La nostra pausa è terminata e, ricaricati a dovere, siamo pronti a tornare da voi coi nostri articoli e consigli. Per la rubrica di questo mese a tema arte, abbiamo quindi selezionato due personali (una a pagamento e una gratuita) in corso nella stessa location, entrambe di artisti italiani contemporanei; una giocosa esposizione da visitare in uno studio-museo che amiamo molto; l’interessantissima antologica di un duo di artisti che ha messo amore e potere al centro del proprio lavoro e la retrospettiva dedicata a una fotografa ritrattista che riscosse molto successo tra le due grandi guerre. Insomma, se ad agosto avete sentito la mancanza di un po’ di arte, non temete: qui trovate 5 mostre a Milano a settembre 2025 da visitare assolutamente. Buona lettura.
5 mostre a Milano a settembre 2025 da non perdere
Valerio Berruti – More Than Kids
📍Palazzo Reale | fino al 2 novembre 2025
🎟️ ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Diamo il via alla nostra rassegna di mostre a Milano da visitare a settembre 2025 con la più grande personale mai realizzata dell’artista albese Valerio Berruti (1977). Ad accogliere i visitatori di Palazzo Reale, che ospita More Than Kids, è la scultura monumentale Don’t Let Me Be Wrong, situata nel cortile centrale: il busto di una bambina con lo sguardo preoccupato rivolto verso il cielo. Con questa prima opera Berruti vuole mettere gli spettatori in allerta: se continuiamo a ignorare gli avvertimenti che ci arrivano dalla scienza, le catastrofi climatiche cambieranno la società così come la conosciamo per sempre. All’interno della scultura, un cortometraggio inedito la cui colonne sonora è stata firmata da Daddy G (fondatore dei Massive Attack) mostra cosa potrebbe accadere in futuro.
I bambini di Berruti, infatti, non rappresentano solo l’infanzia, ciò che siamo stati, ma anche il possibile futuro ancora da scrivere. Come afferma il curatore Nicolas Ballario: “Le sue opere non parlano dell’infanzia, ma usano quel periodo della vita dove tutto può ancora avvenire per chiederci se siamo ancora in tempo per cambiare le cose”.
L’esposizione si conclude però in modo giocoso e speranzoso, con un vero e proprio carosello funzionante (La Giostra di Nina) sul quale i visitatori posso salire e cavalcare dei passerotti. Non è ancora detta l’ultima parola, ma dobbiamo aprire gli occhi, porci domande e agire al più presto.
Remo Salvadori
📍Palazzo Reale | fino al 14 settembre 2025
🎟️ ingresso: libero


A essere ospitata da Palazzo Reale è anche la seconda delle mostre a Milano che vi consigliamo di visitare a settembre (avete tempo fino al 14!). L’esposizione, a ingresso gratuito, è dedicata a Remo Salvadori (1947) il quale, a partire dagli anni 70, ha sviluppato un linguaggio artistico personale e una poetica le cui tematiche principali e ricorrenti sono il concetto di triade, quello di trasformazione e mobilità, la circolarità, l’infinito e l’alchimia. Il suo orientamento, non solo artistico ma anche esistenziale, si può dire rivolto verso il superamento delle contrapposizioni e il raggiungimento di uno stato di equilibrio e armonia.
Ne sono esempi lampanti opere quali Continuo infinito presente – con cui si apre l’esposizione-, costituita da 16 anelli concentrici costituiti da cavi di acciaio, ma anche No’ si volta chi a stella è fisso, composta da otto poliedri in metallo lucido riflettente disposti a formare una stella centrale; il titolo rimanda a un aforisma di Leonardo da Vinci e suggerisce di rivolgere ostinatamente la propria attenzione verso ciò a cui si è davvero interessati, senza farsi distrarre dai fatti irrilevanti dai quali si è circondati.
Vi segnaliamo che una piccola parte della monografica è esposta presso l’attiguo Museo del Novecento; qui l’ingresso è a pagamento ma potrebbe trattarsi di un ottimo pretesto per vedere anche la sempre meravigliosa e ricchissima collezione permanente.
Gioco e Progetto, Progetto è Gioco
📍Fondazione Achille Castiglioni | fino al 27 maggio 2026
🎟️ ingresso (su prenotazione scrivendo a [email protected]): intero 15€; ridotto da 10€ a 7€


È giunto il momento di passare alla mostra più divertente tra quelle che vi suggeriamo di visitare a Milano a settembre (o nei mesi successivi, dato che in realtà dura fino a maggio prossimo). Si tratta di Gioco e Progetto, Progetto è Gioco, in corso presso la Fondazione Achille Castiglioni, in cui viene annualmente organizzata un’esposizione sia come scusa per esplorare l’immenso archivio, sia per rendere più dinamiche e coinvolgenti le visite guidate.
Per questa occasione il tema scelto è quello, appunto, del gioco, che ha sempre contraddistinto l’approccio del famoso architetto e designer. Giovanna Castiglioni – figlia più piccola di Achille, guida appassionata – per l’esposizione ha raccolto anche i giocattoli regalati a lei e al fratello Carlo dal padre quando erano bambini e quelli collezionati in età adulta, spinta dallo stesso spirito curioso e vivace che animava il genitore. Pur non avendo mai progettato giocattoli, Achille Castiglioni ne era affascinato e da essi prendeva ispirazione. Tant’è che nella stanza dei prototipi a essere presentati sono i progetti e gli allestimenti più giocosi dei fratelli Castiglioni.
Se non avete mai visitato la Fondazione sappiate che le visite guidate di Giovanna sono molto divertenti, interessanti, e includono una serie di domande atte a stimolare ingegno e creatività. “Progettare è un gioco serio”…va ne renderete senz’altro conto! La mostra, per ovvi motivi, è molto adatta anche ai bambini.
I Only Want You To Love Me
📍Pac | fino al 14 settembre 2025
🎟️ ingresso: intero 8€; ridotto 6,50€


La norma, si sa, è un costrutto culturale arbitrario ma, nonostante ciò, riesce a imporsi e a esercitare rigide forme di controllo che marginalizzano ciò che non rientra nei suoi confini. Vale anche in ambito affettivo e sessuale, ed è proprio attorno a questa dinamica che si sviluppa la ricerca del duo Lovett/Codagnone (1995-2019), a cui il PAC ha dedicato la prima mostra antologica: I Only Want You To Love Me.
John Lovett e Alessandro Codagnone sono stati compagni di lavoro e vita fino al 2019, quando il secondo è scomparso. Ai tempi del loro incontro, Lovett lavorava come fotografo mentre Codagnone sperimentava in ambito video. Per i loro lavori si sono serviti sia di un media che dell’altro, per poi confrontarsi anche con performance, scultura e installazione. Con un unico obiettivo: generare opere capaci di mettere in discussione ruoli e rapporti di potere. Greetings (1996) – per esempio – è una serie fotografica in cui la coppia è ritratta sola o in compagnia, sempre vestita secondo i codici della cultura leather/BDSM.
Un’altra installazione che ci ha colpiti è quella intitolata Death Disko: Last Dance (2015). Quello della disco-music, negli anni 70, è stato molto più di un fenomeno musicale: le piste da ballo divennero spazi di integrazione. Il 12 luglio del 1979, però, in un parco di Chicago ci fu la cosiddetta Disco Demolition Night, durante la quale centinaia di dischi vennero bruciati. Si della violenta reazione di un’America bianca ed eterosessuale che si sentiva minacciata. L’opera riporta al triste evento mettendo in scena un dancefloor distrutto in cui risuona come un lamento, ossessivamente, Last Dance di Donna Summer. Dura solo fino a metà mese, non perdetevela!
Ghitta Carell – Ritratti del Novecento
📍Villa Necchi Campiglio | fino al 12 ottobre 2025
🎟️ ingresso: intero 15€; ridotto 9€


A chiudere la nostra carrellata di mostre a Milano a settembre 2025, è la retrospettiva che il FAI dedica alla fotografa ritrattista Ghitta Carell (1899-1972), presentata all’interno dell’incantevole cornice di Villa Necchi Campiglio.
Nata in una famiglia ebrea in Ungheria, Ghitta Klein – poi ribattezzatasi Carell – decise di trasferirsi in Italia in seguito a un viaggio compiuto nel 1924 a Firenze. Entrò in contatto con aristocrazia, élite intellettuale e classe politica, e ne divenne la fotografa più richiesta. Davanti all’obiettivo della sua macchina fotografica – esposta in mostra – posarono personaggi quali Vittorio Emanuele III e la regina Elena; Umberto e Maria José di Savoia; Benito Mussolini e Neville Chamberlain; Margherita Sarfatti, Walt Disney, Cesare Pavese e Giò Ponti.
A contraddistinguere i suoi scatti – disposti sia nell’apposita area espositiva della villa che all’interno delle sue stanze – è il mix tra solenne formalismo e stile hollywoodiano. Oltre a studiare minuziosamente posa e abbigliamento dei suoi soggetti, Carell post-produceva già a quei tempi – proprio come si fa ora con Photoshop – le immagine scattate, per migliorarne ulteriormente l’aspetto: le grandi lastre fotografiche (18×24 cm) venivano infatti ritoccate servendosi di un leggio e di una serie di strumenti quali matite, pennelli, colori e raschietti.
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