per due persone) e per il lussureggiante brunch (95€), il 10_11, come tutto il contesto di riferimento, ha dalla sua un’atmosfera davvero unica, che – mantenendo l’allure di un ex Seminario di cui ha preso il posto – può contare su arredi sofisticati, un meraviglioso giardino e un servizio sicuramente assai premuroso.

Siamo stati per un pranzo speciale in famiglia che, se per atmosfera ci ha convinto, per quanto riguarda il cibo non ci ha saputo emozionare: la carta si muove nel perimetro del più puro classicismo (uovo morbido, tartare, pollo alla griglia…), rifuggendo qualsivoglia tipologia di guizzo. I piatti in arrivo al nostro tavolo, quelli che, facilmente, potrebbero essere replicati nelle cucine di casa: dei mondeghili (per carità, ben fritti), un vitello tonnato, la ribollita, e poi le paste, che dire semplici è dire poco. Lo spaghetto al pomodoro e la pasta in bianco, mantecata al tavolo con un pathos francamente anche un po’ eccessivo, sono buoni nella loro elementarità, ma nulla di più. Il conto, per contro, è sostanzioso, proporzionato a un posto di questo tenore: difficile uscire sazi spendendo meno di 70€ bere a parte. Torneremmo? Sì, ma forse più per un drink o una merenda.

Jiao 10

ristorante cinese |📍Sarpi
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Passeggiando per Paolo Sarpi (anche in questo caso, vi lasciamo la nostra guida di zona per destreggiarvi al meglio tra le sue viuzze), ci siamo imbattuti in una recente apertura che richiama l’attenzione per il taglio un po’ più curato della media dei locali di zona: così abbiamo scoperto Jiao 10, in via Morazzone 10, piena Chinatown. Qui gli ambienti sono piacevolmente moderni, con un’atmosfera più da bistrò e, spoiler, anche un conto che si posiziona di conseguenza (non eccessivo, ma leggermente sopra la media; considerate che noi abbiamo speso per una cena completa circa 35€, vino incluso).

La cucina è quella regionale del Sichuan, il menu più ristretto rispetto a tanti altri ristoranti della stessa tipologia (nota che abbiamo personalmente apprezzato), ma con delle proposte originali e molto appetitose; noi abbiamo iniziato con i ravioli aperti di manzo, classici fagiolini con macinato di manzo, per poi proseguire con gamberi in salsa di tuorlo d’uovo, e manzo, peperoncini e fuoco di Sichuan In tutti i piatti il peperoncino è parte predominante dell’esperienza, quindi amanti dei sapori delicati e poco piccanti, prego astenersi (o per lo meno, fatevi consigliare dal gentilissimo personale di sala quali piatti siano più adatti a voi!).

Insomma, Jiao è un indirizzo che alza leggermente l’asticella, soprattutto per quanto riguarda il servizio e l’ambiente, e lo consigliamo per le serate in cui oltre alla sostanza di un buon piatto di cucina cinese (con una bella dose di piccantezza), volete coccolarvi anche in una location curata. Noi amiamo sempre molto cenare al bancone, e anche in questo caso ci siamo trovati benissimo!

LaViet

cucina vietnamita |📍Gioia
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Sì ok che voglia di pho, ma quale sarà la pronuncia corretta? È con questa domanda che abbiamo varcato la soglia di questo piccolo ristorante vietnamita aperto da un paio di mesi in zona Gioia. Non fate troppo caso all’ambiente che, seppur sforzandosi, non può essere definito più che ‘carino’ e concentratevi sul menu, un bel viaggio tra ravioli, involtini, insalate, zuppe e altre specialità tipiche del Vietnam. Giusto il tempo per tessere le lodi dello spettacolare frullato di mango preso come bevanda che sono arrivati gli antipasti, tra cui non sapremmo scegliere il più buono tra gli involtini di carta di riso ripieni di gamberi e verdure da intingere in una buonissima salsa alle arachidi (vi sfidiamo a non sporcarvi mentre li mangiate!), le bruschette di pane croccante con manzo marinato e i bocconcini di pollo fritto accompagnati da maionese agli agrumi.

Ovviamente, dopo esserci accertati con la gentilissima ragazza in sala della giusta pronuncia, non potevamo non assaggiare il pho: noi abbiamo preso la versione con fettine di carne crude, cotte drettamente nel brodo e quella con manzo scottato e polpette ed entrambe ci hanno decisamente convinto: le tagliatelle di riso sono fatte in casa, la carne gustosa e il brodo è delicato ma al contempo saporito e sarete comunque voi, grazie ai condimenti (coriandolo vetnamita, peperoncino, menta, salsa sriracha) serviti a parte, a decidere il grado di sapidità e piccantezza della vostra zuppa. Chiedondoci cosa c’entrassero con il Vietnam le Galatine che vengono offerte alla cassa, abbiamo pagato un onesto conto di circa 30 euro a testa e siamo usciti contenti. Certo, non è il posto per una cena speciale, ma se cercate un locale senza pretese con una cucina leggera, gustosa e molto comfort, passate senza indugi da La Viet.

Trattoria La Sciura

cucina italiana |📍Zona Magenta
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In una delle zone in cui è più densa la presenza delle tipiche signore milanesi chic ed eleganti, perché non aprire un ristorante che si chiama La Sciura? È quello che avrà pensato il proprietario di Ghe Sem (rip) quando ha deciso di cambiare completamente format, virando su un progetto più tradizionale e locale. Qui tutto è confortevole e senza sorprese, nell’accezione più positiva possibile: lo è l’atmosfera, con una bella colonna sonora di classici italiani anni 60 e uno splendido tono di verde negli arredi a rendere l’ambiente calmo e rilassante (anche se forse un po’ troppo buio); lo è il servizio, amichevole, professionale e diretto; lo è, ovviamente, il menu con i classici della cucina lombarda divisi nelle tranquillizzanti – e sempre più rare – sezioni di antipasti, primi, secondi e dolci.

Noi abbiamo assaggiato un tagliere di salumi accompagnato da focaccia calda e giardiniera (quanto siamo contenti quando troviamo la giardiniera in un menu!), ottimo ma – a differenza delle altre portate decisamente importanti – un po’ troppo scarso di quantità; abbiamo proseguito con il risotto alla milanese che, grazie a una cremosità e cottura perfette, ha già scalato la classifica dei nostri risotti più amati, con una buonissima tartare di vitella Verzese con tuorlo fritto e senape e con una guancetta di manzo con polenta che si scioglieva in bocca e che non avrebbe sfigurato in un rifugio alpino. Mentre concludevamo il pasto con un’eccellente panna cotta, avevamo già in mente di ritornare per provare l’enorme cotoletta che vedevamo sfilare verso gli altri tavoli e che promette anch’essa di entrare tra le nostre preferite. Anche i prezzi sono rassicuranti, soprattutto considerando un quartiere in cui un panino può costare fino a 10 euro: qui con una quarantina di euro a testa sarete più che soddisfatti.

Gastronomia Palazzi

gastronomia-bistrot |📍Risorgimento
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Dopo Rosticceria Palazzi (storica rosticceria che ha di recente cambiato gestione, e che vi avevamo nominato sin nei nostri consigli sulle migliori gastronomie e rosticcerie di Milano), Palazzi si è allargata con un secondo indirizzo che, più che “seconda sede”, risponde alla necessità di sedersi davvero e godersi un pranzo. Siamo in Piazza Risorgimento, e accanto alla gastronomia dove si può acquistare e portare via (anche bottiglie, conserve e pietanze pronte), c’è il bistrot pensato per consumare sul posto, con servizio al tavolo e l’insegna che chiarisce subito il mood: “bar à vin & lasagna” (è forse questa una poesia?).

Il bello è che l’impostazione rimane fedele alla filosofia Palazzi: menu costruito alternando piatti da spiluccare e condividere (dai 5 ai 12 €), qualche piatto del giorno più sostanzioso (dagli 8 ai 18€), e una base di classici che tornano (quasi) sempre in carta e che ricordano i pranzi della domenica in famiglia (dai 12 ai 17 €, per darvi un’idea dei prezzi). Noi abbiamo ordinato il gratin dauphinois, mondeghili (davanti ai quali non riusciamo a trattenerci, e questi erano davvero pazzeschi!), riso al salto croccante al punto giusto, seppie grigliate ai broccoli, con olive e olio piccante (per davvero!), e poi lasagne al ragù (che qui sono una grande certezza) e un purè a dir poco memorabile. Sul vino, la scelta può spaziare su un bel numero di etichette, concentrate in Italia, ma anche, o soprattutto, sulla Francia; noi abbiamo scelto Bulles de Roche di Thierry Germain, una bollicina gastronomica, perfetta per accompagnare il nostro pranzo.

Ultima e onesta menzione al servizio, che abbiamo trovato molto giovane e spesso un po’ distratto, con dimenticanze e tempi di attesa molto dilatati: niente di drammatico, ma si percepisce che è un meccanismo che deve ancora rodare un po’, e sembra mancare una figura di riferimento che sappia “tenere” la sala. Detto questo, l’atmosfera resta piacevole, simile ad un bistrò parigino (ma con le lasagne, eheh) e il posto ha tutte le carte per diventare uno dei nostri indirizzi preferiti per i pranzi del weekend!

Trattoria del Nuovo Macello

cucina milanese |📍Calvairate
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Provare nuovi ristoranti è sicuramente una delle nostre attività preferite, ma quanto è bello avere certezze in cui rifugiarsi, sicuri che non si rimarrà delusi dall’esperienza vissuta? Proprio per questo motivo, per festeggiare un compleanno, abbiamo deciso di tornare a cena in uno dei migliori ristoranti a Milano, secondo noi. Alla Trattoria del Nuovo Macello, infatti, si mangia una delle cotolette più incredibili mai assaggiate in città ma anche un risotto alla milanese indubbiamente squisito. 

Aperta nel 1928 e ubicata in zona Calvairate, questa storica trattoria milanese negli anni ha saputo mantenere una qualità altissima, diventando un’istituzione e un punto di riferimento sia per i milanesi doc che per chi nel capoluogo lombardo è solo di passaggio ma è in cerca di un’esperienza culinaria tipica, autentica, senza sbavature. Noi, per iniziare, abbiamo condiviso la loro giardiniera, il salame cremonese dell’azienda agricola La Malintesa e dei deliziosi mondeghili con salsa agrodolce di pomodoro e carote, per poi proseguire con una porzione intera e due mezze porzioni di risotto con stimmi di zafferano, burro superiore e Lodigiano riserva; la trippa con fagioli dall’occhio, aneto, limone e grana Lodigiano; una cotoletta di vitello alta e con osso (si può avere anche senza) frollata per 40 giorni e – dulcis in fundo – un gelato di puro pistacchio con salsa di cioccolato fondente e pistacchi salati e una particolarissima meringata allo zola

Per quanto elencato, oltre a tre calici di bollicine (c’era da festeggiare!) e una bottiglia di rosso, il conto finale è stato di 225€ (75€ a persona): una cifra che si è ben disposti a spendere per mangiare così bene ed essere serviti con cotanta cortesia e professionalità. Ci teniamo inoltre a dirvi che ci siamo trovati benissimo nell’intima tavernetta al piano inferiore, che vi consigliamo di scegliere per la sua atmosfera calda e avvolgente, a cui contribuiscono senz’altro mattoni a vista e luci soffuse

Madama Hostel & Bistrot

brunch |📍Lodi
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In zona Lodi c’è un posto in cui torniamo spesso per il brunch e che, con il tempo, è diventato una certezza. In queste pagine lo abbiamo citato più volte, l’ultima nella guida a Scalo Romana: si chiama Mamada Hostel. È un ostello-bistrot al civico 1 di via Benaco con un bar di quartiere sempre vivo. La frequentazione è varia, e l’atmosfera è quella dei posti semplici ma accoglienti, dove si sa già che si passerà un’ora (o più) piacevole e si mangerà senza spendere una fortuna. Da bere, cocktail senza troppe pretese, birre e vini; da mangiare burger e piatti comfort: il Madama è una buona base anche per aperitivi informali, pranzi e serate tranquille, soprattutto col bel tempo, quando il dehors si riempie fino a tardi.

L’ultima volta siamo tornati in una domenica mattina luminosa, per una colazione lunga che è scivolata verso il pranzo. Abbiamo optato per una English breakfast, sostanziosa e ben fatta, e un tramezzino al tacchino, buono nel complesso, anche se il pane avrebbe potuto essere tostato un po’ di più (un suggerimento che vale, in generale, per il pane servito anche con gli altri piatti). Da bere abbiamo ordinato un caffè americano e una spremuta fresca, e poi abbiamo fatto quello che facciamo spesso: dividerci dei pancake, soffici e che finiscono sempre troppo presto. Il servizio è gentile, l’ambiente informale, e a questo giro abbiamo speso circa 18 euro a testa. Ed è proprio questo il bello del Madama: non sarà il brunch più modaiolo o il migliore della città, ma è affidabile e ha un rapporto qualità-prezzo raro; per noi è uno di quei posti che vale la pena tenersi stretti, insomma!

Antica Hostaria della Lanterna

cucina italiana |📍Ticinese
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Scovare posti come questo è sempre fonte di grande soddisfazione. Situata in una via assolutamente anonima dietro la fermata di Santa Sofia, Antica Hostaria della Lanterna è un locale ‘vecchia Milano’ dall’atmosfera casalinga per noi assolutamente irresistibile.

A pranzo propone un menu fisso da 11€ (!) che include un primo a scelta, acqua, caffè e coperto. I primi piatti tra cui scegliere sono pressoché sempre gli stessi, semplici e soprattutto con porzioni generose che nella maggior parte dei ristoranti milanesi, osterie incluse, sono ormai un miraggio. Siamo stati più volte per pranzi di lavoro e li abbiamo provati tutti: gnocchi zola e pistacchio, gnocchi salsiccia e pomodoro, gnocchi al pomodoro, pasta alla salsiccia, pasta alla disperata (con peperoncino) e pasta al radicchio. Alcune volte potreste esere fortunati e trovare delle proposte del giorno. Possiamo dire che le portate più gustose si sono rivelati gli gnocchi allo zola e la pasta alla disperata. La sera la proposta di menu rimane uguale, con l’aggiunta di alcuni secondi piatti come ossobuco o brasato. Una menzione speciale la merita il tiramisù fatto in casa, davvero eccezionale!

L’atmosfera è molto accogliente e il servizio familiare, informale e gentile. I prezzi sono davvero piccoli per pranzo, considerata anche la zona centralissima, mentre per la sera tenete conto che i prezzi alla carta si aggirano sui 10-12€ per i primi e 16€ per i secondi. Torneremo per la millesima volta? Potete giurarci.

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-a-milano-gennaio-2026/ /ristoranti-a-milano-gennaio-2026/#respond Wed, 28 Jan 2026 15:37:02 +0000 /?p=90418 Tra un ristorante parigino in hype, una pizzeria romana difficile da prenotare e qualche delusione, abbiamo molto di cui raccontarvi.

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Forse questa è una delle compilation di ristoranti a Milano più “a bocce ferme” e meno complimentose degli ultimi anni, il che significa che abbiamo davvero molto da raccontarvi. All’interno trovate le nostre impressioni non filtrate di un ristorante dall’allure parigina sbarcato in città e già molto in hype, ma anche una pizzeria romana difficilissima da prenotare, o ancora un coreano che, seppur ‘figlio’ di nostre grandi certezze, non ci ha proprio convinto. Buona lettura, ma anche buone (s)prenotazioni!

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Kiwon

enoteca con cucina coreana |📍Dateo
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La nostra passione per la cucina coreana è cosa nota, talmente nota, in primis a noi stessi, che appena abbiamo potuto siamo saltati su un aereo per Seul e abbiamo fatto un magnifico giro della Corea del Sud. Rimanendo però su Milano, la nostra storicissima lista dei nostri ristoranti coreani preferiti, a più di 10 anni di distanza, andrebbe sicuramente aggiornata, eppure non siamo sicuri che Kiwon meriti un posto al suo interno.

Nonostante tra i proprietari di questa nuova apertura figurino i medesimi di Gin Mi, apprezzatissimo ristorante coreano in città (e al primo posto proprio della nostra lista), la sua formula, al momento, ci appare ancora un po’ confusa. I piatti in carta sono pochi – cosa che non è necessariamente un male, tutt’altro -, ma le porzioni davvero risicate (i classici ‘piattini’ delle molto in voga enoteche con piccola cucina, così come si auto-dichiara Kiwon), a fronte di prezzi che, al contrario, non lo sono (6€ per letteralmente due, due ravioli e 12 per una pastellina di kimchi ci sono sembrati davvero esagerati). Inoltre, i sapori pilastro della cucina coreana (aglio, fermentati, piccante) ci sono parsi inequivocabilmente e poco coraggiosamente smussati, a favore di un pubblico forse non avvezzo (?).

Attenzione, le portate che abbiamo assaggiato (i mandu e il kimchi gion, appunto, così come i tteokbokki – gli gnocchi di riso tipici coreani saltati in salsa piccante – e una zuppa di carne e spaghetti di patate) non erano in assoluto spiacevoli, anzi, però ci saremmo aspettati davvero molto di più. Il servizio, per contro, è gentile e nel locale si sta bene, anche se si finisce per spendere 35€ bere a parte senza essere nemmeno particolarmente sazi.

Bar Sandøy

Enoteca con cucina |📍Porta Venezia
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E a proposito di enoteche con cucina appena arrivate in città, la curiosità ha avuto la meglio: siamo passati da Sandøy, costola del fratello maggiore Røst (che tanto abbiamo amato qualche anno fa), proprio accanto, al civico successivo. L’ambiente dichiara subito la propria anima domestica: solo sgabelli, una quindicina di posti distribuiti tra mensole e banconi, e un’atmosfera di estrema convivialità.
Qui si viene per un buon bicchiere di vino e condividere qualche piatto, senza la pretesa di una cena vera e propria (anche se, spoiler, per noi è andata proprio così, ma sapete che non è una novità!).

Anche il menu, stampato e appeso al muro, va dritto al punto: poche proposte, aggiornate con frequenza, tra classiconi da stuzzicare e alcuni piatti principali alla brace, di pesce, carne e vegetali. Nel nostro giro di assaggi abbiamo iniziato con le crocchette di prosciutto, le ostriche dello chef, condite con tabasco, zenzero e basilico (anche se segnaliamo uno zenzero decisamente troppo arrogante). Poi è arrivato il Sandoy toast, accompagnato dalla epica doppia panna montata, cannolicchi alla plancha e la zampina di pesce: una salsiccia compatta e saporita, farcita con gli scarti di ricciola.

Capitolo vini: la regia è tutta lì, com’è giusto che sia in quella che nasce come enoteca. La scelta delle etichette orienta inevitabilmente il conto, ma ci sono tante proposte interessanti, senza scelte banali, con un equilibrio tra classici e nuove scoperte. I piattini vanno dai 2 € ai 12 € (il toast), mentre alla brace si parte da 7€ per i vegetali e si arriva a 14 € per il pesce. Non prendono prenotazioni, ma per ora un posto per un calice si trova (quasi) sempre, anche se potreste dover dividere un angolino del bancone. Un dettaglio che a noi, comunque, piace parecchio.

Altatto

ristorante vegetariano |📍Barona
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Per la cena di redazione natalizia siamo tornati da Altatto, uno dei nostri ristoranti vegetariani a Milano preferiti, dove eravamo già stati diverse volte negli anni subito successivi alla sua apertura, in piena pandemia. Ma, questa volta, ci siamo diretti a Milano Ovest, e più precisamente alla Barona (qui trovate la nostra guida di quartiere dedicata!), e non più a Greco, dov’era ubicata la sede precedente. In questi nuovi spazi, sicuramente più ampi e raffinati, l’anima intrinseca al progetto non è però cambiata: la voglia di divertire, stupire e gioire con i vegetali. Si può scegliere tra due menu degustazione (da 4 o 9 portate): noi abbiamo optato per il primo percorso, con la possibilità di integrare con qualche piatto alla carta.

Per iniziare, un sorprendente tempeh glassato cotto alla brace, kimchi e sfoglie di grano duro, e dei cardi in pastella di ceci con pisto napoletano (un mix di spezie partenopee) e delle deliziose cipolle di Montoro sottaceto che vorremmo nella nostra vita. Per proseguire, delle eliche monogramo con burro affumicato, liquirizia e abete bianco (delicate ma giuste, solo ne avremmo desiderate almeno il doppio) e un deludente dolce-non-dolce a base di empanada di zucca e tagete da accompagnare al gelato alla mostarda, sicuramente l’elemento migliore del dessert.

Siamo stati bene, complice anche il servizio come sempre giovane ma puntuale, i vini naturali (di cui però, specie per le bollicine, qualche referenza sotto ai 50€ sarebbe stata sicuramente gradita) e il pensiero (ah, il pensiero!) evidente dietro ad ogni piatto. Rispetto alle scorse volte, forse, ci è mancato il piatto game changer, quello in grado di farci veramente ammutolire di felicità, e un po’ di ‘sostanza’ nelle porzioni, anche in considerazione del fatto che il prezzo del menu da 4 portate (55€ bere a parte) è aumentato, rispetto a qualche anno fa, di una quindicina di euro. Torneremo? Potete comunque scommetterci.

Rovello

cucina italiana |📍De Amicis
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Di Rovello abbiamo sentito lodi sperticate in arrivo sia da ‘comuni commensali’ che da gente del mestiere, ristoratori che spesso lo citano tra i migliori ristoranti di Milano. Per questo motivo, dopo essere stati – senza uscirne altrettanto estasiati – una vita fa nell'(ex) locale a Brera, abbiamo deciso di sondare nuovamente il terreno, questa volta nella nuovissima sede di via Ariberto, in zona De Amicis.

Ci siamo stati, appunto, per un pranzo volante ‘di ricognizione’, con l’idea di assaggiare giusto due piatti e riprendere confidenza col genere: così è stato, e da un menu non troppo esteso e parecchio classico (davvero classico: risotto al salto; cotoletta; tagliata e costata; tartare e vitello tonnato) abbiamo scelto due primi. Una pasta e fagioli vagamente scotta, con guanciale tendente al molle e senza alcun tipo di spinta piccante come invece ci saremmo aspettati; e uno spaghettone con guanciale, pecorino e puntarelle, più a fuoco ma decisamente nella media.

Il servizio è stato molto gentile – anche complice la sala vuota visto l’orario anziano a cui ci siamo presentati – e l’atmosfera decisamente calda, con un bel bancone e dei tavolini decisamente ravvicinati. ll conto non lo possiamo commentare, perché a seguito di un disguido, i due piatti ci sono stati offerti, ma tenete presente che antipasti e primi si aggirano sui 18€, mentre i secondi spostano l’asticella ben oltre i 20 (con l’exploit a 40€ per la cotoletta). Avremo sbagliato a ordinare anche questa volta? Qualcuno ci ha detto che i ‘pezzi forti’ qui sono vino e carne, d’accordo, però per tanto clamore ci saremmo sinceramente immaginati qualcosina in più.

Mochi Mochi

dolci giapponesi |📍Paolo Sarpi
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Mochi Mochi, in Paolo Sarpi, via dello street food asiatico per eccellenza, è uno di quei posti in cui ci ritroviamo a tornare spesso. Sarà la posizione, comoda per una pausa durante una passeggiata in zona, o semplicemente per il fatto che i mochi qui sono davvero buonissimi.

Come al solito abbiamo finito per provare più gusti, perché resistere alla tentazione di questi dolcetti colorati davanti al loro bancone è difficilissimo: da quelli al tè matcha o al cioccolato, passando per quelli ripieni di pasta di fagioli rossi, fino ai nostri preferiti in assoluto, quelli alla panna e fragola e quelli al cocco, che non a caso vanno puntualmente sold out.

Ogni volta il gioco è lo stesso: fingere di volerne mangiarne solo uno e poi finire per comprarne quattro o cinque (nel nostro caso proprio cinque, per una spesa complessiva di 10€ )! Sicuramente, questo piccolo posto è un pit stop perfetto per un dolcino da asporto, una merenda divertente o un fresco fine pasto. Il consiglio è di provarlo durante i giorni feriali, perché nel weekend c’è spesso una lunga fila!

La Rue

ristorante francese |📍Garibaldi
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Vale davvero o è solo hype? È questa la domanda che ci siamo fatti entrando in questo ristorante francese in Corso Garibaldi di cui si è tanto parlato fin dalla sua apertura qualche mese fa. Infatti, la particolarità del locale – che si ispira a una leggendaria insegna di Parigi – è quella di avere in menu una sola scelta, un piatto di entrecôte servito con patatine fritte, il tutto accompagnato da una salsa segreta a base di burro. Il prezzo di 35 euro comprende anche un’insalata con noci e vinaigrette come antipasto, l’acqua e il coperto. Il vostro potere di scelta si limita ai dolci e al vino (c’è anche quello “della casa”!).

Al di là della piacevole – ma tutto sommato trascurabile – insalata iniziale, dobbiamo ammettere che, pur non essendo la migliore mai mangiata, la carne è di buona qualità, abbastanza tenera e gustosa; buonissime senza riserve invece le patatine che accompagnate alla salsa rendono l’insieme molto soddisfacente e godibile. Nei 35 euro è compresa anche la possibilità di fare un bis, cosa che ovviamente ci siamo ben guardati dal non fare. Per testare il menu (solo per dovere di cronaca, eh!) abbiamo assaggiato anche un dolce, una crème brûlée veramente ben eseguita. Il servizio è sicuramente un punto forte, con ragazzi in sala preparati e molto gentili.

Ma quindi, qual è la risposta alla domanda iniziale? Forse non siamo del tutto imparziali: basta un locale dall’atmosfera parigina, una baguette affettata nel cestino del pane e l’immancabile carafe d’eau da bistrot del Marais perché il cuore si sciolga. È vero, con cinque euro in meno il prezzo sarebbe stato più centrato, ma a ben vedere oggi a Milano dove si riesce ancora a mangiare carne di qualità spendendo meno di 40 euro a persona?

Futura

pizzeria romana |📍Isola
💰

Un altro locale davanti al quale ci siamo fatti la stessa domanda sull’hype è Futura, nuova pizzeria romana che ha aperto all’Isola e in cui è ancora difficile trovare posto se non prenotando con almeno un mese di anticipo. Protagonista, qui, è la pizza romana: solo 160 grammi di impasto leggero e digeribile, e bordo bruciato come vuole la tradizione.

Abbiamo esordito con un supplì al telefono con fiordilatte, pomodoro e parmigiano, molto croccante, e un pan suisse al vitello tonnato parecchio gustoso e peraltro perfetto da dividere in due. Abbiamo poi provato tre pizze diverse: marinara in salsa verde, con battuto i prezzemolo (quella che si vede più postata in giro), una margherita con prosciutto cotto e una boscaiola con funghi, ricotta, salsiccia fresca e stagionata e guanciale.

La pizza arriva già tagliata e, nonostante sia effettivamente molto sottile, sazia. Peccato però che si raffreddi con un’insolita rapidità e che le salse sulle marinara, per quanto decisamente fotogeniche, ci siano sembrate un po’ troppo abbondanti.

Passando al bere, da una parte siamo rimasti stupiti piacevolmente per la ricca carta dei vini, ma siamo rimasti altrettanto delusi dalla mancanza di scelta, invece, sulla birra. L’ambiente è abbastanza minimalista e il servizio cortese, con un conto finale che, bere a parte, è stato di circa 25€. Considerato anche i turni di un’ora e mezza, che sono scrupolosamente rispettati, forse il responso finale lo avete già intuito.

Chuck’s

ristorante americano |📍Cinque Vie
💰€€

Chuck’s, la famosa insegna di smashburger di Sidewalk Kitchens, da un paio di mesi ha aperto un nuovo locale in zona Cinque Vie (avete già visto la nostra guida di quartiere, vero?) che, a differenza del fratello maggiore, non offre solo panini, ma un menu composto da classici della cucina USA rivisitati in chiave più contemporanea. Noi abbiamo assaggiato (oltre all’hamburger che ovviamente non manca) gli spaghetti & meatballs e la calamarata vodka sauce.
Non si può dire che la pasta non sia buona – anzi, i piatti sono davvero soddisfacenti! – ma ci è rimasto un po’ di amaro in bocca per una presentazione non abbastanza curata (le foto su Instagram sono un’altra cosa!) e per alcuni dettagli stonati come le polpette degli spaghetti bruciacchiate e troppo secche.

Anche il servizio è da migliorare: i ragazzi in sala sono sicuramente gentili, ma non sono mancate le disattenzioni (i piatti sono stati consegnati a caso senza chiedere di chi fossero). L’ambiente, poi, è sicuramente luminoso e pulito, ma a nostro giudizio un po’ troppo spoglio e freddo (anche nel vero senso della parola visto che si gelava!). Altra nota non troppo positiva sono i prezzi che, seppur in linea con la zona (i piatti di pasta costano dai 15 ai 20 euro) presentano alcune particolarità come l’acqua frizzante più cara di quella naturale. Tutto sommato, però, ci è rimasta la curiosità di tornare per assaggiare altri piatti (come le caserecce Alfredo e la cheesecake) con la speranza di trovare un ambiente più caldo, una maggior cura dei dettagli e un servizio più rodato.

Street

Smashburger |📍Varie sedi
💰

Negli ultimi mesi a Milano le aperture di Street si sono moltiplicate, complice la passione dilagante per Sua Maestà, lo smashburger. Ambienti ordinati e quasi asettici, pochi posti a sedere, servizio rapido e alcun invito a fermarsi a lungo del dovuto: i locali di Street sono molto simili tra loro, e sono il classico posto in cui passare‑ordinare‑mangiare‑ripartire, perfetto soprattutto quando hai un orario da rispettare (tipo, nel nostro caso, un film all’Anteo).

Il menu è concentrato su tre tipologie di smashburger, patatine fritte (con la variante di patate dolci), un sacco di salse tra cui scegliere, e qualche bevanda. Noi abbiamo preso un bacon burger con patate dolci. Le patate sono davvero ben fatte: fritte alla perfezione, croccanti, saporite il giusto. Il panino, invece, fa il suo ma non entra nel podio cittadino: buona la crosticina da piastra, discreta la struttura del pane, condimenti poco presenti, manca forse quel guizzo di succosità e contrasto che ci fa scattare la scintilla.

Insomma, Street interpreta con coerenza l’idea di fast food un po’ pettinato e soprattutto veloce, ideale per una sosta o una pausa pranzo al volo. Considerando il format, i prezzi per un menu completo (patatine, burger e bevanda) non sono proprio bassissimi: €19,90. Ah, come rimpiangiamo i tempi del buon vecchio Happy Meal.

U Spinnu

ristorante siciliano |📍Porta Romana
💰€€

Quando mangi bene, spendi il giusto e ne parli stupito appena esci dal locale con gli amici che erano lì con te, è colpa dello stato della ristorazione di questa città, dell’inflazione o cos’altro? Ce lo siamo domandati, dandoci delle pacche di approvazione – della serie “bravi noi” – una volta usciti da U Spinnu, ristorante siciliano in zona Porta Romana, che abbiamo scelto googlando all’ultimo per un pranzo domenicale un po’ improvvisato e un po’ in hangover, con la voglia di non spendere troppo – e per non troppo, in questa città, si intende circa 30 euro. Che, di per sé, è già una sfida, come raccontavamo qui.

Ora, il posto non è totalmente di nostro gusto, come non lo sono le ceramiche dei piatti, ma ci sono degli elementi, come le classiche teste di moro o le maioliche colorate di ottima fattura a rendere passabile l’atmosfera. Insomma, l’occhio vuole la sua parte, ma a noi interessa anche il resto. Il servizio, per esempio. Il cameriere che ci ha seguito è stato gentilissimo, un po’ forse asfissiante nel volerci spiegare tutto il (non troppo lungo) menu, ma anche un eroe quando ci ha offerto quattro calici per farsi perdonare della non disponibilità di alcuni piatti ordinati (chi aveva detto “beviamo solo acqua”? Noi. Chi ha detto subito, “oh grazie, perché no?” Ancora noi, pagliacci).

Dettagli e servizio a parte, è nella “sostanza dei piatti” che U Spinnu gioca la sua partita migliore. Una menzione la merita sicuramente la caponata siciliana nella variante palermitana, con un sedano molto presente al palato, per un assaggio sorprendentemente fresco. Un’altra agli involtini al pistacchio croccanti il giusto fuori, succosi dentro e dal pistacchio percepibile. E infine, il nostro piatto preferito: tentacolo su letto di cicoria e macco (la classica purea di fave), con una reazione di Maillard sul polpo davvero notevole. Prezzo per capoccia, tolti i calici offerti, attorno alle 25€. Emoticon del violino che suona.

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I 10 migliori ristoranti del 2025 che abbiamo provato (a Milano ma non solo) /i-10-migliori-ristoranti-del-2025/ /i-10-migliori-ristoranti-del-2025/#respond Mon, 15 Dec 2025 00:13:00 +0000 /?p=89561 Prontissimi per tirare le somme! Ecco i nostri 10 ristoranti preferiti nel 2025 (a Milano ma non solo) dove vi consigliamo di andare!

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Chi siamo noi per non dare seguito a una tradizione ormai decennale qui su Conosco un posto, in cui cerchiamo di tirare le somme eno-gastronomiche dell’ultimo anno e mettere in fila quelli che per noi sono stati i 10 migliori ristoranti del 2025? E quindi rieccoci qui, come ogni dicembre, ma quest’anno sconfineremo da Milano e vi racconteremo a tutto tondo le migliori mangiate degli ultimi 365 giorni! Un po’ perché, diciamolo, in città la ristorazione ultimamente ci sta un po’ deludendo, un po’ perché effettivamente le volte in cui siamo stati meglio non eravamo effettivamente qui… Molto su cui riflettere 🙂 Godetevi la lista!

E i vostri ristoranti del cuore nel 2025 quali sono stati? Se volete, potete scoprire anche la lista dei 10 ristoranti del cuore a Milano nel 2024, 20232022!

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I migliori ristoranti del 2025 (a Milano ma non solo)

Sandì

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MI PIACE PERCHÉ: Perché di ogni piatto che la chef propone nel suo menu esclamo “Oh mio Dio, sì!”. Perché va bene la coolness, ma qui c’è anche (tanta) sostanza. Perché alla loro zuppa imperiale penso a giorni alterni, e non vedo sempre l’ora di tornare.

Mercato Isola

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MI PIACE PERCHÉ: Perché i ‘collettivi’ di insegne diverse e l’atmosfera da mercato rionale sono uno dei nostri contesti preferiti, perfetti per serate tra amici a smezzarsi e provare un po’ di tutto; perché Alba Pasta Bar e Celeste Al Mercato sono due belle novità, e Katsusanderia la solita certezza. Perché dove ci sono carboidrati, calici e verdure fatte bene, per noi è sempre un sì.

Lafa

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MI PIACE PERCHÉ: Perché la cucina araba e mediorientale non ci stancano mai. Perché le spezie e gli abbinamenti utilizzati in cucina rendono tutto molto divertente. Perché pasteggiare con la bandiera della Palestina a fianco fa sempre piacere, specie di questi tempi. Aggiungiamo addirittura un quarto motivo: perché il prezzo è molto giusto.

June Collective

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MI PIACE PERCHÉ: Perché questa tipologia di bistrot, semplice ma mai banale, secondo noi mancava proprio in città. Perché anche qui spezie e verdure sono portate al “next level”. Perché che sia per colazione, brunch o pranzo si sta sempre un gran bene.

Al Vecchio Porco

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MI PIACE PERCHÉ: Perché mangiare bene cucina tradizionale ormai non è scontato. Perché evviva quei posti che sembrano rimasti un po’ fermi nel tempo, ma senza sbavature. Perché l’ambiente e il servizio ‘vecchio stile’, quando è tutto giusto, risultano assolutamente contemporanei.

Roncaglia 33

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MI PIACE PERCHÉ: Perché sono molto esigente, ma quando si tratta di colazioni al bar divento intransigente, e il fatto che un bar mi sia davvero piaciuto è abbastanza indicativo. Perché i lievitati (sia dolci che salati), qui, sono devastanti. Perché finalmente un posto come si deve a Milano Ovest.

Locanda Mesa

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MI PIACE PERCHÉ: Perché questa novità merita di essere conosciuta e amata. Perché si mangia (e si beve!) davvero in maniera eccellente. Perché se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, in questa cascina a mezz’ora da Milano il gusto è di casa.

Osteria Giorgione da Masa

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MI PIACE PERCHÉ: Perché la domanda che mi faccio più spesso ricordando questa cena veneziana è: “Perché non esiste un posto simile a Milano?”. Perché la cucina “fusion giapponese veneta” la vorremmo quotidianamente nella nostra vita. Perché qui ci si diverte e l’atmosfera è autentica.

Belrespiro

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MI PIACE PERCHÉ: Perché questo posto nel piacentino incarna la definizione di “pranzo della domenica perfetto”. Perché Fabio e Chiara, i due proprietari, sono appassionati di ospitalità e cose buone in un modo quasi commovente. Perché il benessere che si prova sotto quel porticato nella bella stagione è davvero difficile da rendere a parole.

Valli Unite

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MI PIACE PERCHÉ: Perché una fuga sui colli Tortonesi è sempre un’ottima idea. Perché questa cooperativa agricola è il giusto compromesso tra semplicità e massima cura. Perché vorremmo che ogni pranzo di redazione potesse essere così ben riuscito!

E adesso tocca a te commentare: quali sono stati per te i migliori ristoranti del 2025 e quali mete hai invece nella lista dei desideri per l’anno che sta per iniziare?

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-a-milano-novembre-2025/ /ristoranti-a-milano-novembre-2025/#respond Tue, 25 Nov 2025 05:24:00 +0000 /?p=88672 Aperitivi veneti, cucina singaporiana e un wine bar filippino: ecco i ristoranti a Milano che abbiamo provato questo mese.

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Un aperitivo in pieno stile veneto, una capatina nel “primo ristorante singaporiano d’Italia” o un nuovo wine bar filippino in cui la frittura (quella buona, però) regna sovrana? Mangiare all’esterno è ormai quasi fuori discussione, ma questo mese abbiamo visitato alcuni locali che ci hanno conquistati grazie a un’atmosfera avvolgente, personale gentile e piatti capaci di sorprenderci davvero. In questa nuova compilation di ristoranti a Milano vi raccontiamo com’è andata, cosa ci ha colpito e perché vale la pena farci un salto.

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Cingapura

ristorante di cucina di Singapore |📍Risorgimento
💰€€

Tra le sorprese più appaganti degli ultimi tempi qui a Milano, ci teniamo a segnalarvi questo nuovo indirizzo in zona Risorgimento (qui trovate la nostra recentissima e utilissima guida del quartiere!) tutto dedicato alla cucina Nyonya, molto diffusa tra le varie comunità cinesi di Malesia, Singapore e Indonesia e che combina sapori dolci, acidi, pungenti e leggermente piccanti che vi risveglieranno il palato. Il ristorante, che si autoproclama “il primo ristorante singaporiano d’Italia“, ha un’atmosfera soffusa e molto piacevole, con pochi tavoli in un’unica stanza sui toni del verde. Noi, per prendere confidenza, abbiamo optato per dei deliziosi wonton di gamberi e pollo e degli spring rolls, anche loro atomici, come antipasto, per poi proseguire con l’highlight della serata, i gamberi saltati con peperoncino e (tanto, com’è giusto che sia) aglio. Siamo stati proprio bene – spendendo anche una cifra del tutto onesta, 25€ senza rotolare ma sazi – grazie anche al personale gentilissimo. Torneremo sicuramente ora che le temperature si fanno più rigide per assaggiare una delle tante zuppe in carta che già ci hanno ispirato moltissimo!

Xe Bòn

cicchetteria veneta |📍Anfossi
💰

Ci voleva proprio un posto come Xe Bòn, a Milano, dove poter fare un vero e proprio aperitivo in pieno stile veneto, con cicchetti, tramezzini e altre sfizi, da accompagnare a ottimi vini. Da quando lo abbiamo scoperto ci siamo già stati un paio di volte – prima di andare al cinema Colosseo che si trova proprio dall’altra parte della strada – e ci siamo trovati sempre un gran bene, anche e soprattutto grazie alla simpatia e all’ospitalità del proprietario Massimo e dei suoi figli Viola e Lorenzo, che lo aiutano nella gestione del locale. 

Da non perdere grandi classici come lo squisito baccalà mantecato e la polentina con polipetti in umido, ma anche specialità più originali come il cicchetto con caprino e pesto al limone o il tramezzino con sfilacci di cavallo. La prossima volta, però, ci piacerebbe anche provare il tagliere di salumi e formaggi. Tanto per darvi un’idea, il costo al pezzo dei cicchetti è di 2,50/3€, quindi in media per un aperitivo soddisfacente preventivate una spesa di circa 25€ a persona, bevande incluse. Il nostro giudizio – ma anche quello degli amici veneti con cui ci siamo stati – è decisamente positivo.

Misale

italiano |📍Porta Romana
💰€€

La parola Misalion in greco antico era utilizzata per indicare un semplice fazzoletto di stoffa, una tovaglia: il nome di questo nuovo ristorante, nascosto in una via un po’ secondaria in zona Porta Romana, viene da qui e dal desiderio di celebrare la tavola come luogo della vita quotidiana. Gli interni sono piccoli e raccolti, con una luce soffusa dalle sfumature blu che rende gli spazi forse un po’ freddi ma comunque accoglienti.

Il menu è racchiuso in una pagina: la parte più ampia è dedicata a piattini per lo sharing, e poi a contorni, pasta e secondi. Noi abbiamo deciso di condividere pane e ragù, le polpette al sugo e i friggitelli ripieni con salsa di datterini. Abbiamo poi spartito anche i piatti principali, scegliendo le pappardelle al ragù di cortile (con pasta fatta in casa!) e le costine di maiale con salsa bandiera. Tutti i piatti si sono rivelati oltremodo gustosi e saporiti, e giusti nelle porzioni, Ci credete se vi diciamo che quel ragù ancora ce lo sogniamo? Ad accompagnare il tutto, una bottiglia di Fricò di Tomassetti, un bianco macerato che ci ha piacevolmente sorpreso.

Il servizio è stato estremamente gentile e attento, complice anche una sala non troppo affollata. Con una bottiglia di vino in due, il conto finale si è attestato sui 55€ a testa. Molto interessante la proposta lunch a 19,50€ con antipasto, piatto principale, dolce o caffè (incluso pane e acqua).

Osaka

ristorante giapponese autentico |📍Brera
💰€€

Osaka, uno dei ristoranti giapponesi storici di Milano, nonché uno dei nostri preferiti, ha da pochissimo cambiato sede, lasciando la galleria un po’ tetra di corso Garibaldi dove è sempre stato per spostarsi a pochi passi da lì, sempre a Brera, in una vietta laterale, via Anfiteatro, vicino agli smash burger di Fonzo’s. Gli spazi, un po’ ridimensionati, sono anche qui all’insegna dell’estetica minimalista giapponese, con un piccolo bancone da cui spiare gli chef al lavoro (vi consigliamo questa sempre ottima opzione se foste da soli o in coppia) e qualche tavolo disseminato tra le varie sale. A rimanere indiscussa, anzi forse leggermente superiore, è sempre la qualità delle pietanze proposte: indimenticabili sia il sushi che il sashimi misto, così come gli hosomaki di ventresca di tonno e porro e il brodo dashi con riso, alga nori e calamari crudi. Noi siamo stati per una cena al bancone e, nonostante il servizio veramente molto (troppo!) lento, ci siamo trovati ancora una volta davvero bene e abbiamo ritrovato i sapori del nostro viaggio in Giappone. La spesa per un pasto in cui non farsi mancare niente difficilmente sarà inferiore ai 60-80€ bere a parte, ma secondo noi ne vale sempre la pena!

Balay

wine bar filippino |📍Città Studi
💰€€

All’ormai lunghissima lista di enoteche con cucina a Milano, da qualche mese si è aggiunta anche questa interessantissima nuova insegna, in cui siamo stati a cena di recente. Questo ennesimo wine bar, però, sa perfettamente distinguersi, proponendo una selezione di piatti estremamente originali e di carattere, dal sapore deciso.
Essendo la nostra prima volta nel locale – e trovando arduo scegliere tra le accattivanti opzioni presenti in carta – abbiamo preferito chiedere suggerimenti direttamente al giovane chef Ray Ibarra, cresciuto a Milano ma di origini filippine (ed ex Bentoteca); difatti Balay in ilocano, la lingua parlata nel nord-ovest delle Filippine, significa “casa”. 

Abbiamo seguito fiduciosi tutti i suoi consigli (e abbiamo fatto molto bene!), condividendo la tartare di fassona servita con patatine Bonilla (prodotte in Spagna e fritte esclusivamente in olio di oliva), capperi, miso e…cozze; il toast fritto di gamberi con ketchup alla banana; il tofu fritto con l’acidula salsa sisig; i bocconcini fritti (sì, c’è parecchio fritto in menu) di cervella su crema speziata di spinaci e i funghi misti con tuorlo d’uovo crudo, erba cipollina e tabasco (da aggiungere a piacimento), che abbiamo accompagnato a una porzione di delizioso paratha (tipico pane sfogliato indiano) servito caldo: una goduria!

Ogni boccone è stato una festa per il nostro palato, ma hanno senza dubbio contribuito anche la bella location con cucina a vista, il servizio amichevole e Kobi (il simpatico cagnolino di Ray che gira indisturbato per il locale) alla riuscita della piacevolissima serata trascorsa. Per quanto riguarda il conto tutto nella (ormai assodata) norma: 49€ a testa (eravamo in due) per quanto elencato precedentemente e una bottiglia di rosato da 28€. Ci torneremo con piacere. 

Gold Bao

ristorante cinese |📍Paolo Sarpi
💰

Gold Bao, in Paolo Sarpi, è tra quei posti che catturano già dall’esterno: cucina a vista, vapore che sale dalle ceste di bambù e un profumo di ravioli e fritto che ti accompagna per tutta la strada (anche i vestiti ne risentono, ma son dettagli!). Il locale è semplice con una piccola sala interna; ma il vero rito è prendere qualcosa da asporto e goderselo seduti su una panchina del quartiere, immersi nel via vai di Chinatown.

Noi abbiamo speso circa 20 euro per un paio di bevande, due porzioni di ravioli ripieni di carne e vegetariani, entrambi decisamente unti e saporiti e il famoso yóutiáo, un impasto fritto servito caldo e fragrante che ricorda un panzerotto. Non mancano anche dolcetti tipici, riso saltato, baozi e tante altre specialità. Insomma, Gold Bao è un indirizzo da segnare per una cena last minute, un aperitivo al volo o per quando avete voglia di un vero street food confortevole.

Dal Bolognese

ristorante di cucina emiliana |📍Missori
💰€€€

Da fuori ci si accorge a malapena dell’esistenza di questo ristorante, che si trova in un palazzo storico, a due passi da Missori, in una via silenziosa e appartata: durante la bella stagione, però, potete godervi la stupenda corte interna, e in quella fredda i suoi interni eleganti e molto caldi.

Qui la parola chiave è tradizione: in menu trovate i grandi classici della cucina emiliana, dai tortellini al celebre carrello dei bolliti. Siamo venuti per un pranzo di lavoro e abbiamo scelto due primi: tagliatelle alla bolognese e tagliolini al ragù di culatello di Zibello, entrambi deliziosi grazie alla pasta fresca fatta in casa. Come secondo abbiamo assaggiato la cotoletta di vitello alla bolognese, con prosciutto, parmigiano e purè: davvero squisita, anche se la porzione ci è sembrata un po’ piccola.

Il servizio è premuroso e sollecito, e l’ambiente, come anticipato, è molto accogliente e dal mood classico (non mancano le tovaglie candide di cui sentiamo sempre una gran carenza, insomma). I prezzi invece sono sicuramente importanti: bere escluso, per due piatti a testa (che la sera sono il minimo da ordinare) calcolate di spendere almeno 60-70€.

Gennaro Rapido A’ Rot e Carrett

pizzeria napoletana |📍Porta Romana
💰

Come dice il nome, Gennaro Rapido A’ Rot e Carrett – dall’anima decisamente spartana ma autentica – è la pizzeria per gustare la pizza a’ rota ’e carro: gigantesca, sottilissima, quasi priva di cornicione, schiacciata come vuole la tradizione popolare napoletana. Da buone forchette, abbiamo iniziato con una carrellata di fritti: frittatine di pasta da condividere, zeppole leggere e ariose e una memorabile Zizzona di Battipaglia da un chilo. Anche la carta delle pizze è ricca di proposte interessanti, con la possibilità di scegliere tra impasto classico o fritto.

Noi abbiamo ordinato diverse pizze da mettere al centro: una bufala profumatissima, con abbondante basilico; la “Gialla Gialla“, con pomodori gialli del Vesuvio, provola dei Monti, limone, alici e un buon olio extravergine; una provola e pepe, con pomodoro pelato biologico, provola dei Monti e una pioggia di pepe; e un’intramontabile marinara con origano selvatico, aglio e basilico. Ingredienti di prima qualità, impasto digeribile e pizze cotte a puntino. Per concludere, caffè e ammazzacaffè! Il servizio è rapido senza troppe formalità e il conto è corretto: circa 90 euro in quattro, uscendo più che soddisfatti, con la sensazione felice di aver trovato un indirizzo da segnare per una pizza come si deve.

Le Nove Scodelle

ristorante di cucina cinese |📍Loreto
💰€€

Era davvero da tanto tempo che non mangiavamo da Le Nove Scodelle, e così siamo tornati in questo bel locale di viale Monza per assaporare le specialità del Sichuan. Il fulcro del menu sono ovviamente le nove scodelle che danno il nome al locale, nove piatti di carne, pesce e verdure dal diverso grado di piccantezza, ma tutti caratterizzati da gusti indubbiamente forti.

Noi abbiamo mangiato dei buonissimi ravioli con ripieno di maiale decisamente più grandi rispetto a quelli di altri ristoranti cinesi. Proseguito, poi, con una favolosa dadolata di coniglio con zenzero, peperoncino e pepe del Sichuan che ci è stata presentata come il piatto dai sapori più impegnativi. Superata solo dai devastanti (ma ottimi!) fagiolini rosolati con ragù di maiale, verdura fermentata, zenzero e peperoncino, che hanno messo a dura prova la sensibilità della nostra bocca e la funzionalità del nostro sistema di sudorazione.

Fortunatamente, il dolce che abbiamo preso per chiudere il nostro pranzo (un buonissimo incrocio tra una panna cotta e un creme caramel) ha riportato la nostra temperatura a livelli accettabili. Una segnalazione particolare la meritano senza dubbio il servizio con un team di ragazzi preparati, simpatici e appassionati e la possibilità di modificare molti dei piatti in menu per renderli vegetariani o vegani. Anche il prezzo ci ha fatto sorridere perché – a parte il solito inspiegabile coperto di 2,5 euro – il conto finale per due persone ha superato di pochissimo i 50 euro in totale. Insomma, senza tanti giri di parole: se vi piace la cucina piccante e dai sapori non banali, Le Nove Scodelle si conferma sicuramente uno dei ristoranti cinesi migliori di Milano.

La Rita

pizzeria |📍Sesto San Giovanni
💰

Non ce ne vogliano i nostri amici sestesi, ma confessiamo che non abbiamo mai avuto tantissimi motivi per visitare Sesto San Giovanni (tranne, a suo tempo, Yoji). Dopo aver mangiato dalla pizzeria La Rita, però, dobbiamo sicuramente ammettere che il lungo viaggio sulla metro rossa diventerà una piacevolissima ricorrenza.

Il locale è allegro e colorato e i neon sui muri (anche in bagno!) rendono l’atmosfera divertente e informale. Il menu comprende una ventina di varianti, dalle più classiche a quelle con ingredienti più sofisticati (il Puzzone di Moena, la salsa al Lambrusco, la salsiccia piccante ai peperoni, la crema di pomodorini arrostiti e tanti altri), a dimostrazione di una ricerca assolutamente non scontata sugli accostamenti tra sapori, che non risparmia un’attenzione particolare anche per le persone vegetariane.

Dopo una lunga riflessione, noi abbiamo scelto una Funghi e Salsiccia con fiordilatte, cardoncelli, taleggio, salsiccia stagionata, salsa teriyaki e polvere di funghi porcini e una Nduja e Blu di bufala con pomodoro, fiordilatte, nduja, blu di bufala, cacioricotta e basilico. La pizza è una classica napoletana con un cornicione ben sviluppato e sottile al centro, ma abbastanza forte da reggere perfettamente il peso degli ingredienti. Il gusto è davvero spettacolare, con un equilibrio perfetto e una consistenza così leggera che facilmente avremmo fatto il bis.

Impossibile non citare i dolci, tra i quali spicca una indimenticabile carrot cake con spuma di mascarpone, salsa al mango e gelato al cioccolato bianco. Ultimo plauso al gentilissimo proprietario che lascia trasparire a ogni parola tutto l’orgoglio per il proprio locale. Anche il prezzo – circa 30 euro a testa con bibita e dolce – ci è sembrbato giusto, soprattutto in considerazione dell’alta qualità degli ingredienti.

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Ristoranti fuori Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato di recente /ristoranti-fuori-milano-novembre-2025/ /ristoranti-fuori-milano-novembre-2025/#respond Mon, 17 Nov 2025 15:23:03 +0000 /?p=88459 Trattorie, ristoranti storici, locali per occasioni speciali: ecco i ristoranti fuori Milano che abbiamo provato e vale la pena raggiungere!

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Anche col freschetto invernale le gite fuori porta conservano il proprio fascino, soprattutto quando diventano l’occasione per scoprire nuovi indirizzi über confortevoli. Negli ultimi mesi ne abbiamo sperimentati di tutti i tipi: trattorie, ristoranti storici, indirizzi per occasioni speciali… Insomma, posti un po’ per tutte le esigenze, accomunati, però, da un grande comun denominatore: piatti davvero notevoli! Ecco quindi i 10 ristoranti fuori Milano che abbiamo provato di recente e che, secondo noi, vale proprio la pena raggiungere.

10 ristoranti fuori Milano che abbiamo provato di recente

Uri Sapori Condivisi

📍Roddino (Cuneo)
💰€€

Iniziamo questo viaggio tra i ristoranti fuori Milano da Roddino, nelle Langhe, dove abbiamo avuto una delle esperienza gastronomiche più interessanti di tutto l’anno. In questo ristorante con un bell’affaccio sulle colline circostanti – che però ora ha cambiato ‘casa’, per rimanere comunque sempre in zona – si incontrano Piemonte e Corea (i luoghi d’origine della coppia di proprietari), in un mix di sapori entusiasmante e incredibilmente centrato. La nostra passione per la cucina orientale ormai la conoscete, ma qui viene omaggiata e rivisitata con estro e ingredienti locali.

Scegliere è piuttosto facile: ci sono tre menu (da 58, 68 e 78 euro), rispettivamente incentrati sui piatti simbolo del ristorante, sulle verdure e sui sapori coreani. C’è però molta elasticità, e anzi si viene incoraggiati dal personale a mixare piatti da menu diversi. Stenteremmo a dire quale piatto ci ha convinto di più: se il sandwich croccante con faraona, salsa bernese, insalata e rucola, se i ravioli ripieni al blu di mucca con tamarindo e crema di albicocca, oppure il fenomenale ssam coreano (involtino ripieno di capocollo di maiale marinato e piccante). Qui si beve anche molto bene (vi consigliamo di non farvi scappare il drink a base di tonica, soju e gochujang, spaziale) e una nota di merito va al servizio, uno dei migliori mai esperito: giovane, capace, attento senza risultare invadente, con un cuore, insomma. Speriamo con questo racconto di aver reso giustizia a Uri Sapori Condivisi, un’insegna che farà sicuramente molta (altra) strada.

Locanda Mesa

📍 Masate (Milano)
💰€€

Nonostante sia aperta da poco più di sei mesi, siamo già tornati due volte da Locanda Mesa, e non un caso. È uno di quei posti in cui sembra tutto incredibilmente al posto giusto. Ci troviamo a Masate, a poco più di mezz’ora da Milano, in una cascina ristrutturata con estremo gusto, in cui ci siamo sentiti davvero come a casa. L’atmosfera calda e rilassata lo rende il luogo perfetto sia per una cena romantica che per una tavolata tra amici. E, volendo, c’è anche la possibilità di pernottare nelle stanze situate negli edifici attigui.

Il menu è molto snello e in continua evoluzione: sette antipasti pensati per la condivisione e altrettante portate principali, che cambiano giorno per giorno, secondo la disponibilità del mercato. C’è anche la possibilità di affidarsi allo chef con la scelta del menu “fame” (quattro portate, 50 euro) o “tanta fame” (sette portate, 70 euro). Noi, complici due diverse occasioni e tanti commensali con cui condividere, siamo riusciti ad assaggiare tanti piatti, tra cui vi menzioniamo i più memorabili. Impossibile non iniziare dalla cruda di manzo, panna, topinambur e rafano, ma anche il culatello, servito con burro salato montato e focaccia tiepida; proseguiamo poi con i paccheri, salsa XO, bottarga e limone di Siracusa, e col risotto con zucca, pasta di salame e parmigiano, per concludere con un’imperiale fiorentina in condivisione per tutto il tavolo. I piatti sono riusciti, mai banali, alcuni dai sapori più tradizionali, altri decisamente più spinti, complice l’esperienza internazionale del (bravo) chef.

In sala invece c’è Seba, il proprietario e oste, che sa accogliere con gentilezza e consigliare il vino giusto con competenza e passione (a proposito, la carta è davvero ben fatta e curata, frutto di un bello studio anche delle etichette d’Oltralpe), ed è coadiuvato da un servizio di sala sorridente e impeccabile. Per quanto riguarda i prezzi, siamo ahimè più allineati a quanto è ormai la normalità milanese che alla dimensione di provincia, e dunque considerate di spendere non meno di 45-50 euro per un pranzo, bevande escluse. Noi non vediamo l’ora di tornare anche durante la stagione estiva, per goderci il meraviglioso giardino esterno, magari sotto il glicine in fiore.

Maninvino

📍Genova
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Maninvinoenoteca di quartiere in zona Manin a Genova – provata in uno dei nostri weekend fuori porta – è un piccolo rifugio fuori dal caos urbano, raccolto e intimo: uno di quei posti in cui ti senti subito a casa, con luci soffuse, poster coloratissimi e scaffali colmi di bottiglie che invitano a curiosare.

Il cuore del locale, infatti, sono i vini, tra etichette più o meno note che il personale, molto appassionato, ci tiene a raccontare con cura e entusiasmo coinvolgente. E così dall’idea di fermarci per un calice al volo ci siamo trattenuti – come nostro solito – anche per una cena, tentati dalle invitanti proposte gastronomiche e dalle piacevoli chiacchiere. Per iniziare, abbiamo ordinato un tagliere misto di salumi, gnocco fritto, pane fresco, olive, formaggi e delle polpettine spaziali, tenere e saporite. Il tutto accompagnato – come vuole la tradizione – da chili di focaccia ligure. Anche sul vino non abbiamo lesinato e, dopo due calici di un buon bianco fresco siciliano, ci siamo dati al Pineau d’Aunis, un rosso dalle note di frutti neri e spezie e dalla “buona beva” (cit. preferita di Betta, la sommelier della nostra redazione!).

Insomma, tra giovani, clienti affezionati e un po’ di chiacchiera “alla genovese“, in questo ristorante anche un semplice aperitivo diventa un piccolo rituale di piacere, fatto di calici, buon cibo e la sensazione di essere davvero coccolati. Anche il rapporto qualità prezzo ci ha soddisfatti, poco più di 20€ a testa per un aperitivo ben rinforzato. Ovviamente ci siamo portati a casa anche qualche bottiglia, perché sarebbe stato un peccato non approfittarne. Inoltre, il locale propone prodotti artigianali di nicchia, perfetti per chi cerca qualcosa di speciale da gustare o da portare in regalo a una cena da amici. Se passate dalle parti di Genova, non perdetevi Maninvino: un posto che conquista il cuore e il palato, tra “vini veri” – come amano definirli qui – e taglieri gourmet!

Trattoria al Baretto

📍Recco (Genova)
💰€€

Sempre per rimanere in tema ligure, siamo stati per la prima volta da Trattoria al Baretto, ubicata presso il belvedere della piccola frazione di Megli (sopra Recco), e ci ha subito fatto innamorare, grazie alla sua vista sul Golfo Paradiso, alla bella terrazza immersa nel verde e alla sua semplice ma ottima cucina. Anche la sala interna – molto intima (giusto una quindicina di coperti) – con le sue ampie vetrate risulta luminosa e accogliente, ma è senza dubbio la terrazza il fiore all’occhiello del locale.

Qui viene servita una cucina tipica e gustosa, in cui spiccano specialità locali quali le focaccette di Megli al formaggio, le trofie al pesto di Prà, i pansoti al sugo di noci e il coniglio alla ligure. Noi ovviamente abbiamo ordinato in condivisione focaccette a volontà (perché è impossibile resistere al loro richiamo); acciughe fritte (altra nostra grande passione) e cuculli con salame di Sant’Olcese, ma a stregarci sono stati anche piatti più particolari come le mezzemaniche con sugo di pacchettelle (pomodorini gialli) e ragù di seppie e calamari; il tutto accompagnato da un gradevolissimo vermentino della casa (sia lodato il vino sfuso, quando è buono!). 

I prezzi sono più che onesti: antipasti che non superano i 10€; primi tra gli 11 e 15€; secondi tra i 15 e 18€. Con uno scontrino che si aggira sui 35€ a persona, insomma, si torna a casa decisamente soddisfatti e con tanta voglia di tornare al più presto. Altra info utile: mentre la sera questo ristorante fuori Milano è aperto tutti i giorni della settimana, solo durante il weekend fa servizio anche a pranzo. 

La Palta

📍 Borgonovo Val Tidone (Piacenza)
💰€€€

Siamo stati da La Palta per festeggiare una bella occasione. A primo impatto, non potrete che rimanere affascinati da questo ristorante una stella Michelin, che trova casa in una vecchia dimora di campagna ristrutturata con gusto, immersa nel verde della Val Tidone.

Potreste forse aspettarvi piatti rustici e unicamente della tradizione piacentina, e in parte li ritroverete nei sapori, ma qui la cucina punta su eleganza e territorio, con piatti ben costruiti e accostamenti ben pensati. Oltre a poter attingere alla carta, potrete scegliere tra diversi menu degustazione: “Sei nella mia terra”, un percorso legato al territorio, al costo di 90 euro (quello che abbiamo scelto noi), “Sei nelle mie mani”, percorso su ispirazione della chef, al costo di 120 euro, e il meraviglioso menu completamente dedicato a “La Pasta”, solo su ordinazione, al costo di 150 euro. Tutti i piatti provati erano interessanti, i piccoli amuse-bouche iniziali forse i più sorprendenti, ma il piatto su cui avevamo più aspettative, i tortelli di pisarei ripieni di anolini, ci ha lasciato qualche dubbio, soprattutto sulla consistenza della pasta e sulla sapidità del brodo, che in un piatto simile sono pressoché tutto.

Forse anche il periodo ha influito, dato che ci trovavamo a ridosso delle ferie estive: abbiamo percepito una certa stanchezza in cucina e uno scarso entusiasmo in sala, (forse) comprensibile a fine stagione. Senz’altro abbiamo moltissimi motivi per tornare, primo tra tutti per assaggiare il “Pastiss alla piacentinadella Contessa Arcelli Fontana con stracotto di capriolo e il suo brodo, una delle specialità della casa. Ultima menzione al servizio giovane assolutamente impeccabile (ma che, come anticipato, non ci ha regalato particolari guizzi di empatia), e a una bella carta dei vini: ampia, ben costruita, con una selezione interessante di etichette italiane e internazionali, e ricarichi onesti per un ristorante di questo livello.

Agriturismo La Costa –  Ristorante e Cantina – Cascina Galbusera Nera

📍La Valletta Brianza (Lecco)
💰€€

Dell’agriturismo La Costa – Galbusera Nera avevamo già parlato qui, ma siamo tornati in questo ristorante fuori Milano per un’occasione speciale, il compleanno di Betta. E confermiamo che è uno di quei posti dove si sta bene, punto, soprattutto se con una tavolata di amici. Immerso nel Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone, il ristorante è circondato da sentieri e scorci verdi che invitano alla passeggiata prima o dopo il pranzo. La sala è semplice ma curata, con un’atmosfera rilassata e accogliente.

La cucina è stagionale, concreta, con piatti che valorizzano le materie prime locali senza troppi fronzoli. Potrete scegliere tra diversi menu (della tradizione o vegetariano, proposto a 45 euro), oppure scegliere alla carta, come abbiamo fatto noi: e quindi via libera a salumi del territorio, caprino e giardiniera accompagnati da fichi freschi (siamo stati fortunati, vista la stagione), torta salata di cipolle stufate e ricotta del parco, per poi proseguire con pasta e fagioli, risotto al pomodoro con olio al basilico, e uno splendido maialino croccante con caponata di verdure. Ma il vero protagonista qui è il vino: tutte le etichette in carta sono prodotte direttamente dall’azienda agricola La Costa, e sono una piacevolissima sorpresa. Bottiglie ben fatte, con un rapporto qualità-prezzo eccellente, che vi suggeriamo anche di acquistare in cantina (Serìz e Incrediboll su tutti).

Insomma, anche considerando che si trova a solo un’ora da Milano, è il posto perfetto per staccare, mangiare bene, bere ancora meglio e magari tornare a casa con qualche bottiglia sotto braccio.

Ristorante Macelleria Motta

📍Bellinzago Lombardo (Milano)
💰€€

Se appenna varcata la soglia di un locale si viene accolti da una coppia reale formata da un’enorme brace e da un frigorifero gigante contenente pregiatissimi tagli, non ci possono essere dubbi: qui si mangerà una carne spettacolare. Ed è proprio quello che è successo al Ristorante Macelleria Motta, un posto a Bellinzago Lombardo, già da tempo nella nostra wishlist e che finalmente abbiamo visitato per un pranzo nel weekend.

L’ambiente è caldo, accogliente e molto curato con tocchi di modernità – come le bellissime mucche colorate che adornano i tavoli (con tovaglia!) – che fortunatamente non influiscono sulla genuinità dell’atmosfera. È stato difficile scegliere da un menu che, tra taglieri, tartare, paste ripiene e ovviamente secondi di carne, sulla carta non presentava punti deboli: alla fine però, anche grazie ai consigli di un team in sala tanto professionale quanto amichevole, abbiamo creato un percorso che ricorderemo a lungo.

Se già i nervetti fritti e i bocconcini di polenta con tartare e lardo offerti come entrée hanno messo le cose in chiaro sulla qualità e la tecnica dei piatti, la successiva tartare di bue con salsa verde e tuorlo d’uovo e soprattutto l’incredibile midollo alla brace con battuta di diaframma non hanno fatto altro che confermare l’altissimo livello della cucina. Abbiamo poi assaggiato un primo – i buonissimi spaghetti di Gragnano con porcini e lardo – e la frittura reale di frattaglie perché – ormai lo sapete – quando sentiamo parlare di cervella, animelle e polmoni non riusciamo a resistere. Ovviamente sarebbe stato un delitto non prendere la carne alla brace e molto semplicemente vi diremo che la selezione del camino di tagli pregiati di bue piemontese è stata la miglior carne mai assaggiata negli ultimi tempi. Il segreto? Certo, la qualità della materia prima, ma anche il legno di ulivo di Ostuni usato per la brace che regala alla carne un particolarissimo sapore. Mentre sorbivamo il sorbetto ai frutti rossi che abbiamo preso come conclusione del nostro pranzo, stavamo già pianificando la nostra prossima visita, magari per provare il menu degustazione o il carrello dei bolliti, protagonista del lunedì sera.

Dando un’ultima occhiata al frigorifero all’ingresso, abbiamo pagato il conto: la spesa di 60 euro a testa (bevendo un calice di vino) ci è sembrata sicuramente corretta e per una volta anche il solitamente odiato coperto (4 euro) – considerate le entrée, l’ottimo cestino di pane e grissini e il servizio praticamente perfetto – non ci è risultato indigesto.

Bagni Buraxen

📍Imperia
💰€€

Mangiare bene in spiaggia non è mai un’impresa facile, eppure ci siamo riusciti durante un fine settimana ligure a Imperia, ai Bagni Buraxen di Porto Maurizio, che vi consigliamo di segnarvi nel caso passaste da quelle parti, anche in questa stagione, ché il mare d’inverno ha sempre il suo fascino. Tra una partita di burraco e un tuffo al mare cosa c’è di meglio di un bel calice da accompagnare anche solo a qualche piccolo sfizio, coi piedi praticamente nella sabbia? Qui i piatti tipici della vita marinara non mancano (fritti di pesce, paste col pesce, eccetera…), ma noi anche complice l’ampia tavolata e la voglia di condividere – abbiamo apprezzato anche e soprattutto piatti più semplici come il crudo di pescato del giorno, le cozze alla marinara, la giardiniera, il gazpacho e tutte le verdure che abbiamo assaggiato, di cui abbiamo gradito ricerca dei produttori, impiattamento e anche un twist originale qua e là nei dressing e negli accostamenti.

Si pranza in una piacevole (ma un po’ rumorosa) veranda, oppure ai tavolini fuori, più tranquilli e con una splendida vista. I prezzi sono nella media e il servizio è gentile, anche se all’ora di punta di un weekend estivo probabilmente dovrete armarvi di un po’ di pazienza per ordinare e ricevere il cibo. Ma al mare tutto va un po’ più lento, no?

Bellavista

📍Brunate (Como)
💰€€

L’inaugurazione dell’Albergo Bellavista risale al 1896: da allora si sono succedute diverse gestioni, fino all’attuale, che ha ristrutturato l’edificio mantenendo però il più possibile l’atmosfera originale, e possiamo dire che ci sono riusciti egregiamente. Difficile dire se sia meglio venire durante la bella stagione, approfittando del bellissimo giardino esterno, o d’inverno, quando si possono godere le stupende sale interne, con vetrate panoramiche sul lago di Como e ambienti in stile liberty. La vista è merito della posizione strategica: l’Albergo, ora anche ristorante, si trova a Brunate, un piccolissimo paesino proprio sopra Como. Potete raggiungerlo con una sfidante passeggiata (circa 600 metri di dislivello) oppure comodamente con la funicolare in pochi minuti.

Noi siamo venuti qui per un pranzo di gruppo nel weekend che ci ha permesso di assaggiare diversi piatti del menu, che ruota intorno a piatti tipici della zona. Ottima la selezione di salumi e formaggi del territorio, accompagnati da un assaggio di giardiniera e confetture. Tra i primi ci hanno colpito soprattutto le pappardelle al ragù d’anatra, ma sono i secondi ad averci conquistato di più: in particolare il filetto di manzo con salsa alle albicocche, fichi e patate, e il filetto di luccio perca con fumetto cremoso, insalatina di patate, fagiolini e pomodori secchi. Il servizio è stato molto attento e solerte: unica nota un po’ stonata il prezzo di alcuni piatti, soprattutto in rapporto alle porzioni: per uscire pieni, calcolate di spendere 50-60 € a testa, bevande escluse.

Trattoria Belfiore

📍Bologna
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Mangiare a Bologna è sempre un po’ come tornare a casa, anche se si è solo di passaggio. E così è stato anche per il pranzo alla Trattoria Belfiore, un angolo di tradizione sotto i portici, in una Bologna che sa essere genuina e senza fronzoli, proprio come piace a noi. Il locale è semplice ma è proprio questo il suo punto di forza: una trattoria dal sapore autentico, che mette al centro la sostanza. E i piatti lo confermano pienamente.

Abbiamo aperto le danze con un tagliere abbondante di – sua maestà – mortadella di Bologna, protagonista assoluta, accompagnata da un gorgonzola cremosissimo; il tutto innaffiato da un vino bianco frizzante della casa fresco, leggero, perfetto per iniziare. Poi siamo passati ai primi, perché a Bologna, si sa, la pasta è una religione. E così, tra un piatto di immancabili tortellini in brodo e una lasagna verde al ragù molto potente, tra una porzione di iconiche tagliatelle alla bolognese e ai funghi condite a dovere, ci è quasi venuta voglia di abbracciare il cuoco.

A quel punto eravamo già felici, ma anche la conclusione è stata degna di nota: un tiramisù goloso, una torta della nonna come quelle di una volta, e una torta al mascarpone che si scioglieva in bocca. Per chiudere, un bicchierino di nocino! Alla fine, con circa 30 euro a testa siamo usciti sazi, soddisfatti, e col cuore un po’ più pieno. Se capitate sotto i portici e avete voglia di provare tutto ciò che di buono c’è a Bologna, la Trattoria Belfiore è un posto autentico, che parla il linguaggio della cucina vera, quella che non si dimentica facilmente.

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50 ristoranti a Milano che accettano ticket restaurant (anche la sera) /50-ristoranti-a-milano-che-accettano-ticket-restaurant-anche-la-sera/ /50-ristoranti-a-milano-che-accettano-ticket-restaurant-anche-la-sera/#comments Tue, 11 Nov 2025 08:00:00 +0000 /?p=88995 Dove usare buoni pasto a Milano? Ecco ben 50 ristoranti a Milano che accettano ticket restaurant (alcuni anche alla sera!)

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Spesso ci avete chiesto dove poter usare i buoni pasto a Milano ed ecco che, finalmente abbiamo raccolto per voi, attingendo dai nostri preferiti una lista di locali, divisi per categoria, in cui potete utilizzare i ticket restaurant a pranzo nei giorni feriali (e in alcuni casi anche a cena). Scommettiamo che qualche nome vi sorprenderà: ecco ben 50 ristoranti a Milano che accettano ticket restaurant e buoni pasto! Un solo consiglio: verificate sempre che accettino la vostra tipologia di buono pasto.

50 ristoranti a Milano che accettano ticket restaurant e buoni pasto

Pizzerie a Milano che accettano ticket restaurant

  • MEUCCI (Cairoli). Una pizza al tegamino servita in pieno centro a Milano, in un ristorante storico e piccolissimo, perfetta per essere condivisa. L’highlight? La pizza con occhio di bue! Tante anche le opzioni vegetariane. Per saperne di più, guardate il nostro reel. Prezzo medio: €.
  • SPIB (Dergano). Una delle nostre pizze sottili preferite di Milano: grandissima, croccante e leggera, cotta in forno a legna e con la giusta farcitura. Amiamo tutto di questa pizzeria di quartiere, a partire dai suoi arredi accoglienti e adorabilmente retrò. Consigliatissima! Prezzo medio: €.
  • COCCIUTO (sedi varie). Quattro sedi sparse per la città in cui si serve una pizza napoletana, soffice e con cornicione alto, sormontata da ingredienti piuttosto ricercati e abbinamenti creativi. Prezzo medio: €.
  • MARGHE (sedi varie). Anche qui l’attenzione verso ingredienti di prima qualità è massima e, nonostante l’attesa per un tavolo sia spesso lunga, potrebbe valerne la pena. Prezzo medio: 20€.

Altre pizzerie a Milano che accettano ticket restaurant:

Ristoranti italiani a Milano che accettano ticket restaurant

  • SUGO (Duomo). Mangiare bene a due passi dal Duomo è tutt’altro che scontato, ma da Sugo siete sicuri di non sbagliare. Si definisce trattoria contemporanea, con una cucina classica ma un ambiente ricercato. A pranzo non c’è un menu fisso ma proposte del giorno a prezzi ridotti. Squisita la pappa al pomodoro che portano per ingannare l’attesa! Prezzo medio: €.
  • RADICETONDA (sedi varie). Tra i migliori ristoranti che propongono cucina vegana e vegetariana. A parte le proposte di street food sempre disponibili (burger, hot dog, club sandwich), il resto del menu cambia giornalmente. Accettano i buoni pasto a pranzo anche il sabato! Prezzo medio: €.
  • IL MANNARINO (sedi varie). Macelleria con cucina ormai celeberrima a Milano: il menu è, prevedibilmente, un tripudio di carne (imperdibili le bombette pugliesi) con qualche primo piatto di pasta e contorni di accompagnamento. Accettano solo 1 ticket restaurant a persona a pranzo. Prezzo medio: €.
  • FUORIMANO OTBP (Bicocca). Questo locale in Bicocca è probabilmente uno dei più citati di tutto il blog: perché è indubbiamente uno dei più versatili. Perfetto per un’uscita con gli amici o un brunch, per una serata all’insegna dei giochi in scatola o una festa (di laurea, per esempio) ma anche come spazio per lavorare in smartworking. Prezzo medio: €.
  • TRATTORIA AURORA (Porta Genova). Questa storica trattoria milanese è uno dei nostri posti del cuore quando abbiamo voglia di un risotto con ossobuco preparato come si deve o di un buon bollito con salsa verde. Splendido il dehors interno. In pausa pranzo trovate un menu diverso da quello della sera, con prezzi ridotti, e la possibilità di pagare con i ticket restaurant. Prezzo medio: €€.
  • AL MERCATO STEAKS & BURGERS (Missori). Nella lista dei nostri hamburger preferiti di Milano da tempi davvero immemori, Al Mercato è ancora uni dei posti migliori per mangiare carne in città, dai burger gourmet a bistecche con tagli pregiati. A pranzo c’è l’opzione Business Lunch (18-20€) con incluso un piatto (a scelta tra una selezione), caffè, acqua e coperto. Prezzo medio: €€.
  • CICIARÀ (Duomo). Un ristorante dall’atmosfera calda e accogliente, pensato per ciciarare (chiacchierare, in dialetto) mangiando piatti della tradizione con un’attenzione particolare alla stagionalità e alla provenienza degli ingredienti. Prezzo medio: €€.
  • LINFA (Porta Genova). Linfa è un concept restaurant 100% plant-based e gluten-free: un posto dove provare una cucina vegetale semplice ma saporita, con ingredienti eccellenti e accostamenti inaspettati. Dal lunedì al venerdì propone un Business Lunch da 2 portate (19€) o 3 portate (24€) con acqua e coperto inclusi. Prezzo medio: €€.
  • BEL BELÉ (Farini). Un’altra trattoria, ma stavolta dall’anima moderna: Bel Belè si trova proprio di fronte allo Scalo Farini e propone piatti semplici della tradizione lombarda (come nervetti o risotto giallo) in un ambiente curato e che strizza l’occhio agli anni ’80. Prezzo medio: €€.
  • MERCATO ISOLA (ALBA PASTA BAR, KATSUSANDERIA, GIANNASI 1967, SALVADERI). Il nuovo mercato rionale dell’Isola ha tante insegne interessanti: tra queste, diverse accettano i buoni pasto a pranzo. Prezzo medio: €.

Altri ristoranti italiani a Milano che accettano ticket restaurant:

Ristoranti di cucina internazionale a Milano che accettano ticket restaurant

  • CASANORI (Isola). La specialità di Casanori sono gli handroll, una sorta di temaki aperto dove l’alga nori è farcita con riso, pesce e condimenti vari e viene portata alla bocca rigorosamente con le mani. Qui potete leggere la nostra recensione completa! Il Business Lunch qui va dai 12€ ai 16€, e include un piatto a scelta tra sushi, handroll o piatto del giorno accompagnato da un piccolo antipasto, un’insalata, e udon in brodo o zuppa di miso. Prezzo medio: €€.
  • ZAZÀ RAMEN (Moscova). Anche Zaza Ramen è stato un locale pionieristico a Milano, ma per quanto riguarda il ramen. Situato nella tranquilla Via Solferino, ha un’atmosfera minimal e rilassata. In settimana il menu del giorno da 17,50€ include un piccolo antipasto, il ramen del giorno e acqua in caraffa. Prezzo medio: €€.
  • LON FON (Lazzaretto). È una tappa fissa quando siamo in zona Lazzaretto e abbiamo voglia di ravioli al vapore davvero buoni (la signora Rita li fa a mano dal 1978!). L’atmosfera è rimasta informale e ‘spartana‘, come piace a noi. A pranzo propongono un menu fisso a 14,5€ che include un antipasto, un primo e un secondo (bevande escluse). Prezzo medio: €.
  • SHIRO POPOROYA (Porta Venezia). Il ristorante Shiro è la ‘costola’ del più famoso Poporoya, che nel 1989 fu il primo sushi bar ad aprire a Milano. Il posto giusto per provare l’esperienza di un vero pasto giapponese tradizionale. A pranzo accettano i ticket restaurant anche nel weekend e propongono un menu in cui potete scegliere tra diversi piatti (dai 17€ ai 35€) accompagnati da piccoli assaggi e con incluso anche il caffè e il gelato al té verde o al sesamo nero. Prezzo medio: €€.
  • GASTRONOMIA YAMAMOTO (Missori). Un altro posto imperdibile per gli amanti della vera cucina giapponese è Gastronomia Yamamoto (ma niente sushi!). A pranzo propongono un menu (dai 19€ ai 24€), che in giapponese si chiama teishoku, composto da un piatto principale, contorni del giorno (e zuppa di miso e riso in mancanza di brodi/noodles). Una composizione non casuale: è proprio così che mangia quotidianamente la maggior parte dei giapponesi! Prezzo medio: €€.
  • NUN (Porta Venezia). Per chi ama il kebab non troppo verace, quello di Nun è davvero delizioso: e, cosa tutt’altro che scontata, servito in un ambiente luminoso e curato, con un servizio simpatico e velocissimo. In più, accettano i buoni pasto a pranzo anche nel weekend! Prezzo medio: €.

Altri ristoranti di cucina internazionale a Milano che accettano ticket restaurant:

Ristoranti che accettano ticket restaurant anche a cena

  • VIA STAMPA (Missori). Non potremo mai dimenticare la cottura perfetta del risotto alla milanese di Via Stampa. Col tempo, la cucina si è spostata da quella più classica lombarda e piemontese, a una contemporanea che segue la stagionalità degli ingredienti. Prezzi altini, ma la location è davvero stupenda, nascosta tra le vie del centro. Accetta i buoni pasto anche a cena solo nei giorni feriali. Prezzo medio: €€€.
  • BISCA MANFREDI (Isola). Locale piccolo e gradevole per un aperitivo informale. La drink list è in continua evoluzione e trovate piattini da condividere come hummus, pan tomate o focacce farcite. Prezzo medio: €.
  • GOVINDA (Duomo). Nella stupenda cornice di Palazzo dei Grifi, si trova questo ristorante vegano e vegetariano gestito da monaci Hare Krishna (c’è anche un tempio al piano inferiore): per scoprirne di più guardate il nostro reel! Prezzo medio: €.

Altri ristoranti a Milano che accettano ticket restaurant la sera:

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-a-milano-settembre-2025/ /ristoranti-a-milano-settembre-2025/#respond Tue, 16 Sep 2025 05:00:00 +0000 /?p=88194 Chiacchieratissime osterie, pizze romane d'asporto e molto altro: ecco i ristoranti a Milano che abbiamo provato questo mese!

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Dalla pizzeria d’asporto più chiacchierata della Barona alle osterie in Porta Venezia, passando per l’indirizzo dedicato al formaggio in Susa, fino ai locali di cucina regionale a Porta Romana o alle proposte del Mercato Isola. In questo settembre abbiamo provato tanti ristoranti a Milano anche molto diversi tra loro, di cui vogliamo condividere le nostre impressioni, alcune entusiaste, altre un po’ meno. Buona lettura e prenotazioni, lasciateci un posticino libero!

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Nino – Osteria con Cucina

osteria |📍Porta Venezia
💰€€

Tra i ristoranti a Milano, Nino – Osteria con Cucina è sicuramente una delle aperture più chiacchierate di quest’estate, grazie soprattutto alla compagine di proprietari, gli stessi della nostra amata Osteria alla Concorrenza e, in generale, alla stretta parentela di chi ci lavora e chi lo frequenta con Trippa, Kanpai e Frangente, di cui vi parliamo proprio un po’ più sotto. Anche la zona è simile – siamo sempre a Porta Venezia, in via Nino (nomen omen) Bixio -, così come l’estetica calda e vagamente nostalgica (a farla da padrone una boiserie recuperata da una passerella di moda, vinili jazz, luci basse e un bancone che invita alle chiacchiere), mentre l’intenzione appare vagamente diversa: la vocazione di Nino non sembra quella di stupire, ma di far star bene, rilassati, nel chill, direbbero quelli con qualche anno in meno.

Intenzione che riesce a tratti: il locale è piccolo e con tavoli un po’ troppo ravvicinati, eppure piacevole e il servizio disteso e cortese (al netto di qualche piccola scivolata attribuibile alla naturale necessità di rodare). Siamo stati due volte in due occasioni diverse e abbiamo apprezzato la cucina stagionale, in alcuni casi ottimamente riuscita (uovo sodo con nduja e pecorino, torta di piccione, melanzane, menta e agro di mosto e cipolla con vongole da piangere su tutti), in altri casi un po’ meno (calamarata con salsiccia, melanzane e finocchietto selvatico o riso soffiato con uova di trota, decisamente troppo asciutto).

Il vero punto di forza, comunque, ci è parso il vino: la carta è curata, orientata al naturale, con etichette artigianali e qualche sorpresa per chi ama bere bene; e, soprattutto, è la presenza dell’oste, Enricomaria, vecchia conoscenza dietro il bancone dell’Osteria della Concorrenza, a fare la differenza in quanto a consigli e racconti.

Passiamo ai prezzi: come spesso accade nei ristoranti dove il vino ha un ruolo centrale, il conto finale dipenderà molto dalla bottiglia che sceglierete. Nel complesso, a noi sono sembrati leggermente sopra la media rispetto alle porzioni non generosissime e all’esperienza complessiva, ancora con qualche margine di miglioramento.

Alba Pasta Bar

chiosco |📍Mercato Isola
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Il Mercato Comunale all’Isola inizia a prendere una forma davvero interessante, complice uno degli ultimi arrivi tra i ristoranti a Milano, Alba Pasta Bar, e i suoi due giovani chef – Tommaso Sorgentone e Francesco Brasile – che portano la loro esperienza pregressa da Spazio (sulle cui ceneri stiamo tuttora piangendo) in un format semplice ma curato. Il focus è sulla pasta fresca fatta a mano, ma l’offerta va oltre: piattini da condividere, verdure, carne e pesce.

La pasta che abbiamo scelto era davvero ottima – nel nostro caso, uno spaghetto quadrato al burro acido, limone e bottarga e dei tortelli di borragine e ricotta al burro e salvia – ben mantecata, saporita, con cottura perfetta, così come la salsiccia cruda di bra e tuorlo marinato, con cipolla rossa in agrodolce. Ma a sorprenderci sono state soprattutto le verdure, cotte con attenzione e valorizzate da condimenti mai banali: carote arrosto, labneh, capperi e sommaco, ma anche zucchine marinate alla menta e insalata di radicchio, ricotta, agrumi e alici.

L’ambiente è quello del mercato, di cui vi abbiamo già raccontato: si ordina direttamente al banco e ci si può accomodare ai tanti tavoli in condivisione sia all’esterno che all’interno della struttura, stuzzicando qualcosa dagli altri locali, o scegliendo una bottiglia di vino dal banco enoteca accanto, Celeste. E i prezzi? In linea con la zona e il format, ma non proprio da pausa pranzo quotidiana: si va dai 13 ai 15 € per i primi, dai 4 ai 9 € per i piattini, e qualcosa in più per i secondi. Per una cena completa, con un paio di piatti da condividere e un primo a testa, si può considerare una spesa media di 20/25 € a persona.

Say Cheese Bistrot

bistrot per tutte le occasioni |📍Susa
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Con un colpevole ritardo, tra i ristoranti a Milano abbiamo finalmente provato questo che, per la particolarità della sua offerta, avrebbe meritato la nostra attenzione molto prima. Say Cheese è infatti un ristorante che, dai taglieri ai risotti, dagli hamburger alle paste, propone solo specialità in cui il formaggio è sempre uno dei protagonisti. L’ambiente è carino e rilassato e, anche grazie a un bel dehors, ricorda un bistrot francese.

La nostra cena è iniziata con un tagliere creato scegliendo 4 varietà da un vastissimo elenco di formaggi freschi, semi-stagionati, stagionati ed erborinati; siamo poi passati a dei gustosissimi crostini con pomodorini gialli, alici e stracciatella, ai mac and cheese con jalapenos e bacon (un comfort food che non sapevamo di amare), all’ottima tartare con fonduta di pecorino e, per finire, un sorbetto al limone (questo fortunatamente senza formaggio).

Noi siamo stati proprio bene e non possiamo non lodare un locale con un’identità così forte, ma al contempo con un’offerta duttile che si presta a un pranzo veloce, a un aperitivo con un tagliere e un calice di vino (la cantina è fornitissima e comprende decine di etichette) o a una vera e propria cena come nel nostro caso.

Say Cheese è anche una bottega in cui comprare (ovviamente) formaggi, ma anche salumi, conserve, oli e vini. I prezzi sono corretti (per una cena spenderete circa 40 euro a testa), ma tenete presente che potete spesso prenotare con il generoso sconto di The Fork (sono accettati anche i punti Yums) per rendere il conto finale decisamente più leggero.

Bettola Siciliana

ristorante regionale |📍Porta Romana
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La gastronomicamente brulicante via Muratori, già votata alla cucina regionale (per esempio, col calabrese Dongiò e il pugliese Fratelli Torcinelli) si è da poco arricchita di un nuovo avamposto tradizionale, questa volta siciliano, con l’apertura di Bettola Siciliana, in cui l’intenzione è quella di “celebrare la cucina autentica siciliana”. L’auspicio si trasformerà in solida realtà?

Per scoprirlo iniziamo condividendo qualche antipasto, a cominciare dagli ottimi involtini di pipiruna, farciti con pecorino, uva sultanina, erbe e mollica di pane e da una semplice ma deliziosa insalata di patate, fagiolini, olive, pomodori e cipolla. Incuriositi, ci lasciamo tentare da due capisaldi siculi: la parmigiana di melanzane, qui proposta sia nella versione classica sia in quella al cartoccio per cui optiamo, in virtù di una vagheggiata leggerezza. L’avremmo forse preferita un po’ più calda, ma ci convince ugualmente: si sente che i singoli ingredienti sono di ottima qualità. Il piatto del giorno, però, si rivela essere il calamaro ‘nbuttunato, vale a dire ripieno di pinoli, caciocavallo ed erbe, davvero morbido e servito su un letto di finocchi e arance. Deliziosi anche i dessert.

Il servizio cordiale e un conto corretto da 35-40 euro bere a parte completano il quadro di un ristorante in cui, avendo voglia di Sicilia, non stenteremmo a tornare, magari per provare uno dei primi che, almeno a una prima lettura del menu, paiono davvero invitanti.

Pantera Pizza Rustica

pizzeria d’asporto |📍Barona
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Premessa: chi scrive ha vissuto la Barona degli ultimi 15 anni e l’ha vista anche profondamente cambiare, osservando da umarrel la costruzione forsennata di palazzi costosi e la chiusura di pizzerie di quartiere sostituite da nuove realtà come Pantera Pizza Rustica. 

Pantera però non è un nome nuovo: a Roma stava alla Garbatella dei Cesaroni, poi alcune delle sue teglie ultrasottili sono finite davanti al Circo Massimo. Oggi ha riaperto in Via Pestalozzi, proprio in Barona, “quartiere milanese dei rapper”. E non a caso: oltre ai Fratelli Trecca (genitori 1 e 2), tra i soci troviamo il rapper romano Noyz Narcos; Andrea Corona, che ha dato vita al noto Propaganda; e Alessandro Villata, regista e proprietario di Circus Studios a Milano. Gente che, insomma, l’hype attorno a un progetto lo sa creare, anche piuttosto facilmente in una città che ci casca spesso. 

Il locale è un buco molto curato, proclama sin da subito la sua pizza come “la migliore della città”, e all’esterno c’è sovente un po’ di gente (spesso con tanti tatuaggi e cappellini) in piedi o seduta sul marciapiedi con un cartone in una mano e un pezzo di pizza dall’altro. 

La pizza è venduta al trancio, ovviamente è “romana”, sottile e servita da personale piuttosto simpatico. L’ultima volta, come sempre, siamo passati per l’asporto. Abbiamo preso una coca cola (in vetro perché, paradossalmente, il mood è da vetro) e sei pezzi belli unti. Con delle grandi differenze: mentre le pizze con base bianca sono buone, quelle con base rossa (ma anche la gusto “melanzane”) sono davvero notevoli, filiformi e croccanti. I prezzi dei tranci vanno dai 3 ai 6 delle “baciate”, che torneremo a provare insieme ai supplì a 3 euro.

Autoproclami a parte, Pantera è davvero un buon posto per uno sfizio serale, soprattutto col borsone della palestra ancora al collo o se non si ha voglia di preparare la cena. P.s. per un buon aperitivo a poco, in un posto gestito da persone che vorresti abbracciare, il Cafè Sawa, proprio lì accanto, vale parecchio.

Damaschino Red Roast

cucina mediorientale |📍Cimiano
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Se avete letto il nostro articolo sui migliori kebab, sapete quanto amiamo i falafel: in questo piccolo, tra i ristoranti a Milano in via Palmanova, ne abbiamo assaggiati alcuni tra i più buoni di sempre. Potrebbero bastare queste tre righe per convincervi a visitare Damaschino, ma il locale offre molto di più: tante specialità della cucina siriana e mediorientale come hummus, kebbeh, fatteh, shawerma e tanti altri piatti di carne alla griglia e allo spiedo.

Noi, oltre ai falafel, abbiamo mangiato il fattoush (l’insalata con cetrioli e ravanello), lo shawerma di pollo con riso e verdure, gli sfilacci di spiedo di manzo e il gigantesco piatto arabic pollo composto da piadine di shawerma, patatine, verdure e 4 salse (tra cui un hummus incredibilmente gustoso e saporito, che merita una menzione speciale).

Aldilà però delle pietanze di spicco, il resto si è rivelato gradevole ma non indimenticabile. Quello che non dimenticheremo invece sono le porzioni: calcolate bene il vostro livello di fame prima di scegliere, perché i piatti sono parecchio abbondanti e potreste correre il rischio di ordinare troppo e di dover chiedere una doggy bag per la cena o per il giorno dopo. Il servizio è gentile, ma i tempi di attesa ci sono sembrati un po’ troppo lunghi anche se questo è sicuramente una dimostrazione di come tutti i piatti vengano preparati al momento. I prezzi, già onesti in partenza, sono ulteriormente abbassati dallo sconto The Fork e con meno di 30 euro a testa vi pagherete il pasto da Damaschino e probabilmente anche i pasti successivi a casa.

Giacomo Rosticceria

rosticceria con dehors |📍Risorgimento
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Via Sottocorno potrebbe anche chiamarsi via Giacomo, dato che qui hanno sede Da Giacomo Ristorante, Giacomo Pasticceria, Giacomo Bistrot, Giacomo Tabaccheria e Giacomo Rosticceria. Ed è proprio di quest’ultimo, tra i ristoranti a Milano, che torniamo a parlarvi, dopo averne già scritto in un articolo dedicato a 15 gastronomie e rosticcerie che ci piacciono. Ci siamo infatti tornati per cena e possiamo confermare di amare questo posto alla follia. D’altra parte, quando il buon cibo viene gustato all’interno di un’incantevole cornice, si respira un’atmosfera rilassata e informale e il servizio è cortese e caloroso, non può che essere altrimenti. 

Entrando nel piccolo locale si viene accolti dal banco in cui sono esposte la gran parte delle prelibatezze disponibili (sia per l’asporto che per la consumazione in loco) e dallo spiedo per i polli. A seguire una saletta e, sulla sinistra, l’accesso alla nostra area preferita: il delizioso cortile coperto, disseminato di tavolini tondi, solo parzialmente coperti da tovaglie bianche e rosse.

Stiamo già sorseggiando del buon rosé, ma senza dubbio la vera felicità arriva insieme al primo morso delle incantevoli crocchette di patate e mentuccia. Anche l’insalata russa non ci delude, così come il vitello tonnato e le alette di pollo piccanti con patate al forno. Avremmo voluto assaggiare anche le arancine, le melanzane alla parmigiana, i pomodori ripieni, i mondeghili….ma eravamo pur sempre in due e abbiamo dovuto contenerci; tanto ci saranno altre occasioni per farlo.

In generale i prezzi delle pietanze oscillano tra i 6 e i 16€, e le porzioni sono generose, quindi il conto può rimanere anche parecchio basso. A farlo lievitare, ça va sans dire, sono i vini (peccato non ci sia lo sfuso; ci starebbe proprio bene qui). Diciamo che, comunque, escluse bevande si può tranquillamente uscire più che soddisfatti spendendo 25/30€. Posto perfetto per godersi un pranzo o una cena nella bella stagione; sconsigliato, invece, per gruppi sopra le quattro persone

Antica Osteria del Mare

ristorante di pesce |📍Naviglio Pavese
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Per la nostra cena di redazione prima dell’estate abbiamo scelto un locale che ci ispirava da tempo: l’Antica Osteria del Mare, classico ristorante di pesce affacciato sul Naviglio Pavese. Il menu è incentrato sulla cucina sarda, ma non solo: grande attenzione agli antipasti e alle crudités, una buona varietà di primi piatti e qualche frittura.

Essendo una tavolata numerosa, come potete immaginare abbiamo assaggiato diversi piatti, iniziando con dei deliziosi scampi all’algherese con pomodori e cipolla, polpo con patate, capesante gratinate e delle memorabili alici fritte. A seguire ci siamo tutti orientati sui primi: molto buoni gli spaghetti alle vongole (con e senza bottarga), delicati — forse fin troppo — quelli con tartare di gambero rosso e pecorino sardo, saporita ma non indimenticabile la fregola ai frutti di mare, su cui sapete che abbiamo standard altissimi.

Sarà la tovaglia bianca, sarà il banco del pesce all’ingresso, saranno i dettagli marinareschi sparsi per le sale, il risultato è un ambiente accogliente e caloroso, scaldato anche da un servizio gentile e simpatico che non si risparmia su consigli e suggerimenti. La sala più grande è anche affacciata su un giardino interno che la rende ancora più gradevole. Considerando di accompagnare la cena con del vino bianco e di chiuderla con un amaro, tenete conto che sarà facile arrivare a un conto finale intorno ai 70€ a persona.

Maison Gourmet

ristorante italiano |📍Barona
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In Barona, a due passi da Pantera Pizza Rustica, ha trovato da qualche mese casa anche Maison Gourmet. Il posto, anche se si nota l’impegno, non è totalmente di nostro gusto, così come l’estetica del menu. Ma, alla fine, chi se ne importa. In una città piena di posti curatissimi dove ti ritrovi a spendere cinquanta euro per tre piattini e un calice di vino, finendo a riempirti di pane o con la voglia di un kebab appena uscito, un ristorante “di quartiere” per niente pretenzioso, con porzioni abbondanti e personale premuroso, è il benvenuto. A noi lo ha consigliato un’amica entusiasta soprattutto della loro pizza piuttosto sottile e digeribile.

Quando qualche settimana fa siamo andati a cena, lei ha preso degli spaghetti alle vongole saporiti e imponenti, noi una buona grigliata di pesce e una di carne, e delle verdure alla griglia come contorno. Abbiamo poi aggiunto un quartino di vino e, quando abbiamo chiesto del pane, ci hanno portato della focaccia appena sfornata e ancora rovente. Per concludere, tre caffè. Conto finale: circa 30 euro a testa e nessuna voglia di andare a prendere un kebab dopo.

A dirla proprio tutta, i piatti ci hanno fatto tornare in mente quei ristoranti sul mare anni Novanta dove si andava con i genitori: menu infinito, tovaglia e nessun fronzolo. Con la differenza che nei ristoranti a Milano il mare davanti non c’è, e in carta – in questo specifico caso – ci sono anche tante opzioni gourmet dove il protagonista è il carciofo. Insomma, un mix tra nostalgia e tentativi di modernità. E visto che Maison è relativamente vicino casa, approfittando dello sconto su The Fork, torneremo a testarlo ancora quando la fame è tanta.

Frangente

cucina contemporanea |📍Repubblica
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È passato qualche anno dalla nostra prima visita da Frangente, ristorante di cucina contemporanea in zona Repubblica guidato dall’ex Ronchettino Federico Sisti, e della stessa proprietà di Kanpai e Osteria alla Concorrenza. Quattro anni fa, poco dopo la sua apertura, raccontavamo di piatti che non avevano saputo emozionarci e di un locale forse ancora alla ricerca della sua identità, impressioni che ci sentiremmo di sottoscrivere anche dopo questa nostra ‘incursione’.

L’esperienza al bancone è sicuramente interessante e ve la suggeriamo – vedere la brigata all’opera è sempre affascinante – e gli sforzi di Sisti sia nel far stare bene gli ospiti sia nella ricerca della materia prima sono innegabili. Eppure, nessuno dei piatti provati (dai fiori di zucca con mascarpone, ricotta, melanzane e zucchine, alla pasta mista con crema di fagioli, ragù di cozze e calamari, nervetti di vitello e fino all’entrecote di giovenca con peperoni arrosto) conteneva in sé quella spinta in grado di renderlo memorabile, fatta eccezione per un delizioso e tenerissimo calamaro con cicoria, acciughe, aglio, olio e peperoncino.

Si beve molto bene (eccellente sia la carta dei vini che la drink list, con un Milano-Rimini incredibile grazie anche al vermouth Dibaldo) e l’atmosfera è piacevole, ma forse non è sufficiente, anche a fronte di un conto che difficilmente si attesterà sotto i 50€ bere a parte.

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L'articolo Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese sembra essere il primo su Conosco un posto.

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Ristoranti fuori Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato di recente /ristoranti-fuori-milano-luglio-2025/ /ristoranti-fuori-milano-luglio-2025/#respond Tue, 08 Jul 2025 07:00:26 +0000 /?p=87095 Pranzi con vista, taglieri esagerati e gelati da sogno: ecco i ristoranti fuori Milano provati di recente dove vorremmo già tornare.

L'articolo Ristoranti fuori Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato di recente sembra essere il primo su Conosco un posto.

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In piena estate, ogni scusa è buona per uscire dalla città e concedersi un pranzo all’aperto o una cena con vista. Che si tratti di una trattoria panoramica affacciata sul mare, una cascina tra le colline o una locanda con cucina creativa, in queste settimane abbiamo esplorato diversi ristoranti fuori Milano, tra Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e oltre! Tra piatti della tradizione, sperimentazioni divertenti e location che meritano il viaggio, ecco una selezione di ristoranti fuori Milano dove abbiamo mangiato (e bevuto) benissimo, e che consigliamo senza pensarci due volte!

10 ristoranti fuori Milano che abbiamo provato di recente

Cascina degli Ulivi

📍 Novi Ligure (AL)
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Capita a volte, tornando da un weekend al mare, di voler allungare un po’ la magia prima di rientrare nella routine milanese. Ecco, Cascina degli Ulivi è stata la nostra scusa perfetta per farlo. Si trova appena fuori da Novi Ligure a pochi chilometri dall’autostrada, immersa nel verde, tra orti, vigne e animali da cortile. L’atmosfera è quella delle vere aziende agricole: niente fronzoli, solo natura, silenzio e una calorosa accoglienza. Perfetta per famiglie con bambini (che apprezzeranno moltissimo i tanti giochi disseminati nei prati), ma anche per gruppi di amici in cerca di un posto tranquillo dove mangiare bene (e bere ancora meglio).

Il menu è alla carta e cambia spesso, segue la stagionalità e la disponibilità dell’orto. Noi abbiamo iniziato con la farissa (simile alla panissa ligure, talmente buona che abbiamo chiesto immediatamente il bis), per proseguire con rabaton al burro e salvia, arrosto di maiale alle erbe aromatiche, e concludere con una buonissima torta di ricotta con composta di fragole. Tutto fatto in casa, compreso il pane, sfornato nel loro forno a legna.

Ma il vero protagonista? Il vino. Cascina degli Ulivi è prima di tutto un’azienda agricola biodinamica, fondata da Stefano Bellotti e ora portata avanti dalla figlia Ilaria, e i loro vini naturali, senza solfiti aggiunti – sono una stati una bellissima scoperta. Ci siamo innamorati del loro bianco Montemarino, un Cortese sorprendentemente fresco e complesso, e del rosso Monbuè, un blend di Barbera, Dolcetto e Ancellotta. Se siete appassionati quanto noi, non potrete esimervi dal fare un po’ di shopping prima di rientrare.

Il servizio è semplice ma attento, i prezzi onesti (per un pranzo da cui uscire sazi dovreste spendere 30/35euro, bere escluso), e l’esperienza nel complesso è di quelle che ti fanno venire voglia di tornare. Magari per un weekend intero per visitare le colline di Gavi (qui i nostri consigli sulla zona), visto che a Cascina degli Ulivi si può anche dormire.

Osteria Giorgione da Masa

📍Venezia
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Nella lista dei ristoranti che vorremmo portare a Milano, questa insegna veneziana ha scalato prepotentemente i suoi vertici, spingendoci a esclamare un convintissimo “Tutto giusto” ogni volta che ne raccontiamo i dettagli a qualcuno. Osteria Giorgione da Masa porta in tavola una cucina che definisce “fusion giapponese veneta“, ma questo appellativo rende forse poca giustizia ai piatti preparati da Mas​ahiro Homma, chef nipponico che in una calle del sestiere di Cannaregio onora le proprie origini con grande rispetto e, al contempo, grande estro, facendo quello che ogni chef dovrebbe fare: divertire i commensali.

Dal menu avremmo voluto provare tutto: i “cicheti giapponesi” (sarde fritte con salsa di soia e cipolla; aghedashi di polenta fritta con salsa di granchio; radicchio fritto in brodo dashi; stufato di salsiccia e seppie con verdure…), ma anche i piatti principali tra cui spiccano il cirashi di anguilla, gli udon e i gyoza di gamberi. Così, per superare l’impasse, abbiamo scelto di affidarci in toto allo chef e al suo menu degustazione, che ci ha riportato in un battito di ciglia in Giappone ma con un twist, appunto, tutto veneziano.

L’atmosfera è informale, da osteria, mentre i prezzi lo sono molto meno (la sola omakase viene 68€ ma, fidatevi, ne varrà la pena). Nota finale: anche la carta dei vini regala emozioni.

Trattoria al Serraglio

📍 Sori (GE)
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Se siete alla ricerca di un posto che vi stupisca segnatevi questo nome: Trattoria al Serraglio, sulle alture alle spalle di Sori. Si tratta di un angolo di Liguria che va ad aggiungersi ai nostri consigli per una bella gita fuori porta e che sembra uscito da una cartolina, con una vista mozzafiato sul Golfo Paradiso che da sola vale il viaggio (e i mille tornanti!). La terrazza è il cuore pulsante del locale: ampia, fresca anche nelle giornate più calde, e perfetta per godersi il tramonto con un bel bicchiere di vino in mano. Ma non è solo questione di panorama: qui si mangia bene, genuino e molto ligure.

Il menu è quello della tradizione: impossibile non cominciare con le vere protagoniste del ristorante, ovvero le focaccette (gorgonzola, prosciutto, stracchino, una più buona dell’altra, ma non sarà necessario scegliere, noi le abbiamo provate tutte, ehm), trofie di farina bianca o di castagne al pestopansotti al sugo di nociconiglio alla ligurebrandade di baccalà, cima alla genovese. Tutto è rigorosamente fatto in casa, e proprio per questo le porzioni sono limitate: se c’è un piatto che non volete assolutamente perdervi, il consiglio è di giocar d’anticipo e chiedere di metterlo da parte già al momento della prenotazione, come hanno suggerito a noi.

Il servizio è cordiale, il personale simpatico e attento, e il conto assolutamente onesto: noi abbiamo speso 25 euro a testa, vino della casa compreso. Al Serraglio è un posto speciale, dove vorremmo tornare e ritornare. Magari per una merenda dopo una passeggiata tra le creuze, perché sì, le focaccette vanno bene a qualsiasi orario.

Battipalo

📍Lesa (Novara)
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I ristoranti vista lago hanno sempre un gran fascino su di noi, ragion per cui qualche weekend fa abbiamo scelto il Battipalo, a Lesa, per un pranzo in famiglia. Il ristorante – che ha sede in una struttura a palafitta un tempo utilizzata come biglietteria per i battelli – si affaccia sull’acqua. Vista Lago Maggiore assicurata, dunque, sia mangiando nella bella sala interna o in terrazza, che nel dehors ai piedi della struttura. 

Dal menu – che cambia spesso ed è composto da quattro diverse opzioni di antipasti, primi, secondi e dolci – abbiamo ordinato diversi piatti, trovandoli tutti sfiziosi e ben equilibrati. Tra quelli che più ci hanno soddisfatto: l’uovo croccante con ricotta, piselli freschi, asparagi, agretti e zabaione salato; il carciofo brasato con crumble di pane, aglio nero e tobinambur; i ravioli ripieni di piselli con crema di latte e parmigiano e prosciutto crudo vigezzino e gli gnocchi di ricotta ed erbe spontanee con ragù di lumache leggermente piccante (forse il nostro preferito in assoluto). 
Dato che eravamo lì per festeggiare un compleanno, abbiamo poi concluso in bellezza con una deliziosa torta cioccolato e lamponi. 

Per quanto riguarda i prezzi, antipasti e primi vengono 18/20€; i secondi 24/26€ e i dolci 10€. Con l’aggiunta di 4€ di coperto potete dunque orientarvi su una spesa media (escluse bevande) di 50€ circa a persona. Un posto perfetto anche per cenette romantiche

Trattoria dei Cacciatori

📍Peschiera Borromeo (Milano)
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Un altro ristorante fuori Milano (ma proprio di pochissimo), di cui siamo rimasti davvero entusiasti, è Trattoria dei Cacciatori a Peschiera Borromeo, poco distante dall’Idroscalo di Milano.

Immersa nella suggestiva cornice medievale del Castelletto di Longhignana, la trattoria viene gestita dalla famiglia Temporali dal 1932 ed è uno di quei classici posti dei quali ci si innamora a prima vista, soprattutto nella bella stagione, quando si pranza e si cena all’aperto, sotto la pergola (quando fiorisce il glicine dev’essere ancora più spettacolare) o nella corte interna. 

La cucina offre piatti semplici, gustosi e per lo più tradizionali, sia di carne e pesce che vegetariani. La pasta fresca è fatta in casa, così come il pane, i dolci, i gelati e i sorbetti. Noi per cominciare abbiamo diviso un tagliere di salumi accompagnati da giardiniera e un antipasto di fiori di zucca ripieni di ricotta e menta, cotti a vapore, su crema di pomodorini; abbiamo poi proseguito con un ottimo pollo alla diavola e patate al forno (per due persone) e una piacevolissima parmigiana di zucchine, formaggio di capra e pomodorini. Per finire, due dessert capaci di conquistare anche chi – come chi scrive – di solito fa volentieri a meno del dolce, a fine pasto: la mousse allo yogurt con salsa ai frutti di bosco e cialda croccante e il semifreddo al cioccolato Guanaja 70% con salsa al mango e frutto della passione

A soddisfarci è stato anche il conto, che abbiamo trovato assolutamente onesto e in linea con la qualità del servizio e delle pietanze offerte: eravamo in tre e abbiamo speso 135€ totali per quanto descritto più bevande (tra cui una bottiglia di lambrusco da 24€). Torneremo senz’ombra di dubbio, perché siamo curiosissimi di scoprire Trattoria dei Cacciatori sia nella sua versione serale che invernale. Piccola nota dolente per i padroni di cani: non sono accettati

Valli Unite

📍Costa Vescovato (Alessandria)
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Cercando di sfuggire al caldo, e con l’idea di fare un tuffo, ci siamo diretti, come intermezzo tra la città e il fiume, a un pranzo di redazione da Valli Unite, un agriturismo con campeggio, appartamenti e ristorante dove volevamo venire da un po’, sui colli Tortonesi, non distante dalla nostra amata Val Borbera.

Da questa cooperativa agricola ci aspettavamo sì un’attenzione particolare per gli ingredienti e la loro sostenibilità, ma – in tutta onestà – eravamo preparati a un’atmosfera molto semplice e a un pasto conviviale senza troppe pretese. E invece siamo stati davvero sorpresi in positivo da un ambiente molto curato e piacevole, un servizio informale ma impeccabile e, soprattutto, da piatti pensati e realizzati con percepibile amore.

Dopo un assaggio di salumi e formaggi a latte crudo locali, abbiamo proseguito un po’ in lungo e in largo per tutta la breve carta: dal roastbeef di fassone con salsa tonnata e cipolla rossa in agrodolce fino alle spettacolari verdure dell’orto arrosto, salsa allo yogurt, nocciole e fiori (piatto che, pur nella sua semplicità, vale il viaggio) fino ai cannelloni di ricotta e verdure e ai secondi di carne o vegetariani, tutto ci è sembrato davvero delizioso, incluso il Timorasso con cui è quasi doveroso accompagnare le varie portate.

Il prezzo è stato la ciliegina sulla torta: abbiamo speso circa 40€ a persona senza farci mancare nulla, nemmeno il dessert. Torneremo presto, anche considerato i tanti eventi, spesso collegati a progetti sociali, che popolano di continuo questo indirizzo! E se volete portare a casa un po’ di Valli Unite, vi consigliamo un passaggio alla loro bottega.

Belrespiro

📍Sarturano (Piacenza)
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Anche da Belrespiro volevamo venire da anni, ma complice i pochissimi posti, un cambio di location, e le sporadiche date di apertura di questo indirizzo meraviglioso, siamo riusciti a incastrarci soltanto di recente. L’esperienza, comunque, ha ampiamente ripagato l’attesa: i due padroni di casa, Fabio e Chiara, orchestrano con innato spirito d’accoglienza un ‘pranzo della domenica’ semplicemente perfetto.

Sotto il porticato in estate e nella piccola sala all’interno d’inverno, 12 – e soltanto 12 – fortunati commensali possono scegliere tra piatti del giorno e ‘sempreverdi’ portate alla brace (grande protagonista in cucina) da una carta ristretta, ma molto azzeccata. A goderne saranno gli amanti del quinto quarto, delle frattaglie e della carne – per via di portate come animelle, pane, fegato e cipolle, o gli gnumareddi, il piccione o il filetto alla brace -, ma anche chi predilige le verdure, grazie all’ottima cipolla, fonduta, acciughe e panfritto o ai fagiolini, uovo e ‘nduja. Impossibile, infine, non lasciarsi tentare, nonostante le temperature, dai favolosi anolini in brodo.

Cos’altro? Una solida cantina, il servizio amichevole e le vibe – come direbbero a Milano – sono davvero positive. Però, per fortuna, qui siamo nella verde e silenziosa Sarturano, provincia di Piacenza, a un’ora abbondante dal caos cittadino. Per un pasto qui mettete in conto una cinquantina di euro bere a parte, mentre per prenotare tenete d’occhio la loro pagina Instagram.

Zaghini

📍Sant’Arcangelo di Romagna (Rimini)
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Tra le equazioni che preferiamo c’è sicuramente Romagna = tagliatelle, e dove mangiarne un bel piatto epico se non da Zaghini? Torniamo, dopo altre incursioni di cui vi avevamo raccontato in una delle ultime compilation, in una delle nostre regioni del cuor per parlarvi di questa trattoria storica a Sant’Arcangelo di Romagna, che tra archi in mattone e tovaglie rustiche porta in tavola la quintessenza della ‘romagnolità’.

Nel menu campeggiano i capisaldi della tradizione: cappelletti in brodopassatellistrozzapreti al ragù di salsiccia, e tagliolini con gli stridoli, ma anche piadine con squacquerone e salumi e pollo allo spiedo farcito e girato a mano. Qui, però, si viene soprattutto per le leggendarie tagliatelle fatte in casa al ragù, che potrete scegliere sia nella versione ‘classica’ che in quella accompagnata da piselli: semplicemente paradisiache, specie se accompagnate da un buon bicchiere di Sangiovese. Un posto a cui continueremo a pensare ancora a lungo, anche grazie a un conto leggero (20-25€ a testa) che ha sicuramente contribuito a un piacevolissimo ricordo. Prego, non c’è di che!

Parma Rotta

📍Parma
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Salumi pregiati, pasta artigianale e una cantina con più di 1000 etichette: il ristorante Parma Rotta, elegante e accogliente, è il posto per gustare la vera cucina parmense. Il locale è ampio, curato nei dettagli, e l’atmosfera è raffinata. il servizio è professionale e cordiale così come i proprietari, ristoratori appassionati e fedeli custodi delle tradizioni culinarie del territorio. Insomma, ancora prima di assaporare il primo boccone, ci eravamo già sentiti nel posto giusto.

In sei, abbiamo deciso di condividere più portate per esplorare al meglio il menù: dagli antipasti ai primi della casa, fino a una ricca selezione di carni. L’inizio non poteva che essere all’insegna della tradizione: un vassoio di prosciutto di Parma con 30 mesi di stagionatura, accompagnato da una generosa porzione di Parmigiano Reggiano 24 mesi. Per rinfrescare il palato, qualche piattino di pinzimonio di stagione. Il tutto abbondante, ben presentato e, soprattutto, di qualità eccellente.

A seguire, ci siamo sbizzarriti tra cospicue porzioni di tortelli tipici con ricotta vaccina ed erbette, davvero speciali; qualche assaggio di lasagna classica al ragù di bue Irlandese, saporita e gustosa; e qualche tegamino di trippa in umido, in condivisione. Se pensate che per i secondi non avessimo spazio, vi sbagliate di grosso: dal mezzo pollo al mattone alla grigliata cotta a puntino; dal roast beef di schiena di bue irlandese alle verdure grigliate – e un arsenale di patate arrosto -, ci è sembrato tutto bilanciato e ben realizzato.

Ma il vero fiore all’occhiello del ristorante – motivo per cui visitatori da ogni parte del mondo fanno tappa qui – è senza dubbio il gelato al fiordilatte preparato ogni giorno con latte fresco e servito con gesti sapienti, quasi coreografici, che incantano occhi e palato. Il conto riflette la qualità dell’esperienza: non economico, ma corretto per ciò che viene offerto in termini di qualità e quantità (circa €65 a persona, bere a parte). Quindi, se vi trovate dalle parti di Parma, non fatevi sfuggire questo posto unico nel suo genere e, soprattutto, lasciatevi conquistare da quel gelato indimenticabile.

La bottega di Norcia e Amatrice

📍Gorgonzola (Milano)
💰

Come ormai dovreste sapere, Gorgonzola è sempre nei nostri cuori per merito della sagra dedicata al celebre formaggio (quest’anno ci vediamo il 14 e 15 settembre!), ma questa piccola cittadina alle porte di Milano vale una sosta anche per i suoi meravigliosi scorci sul naviglio della Martesana e per alcuni ristoranti davvero interessanti. Durante una delle nostre ultime visite, per esempio, ci siamo fermati a La bottega di Norcia e Amatrice, un minuscolo locale in centro che da fuori potrebbe passare inosservato, ma che noi vi consigliamo senza indugi anche per una pausa golosa durante una passeggiata in bicicletta sul naviglio!

Come suggerisce il nome, questa è prima di tutto una rivendita di prodotti tipici umbri (formaggi, salumi, sughi, paste, vini, liquori) che per pranzo, aperitivo e cena si trasforma in un’osteria nella quale gustare taglieri che è impossibile definire meno che pazzeschi: porchetta, mortadella al tartufo, capocollo e pecorino con zafferano erano solo alcune delle leccornie che strabordavano dal nostro enorme tagliere, ma a stregarci è stato un salame talmente buono che non abbiamo resistito a ordinarlo anche dentro a un panino. Ottimo anche il sorbetto al limone con liquore alla liquirizia che abbiamo preso per concludere la nostra cena.

L’unico rammarico è stato non aver assaggiato una pasta all’Amatriciana che, vista dagli altri tavoli, sembrava davvero invitante, ma purtroppo disponibile solo su prenotazione. I prezzi sono assolutamente onesti (i taglieri costano 12 euro a persona e i panini 5 euro) e il servizio gentilissimo e cordiale. Noi stiamo già organizzando una biciclettata sulla Martesana solo per mangiare finalmente l’amatriciana e gustare un altro panino, venite con noi?  

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-milano-giugno-2025/ /ristoranti-milano-giugno-2025/#comments Thu, 12 Jun 2025 00:53:00 +0000 /?p=86473 Tra pinchos dei Paesi Baschi, babà salati e involtini di verza da ricordare, ecco i nostri racconti.

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Quando cambiamo un po’ idea su un posto, siamo noi a essere cambiati o è cambiato lui? Possibile che uscire sazi e contenti da un’enoteca con cucina sembri quasi un piccolo miracolo? È davvero troppo pretendere un menu che spieghi bene cosa stiamo per mangiare? Questo mese abbiamo esplorato tanti ristoranti a Milano, assaggiando specialità insolite o tradizionali, pagando conti molto diversi, e ponendoci onestamente tante domande. Tra pinchos dei Paesi Baschi, babà salati e involtini di verza da ricordare, ecco i nostri racconti.

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Roncoroni Classici Gastronomici

cucina tradizionale |📍Colonne
💰€€

Iniziamo col dire che noi, anzi, per una volta parlerò al singolare, io sono particolarmente legata alla cucina di Eugenio Roncoroni – per tutta una serie di motivi personali e lavorativi di cui vi faccio un estremo sunto. L’articolo sul suo hamburger di Al Mercato è stato uno dei primissimi su Conosco un posto (parliamo di 11 anni fa), nei suoi locali (Burger Bar, Taco Bar e Noodles Bar) ci ho passato diverse giovanissime serate e lì ho, di fatto, un po’ imparato a mangiare e a conoscere ingredienti che non avevo mai assaggiato. In generale ho sempre apprezzato, al limite del mitizzato, ogni sua idea in cucina. Anche la più recente scommessa di Pas – A vegetarian trip, uno street food vegetariano itinerante di cui vi abbiamo raccontato in questo video – ci aveva incuriosito e poi allietato, ed è per questo che siamo arrivati carichi di inaudite aspettative nella sua nuova casa, proprio davanti alle Colonne, che porta il suo cognome e un sottotitolo, “Classici gastronomici”, che fa intendere una minor concessione alle follie e, piuttosto, un convinto abbraccio alla tradizione.

Qui la tradizione viene interpretata a metà strada tra la Francia e il Piemonte, con una carta tutto sommato succinta che affianca a piccoli piatti (selezione di salumi e formaggi, verdure pickled…), portate principali con un focus sul quinto quarto e su ingredienti e preparazioni decisamente più hard core (torchon di foie gras, anatra, biancostato e tartufo, patè…). Sulle quali, lo ammettiamo a malincuore, non ci siamo sentiti di avventurarci, perdendoci probabilmente il cuore dell’esperienza. Dai piatti scelti – patate con erbe aromatiche e sour cream; uova di Paolo Parisi; deliziose acciughe in salsa rossa -, la ricerca del prodotto ci è parsa innegabile, ma ci è forse mancata una spinta in grado di sorprenderci davvero.

A non mancare è sicuramente un’atmosfera ‘casalinga’ nel senso buono del termine, anche grazie alla metratura raccolta degli spazi (attenzione: i tavoli sono tutti in condivisione e noi vi suggeriamo, anche per questa ragione, di riservare il vostro posto al bancone) e un servizio condotto con nerbo e personalità dalla socia di Roncoroni, Cristina Giordano. I prezzi sono in linea con l’offerta milanese: considerate una quarantina di euro bere a parte per una cena completa.

Pintxo

Ristorante spagnolo |📍 Cenisio
💰€€

Nel quartiere di Cenisio, una zona che si sta popolando sempre più di posti interessanti, ha aperto da qualche mese Pintxo, locale dove poter degustare i pinchos tipici dei paesi baschi. Dietro a questo progetto c’è la coppia già proprietaria di Albufera, decennale ristorante spagnolo di Milano. Pintxo è la versione decisamente più informale, e quasi più ‘meneghina‘, di quest’ultimo, molto più simile alle enoteche con cucina di cui ormai la città è disseminata: qui non ci sono prenotazioni, si mangia su tavoli alti e sgabelli, e il menu propone piccoli piatti per la condivisione, cocktail e vini ovviamente di provenienza spagnola.

La carta è succinta e prevede alcune tapas calde, le uniche ad uscire dalla cucina, mentre i pinchos (freddi) possono essere scelti direttamente al bancone, dove vengono esposti in una bella teca, a ricordare anche un po’ i bàcari veneziani. E allora via libera a croquetas di pollo e jamon, patatas bravas, pan brioche con tartare di tonno rosso marinato (quest’ultimo davvero imperdibile, fidatevi), ma anche bao de picanha, il celebre pane cinese al vapore qui farcito con picanha, pico de gallo e peperone arrostito, e tante tartine che cambiano di giorno in giorno. Per uscire sazi, vi consigliamo almeno 4/5 pinchos a testa, per una spesa media che si dovrebbe aggirare intorno ai 30/35€, bere escluso. Forse una cifra tutto sommato leggermente eccessiva per la proposta, ma davvero ce ne stupiamo ancora?

Altrove

ristorante fusion |📍Citylife
💰€€

La zona di Citylife, a nostro avviso, non primeggia esattamente per cultura e felicità gastronomica, dunque a ogni nuova apertura ci precipitiamo, grati dell’eventualità di poter cambiare idea. Mai come in questo caso, ahinoi, non ci è stato concesso, per quanto le premesse fossero discrete. Leggiamo online che il neo arrivato Altrove è della medesima proprietà di Via della Seta in Cenisio, che ci era molto piaciuto, che qui si vuole però dilettare con piatti ben più raffinati, che uniscano tradizione cinese e ingredienti italiani. Una mossa che potrebbe anche essere interessante a livello teorico, ma che all’atto pratico risulta ben poco convincente.

Il menu è corto e un po’ improbabile e unisce elementi pregiati come il foie gras o il tartufo a piatti descritti in maniera poetica (“fiore cristallino”, “insalata del giardino”…) al limite dell’incomprensibile. Nessuna delle portate assaggiate ci ha convinto: non le melanzane di Hanggzhou in infusione di aceto balsamico, non il churro cinese ripieno (si fa per dire) di gamberi tritati e neppure le poche costine di manzo brasate servite con una grattugiata di insapore macadamia. Piatti dimenticabili a fronte di un conto, 60€ a testa, che ricorderemo invece a lungo. Il locale è arredato con velluti scuri che lo rendono a tratti soffocante e il servizio decisamente da rodare. Che fatica, Citylife.

Wicky’s

ristorante fusion |📍Missori
💰€€€

Sono passati tanti anni (più di 10, santo cielo!) da quando vi parlammo di Wicky’s per la prima volta, quando ancora, prima di trasferirsi in Missori, si trovava in zona Sant’Agostino. All’epoca, la sua cucina ci aveva stregato, soprattutto grazie al suo grande classico, il sushi ‘alla milanese’ con riso allo zafferano, e alla capacità dello chef srilankese di fondere sapori inusuali. Nel tempo siamo tornati per qualche pit stop fugace, ma solo di recente, complice un’occasione da festeggiare, ci siamo concessi una cena decisamente più rilassata. Merito anche della saletta privata che è possibile riservare per gruppi, e che però, a nostro avviso, sarebbe decisamente da rinfrescare almeno negli arredi, un po’ tetri (lo stesso si può dire della sala all’ingresso, per cui assicuratevi, eventualmente, di prenotare in quella principale con il bancone).

Essendo una tavolata numerosa, abbiamo spaziato un po’ lungo tutto il menu (esistono anche delle formule degustazione disponibili, però, soltanto per tutti i commensali…). Dai celebri carpacci ai maki fino alla selezione di nigiri, il viaggio ci è sembrato sempre interessante, ma decisamente meno epico d’un tempo. Saremo cambiati noi oppure il ristorante? Il servizio che ci ha seguito nella nostra cena è risultato cortese ma un po’ acerbo e robotico, mentre il conto è importante come lo ricordavamo, soprattutto in relazione alle porzioni: si arriva molto facilmente alla tre cifre anche senza strafare. Ci aspettavamo molto di più, se non si fosse capito.

ristorante thailandese |📍Loreto
💰

Siamo invece stati bene in questo piccolo ristorante thailandese all’inizio di viale Monza, attivo ormai da molti anni in una zona in cui l’offerta culinaria (sopratutto di cucine dal mondo) è vastissima e agguerrita. L’ambiente è colorato e accogliente (forse vagamente kitsch con quelle statue del Buddha?), mentre il menu contiene i classicissimi della cucina thai (pad thai, zuppe, pesce alla griglia, curry…), con qualche bizzarra deviazione (poke e moch,i per esempio), forse previsti per attirare qualche cliente in più.

Noi abbiamo assaggiato dei ravioli con anatra molto buoni – anche se forse avremmo preferito una pasta meno spessa – e delle gustosissime polpette con gamberi e maiale. Anche i piatti principali non ci hanno deluso con un pad thai con gamberi e tamarindo assai saporito e un curry massamam con manzo, piccante al punto giusto. I prezzi sono davvero onesti (noi abbiamo speso circa 25 euro a testa) e il servizio è gentile e attento. Insomma, probabilmente non lo sceglieremmo per un’occasione speciale, ma è sicuramente un’ottima scelta per un pranzo tranquillo e senza pretese che vi porterà a Bangkok per un’oretta.

Al vecchio porco

ristorante di cucina tradizionale |📍Sarpi
💰€€

Se siete suino-fobici tenetevi ben lontani da questa insegna che, in piena Chinatown, propone cucina tradizionale (prevalentemente lombarda) e un’ambientazione tutta dedicata al maiale, con suppellettili di ogni genere, poster, scritte e riferimenti a questo animale. D’altra parte il nome è chiaro, Al Vecchio Porco, e la scelta pur singolare risulta simpatica e persino piacevole, grazie a un ambiente caldo, da osteria, ma curatissimo in ognuna delle due sale. Ci siamo stati per un compleanno, sfruttando la taverna al piano sotterraneo, una saletta privata in cui si sta un gran bene per occasioni simili e dove, nonostante l’intimità, si è comunque ben seguiti dal solerte personale di sala.

Il menu è prevalentemente carnivoro e privo di sconsiderati voli pindarici, ma i piatti che abbiamo ordinato (degli ottimi salumi di antipasto, il risotto con zola e trevisana tardiva e le penne con guanciale e zafferano) ci hanno fatto rimanere la voglia di tornare per provare altre portate e i secondi. Conto sui 40 euro a testa bere a parte, foto obbligatoria sotto la scritta “vecchio è bello, porco è meglio”.

Sublime

pizzeria |📍Isola
💰€€

Eravamo molto curiosi di provare questa nuova pizzeria, aperta in una via che ancora non pullula di locali in zona Isola, nonostante si trovi proprio dietro al Bosco Verticale. Fin dall’insegna – e dal nome – si intuisce l’intenzione di proporre un’esperienza più raffinata, che elevi il concetto tradizionale di pizza. L’ambiente conferma questa impressione: mattoni a vista, faretti dorati e candide tovaglie bianche creano un’atmosfera curata ma priva di eccessi.

Sul menu, invece, una selezione di pizze più classiche e una di pizze dello chef, oltre a qualche piatto da condividere, tra fritti e focacce, e un paio di opzioni di insalate e secondi. Abbiamo iniziato con le crocchette di patate e i fiori di zucca ripieni di ricotta e alici (notevoli), per poi provare quattro pizze diverse. Le nostre preferite sono state la 3Z con crema di zucchine, fior di latte, zucchine alla Scapece, fiori di zucca, alici di Cetara e zest di limone (divina, va detto) e l’Ortolana con provola affumicata, cicoria saltata, bietole burro e salvia e porri arrosto. Molto buone anche la Cosacca con pecorino romano e basilico e la Vegana con crema di zucchine, crema di carote e arance, cavoli misti, purea di patate novelle, cipolla marinata e polvere di olive nere.

Abbiamo apprezzato gli ingredienti di qualità, gli abbinamenti originali e il fatto che la pizza fosse il punto di incontro perfetto tra le pizze sottili e quelle napoletane, con un impasto fragrante e leggero. Ma avevamo ancora un po’ di spazio, e abbiamo concluso condividendo una millefoglie e una cheesecake.

Passando al servizio, è molto cordiale e attento, forse anche un po’ troppo per quella che, nonostante tutto, resta una pizzeria. I prezzi sono sopra la media: le pizze vanno dai 9€ ai 21€ (con un coperto da 4€). Bere escluso, dovreste assestarvi sui 30-35€ a persona: resta a voi decidere se è una cifra che siete disposti a spendere per una pizza, seppur buonissima.

Ankh Ita

osteria mediorientale |📍Isola
💰€€

Restiamo all’Isola per questa nuova apertura che ci ha conquistato al punto che ci siamo già stati due volte. Ma partiamo dall’inizio: Lauris e la sua famiglia sono egiziani di Alessandria e hanno deciso di aprire da poco Ankh Ita per proporre una cucina che definiscono ‘mediterranea’. Il menu si divide tra mezzè, ovvero antipasti da condividere, e piatti principali.

Difficili scegliere gli antipasti che ci sono piaciuti di più: il baba ganoush, crema di melanzane arrostite e salsa tahini, e l’hummus sono due classici imperdibili – da accompagnare rigorosamente con il loro pane fatto in casa che vi arriverà caldo e fragrante. Assolutamente da provare, poi, i sambosek, fagottini fritti ripieni, saporitissimi ma leggeri nonostante la frittura, sia nella versione ripiena di carne che in quella di formaggio e spinaci. Infine, ci hanno convinto anche i Mashi Kromb, involtini di verze ripieni di riso profumato e pomodoro, squisiti. Tra i piatti principali, invece, ci hanno conquistato soprattutto i Dawood Basha, polpettine speziate piccanti con patate, molto saporite, e il cous cous con polpettine di vitello e verdure. Se avete ancora fame, per concludere vi consigliamo di assaggiare la halawa al pistacchio con ricotta fresca: il contrasto tra dolce e salato ci ha piacevolmente stupito.

Le porzioni sono giuste e il servizio estremamente gentile: la gestione familiare si sente e fa la differenza. L’unico aspetto che ci ha convinto meno è l’ambiente, ancora un po’ freddo e anonimo. Bere escluso, dovreste uscire sazi e felici spendendo al massimo 30€ a testa.

Konnubio

cucina contemporanea con pizzeria |📍Turro
💰€€

Dopo avervelo raccontato in un reel a poche settimane dall’apertura, siamo tornati da Konnubio, il ristorante in zona Turro gestito dall’ex concorrente di Masterchef 7, Kateryna Gryniuck, e dal marito di origini salernitane. Abbiamo optato per l’interessante (e conveniente) menu del giorno, disponibile a pranzo dal lunedì al sabato. Ed è proprio un sabato che siamo andati a riassaporare i piatti moderni ma non per questo artificiosi, curatissimi nella presentazione e – molto semplicemente – buonissimi di Kateryna e della sua brigata.

Abbiamo iniziato con un delicato sgombro marinato, accompagnato da una schiacciatina di patate, cipolla rossa, friggitelli e un’insalata liquida: equilibrato nei sapori, ma tutt’altro che banale. I sapori hanno poi raggiunto un’intensità sorprendente con il riso al salto, servito con fonduta di formaggio e ragù napoletano – una proposta forse un po’ ruffiana, ma di straordinaria soddisfazione. Eccellente anche l’arrosto, abbinato a una crema di sesamo e carote in tempura: cottura impeccabile, presentazione curata e un equilibrio di sapori davvero notevole.

A questo giro, poi, non potevamo non assaggiare anche la pizza: erano molte quelle che ci ispiravano, ma alla fine abbiamo scelto la Vento di Nerano con zucchine in doppia consistenza, provolone, fiori di zucca e guanciale croccante talmente leggera e digeribile che ci ha lasciato lo spazio per un’ultima portata. Il dolce, un incredibile scrigno di meringa ripieno di fragole, crumble di mandorle e gelato circondato da un’acqua di fragole e rabarbaro in osmosi di lime, ci ha dimostrato ancora – se mai ce ne fosse stato bisogno – l’indiscutibile qualità di un ristorante del quale si dovrebbe parlare molto di più! Il costo del menu del giorno a pranzo è di 16 euro (scegliendo un antipasto e un primo o un antipasto e un secondo tra quelli disponibili). Il servizio è attentissimo e gentile e solo il caffè a 2,5 euro è stata una piccola macchia di un pranzo altrimenti privo di difetti.

Niconoce

Enoteca con cucina |📍 Porta Ticinese
💰€€

Questa enoteca con cucina, così si autodefinisce Niconoce, non è di certo una novità, ma è anzi da un paio d’anni che trova casa a poca distanza da Piazza XXIV Maggio, in zona Ticinese. A differenza di tanti locali appartenenti a questa tipologia, l’impressione, varcata la soglia, è quello di un vero e proprio ristorante: tavoli apparecchiati (una tovaglietta di carta a coprire il tavolo, ma di questi tempi pare già un successo), ben distanziati nelle spaziose sale, una bella cucina a vista, un ambiente illuminato e accogliente. Le bottiglie di vino sono numerose ed esposte lungo le pareti e vengono proposte anche per la vendita d’asporto, ma non affollano il locale e, anzi, ne fanno da piacevole contorno.

Il menu, qui, è piuttosto sostanzioso: la cucina campana è la vera protagonista, con taralli napoletani, acciughe di Lampara e casatiello napoletano tra gli antipasti, ma anche con le conserve dell’Azienda Agricola Maida, che propone melanzane, zucca e broccoli napoletani. La vera specialità della casa sono però i babà salati, preparati con lo stesso impasto di quelli dolci, e, una volta cotti, bagnati con un estratto di pomodoro piccadilly e farciti con diversi salumi e formaggi. Noi abbiamo scelto quello con mortadella, provola di Agerola affumicata e pomodorini secchi, abbinamento decisamente ben riuscito. Su una lavagnetta troverete anche i piatti del giorno, tra cui non mancheranno mai le chips di peperone crusco, la parmigiana di melanzane, la tartare di carne e altri piatti che invece cambiano secondo stagionalità. nel nostro caso, una favolosa cacio e pepe con carciofi e fiori di zucca fritti. Il conto, con una bottiglia di Marbera di Corti Cugini, si è aggirato intorno alla cinquantina di euro, per uscire soddisfatti (anche grazie a un servizio di sala presente e premuroso) e molto più sazi rispetto a tante altre enoteche presenti in città.

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Ristoranti fuori Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato di recente /ristoranti-fuori-milano-maggio-2025/ /ristoranti-fuori-milano-maggio-2025/#respond Thu, 15 May 2025 05:00:00 +0000 /?p=85417 pasta fresca a Torino, pesce frollato a Rimini, o torta fritta da bis nel piacentino? Ecco 10 ristoranti fuori Milano che meritano il viaggio

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Ottima pasta fresca a Torino, pesce frollato a Rimini, o torta fritta di cui vorrete chiedere il bis nel piacentino? Negli ultimi mesi abbiamo lasciato Milano – percorrendo brevi o medie tratte – alla ricerca di ristoranti che meritano il viaggio: c’è chi propone una cucina contemporanea fatta di piatti semplici solo all’apparenza, ma dietro cui si cela una grande tecnica e ricerca; chi invece punta tutto sulla tradizione, con pranzi ‘di una volta’ in sempre apprezzabili contesti ‘rustici’; o chi ancora prova a rileggere i sapori locali in chiave attuale. Ecco una selezione di 10 ristoranti fuori Milano che abbiamo provato e che, dal nostro punto di vista, meritano di essere raccontati.

10 ristoranti fuori Milano che abbiamo provato di recente

Ilde

📍Lodi
💰€€

Mentiremmo se dicessimo che siamo capitati da Ilde per caso: era da tempo che tenevamo sott’occhio questo ristorante con gastronomia, e abbiamo sfruttato un sabato primaverile per una gitarella nella piacevolissima Lodi, con tanto di passeggiata lungo l’Adda. Ad attirarci, una ricerca certosina delle materie prime, una cucina contemporanea con qualche guizzo e una giovane coppia ai fornelli e in sala, formatasi nel Nord Europa prima e da Alberto Gipponi di Dina, altra gemma nel bresciano, poi.

Il menu è corto e incentrato su una decina di piatti pensati per la condivisione: iniziamo dal salame Zanaboni d’ordinanza, accompagnato dall’iconica giardiniera di Fratelli Pavesi, per poi passare a dei morbidissimi porri fondenti immersi in una golosissima salsa olandese e a un’originale barbabietola fritta, da accompagnare alla mayo allo zola di Carena (!) e alla gremolada. Un ottimo inizio d’esperienza, che decolla con tre piatti a cui penseremo ancora a lungo: una clamorosa millefoglie di patate con agretti, aglio, olio e peperoncino; una tenerissima tartare di vacca vecchia – in arrivo dagli allevamenti del lodigiano – con nocciole e fondo bruno; e un convincente spiedino di lingua con salsa verde e cipolle borretane. L’impressione è quella di piatti apparentemente semplici, dietro cui si nasconde, però, una meticolosa ricerca.

Anche il servizio, per quanto informale e rilassato, è precisissimo e mai parco di informazioni entusiaste riguardo ai piatti. Per quanto riguarda il prezzo, considerate una quarantina di euro bere a parte per uscire sazi. Anche la scelta delle etichette dei vini è interessante: motivo in più per tornare da Ilde quanto prima!

Antica Posteria Invernizzi

📍Abbiategrasso
💰

Se siete alla ricerca di un posto tranquillo per godervi un pranzo domenicale, vi consigliamo di fare un salto all’Antica Posteria Invernizzi a soli 30 minuti da Milano. La location è incantevole, con due salette accoglienti – una con vista sul Naviglio Grande, l’altra (più rustica) ricavata nell’antica torre della struttura – e un’atmosfera ferma nel tempo che mette subito di buonumore.

Abbiamo iniziato “in leggerezza”, si fa per dire, con un riso nero con verdure e gamberetti e una porzione di pasta con salsiccia, gorgonzola e tartufo. Per secondo, una trippa in umido con verdure, fagioli e patate, arricchita da una spolverata di grana, tenera e saporita; e un polpettone di carne di manzo e spinaci, morbido e gustoso. Come contorno, del radicchio al forno e tanto buon pane per fare la scarpetta. Ma il vero colpo di fulmine è stato il dolce: una torta di mele accompagnata da panna montata e una spolverata di cannella, con quel sapore autentico e rassicurante che ricorda i dolci fatti in casa dalle nonne.

A rendere l’esperienza ancora più speciale ci hanno pensato un servizio disponibile e i due proprietari: persone gentili, appassionate, pronte a raccontarvi la storia del locale con entusiasmo. Insomma, l’Antica Posteria Invernizzi è senza dubbio un pit stop valido se cercate una spazio accogliente, lontano dalla frenesia della città, che offre buona cucina di casa a un ottimo rapporto qualità prezzo (noi abbiamo speso circa 25€ a testa). Se passate da quelle zone, fateci un salto: ne vale davvero la pena.

Cortex

📍Parma
💰€€

Siamo stati a Parma per un weekend all’insegna di arte e buon cibo (nelle stories in evidenza su Instagram trovate un sacco di spunti a riguardo, mentre qui c’è la nostra guida), e tra un tagliere di prosciutti, una carciofa, una torta fritta e un anolino in brodo, abbiamo deciso di prenderci una pausa dalla tradizione prenotando una cena da Cortex, un bistrot di cucina contemporanea a pochi passi dallo splendido Duomo.

Qui gli ingredienti della zona convivono con sapori decisamente più ‘esotici’, dando vita a piatti in alcuni casi molto riusciti, in altri meno, ma mai banali. Tra le varie portate che ci incuriosivano (orzo con pecora e castagne e baccalà con zucca, cime di rapa e tom kha, per esempio), ci siamo diretti su una porzione di ottime tagliatelle, ragù di cortile e foie gras grattugiato e su un meno convincente fuori menu, l’anatra con gamberi e carote. Il piatto della serata, che ricorderemo a lungo e vogliamo replicare a casa al più presto, è stato un favoloso cavolo cappuccio accompagnato da miso e kimchi: spaziale.

Abbiamo particolarmente apprezzato la possibilità di ordinare mezze porzioni, il servizio cortese e l’atmosfera informale ma calda. Carta dei vini interessante e orientata sul naturale, prezzi lievemente verso l’alto: abbiamo speso quasi 130€ in due per una cena tutto sommato senza esagerazioni.

Ristorante Antico Albergo

📍Pioltello (Milano)
💰€€

Nell’hinterland milanese si nascondono piccole gemme da scoprire, e il Ristorante Antico Albergo a Limito, frazione di Pioltello, ne è un esempio. Nato come stazione di posta a metà Ottocento, conserva ancora oggi il fascino del passato: lo si percepisce già all’ingresso, un tempo porticato, tra mattoni a vista e travi in legno che raccontano storie antiche. Gli interni sono intimi e accoglienti, ma con la bella stagione potete approfittare della grande veranda esterna all’ombra del pergolato di glicine.

La cucina è ancora a gestione familiare: da tre generazioni, è la famiglia Bianchi a mantenere viva la tradizione, innovando senza mai stravolgere. Il menu, non troppo lungo, si divide infatti tra piatti della tradizione lombarda e piatti di pesce. Noi abbiamo iniziato con quattro assaggi di pesce in quattro diverse cotture: nonostante la porzione un po’ ridotta, abbiamo trovato interessante l’accostamento tra cotti e crudi. Molto buona anche l’insalata di gamberi, zucca, puntarelle e radicchio tardivo. Passando ai primi, ci siamo orientati su fettuccine con carciofi, mandorle tostate e briciole di prosciutto crudo, dal sapore forse un po’ troppo delicato; e pici cacio e pepe con gamberi rossi marinati al lime, sicuramente il piatto forte della serata, merito dei gamberi freschissimi. Non ancora sazi, abbiamo diviso una tagliata di tonno con cremoso al basilico e bietole, purtroppo non lasciando spazio per i dolci fatti in casa che sembravano molto gustosi.

Dalla ricca carta dei vini abbiamo scelto un’ottima bottiglia di Chardonnay e segnaliamo anche una buona scelta di mezze bottiglie (da 375ml) non sempre facili da trovare. Il servizio è stato molto cortese e attento, il prezzo finale secondo noi un cicinin troppo alto (circa 70€ a testa).

Pastificio Defilippis

📍Torino
💰

Torino è una delle nostre città preferite (qui trovate il resoconto del nostro weekend) per una gita in giornata. Durante l’ultima visita, ci siamo fermati a pranzo da Pastificio Defilippis, storico locale – nato come laboratorio e diventato poi anche ristorante e gastronomia – che ha sede dal lontano 1872 in Via Lagrange.

La specialità della casa, prevedibilmente, è la pasta fresca all’uovo, classica o ripiena: agnolotti, ravioli, plin, tajarin. cegliere è stato difficilissimo, ma alla fine abbiamo optato per degli agnolotti classici di carne al sugo d’arrosto, straordinariamente saporiti, e ravioli di del plin di carne e verdure al burro fuso e salvia, dal gusto più delicato ma altrettanto deliziosi. Per finire, abbiamo diviso un fricandò di vitello e salsiccia con polenta taragna: buono e, come i primi, offerto in porzioni decisamente generose. Speriamo di tornare per provare almeno i tajarin verdi gratinati con crema di latte e speck e gli gnocchi con fonduta di Castelmagno e nocciole piemontesi!

La gentilezza del personale e l’ambiente semplice ma curato hanno reso l’esperienza davvero piacevole: e se considerate che, con due calici di vino, abbiamo speso 35€ a testa, non possiamo che consigliarvelo ancora più caldamente.

Da Lucio

📍Rimini
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Erano ormai diversi anni che tenevamo d’occhio uno dei ristoranti di pesce più chiacchierati del momento e, quando abbiamo visto lo chef Jacopo Ticchi presenziare persino all’ultima edizione di Masterchef, abbiamo un po’ temuto che diventasse inavvicinabile. E invece, complice una fuga nella splendida Romagna (come vi abbiamo raccontato in questo post), abbiamo finalmente trovato l’occasione per concederci un pranzo da Lucio, nella sua nuova e affascinante location, proprio in mezzo al mare. Varcata la soglia, ecco il vero protagonista del locale: il pesce frollato, in bella vista all’interno di numerose celle frigorifere in cui viene conservato a temperatura controllata prima della sua cottura. La sala è unica e luminosissima, interamente circondata da grandi vetrate che si affacciano sul mare del litorale romagnolo: sembra davvero, oltre lo slogan, di pranzare “in mezzo al mare”.

Passando al menu, la maggior parte di noi ha optato per il menu degustazione, che qui viene proposto in un’unica variante al costo di 130€, con diverse portate posizionate in mezzo al tavolo da condividere e che cambiano di settimana in settimana. Si comincia con la selezione di pesce crudo, accompagnato da vari abbinamenti, alcuni decisamente riusciti (tra tutti, menzioniamo la rana pescatrice, canocchie e senape, ma anche la scarola, seppia, ricci e lattuga di mare, entrambi buonissimi). Si passa poi alle portate alla brace, ovvero filetto di pesce (nel nostro caso una cernia nera), trippa di pesci misti e concentrato di pomodoro, e roll di ventresca e fegato di pesce, con cervello di vitello e zafferano.

Si prosegue dunque con il forno a legna, e con fave, piselli, capesante crude e cozze (all’unanimità consacrato piatto della giornata, con una meravigliosa alternanza di consistenze e sapori) e testa di pesce laccata con salsa italiana. Sul finale, il guazzetto di pesce misto, molluschi e crostacei cotto nel forno a legna, e a seguire l’unico piatto di pasta, servita sotto forma di sfoglie gratinate, accompagnata da fegato di molluschi e salsa alle ostriche, un dignitosissimo finale. Poi si sa, quando vediamo la torta di rose non capiamo più nulla, e quindi abbiamo aggiunto anche un dolce, accompagnato da crema pasticcera e salsa al bourbon.

Ma dunque, in conclusione, Lucio vale il viaggio? Abbiamo continuato a pensare a lungo al nostro pranzo nei giorni successivi, e questo è senz’altro un aspetto positivo dell’esperienza. Siamo arrivati con tante (forse troppe?) aspettative, a volte rispecchiate dai piatti, altre volte un po’ meno. In qualche frangente, soprattutto, ci saremmo aspettati sapori decisi e una spinta in più, laddove abbiamo trovato, al contrario, una gran delicatezza. Il servizio di sala, dopo qualche imprecisione e tentennamento iniziale, si è rivelato poi attento e disponibile nel raccontare i diversi piatti serviti, anche se avremmo apprezzato un maggiore approfondimento e racconto sulla frollatura del pesce, data invece quasi per scontata. Menzione d’onore al sommelier di sala, che ha convinto anche i più ostici di noi a concedersi un vino rosso con il pesce (nello specifico, un ottimo Gamay, Fleurie Clos de La Grand Cour Dutraive, 2022), e al bartender, che ci ha conquistati con il “Conte Bruciato”a inizio pasto, un drink incredibile a base di vermouth rosso, campari, mezcal e olio al porro bruciato.

La spesa è senz’altro considerevole (abbiamo speso 200€ a testa, anche a fronte di due bottiglie di vino in quattro persone dal costo importante), ma noi, in conclusione, in mezzo al mare siamo stati bene, complice la location meravigliosa e alcuni piatti che ci hanno fatto sentire davvero immersi, in quell’acqua. Su altri si può, a nostro avviso, ancora migliorare, ma siamo sicuri che si sentirà ancora tanto parlare di Ticchi e della sua cucina.

Osteria da Oreste

📍Santarcangelo di Romagna (Rimini)
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Già che ci trovavamo in Romagna, non potevamo perderci un’altra tappa che da anni conservavamo con moltissimi cuoricini su Google Maps. Stiamo parlando del piccolo borgo di Santarcangelo di Romagna, situato a poca distanza da Rimini, sulle colline alle pendici del Monte Giove, e che concentra nelle sue poche e piccole viuzze un numero davvero impressionante di indirizzi dove mangiare e bere (bene). Noi, a discapito dei nomi più blasonati, abbiamo scelto di cenare all’Osteria da Oreste, classificabile come “osteria moderna“, dove accanto ai piatti della tradizione si trovano proposte più attuali, ma sempre incentrate su prodotti locali e del territorio.

Il menu alla carta è suddiviso tra i classici dell’Osteria (tra cui spicca la famosa torta di piccione, solo su prenotazione), piatti “da condividere”, piatti “per continuare” e “per accompagnare”. Noi abbiamo iniziato con carciofi al tegame, crema di pane e aglio nero, i friggitelli al testo e maionese, e la piada sfogliata con spiedo di pecora, erbe amare e cipolla caramellata, per continuare poi con le pappardelle al ragù di cortile, e una incredibile terrina di Mora Romagnola glassata su un burrosissimo letto di purè alla Robuchon. Gli antipasti ci hanno piacevolmente sorpreso e divertito, ma è il sapore e la cottura perfetta della carne, insieme alla bontà di sua signoria il purè, a esserci rimasti impressi. Ci siamo fatti tentare – ca va sans dire – da uno dei dolci in carta, una torta al cioccolato, fragole al vino e mascarpone, da un ottimo sangiovese, l’Erta 2019 di Paolo e Lorenzo Marchionni, e dal caffè (servito con la moka), che ha in ultimo accompagnato la nostra cena, complessivamente davvero molto soddisfacente, con una spesa di 60€ a persona.

I ragazzi dietro a questo progetto sono molto giovani, ma già pieni di esperienze importanti, e sono stati bravissimi nel destreggiarsi in sala, tra consigli e sorrisi. Se capitate in zona, date un’occhiata anche ad un altro loro progetto, situato a pochi metri di distanza, ovvero Santabago, Associazione Culturale Enograstronomica. Dite che ci toccherà tornare per andare a provarlo?

Caffè Monte Baldo

📍Verona
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Se siete a Verona e avete voglia di un aperitivo con la A maiuscola in pieno stile veneziano, fermatevi al Caffè Monte Baldo, uno storico locale veronese che emana convivialità, ed è un pit stop più che valido per una serata tra amici o per un date nel cuore della città degli innamorati. L’atmosfera è proprio accogliente, tra luci calde, chiacchiere soffuse e quel buon profumo di stracotto e bollicine.

Noi non abbiamo resistito al fascino dei cicchetti, in fila come soldatini nella vetrinetta, che ci tentavano già dalla strada: baccalà mantecato sofficissimo; formaggio spalmabile e caviale da standing ovation; pomodori secchi e pesto per un tocco più rustico; e formaggio e mostarda, un mix dolce-piccante che ci ha fatti volare. Da bere? Ovviamente fiumi di spritz fatto come si deve.

Il prezzo dei cicchetti è un po’ sopra la media ma la qualità si sente tutta: sono freschi, curatissimi e ogni bancone è un sogno (tenete in conto circa 30€ a testa per un aperitivo più sostanzioso). Non abbiamo provato il ristorante, ma torneremo per assaggiare il chiacchieratissimo risotto all’Amarone e, perché no, qualche altro cicchetto.

Antica Trattoria Ferrari

📍Pavia
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A pochissimi chilometri da Milano e facilmente raggiungibile in treno, Pavia è sempre una buonissima idea per una gita fuori città. Passeggiando per le vie del centro, non dimenticatevi di fare colazione con una fetta di torta Paradiso alla pasticceria Vigoni e di comprare un salame di Varzi alla salumeria Lodola. E per pranzo? Noi vi consigliamo l’Antica Trattoria Ferrari, un ristorante storico situato nel quartiere Borgo Ticino, raggiungibile attraversando il fiume passando per il bellissimo ponte coperto. L’ambiente è davvero suggestivo, soprattutto nella grande sala principale dalle travi a vista decorata con piante e arredi antichi.

In menu ci sono tantissime specialità di questo territorio tra paste fresche, carni alla griglia o stufate e pesci di fiume. Noi abbiamo cominciato con una degustazione di antipasti che da sola vale il viaggio: una sequela di portate calde e fredde (fra cui salumi, formaggi, cipolle stufate, cotechino, polpette, melanzane ripiene) davvero soddisfacente. In una terra caratterizzata da così tante risaie, non potevamo poi non prendere un risotto e la versione con spinacino e guanciale che abbiamo scelto si è rivelata un’ottima idea. Buonissimi anche i ravioli croccanti con cipolle e burrata, forse però più adatti come antipasto che come primo piatto. Abbiamo poi assaggiato un’altra specialità che avevamo addocchiato ben prima di raggiungere Pavia, il misto croccante di fiume, un fantastico fritto con rane, arborelle, trota e gamberetti davvero irresistibile.

Il servizio un po’ freddo e sbrigativo è stata forse la parte più deludente del nostro pranzo, ma i prezzi ci hanno fatto tornare il sorriso sulle labbra: con 45 euro a testa (compreso un calice di vino) noi siamo usciti proprio soddisfatti e, per colpa delle porzioni più che abbondanti, con il rimpianto di non aver assaggiato altri piatti.

Ristorante Bellaria

📍Rivergaro (Piacenza)
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I ponti di aprile e maggio sono ormai un lontano ricordo, ma noi stiamo ancora pensando all’ultimo pranzo di queste vacanze di primavera. Sulla strada del ritorno, complice il traffico da rientro, abbiamo deciso di uscire dall’autostrada per concederci una sosta a base di piatti tipici piacentini, anche perché era da tempo che volevamo tornare al Ristorante Bellaria di Rivergaro.

La famiglia Merlini, che gestisce il Bellaria dai primi anni 80, ci ha accolti calorosamente per poi lasciarci allo staff di sala, attento e sorridente, che ci ha accompagnato al nostro tavolo a ridosso della grande vetrata che, col suo affaccio sulle colline della Valtrebbia, caratterizza le sale e le rende molto luminose.

Tutto davvero molto bello, ma il meglio è arrivato con gli antipasti: salumi e formaggi locali, torta fritta, la loro eccezionale giardiniera fatta in casa, crostini con un lardo di Colonnata commovente e un ottimo litro di vino rosso della casa. Spoiler: chiederete il bis di torta fritta, non perché non sia abbondante, ma perché non riuscirete a smettere. Pensavamo di non riuscire a ingerire altro cibo ma alla sola vista dei primi abbiamo cambiato idea: pisarei e fasò, tagliatelle al ragù di cinghiale, gnocchetti di barbabietola con gorgonzola allo zafferano e coppa croccante e i tipici pini della Valtrebbia con salsiccia e funghi. Uno più buono dell’altro (ma i pisarei un po’ di più!).

Dopo il caffè e un conto di circa quaranta meritatissimi euro a testa siamo ripartiti, col pensiero già a quando torneremo per mangiare i porcini – pare che qui li cucinino benissimo – e assaggiare le loro paste fresche ripiene, magari all’ombra delle piante del giardino.

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