Un nuovo vietnamita che ci è parso autentico, uno storico indirizzo ma con una nuova gestione, un ristorante da occasioni speciali che però non ha soddisfatto le aspettative, e un locale che ha aperto il suo secondo spazio in cui finalmente sedersi comodi: in questa nuova compilation di ristoranti a Milano molto diversi tra loro siamo rimasti, tirando le somme, nel complesso piuttosto soddisfatti! Curiosi di saperne di più? Basta continuare a leggere!
10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente
Enoteca Cotti
enoteca con cucina |📍Brera
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Per anni è stata ‘solo’ un indirizzo da segnare quando si parlava di acquistare del buon vino a Milano, una di quelle enoteche storiche di Brera in cui entrare con un’idea precisa in testa e uscire con una bottiglia sotto braccio (ve ne avevamo parlato nella nostra guida del quartiere di Brera). Oggi, però, Enoteca Cotti ha cambiato proprietario e anche un po’ pelle, aprendo finalmente le porte alla mescita e a una cucina essenziale ma ben pensata, pur senza tradire il suo passato. La location resta la stessa, affacciata su via Solferino, elegante e un pochino ingessata, con interni che raccontano una storia fatta di boiserie in legno, altezze importanti e un’atmosfera da grande classico milanese; al posto delle vecchie scaffalature, tavoli e tavolini ad accogliere i clienti. Ci siamo stati praticamente subito dopo l’apertura e l’impressione è stata quella di un posto già perfettamente centrato.
Il menu è semplice ed essenziale, e ruota attorno ad alcuni grandi classici della cucina milanese, ma non solo: cicoria ripassata, zucchine alla scapece, delle (ottime) crocchette alla carbonara, vitello tonnato, pollo alla cacciatora e moscardini alla luciana, con un costo a piatto dagli 8 ai 16€; su tutti, non perdetevi il toast con comtè, sormontato da una montagna di culatello, perfetto per accompagnare qualsiasi calice. E a proposito di calici, la selezione vini è ovviamente uno dei punti forti: ampia, curata, con bottiglie che parlano a un pubblico anche molto diverso, e vanno dai grandi nomi a etichette più ricercate. Qui basta alzare gli occhi e scegliere la bottiglia dalle pareti che ne sono letteralmente ricoperte, ma anche il sommelier si è dimostrato capace nel consigliarci un’ottima etichetta (nel nostro caso, un metodo classico Pas Dosè di Casa Zuffada, Oltrepò Pavese).
Il risultato è un indirizzo per un aperitivo post‑ufficio, in una zona che mancava di enoteche e locali in cui intrattenersi volentieri una volta terminata la prima bottiglia. Insomma, un nuovo inizio per una storica insegna di Brera, che temevamo ne stravolgesse lo spirito, e invece ne ha mantenuto l’autenticità con un guizzo di freschezza.
Fiorin Fiorello Fiore
enoteca |📍Cinque Giornate
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E sempre a proposito di enoteche, in zona Anfossi, Fiorin Fiorello Fiore è una recente apertura che da fuori rischia quasi di passare inosservata, e che invece all’interno riserva grandi sorprese: tendaggi che scaldano l’ambiente, vinili in bella mostra che dichiarano una certa idea di serata, pochi tavoli che trasmettono subito intimità. Il primo punto forte è infatti proprio l’atmosfera: sala raccolta, curata, a cui si aggiunge il piacevole dehor. Poi c’è questa naturale predisposizione alla musica: non si definisce “listening bar”, ma sarebbe inutile negare una certa vocazione a serate con sottofondi musicali, fino a veri e propri dj set.
Sul cibo meglio arrivare con aspettative corrette: la carta è particolarmente risicata, più da accompagnamento che da cena. Noi abbiamo optato per il carciofo ripieno, le costine di maiale glassate, tartare di carne e toast. E sì: anche qui il toast è stato il nostro piatto preferito, complice anche l’imburrata generosa del pane (starà forse diventando il piatto di punta delle enoteche di Milano? Crediamo proprio di sì).
Detto ciò, qui si viene per bere bene. La corposa carta vini è il cuore del posto: ampia, ambiziosa, e raccontata da una selezione di oltre 300 etichette. C’è senz’altro una certa tendenza verso bottiglie dal valore importante, ma con un po’ di attenzione e il giusto consiglio si riescono a scovare anche scelte accessibili e molto interessanti. E infatti il vero plus è chi ti guida: menzione al sommelier bravissimo (vecchia conoscenza di Ostreria Fratelli Pavesi), che ti sa leggere in faccia cosa hai voglia di bere anche quando non lo sai tu. E infatti, tra i calici bevuti qui, ci sono alcune delle etichette migliori assaggiate negli ultimi mesi.
Insomma, soprattutto con la bella stagione per provarne anche il cortile, torneremo forse non per il cibo, ma senz’altro per berci un ottimo vino, accompagnato, perchè no, da un’altrettanto ottima scelta musicale. Ah, ultimo consiglio: lo troviamo proprio un posto perfetto per un date!
10_11 (Portrait)
cucina italiana |📍San Babila
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La cornice del Portrait, l’hotel dei Ferragamo in corso Venezia, è sempre splendida, va detto. Qui, oltre all’albergo, hanno sede – a mo’ di girotondo attorno all’ampio porticato, diversi negozi di lusso, una spa, un bar (il divertentissimo Rumore), un ristorante di carne (il Beef Bar, di cui vi avevamo raccontato – bene – qui un paio di anni fa) e un altro ristorante italiano, il 10_11. Celeberrimo e discussissimo per via della sua pasta in bianco a 26€, per la sua mastodontica colazione (120€ per due persone) e per il lussureggiante brunch (95€), il 10_11, come tutto il contesto di riferimento, ha dalla sua un’atmosfera davvero unica, che – mantenendo l’allure di un ex Seminario di cui ha preso il posto – può contare su arredi sofisticati, un meraviglioso giardino e un servizio sicuramente assai premuroso.
Siamo stati per un pranzo speciale in famiglia che, se per atmosfera ci ha convinto, per quanto riguarda il cibo non ci ha saputo emozionare: la carta si muove nel perimetro del più puro classicismo (uovo morbido, tartare, pollo alla griglia…), rifuggendo qualsivoglia tipologia di guizzo. I piatti in arrivo al nostro tavolo, quelli che, facilmente, potrebbero essere replicati nelle cucine di casa: dei mondeghili (per carità, ben fritti), un vitello tonnato, la ribollita, e poi le paste, che dire semplici è dire poco. Lo spaghetto al pomodoro e la pasta in bianco, mantecata al tavolo con un pathos francamente anche un po’ eccessivo, sono buoni nella loro elementarità, ma nulla di più. Il conto, per contro, è sostanzioso, proporzionato a un posto di questo tenore: difficile uscire sazi spendendo meno di 70€ bere a parte. Torneremmo? Sì, ma forse più per un drink o una merenda.
Jiao 10
ristorante cinese |📍Sarpi
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Passeggiando per Paolo Sarpi (anche in questo caso, vi lasciamo la nostra guida di zona per destreggiarvi al meglio tra le sue viuzze), ci siamo imbattuti in una recente apertura che richiama l’attenzione per il taglio un po’ più curato della media dei locali di zona: così abbiamo scoperto Jiao 10, in via Morazzone 10, piena Chinatown. Qui gli ambienti sono piacevolmente moderni, con un’atmosfera più da bistrò e, spoiler, anche un conto che si posiziona di conseguenza (non eccessivo, ma leggermente sopra la media; considerate che noi abbiamo speso per una cena completa circa 35€, vino incluso).
La cucina è quella regionale del Sichuan, il menu più ristretto rispetto a tanti altri ristoranti della stessa tipologia (nota che abbiamo personalmente apprezzato), ma con delle proposte originali e molto appetitose; noi abbiamo iniziato con i ravioli aperti di manzo, classici fagiolini con macinato di manzo, per poi proseguire con gamberi in salsa di tuorlo d’uovo, e manzo, peperoncini e fuoco di Sichuan In tutti i piatti il peperoncino è parte predominante dell’esperienza, quindi amanti dei sapori delicati e poco piccanti, prego astenersi (o per lo meno, fatevi consigliare dal gentilissimo personale di sala quali piatti siano più adatti a voi!).
Insomma, Jiao è un indirizzo che alza leggermente l’asticella, soprattutto per quanto riguarda il servizio e l’ambiente, e lo consigliamo per le serate in cui oltre alla sostanza di un buon piatto di cucina cinese (con una bella dose di piccantezza), volete coccolarvi anche in una location curata. Noi amiamo sempre molto cenare al bancone, e anche in questo caso ci siamo trovati benissimo!
LaViet
cucina vietnamita |📍Gioia
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Sì ok che voglia di pho, ma quale sarà la pronuncia corretta? È con questa domanda che abbiamo varcato la soglia di questo piccolo ristorante vietnamita aperto da un paio di mesi in zona Gioia. Non fate troppo caso all’ambiente che, seppur sforzandosi, non può essere definito più che ‘carino’ e concentratevi sul menu, un bel viaggio tra ravioli, involtini, insalate, zuppe e altre specialità tipiche del Vietnam. Giusto il tempo per tessere le lodi dello spettacolare frullato di mango preso come bevanda che sono arrivati gli antipasti, tra cui non sapremmo scegliere il più buono tra gli involtini di carta di riso ripieni di gamberi e verdure da intingere in una buonissima salsa alle arachidi (vi sfidiamo a non sporcarvi mentre li mangiate!), le bruschette di pane croccante con manzo marinato e i bocconcini di pollo fritto accompagnati da maionese agli agrumi.
Ovviamente, dopo esserci accertati con la gentilissima ragazza in sala della giusta pronuncia, non potevamo non assaggiare il pho: noi abbiamo preso la versione con fettine di carne crude, cotte drettamente nel brodo e quella con manzo scottato e polpette ed entrambe ci hanno decisamente convinto: le tagliatelle di riso sono fatte in casa, la carne gustosa e il brodo è delicato ma al contempo saporito e sarete comunque voi, grazie ai condimenti (coriandolo vetnamita, peperoncino, menta, salsa sriracha) serviti a parte, a decidere il grado di sapidità e piccantezza della vostra zuppa. Chiedondoci cosa c’entrassero con il Vietnam le Galatine che vengono offerte alla cassa, abbiamo pagato un onesto conto di circa 30 euro a testa e siamo usciti contenti. Certo, non è il posto per una cena speciale, ma se cercate un locale senza pretese con una cucina leggera, gustosa e molto comfort, passate senza indugi da La Viet.
Trattoria La Sciura
cucina italiana |📍Zona Magenta
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In una delle zone in cui è più densa la presenza delle tipiche signore milanesi chic ed eleganti, perché non aprire un ristorante che si chiama La Sciura? È quello che avrà pensato il proprietario di Ghe Sem (rip) quando ha deciso di cambiare completamente format, virando su un progetto più tradizionale e locale. Qui tutto è confortevole e senza sorprese, nell’accezione più positiva possibile: lo è l’atmosfera, con una bella colonna sonora di classici italiani anni 60 e uno splendido tono di verde negli arredi a rendere l’ambiente calmo e rilassante (anche se forse un po’ troppo buio); lo è il servizio, amichevole, professionale e diretto; lo è, ovviamente, il menu con i classici della cucina lombarda divisi nelle tranquillizzanti – e sempre più rare – sezioni di antipasti, primi, secondi e dolci.
Noi abbiamo assaggiato un tagliere di salumi accompagnato da focaccia calda e giardiniera (quanto siamo contenti quando troviamo la giardiniera in un menu!), ottimo ma – a differenza delle altre portate decisamente importanti – un po’ troppo scarso di quantità; abbiamo proseguito con il risotto alla milanese che, grazie a una cremosità e cottura perfette, ha già scalato la classifica dei nostri risotti più amati, con una buonissima tartare di vitella Verzese con tuorlo fritto e senape e con una guancetta di manzo con polenta che si scioglieva in bocca e che non avrebbe sfigurato in un rifugio alpino. Mentre concludevamo il pasto con un’eccellente panna cotta, avevamo già in mente di ritornare per provare l’enorme cotoletta che vedevamo sfilare verso gli altri tavoli e che promette anch’essa di entrare tra le nostre preferite. Anche i prezzi sono rassicuranti, soprattutto considerando un quartiere in cui un panino può costare fino a 10 euro: qui con una quarantina di euro a testa sarete più che soddisfatti.
Gastronomia Palazzi
gastronomia-bistrot |📍Risorgimento
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Dopo Rosticceria Palazzi (storica rosticceria che ha di recente cambiato gestione, e che vi avevamo nominato sin nei nostri consigli sulle migliori gastronomie e rosticcerie di Milano), Palazzi si è allargata con un secondo indirizzo che, più che “seconda sede”, risponde alla necessità di sedersi davvero e godersi un pranzo. Siamo in Piazza Risorgimento, e accanto alla gastronomia dove si può acquistare e portare via (anche bottiglie, conserve e pietanze pronte), c’è il bistrot pensato per consumare sul posto, con servizio al tavolo e l’insegna che chiarisce subito il mood: “bar à vin & lasagna” (è forse questa una poesia?).
Il bello è che l’impostazione rimane fedele alla filosofia Palazzi: menu costruito alternando piatti da spiluccare e condividere (dai 5 ai 12 €), qualche piatto del giorno più sostanzioso (dagli 8 ai 18€), e una base di classici che tornano (quasi) sempre in carta e che ricordano i pranzi della domenica in famiglia (dai 12 ai 17 €, per darvi un’idea dei prezzi). Noi abbiamo ordinato il gratin dauphinois, mondeghili (davanti ai quali non riusciamo a trattenerci, e questi erano davvero pazzeschi!), riso al salto croccante al punto giusto, seppie grigliate ai broccoli, con olive e olio piccante (per davvero!), e poi lasagne al ragù (che qui sono una grande certezza) e un purè a dir poco memorabile. Sul vino, la scelta può spaziare su un bel numero di etichette, concentrate in Italia, ma anche, o soprattutto, sulla Francia; noi abbiamo scelto Bulles de Roche di Thierry Germain, una bollicina gastronomica, perfetta per accompagnare il nostro pranzo.
Ultima e onesta menzione al servizio, che abbiamo trovato molto giovane e spesso un po’ distratto, con dimenticanze e tempi di attesa molto dilatati: niente di drammatico, ma si percepisce che è un meccanismo che deve ancora rodare un po’, e sembra mancare una figura di riferimento che sappia “tenere” la sala. Detto questo, l’atmosfera resta piacevole, simile ad un bistrò parigino (ma con le lasagne, eheh) e il posto ha tutte le carte per diventare uno dei nostri indirizzi preferiti per i pranzi del weekend!
Trattoria del Nuovo Macello
cucina milanese |📍Calvairate
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Provare nuovi ristoranti è sicuramente una delle nostre attività preferite, ma quanto è bello avere certezze in cui rifugiarsi, sicuri che non si rimarrà delusi dall’esperienza vissuta? Proprio per questo motivo, per festeggiare un compleanno, abbiamo deciso di tornare a cena in uno dei migliori ristoranti a Milano, secondo noi. Alla Trattoria del Nuovo Macello, infatti, si mangia una delle cotolette più incredibili mai assaggiate in città ma anche un risotto alla milanese indubbiamente squisito.
Aperta nel 1928 e ubicata in zona Calvairate, questa storica trattoria milanese negli anni ha saputo mantenere una qualità altissima, diventando un’istituzione e un punto di riferimento sia per i milanesi doc che per chi nel capoluogo lombardo è solo di passaggio ma è in cerca di un’esperienza culinaria tipica, autentica, senza sbavature. Noi, per iniziare, abbiamo condiviso la loro giardiniera, il salame cremonese dell’azienda agricola La Malintesa e dei deliziosi mondeghili con salsa agrodolce di pomodoro e carote, per poi proseguire con una porzione intera e due mezze porzioni di risotto con stimmi di zafferano, burro superiore e Lodigiano riserva; la trippa con fagioli dall’occhio, aneto, limone e grana Lodigiano; una cotoletta di vitello alta e con osso (si può avere anche senza) frollata per 40 giorni e – dulcis in fundo – un gelato di puro pistacchio con salsa di cioccolato fondente e pistacchi salati e una particolarissima meringata allo zola.
Per quanto elencato, oltre a tre calici di bollicine (c’era da festeggiare!) e una bottiglia di rosso, il conto finale è stato di 225€ (75€ a persona): una cifra che si è ben disposti a spendere per mangiare così bene ed essere serviti con cotanta cortesia e professionalità. Ci teniamo inoltre a dirvi che ci siamo trovati benissimo nell’intima tavernetta al piano inferiore, che vi consigliamo di scegliere per la sua atmosfera calda e avvolgente, a cui contribuiscono senz’altro mattoni a vista e luci soffuse.
Madama Hostel & Bistrot
brunch |📍Lodi
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In zona Lodi c’è un posto in cui torniamo spesso per il brunch e che, con il tempo, è diventato una certezza. In queste pagine lo abbiamo citato più volte, l’ultima nella guida a Scalo Romana: si chiama Mamada Hostel. È un ostello-bistrot al civico 1 di via Benaco con un bar di quartiere sempre vivo. La frequentazione è varia, e l’atmosfera è quella dei posti semplici ma accoglienti, dove si sa già che si passerà un’ora (o più) piacevole e si mangerà senza spendere una fortuna. Da bere, cocktail senza troppe pretese, birre e vini; da mangiare burger e piatti comfort: il Madama è una buona base anche per aperitivi informali, pranzi e serate tranquille, soprattutto col bel tempo, quando il dehors si riempie fino a tardi.
L’ultima volta siamo tornati in una domenica mattina luminosa, per una colazione lunga che è scivolata verso il pranzo. Abbiamo optato per una English breakfast, sostanziosa e ben fatta, e un tramezzino al tacchino, buono nel complesso, anche se il pane avrebbe potuto essere tostato un po’ di più (un suggerimento che vale, in generale, per il pane servito anche con gli altri piatti). Da bere abbiamo ordinato un caffè americano e una spremuta fresca, e poi abbiamo fatto quello che facciamo spesso: dividerci dei pancake, soffici e che finiscono sempre troppo presto. Il servizio è gentile, l’ambiente informale, e a questo giro abbiamo speso circa 18 euro a testa. Ed è proprio questo il bello del Madama: non sarà il brunch più modaiolo o il migliore della città, ma è affidabile e ha un rapporto qualità-prezzo raro; per noi è uno di quei posti che vale la pena tenersi stretti, insomma!
Antica Hostaria della Lanterna
cucina italiana |📍Ticinese
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Scovare posti come questo è sempre fonte di grande soddisfazione. Situata in una via assolutamente anonima dietro la fermata di Santa Sofia, Antica Hostaria della Lanterna è un locale ‘vecchia Milano’ dall’atmosfera casalinga per noi assolutamente irresistibile.
A pranzo propone un menu fisso da 11€ (!) che include un primo a scelta, acqua, caffè e coperto. I primi piatti tra cui scegliere sono pressoché sempre gli stessi, semplici e soprattutto con porzioni generose che nella maggior parte dei ristoranti milanesi, osterie incluse, sono ormai un miraggio. Siamo stati più volte per pranzi di lavoro e li abbiamo provati tutti: gnocchi zola e pistacchio, gnocchi salsiccia e pomodoro, gnocchi al pomodoro, pasta alla salsiccia, pasta alla disperata (con peperoncino) e pasta al radicchio. Alcune volte potreste esere fortunati e trovare delle proposte del giorno. Possiamo dire che le portate più gustose si sono rivelati gli gnocchi allo zola e la pasta alla disperata. La sera la proposta di menu rimane uguale, con l’aggiunta di alcuni secondi piatti come ossobuco o brasato. Una menzione speciale la merita il tiramisù fatto in casa, davvero eccezionale!
L’atmosfera è molto accogliente e il servizio familiare, informale e gentile. I prezzi sono davvero piccoli per pranzo, considerata anche la zona centralissima, mentre per la sera tenete conto che i prezzi alla carta si aggirano sui 10-12€ per i primi e 16€ per i secondi. Torneremo per la millesima volta? Potete giurarci.
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