Cultura – Conosco un posto https://godsgift.cyou Tue, 31 Mar 2026 07:09:43 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.5 /wp-content/uploads/2024/10/Conosco-un-posto_favicon_256x256.png Cultura – Conosco un posto https://godsgift.cyou 32 32 5 mostre a Milano ad aprile 2026 da visitare assolutamente /mostre-a-milano-ad-aprile-2026-da-visitare/ /mostre-a-milano-ad-aprile-2026-da-visitare/#respond Tue, 31 Mar 2026 07:00:28 +0000 /?p=92469 Con l'arrivo dell'Art Week inaugureranno tante esposizioni. Qui, però, trovate le 5 mostre a Milano ad aprile 2026 che davvero vale la pena visitare!

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La primavera è arrivata, le magnolie sono sbocciate e, in un batter d’occhio, eccoci giunti ad aprile, mese particolarmente ricco di appuntamenti anche per quanto riguarda l’arte e il design.
Proprio per darvi una panoramica il più completa possibile, infatti, in coda all’articolo troverete non solo le ormai canoniche sezioni riassuntive riguardanti le esposizioni in corso, ma anche un compendio di quelle che inaugureranno proprio in occasione della Milano Art Week (13-19 aprile). 

A essere raccontate più approfonditamente, questo mese, sono invece la monografica dedicata a un grande architetto e designer (ma anche un po’ filosofo) italiano; la personale di un artista italo-francese che lavora il metallo; la retrospettiva che celebra la carriera di un’eccellente fotografa; l’esposizione che vede le opere di un artista futurista inserite all’interno di una delle più affascinanti case museo della città e, infine, quella che celebra un movimento artistico italiano rivoluzionario

Ecco a voi le 5 mostre a Milano ad aprile 2026 da visitare assolutamente!

5 mostre a Milano ad aprile 2026 da non perdere

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Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present

📍Triennale | fino al 4 ottobre 2026
🎟 ingresso: intero 14€; ridotto da 9,50€ a 6€

Come inaugurare al meglio la nostra rubrica di mostre a Milano ad aprile 2026, se non con quella dedicata a un architetto, designer, curatore, professore e brillante pensatore quale è stato Andrea Branzi? D’altronde, aprile è anche il mese in cui la nostra città viene letteralmente pervasa dal design, grazie al Salone del Mobile e al Fuorisalone

Il progetto espositivo della grande monografica presentata da Triennale Fondation Cartier pour l’art contemporain e raccontata attraverso lo sguardo dell’architetto giapponese Toyo Ito (amico di lunga data e coautore di numerosi progetti), è stata concepita come un “flusso ininterrotto” atto a sottolineare la permanenza in un “presente continuo” di opere e filosofia di Branzi. 

Attraverso più di 400 opere – tra cui oggetti di piccole e grandi dimensioni, installazioni ambientali, disegni, modellini, video e documenti d’archivio – la mostra racconta le sperimentazioni radicali progettate dal giovane Branzi a Firenze con Archizoom Associati, ma anche le esperienze con Studio Alchimia e Memphis, nonché l’approccio antropologico (e filosofico) che in generale ha contraddistinto il suo lavoro. Una di quelle mostre da cui si esce arricchiti e profondamente ispirati.

Matisse Mesnil – Sutura

📍Romero Paprocki | fino al 9 maggio 2026
🎟 ingresso: libero

Ebbene sì, anche questo mese (lo scorso era stato il turno di Upsilon Gallery) abbiamo una novità di cui parlarvi; ossia l’ultima (bellissima) galleria d’arte approdata in città in zona Lazzaretto: Romero Paprocki.
Concepita inizialmente come piattaforma espositiva itinerante e successivamente stabilitasi a Parigi con la sua prima sede, la galleria fondata nel 2021 da Guido Romero Pierini e Tristan Paprocki si è affermata come spazio di ricerca e produzione dedicato al sostegno degli artisti emergenti.

A inaugurare la sede milanese – ampia e luminosa, scaldata da pareti con mattoni a vista e provvista di ben cinque vetrine su strada – è la personale dell’artista italo-francese Matisse Mesnil (1989), intitolata Sutura.
A essere esposti sono per lo più lavori in metallo – materiale che l’artista ritiene più affine alle sue esigenze di sperimentazione tecnica e metodologica – ma non solo: la galleria, infatti, ha avviato una collaborazione con la stamperia Gate 44 con l’idea di sviluppare progetti editoriali e di residenza artistica, a cui viene dedicato uno spazio specifico all’interno dello spazio espositivo. In questo caso Mesnil ha prodotto una serie di opere su carta, applicando ripetutamente strati di pittura per mezzo di una lastra. Da non perdere!

Elisabetta Catalano – Cinema, Moda e Performance

📍Viasaterna | fino al 19 aprile 2026
🎟 ingresso: libero

Ci sono fotografi uomini a cui viene dedicato un numero spropositato di mostre e ci sono fotografe donne delle quali – pur non avendo nulla da invidiare ai primi -, invece, non si è nemmeno mai sentito parlare, probabilmente. È ingiusto, sì. Ma, per fortuna, ci sono anche gallerie d’arte come Viasaterna, pronte a omaggiarle a dovere. 

Per questa ragione, tra le mostre a Milano ad aprile 2026 che vi consigliamo caldamente di visitare, c’è anche quella dedicata alla romana Elisabetta Catalano (1944-2015), che inaugurò la sua carriera fotografica niente meno che sul set di 8 e ½ di Federico Fellini, nel 1962.
I set cinematografici furono senz’altro tra gli ambienti che preferì frequentare e in cui scattò alcune delle più belle e iconiche immagini (come il ritratto dei tre protagonisti de Il giardino dei Finzi Contini o quella di Sharon Tate e Roman Polanski immortalati su una slitta nella neve), ma anche la moda e il mondo dell’arte furono ambienti che la ispirarono e con cui ebbe a che fare soventemente. Il rapporto col compagno di vita Fabio Mauri, infatti, la introdusse nel mondo della performance artistica, mentre nel 1971 lavorò a New York per Vogue America e a Parigi per Vogue France

Fu però il ritratto puro il suo ambito professionale d’elezione, come testimoniano scatti intensi e raffinati come quello scattato a Claudia Cardinale di spalle o a Monica Vitti, che esplode in una bellissima risata mentre posa appoggiata al parapetto di una terrazza sul mare. 

Depero Space to Space

📍Museo Bagatti Valsecchi | fino al 2 agosto 2026
🎟 ingresso: intero 14€; ridotto 10€

Soprattutto se non avete ancora mai fatto visita a una delle case museo più spettacolari di Milano, vi suggeriamo di far visita alla mostra Depero Space to Space in corso presso il Museo Bagatti Valsecchi, nel cuore del Quadrilatero della Moda. 

Concepire e abitare spazi sospesi tra antico e contemporaneo: è questo che accomuna i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi e il futurista Fortunato Depero. I primi, negli anni 80 del XIX secolo, arredarono la propria dimora in pieno stile tardo rinascimentale; il secondo, invece, negli anni 50 del secolo scorso scelse proprio un edificio cinquecentesco per raccogliere le proprie opere e fondare la Casa d’Arte Futurista di Rovereto

Non tutti apprezzano le esposizioni che prevedono l’inserimento di opere moderne o contemporanee in ambienti così caratterizzati e, stilisticamente parlando, radicalmente in contrasto con esse. Noi, al contrario, troviamo il più delle volte questo tipo di operazioni molto interessanti e per questo vi consigliamo di non perdere questa occasione.  

I Macchiaioli

📍Palazzo Reale | fino al 14 giugno 2026
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€

Innovatori e rivoluzionari, si sa, devono spesso attendere a lungo per essere finalmente riconosciuti, capiti, apprezzati. Rompere le regole e sfidare i canoni ufficiali, d’altra parte, non è cosa da poco.
Così è avvenuto anche per il movimento dei Macchiaioli – rimasto incompreso dai contemporanei e rivalutato solo successivamente, tra le due grandi guerre – a cui finalmente viene dedicata una grande mostra a Palazzo Reale, frutto dei più recenti studi compiuti dai tre massimi esperti italiani del movimento: Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca

È anche grazie ai Macchiaioli, infatti, che il nostro Paese ha costruito radici culturali comuni e un’identità nazionale.
La mostra intende dunque ricostruire attraverso 9 sezioni la loro storia, coprendo l’arco temporale compreso tra il 1848 e il 1873 (anno della morte di Giuseppe Mazzini) e raccontando l’esperimento nazionale che animò questo gruppo di artisti colti e illuminati, che si riconobbero tanto nelle idee mazziniane quanto in quelle positiviste, e che combatterono determinatamente per ricollegare l’arte alla realtà, dipingendo all’aria aperta e scegliendo la vita vera, quotidiana, come orizzonte artistico.
Un gruppo all’interno del quale – nonostante l’unione di idee e della “macchia”, tecnica pittorica innovativa che li contraddistinse – i singoli seppero mantenere, come ben emerge dall’accostamento delle loro opere, la propria individualità. 

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre a Milano di cui vi abbiamo già parlato in precedenza:

E nel frattempo hanno inaugurato anche:

In occasione della Milano Art Week (13-19 aprile 2026), inoltre, inaugureranno:

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5 mostre a Milano a marzo 2026 da visitare assolutamente /mostre-a-milano-a-marzo-2026/ /mostre-a-milano-a-marzo-2026/#comments Wed, 11 Feb 2026 13:39:49 +0000 /?p=91475 Necessiti di una boccata d'arte ma non ti sai decidere? Qui ti consigliamo 5 interessantissime mostre da visitare a Milano a marzo 2026!

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Siete più da mostre fotografiche o da grandi installazioni? Vi affascina di più la scoperta di giovani artisti contemporanei o preferite andare sul sicuro, visitando esposizioni di grandi maestri? Preferite le personali o i progetti in cui a dialogare sono i lavori di due o più artisti? Qualsiasi siano le risposte a queste domande, siamo certi che nella nostra rubrica dedicata alle mostre a Milano a marzo 2026 da visitare assolutamente troverete pane per i vostri denti. Buona lettura! 

5 mostre a Milano a marzo 2026 da non perdere

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Anselm Kiefer – Le Alchimiste

📍Palazzo Reale | fino al 27 settembre 2026
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€

Tra le mostre a Milano a marzo 2026 da visitare assolutamente c’è un importante progetto espositivo firmato da Anselm Kiefer, tra le figure più influenti dell’arte contemporanea internazionale. Nella suggestiva Sala delle Cariatidi e nella vicina Sala del Piccolo Lucernario di Palazzo Reale sono esposte alcune delle sue opere più significative: grandi teleri dedicati a figure femminili a lungo dimenticate, che, attraverso la pratica dell’alchimia, hanno dato un contributo fondamentale alla nascita della scienza moderna.

Di questo pantheon tutto al femminile, tra le altre, fanno parte: Kleopatra e Caterina Sforza, la filosofa Margaret Cavendish e la chimica autodidatta Marie Meudrac. Si tratta di donne sapienti, visionarie e dallo spiccato intuito, ma spesso marginalizzate, perseguitate e condannate proprio a causa delle loro qualità. A essere alchemico, inoltre, è il processo pittorico stesso utilizzato da Kiefer, in cui piombo, zolfo, ossidi, fiori, piante, oro e cenere – sottoposti alla violenza della fiamma ossidrica – lasciano affiorare volti e corpi femminili dalle macerie. Noi abbiamo trovato la mostra decisamente potente ed emozionante!

K Blick – In the Scented Forest

📍Upsilon Gallery | fino al 31 marzo 2026
🎟 Ingresso: libero


A Milano sono approdate (o stanno per farlo) tantissime nuove gallerie d’arte, tra cui Upsilon Gallery, fondata dal tedesco-argentino Marcelo Zimmler e con già altre due sedi a New York e Londra. La galleria, nel cuore del Quadrilatero della Moda, ha aperto la stagione con la personale dell’artista sudcoreana K Blick intitolata The Scented Forest, ispirata a una leggendaria creatura chiamata Gumiho: una volpe a nove code capace di mutare forma, diventare umana, e dalla cui natura ambivalente nasce una costante insoddisfazione che sfocia in un pianto ininterrotto.

Sedici sono le opere esposte: 10 dipinti, 1 opera su carta e 5 lavori in ceramica portoghese, attraverso cui l’artista costruisce un universo visivo in cui umanità e natura convivono senza gerarchie; una foresta simbolica in cui realtà e immaginazione, figurazione e astrazione, coesistono. 

Maria Lai | Antonio Marras: Paso Doble

📍M77 | fino al 16 maggio 2026
🎟 Ingresso: libero

Ci sono retrospettive, come Paso Doble, che potrebbero trarre in inganno un visitatore disinformato, portandolo a pensare che i lavori esposti siano frutto di una sola mente e due sole mani. Ovviamente sussistono sostanziali differenze tra le produzioni artistiche dei sardi Maria Lai (1919-2013) e Antonio Marras (1961) – e uno degli obiettivi della mostra curata da Francesca Alfano Miglietti presso M77 è proprio quello di farle emergere – ma, soprattutto, fortissime somiglianze. 

Per esempio? L’utilizzo di tessuti, ago, filo e materiali di recupero; le scelte cromatiche; la tendenza a sovrapporre e stratificare… Si tratta, effettivamente, di un vero passo a due, in cui Lai e Marras si avvicinano e allontanano armonicamente, incontrandosi e in alcuni casi “stringendosi” stretti, senza però mai rischiare di perdere la propria identità. Al piano inferiore dello spazio espositivo si trovano le ceramiche, i paraventi e i disegni di Marras (oltre a una delle tre opere frutto della collaborazione con Lai); a quello superiore, invece, libri, collage, disegni e dipinti di Lai. Sempre qui, inoltre, trovano collocazione le altre due grandi installazioni create a quattro mani

Giovanni Gastel – Rewind

📍Palazzo Citterio | fino al 26 luglio 2026
🎟 ingresso: intero 12€; ridotto da 8€ a 2€

Ve la segnaliamo tra le mostre a Milano da visitare a marzo ma in realtà c’è tempo fino a luglio inoltrato per vedere la bella mostra all’ultimo piano di Palazzo Citterio dedicata a Giovanni Gastel. Un maestro della fotografia, certo, ma anche poeta contraddistinto da una estrema eleganza, curiosità, generosità. Nato e vissuto a Milano fino alla sua morte nel 2021, Gastel ha sempre avuto un legame molto stretto con la città, che ha senz’altro contribuito a forgiare il suo stile. 

Tornando alla mostra, sono oltre 250 le opere esposte, suddivise in sezioni tematiche, che fanno emergere la poliedricità nonché la smania di sperimentare e “giocare” coi propri soggetti. Ciò risulta particolarmente evidente osservando i divertentissimi e originali still-life realizzati per le riviste di moda, ma anche dalle polaroid e dai video che testimoniano quanto profondamente lo appassionasse il potenziale “magico” e ludico della post-produzione. Sono esposti, inoltre, per la prima volta anche alcuni dei suoi scritti e poesie e viene inoltre riprodotta parte del suo iconico e leggendario studio, in cui amava circondarsi delle stampe di suoi lavori e foto di famiglia, oltre che di lettere e biglietti ricevuti da amici ed estimatori. 

Benni Bosetto | Rebecca

📍Pirelli Hangar Bicocca | fino al 19 luglio 2026
🎟 ingresso: libero

La prima grande mostra istituzionale dell’artista italiana Benni Bosetto, che trova spazio al Pirelli Hangar Bicocca, è anche l’ultima della nostra rassegna dedicata alle esposizioni più interessanti da visitare a Milano a marzo 2026.

Nata nel 1987, Bosetto è considerata una delle voci più originali dell’arte contemporanea italiana della sua generazione. Il suo lavoro – incentrato sempre sul corpo, inteso come strumento attivo di relazione con il mondo – si nutre di fonti molto diverse tra loro: letteratura, antropologia, cultura popolare, psicoanalisi, cinema e anche la quotidianità, con i suoi gesti abituali e i suoi piccoli rituali. Le opere prendono poi forma attraverso una pratica che combina diversi linguaggi, tra cui scultura, installazione e performance.

Rebecca, l’articolato progetto espositivo presentato al Pirelli Hangar Bicocca – il cui titolo richiama l’omonimo romanzo gotico di Daphne du Maurier – trasforma lo Shed, uno degli spazi espositivi dell’istituzione milanese ricavato da un ex capannone industriale, in una sorta di ambiente domestico animato e onirico. Lo spazio è concepito come estensione di un corpo femminile e si articola in tre ambienti principali – “la guancia”, “la pancia” e “il cuore” – che accolgono opere inedite e lavori già esistenti, riproposti in una nuova configurazione. In caso foste desiderosi di vivere l’esperienza completa, inoltre, vi segnaliamo che la performance Tango (II Version) – che tramuta “il cuore” in una milonga danzante – verrà attivata in queste date

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre a Milano di cui vi abbiamo già parlato in precedenza:

E nel frattempo hanno inaugurato anche:

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5 mostre a Milano a febbraio 2026 da visitare assolutamente /mostre-a-milano-a-febbraio-2026/ /mostre-a-milano-a-febbraio-2026/#comments Sat, 31 Jan 2026 09:44:06 +0000 /?p=90734 Un ambizioso progetto dedicato alla Metafisica, due mostre di fotografia (di cui una molto "hot"), delle installazioni spettacolari e un dialogo inaspettato.

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Gennaio è incredibilmente finito, molte nuove esposizioni sono state inaugurate e noi, come sempre, siamo pronti a raccontarvene cinque, di cui stavolta tre a pagamento e due a ingresso libero. Si va da un ambizioso e articolato progetto dedicato alla Metafisica – che vede coinvolte ben quattro realtà museali -, all’esposizione che mette in dialogo due artisti apparentemente molto distanti tra loro, passando per due mostre di fotografia (una collettiva e una focalizzata su un singolo, e molto noto, autore) e per la personale di un’artista libanese che presenta tre installazioni concepite appositamente per gli spazi che le ospitano. Buona lettura e fateci sapere quali tra queste 5 mostre a Milano a febbraio 2026 deciderete di visitare!

5 mostre a Milano a febbraio 2026 da non perdere

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Metafisica/Metafisiche

📍Palazzo Reale e Museo del Novecento | fino al 21 giugno 2026
📍Gallerie d’Italia | fino al 6 aprile 2026
📍La Grande Brera – Palazzo Citterio | dal 6 febbraio fino al 5 aprile 2026
🎟 ingresso: per Palazzo Reale intero 15€, ridotto 13€ | per Museo del Novecento intero 5€, ridotto 5€

per Gallerie d’Italia intero 10€, ridotto 8€ | per Palazzo Citterio intero 12€, ridotto 8€

Apriamo la rubrica delle mostre a Milano da visitare a febbraio 2026 con un progetto molto ambizioso e articolato – tant’è che vede coinvolte ben quattro istituzioni museali milanesi – a cura di Vincenzo Trione. Metafisica/Metafisiche, infatti, si pone l’obiettivo di mettere in dialogo i protagonisti della Metafisica con quelli che possono essere considerati i loro eredi internazionali e i loro allievi del XX e XXI secolo. 

Il percorso parte dalla sede principale, Palazzo Reale, dove a essere presentate sono più di 400 opere tra dipinti, illustrazioni e disegni; sculture e oggetti di arredo; fotografie e modelli architettonici ma anche fumetti, riviste, abiti e vinili. I capolavori dei protagonisti principali del gruppo storico (Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi) dialogano con i lavori di artisti internazionali che hanno tratto ispirazione dalle atmosfere e dalle soluzioni del movimento sia in passato che in tempi più recenti, non solo in ambito strettamente artistico ma anche fotografico, architettonico, cinematografico, teatrale, letterario… Ad accomunare le loro voci è “una specifica postura. Una sorta di inconfondibile manière de voir, ispirata a un’esperienza poetica laterale, clandestina e forse marginale, maturata più di un secolo fa in una città di provincia, posta fuori della storia”, spiega il curatore. 

Nell’area degli Archivi Ettore e Claudia Gian Ferrari del Museo del Novecento, invece, viene approfondito il legame tra la Metafisica e Milano. Qui si trovano le testimonianze delle collaborazioni tra autori quali de Chirico, Savinio e Carrà con realtà come il Teatro alla Scala e la Triennale, nel giardino in cui sorgono gli affascinanti Bagni Misteriosi di de Chirico. 

Nel bellissimo caveau delle Gallerie d’Italia a essere esposte sono le fotografie scattate da Gianni Berengo Gardin nell’atelier bolognese di Giorgio Morandi e infine, a Palazzo Citterio, a partire dal 6 febbraio, un altro inedito omaggio a Morandi dell’artista sudafricano William Kentridge, comprensivo di una video-installazione sonora e un corpus di sculture in cartone. Vi consigliamo sicuramente di visitare la parte più corposa del progetto – ossia quella presentata a Palazzo Reale – ma perché non sfruttare l’occasione per visitare anche le altre sedi, approfittandone per vedere le loro collezioni permanenti, se non se ne ha ancora avuto modo? 

Robert Mapplethorpe – Le Forme del Desiderio

📍Palazzo Reale | fino al 17 maggio 2026
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€

Sempre a Palazzo Reale è stata inaugurata da pochissimo la retrospettiva che ripercorre l’intera carriera di uno dei fotografi più discussi e e influenti del secolo scorso: Robert Mapplethorpe (1946-1989). A parte nella prima sala, in cui sono raccolti alcuni collage realizzati negli anni 70, in quelle successive si trovano serie di fotografie – prevalentemente in bianco e nero – divise in sezioni tematiche. Ci sono quelle che vedono protagoniste l’amica Patti Smith (con cui ebbe un legame quasi simbiotico) e la campionessa mondiale di body building Lisa Lyon; gli autoritratti e i ritratti di artisti e personaggi quali Yoko Ono, Isabella Rossellini, Andy Warhol, Annie Liebovitz e Roy Lichtenstein; gli stupendi still-life di fiori (che ci hanno particolarmente colpito e affascinato) e i potenti nudi maschili e femminili messi a confronto con statue appartenenti all’epoca classica.

Mapplethorpe diceva di essere “ossessionato dalla bellezza”, e ciò risulta assolutamente evidente dalla cura con cui inquadra e “scolpisce” per mezzo della luce i soggetti dei suoi scatti, fiori compresi. Le immagini che realizza, pur essendo nella gran parte dei casi caratterizzate da una forte carica sensuale, non rischiano mai, però, di apparire volgari: sono estremamente calibrate, armoniche, eleganti, geometriche, ‘pulite’. Certo, ci sarebbe piaciuto poterle osservare meglio, godendo appieno del loro rigore formale e della loro raffinatezza. Così, però, purtroppo non è stato, a causa di un’illuminazione che ne ostacola una fruizione soddisfacente, creando fastidiosi riflessi da cui – pur provando a spostarci lateralmente e allontanarci – non siamo, ahinoi, riusciti a scampare. 

Mona Hatoum – Over, Under and in Between

📍Fondazione Prada | fino al 9 novembre 2026
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto 12€

Un’altra mostra molto interessante da visitare a Milano a febbraio 2026 è quella in corso negli spazi della Cisterna di Fondazione Prada, che ospitano tre installazioni site-specific dell’artista libanese Mona Hatoum (1952). 
Nella prima sala si trova Web, una ragnatela sospesa a soffitto alla quale sono appese sfere di vetro trasparente soffiate a mano – dunque molto fragili – che ricordano la rugiada. Secondo l’artista “una ragnatela può essere considerata come una rete che incombe e suggerisce un senso di intrappolamento oppressivo, ma allo stesso tempo rappresenta una casa o un luogo sicuro”, oltre ad avere “un significato poetico, quasi cosmico”, che allude a “un’interconnessione fra tutte le cose”. 

Nella seconda sala, invece, si trova un’opera a terra, Map (Red), formata da una vasta distesa di biglie rosse che compongono un planisfero. I confini politici e geografici sono volutamente ignorati e la mappa a cui viene fatto riferimento non è quella di Marcatore del 1569, a cui siamo abituati e che fa apparire le regioni del Sud della Terra sproporzionate rispetto alla realtà, bensì a quella di Gall-Peters, che rettifica queste distorsioni dimensionali. L’intento è quello di spingere gli spettatori a riflettere sull’instabilità del pianeta.

Infine l’imponente All Of a Quiver (che in italiano potremmo tradurre con “tutto un tremore”); una griglia metallica che si sviluppa in altezza richiamando la struttura di un edificio e che si muove producendo cigolii metallici, come se stesse per collare, per poi risollevarsi e ricomporsi, sottolineando la natura precaria e instabile dell’esistenza

I Tempi dello Sguardo. 90 Anni di Fotografia Italiana in Due Atti. Il Bianco e Nero

📍The Pool NYC | fino al 28 febbraio 2026
🎟 ingresso: libero

Al piano terra dello storico Palazzo Fagnani Ronzoni, nel quartiere 5 Vie, si trova la galleria d’arte The Pool NYC, che fino al 28 febbraio presenta il secondo capitolo – dedicato al bianco e nero – del format espositivo I Tempi dello Sguardo. 90 Anni di Fotografia Italiana in Due Atti

Tra gli scatti raccolti, per questo secondo appuntamento dedicato agli autori che si sono distinti nell’utilizzo del bianco e nero (il primo si era incentrato sul colore), quelli del futurista Renato Di Bosso e del neorealista Alfredo Camisa; le sperimentazioni formali di Mario De Biasi e i capolavori di realismo astratto di Mario Giacomelli; e ancora quelli di Antonio Biasiucci, Franco Vaccari; Mario Cresci e Luigi Erba, oltre a quelli di alcuni fotografi internazionali come Elliott Erwitt e William Klein.  Una visita piacevolissima (e gratuita) per osservare grandi scatti in una galleria davvero bella e che forse non conoscete.

Kounellis | Warhol

📍Galleria Fumagalli | fino al 29 maggio 2026
🎟 ingresso: libero

Cosa hanno in comune due artisti come Jannis Kounellis (1936-2017) e Andy Warhol (1928-1987), a parte il fatto di aver lasciato un’impronta profonda nella storia dell’arte? Apparentemente niente. Il primo, nato in Grecia e vissuto a Roma, è stato uno dei principali esponenti dell’Arte Povera; il secondo, figlio di immigrati slovacchi nato in Pennsylvania e vissuto a New York, è stato invece pioniere della Pop Art

Eppure Annamaria Maggi – curatrice della mostra Kounellis | Warhol – La messa in scena della tragedia umana: la classicità Jannis Kounellis e il pop di Andy Warhol -, lungi dal volerli assimilare alla stessa matrice o ad appiattirne le singole identità, ha pensato di accostarli e inscenare un dialogo dal quale emergono sorprendenti punti di contatto. 

Il terreno comune, esplicitato nel sottotitolo della mostra, è quello della tragedia umana insita della contemporaneità. 
E se il dramma dell’esistenza umana, in Kounellis, si manifesta attraverso un’estetica materialista e opere come i cappotti schiacciati, i sacchi di iuta colmi di carbone o i capelli femminili trafitti da lame; Warhol invece lo nasconde dietro i simboli del consumo e della celebrità. 

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre a Milano di cui vi abbiamo già parlato in precedenza:

E nel frattempo hanno inaugurato anche:

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5 mostre a Milano a gennaio 2026 da visitare assolutamente /mostre-a-milano-a-gennaio-2026/ /mostre-a-milano-a-gennaio-2026/#respond Tue, 06 Jan 2026 09:10:12 +0000 /?p=90525 Nuovo anno, stesso impegno nel cercare di suggerirvi, mese per mese, le esposizioni più interessanti in corso nella nostra amata città. La prima rubrica del 2026 include la vasta personale…

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Nuovo anno, stesso impegno nel cercare di suggerirvi, mese per mese, le esposizioni più interessanti in corso nella nostra amata città. La prima rubrica del 2026 include la vasta personale dedicata a un’artista e attivista molto nota in veste di filmmaker; una collettiva dedicata all’arte contemporanea indiana; un’esposizione che indaga le possibili ibridazioni del medium fotografico nell’era digitale; una che vede protagonisti i progetti fotografici vincitori di un prestigioso premio e una mostra che mette in dialogo i lavori di due artiste femministe. Ecco a voi le 5 mostre a Milano a gennaio 2026 da visitare assolutamente!

5 mostre a Milano a gennaio 2026 da non perdere

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Nan Goldin – This Will Not End Well

📍Pirelli Hangar Bicocca | fino al 15 febbraio 2026
🎟 ingresso: libero

Tra le mostre a Milano da non perdere a gennaio 2026 segnaliamo la retrospettiva interamente dedicata a Nan Goldin nella sua veste di filmmaker. Il progetto espositivo, curato dall’architetta Hala Wardé, è concepito come un vero e proprio villaggio, composto da diverse strutture architettoniche, ciascuna pensata in dialogo con una specifica opera.

Nan Goldin è universalmente riconosciuta come una delle fotografe più influenti della sua generazione, ma in questo caso l’esposizione mette al centro la sua produzione filmica, presentando il più ampio corpus di slideshow (sequenze di diapositive accompagnate da apposite colonne sonore, caratteristiche della sua pratica artistica) mai presentato.

Tra i vari lavori esposti troverete sia la sua prima opera – The Ballad od Sexual Dependency – che i due più recenti, realizzati nel 2024 e intitolati You Never Did Anything Wrong e Stendhal Syndrome, entrambi ispirati ad antichi miti. All’interno del “Cubo” – uno spazio che per dimensioni e altezza richiama la La Chapelle de la Salpêtrière di Parigi – vi è inoltre l’installazione Sisters, Saints, Sibyls (2004- 2022), riproposta in una forma fedele all’originale, elementi scultorei compresi.

Con la sua arte Goldin ha sempre portato all’attenzione del pubblico temi quali la violenza domestica, la dipendenza e l’uso di sostanze stupefacenti, il suicidio, la sessualità. Ci teniamo a farlo presente nel (molto improbabile) caso che qualcuno di voi decida di visitare la mostra senza esserne consapevole. Vi informiamo inoltre che il regolamento vieta qualsiasi tipo di ripresa fotografica o video

India. Di Bagliori e Fughe

📍PAC | fino al 8 febbraio 2026
🎟 ingresso: intero 14€; ridotto 9€

Dopo Africa, Brasile, Australia, Giappone e Argentina, il PAC di Milano continua il viaggio tra le diverse espressioni dell’arte contemporanea nel mondo, con la collettiva intitolata India. Di Bagliori e Fughe. A partire da questa domanda: cosa può fare l’arte in tempi tanto incerti come quelli attuali, caratterizzati da accelerazioni economiche, profonde trasformazioni culturali e repressione politica? Cercare vie di fuga, immaginare e inventare nuove forme di convivenza.

La mostra, difatti, focalizza l’attenzione su pratiche artistiche dell’India odierna nate dall’urgenza del “vivere associato”, capaci di risuonare anche oltreconfine. Per mezzo di immagini, suoni e gesti, gli artisti coinvolti tracciano percorsi basati sull’associazione: canzoni di memoria collettiva, archivi familiari che resistono all’oblio, opere sonore portatrici di messaggi di protesta e cura. Il bagliore è la scintilla di consapevolezza presente nelle opere; la fuga il movimento insito in esse, l’impulso che spinge al cambiamento e alla ricerca di alternative

Disegni e dipinti, performance, fotografie e video restituiscono insomma la complessità e le tensioni proprie della società indiana (ma non solo), incarnando al contempo la fragilità e la resilienza che appartengono alla vita collettiva, indicando sia le possibilità di svolta che quelle di rottura e suggerendo bagliori di speranza e futuri alternativi. Da sottolineare è anche il carattere sinergico e multiculturale che ha dato vita a molti dei lavori esposti, realizzati grazie alla partnership con realtà milanesi quali La Casa Degli Artisti – dove tredici degli artisti coinvolti hanno trascorso un periodo di residenza in città; il Museo di Storia Naturale, l’Accademia delle Belle Arti di Brera e la NABA

Transizioni – Dal Fotografico Alle Immagini Ibride

📍Viasaterna | fino al 23 gennaio 2026
🎟 ingresso: libero

Un’altra mostra a Milano da visitare assolutamente a gennaio (anche perché chiude il 23), è la collettiva ospitata da Viasaterna che – attraverso le opere di nove artisti contemporanei (Alessandro CalabreseGiorgio Di NotoTeresa GiannicoCamilla GurgoneLeonardo MagrelliGrace MartellaLuca MassaroAlessandro SambiniAlberto Sinigaglia) e due del secolo scorso (Brâncuşi e Modigliani) – esplora trasformazioni, ibridazioni e possibilità del medium fotografico nell’era digitale, dominata dall’avvento delle intelligenze artificiali. 

La fotografia è sempre presente, dunque, ma ogni artista la sfrutta, plasma e interpreta a modo suo, facendola diventare altro. C’è chi – come Sambini e Sinigaglia – preferisce lavorare sull’hardware che genera l’immagine fotografica, anziché su di essa, e chi – come Luca Massaro – fotografa etichette e insegne per poi tramutarle in opere scultoree o pittoriche. Calabrese si serve invece dell’IA generativa, di programmi di modellazione e della stampa 3D per ricostruire arti e teste mancanti a statue antiche; mentre Gurgone indaga il contrasto tra percezione umana e registrazione algoritmica del medesimo scenario.

Data l’inevitabilità della presenza pervasiva dell’intelligenza artificiale, di cui la nostra vita quotidiana è già profondamente intrisa, la domanda da porsi è: come metterla in relazione con la creatività umana? In che modo possiamo collaborare con essa in maniera virtuosa, sfruttandone le potenzialità per dare forma a qualcosa che, senza il suo contributo, non saremmo in grado di immaginare o realizzare? 

Deloitte Photo Grant 2025

📍Triennale | fino al 25 gennaio 2026
🎟 ingresso: libero

Alla Triennale di Milano, a gennaio, è inoltre visitabile la mostra dedicata alla terza edizione del prestigioso premio Deloitte Photo Grant, che quest’anno ha promosso il tema Contrast. A essere esposti sono i progetti fotografici Hero, Father, Friend del ghanese Carlos Idun-Tawiah (1997), vincitore di questa edizione nella categoria “Segnalazioni”; Reinas della venezuelana Fabiola Ferrero (1991), vincitrice della categoria “Open Call” 2024 e – in anteprima – Go Live dell’iraniana Atefe Moeini (1998), vincitrice della categoria “Open Call” dell’edizione 2025. 

Il primo (Hero, Father, Friend) nasce come risposta alla carenza di foto del padre defunto dell’autore. In mancanza di ricordi visivi originali, Idun-Tawiah ne ha ricreati alcuni – legati sia a scene realmente accadute che ad altre solo immaginate – utilizzando come soggetti parenti e mentori. Il secondo (Reinas) si focalizza su due aspetti fortemente identitari del Venezuela: la produzione di petrolio e la bellezza delle donne. Il Paese difatti detiene la più grande riserva mondiale di petrolio e conta il maggior numero di titoli internazionali di bellezza ma, allo stesso tempo, sta attraversando da anni una profonda crisi. Il terzo, infine, nasce da un’esperienza biografica: l’arresto a Teheran della stessa artista, Moeini, nel 2018, da parte della polizia morale, accusata di aver indossato abbigliamento “non islamico”. A essere ritratte negli scatti che compongono il suo progetto (in continuo divenire), sono donne che hanno vissuto esperienze simili alla sua. 

Valie Export e Ketty La Rocca – Body Sign

📍Thaddeus Ropac | fino al 28 febbraio 2026
🎟 ingresso: libero

A chiudere la nostra rassegna di mostre a Milano da visitare assolutamente a gennaio 2026 è l’interessantissimo progetto espositivo presentato dalla galleria Thaddeus Ropac, che vede in dialogo le opere di due artiste femministe protagoniste dell’Arte Concettuale: l’austriaca Valie Export (1940) e l’italiana Ketty La Rocca (1938–1976).

Entrambe hanno utilizzato il corpo come strumento di sfida alla società patriarcale, sperimentando diversi mezzi espressivi e lavorando sia in spazi privati che pubblici. È significativo osservare come, all’interno di un movimento prevalentemente maschile come l’arte concettuale – che individua nella smaterializzazione dell’opera uno dei suoi nuclei teorici – sia Export che La Rocca abbiano invece sviluppato una ricerca fortemente concettuale ma ancorata alla materialità, attribuendo un ruolo centrale alla dimensione tattile e, in particolare, alle mani, fulcro della loro pratica artistica.

Il dialogo messo in scena rende dunque lampante, prima di tutto, la comune urgenza di utilizzare l’arte come mezzo di libera espressione e autodeterminazione, nonché la necessità di agire concretamente all’interno della società, senza limitarsi alla mera rappresentazione. 

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre a Milano di cui vi abbiamo già parlato in precedenza:

E nel frattempo hanno inaugurato anche:

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Ci sono altre mostre a Milano a gennaio 2026 che hai visitato e ci consigli?

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5 mostre a Milano a dicembre 2025 da visitare assolutamente /mostre-a-milano-a-dicembre-2025/ /mostre-a-milano-a-dicembre-2025/#respond Mon, 01 Dec 2025 02:31:00 +0000 /?p=89969 Quali mostre visitare a Milano a dicembre per concludere al meglio questo 2025? Qui trovate tutti i nostri suggerimenti!

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Incredibile ma vero: siamo già arrivati all’ultima rubrica dell’anno dedicata alle mostre da vedere a Milano!
Questo mese vi portiamo alla scoperta della bellissima esposizione che mette in scena gli abiti di quello che è stato definito il re della moda Made in Italy all’interno di uno dei più begli spazi museali milanesi; di un’installazione dedicata al gatto, in cui arredi ed elementi decorativi iconici sono associati a opere selezionate appositamente per l’occasione dalla galleria Tommaso Calabro; della retrospettiva di un pittore scozzese scomparso recentemente; della mostra che celebra il collettivo milanese che tra il 1976 e il 1992 intrecciò design, architettura, moda e arti visive dando vita a un linguaggio ironico, poetico e innovativo e – infine – della personale che vede protagonisti dei gioielli d’artista
Ecco a voi quindi le 5 mostre a Milano a dicembre 2025 da visitare assolutamente, secondo noi. 

5 mostre a Milano a dicembre 2025 da non perdere

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Giorgio Armani – Milano, per amore

📍Pinacoteca di Brera | fino al 11 gennaio 2026
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto 10€; presentando biglietto di Armani Silos 6€

Tra i grandi che ci hanno lasciato nel 2025 c’è anche lui, “Re Giorgio”. Eppure a Milano la sua presenza è più viva che mai, grazie a due esposizioni che, in contemporanea, ne celebrano la carriera, l’eleganza innata e la raffinata visione stilistica. Della prima – quella inaugurata a maggio scorso all’Armani Silosvi avevamo già parlato a giugno.

La seconda, invece, è stata inaugurata poco dopo la sua morte presso una delle istituzioni museali milanesi più prestigiose (e più amate dallo stesso Armani): la Pinacoteca di Brera. Il legame tra lo stilista e Brera era profondo: del quartiere apprezzava l’anima colta e al tempo stesso vivace, oltre alla sua innata eleganza. Non a caso, nel 1993 l’Accademia di Belle Arti gli conferì la laurea honoris causa per la coerenza della sua ricerca stilistica e per il rigore con cui seppe unire funzione e fantasia creativa.

Sarebbe stato senz’altro molto felice e onorato, per tutti questi motivi, di vedere 133 delle sue meravigliose creazioni inserite in un ambiente così importante, carico di storia e ricco di capolavori. Noi non tornavamo alla Pinacoteca da tanti anni e siamo stati davvero felici di averle fatto nuovamente visita per questa occasione. Se non ci siete mai stati, vale ancora di più la pena cogliere questa opportunità.

L’Heure du Chat

📍Fornasetti | fino al 31 dicembre 2025
🎟 ingresso: libero

Lo scorso mese vi avevamo parlato di una mostra – ancora visitabile per qualche giorno presso la galleria Tommaso Calabro – che intrecciava arte e design. E questo mese, casualmente, torniamo a parlarvi di un’installazione che intreccia arte e design e in cui c’è sempre di mezzo lo zampino di Tommaso Calabro!
 
L’Heur du Chat nasce dalla collaborazione tra la galleria – che per l’occasione ha selezionato una serie di opere dei surrealisti Leonor Fini e Stanislao Lepri – e Barnaba Fornasetti, che al piano superiore dello store di corso Venezia accoglie le opere in un’ambientazione progettata appositamente. Il filo rosso che unisce le opere e gli oggetti di arredo è il gatto.

Gatto che Piero Fornasetti definiva “un antico filosofo avvolto in una morbida pelliccia”: non un semplice animale domestico, dunque, piuttosto un simbolo di grazia e cultura, libertà a trasformazione (e noi non potremmo che essere più d’accordo!). Trasformazione/metamorfosi che affascinava tremendamente sia Fini che Lepri (così come i loro colleghi surrealisti) ed era un tema ricorrente di moltissime delle loro opere.

Al piano inferiore è possibile vedere anche la nuova collezione di porcellane dedicate al felino-filosofo, che comprende tazze, candele, piatti, orologi e vassoi. È sempre magico, comunque, entrare nel mondo di Fornasetti, quindi fossimo in voi ne approfitteremo. Magari ci scappa anche un acquisto natalizio…

Jack Vettriano

📍Museo della Permanente | fino al 25 gennaio 2026
🎟 ingresso: intero 16€; ridotto 14€

Mai sentito parlare di Jack Vettriano? Non ci stupisce…eppure siamo convinti che alcune delle sue opere (prima fra tutte The Singing Butler) vi siano assolutamente familiari.

Vettriano (Hoggan all’anagrafe) nasce nel 1951 sulla costa nord della Scozia, in una famiglia umile legata all’estrazione del carbone. Per contribuire al sostentamento domestico inizia a lavorare a soli 10 anni e lascia definitivamente la scuola a 16. La svolta arriva a 21 anni, quando un’amica gli regala una scatola di acquerelli per il compleanno: un gesto semplice che gli cambia la vita. Da autodidatta comincia a dipingere con passione, prima copiando i grandi maestri e poi elaborando uno stile personale, dal forte taglio cinematografico e immediatamente riconoscibile.

Durante il giorno d’apertura della sua prima mostra nel 1988, a Edimburgo, due suoi dipinti vengono subito venduti. Da quel momento si trasferisce nella capitale scozzese, cambia cognome e comincia la sua – seppur osteggiata dalla critica d’arte ufficiale – fortunata carriera. Il culmine del successo arriva nel 2004, quando The Singing Butler viene battuto all’asta da Sotheby’s per quasi 750mila sterline e la regina Elisabetta gli conferisce l’onorificenza OBE per i servizi alle arti visive. 

Peccato che in mostra ci siano solo 9 olii su tela e che per il resto si tratti di riproduzioni su carta museale a tiratura unica. La malinconia, la sensualità, l’oniricità e il senso di attesa intrinseci nelle opere di Vettriano, comunque, hanno saputo catturare il nostro sguardo. 

Alchimia – La Rivoluzione del Design Italiano

📍ADI Design Museum | fino al 22 gennaio 2026
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto 12€

A far parte della nostra selezione di mostre a Milano a dicembre 2025, inoltre, c’è quella che ADI Design Museum dedica al’avanguardistico Studio Alchimia, fondato dai fratelli Alessandro e Adriana Guerriero nel 1976. Il vivace collettivo di artisti e designer, che operò fino al 1992, si pose l’obiettivo di “materializzare in essere qualcosa di inesistente” e con la teoria del “design banale” sovvertì le regole del funzionalismo e dell’estetica industriale, trasformando la progettazione in racconto, simbolo e interpretazione del mondo.

Nel manifesto si legge: “La motivazione del lavoro non sta nella sua efficienza pratica, la ‘bellezza’ dell’oggetto consiste nell’amore e nella magia con cui esso viene proposto, nell’anima che esso contiene”.

Nato in un periodo di profondi cambiamenti socio-culturali, Studio Alchimia è stato un laboratorio di libertà e contaminazione tra le discipline: dal design all’architettura, dalle arti visive alla moda, dalla musica alla performance. 
In mostra sono presenti circa 150 opere, tra cui arredi, schizzi, fotografie e oggetti vari che cattureranno la vostra attenzione.

Il Gioiello Scultura – L’Arte Preziosa di Giorgio Facchini

📍Babs Art Gallery | fino al 30 gennaio 2026
🎟 ingresso: libero

A chiudere la nostra rassegna di mostre a Milano a dicembre 2025 è la personale del marchigiano Giorgio Facchini (1947) in corso presso una galleria d’arte molto speciale, che probabilmente non conoscete. Babs Art Gallery, infatti, è l’unica galleria in Italia specializzata in gioielli d’artista e si trova a pochi passi dal Duomo. 

In questa occasione, a essere esposte sono una trentina di opere tra gioielli in oro e sculture in bronzo. E se i monili realizzati fra gli anni 70 e i 90 richiamano più l’arte cinetica – con le loro parti geometriche articolabili, pensate per assecondare i movimenti di chi li indossa – quelli creati successivamente alternano superfici lucide e opache all’inserimento di scintillanti pietre preziose.

Facchini ha esposto insieme ad artisti come Ettore Sottsass, Alexander Calder, Lucio Fontana e Pablo Picasso e le sue sculture-gioiello sono state indossate da personaggi noti quali Elizabeth Taylor e Oprah Winfrey, oltre ad aver sfilato a Parigi negli anni 70 con le collezioni autunno/inverno di Pierre Cardin. Se siete curiosi, sappiate che nella seconda sala della galleria è invece possibile ammirare anche alcuni pezzi provenienti dalle mostre presentate precedentemente in collaborazione con vari artisti tra cui Loris Cecchini, Grazia Varisco, Alex Pinna e Sophia Vari

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre a Milano di cui vi abbiamo già parlato in precedenza:

E nel frattempo hanno inaugurato anche:

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5 mostre a Milano a novembre 2025 da visitare assolutamente /mostre-milano-novembre-2025/ /mostre-milano-novembre-2025/#comments Fri, 31 Oct 2025 09:39:43 +0000 /?p=89325 La nostra selezione di mostre a Milano da visitare a novembre 2025 per sfuggire ai primi freddi è servita!

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Avete già esaurito le mostre che vi abbiamo suggerito a ottobre e siete alla ricerca di nuove ispirazioni? Tra le esposizioni che vi consigliamo di visitare questo mese a Milano, ci sono la personale di una grande artista italiana, cofondatrice del Gruppo T, specializzato in ricerche artistiche in ambito cinetico; una collettiva molto originale e interessante che esplora i legami tra arte, trance e scienze occulte; la retrospettiva dedicata a uno dei principali protagonisti della scena artistica del secolo scorso; il progetto espositivo che vede protagoniste le opere di un ceramista inglese scomparso di recente e un’esposizione a cavallo tra arte e design. Sono tutte a ingresso libero tranne una, oltretutto! Per scoprire quindi tutti i dettagli relativi alla nostra rassegna di mostra a Milano a novembre 2025 da visitare assolutamente, non vi resta che proseguire la lettura.

5 mostre a Milano a novembre 2025 da non perdere

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Grazia Varisco – Riflessioni

📍M77 | fino al 17 gennaio 2026
🎟 ingresso: libero

La nostra rassegna di mostre a Milano da visitare a novembre 2025, si apre con quella che la galleria d’arte M77 dedica a Grazia Varisco (1937). Dopo una serie di esposizioni allestite in modo molto più classico rispetto al solito, M77 torna a stupire con una messa in scena originale e coinvolgente, che abbiamo decisamente apprezzato. Riflessioni occupa entrambi i piani del vasto spazio espositivo e si apre con una serie di opere che rimandano al tema del “cantiere” come luogo temporaneo, caratteristico del vivere urbano.

Al piano superiore, poi, si trova il cuore del progetto: l’installazione site-specific Riflessioni che dà il titolo alla mostra e anima l’ambiente grazie alla frammentazione e moltiplicazione dell’immagine riflessa da listelli specchiati in continuo movimento, che fanno diventare gli spettatori parte integrante dell’opera. Sappiamo che per molti di voi potrebbe non essere comodo raggiungere via Mecenate, dove ha sede la galleria, ma fidatevi di noi e – se ancora non ci siete mai stati – fatele visita alla prima occasione buona. Ne vale la pena. 

Fata Morgana – Memoria dall’Invisibile

📍Palazzo Morando | fino al 30 novembre 2025
🎟 ingresso: libero

Un’altra mostra gratuita assai interessante che vi consigliamo di visitare a novembre (anche perché chiude proprio a fine mese!) è la collettiva Fata Morgana, ideata e prodotta da Fondazione Trussardi per Palazzo Morando, un tempo residenza della Contessa Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini, che tra Ottocento e Novecento ampliò la sua già vasta biblioteca con una serie di volumi di scienze occulte. È infatti dalla sua figura che ha preso forma l’idea di questo progetto espositivo inedito, incentrato sulle pratiche artistiche ispirate all’invisibile, all’automazione psichica e alla trance come modalità creative.

Come mai questo titolo? Perché Fata Morgana è un personaggio leggendario legato a Re Artù e ai cavalieri della Tavola Rotonda, una maga potente a cui nel 1940 André Breton dedicò l’omonimo poema in cui storia, arte e misticismo si intrecciano. La mostra raccoglie opere di vario genere (video, dipinti, sculture, disegni e fotografie) di medium, mistici e visionari; artisti molto spesso autodidatti (tra cui tantissime donne) guidati nella loro pratica da forze invisibili o comunque ispirati dal mondo spirituale e trascendente

Man Ray – Forme di Luce

📍Palazzo Reale | fino al 11 gennaio 2026
🎟 Ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€

Man Ray non ha di certo bisogno di presentazioni: anche i meno appassionati di storia dell’arte sanno chi sia e quanto sia stato influente all’interno del panorama artistico del secolo scorso. Questo però non significa che la retrospettiva dedicatagli da Palazzo Reale sia scontata e per questo poco interessante da visitare, anzi. Man Ray – Forme di Luce presenta circa 300 opere dell’artista statunitense Emmanuel Radnitzky, che scelse per sé lo pseudonimo Man Ray (“Uomo Raggio”). In mostra litografie, ready-made, sculture, collage e disegni, ma soprattutto fotografie: le celebri rayografie, ottenute disponendo oggetti direttamente su carta fotosensibile senza l’uso della macchina fotografica, e le solarizzazioni, realizzate esponendo parzialmente la pellicola alla luce durante lo sviluppo.

L’esposizione si articola in diverse sezioni tematiche (autoritratto, ritratto, nudo, cinema, moda, ecc.) che raccontano parallelamente evoluzione artistica e vicende personali del visionario artista vissuto tra Parigi e New York, amico di colleghi e letterati noti quali Marcel Duchamp, Paul Elouard, Pablo Picasso, Tristan Tzara, nonché compagno e amante di donne di estremo fascino come Kiki de Montparnasse, Lee Miller e Juliet Browner, che furono muse e soggetti prediletti dei suoi scatti. 

Gordon BaldwinLittle Hard Clouds Becoming Vessels

📍Fondazione Officine Saffi | fino al 23 dicembre 2025
🎟 Ingresso: libero

Come diciamo sempre, visitare mostre in giro per Milano – oltre a essere un piacere di per sé – porta anche alla scoperta di bellissime location. Per esempio, sapevate che la nuova sede di Fondazione Officine Saffi – in zona Sarpi – è dotata di un meraviglioso cortile lussureggiante, oltre agli uffici, alla spaziosa sala espositiva e al laboratorio dove vengono organizzati workshop di ceramica?

Al momento la fondazione ospita la personale dell’inglese Gordon Baldwin (1932 – 2025), il cui titolo – Little Hard Clouds Becoming Vessels – rimanda a un passaggio della sua poesia The Severity of Clouds, ispirata a uno scritto di Jean Arp
Le opere scultoree esposte sono tutte dotate di fori o aperture che rimandano al concetto di vaso (vessel), praticati non tanto per renderle funzionali, quanto per trasmettere l’idea di uno spazio interiore (inscape) nascosto. Consigliamo di visitare la mostra durante le ore più assolate, durante le quali lo spazio espositivo viene invaso dalla luce naturale proveniente dal soffitto vetrato. 

Attraverso le Stanze

📍Tommaso Calabro | fino al 13 dicembre 2025
🎟 Ingresso: libero

Tra le mostre a Milano da vedere a novembre 2025, infine, c’è la collettiva a cavallo tra arte e design in corso presso la galleria Tommaso Calabro. Il progetto espositivo Attraverso le Stanze racconta di un epoca – quella compresa tra gli anni Sessanta e Settanta – in cui in Italia cominciano a intrecciarsi profondamente la sfera pubblica dell’arte e quella privata, e i collezionisti a concepire le proprie abitazioni come spazi di dialogo tra arte, design e vita quotidiana.
Gli oggetti d’arte e design, insomma, diventano parte integrante del racconto di vita di chi se ne circonda, più che meri oggetti da esibire. 

In galleria vengono dunque ricostruiti tre ambienti domestici che esplorano universi distinti, arredati con opere di artisti quali Emilio Tadini, Fausta Squatriti, Niki de Saint Phalle e Daniel Spoerri – solo per citarne alcuni – e accattivanti arredi vintage provenienti dall’archivio di design Triplef, fondato da Federica Formilli Fendi

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre a Milano di cui vi abbiamo già parlato in precedenza:

E nel frattempo hanno inaugurato anche:

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5 mostre a Milano a ottobre 2025 da visitare assolutamente /mostre-milano-ottobre-2025/ /mostre-milano-ottobre-2025/#comments Tue, 30 Sep 2025 03:32:00 +0000 /?p=88654 L'autunno è arrivato e con lui tante nuove esposizioni in città. Ecco 5 mostre a Milano a ottobre 2025 da non perdere!

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La città è tornata a pieno regime, palinsesto autunnale di mostre compreso. Eccoci dunque prontissimi al vostro servizio, per darvi una mano a orientarvi tra tutte le mostre a Milano a ottobre 2025!

La rassegna di questo mese include tre mostre a pagamento e due gratuite. Due sono le monografiche che vi suggeriamo di visitare a Palazzo Reale: una di una straordinaria e rivoluzionaria artista surrealista e l’altra del “primo pittore” del Regno d’Italia napoleonico. Ci sono poi la retrospettiva che il Mudec dedica a uno degli artisti più influenti e riconoscibili del secolo scorso, con le sue opere caleidoscopiche; la doppia personale in una galleria d’arte approdata di recente in città e la prima personale di un fotografo di moda inglese molto stimato da appassionati e addetti ai lavori, ma forse meno conosciuto al grande pubblico (per lo meno di nome). Pronti a scoprire di più sulle 5 mostre a Milano a ottobre 2025 da visitare assolutamente?

5 mostre a Milano a settembre 2025 da non perdere

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Leonora Carrington

📍Palazzo Reale | fino al 11 gennaio 2026
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€

La nostra carrellata di mostre a Milano a ottobre 2025, si apre con una monografica meravigliosa, dedicata a una delle artiste più influenti e rivoluzionare del XX secolo: Leonora Carrington. Il progetto si presenta in continuità con l’altra mostra che Palazzo Reale ha ospitato fino a luglio scorso; ossia quella di Leonor Fini, con cui Carrington ha diversi punti di contatto. Si tratta infatti di due artiste e intellettuali estremamente moderne, rivoluzionarie e anticonformiste; entrambe legate al Surrealismo

Nelle opere di questa straordinaria artista sogno e realtà, mito e psicologia, politica e magia si intrecciano, creando universi complessi e multiformi abitati da creature ibride e fantastiche. Il percorso espositivo si pone l’obiettivo di ripercorrere tutta la carriera artistica di Carrington, dai primi passi mossi a Firenze (dove venne profondamente influenzata dalla pittura del Trecento e Quattrocento), fino al periodo in cui si trasferì stabilmente in Messico, dove il suo interesse per la magia, l’alchimia, i tarocchi e l’astrologia diventò sempre più profondo. 

Ogni singola tela rappresenta un universo fiabesco davanti alla quale si potrebbero trascorrere ore osservando ogni singolo dettaglio; spazi di ribellione in cui ruoli di genere e gerarchie sociali vengono sovvertiti; in cui le donne e l’ambiente sono al sicuro nonché protagonisti assoluti. Vi invitiamo davvero caldamente a visitare la mostra, consigliandovi l’ausilio dell’audio-guida per potervi immergere quanto più possibile nella sua storia personale e artistica. Noi l’abbiamo adorata, rimanendo incantati di fronte alla minuzia stilistica e alla profondità concettuale di ogni singola opera. 

Appiani – Il Neoclassicismo a Milano

📍Palazzo Reale | fino al 11 gennaio 2026
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€

Non è ancora giunto il momento di allontanarsi da Palazzo Reale, perché anche la seconda mostra della nostra rassegna di ottobre trova casa qui; tra gli Appartamenti del Principe, la Sala del Lucernario e la Sala delle Cariatidi. Appiani – Il Neoclassicismo a Milano mira a ricostruire nel modo più completo possibile il percorso artistico di Andrea Appiani (1754-1817) attraverso un centinaio di opere provenienti da diverse collezioni italiane e internazionali.
Sì, perché l’ultima, parziale, monografica dedicata al “primo pittore” del Regno d’Italia napoleonico risale ormai al 1969; dunque il tentativo del progetto espositivo è quello di tornare a celebrarlo, raccontandolo non solo nella sua dimensione più nota, ma anche in quanto “creatore” di oggetti d’arte in senso lato, come testimoniano bozzetti e disegni realizzati per mobilio nobiliare, medaglie e decorazioni per sportelli di carrozze. 

La carriera di Appiani fu costellata di commissioni religiose, politiche e aristocratiche che lo portarono a realizzare sia monumentali affreschi (a Milano, per esempio, vi sono quelli della cupola di Santa Maria presso San Celso, ma anche quelli custoditi all’interno di palazzi nobiliari come Palazzo Greppi e Palazzo Orsini) che ritratti di personaggi politici – Napoleone in primis – e figure chiave della vita culturale a lui contemporanea, quali Giuseppe Parini, Ugo Foscolo e i fratelli Pietro e Alessandro Verri.

L’esposizione si conclude nella Sala del Lucernario – dove viene ospitato il grande cartone degli affreschi dell’Apoteosi di Napoleone, proveniente dal Louvre – e nella Sala delle Cariatidi, dove vengono invece ricostruiti e ricollocati nella loro posizione originaria i Fasti di Napoleone che un tempo adornavano il ballatoio che correva per tutto il perimetro dello spazio. Da non perdere.

M.C. Escher – Tra Arte e Scienza

📍Mudec | fino al 8 febbraio 2026
🎟 ingresso: intero 16€; ridotto da 14€

Tra le mostre che vi consigliamo di visitare a Milano a ottobre, inoltre, vi è quella che, a di 10 anni di distanza, riporta Maurits Cornelis Escher nel capoluogo lombardo. Rispetto alla spettacolare retrospettiva che gli dedicò Palazzo Reale questa lo è senz’altro meno, vi avvertiamo subito. Ma ormai dovremmo esserne tutti consapevoli: il Mudec cerca sempre una chiave di lettura inedita, capace di mettere in luce aspetti magari meno scenografici ma originali. 

Come suggerisce il titolo, la retrospettiva si focalizza sul ruolo che hanno la matematica e la geometria nell’opera di uno degli artisti più iconici e facilmente riconoscibili del secolo scorso, indagando al contempo anche l’influsso che ebbe l’arte islamica nella costruzione del suo universo grafico. 
Già nel 1926, quando progetta le piastrelle del suo appartamento romano, Escher dimostra un’attenzione maniacale alla simmetria, ma è a partire da 1937 che comincia la ricerca sistematica sulle tassellazioni regolari del piano euclideo. 
Ad accomunare l’arte islamica e quella di Escher sono proprio le tassellazioni e gli schemi geometrici, anche se Escher fece il passo ulteriore di trasformarli rendendoli figure riconoscibili: pesci, pipistrelli, cavalli, uccelli e così via. 

Nelle ultime sale della mostra vi sono anche una (questa sì!) spettacolare stanza immersiva, all’interno della quale vengono proiettate animazioni delle tassellazioni escheriane ad alta definizione (poco indicata a chi soffre di vertigini), e una sezione dedicata ai lavori grafici realizzati su commissione (biglietti di auguri, motivi decorativi per carte da regalo, tessuti, copertine di libri e riviste, ecc.). Molto interessante!

Georg Baselitz & Lucio Fontana – L’Aurora Viene

📍Thaddeus Ropac | fino al 21 novembre 2025
🎟 ingresso: libero

Come sapete ci fa sempre piacere farvi scoprire qualcosa di nuovo, con la nostra rubrica. Dunque vi raccontiamo della doppia personale che vede protagonisti i lavori del tedesco Georg Baselitz (che probabilmente non conoscete) e l’italo-argentino Lucio Fontana (che al contrario vi è quasi per certo noto).

Ospitata dalla galleria d’arte Thaddeus Ropac – da pochissimo approdata a Milano negli spazi di Palazzo Belgioioso precedentemente occupati dalle gallerie Peres Projects e Massimo De Carlo – l’esposizione inaugurale L’Aurora Viene mette in dialogo sculture a dipinti realizzati nell’ultimo decennio da Baselitz e lavori di Fontana datati tra gli anni Trenta e Sessanta.

Pur non essendosi mai incontrati, i due sono in qualche modo legati sia dalla profonda ammirazione nutrita da Baselitz – (che ancora oggi ha uno studio in Italia, a Imperia) per Fontana, sia da quella che il curatore Luca Massimo Barbero definisce una “tensione condivisa. L’idea, cioè, che l’arte non rappresenti ma annunci, non descriva ma evochi, che sia prima di tutto, un atto di apertura verso l’origine”. Si tratta dunque di un confronto per lo più intellettuale tra i due artisti, che si manifesta attraverso tematiche comuni quali la concezione del corpo, dello spazio e del linguaggio. 

Glen Luchford – Atlas

📍10 Corso Como | fino al 23 novembre 2025
🎟 ingresso: libero

Ebbene sì, anche a questo giro siamo giunti alla fine della nostra selezione di mostre a Milano a ottobre 2025. In coda troviamo la prima personale dedicata al fotografo di moda e ritrattista inglese Glen Luchford presso lo spazio espositivo di 10 Corso Como.

Atlas – che lo stesso fotografo definisce “un’orgia visiva di ciò che succede nella mia mente”, un atlante per orientarsi nel suo immaginario – non segue un ordine né cronologico né tantomeno tematico: raccoglie in modo disordinato, come in un collage, trent’anni di scatti, tra editoriali e campagne di moda, ricordi personali, ritratti ed “errori”, come la serie Damage Negatives e il ritratto sovraesposto di Björk realizzato per la rivista The Face

A essere lampante è la visione cinematografica di Luchford, come testimoniano le campagne create per Gucci a partire dal 2015, con le quali ha fortemente contribuito a definire l’immaginario dell’allora direttore creativo Alessandro Michele: indimenticabili le foto ispirate al cinema anni Cinquanta, popolate da alieni e mostri della laguna.
Una mostra gratuita, a nostro parere non imperdibile ma sicuramente piacevole (e veloce) da visitare.

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre a Milano di cui vi abbiamo già parlato in precedenza:

E che nel frattempo hanno inaugurato anche:

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5 mostre a Milano a settembre 2025 da visitare assolutamente /mostre-milano-settembre-2025/ /mostre-milano-settembre-2025/#comments Mon, 01 Sep 2025 02:05:00 +0000 /?p=87937 Ecco una selezione di mostre a Milano a settembre 2025 da visitare assolutamente per riprendersi al meglio dal rientro dalle vacanze!

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La nostra pausa è terminata e, ricaricati a dovere, siamo pronti a tornare da voi coi nostri articoli e consigli. Per la rubrica di questo mese a tema arte, abbiamo quindi selezionato due personali (una a pagamento e una gratuita) in corso nella stessa location, entrambe di artisti italiani contemporanei; una giocosa esposizione da visitare in uno studio-museo che amiamo molto; l’interessantissima antologica di un duo di artisti che ha messo amore e potere al centro del proprio lavoro e la retrospettiva dedicata a una fotografa ritrattista che riscosse molto successo tra le due grandi guerre. Insomma, se ad agosto avete sentito la mancanza di un po’ di arte, non temete: qui trovate 5 mostre a Milano a settembre 2025 da visitare assolutamente. Buona lettura.

5 mostre a Milano a settembre 2025 da non perdere

Valerio Berruti – More Than Kids

📍Palazzo Reale | fino al 2 novembre 2025
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€

Diamo il via alla nostra rassegna di mostre a Milano da visitare a settembre 2025 con la più grande personale mai realizzata dell’artista albese Valerio Berruti (1977). Ad accogliere i visitatori di Palazzo Reale, che ospita More Than Kids, è la scultura monumentale Don’t Let Me Be Wrong, situata nel cortile centrale: il busto di una bambina con lo sguardo preoccupato rivolto verso il cielo. Con questa prima opera Berruti vuole mettere gli spettatori in allerta: se continuiamo a ignorare gli avvertimenti che ci arrivano dalla scienza, le catastrofi climatiche cambieranno la società così come la conosciamo per sempre. All’interno della scultura, un cortometraggio inedito la cui colonne sonora è stata firmata da Daddy G (fondatore dei Massive Attack) mostra cosa potrebbe accadere in futuro. 

I bambini di Berruti, infatti, non rappresentano solo l’infanzia, ciò che siamo stati, ma anche il possibile futuro ancora da scrivere. Come afferma il curatore Nicolas Ballario: “Le sue opere non parlano dell’infanzia, ma usano quel periodo della vita dove tutto può ancora avvenire per chiederci se siamo ancora in tempo per cambiare le cose”. 

L’esposizione si conclude però in modo giocoso e speranzoso, con un vero e proprio carosello funzionante (La Giostra di Nina) sul quale i visitatori posso salire e cavalcare dei passerotti. Non è ancora detta l’ultima parola, ma dobbiamo aprire gli occhi, porci domande e agire al più presto.  

Remo Salvadori

📍Palazzo Reale | fino al 14 settembre 2025
🎟 ingresso: libero

A essere ospitata da Palazzo Reale è anche la seconda delle mostre a Milano che vi consigliamo di visitare a settembre (avete tempo fino al 14!). L’esposizione, a ingresso gratuito, è dedicata a Remo Salvadori (1947) il quale, a partire dagli anni 70, ha sviluppato un linguaggio artistico personale e una poetica le cui tematiche principali e ricorrenti sono il concetto di triade, quello di trasformazione e mobilità, la circolarità, l’infinito e l’alchimia. Il suo orientamento, non solo artistico ma anche esistenziale, si può dire rivolto verso il superamento delle contrapposizioni e il raggiungimento di uno stato di equilibrio e armonia

Ne sono esempi lampanti opere quali Continuo infinito presente – con cui si apre l’esposizione-, costituita da 16 anelli concentrici costituiti da cavi di acciaio, ma anche No’ si volta chi a stella è fisso, composta da otto poliedri in metallo lucido riflettente disposti a formare una stella centrale; il titolo rimanda a un aforisma di Leonardo da Vinci e suggerisce di rivolgere ostinatamente la propria attenzione verso ciò a cui si è davvero interessati, senza farsi distrarre dai fatti irrilevanti dai quali si è circondati.

Vi segnaliamo che una piccola parte della monografica è esposta presso l’attiguo Museo del Novecento; qui l’ingresso è a pagamento ma potrebbe trattarsi di un ottimo pretesto per vedere anche la sempre meravigliosa e ricchissima collezione permanente. 

Gioco e Progetto, Progetto è Gioco

📍Fondazione Achille Castiglioni | fino al 27 maggio 2026
🎟 ingresso (su prenotazione scrivendo a [email protected]
): intero 15€; ridotto da 10€ a 7€

È giunto il momento di passare alla mostra più divertente tra quelle che vi suggeriamo di visitare a Milano a settembre (o nei mesi successivi, dato che in realtà dura fino a maggio prossimo). Si tratta di Gioco e Progetto, Progetto è Gioco, in corso presso la Fondazione Achille Castiglioni, in cui viene annualmente organizzata un’esposizione sia come scusa per esplorare l’immenso archivio, sia per rendere più dinamiche e coinvolgenti le visite guidate.

Per questa occasione il tema scelto è quello, appunto, del gioco, che ha sempre contraddistinto l’approccio del famoso architetto e designer. Giovanna Castiglioni – figlia più piccola di Achille, guida appassionata – per l’esposizione ha raccolto anche i giocattoli regalati a lei e al fratello Carlo dal padre quando erano bambini e quelli collezionati in età adulta, spinta dallo stesso spirito curioso e vivace che animava il genitore. Pur non avendo mai progettato giocattoli, Achille Castiglioni ne era affascinato e da essi prendeva ispirazione. Tant’è che nella stanza dei prototipi a essere presentati sono i progetti e gli allestimenti più giocosi dei fratelli Castiglioni. 

Se non avete mai visitato la Fondazione sappiate che le visite guidate di Giovanna sono molto divertenti, interessanti, e includono una serie di domande atte a stimolare ingegno e creatività. “Progettare è un gioco serio”…va ne renderete senz’altro conto! La mostra, per ovvi motivi, è molto adatta anche ai bambini.

I Only Want You To Love Me

📍Pac | fino al 14 settembre 2025
🎟 ingresso: intero 8€; ridotto 6,50€

La norma, si sa, è un costrutto culturale arbitrario ma, nonostante ciò, riesce a imporsi e a esercitare rigide forme di controllo che marginalizzano ciò che non rientra nei suoi confini. Vale anche in ambito affettivo e sessuale, ed è proprio attorno a questa dinamica che si sviluppa la ricerca del duo Lovett/Codagnone (1995-2019), a cui il PAC ha dedicato la prima mostra antologica: I Only Want You To Love Me

John Lovett e Alessandro Codagnone sono stati compagni di lavoro e vita fino al 2019, quando il secondo è scomparso. Ai tempi del loro incontro, Lovett lavorava come fotografo mentre Codagnone sperimentava in ambito video. Per i loro lavori si sono serviti sia di un media che dell’altro, per poi confrontarsi anche con performance, scultura e installazione. Con un unico obiettivo: generare opere capaci di mettere in discussione ruoli e rapporti di potere. Greetings (1996) – per esempio – è una serie fotografica in cui la coppia è ritratta sola o in compagnia, sempre vestita secondo i codici della cultura leather/BDSM.

Un’altra installazione che ci ha colpiti è quella intitolata Death Disko: Last Dance (2015). Quello della disco-music, negli anni 70, è stato molto più di un fenomeno musicale: le piste da ballo divennero spazi di integrazione. Il 12 luglio del 1979, però, in un parco di Chicago ci fu la cosiddetta Disco Demolition Night, durante la quale centinaia di dischi vennero bruciati. Si della violenta reazione di un’America bianca ed eterosessuale che si sentiva minacciata. L’opera riporta al triste evento mettendo in scena un dancefloor distrutto in cui risuona come un lamento, ossessivamente, Last Dance di Donna Summer. Dura solo fino a metà mese, non perdetevela!

Ghitta Carell – Ritratti del Novecento

📍Villa Necchi Campiglio | fino al 12 ottobre 2025
🎟 ingresso: intero 15€; ridotto 9€

A chiudere la nostra carrellata di mostre a Milano a settembre 2025, è la retrospettiva che il FAI dedica alla fotografa ritrattista Ghitta Carell (1899-1972), presentata all’interno dell’incantevole cornice di Villa Necchi Campiglio

Nata in una famiglia ebrea in Ungheria, Ghitta Klein – poi ribattezzatasi Carell – decise di trasferirsi in Italia in seguito a un viaggio compiuto nel 1924 a Firenze. Entrò in contatto con aristocrazia, élite intellettuale e classe politica, e ne divenne la fotografa più richiesta. Davanti all’obiettivo della sua macchina fotografica – esposta in mostra – posarono personaggi quali Vittorio Emanuele III e la regina Elena; Umberto e Maria José di Savoia; Benito Mussolini e Neville Chamberlain; Margherita Sarfatti, Walt Disney, Cesare Pavese e Giò Ponti.

A contraddistinguere i suoi scatti – disposti sia nell’apposita area espositiva della villa che all’interno delle sue stanze – è il mix tra solenne formalismo e stile hollywoodiano. Oltre a studiare minuziosamente posa e abbigliamento dei suoi soggetti, Carell post-produceva già a quei tempi – proprio come si fa ora con Photoshop – le immagine scattate, per migliorarne ulteriormente l’aspetto: le grandi lastre fotografiche (18×24 cm) venivano infatti ritoccate servendosi di un leggio e di una serie di strumenti quali matite, pennelli, colori e raschietti. 

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5 mostre a Milano a luglio 2025 da visitare assolutamente /mostre-a-milano-a-luglio-2025-da-visitare-assolutamente/ /mostre-a-milano-a-luglio-2025-da-visitare-assolutamente/#comments Mon, 30 Jun 2025 00:05:00 +0000 /?p=87356 In cerca di esposizioni da visitare durante questa torrida estate cittadina? Qui trovate 5 mostre a Milano da visitare a luglio 2025!

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In men che non si dica è arrivata un’altra estate e siamo giunti all’ultima rassegna di mostre da visitare a Milano prima della consueta pausa agostana. Questo mese, casualmente, il fil rouge che lega tre delle cinque esposizioni in questa rubrica è il concetto di stratificazione e tutte, meno che una, sono a ingresso gratuito. 

Ci sono la retrospettiva dedicata alla fase Mec-Art di un artista italiano entrato un po’ in un cono d’ombra; la personale di un artista modenese che per realizzare i suoi lavori ricorre persino all’utilizzo di materiali insoliti come il pongo e i teli antipolvere; un’esposizione ibrida, che associa ritratti fotografici e disegni effettuati dagli stessi soggetti immortalati; la mostra di un artista veneziano che gioca con colori, sovrapposizioni e luce; e, infine, la collettiva che celebra i progetti vincitori di un prestigioso concorso fotografico internazionale

Inoltre, dato che ci sentivamo particolarmente buoni, alla fine dell’articolo trovate uno specchietto riassuntivo delle mostre ancora in corso e di cui vi abbiamo già parlato precedentemente. Speriamo che questa carrellata di mostre a Milano da non perdere a luglio vi piaccia e ci risentiamo a settembre!

5 mostre a Milano a luglio 2025 da non perdere

Gianni Bertini – Manifesto Meccanico

📍M77 Gallery | fino al 27/09/2025
🎟 ingresso: libero

Tra gli obiettivi che si pone M77 Gallery, c’è la rivalutazione di artisti italiani che – nonostante il loro valore – per una ragione o per l’altra sono un po’ finiti nel dimenticatoio. Molto probabilmente, infatti, non avrete mai sentito parlare di Gianni Bertini (1922-2010), fautore delle oltre 50 opere esposte in occasione dell’esposizione Gianni Bertini – Manifesto Meccanico; la prima delle cinque che ci accingiamo a raccontarvi in questa nostra rassegna di mostre a Milano da visitare a luglio

Tra il 1965 e il 1970, Bertini produsse una serie di opere riconducibili al movimento artistico Mec-Art (arte meccanica), denominato così dal critico d’arte francese Pierre Restany. Un movimento che, servendosi di procedimenti meccanici di riproduzione dell’immagine, ha molto in comune con la Pop-art statunitense, ma si distingue per una maggiore intenzione di risignificazione delle immagini mediali utilizzate

Bertini, durante questa fase artistica, si appropria di immagini fotografiche (per lo più estratte da riviste e giornali di larga tiratura) e, controllando ogni fase dell’elaborazione per riportarle su tela emulsionata, cartoncino o metallo, interviene attraverso la tecnica del collage o con interventi pittorici. Attraverso questo processo le immagini acquisiscono nuovo significati, reinterpretando realtà e miti contemporanei. 

Oltre a questo corpus centrale di opere, la mostra si sviluppa in una duplice direzione temporale, esplorando anche i lavori precedenti e successivi a quel periodo, offrendo così una panoramica più completa sull’evoluzione artistica dell’artista pisano. 

Stefano Arienti

📍Galleria Christian Stein | fino al 03/10/2025
🎟 ingresso: libero

Pure la seconda mostra che vi consigliamo di vedere a luglio ha a che fare con la fotografia e la stratificazione, anche se a un primo sguardo distratto non si direbbe. L’esposizione del mantovano Stefano Arienti (1961) presso la galleria d’arte Christian Stein, infatti, presenta quelli che solo apparentemente sembrano lavori pittorici: in realtà si tratta di riproduzioni fotografiche di dipinti impressionisti e post-impressionisti, stampate in formati diversi e poi parzialmente ricoperte di spesse, corpose e coloratissime ditate di pongo (sì, proprio quello che si modella da bambini).

A fare da sfondo alle opere, inoltre, teli antipolvere di plastica bianca (di quelli che si usano nei cantieri per intenderci) su cui Arienti ha tracciato a olio i contorni dei dipinti mitologici realizzati da Tiziano e Giovanni Bellini per i Camerini d’alabastro di Alfonso I d’Este. Stratificazioni materiche, dunque, ma anche temporali: dal mito alla contemporaneità, passando per il Rinascimento estense e la Francia ottocentesca degli impressionisti. 

Danilo Bucchi – Oltretutto

📍Galleria Gaburro | fino al 18/07/2025
🎟 ingresso: libero

Quando un fotografo scatta un ritratto, compie un’azione molto intima. Lo confermano sia alcune credenze popolari – secondo cui la fotografia sarebbe in grado di “rubare l’anima” – sia le parole di chi si è trovato davanti all’obiettivo, come gli attori Alessandro Borghi e Jasmine Trinca o la regista Laura Lucchetti. Sono loro alcuni dei protagonisti di Oltretutto, il progetto a lungo termine dell’artista visivo Danilo Bucchi, frutto di oltre dieci anni di lavoro. Un percorso che si è concretizzato in un volume da collezione e in una mostra, presentata per la prima volta al MAXXI di Roma e ora in esposizione alla Galleria Gaburro di Milano.

Bucchi ha chiesto ai suoi modelli – amici, familiari, attori, musicisti, direttori di museo, stilisti – anche di fare un disegno a penna da abbinare allo scatto; un disegno “di pancia”, libero, istintivo, diretto, capace di raccontare molto del suo artefice. Ci sono disegni complessi e altri più bambineschi, con e senza scritte, essenziali o confusi. Ed è interessante osservarli, giustapposti all’immagine di chi li ha realizzati.

Come spiegano Giorgio e Cecilia Gaburro: «Oltretutto è un invito a riflettere circa alcuni principi basilari che oggi sembrano sempre più rarefatti, impercettibili, quasi dimenticati: l’autocritica e l’introspezione, che sono la porta per un accesso privilegiato all’empatia». In galleria solo una selezione di questi dittici è stata stampata e appesa alle pareti; i rimanenti scorrono invece in loop su un ledwall.   

Francesco Candeloro – Cime nel Tempo

📍A Arte Invernizzi | fino al 15/07/2025
🎟 ingresso: libero

Da sovrapposizioni sono caratterizzati anche i lavori inediti del veneziano Francesco Candeloro (1974) esposti presso la galleria d’arte A Arte Invernizzi, tra le mostre a Milano da non perdere in questo periodo.

In mostra sono esposte tre serie di opere: Cime nel tempo, gli skylines di città e le pagine di “libri” squadernate e posizionate a parete. Le prime due sono realizzate sovrapponendo sagome di plexiglas dai colori fluo, l’ultima accoppiando fogli e filtri di acetato.

Sono opere “di livelli”, insomma, quelle di Candeloro, in cui anche la luce gioca un ruolo fondamentale, tant’è vero che spesso vengono esposte in ambienti esterni o applicate direttamente su o vicino alle finestre degli spazi espositivi che occupano. Così facendo le opere modificano l’ambiente circostante, filtrandolo o proiettando ombre colorate attorno a loro.

Sony World Photography Awards 2025

📍Museo Diocesano | fino al 28/09/2025
🎟 ingresso: diurno intero 9€; diurno ridotto 7€; serale 12€ (con 1ª consumazione inclusa al Chiostro Bistrot)

L’ultima mostra a Milano che vi consigliamo di visitare a luglio (ma in caso non ci riusciste avete tempo per recuperare fino a fine settembre) è quella che raccoglie i progetti fotografici vincitori dei Sony World Photography Awards – giunti alla diciottesima edizione – presso il Museo Diocesano.

141 fotografie e 52 autori internazionali, tra cui il fotografo britannico Zed Nelson, investito del prestigioso titolo di Photographer of the Year. Il riconoscimento gli è stato conferito per il progetto The Anthropocene Illusion, dedicato agli spazi artificiali creati dall’essere umano per entrare in contatto con la natura – dai parchi safari alle riserve naturali, dai musei di storia naturale agli zoo. Un’indagine visiva sulle contraddizioni profonde di questo rapporto: da un lato il desiderio di avvicinarsi alla natura, dall’altro la continua distruzione dell’ambiente operata proprio dall’uomo.

Bellissimo anche il progetto del boliviano Michael Dunn, che ha vinto il 2° posto nella categoria Sport con High Altitude Golf, con protagoniste le sorelle Martha e Teresa, che da più di dieci anni lavorano presso il La Paz Golf Club (situato a un’altitudine di 3.600 metri sopra il livello del mare) e ogni lunedì – libere dalle loro mansioni – si dedicano a questo sport vestite con gli abiti tradizionali delle cholas boliviane. 

Sappiate che il biglietto di ingresso vi permette di visitare anche la mostra di Dorothea Lange e che con quello da 12€ per l’ingresso serale (dalle 17:30 alle 22:00) avrete inclusa la prima consumazione dell’aperitivo nella bellissima cornice del Chiostro Bistrot

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre di cui vi abbiamo già parlato precedentemente:

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5 mostre a Milano a giugno 2025 da visitare assolutamente /mostre-milano-giugno-2025/ /mostre-milano-giugno-2025/#comments Mon, 26 May 2025 07:00:00 +0000 /?p=86913 Tra moda, design, architettura e fotografia, ecco 5 mostre a Milano da visitare assolutamente a giugno 2025!

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Giugno è arrivato, quindi eccoci pronti e puntualissimi per presentarvi 5 nuove interessantissime mostre a Milano da visitare questo mese. Si parte con due esposizioni che dureranno ben più a lungo: la prima fa sognare a occhi aperti e celebra i primi vent’anni della linea Haute Couture di una delle più prestigiose maison italiane; la seconda, alquanto complessa e articolata, esplora invece a fondo il tema delle diseguaglianze.

Passiamo poi in rassegna ben tre mostre fotografiche: quella di un fotoamatore noto principalmente come cantautore (peraltro, uno dei nostri preferiti!); quella dedicata a un colosso della fotografia italiana e al suo linguaggio visivo poetico e, infine, una vasta collettiva che indaga l’approccio tipologico adottato nel corso del XX secolo da una serie di fotografi tedeschi, appartenenti a diverse generazioni. Proseguite la lettura per scoprire di più su quelle che, secondo noi, sono le 5 mostre a Milano a giugno 2025 da visitare assolutamente

5 mostre a Milano a giugno 2025 da non perdere

Giorgio Armani Privé 2005-2025: Vent’anni di Alta Moda

📍Armani Silos | fino al 28 dicembre 2025
🎟 Ingresso: intero 12€; ridotto 8,40€ a 6€

Inauguriamo la nostra rubrica dedicata alle mostre a Milano più interessanti da visitare a giugno con un’esposizione che fa sognare e celebra i vent’anni di Alta Moda di Giorgio Armani Privé. Abiti gioiello, cappelli-scultura, strascichi, veli luccicanti, complesse decorazioni di perle e pietre, boa da dive in piume e tulle: sono creazioni che lasciano senza fiato, quelle esposte per l’occasione. 

Curata da “Re Giorgio” stesso e allestita – come sempre accade all’Armani Silos – magnificamente, la mostra Giorgio Armani Privé 2005-2025 occupa tutti i 4 piani del gigantesco spazio, di cui l’ultimo dedicato ad accessori e video delle sfilate. Ad accompagnare i visitatori durante il percorso la fragranza Bois d’Encens, diffusa all’interno del Silos, e una colonna sonora originale creata appositamente dal trio di musicisti L’Antidote. Imperdibile.

Inequalities

📍Triennale | fino al 9 novembre 2025
🎟 Ingresso: pass con doppio ingresso 30€; intero 23€; ridotto da 15,50€ a 10,50€

Ogni tre anni, a partire dal 1923, la Triennale di Milano invita architetti, artisti e designer di tutto il mondo a partecipare alle Esposizioni Internazionali, confrontandosi con temi chiave della contemporaneità. Dopo le riflessioni sulla sostenibilità di Broken Nature (2019) e quelle sui misteri dell’universo di Unknown Unknowns (2022), per questa 24ª edizione il tema proposto è quello delle disuguaglianze. Attraverso mostre, installazioni, eventi e progetti speciali, Inequalities si interroga sulle sfide globali legate alle disparità sociali ed economiche, a quelle di genere e quelle legate a provenienza geografica ed etnia, invitando i visitatori a riflettere sulle ingiustizie del mondo e su quali strategie adottare per creare una società più equa e inclusiva.

Una delle sezioni che abbiamo trovato particolarmente affascinante è We the Bacteria – Appunti per un’architettura biotica, focalizzata sul tema della salute. Qui viene spiegato come i batteri – che si trovano ovunque, non solo intorno a noi ma anche al nostro interno – possano essere sì dannosi, ma anche fondamentali per la nostra salute. La progressiva riduzione della diversità batterica è difatti considerata una delle principali ragioni di una serie di patologie contemporanee tra cui Alzheimer, allergie, diabete, obesità, depressione, tumori e disturbi autoimmuni.

Dotatevi di tanta curiosità e una buona dose di calma per intraprendere questa interessantissima ma impegnativa visita, alla quale dovrete mettere in conto di dedicare diverse ore. Le informazioni sono davvero tantissime, c’è molto de leggere, osservare e comprendere; per questo Triennale ha pensato a un pass da 30€ che permette un doppio ingresso. 

Doppia Uso Singola

📍Galleria Patricia Armocida | fino al 27 giugno 2025
🎟 Ingresso: libero

Tra le mostre a Milano che vi consigliamo di visitare a giugno, vi è anche quella che raccoglie tre serie fotografiche scattate con iPhone da Lorenzo Urciullo, meglio conosciuto come Colapesce (sì, proprio lui, “Metti un po’ di musica leggera che ho bisogno di niente”). L’artista – che non ha alcuna velleità di considerarsi fotografo – si definisce un fotoamatore affascinato da particolari luoghi, che documenta e cataloga animato dallo spirito del collezionista.

Il titolo della mostra – Doppia Uso Singola – corrisponde a quello della prima serie di scatti esposti, che vede protagonisti camere e spazi comuni di alberghi italiani, in cui Colapesce ha soggiornato durante i tour compiuti negli ultimi 15 anni. Alberghi apparentemente fermi agli anni 70/80, abitati da oggetti ricorrenti: “chiavi pesanti o schede logore, asciugacapelli esausti come fiato d’anziano, telefoni che non squillano mai, grucce spossate in fila militaresca, cassaforti insicure e vuote […], frigobar con mignon di liquori che pregano di essere bevuti”.

Le altre due serie – che occupano il piano inferiore della Galleria Patricia Armocida – sono Teresa e Anna e Giorni Sfiniti. La prima è dedicata a nonna Teresa, a sua sorella Anna e alle loro rispettive case; la seconda alla Sicilia. Di quest’ultima serie fanno parte anche scatti molto ironici, come quello della cartolina che recita “Con simpatia, tuo marito Gigi” o quella del cartello “1 partita 1€, 2 partite 2€””. Nel complesso la mostra ci è piaciuta: non tanto per la qualità delle singole immagini, quanto per il racconto che ne scaturisce complessivamente.

Mario Giacomelli – Il Fotografo e il Poeta

📍Palazzo Reale | fino al 7 settembre 2025
🎟 Ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€

Dalla mostra di un fotoamatore passiamo ora a quella di uno dei più grandi maestri della fotografia italiana: Mario Giacomelli (1925-2000). Mario Giacomelli – Il Fotografo e il Poeta, in corso a Palazzo Reale, si inserisce tra le iniziative promosse dall’Archivio Mario Giacomelli in occasione del centenario dalla sua nascita, e si svolge in contemporanea a una seconda mostra (Mario Giacomelli – Il Fotografo e l’Artista) in scena al Palazzo delle Esposizioni di Roma. 

Il punto è che la definizione di “fotografo” è sì esatta, ma incompleta e riduttiva: “poeta visivo“, come suggerisce il concept dell’esposizione, potrebbe essere un’espressione più appropriata per descriverlo. Da autodidatta e incallito sperimentatore, Giacomelli ha saputo trasformare la fotografia in un linguaggio estremamente personale, capace di andare oltre alla mera rappresentazione della realtà. Le sue immagini non raccontano la vita, la morte, l’amore e la vecchiaia, in modo didascalico e lineare ma, al contrario, attraverso suggestioni e associazioni, ponendo al centro l’emozione.

Il risultato? Una raccolta di commoventi serie fotografiche, in bianco e nero e dai forti contrasti, associate ai versi di poeti tra cui Giacomo Leopardi e Eugenio Montale. Tra di esse, ovviamente, anche l’iconica Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961/63) ispirata alla poesia di padre David Maria Turoldo, che immortala giovani seminaristi in momenti di informale quotidianità, mentre giocano e scherzano, corrono e si rilassano. 

Typologien – Photography in 20th Century Germany

📍Fondazione Prada | fino al 14 luglio 2025
🎟 Ingresso: intero 15€; ridotto 12€

Ebbene sì, la nostra rassegna dedicata alla mostre a Milano da visitare a giugno si chiude con un’altra esposizione fotografica. Ad accomunare stavolta i lavori dei 25 artisti tedeschi, appartenenti a diverse generazioni e selezionati dalla curatrice Susanne Pfeffer, è il principio della “tipologia”, nato tra il XVII e il XVIII secolo in ambito botanico per la classificazione e lo studio delle piante e successivamente sviluppatosi anche in fotografia nel corso del XX secolo, trovando particolare impulso in Germania.

Il percorso espositivo, ospitato all’interno del Podium di Fondazione Prada, non segue un ordine cronologico, bensì tematico, e riunisce oltre 600 immagini realizzate tra il 1906 e gli anni ’00, offrendo una panoramica ampia e articolata. L’aspetto più interessante dell’approccio tassonomico, è l’annullamento di qualsiasi gerarchia tra i soggetti rappresentati e la possibilità di cogliere – attraverso un confronto diretto – differenze e somiglianze esistenti tra singoli elementi appartenenti a specifiche categorie.

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