Ristoranti a Milano – Conosco un posto https://godsgift.cyou Thu, 12 Mar 2026 09:59:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.5 /wp-content/uploads/2024/10/Conosco-un-posto_favicon_256x256.png Ristoranti a Milano – Conosco un posto https://godsgift.cyou 32 32 Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-a-milano-marzo-2026/ /ristoranti-a-milano-marzo-2026/#respond Thu, 12 Mar 2026 08:02:58 +0000 /?p=91190 Un nuovo vietnamita dalle specialità autentiche, uno storico indirizzo con una nuova gestione e molto altro: ecco i ristoranti a Milano che abbiamo provato questo mese.

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Un nuovo vietnamita che ci è parso autentico, uno storico indirizzo ma con una nuova gestione, un ristorante da occasioni speciali che però non ha soddisfatto le aspettative, e un locale che ha aperto il suo secondo spazio in cui finalmente sedersi comodi: in questa nuova compilation di ristoranti a Milano molto diversi tra loro siamo rimasti, tirando le somme, nel complesso piuttosto soddisfatti! Curiosi di saperne di più? Basta continuare a leggere!

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Enoteca Cotti

enoteca con cucina |📍Brera
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Per anni è stata ‘solo’ un indirizzo da segnare quando si parlava di acquistare del buon vino a Milano, una di quelle enoteche storiche di Brera in cui entrare con un’idea precisa in testa e uscire con una bottiglia sotto braccio (ve ne avevamo parlato nella nostra guida del quartiere di Brera). Oggi, però, Enoteca Cotti ha cambiato proprietario e anche un po’ pelle, aprendo finalmente le porte alla mescita e a una cucina essenziale ma ben pensata, pur senza tradire il suo passato. La location resta la stessa, affacciata su via Solferino, elegante e un pochino ingessata, con interni che raccontano una storia fatta di boiserie in legno, altezze importanti e un’atmosfera da grande classico milanese; al posto delle vecchie scaffalature, tavoli e tavolini ad accogliere i clienti. Ci siamo stati praticamente subito dopo l’apertura e l’impressione è stata quella di un posto già perfettamente centrato.

Il menu è semplice ed essenziale, e ruota attorno ad alcuni grandi classici della cucina milanese, ma non solo: cicoria ripassata, zucchine alla scapece, delle (ottime) crocchette alla carbonara, vitello tonnato, pollo alla cacciatora e moscardini alla luciana, con un costo a piatto dagli 8 ai 16€; su tutti, non perdetevi il toast con comtè, sormontato da una montagna di culatello, perfetto per accompagnare qualsiasi calice. E a proposito di calici, la selezione vini è ovviamente uno dei punti forti: ampia, curata, con bottiglie che parlano a un pubblico anche molto diverso, e vanno dai grandi nomi a etichette più ricercate. Qui basta alzare gli occhi e scegliere la bottiglia dalle pareti che ne sono letteralmente ricoperte, ma anche il sommelier si è dimostrato capace nel consigliarci un’ottima etichetta (nel nostro caso, un metodo classico Pas Dosè di Casa Zuffada, Oltrepò Pavese).

Il risultato è un indirizzo per un aperitivo post‑ufficio, in una zona che mancava di enoteche e locali in cui intrattenersi volentieri una volta terminata la prima bottiglia. Insomma, un nuovo inizio per una storica insegna di Brera, che temevamo ne stravolgesse lo spirito, e invece ne ha mantenuto l’autenticità con un guizzo di freschezza.

Fiorin Fiorello Fiore

enoteca |📍Cinque Giornate
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E sempre a proposito di enoteche, in zona Anfossi, Fiorin Fiorello Fiore è una recente apertura che da fuori rischia quasi di passare inosservata, e che invece all’interno riserva grandi sorprese: tendaggi che scaldano l’ambiente, vinili in bella mostra che dichiarano una certa idea di serata, pochi tavoli che trasmettono subito intimità. Il primo punto forte è infatti proprio l’atmosfera: sala raccolta, curata, a cui si aggiunge il piacevole dehor. Poi c’è questa naturale predisposizione alla musica: non si definisce “listening bar”, ma sarebbe inutile negare una certa vocazione a serate con sottofondi musicali, fino a veri e propri dj set.

Sul cibo meglio arrivare con aspettative corrette: la carta è particolarmente risicata, più da accompagnamento che da cena. Noi abbiamo optato per il carciofo ripieno, le costine di maiale glassate, tartare di carne e toast. E sì: anche qui il toast è stato il nostro piatto preferito, complice anche l’imburrata generosa del pane (starà forse diventando il piatto di punta delle enoteche di Milano? Crediamo proprio di sì).

Detto ciò, qui si viene per bere bene. La corposa carta vini è il cuore del posto: ampia, ambiziosa, e raccontata da una selezione di oltre 300 etichette. C’è senz’altro una certa tendenza verso bottiglie dal valore importante, ma con un po’ di attenzione e il giusto consiglio si riescono a scovare anche scelte accessibili e molto interessanti. E infatti il vero plus è chi ti guida: menzione al sommelier bravissimo (vecchia conoscenza di Ostreria Fratelli Pavesi), che ti sa leggere in faccia cosa hai voglia di bere anche quando non lo sai tu. E infatti, tra i calici bevuti qui, ci sono alcune delle etichette migliori assaggiate negli ultimi mesi.

Insomma, soprattutto con la bella stagione per provarne anche il cortile, torneremo forse non per il cibo, ma senz’altro per berci un ottimo vino, accompagnato, perchè no, da un’altrettanto ottima scelta musicale. Ah, ultimo consiglio: lo troviamo proprio un posto perfetto per un date!

10_11 (Portrait)

cucina italiana |📍San Babila
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La cornice del Portrait, l’hotel dei Ferragamo in corso Venezia, è sempre splendida, va detto. Qui, oltre all’albergo, hanno sede – a mo’ di girotondo attorno all’ampio porticato, diversi negozi di lusso, una spa, un bar (il divertentissimo Rumore), un ristorante di carne (il Beef Bar, di cui vi avevamo raccontato – bene – qui un paio di anni fa) e un altro ristorante italiano, il 10_11. Celeberrimo e discussissimo per via della sua pasta in bianco a 26€, per la sua mastodontica colazione (120€ per due persone) e per il lussureggiante brunch (95€), il 10_11, come tutto il contesto di riferimento, ha dalla sua un’atmosfera davvero unica, che – mantenendo l’allure di un ex Seminario di cui ha preso il posto – può contare su arredi sofisticati, un meraviglioso giardino e un servizio sicuramente assai premuroso.

Siamo stati per un pranzo speciale in famiglia che, se per atmosfera ci ha convinto, per quanto riguarda il cibo non ci ha saputo emozionare: la carta si muove nel perimetro del più puro classicismo (uovo morbido, tartare, pollo alla griglia…), rifuggendo qualsivoglia tipologia di guizzo. I piatti in arrivo al nostro tavolo, quelli che, facilmente, potrebbero essere replicati nelle cucine di casa: dei mondeghili (per carità, ben fritti), un vitello tonnato, la ribollita, e poi le paste, che dire semplici è dire poco. Lo spaghetto al pomodoro e la pasta in bianco, mantecata al tavolo con un pathos francamente anche un po’ eccessivo, sono buoni nella loro elementarità, ma nulla di più. Il conto, per contro, è sostanzioso, proporzionato a un posto di questo tenore: difficile uscire sazi spendendo meno di 70€ bere a parte. Torneremmo? Sì, ma forse più per un drink o una merenda.

Jiao 10

ristorante cinese |📍Sarpi
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Passeggiando per Paolo Sarpi (anche in questo caso, vi lasciamo la nostra guida di zona per destreggiarvi al meglio tra le sue viuzze), ci siamo imbattuti in una recente apertura che richiama l’attenzione per il taglio un po’ più curato della media dei locali di zona: così abbiamo scoperto Jiao 10, in via Morazzone 10, piena Chinatown. Qui gli ambienti sono piacevolmente moderni, con un’atmosfera più da bistrò e, spoiler, anche un conto che si posiziona di conseguenza (non eccessivo, ma leggermente sopra la media; considerate che noi abbiamo speso per una cena completa circa 35€, vino incluso).

La cucina è quella regionale del Sichuan, il menu più ristretto rispetto a tanti altri ristoranti della stessa tipologia (nota che abbiamo personalmente apprezzato), ma con delle proposte originali e molto appetitose; noi abbiamo iniziato con i ravioli aperti di manzo, classici fagiolini con macinato di manzo, per poi proseguire con gamberi in salsa di tuorlo d’uovo, e manzo, peperoncini e fuoco di Sichuan In tutti i piatti il peperoncino è parte predominante dell’esperienza, quindi amanti dei sapori delicati e poco piccanti, prego astenersi (o per lo meno, fatevi consigliare dal gentilissimo personale di sala quali piatti siano più adatti a voi!).

Insomma, Jiao è un indirizzo che alza leggermente l’asticella, soprattutto per quanto riguarda il servizio e l’ambiente, e lo consigliamo per le serate in cui oltre alla sostanza di un buon piatto di cucina cinese (con una bella dose di piccantezza), volete coccolarvi anche in una location curata. Noi amiamo sempre molto cenare al bancone, e anche in questo caso ci siamo trovati benissimo!

LaViet

cucina vietnamita |📍Gioia
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Sì ok che voglia di pho, ma quale sarà la pronuncia corretta? È con questa domanda che abbiamo varcato la soglia di questo piccolo ristorante vietnamita aperto da un paio di mesi in zona Gioia. Non fate troppo caso all’ambiente che, seppur sforzandosi, non può essere definito più che ‘carino’ e concentratevi sul menu, un bel viaggio tra ravioli, involtini, insalate, zuppe e altre specialità tipiche del Vietnam. Giusto il tempo per tessere le lodi dello spettacolare frullato di mango preso come bevanda che sono arrivati gli antipasti, tra cui non sapremmo scegliere il più buono tra gli involtini di carta di riso ripieni di gamberi e verdure da intingere in una buonissima salsa alle arachidi (vi sfidiamo a non sporcarvi mentre li mangiate!), le bruschette di pane croccante con manzo marinato e i bocconcini di pollo fritto accompagnati da maionese agli agrumi.

Ovviamente, dopo esserci accertati con la gentilissima ragazza in sala della giusta pronuncia, non potevamo non assaggiare il pho: noi abbiamo preso la versione con fettine di carne crude, cotte drettamente nel brodo e quella con manzo scottato e polpette ed entrambe ci hanno decisamente convinto: le tagliatelle di riso sono fatte in casa, la carne gustosa e il brodo è delicato ma al contempo saporito e sarete comunque voi, grazie ai condimenti (coriandolo vetnamita, peperoncino, menta, salsa sriracha) serviti a parte, a decidere il grado di sapidità e piccantezza della vostra zuppa. Chiedondoci cosa c’entrassero con il Vietnam le Galatine che vengono offerte alla cassa, abbiamo pagato un onesto conto di circa 30 euro a testa e siamo usciti contenti. Certo, non è il posto per una cena speciale, ma se cercate un locale senza pretese con una cucina leggera, gustosa e molto comfort, passate senza indugi da La Viet.

Trattoria La Sciura

cucina italiana |📍Zona Magenta
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In una delle zone in cui è più densa la presenza delle tipiche signore milanesi chic ed eleganti, perché non aprire un ristorante che si chiama La Sciura? È quello che avrà pensato il proprietario di Ghe Sem (rip) quando ha deciso di cambiare completamente format, virando su un progetto più tradizionale e locale. Qui tutto è confortevole e senza sorprese, nell’accezione più positiva possibile: lo è l’atmosfera, con una bella colonna sonora di classici italiani anni 60 e uno splendido tono di verde negli arredi a rendere l’ambiente calmo e rilassante (anche se forse un po’ troppo buio); lo è il servizio, amichevole, professionale e diretto; lo è, ovviamente, il menu con i classici della cucina lombarda divisi nelle tranquillizzanti – e sempre più rare – sezioni di antipasti, primi, secondi e dolci.

Noi abbiamo assaggiato un tagliere di salumi accompagnato da focaccia calda e giardiniera (quanto siamo contenti quando troviamo la giardiniera in un menu!), ottimo ma – a differenza delle altre portate decisamente importanti – un po’ troppo scarso di quantità; abbiamo proseguito con il risotto alla milanese che, grazie a una cremosità e cottura perfette, ha già scalato la classifica dei nostri risotti più amati, con una buonissima tartare di vitella Verzese con tuorlo fritto e senape e con una guancetta di manzo con polenta che si scioglieva in bocca e che non avrebbe sfigurato in un rifugio alpino. Mentre concludevamo il pasto con un’eccellente panna cotta, avevamo già in mente di ritornare per provare l’enorme cotoletta che vedevamo sfilare verso gli altri tavoli e che promette anch’essa di entrare tra le nostre preferite. Anche i prezzi sono rassicuranti, soprattutto considerando un quartiere in cui un panino può costare fino a 10 euro: qui con una quarantina di euro a testa sarete più che soddisfatti.

Gastronomia Palazzi

gastronomia-bistrot |📍Risorgimento
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Dopo Rosticceria Palazzi (storica rosticceria che ha di recente cambiato gestione, e che vi avevamo nominato sin nei nostri consigli sulle migliori gastronomie e rosticcerie di Milano), Palazzi si è allargata con un secondo indirizzo che, più che “seconda sede”, risponde alla necessità di sedersi davvero e godersi un pranzo. Siamo in Piazza Risorgimento, e accanto alla gastronomia dove si può acquistare e portare via (anche bottiglie, conserve e pietanze pronte), c’è il bistrot pensato per consumare sul posto, con servizio al tavolo e l’insegna che chiarisce subito il mood: “bar à vin & lasagna” (è forse questa una poesia?).

Il bello è che l’impostazione rimane fedele alla filosofia Palazzi: menu costruito alternando piatti da spiluccare e condividere (dai 5 ai 12 €), qualche piatto del giorno più sostanzioso (dagli 8 ai 18€), e una base di classici che tornano (quasi) sempre in carta e che ricordano i pranzi della domenica in famiglia (dai 12 ai 17 €, per darvi un’idea dei prezzi). Noi abbiamo ordinato il gratin dauphinois, mondeghili (davanti ai quali non riusciamo a trattenerci, e questi erano davvero pazzeschi!), riso al salto croccante al punto giusto, seppie grigliate ai broccoli, con olive e olio piccante (per davvero!), e poi lasagne al ragù (che qui sono una grande certezza) e un purè a dir poco memorabile. Sul vino, la scelta può spaziare su un bel numero di etichette, concentrate in Italia, ma anche, o soprattutto, sulla Francia; noi abbiamo scelto Bulles de Roche di Thierry Germain, una bollicina gastronomica, perfetta per accompagnare il nostro pranzo.

Ultima e onesta menzione al servizio, che abbiamo trovato molto giovane e spesso un po’ distratto, con dimenticanze e tempi di attesa molto dilatati: niente di drammatico, ma si percepisce che è un meccanismo che deve ancora rodare un po’, e sembra mancare una figura di riferimento che sappia “tenere” la sala. Detto questo, l’atmosfera resta piacevole, simile ad un bistrò parigino (ma con le lasagne, eheh) e il posto ha tutte le carte per diventare uno dei nostri indirizzi preferiti per i pranzi del weekend!

Trattoria del Nuovo Macello

cucina milanese |📍Calvairate
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Provare nuovi ristoranti è sicuramente una delle nostre attività preferite, ma quanto è bello avere certezze in cui rifugiarsi, sicuri che non si rimarrà delusi dall’esperienza vissuta? Proprio per questo motivo, per festeggiare un compleanno, abbiamo deciso di tornare a cena in uno dei migliori ristoranti a Milano, secondo noi. Alla Trattoria del Nuovo Macello, infatti, si mangia una delle cotolette più incredibili mai assaggiate in città ma anche un risotto alla milanese indubbiamente squisito. 

Aperta nel 1928 e ubicata in zona Calvairate, questa storica trattoria milanese negli anni ha saputo mantenere una qualità altissima, diventando un’istituzione e un punto di riferimento sia per i milanesi doc che per chi nel capoluogo lombardo è solo di passaggio ma è in cerca di un’esperienza culinaria tipica, autentica, senza sbavature. Noi, per iniziare, abbiamo condiviso la loro giardiniera, il salame cremonese dell’azienda agricola La Malintesa e dei deliziosi mondeghili con salsa agrodolce di pomodoro e carote, per poi proseguire con una porzione intera e due mezze porzioni di risotto con stimmi di zafferano, burro superiore e Lodigiano riserva; la trippa con fagioli dall’occhio, aneto, limone e grana Lodigiano; una cotoletta di vitello alta e con osso (si può avere anche senza) frollata per 40 giorni e – dulcis in fundo – un gelato di puro pistacchio con salsa di cioccolato fondente e pistacchi salati e una particolarissima meringata allo zola

Per quanto elencato, oltre a tre calici di bollicine (c’era da festeggiare!) e una bottiglia di rosso, il conto finale è stato di 225€ (75€ a persona): una cifra che si è ben disposti a spendere per mangiare così bene ed essere serviti con cotanta cortesia e professionalità. Ci teniamo inoltre a dirvi che ci siamo trovati benissimo nell’intima tavernetta al piano inferiore, che vi consigliamo di scegliere per la sua atmosfera calda e avvolgente, a cui contribuiscono senz’altro mattoni a vista e luci soffuse

Madama Hostel & Bistrot

brunch |📍Lodi
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In zona Lodi c’è un posto in cui torniamo spesso per il brunch e che, con il tempo, è diventato una certezza. In queste pagine lo abbiamo citato più volte, l’ultima nella guida a Scalo Romana: si chiama Mamada Hostel. È un ostello-bistrot al civico 1 di via Benaco con un bar di quartiere sempre vivo. La frequentazione è varia, e l’atmosfera è quella dei posti semplici ma accoglienti, dove si sa già che si passerà un’ora (o più) piacevole e si mangerà senza spendere una fortuna. Da bere, cocktail senza troppe pretese, birre e vini; da mangiare burger e piatti comfort: il Madama è una buona base anche per aperitivi informali, pranzi e serate tranquille, soprattutto col bel tempo, quando il dehors si riempie fino a tardi.

L’ultima volta siamo tornati in una domenica mattina luminosa, per una colazione lunga che è scivolata verso il pranzo. Abbiamo optato per una English breakfast, sostanziosa e ben fatta, e un tramezzino al tacchino, buono nel complesso, anche se il pane avrebbe potuto essere tostato un po’ di più (un suggerimento che vale, in generale, per il pane servito anche con gli altri piatti). Da bere abbiamo ordinato un caffè americano e una spremuta fresca, e poi abbiamo fatto quello che facciamo spesso: dividerci dei pancake, soffici e che finiscono sempre troppo presto. Il servizio è gentile, l’ambiente informale, e a questo giro abbiamo speso circa 18 euro a testa. Ed è proprio questo il bello del Madama: non sarà il brunch più modaiolo o il migliore della città, ma è affidabile e ha un rapporto qualità-prezzo raro; per noi è uno di quei posti che vale la pena tenersi stretti, insomma!

Antica Hostaria della Lanterna

cucina italiana |📍Ticinese
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Scovare posti come questo è sempre fonte di grande soddisfazione. Situata in una via assolutamente anonima dietro la fermata di Santa Sofia, Antica Hostaria della Lanterna è un locale ‘vecchia Milano’ dall’atmosfera casalinga per noi assolutamente irresistibile.

A pranzo propone un menu fisso da 11€ (!) che include un primo a scelta, acqua, caffè e coperto. I primi piatti tra cui scegliere sono pressoché sempre gli stessi, semplici e soprattutto con porzioni generose che nella maggior parte dei ristoranti milanesi, osterie incluse, sono ormai un miraggio. Siamo stati più volte per pranzi di lavoro e li abbiamo provati tutti: gnocchi zola e pistacchio, gnocchi salsiccia e pomodoro, gnocchi al pomodoro, pasta alla salsiccia, pasta alla disperata (con peperoncino) e pasta al radicchio. Alcune volte potreste esere fortunati e trovare delle proposte del giorno. Possiamo dire che le portate più gustose si sono rivelati gli gnocchi allo zola e la pasta alla disperata. La sera la proposta di menu rimane uguale, con l’aggiunta di alcuni secondi piatti come ossobuco o brasato. Una menzione speciale la merita il tiramisù fatto in casa, davvero eccezionale!

L’atmosfera è molto accogliente e il servizio familiare, informale e gentile. I prezzi sono davvero piccoli per pranzo, considerata anche la zona centralissima, mentre per la sera tenete conto che i prezzi alla carta si aggirano sui 10-12€ per i primi e 16€ per i secondi. Torneremo per la millesima volta? Potete giurarci.

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-a-milano-gennaio-2026/ /ristoranti-a-milano-gennaio-2026/#respond Wed, 28 Jan 2026 15:37:02 +0000 /?p=90418 Tra un ristorante parigino in hype, una pizzeria romana difficile da prenotare e qualche delusione, abbiamo molto di cui raccontarvi.

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Forse questa è una delle compilation di ristoranti a Milano più “a bocce ferme” e meno complimentose degli ultimi anni, il che significa che abbiamo davvero molto da raccontarvi. All’interno trovate le nostre impressioni non filtrate di un ristorante dall’allure parigina sbarcato in città e già molto in hype, ma anche una pizzeria romana difficilissima da prenotare, o ancora un coreano che, seppur ‘figlio’ di nostre grandi certezze, non ci ha proprio convinto. Buona lettura, ma anche buone (s)prenotazioni!

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Kiwon

enoteca con cucina coreana |📍Dateo
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La nostra passione per la cucina coreana è cosa nota, talmente nota, in primis a noi stessi, che appena abbiamo potuto siamo saltati su un aereo per Seul e abbiamo fatto un magnifico giro della Corea del Sud. Rimanendo però su Milano, la nostra storicissima lista dei nostri ristoranti coreani preferiti, a più di 10 anni di distanza, andrebbe sicuramente aggiornata, eppure non siamo sicuri che Kiwon meriti un posto al suo interno.

Nonostante tra i proprietari di questa nuova apertura figurino i medesimi di Gin Mi, apprezzatissimo ristorante coreano in città (e al primo posto proprio della nostra lista), la sua formula, al momento, ci appare ancora un po’ confusa. I piatti in carta sono pochi – cosa che non è necessariamente un male, tutt’altro -, ma le porzioni davvero risicate (i classici ‘piattini’ delle molto in voga enoteche con piccola cucina, così come si auto-dichiara Kiwon), a fronte di prezzi che, al contrario, non lo sono (6€ per letteralmente due, due ravioli e 12 per una pastellina di kimchi ci sono sembrati davvero esagerati). Inoltre, i sapori pilastro della cucina coreana (aglio, fermentati, piccante) ci sono parsi inequivocabilmente e poco coraggiosamente smussati, a favore di un pubblico forse non avvezzo (?).

Attenzione, le portate che abbiamo assaggiato (i mandu e il kimchi gion, appunto, così come i tteokbokki – gli gnocchi di riso tipici coreani saltati in salsa piccante – e una zuppa di carne e spaghetti di patate) non erano in assoluto spiacevoli, anzi, però ci saremmo aspettati davvero molto di più. Il servizio, per contro, è gentile e nel locale si sta bene, anche se si finisce per spendere 35€ bere a parte senza essere nemmeno particolarmente sazi.

Bar Sandøy

Enoteca con cucina |📍Porta Venezia
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E a proposito di enoteche con cucina appena arrivate in città, la curiosità ha avuto la meglio: siamo passati da Sandøy, costola del fratello maggiore Røst (che tanto abbiamo amato qualche anno fa), proprio accanto, al civico successivo. L’ambiente dichiara subito la propria anima domestica: solo sgabelli, una quindicina di posti distribuiti tra mensole e banconi, e un’atmosfera di estrema convivialità.
Qui si viene per un buon bicchiere di vino e condividere qualche piatto, senza la pretesa di una cena vera e propria (anche se, spoiler, per noi è andata proprio così, ma sapete che non è una novità!).

Anche il menu, stampato e appeso al muro, va dritto al punto: poche proposte, aggiornate con frequenza, tra classiconi da stuzzicare e alcuni piatti principali alla brace, di pesce, carne e vegetali. Nel nostro giro di assaggi abbiamo iniziato con le crocchette di prosciutto, le ostriche dello chef, condite con tabasco, zenzero e basilico (anche se segnaliamo uno zenzero decisamente troppo arrogante). Poi è arrivato il Sandoy toast, accompagnato dalla epica doppia panna montata, cannolicchi alla plancha e la zampina di pesce: una salsiccia compatta e saporita, farcita con gli scarti di ricciola.

Capitolo vini: la regia è tutta lì, com’è giusto che sia in quella che nasce come enoteca. La scelta delle etichette orienta inevitabilmente il conto, ma ci sono tante proposte interessanti, senza scelte banali, con un equilibrio tra classici e nuove scoperte. I piattini vanno dai 2 € ai 12 € (il toast), mentre alla brace si parte da 7€ per i vegetali e si arriva a 14 € per il pesce. Non prendono prenotazioni, ma per ora un posto per un calice si trova (quasi) sempre, anche se potreste dover dividere un angolino del bancone. Un dettaglio che a noi, comunque, piace parecchio.

Altatto

ristorante vegetariano |📍Barona
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Per la cena di redazione natalizia siamo tornati da Altatto, uno dei nostri ristoranti vegetariani a Milano preferiti, dove eravamo già stati diverse volte negli anni subito successivi alla sua apertura, in piena pandemia. Ma, questa volta, ci siamo diretti a Milano Ovest, e più precisamente alla Barona (qui trovate la nostra guida di quartiere dedicata!), e non più a Greco, dov’era ubicata la sede precedente. In questi nuovi spazi, sicuramente più ampi e raffinati, l’anima intrinseca al progetto non è però cambiata: la voglia di divertire, stupire e gioire con i vegetali. Si può scegliere tra due menu degustazione (da 4 o 9 portate): noi abbiamo optato per il primo percorso, con la possibilità di integrare con qualche piatto alla carta.

Per iniziare, un sorprendente tempeh glassato cotto alla brace, kimchi e sfoglie di grano duro, e dei cardi in pastella di ceci con pisto napoletano (un mix di spezie partenopee) e delle deliziose cipolle di Montoro sottaceto che vorremmo nella nostra vita. Per proseguire, delle eliche monogramo con burro affumicato, liquirizia e abete bianco (delicate ma giuste, solo ne avremmo desiderate almeno il doppio) e un deludente dolce-non-dolce a base di empanada di zucca e tagete da accompagnare al gelato alla mostarda, sicuramente l’elemento migliore del dessert.

Siamo stati bene, complice anche il servizio come sempre giovane ma puntuale, i vini naturali (di cui però, specie per le bollicine, qualche referenza sotto ai 50€ sarebbe stata sicuramente gradita) e il pensiero (ah, il pensiero!) evidente dietro ad ogni piatto. Rispetto alle scorse volte, forse, ci è mancato il piatto game changer, quello in grado di farci veramente ammutolire di felicità, e un po’ di ‘sostanza’ nelle porzioni, anche in considerazione del fatto che il prezzo del menu da 4 portate (55€ bere a parte) è aumentato, rispetto a qualche anno fa, di una quindicina di euro. Torneremo? Potete comunque scommetterci.

Rovello

cucina italiana |📍De Amicis
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Di Rovello abbiamo sentito lodi sperticate in arrivo sia da ‘comuni commensali’ che da gente del mestiere, ristoratori che spesso lo citano tra i migliori ristoranti di Milano. Per questo motivo, dopo essere stati – senza uscirne altrettanto estasiati – una vita fa nell'(ex) locale a Brera, abbiamo deciso di sondare nuovamente il terreno, questa volta nella nuovissima sede di via Ariberto, in zona De Amicis.

Ci siamo stati, appunto, per un pranzo volante ‘di ricognizione’, con l’idea di assaggiare giusto due piatti e riprendere confidenza col genere: così è stato, e da un menu non troppo esteso e parecchio classico (davvero classico: risotto al salto; cotoletta; tagliata e costata; tartare e vitello tonnato) abbiamo scelto due primi. Una pasta e fagioli vagamente scotta, con guanciale tendente al molle e senza alcun tipo di spinta piccante come invece ci saremmo aspettati; e uno spaghettone con guanciale, pecorino e puntarelle, più a fuoco ma decisamente nella media.

Il servizio è stato molto gentile – anche complice la sala vuota visto l’orario anziano a cui ci siamo presentati – e l’atmosfera decisamente calda, con un bel bancone e dei tavolini decisamente ravvicinati. ll conto non lo possiamo commentare, perché a seguito di un disguido, i due piatti ci sono stati offerti, ma tenete presente che antipasti e primi si aggirano sui 18€, mentre i secondi spostano l’asticella ben oltre i 20 (con l’exploit a 40€ per la cotoletta). Avremo sbagliato a ordinare anche questa volta? Qualcuno ci ha detto che i ‘pezzi forti’ qui sono vino e carne, d’accordo, però per tanto clamore ci saremmo sinceramente immaginati qualcosina in più.

Mochi Mochi

dolci giapponesi |📍Paolo Sarpi
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Mochi Mochi, in Paolo Sarpi, via dello street food asiatico per eccellenza, è uno di quei posti in cui ci ritroviamo a tornare spesso. Sarà la posizione, comoda per una pausa durante una passeggiata in zona, o semplicemente per il fatto che i mochi qui sono davvero buonissimi.

Come al solito abbiamo finito per provare più gusti, perché resistere alla tentazione di questi dolcetti colorati davanti al loro bancone è difficilissimo: da quelli al tè matcha o al cioccolato, passando per quelli ripieni di pasta di fagioli rossi, fino ai nostri preferiti in assoluto, quelli alla panna e fragola e quelli al cocco, che non a caso vanno puntualmente sold out.

Ogni volta il gioco è lo stesso: fingere di volerne mangiarne solo uno e poi finire per comprarne quattro o cinque (nel nostro caso proprio cinque, per una spesa complessiva di 10€ )! Sicuramente, questo piccolo posto è un pit stop perfetto per un dolcino da asporto, una merenda divertente o un fresco fine pasto. Il consiglio è di provarlo durante i giorni feriali, perché nel weekend c’è spesso una lunga fila!

La Rue

ristorante francese |📍Garibaldi
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Vale davvero o è solo hype? È questa la domanda che ci siamo fatti entrando in questo ristorante francese in Corso Garibaldi di cui si è tanto parlato fin dalla sua apertura qualche mese fa. Infatti, la particolarità del locale – che si ispira a una leggendaria insegna di Parigi – è quella di avere in menu una sola scelta, un piatto di entrecôte servito con patatine fritte, il tutto accompagnato da una salsa segreta a base di burro. Il prezzo di 35 euro comprende anche un’insalata con noci e vinaigrette come antipasto, l’acqua e il coperto. Il vostro potere di scelta si limita ai dolci e al vino (c’è anche quello “della casa”!).

Al di là della piacevole – ma tutto sommato trascurabile – insalata iniziale, dobbiamo ammettere che, pur non essendo la migliore mai mangiata, la carne è di buona qualità, abbastanza tenera e gustosa; buonissime senza riserve invece le patatine che accompagnate alla salsa rendono l’insieme molto soddisfacente e godibile. Nei 35 euro è compresa anche la possibilità di fare un bis, cosa che ovviamente ci siamo ben guardati dal non fare. Per testare il menu (solo per dovere di cronaca, eh!) abbiamo assaggiato anche un dolce, una crème brûlée veramente ben eseguita. Il servizio è sicuramente un punto forte, con ragazzi in sala preparati e molto gentili.

Ma quindi, qual è la risposta alla domanda iniziale? Forse non siamo del tutto imparziali: basta un locale dall’atmosfera parigina, una baguette affettata nel cestino del pane e l’immancabile carafe d’eau da bistrot del Marais perché il cuore si sciolga. È vero, con cinque euro in meno il prezzo sarebbe stato più centrato, ma a ben vedere oggi a Milano dove si riesce ancora a mangiare carne di qualità spendendo meno di 40 euro a persona?

Futura

pizzeria romana |📍Isola
💰

Un altro locale davanti al quale ci siamo fatti la stessa domanda sull’hype è Futura, nuova pizzeria romana che ha aperto all’Isola e in cui è ancora difficile trovare posto se non prenotando con almeno un mese di anticipo. Protagonista, qui, è la pizza romana: solo 160 grammi di impasto leggero e digeribile, e bordo bruciato come vuole la tradizione.

Abbiamo esordito con un supplì al telefono con fiordilatte, pomodoro e parmigiano, molto croccante, e un pan suisse al vitello tonnato parecchio gustoso e peraltro perfetto da dividere in due. Abbiamo poi provato tre pizze diverse: marinara in salsa verde, con battuto i prezzemolo (quella che si vede più postata in giro), una margherita con prosciutto cotto e una boscaiola con funghi, ricotta, salsiccia fresca e stagionata e guanciale.

La pizza arriva già tagliata e, nonostante sia effettivamente molto sottile, sazia. Peccato però che si raffreddi con un’insolita rapidità e che le salse sulle marinara, per quanto decisamente fotogeniche, ci siano sembrate un po’ troppo abbondanti.

Passando al bere, da una parte siamo rimasti stupiti piacevolmente per la ricca carta dei vini, ma siamo rimasti altrettanto delusi dalla mancanza di scelta, invece, sulla birra. L’ambiente è abbastanza minimalista e il servizio cortese, con un conto finale che, bere a parte, è stato di circa 25€. Considerato anche i turni di un’ora e mezza, che sono scrupolosamente rispettati, forse il responso finale lo avete già intuito.

Chuck’s

ristorante americano |📍Cinque Vie
💰€€

Chuck’s, la famosa insegna di smashburger di Sidewalk Kitchens, da un paio di mesi ha aperto un nuovo locale in zona Cinque Vie (avete già visto la nostra guida di quartiere, vero?) che, a differenza del fratello maggiore, non offre solo panini, ma un menu composto da classici della cucina USA rivisitati in chiave più contemporanea. Noi abbiamo assaggiato (oltre all’hamburger che ovviamente non manca) gli spaghetti & meatballs e la calamarata vodka sauce.
Non si può dire che la pasta non sia buona – anzi, i piatti sono davvero soddisfacenti! – ma ci è rimasto un po’ di amaro in bocca per una presentazione non abbastanza curata (le foto su Instagram sono un’altra cosa!) e per alcuni dettagli stonati come le polpette degli spaghetti bruciacchiate e troppo secche.

Anche il servizio è da migliorare: i ragazzi in sala sono sicuramente gentili, ma non sono mancate le disattenzioni (i piatti sono stati consegnati a caso senza chiedere di chi fossero). L’ambiente, poi, è sicuramente luminoso e pulito, ma a nostro giudizio un po’ troppo spoglio e freddo (anche nel vero senso della parola visto che si gelava!). Altra nota non troppo positiva sono i prezzi che, seppur in linea con la zona (i piatti di pasta costano dai 15 ai 20 euro) presentano alcune particolarità come l’acqua frizzante più cara di quella naturale. Tutto sommato, però, ci è rimasta la curiosità di tornare per assaggiare altri piatti (come le caserecce Alfredo e la cheesecake) con la speranza di trovare un ambiente più caldo, una maggior cura dei dettagli e un servizio più rodato.

Street

Smashburger |📍Varie sedi
💰

Negli ultimi mesi a Milano le aperture di Street si sono moltiplicate, complice la passione dilagante per Sua Maestà, lo smashburger. Ambienti ordinati e quasi asettici, pochi posti a sedere, servizio rapido e alcun invito a fermarsi a lungo del dovuto: i locali di Street sono molto simili tra loro, e sono il classico posto in cui passare‑ordinare‑mangiare‑ripartire, perfetto soprattutto quando hai un orario da rispettare (tipo, nel nostro caso, un film all’Anteo).

Il menu è concentrato su tre tipologie di smashburger, patatine fritte (con la variante di patate dolci), un sacco di salse tra cui scegliere, e qualche bevanda. Noi abbiamo preso un bacon burger con patate dolci. Le patate sono davvero ben fatte: fritte alla perfezione, croccanti, saporite il giusto. Il panino, invece, fa il suo ma non entra nel podio cittadino: buona la crosticina da piastra, discreta la struttura del pane, condimenti poco presenti, manca forse quel guizzo di succosità e contrasto che ci fa scattare la scintilla.

Insomma, Street interpreta con coerenza l’idea di fast food un po’ pettinato e soprattutto veloce, ideale per una sosta o una pausa pranzo al volo. Considerando il format, i prezzi per un menu completo (patatine, burger e bevanda) non sono proprio bassissimi: €19,90. Ah, come rimpiangiamo i tempi del buon vecchio Happy Meal.

U Spinnu

ristorante siciliano |📍Porta Romana
💰€€

Quando mangi bene, spendi il giusto e ne parli stupito appena esci dal locale con gli amici che erano lì con te, è colpa dello stato della ristorazione di questa città, dell’inflazione o cos’altro? Ce lo siamo domandati, dandoci delle pacche di approvazione – della serie “bravi noi” – una volta usciti da U Spinnu, ristorante siciliano in zona Porta Romana, che abbiamo scelto googlando all’ultimo per un pranzo domenicale un po’ improvvisato e un po’ in hangover, con la voglia di non spendere troppo – e per non troppo, in questa città, si intende circa 30 euro. Che, di per sé, è già una sfida, come raccontavamo qui.

Ora, il posto non è totalmente di nostro gusto, come non lo sono le ceramiche dei piatti, ma ci sono degli elementi, come le classiche teste di moro o le maioliche colorate di ottima fattura a rendere passabile l’atmosfera. Insomma, l’occhio vuole la sua parte, ma a noi interessa anche il resto. Il servizio, per esempio. Il cameriere che ci ha seguito è stato gentilissimo, un po’ forse asfissiante nel volerci spiegare tutto il (non troppo lungo) menu, ma anche un eroe quando ci ha offerto quattro calici per farsi perdonare della non disponibilità di alcuni piatti ordinati (chi aveva detto “beviamo solo acqua”? Noi. Chi ha detto subito, “oh grazie, perché no?” Ancora noi, pagliacci).

Dettagli e servizio a parte, è nella “sostanza dei piatti” che U Spinnu gioca la sua partita migliore. Una menzione la merita sicuramente la caponata siciliana nella variante palermitana, con un sedano molto presente al palato, per un assaggio sorprendentemente fresco. Un’altra agli involtini al pistacchio croccanti il giusto fuori, succosi dentro e dal pistacchio percepibile. E infine, il nostro piatto preferito: tentacolo su letto di cicoria e macco (la classica purea di fave), con una reazione di Maillard sul polpo davvero notevole. Prezzo per capoccia, tolti i calici offerti, attorno alle 25€. Emoticon del violino che suona.

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I 10 migliori ristoranti del 2025 che abbiamo provato (a Milano ma non solo) /i-10-migliori-ristoranti-del-2025/ /i-10-migliori-ristoranti-del-2025/#respond Mon, 15 Dec 2025 00:13:00 +0000 /?p=89561 Prontissimi per tirare le somme! Ecco i nostri 10 ristoranti preferiti nel 2025 (a Milano ma non solo) dove vi consigliamo di andare!

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Chi siamo noi per non dare seguito a una tradizione ormai decennale qui su Conosco un posto, in cui cerchiamo di tirare le somme eno-gastronomiche dell’ultimo anno e mettere in fila quelli che per noi sono stati i 10 migliori ristoranti del 2025? E quindi rieccoci qui, come ogni dicembre, ma quest’anno sconfineremo da Milano e vi racconteremo a tutto tondo le migliori mangiate degli ultimi 365 giorni! Un po’ perché, diciamolo, in città la ristorazione ultimamente ci sta un po’ deludendo, un po’ perché effettivamente le volte in cui siamo stati meglio non eravamo effettivamente qui… Molto su cui riflettere 🙂 Godetevi la lista!

E i vostri ristoranti del cuore nel 2025 quali sono stati? Se volete, potete scoprire anche la lista dei 10 ristoranti del cuore a Milano nel 2024, 20232022!

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I migliori ristoranti del 2025 (a Milano ma non solo)

Sandì

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MI PIACE PERCHÉ: Perché di ogni piatto che la chef propone nel suo menu esclamo “Oh mio Dio, sì!”. Perché va bene la coolness, ma qui c’è anche (tanta) sostanza. Perché alla loro zuppa imperiale penso a giorni alterni, e non vedo sempre l’ora di tornare.

Mercato Isola

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MI PIACE PERCHÉ: Perché i ‘collettivi’ di insegne diverse e l’atmosfera da mercato rionale sono uno dei nostri contesti preferiti, perfetti per serate tra amici a smezzarsi e provare un po’ di tutto; perché Alba Pasta Bar e Celeste Al Mercato sono due belle novità, e Katsusanderia la solita certezza. Perché dove ci sono carboidrati, calici e verdure fatte bene, per noi è sempre un sì.

Lafa

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MI PIACE PERCHÉ: Perché la cucina araba e mediorientale non ci stancano mai. Perché le spezie e gli abbinamenti utilizzati in cucina rendono tutto molto divertente. Perché pasteggiare con la bandiera della Palestina a fianco fa sempre piacere, specie di questi tempi. Aggiungiamo addirittura un quarto motivo: perché il prezzo è molto giusto.

June Collective

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MI PIACE PERCHÉ: Perché questa tipologia di bistrot, semplice ma mai banale, secondo noi mancava proprio in città. Perché anche qui spezie e verdure sono portate al “next level”. Perché che sia per colazione, brunch o pranzo si sta sempre un gran bene.

Al Vecchio Porco

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MI PIACE PERCHÉ: Perché mangiare bene cucina tradizionale ormai non è scontato. Perché evviva quei posti che sembrano rimasti un po’ fermi nel tempo, ma senza sbavature. Perché l’ambiente e il servizio ‘vecchio stile’, quando è tutto giusto, risultano assolutamente contemporanei.

Roncaglia 33

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MI PIACE PERCHÉ: Perché sono molto esigente, ma quando si tratta di colazioni al bar divento intransigente, e il fatto che un bar mi sia davvero piaciuto è abbastanza indicativo. Perché i lievitati (sia dolci che salati), qui, sono devastanti. Perché finalmente un posto come si deve a Milano Ovest.

Locanda Mesa

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MI PIACE PERCHÉ: Perché questa novità merita di essere conosciuta e amata. Perché si mangia (e si beve!) davvero in maniera eccellente. Perché se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, in questa cascina a mezz’ora da Milano il gusto è di casa.

Osteria Giorgione da Masa

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MI PIACE PERCHÉ: Perché la domanda che mi faccio più spesso ricordando questa cena veneziana è: “Perché non esiste un posto simile a Milano?”. Perché la cucina “fusion giapponese veneta” la vorremmo quotidianamente nella nostra vita. Perché qui ci si diverte e l’atmosfera è autentica.

Belrespiro

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MI PIACE PERCHÉ: Perché questo posto nel piacentino incarna la definizione di “pranzo della domenica perfetto”. Perché Fabio e Chiara, i due proprietari, sono appassionati di ospitalità e cose buone in un modo quasi commovente. Perché il benessere che si prova sotto quel porticato nella bella stagione è davvero difficile da rendere a parole.

Valli Unite

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MI PIACE PERCHÉ: Perché una fuga sui colli Tortonesi è sempre un’ottima idea. Perché questa cooperativa agricola è il giusto compromesso tra semplicità e massima cura. Perché vorremmo che ogni pranzo di redazione potesse essere così ben riuscito!

E adesso tocca a te commentare: quali sono stati per te i migliori ristoranti del 2025 e quali mete hai invece nella lista dei desideri per l’anno che sta per iniziare?

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-a-milano-novembre-2025/ /ristoranti-a-milano-novembre-2025/#respond Tue, 25 Nov 2025 05:24:00 +0000 /?p=88672 Aperitivi veneti, cucina singaporiana e un wine bar filippino: ecco i ristoranti a Milano che abbiamo provato questo mese.

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Un aperitivo in pieno stile veneto, una capatina nel “primo ristorante singaporiano d’Italia” o un nuovo wine bar filippino in cui la frittura (quella buona, però) regna sovrana? Mangiare all’esterno è ormai quasi fuori discussione, ma questo mese abbiamo visitato alcuni locali che ci hanno conquistati grazie a un’atmosfera avvolgente, personale gentile e piatti capaci di sorprenderci davvero. In questa nuova compilation di ristoranti a Milano vi raccontiamo com’è andata, cosa ci ha colpito e perché vale la pena farci un salto.

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Cingapura

ristorante di cucina di Singapore |📍Risorgimento
💰€€

Tra le sorprese più appaganti degli ultimi tempi qui a Milano, ci teniamo a segnalarvi questo nuovo indirizzo in zona Risorgimento (qui trovate la nostra recentissima e utilissima guida del quartiere!) tutto dedicato alla cucina Nyonya, molto diffusa tra le varie comunità cinesi di Malesia, Singapore e Indonesia e che combina sapori dolci, acidi, pungenti e leggermente piccanti che vi risveglieranno il palato. Il ristorante, che si autoproclama “il primo ristorante singaporiano d’Italia“, ha un’atmosfera soffusa e molto piacevole, con pochi tavoli in un’unica stanza sui toni del verde. Noi, per prendere confidenza, abbiamo optato per dei deliziosi wonton di gamberi e pollo e degli spring rolls, anche loro atomici, come antipasto, per poi proseguire con l’highlight della serata, i gamberi saltati con peperoncino e (tanto, com’è giusto che sia) aglio. Siamo stati proprio bene – spendendo anche una cifra del tutto onesta, 25€ senza rotolare ma sazi – grazie anche al personale gentilissimo. Torneremo sicuramente ora che le temperature si fanno più rigide per assaggiare una delle tante zuppe in carta che già ci hanno ispirato moltissimo!

Xe Bòn

cicchetteria veneta |📍Anfossi
💰

Ci voleva proprio un posto come Xe Bòn, a Milano, dove poter fare un vero e proprio aperitivo in pieno stile veneto, con cicchetti, tramezzini e altre sfizi, da accompagnare a ottimi vini. Da quando lo abbiamo scoperto ci siamo già stati un paio di volte – prima di andare al cinema Colosseo che si trova proprio dall’altra parte della strada – e ci siamo trovati sempre un gran bene, anche e soprattutto grazie alla simpatia e all’ospitalità del proprietario Massimo e dei suoi figli Viola e Lorenzo, che lo aiutano nella gestione del locale. 

Da non perdere grandi classici come lo squisito baccalà mantecato e la polentina con polipetti in umido, ma anche specialità più originali come il cicchetto con caprino e pesto al limone o il tramezzino con sfilacci di cavallo. La prossima volta, però, ci piacerebbe anche provare il tagliere di salumi e formaggi. Tanto per darvi un’idea, il costo al pezzo dei cicchetti è di 2,50/3€, quindi in media per un aperitivo soddisfacente preventivate una spesa di circa 25€ a persona, bevande incluse. Il nostro giudizio – ma anche quello degli amici veneti con cui ci siamo stati – è decisamente positivo.

Misale

italiano |📍Porta Romana
💰€€

La parola Misalion in greco antico era utilizzata per indicare un semplice fazzoletto di stoffa, una tovaglia: il nome di questo nuovo ristorante, nascosto in una via un po’ secondaria in zona Porta Romana, viene da qui e dal desiderio di celebrare la tavola come luogo della vita quotidiana. Gli interni sono piccoli e raccolti, con una luce soffusa dalle sfumature blu che rende gli spazi forse un po’ freddi ma comunque accoglienti.

Il menu è racchiuso in una pagina: la parte più ampia è dedicata a piattini per lo sharing, e poi a contorni, pasta e secondi. Noi abbiamo deciso di condividere pane e ragù, le polpette al sugo e i friggitelli ripieni con salsa di datterini. Abbiamo poi spartito anche i piatti principali, scegliendo le pappardelle al ragù di cortile (con pasta fatta in casa!) e le costine di maiale con salsa bandiera. Tutti i piatti si sono rivelati oltremodo gustosi e saporiti, e giusti nelle porzioni, Ci credete se vi diciamo che quel ragù ancora ce lo sogniamo? Ad accompagnare il tutto, una bottiglia di Fricò di Tomassetti, un bianco macerato che ci ha piacevolmente sorpreso.

Il servizio è stato estremamente gentile e attento, complice anche una sala non troppo affollata. Con una bottiglia di vino in due, il conto finale si è attestato sui 55€ a testa. Molto interessante la proposta lunch a 19,50€ con antipasto, piatto principale, dolce o caffè (incluso pane e acqua).

Osaka

ristorante giapponese autentico |📍Brera
💰€€

Osaka, uno dei ristoranti giapponesi storici di Milano, nonché uno dei nostri preferiti, ha da pochissimo cambiato sede, lasciando la galleria un po’ tetra di corso Garibaldi dove è sempre stato per spostarsi a pochi passi da lì, sempre a Brera, in una vietta laterale, via Anfiteatro, vicino agli smash burger di Fonzo’s. Gli spazi, un po’ ridimensionati, sono anche qui all’insegna dell’estetica minimalista giapponese, con un piccolo bancone da cui spiare gli chef al lavoro (vi consigliamo questa sempre ottima opzione se foste da soli o in coppia) e qualche tavolo disseminato tra le varie sale. A rimanere indiscussa, anzi forse leggermente superiore, è sempre la qualità delle pietanze proposte: indimenticabili sia il sushi che il sashimi misto, così come gli hosomaki di ventresca di tonno e porro e il brodo dashi con riso, alga nori e calamari crudi. Noi siamo stati per una cena al bancone e, nonostante il servizio veramente molto (troppo!) lento, ci siamo trovati ancora una volta davvero bene e abbiamo ritrovato i sapori del nostro viaggio in Giappone. La spesa per un pasto in cui non farsi mancare niente difficilmente sarà inferiore ai 60-80€ bere a parte, ma secondo noi ne vale sempre la pena!

Balay

wine bar filippino |📍Città Studi
💰€€

All’ormai lunghissima lista di enoteche con cucina a Milano, da qualche mese si è aggiunta anche questa interessantissima nuova insegna, in cui siamo stati a cena di recente. Questo ennesimo wine bar, però, sa perfettamente distinguersi, proponendo una selezione di piatti estremamente originali e di carattere, dal sapore deciso.
Essendo la nostra prima volta nel locale – e trovando arduo scegliere tra le accattivanti opzioni presenti in carta – abbiamo preferito chiedere suggerimenti direttamente al giovane chef Ray Ibarra, cresciuto a Milano ma di origini filippine (ed ex Bentoteca); difatti Balay in ilocano, la lingua parlata nel nord-ovest delle Filippine, significa “casa”. 

Abbiamo seguito fiduciosi tutti i suoi consigli (e abbiamo fatto molto bene!), condividendo la tartare di fassona servita con patatine Bonilla (prodotte in Spagna e fritte esclusivamente in olio di oliva), capperi, miso e…cozze; il toast fritto di gamberi con ketchup alla banana; il tofu fritto con l’acidula salsa sisig; i bocconcini fritti (sì, c’è parecchio fritto in menu) di cervella su crema speziata di spinaci e i funghi misti con tuorlo d’uovo crudo, erba cipollina e tabasco (da aggiungere a piacimento), che abbiamo accompagnato a una porzione di delizioso paratha (tipico pane sfogliato indiano) servito caldo: una goduria!

Ogni boccone è stato una festa per il nostro palato, ma hanno senza dubbio contribuito anche la bella location con cucina a vista, il servizio amichevole e Kobi (il simpatico cagnolino di Ray che gira indisturbato per il locale) alla riuscita della piacevolissima serata trascorsa. Per quanto riguarda il conto tutto nella (ormai assodata) norma: 49€ a testa (eravamo in due) per quanto elencato precedentemente e una bottiglia di rosato da 28€. Ci torneremo con piacere. 

Gold Bao

ristorante cinese |📍Paolo Sarpi
💰

Gold Bao, in Paolo Sarpi, è tra quei posti che catturano già dall’esterno: cucina a vista, vapore che sale dalle ceste di bambù e un profumo di ravioli e fritto che ti accompagna per tutta la strada (anche i vestiti ne risentono, ma son dettagli!). Il locale è semplice con una piccola sala interna; ma il vero rito è prendere qualcosa da asporto e goderselo seduti su una panchina del quartiere, immersi nel via vai di Chinatown.

Noi abbiamo speso circa 20 euro per un paio di bevande, due porzioni di ravioli ripieni di carne e vegetariani, entrambi decisamente unti e saporiti e il famoso yóutiáo, un impasto fritto servito caldo e fragrante che ricorda un panzerotto. Non mancano anche dolcetti tipici, riso saltato, baozi e tante altre specialità. Insomma, Gold Bao è un indirizzo da segnare per una cena last minute, un aperitivo al volo o per quando avete voglia di un vero street food confortevole.

Dal Bolognese

ristorante di cucina emiliana |📍Missori
💰€€€

Da fuori ci si accorge a malapena dell’esistenza di questo ristorante, che si trova in un palazzo storico, a due passi da Missori, in una via silenziosa e appartata: durante la bella stagione, però, potete godervi la stupenda corte interna, e in quella fredda i suoi interni eleganti e molto caldi.

Qui la parola chiave è tradizione: in menu trovate i grandi classici della cucina emiliana, dai tortellini al celebre carrello dei bolliti. Siamo venuti per un pranzo di lavoro e abbiamo scelto due primi: tagliatelle alla bolognese e tagliolini al ragù di culatello di Zibello, entrambi deliziosi grazie alla pasta fresca fatta in casa. Come secondo abbiamo assaggiato la cotoletta di vitello alla bolognese, con prosciutto, parmigiano e purè: davvero squisita, anche se la porzione ci è sembrata un po’ piccola.

Il servizio è premuroso e sollecito, e l’ambiente, come anticipato, è molto accogliente e dal mood classico (non mancano le tovaglie candide di cui sentiamo sempre una gran carenza, insomma). I prezzi invece sono sicuramente importanti: bere escluso, per due piatti a testa (che la sera sono il minimo da ordinare) calcolate di spendere almeno 60-70€.

Gennaro Rapido A’ Rot e Carrett

pizzeria napoletana |📍Porta Romana
💰

Come dice il nome, Gennaro Rapido A’ Rot e Carrett – dall’anima decisamente spartana ma autentica – è la pizzeria per gustare la pizza a’ rota ’e carro: gigantesca, sottilissima, quasi priva di cornicione, schiacciata come vuole la tradizione popolare napoletana. Da buone forchette, abbiamo iniziato con una carrellata di fritti: frittatine di pasta da condividere, zeppole leggere e ariose e una memorabile Zizzona di Battipaglia da un chilo. Anche la carta delle pizze è ricca di proposte interessanti, con la possibilità di scegliere tra impasto classico o fritto.

Noi abbiamo ordinato diverse pizze da mettere al centro: una bufala profumatissima, con abbondante basilico; la “Gialla Gialla“, con pomodori gialli del Vesuvio, provola dei Monti, limone, alici e un buon olio extravergine; una provola e pepe, con pomodoro pelato biologico, provola dei Monti e una pioggia di pepe; e un’intramontabile marinara con origano selvatico, aglio e basilico. Ingredienti di prima qualità, impasto digeribile e pizze cotte a puntino. Per concludere, caffè e ammazzacaffè! Il servizio è rapido senza troppe formalità e il conto è corretto: circa 90 euro in quattro, uscendo più che soddisfatti, con la sensazione felice di aver trovato un indirizzo da segnare per una pizza come si deve.

Le Nove Scodelle

ristorante di cucina cinese |📍Loreto
💰€€

Era davvero da tanto tempo che non mangiavamo da Le Nove Scodelle, e così siamo tornati in questo bel locale di viale Monza per assaporare le specialità del Sichuan. Il fulcro del menu sono ovviamente le nove scodelle che danno il nome al locale, nove piatti di carne, pesce e verdure dal diverso grado di piccantezza, ma tutti caratterizzati da gusti indubbiamente forti.

Noi abbiamo mangiato dei buonissimi ravioli con ripieno di maiale decisamente più grandi rispetto a quelli di altri ristoranti cinesi. Proseguito, poi, con una favolosa dadolata di coniglio con zenzero, peperoncino e pepe del Sichuan che ci è stata presentata come il piatto dai sapori più impegnativi. Superata solo dai devastanti (ma ottimi!) fagiolini rosolati con ragù di maiale, verdura fermentata, zenzero e peperoncino, che hanno messo a dura prova la sensibilità della nostra bocca e la funzionalità del nostro sistema di sudorazione.

Fortunatamente, il dolce che abbiamo preso per chiudere il nostro pranzo (un buonissimo incrocio tra una panna cotta e un creme caramel) ha riportato la nostra temperatura a livelli accettabili. Una segnalazione particolare la meritano senza dubbio il servizio con un team di ragazzi preparati, simpatici e appassionati e la possibilità di modificare molti dei piatti in menu per renderli vegetariani o vegani. Anche il prezzo ci ha fatto sorridere perché – a parte il solito inspiegabile coperto di 2,5 euro – il conto finale per due persone ha superato di pochissimo i 50 euro in totale. Insomma, senza tanti giri di parole: se vi piace la cucina piccante e dai sapori non banali, Le Nove Scodelle si conferma sicuramente uno dei ristoranti cinesi migliori di Milano.

La Rita

pizzeria |📍Sesto San Giovanni
💰

Non ce ne vogliano i nostri amici sestesi, ma confessiamo che non abbiamo mai avuto tantissimi motivi per visitare Sesto San Giovanni (tranne, a suo tempo, Yoji). Dopo aver mangiato dalla pizzeria La Rita, però, dobbiamo sicuramente ammettere che il lungo viaggio sulla metro rossa diventerà una piacevolissima ricorrenza.

Il locale è allegro e colorato e i neon sui muri (anche in bagno!) rendono l’atmosfera divertente e informale. Il menu comprende una ventina di varianti, dalle più classiche a quelle con ingredienti più sofisticati (il Puzzone di Moena, la salsa al Lambrusco, la salsiccia piccante ai peperoni, la crema di pomodorini arrostiti e tanti altri), a dimostrazione di una ricerca assolutamente non scontata sugli accostamenti tra sapori, che non risparmia un’attenzione particolare anche per le persone vegetariane.

Dopo una lunga riflessione, noi abbiamo scelto una Funghi e Salsiccia con fiordilatte, cardoncelli, taleggio, salsiccia stagionata, salsa teriyaki e polvere di funghi porcini e una Nduja e Blu di bufala con pomodoro, fiordilatte, nduja, blu di bufala, cacioricotta e basilico. La pizza è una classica napoletana con un cornicione ben sviluppato e sottile al centro, ma abbastanza forte da reggere perfettamente il peso degli ingredienti. Il gusto è davvero spettacolare, con un equilibrio perfetto e una consistenza così leggera che facilmente avremmo fatto il bis.

Impossibile non citare i dolci, tra i quali spicca una indimenticabile carrot cake con spuma di mascarpone, salsa al mango e gelato al cioccolato bianco. Ultimo plauso al gentilissimo proprietario che lascia trasparire a ogni parola tutto l’orgoglio per il proprio locale. Anche il prezzo – circa 30 euro a testa con bibita e dolce – ci è sembrbato giusto, soprattutto in considerazione dell’alta qualità degli ingredienti.

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-a-milano-settembre-2025/ /ristoranti-a-milano-settembre-2025/#respond Tue, 16 Sep 2025 05:00:00 +0000 /?p=88194 Chiacchieratissime osterie, pizze romane d'asporto e molto altro: ecco i ristoranti a Milano che abbiamo provato questo mese!

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Dalla pizzeria d’asporto più chiacchierata della Barona alle osterie in Porta Venezia, passando per l’indirizzo dedicato al formaggio in Susa, fino ai locali di cucina regionale a Porta Romana o alle proposte del Mercato Isola. In questo settembre abbiamo provato tanti ristoranti a Milano anche molto diversi tra loro, di cui vogliamo condividere le nostre impressioni, alcune entusiaste, altre un po’ meno. Buona lettura e prenotazioni, lasciateci un posticino libero!

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Nino – Osteria con Cucina

osteria |📍Porta Venezia
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Tra i ristoranti a Milano, Nino – Osteria con Cucina è sicuramente una delle aperture più chiacchierate di quest’estate, grazie soprattutto alla compagine di proprietari, gli stessi della nostra amata Osteria alla Concorrenza e, in generale, alla stretta parentela di chi ci lavora e chi lo frequenta con Trippa, Kanpai e Frangente, di cui vi parliamo proprio un po’ più sotto. Anche la zona è simile – siamo sempre a Porta Venezia, in via Nino (nomen omen) Bixio -, così come l’estetica calda e vagamente nostalgica (a farla da padrone una boiserie recuperata da una passerella di moda, vinili jazz, luci basse e un bancone che invita alle chiacchiere), mentre l’intenzione appare vagamente diversa: la vocazione di Nino non sembra quella di stupire, ma di far star bene, rilassati, nel chill, direbbero quelli con qualche anno in meno.

Intenzione che riesce a tratti: il locale è piccolo e con tavoli un po’ troppo ravvicinati, eppure piacevole e il servizio disteso e cortese (al netto di qualche piccola scivolata attribuibile alla naturale necessità di rodare). Siamo stati due volte in due occasioni diverse e abbiamo apprezzato la cucina stagionale, in alcuni casi ottimamente riuscita (uovo sodo con nduja e pecorino, torta di piccione, melanzane, menta e agro di mosto e cipolla con vongole da piangere su tutti), in altri casi un po’ meno (calamarata con salsiccia, melanzane e finocchietto selvatico o riso soffiato con uova di trota, decisamente troppo asciutto).

Il vero punto di forza, comunque, ci è parso il vino: la carta è curata, orientata al naturale, con etichette artigianali e qualche sorpresa per chi ama bere bene; e, soprattutto, è la presenza dell’oste, Enricomaria, vecchia conoscenza dietro il bancone dell’Osteria della Concorrenza, a fare la differenza in quanto a consigli e racconti.

Passiamo ai prezzi: come spesso accade nei ristoranti dove il vino ha un ruolo centrale, il conto finale dipenderà molto dalla bottiglia che sceglierete. Nel complesso, a noi sono sembrati leggermente sopra la media rispetto alle porzioni non generosissime e all’esperienza complessiva, ancora con qualche margine di miglioramento.

Alba Pasta Bar

chiosco |📍Mercato Isola
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Il Mercato Comunale all’Isola inizia a prendere una forma davvero interessante, complice uno degli ultimi arrivi tra i ristoranti a Milano, Alba Pasta Bar, e i suoi due giovani chef – Tommaso Sorgentone e Francesco Brasile – che portano la loro esperienza pregressa da Spazio (sulle cui ceneri stiamo tuttora piangendo) in un format semplice ma curato. Il focus è sulla pasta fresca fatta a mano, ma l’offerta va oltre: piattini da condividere, verdure, carne e pesce.

La pasta che abbiamo scelto era davvero ottima – nel nostro caso, uno spaghetto quadrato al burro acido, limone e bottarga e dei tortelli di borragine e ricotta al burro e salvia – ben mantecata, saporita, con cottura perfetta, così come la salsiccia cruda di bra e tuorlo marinato, con cipolla rossa in agrodolce. Ma a sorprenderci sono state soprattutto le verdure, cotte con attenzione e valorizzate da condimenti mai banali: carote arrosto, labneh, capperi e sommaco, ma anche zucchine marinate alla menta e insalata di radicchio, ricotta, agrumi e alici.

L’ambiente è quello del mercato, di cui vi abbiamo già raccontato: si ordina direttamente al banco e ci si può accomodare ai tanti tavoli in condivisione sia all’esterno che all’interno della struttura, stuzzicando qualcosa dagli altri locali, o scegliendo una bottiglia di vino dal banco enoteca accanto, Celeste. E i prezzi? In linea con la zona e il format, ma non proprio da pausa pranzo quotidiana: si va dai 13 ai 15 € per i primi, dai 4 ai 9 € per i piattini, e qualcosa in più per i secondi. Per una cena completa, con un paio di piatti da condividere e un primo a testa, si può considerare una spesa media di 20/25 € a persona.

Say Cheese Bistrot

bistrot per tutte le occasioni |📍Susa
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Con un colpevole ritardo, tra i ristoranti a Milano abbiamo finalmente provato questo che, per la particolarità della sua offerta, avrebbe meritato la nostra attenzione molto prima. Say Cheese è infatti un ristorante che, dai taglieri ai risotti, dagli hamburger alle paste, propone solo specialità in cui il formaggio è sempre uno dei protagonisti. L’ambiente è carino e rilassato e, anche grazie a un bel dehors, ricorda un bistrot francese.

La nostra cena è iniziata con un tagliere creato scegliendo 4 varietà da un vastissimo elenco di formaggi freschi, semi-stagionati, stagionati ed erborinati; siamo poi passati a dei gustosissimi crostini con pomodorini gialli, alici e stracciatella, ai mac and cheese con jalapenos e bacon (un comfort food che non sapevamo di amare), all’ottima tartare con fonduta di pecorino e, per finire, un sorbetto al limone (questo fortunatamente senza formaggio).

Noi siamo stati proprio bene e non possiamo non lodare un locale con un’identità così forte, ma al contempo con un’offerta duttile che si presta a un pranzo veloce, a un aperitivo con un tagliere e un calice di vino (la cantina è fornitissima e comprende decine di etichette) o a una vera e propria cena come nel nostro caso.

Say Cheese è anche una bottega in cui comprare (ovviamente) formaggi, ma anche salumi, conserve, oli e vini. I prezzi sono corretti (per una cena spenderete circa 40 euro a testa), ma tenete presente che potete spesso prenotare con il generoso sconto di The Fork (sono accettati anche i punti Yums) per rendere il conto finale decisamente più leggero.

Bettola Siciliana

ristorante regionale |📍Porta Romana
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La gastronomicamente brulicante via Muratori, già votata alla cucina regionale (per esempio, col calabrese Dongiò e il pugliese Fratelli Torcinelli) si è da poco arricchita di un nuovo avamposto tradizionale, questa volta siciliano, con l’apertura di Bettola Siciliana, in cui l’intenzione è quella di “celebrare la cucina autentica siciliana”. L’auspicio si trasformerà in solida realtà?

Per scoprirlo iniziamo condividendo qualche antipasto, a cominciare dagli ottimi involtini di pipiruna, farciti con pecorino, uva sultanina, erbe e mollica di pane e da una semplice ma deliziosa insalata di patate, fagiolini, olive, pomodori e cipolla. Incuriositi, ci lasciamo tentare da due capisaldi siculi: la parmigiana di melanzane, qui proposta sia nella versione classica sia in quella al cartoccio per cui optiamo, in virtù di una vagheggiata leggerezza. L’avremmo forse preferita un po’ più calda, ma ci convince ugualmente: si sente che i singoli ingredienti sono di ottima qualità. Il piatto del giorno, però, si rivela essere il calamaro ‘nbuttunato, vale a dire ripieno di pinoli, caciocavallo ed erbe, davvero morbido e servito su un letto di finocchi e arance. Deliziosi anche i dessert.

Il servizio cordiale e un conto corretto da 35-40 euro bere a parte completano il quadro di un ristorante in cui, avendo voglia di Sicilia, non stenteremmo a tornare, magari per provare uno dei primi che, almeno a una prima lettura del menu, paiono davvero invitanti.

Pantera Pizza Rustica

pizzeria d’asporto |📍Barona
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Premessa: chi scrive ha vissuto la Barona degli ultimi 15 anni e l’ha vista anche profondamente cambiare, osservando da umarrel la costruzione forsennata di palazzi costosi e la chiusura di pizzerie di quartiere sostituite da nuove realtà come Pantera Pizza Rustica. 

Pantera però non è un nome nuovo: a Roma stava alla Garbatella dei Cesaroni, poi alcune delle sue teglie ultrasottili sono finite davanti al Circo Massimo. Oggi ha riaperto in Via Pestalozzi, proprio in Barona, “quartiere milanese dei rapper”. E non a caso: oltre ai Fratelli Trecca (genitori 1 e 2), tra i soci troviamo il rapper romano Noyz Narcos; Andrea Corona, che ha dato vita al noto Propaganda; e Alessandro Villata, regista e proprietario di Circus Studios a Milano. Gente che, insomma, l’hype attorno a un progetto lo sa creare, anche piuttosto facilmente in una città che ci casca spesso. 

Il locale è un buco molto curato, proclama sin da subito la sua pizza come “la migliore della città”, e all’esterno c’è sovente un po’ di gente (spesso con tanti tatuaggi e cappellini) in piedi o seduta sul marciapiedi con un cartone in una mano e un pezzo di pizza dall’altro. 

La pizza è venduta al trancio, ovviamente è “romana”, sottile e servita da personale piuttosto simpatico. L’ultima volta, come sempre, siamo passati per l’asporto. Abbiamo preso una coca cola (in vetro perché, paradossalmente, il mood è da vetro) e sei pezzi belli unti. Con delle grandi differenze: mentre le pizze con base bianca sono buone, quelle con base rossa (ma anche la gusto “melanzane”) sono davvero notevoli, filiformi e croccanti. I prezzi dei tranci vanno dai 3 ai 6 delle “baciate”, che torneremo a provare insieme ai supplì a 3 euro.

Autoproclami a parte, Pantera è davvero un buon posto per uno sfizio serale, soprattutto col borsone della palestra ancora al collo o se non si ha voglia di preparare la cena. P.s. per un buon aperitivo a poco, in un posto gestito da persone che vorresti abbracciare, il Cafè Sawa, proprio lì accanto, vale parecchio.

Damaschino Red Roast

cucina mediorientale |📍Cimiano
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Se avete letto il nostro articolo sui migliori kebab, sapete quanto amiamo i falafel: in questo piccolo, tra i ristoranti a Milano in via Palmanova, ne abbiamo assaggiati alcuni tra i più buoni di sempre. Potrebbero bastare queste tre righe per convincervi a visitare Damaschino, ma il locale offre molto di più: tante specialità della cucina siriana e mediorientale come hummus, kebbeh, fatteh, shawerma e tanti altri piatti di carne alla griglia e allo spiedo.

Noi, oltre ai falafel, abbiamo mangiato il fattoush (l’insalata con cetrioli e ravanello), lo shawerma di pollo con riso e verdure, gli sfilacci di spiedo di manzo e il gigantesco piatto arabic pollo composto da piadine di shawerma, patatine, verdure e 4 salse (tra cui un hummus incredibilmente gustoso e saporito, che merita una menzione speciale).

Aldilà però delle pietanze di spicco, il resto si è rivelato gradevole ma non indimenticabile. Quello che non dimenticheremo invece sono le porzioni: calcolate bene il vostro livello di fame prima di scegliere, perché i piatti sono parecchio abbondanti e potreste correre il rischio di ordinare troppo e di dover chiedere una doggy bag per la cena o per il giorno dopo. Il servizio è gentile, ma i tempi di attesa ci sono sembrati un po’ troppo lunghi anche se questo è sicuramente una dimostrazione di come tutti i piatti vengano preparati al momento. I prezzi, già onesti in partenza, sono ulteriormente abbassati dallo sconto The Fork e con meno di 30 euro a testa vi pagherete il pasto da Damaschino e probabilmente anche i pasti successivi a casa.

Giacomo Rosticceria

rosticceria con dehors |📍Risorgimento
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Via Sottocorno potrebbe anche chiamarsi via Giacomo, dato che qui hanno sede Da Giacomo Ristorante, Giacomo Pasticceria, Giacomo Bistrot, Giacomo Tabaccheria e Giacomo Rosticceria. Ed è proprio di quest’ultimo, tra i ristoranti a Milano, che torniamo a parlarvi, dopo averne già scritto in un articolo dedicato a 15 gastronomie e rosticcerie che ci piacciono. Ci siamo infatti tornati per cena e possiamo confermare di amare questo posto alla follia. D’altra parte, quando il buon cibo viene gustato all’interno di un’incantevole cornice, si respira un’atmosfera rilassata e informale e il servizio è cortese e caloroso, non può che essere altrimenti. 

Entrando nel piccolo locale si viene accolti dal banco in cui sono esposte la gran parte delle prelibatezze disponibili (sia per l’asporto che per la consumazione in loco) e dallo spiedo per i polli. A seguire una saletta e, sulla sinistra, l’accesso alla nostra area preferita: il delizioso cortile coperto, disseminato di tavolini tondi, solo parzialmente coperti da tovaglie bianche e rosse.

Stiamo già sorseggiando del buon rosé, ma senza dubbio la vera felicità arriva insieme al primo morso delle incantevoli crocchette di patate e mentuccia. Anche l’insalata russa non ci delude, così come il vitello tonnato e le alette di pollo piccanti con patate al forno. Avremmo voluto assaggiare anche le arancine, le melanzane alla parmigiana, i pomodori ripieni, i mondeghili….ma eravamo pur sempre in due e abbiamo dovuto contenerci; tanto ci saranno altre occasioni per farlo.

In generale i prezzi delle pietanze oscillano tra i 6 e i 16€, e le porzioni sono generose, quindi il conto può rimanere anche parecchio basso. A farlo lievitare, ça va sans dire, sono i vini (peccato non ci sia lo sfuso; ci starebbe proprio bene qui). Diciamo che, comunque, escluse bevande si può tranquillamente uscire più che soddisfatti spendendo 25/30€. Posto perfetto per godersi un pranzo o una cena nella bella stagione; sconsigliato, invece, per gruppi sopra le quattro persone

Antica Osteria del Mare

ristorante di pesce |📍Naviglio Pavese
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Per la nostra cena di redazione prima dell’estate abbiamo scelto un locale che ci ispirava da tempo: l’Antica Osteria del Mare, classico ristorante di pesce affacciato sul Naviglio Pavese. Il menu è incentrato sulla cucina sarda, ma non solo: grande attenzione agli antipasti e alle crudités, una buona varietà di primi piatti e qualche frittura.

Essendo una tavolata numerosa, come potete immaginare abbiamo assaggiato diversi piatti, iniziando con dei deliziosi scampi all’algherese con pomodori e cipolla, polpo con patate, capesante gratinate e delle memorabili alici fritte. A seguire ci siamo tutti orientati sui primi: molto buoni gli spaghetti alle vongole (con e senza bottarga), delicati — forse fin troppo — quelli con tartare di gambero rosso e pecorino sardo, saporita ma non indimenticabile la fregola ai frutti di mare, su cui sapete che abbiamo standard altissimi.

Sarà la tovaglia bianca, sarà il banco del pesce all’ingresso, saranno i dettagli marinareschi sparsi per le sale, il risultato è un ambiente accogliente e caloroso, scaldato anche da un servizio gentile e simpatico che non si risparmia su consigli e suggerimenti. La sala più grande è anche affacciata su un giardino interno che la rende ancora più gradevole. Considerando di accompagnare la cena con del vino bianco e di chiuderla con un amaro, tenete conto che sarà facile arrivare a un conto finale intorno ai 70€ a persona.

Maison Gourmet

ristorante italiano |📍Barona
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In Barona, a due passi da Pantera Pizza Rustica, ha trovato da qualche mese casa anche Maison Gourmet. Il posto, anche se si nota l’impegno, non è totalmente di nostro gusto, così come l’estetica del menu. Ma, alla fine, chi se ne importa. In una città piena di posti curatissimi dove ti ritrovi a spendere cinquanta euro per tre piattini e un calice di vino, finendo a riempirti di pane o con la voglia di un kebab appena uscito, un ristorante “di quartiere” per niente pretenzioso, con porzioni abbondanti e personale premuroso, è il benvenuto. A noi lo ha consigliato un’amica entusiasta soprattutto della loro pizza piuttosto sottile e digeribile.

Quando qualche settimana fa siamo andati a cena, lei ha preso degli spaghetti alle vongole saporiti e imponenti, noi una buona grigliata di pesce e una di carne, e delle verdure alla griglia come contorno. Abbiamo poi aggiunto un quartino di vino e, quando abbiamo chiesto del pane, ci hanno portato della focaccia appena sfornata e ancora rovente. Per concludere, tre caffè. Conto finale: circa 30 euro a testa e nessuna voglia di andare a prendere un kebab dopo.

A dirla proprio tutta, i piatti ci hanno fatto tornare in mente quei ristoranti sul mare anni Novanta dove si andava con i genitori: menu infinito, tovaglia e nessun fronzolo. Con la differenza che nei ristoranti a Milano il mare davanti non c’è, e in carta – in questo specifico caso – ci sono anche tante opzioni gourmet dove il protagonista è il carciofo. Insomma, un mix tra nostalgia e tentativi di modernità. E visto che Maison è relativamente vicino casa, approfittando dello sconto su The Fork, torneremo a testarlo ancora quando la fame è tanta.

Frangente

cucina contemporanea |📍Repubblica
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È passato qualche anno dalla nostra prima visita da Frangente, ristorante di cucina contemporanea in zona Repubblica guidato dall’ex Ronchettino Federico Sisti, e della stessa proprietà di Kanpai e Osteria alla Concorrenza. Quattro anni fa, poco dopo la sua apertura, raccontavamo di piatti che non avevano saputo emozionarci e di un locale forse ancora alla ricerca della sua identità, impressioni che ci sentiremmo di sottoscrivere anche dopo questa nostra ‘incursione’.

L’esperienza al bancone è sicuramente interessante e ve la suggeriamo – vedere la brigata all’opera è sempre affascinante – e gli sforzi di Sisti sia nel far stare bene gli ospiti sia nella ricerca della materia prima sono innegabili. Eppure, nessuno dei piatti provati (dai fiori di zucca con mascarpone, ricotta, melanzane e zucchine, alla pasta mista con crema di fagioli, ragù di cozze e calamari, nervetti di vitello e fino all’entrecote di giovenca con peperoni arrosto) conteneva in sé quella spinta in grado di renderlo memorabile, fatta eccezione per un delizioso e tenerissimo calamaro con cicoria, acciughe, aglio, olio e peperoncino.

Si beve molto bene (eccellente sia la carta dei vini che la drink list, con un Milano-Rimini incredibile grazie anche al vermouth Dibaldo) e l’atmosfera è piacevole, ma forse non è sufficiente, anche a fronte di un conto che difficilmente si attesterà sotto i 50€ bere a parte.

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L'articolo Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese sembra essere il primo su Conosco un posto.

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-milano-giugno-2025/ /ristoranti-milano-giugno-2025/#comments Thu, 12 Jun 2025 00:53:00 +0000 /?p=86473 Tra pinchos dei Paesi Baschi, babà salati e involtini di verza da ricordare, ecco i nostri racconti.

L'articolo Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese sembra essere il primo su Conosco un posto.

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Quando cambiamo un po’ idea su un posto, siamo noi a essere cambiati o è cambiato lui? Possibile che uscire sazi e contenti da un’enoteca con cucina sembri quasi un piccolo miracolo? È davvero troppo pretendere un menu che spieghi bene cosa stiamo per mangiare? Questo mese abbiamo esplorato tanti ristoranti a Milano, assaggiando specialità insolite o tradizionali, pagando conti molto diversi, e ponendoci onestamente tante domande. Tra pinchos dei Paesi Baschi, babà salati e involtini di verza da ricordare, ecco i nostri racconti.

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Roncoroni Classici Gastronomici

cucina tradizionale |📍Colonne
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Iniziamo col dire che noi, anzi, per una volta parlerò al singolare, io sono particolarmente legata alla cucina di Eugenio Roncoroni – per tutta una serie di motivi personali e lavorativi di cui vi faccio un estremo sunto. L’articolo sul suo hamburger di Al Mercato è stato uno dei primissimi su Conosco un posto (parliamo di 11 anni fa), nei suoi locali (Burger Bar, Taco Bar e Noodles Bar) ci ho passato diverse giovanissime serate e lì ho, di fatto, un po’ imparato a mangiare e a conoscere ingredienti che non avevo mai assaggiato. In generale ho sempre apprezzato, al limite del mitizzato, ogni sua idea in cucina. Anche la più recente scommessa di Pas – A vegetarian trip, uno street food vegetariano itinerante di cui vi abbiamo raccontato in questo video – ci aveva incuriosito e poi allietato, ed è per questo che siamo arrivati carichi di inaudite aspettative nella sua nuova casa, proprio davanti alle Colonne, che porta il suo cognome e un sottotitolo, “Classici gastronomici”, che fa intendere una minor concessione alle follie e, piuttosto, un convinto abbraccio alla tradizione.

Qui la tradizione viene interpretata a metà strada tra la Francia e il Piemonte, con una carta tutto sommato succinta che affianca a piccoli piatti (selezione di salumi e formaggi, verdure pickled…), portate principali con un focus sul quinto quarto e su ingredienti e preparazioni decisamente più hard core (torchon di foie gras, anatra, biancostato e tartufo, patè…). Sulle quali, lo ammettiamo a malincuore, non ci siamo sentiti di avventurarci, perdendoci probabilmente il cuore dell’esperienza. Dai piatti scelti – patate con erbe aromatiche e sour cream; uova di Paolo Parisi; deliziose acciughe in salsa rossa -, la ricerca del prodotto ci è parsa innegabile, ma ci è forse mancata una spinta in grado di sorprenderci davvero.

A non mancare è sicuramente un’atmosfera ‘casalinga’ nel senso buono del termine, anche grazie alla metratura raccolta degli spazi (attenzione: i tavoli sono tutti in condivisione e noi vi suggeriamo, anche per questa ragione, di riservare il vostro posto al bancone) e un servizio condotto con nerbo e personalità dalla socia di Roncoroni, Cristina Giordano. I prezzi sono in linea con l’offerta milanese: considerate una quarantina di euro bere a parte per una cena completa.

Pintxo

Ristorante spagnolo |📍 Cenisio
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Nel quartiere di Cenisio, una zona che si sta popolando sempre più di posti interessanti, ha aperto da qualche mese Pintxo, locale dove poter degustare i pinchos tipici dei paesi baschi. Dietro a questo progetto c’è la coppia già proprietaria di Albufera, decennale ristorante spagnolo di Milano. Pintxo è la versione decisamente più informale, e quasi più ‘meneghina‘, di quest’ultimo, molto più simile alle enoteche con cucina di cui ormai la città è disseminata: qui non ci sono prenotazioni, si mangia su tavoli alti e sgabelli, e il menu propone piccoli piatti per la condivisione, cocktail e vini ovviamente di provenienza spagnola.

La carta è succinta e prevede alcune tapas calde, le uniche ad uscire dalla cucina, mentre i pinchos (freddi) possono essere scelti direttamente al bancone, dove vengono esposti in una bella teca, a ricordare anche un po’ i bàcari veneziani. E allora via libera a croquetas di pollo e jamon, patatas bravas, pan brioche con tartare di tonno rosso marinato (quest’ultimo davvero imperdibile, fidatevi), ma anche bao de picanha, il celebre pane cinese al vapore qui farcito con picanha, pico de gallo e peperone arrostito, e tante tartine che cambiano di giorno in giorno. Per uscire sazi, vi consigliamo almeno 4/5 pinchos a testa, per una spesa media che si dovrebbe aggirare intorno ai 30/35€, bere escluso. Forse una cifra tutto sommato leggermente eccessiva per la proposta, ma davvero ce ne stupiamo ancora?

Altrove

ristorante fusion |📍Citylife
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La zona di Citylife, a nostro avviso, non primeggia esattamente per cultura e felicità gastronomica, dunque a ogni nuova apertura ci precipitiamo, grati dell’eventualità di poter cambiare idea. Mai come in questo caso, ahinoi, non ci è stato concesso, per quanto le premesse fossero discrete. Leggiamo online che il neo arrivato Altrove è della medesima proprietà di Via della Seta in Cenisio, che ci era molto piaciuto, che qui si vuole però dilettare con piatti ben più raffinati, che uniscano tradizione cinese e ingredienti italiani. Una mossa che potrebbe anche essere interessante a livello teorico, ma che all’atto pratico risulta ben poco convincente.

Il menu è corto e un po’ improbabile e unisce elementi pregiati come il foie gras o il tartufo a piatti descritti in maniera poetica (“fiore cristallino”, “insalata del giardino”…) al limite dell’incomprensibile. Nessuna delle portate assaggiate ci ha convinto: non le melanzane di Hanggzhou in infusione di aceto balsamico, non il churro cinese ripieno (si fa per dire) di gamberi tritati e neppure le poche costine di manzo brasate servite con una grattugiata di insapore macadamia. Piatti dimenticabili a fronte di un conto, 60€ a testa, che ricorderemo invece a lungo. Il locale è arredato con velluti scuri che lo rendono a tratti soffocante e il servizio decisamente da rodare. Che fatica, Citylife.

Wicky’s

ristorante fusion |📍Missori
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Sono passati tanti anni (più di 10, santo cielo!) da quando vi parlammo di Wicky’s per la prima volta, quando ancora, prima di trasferirsi in Missori, si trovava in zona Sant’Agostino. All’epoca, la sua cucina ci aveva stregato, soprattutto grazie al suo grande classico, il sushi ‘alla milanese’ con riso allo zafferano, e alla capacità dello chef srilankese di fondere sapori inusuali. Nel tempo siamo tornati per qualche pit stop fugace, ma solo di recente, complice un’occasione da festeggiare, ci siamo concessi una cena decisamente più rilassata. Merito anche della saletta privata che è possibile riservare per gruppi, e che però, a nostro avviso, sarebbe decisamente da rinfrescare almeno negli arredi, un po’ tetri (lo stesso si può dire della sala all’ingresso, per cui assicuratevi, eventualmente, di prenotare in quella principale con il bancone).

Essendo una tavolata numerosa, abbiamo spaziato un po’ lungo tutto il menu (esistono anche delle formule degustazione disponibili, però, soltanto per tutti i commensali…). Dai celebri carpacci ai maki fino alla selezione di nigiri, il viaggio ci è sembrato sempre interessante, ma decisamente meno epico d’un tempo. Saremo cambiati noi oppure il ristorante? Il servizio che ci ha seguito nella nostra cena è risultato cortese ma un po’ acerbo e robotico, mentre il conto è importante come lo ricordavamo, soprattutto in relazione alle porzioni: si arriva molto facilmente alla tre cifre anche senza strafare. Ci aspettavamo molto di più, se non si fosse capito.

ristorante thailandese |📍Loreto
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Siamo invece stati bene in questo piccolo ristorante thailandese all’inizio di viale Monza, attivo ormai da molti anni in una zona in cui l’offerta culinaria (sopratutto di cucine dal mondo) è vastissima e agguerrita. L’ambiente è colorato e accogliente (forse vagamente kitsch con quelle statue del Buddha?), mentre il menu contiene i classicissimi della cucina thai (pad thai, zuppe, pesce alla griglia, curry…), con qualche bizzarra deviazione (poke e moch,i per esempio), forse previsti per attirare qualche cliente in più.

Noi abbiamo assaggiato dei ravioli con anatra molto buoni – anche se forse avremmo preferito una pasta meno spessa – e delle gustosissime polpette con gamberi e maiale. Anche i piatti principali non ci hanno deluso con un pad thai con gamberi e tamarindo assai saporito e un curry massamam con manzo, piccante al punto giusto. I prezzi sono davvero onesti (noi abbiamo speso circa 25 euro a testa) e il servizio è gentile e attento. Insomma, probabilmente non lo sceglieremmo per un’occasione speciale, ma è sicuramente un’ottima scelta per un pranzo tranquillo e senza pretese che vi porterà a Bangkok per un’oretta.

Al vecchio porco

ristorante di cucina tradizionale |📍Sarpi
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Se siete suino-fobici tenetevi ben lontani da questa insegna che, in piena Chinatown, propone cucina tradizionale (prevalentemente lombarda) e un’ambientazione tutta dedicata al maiale, con suppellettili di ogni genere, poster, scritte e riferimenti a questo animale. D’altra parte il nome è chiaro, Al Vecchio Porco, e la scelta pur singolare risulta simpatica e persino piacevole, grazie a un ambiente caldo, da osteria, ma curatissimo in ognuna delle due sale. Ci siamo stati per un compleanno, sfruttando la taverna al piano sotterraneo, una saletta privata in cui si sta un gran bene per occasioni simili e dove, nonostante l’intimità, si è comunque ben seguiti dal solerte personale di sala.

Il menu è prevalentemente carnivoro e privo di sconsiderati voli pindarici, ma i piatti che abbiamo ordinato (degli ottimi salumi di antipasto, il risotto con zola e trevisana tardiva e le penne con guanciale e zafferano) ci hanno fatto rimanere la voglia di tornare per provare altre portate e i secondi. Conto sui 40 euro a testa bere a parte, foto obbligatoria sotto la scritta “vecchio è bello, porco è meglio”.

Sublime

pizzeria |📍Isola
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Eravamo molto curiosi di provare questa nuova pizzeria, aperta in una via che ancora non pullula di locali in zona Isola, nonostante si trovi proprio dietro al Bosco Verticale. Fin dall’insegna – e dal nome – si intuisce l’intenzione di proporre un’esperienza più raffinata, che elevi il concetto tradizionale di pizza. L’ambiente conferma questa impressione: mattoni a vista, faretti dorati e candide tovaglie bianche creano un’atmosfera curata ma priva di eccessi.

Sul menu, invece, una selezione di pizze più classiche e una di pizze dello chef, oltre a qualche piatto da condividere, tra fritti e focacce, e un paio di opzioni di insalate e secondi. Abbiamo iniziato con le crocchette di patate e i fiori di zucca ripieni di ricotta e alici (notevoli), per poi provare quattro pizze diverse. Le nostre preferite sono state la 3Z con crema di zucchine, fior di latte, zucchine alla Scapece, fiori di zucca, alici di Cetara e zest di limone (divina, va detto) e l’Ortolana con provola affumicata, cicoria saltata, bietole burro e salvia e porri arrosto. Molto buone anche la Cosacca con pecorino romano e basilico e la Vegana con crema di zucchine, crema di carote e arance, cavoli misti, purea di patate novelle, cipolla marinata e polvere di olive nere.

Abbiamo apprezzato gli ingredienti di qualità, gli abbinamenti originali e il fatto che la pizza fosse il punto di incontro perfetto tra le pizze sottili e quelle napoletane, con un impasto fragrante e leggero. Ma avevamo ancora un po’ di spazio, e abbiamo concluso condividendo una millefoglie e una cheesecake.

Passando al servizio, è molto cordiale e attento, forse anche un po’ troppo per quella che, nonostante tutto, resta una pizzeria. I prezzi sono sopra la media: le pizze vanno dai 9€ ai 21€ (con un coperto da 4€). Bere escluso, dovreste assestarvi sui 30-35€ a persona: resta a voi decidere se è una cifra che siete disposti a spendere per una pizza, seppur buonissima.

Ankh Ita

osteria mediorientale |📍Isola
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Restiamo all’Isola per questa nuova apertura che ci ha conquistato al punto che ci siamo già stati due volte. Ma partiamo dall’inizio: Lauris e la sua famiglia sono egiziani di Alessandria e hanno deciso di aprire da poco Ankh Ita per proporre una cucina che definiscono ‘mediterranea’. Il menu si divide tra mezzè, ovvero antipasti da condividere, e piatti principali.

Difficili scegliere gli antipasti che ci sono piaciuti di più: il baba ganoush, crema di melanzane arrostite e salsa tahini, e l’hummus sono due classici imperdibili – da accompagnare rigorosamente con il loro pane fatto in casa che vi arriverà caldo e fragrante. Assolutamente da provare, poi, i sambosek, fagottini fritti ripieni, saporitissimi ma leggeri nonostante la frittura, sia nella versione ripiena di carne che in quella di formaggio e spinaci. Infine, ci hanno convinto anche i Mashi Kromb, involtini di verze ripieni di riso profumato e pomodoro, squisiti. Tra i piatti principali, invece, ci hanno conquistato soprattutto i Dawood Basha, polpettine speziate piccanti con patate, molto saporite, e il cous cous con polpettine di vitello e verdure. Se avete ancora fame, per concludere vi consigliamo di assaggiare la halawa al pistacchio con ricotta fresca: il contrasto tra dolce e salato ci ha piacevolmente stupito.

Le porzioni sono giuste e il servizio estremamente gentile: la gestione familiare si sente e fa la differenza. L’unico aspetto che ci ha convinto meno è l’ambiente, ancora un po’ freddo e anonimo. Bere escluso, dovreste uscire sazi e felici spendendo al massimo 30€ a testa.

Konnubio

cucina contemporanea con pizzeria |📍Turro
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Dopo avervelo raccontato in un reel a poche settimane dall’apertura, siamo tornati da Konnubio, il ristorante in zona Turro gestito dall’ex concorrente di Masterchef 7, Kateryna Gryniuck, e dal marito di origini salernitane. Abbiamo optato per l’interessante (e conveniente) menu del giorno, disponibile a pranzo dal lunedì al sabato. Ed è proprio un sabato che siamo andati a riassaporare i piatti moderni ma non per questo artificiosi, curatissimi nella presentazione e – molto semplicemente – buonissimi di Kateryna e della sua brigata.

Abbiamo iniziato con un delicato sgombro marinato, accompagnato da una schiacciatina di patate, cipolla rossa, friggitelli e un’insalata liquida: equilibrato nei sapori, ma tutt’altro che banale. I sapori hanno poi raggiunto un’intensità sorprendente con il riso al salto, servito con fonduta di formaggio e ragù napoletano – una proposta forse un po’ ruffiana, ma di straordinaria soddisfazione. Eccellente anche l’arrosto, abbinato a una crema di sesamo e carote in tempura: cottura impeccabile, presentazione curata e un equilibrio di sapori davvero notevole.

A questo giro, poi, non potevamo non assaggiare anche la pizza: erano molte quelle che ci ispiravano, ma alla fine abbiamo scelto la Vento di Nerano con zucchine in doppia consistenza, provolone, fiori di zucca e guanciale croccante talmente leggera e digeribile che ci ha lasciato lo spazio per un’ultima portata. Il dolce, un incredibile scrigno di meringa ripieno di fragole, crumble di mandorle e gelato circondato da un’acqua di fragole e rabarbaro in osmosi di lime, ci ha dimostrato ancora – se mai ce ne fosse stato bisogno – l’indiscutibile qualità di un ristorante del quale si dovrebbe parlare molto di più! Il costo del menu del giorno a pranzo è di 16 euro (scegliendo un antipasto e un primo o un antipasto e un secondo tra quelli disponibili). Il servizio è attentissimo e gentile e solo il caffè a 2,5 euro è stata una piccola macchia di un pranzo altrimenti privo di difetti.

Niconoce

Enoteca con cucina |📍 Porta Ticinese
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Questa enoteca con cucina, così si autodefinisce Niconoce, non è di certo una novità, ma è anzi da un paio d’anni che trova casa a poca distanza da Piazza XXIV Maggio, in zona Ticinese. A differenza di tanti locali appartenenti a questa tipologia, l’impressione, varcata la soglia, è quello di un vero e proprio ristorante: tavoli apparecchiati (una tovaglietta di carta a coprire il tavolo, ma di questi tempi pare già un successo), ben distanziati nelle spaziose sale, una bella cucina a vista, un ambiente illuminato e accogliente. Le bottiglie di vino sono numerose ed esposte lungo le pareti e vengono proposte anche per la vendita d’asporto, ma non affollano il locale e, anzi, ne fanno da piacevole contorno.

Il menu, qui, è piuttosto sostanzioso: la cucina campana è la vera protagonista, con taralli napoletani, acciughe di Lampara e casatiello napoletano tra gli antipasti, ma anche con le conserve dell’Azienda Agricola Maida, che propone melanzane, zucca e broccoli napoletani. La vera specialità della casa sono però i babà salati, preparati con lo stesso impasto di quelli dolci, e, una volta cotti, bagnati con un estratto di pomodoro piccadilly e farciti con diversi salumi e formaggi. Noi abbiamo scelto quello con mortadella, provola di Agerola affumicata e pomodorini secchi, abbinamento decisamente ben riuscito. Su una lavagnetta troverete anche i piatti del giorno, tra cui non mancheranno mai le chips di peperone crusco, la parmigiana di melanzane, la tartare di carne e altri piatti che invece cambiano secondo stagionalità. nel nostro caso, una favolosa cacio e pepe con carciofi e fiori di zucca fritti. Il conto, con una bottiglia di Marbera di Corti Cugini, si è aggirato intorno alla cinquantina di euro, per uscire soddisfatti (anche grazie a un servizio di sala presente e premuroso) e molto più sazi rispetto a tante altre enoteche presenti in città.

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-milano-aprile-2025/ /ristoranti-milano-aprile-2025/#respond Thu, 17 Apr 2025 06:58:21 +0000 /?p=85876 Tra nuove aperture chiacchieratissime, hype eccessivi, cambi di location e solidissime tappe, ecco i nostri racconti.

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Tra nuove aperture chiacchieratissime, hype forse un po’ esagerati, cambi di location e solidissime tappe, questo mese non tutto ci ha convinto – ma alcuni piatti ci hanno davvero lasciato a bocca aperta. Dai cinnamon roll davvero ‘cannellosi’ al sashimi con tagli di pesce mai scontati, passando per piatti abruzzesi davvero succosi, ecco i nostri racconti sui ristoranti a Milano del mese. 

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Pizza Stella

pizzeria aperta fino a tardi |📍Anfossi
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Probabilmente capita solo a Milano di andare collettivamente in brodo di giuggiole per l’apertura di un locale in cui vengono servite fette di pizza in pieno stile newyorkese, eppure tant’è. Stiamo parlando di Pizza Stella, aperta in zona Anfossi solo da qualche settimana e già presa d’assalto, complice il marketing sempre on point della proprietà, la stessa di Bar Paradiso. Il locale è piccolo, dotato di pochi coperti – di cui alcuni al bancone – e mette in bella mostra i pizzaioli all’opera. A meno di andare a orari strategici, è molto difficile sia evitare la fila sia trovare posto per accomodarsi all’interno, motivo per il quale vi consigliamo di passarci a orari strambi, pre o post serata, anche sfruttando l’apertura fino a sera inoltrata.

Sì, ma com’è la pizza? Saporita, condita con ingredienti ricercati – per quanto abbastanza centellinati, come nel caso del culatello del salumificio Bodria – e, soprattutto, digeribilissima, tema a dir poco importante quando si parla di pizza. In carta, proposte semplici come la marinara, la margherita e l’arrabbiata, ma anche decisamente più condite come la nostra preferita con salamino piccante (a cui abbiamo fatto aggiungere lo jalapeño, che adoriamo e ci stava effettivamente benissimo) o la patate e salsiccia. E il prezzo? L’hype, si sa, fa lievitare lo scontrino, e quindi le fette di pizza non sono esattamente a buon mercato, soprattutto considerato il servizio prossimo allo zero e la sistemazione un po’ arrangiata: per capirci, una fetta di marinara (la più economica) viene 4€, ma si arriva fino ai 7€ di quella con culatello e burrata. Per saziarsi, considerate 2 o 3 fette. Come vi anticipavamo, troviamo che questa nuova insegna possa essere una buona soluzione per un aperitivo, se si trova posto a sedere, o uno spuntino al volo se si è in zona.

Club Giovanile Milano

bar con piccola cucina |📍Certosa
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Un’altra chiacchierata apertura degli ultimi mesi è quella di Club Giovanile Milano, un locale dalle diverse anime che trova casa in un villino anni 20, prima mattatoio, poi centro sociale occupato. Le diverse anime del locale si rivelano a partire dalla ristorazione, che prende vita nella spaziosa sala al piano terra, animata da un bancone bar e una cucina a vista. Salendo poi le suggestive scale e raggiungendo il secondo piano, si entra in un mondo diverso, fatto di listening bar, eventi, concerti e dj set. Il lavoro di recupero degli spazi è notevole e gli interni sono bellissimi, con dettagli che richiamano al passato dell’immobile e un arredamento fatto di pezzi scovati in chissà quale mercatino dell’antiquariato.

Dalla carta potrete scegliere alcuni piatti con cui accompagnare il vostro drink, ma anche per una vera e propria cena: noi ci siamo limitati alla prima opzione, e abbiamo ordinato delle sarde ripiene con salsa tartara, delle chips accompagnate da mayo allo zenzero, e delle pallotte cacio e ova al sugo di pomodoro (spaziali!), insieme a un Mule, a un Negroni con limone aneto e riso e a qualche bicchiere di Vermouth, nostra recente passione.

I prezzi sono in linea coi cocktail bar milanesi (drink a 8-12€, piattini a 5-10€) nonostante la posizione un po’ più decentrata di CGM. Senz’altro torneremo per provare meglio la cucina, che prevede anche un menu dedicato per la pausa pranzo, e, perché no, goderci qualche concerto o dj set al piano superiore.

Lafa

ristorante di cucina mediorientale |📍 Certosa
💰€€

Non ci muoviamo dal Certosa District e, dopo aver sorseggiato un cocktail da CGM, vi portiamo alla scoperta di un’altra insegna fresca fresca di apertura: è quella di Lafa, nuova creatura della stessa proprietà di Røst e Kanpai, dove a farla da padrona è la cucina araba e mediorientale. L’ambiente si sviluppa in un’unica sala ampia, luminosissima grazie alle grandi vetrate, molto minimale e arricchita soltanto da qualche pianta.

Il menu si suddivide in mezze (piattini suggeriti in condivisione come da tradizione mediorientale) e piatti unici, in una bella alternanza tra piatti vegetali, di pesce o carne, immancabilmente accompagnati da erbe e spezie. Noi abbiamo iniziato con una giardiniera al curry, hummus, e cavolo riccio, labneh, limone sotto sale e dukkah, per poi proseguire con cavolfiore, yogurt alla curcuma, noci e melograno, e i due piatti principali, borek di manzo speziato, cipolla, frutta secca e finocchietto, e il mini lafa (da qui il nome del locale, si tratta di un pane arabo povero, senza lievito e quindi molto digeribile, da usare a mo’ di piadina), con cosciotto di pecora alle 7 spezie, hummus, erbe e melograno. Non sappiamo proprio proclamare il ‘vincitore’ tra i tanti piatti assaggiati: le verdure erano croccanti e marinate alla perfezione, con una bella spinta di sapore conferita dal sapiente utilizzo delle spezie, soprattutto del peperoncino; ma anche gli altri piatti ci hanno conquistato, soprattutto per via della cottura e della morbidezza della carne.

Insomma, da Lafa abbiamo trovato sapori decisi e per nulla scontati, che difficilmente sperimenterete altrove a Milano, un personale gentilissimo, pronto a raccontare i diversi piatti, e, non da ultimo, una scelta di vini interessante. Per una cena da cui uscire soddisfatti considerate di spendere 30-35€, bere a parte. Noi di sicuro ci torneremo anche per provare il pranzo, e sfruttare il dehors esterno con la bella stagione.

Roncaglia 33

panificio e pasticceria con piccola cucina |📍Washington
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Quando qualche posto davvero meritevole si degna di aprire a Milano Ovest dobbiamo per forza gioirne insieme; e, anzi, ci abbiamo messo fin troppo a parlarvi di Roncaglia 33, dove siamo stati di recente per colazione e il cui sottotitolo “dolce, pane, vino” fa già riferimento a una triade interessante. Ma ad esserlo non è solo questa dichiarazione programmatica, tutt’altro: qui è la ‘forma’ – nello specifico, tutti i lievitati -, a meritare un racconto dettagliato.

Il cinnamon roll, fragrante e finalmente davvero ‘cannelloso’, era devastante, così come il croissant strabordante di una delle migliori creme al matcha che abbiamo mai assaggiato. Ottimo anche l’esperimento salato del weekend, la pizzetta shakshuka, che si ispira in maniera convincente alla pietanza israeliana e nord-africana a base di uova stufate al pomodoro. Ci siamo dovuti porre un limite, ma avremmo volentieri ordinato altre prelibatezze al bancone, come il pain au chocolat, la girella crema e uvetta, il pan suisse e tutte le bevande a base di matcha, qui largamente utilizzato (i nostri cappuccini con latte d’avena erano anche loro ottimi!).

Torneremo per provare la formula del pranzo (e i lievitati salati come pizze e focacce), a questo punto, anche se il richiamo della colazione rimarrà ancora a lungo. Servizio un po’ sotto pressione, ambiente piccolino con anche un mini dehors e prezzi in linea con Milano a fronte di porzioni abbondanti, completano il quadro di un posto che ci ha decisamente convinto.

Omacasé Sushiteca

ristorante giapponese |📍Sant’Agostino
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Sono passati ben 10 anni (argh) da quando vi parlavamo per la prima volta di Omacasé Sushiteca, ristorante di cucina giapponese che più volte abbiamo citato tra i nostri preferiti. Ci siamo tornati decine di volte, ma l’ultima di queste, qualche settimana fa, merita una menzione a sé per via di un cambio di location: il ristorante, infatti, si è da poco trasferito in una sede nuova di zecca, sempre in zona corso Genova. Il locale, rispetto al precedente, è molto più arioso e luminoso, e forse anche un po’ più chic e meno autentico, per quanto bellissimo.

A rimanere autentiche, però, sono le portate che vengono proposte e che non smettono mai di sorprenderci per qualità e preparazioni. Oltre al sempre gustoso barachirashi e ai mix di sushi e sashimi con tagli di pesce mai scontati, vi suggeriamo anche gli udon in brodo di pesce con tenpura di gamberi, i roll di ventresca di tonno, quando disponibili, e gli uramaki, compresi i più creativi, come quelli con anguilla arrosto o i sushiteca maki, signature dish di Omacasè Sushiteca. Vi segnaliamo anche un fuori carta che, se ritroverete, sarete molto fortunati, ovvero un tataki di sardine da cadere per terra. Il servizio è quello cortese di sempre, e i prezzi ci sono sembrati allineati con le scorse volte (considerate una cinquantina di euro bere a parte). Un porto sicuro ormai da un decennio per la nostra cucina preferita!

Osteria da Zio Ninì

ristorante di pesce |📍Certosa
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Nel lontano 2018 vi raccontavamo dei nostri indirizzi preferiti dove mangiare pesce a Milano senza mettere troppo mano al portafoglio, consapevoli che la maggior parte delle volte questo può rivelarsi un’impresa assai ardua. Era da tempo che eravamo incuriositi dall’Osteria da Zio Ninì, che da alcuni racconti di amici ci sembrava potesse rientrare perfettamente in una ipotetica lista aggiornata di ristoranti di pesce a Milano con un’ottima qualità prezzo, e, spoiler, è proprio questo che abbiamo ritrovato nella nostra cena.

Il menu è esclusivamente incentrato sul pesce, con un bel focus su crudités e fritture, ma anche varie tipologie di sauté di cozze e primi piatti. Noi abbiamo iniziato con il sushi alla pugliese dello Zio Ninì (con cozze pelose, cannolicchi, mandorle e tagliatelle di mare), una tartare di tonno, branzino e ricciola, oltre a ostriche, gamberi e scampi di Manfredonia e dei meravigliosi ricci di mare, il tutto rigorosamente crudo, per poi proseguire con un fritto di calamari e gamberi (ottima la frittura, asciutta e croccante) e delle capesante gratinate. Accogliendo il prezioso consiglio del nostro cameriere, abbiamo poi scelto di dividere gli abbondantissimi primi piatti, tra cui degli spaghetti ai ricci, vongole e lupini davvero memorabili.

In generale, abbiamo trovato la qualità dei crudi abbastanza nella media, ma sono le porzioni generose ed abbondanti dei primi piatti, l’ambiente fin troppo caciarone, ma verace, così come il disponibilissimo personale di sala, a rendere Ninì un posto in cui tornare, magari in compagnia. Alla fine, non l’abbiamo trovato così economico come ci saremmo aspettati, ma 50€ per mangiare del buon pesce a Milano, annaffiato da un po’ di vino bianco, ci è sembrata una cifra decisamente affrontabile. Ah, ricordatevi di prenotare con largo, larghissimo anticipo!

Casamarro’

micro forno e bistrot |📍Alzaia Naviglio Pavese
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Questo mese abbiamo provato anche un’altra nuova apertura da segnare per le vostre colazioni a Milano: siamo stati da Casamarro’, un piccolo forno e bistrot in zona Alzaia Naviglio Pavese aperto da circa un mesetto. Lo stile ricorda quello dei forni nordici, minimal ma accogliente e caldo, e si respira un’atmosfera internazionale che siamo certi lo renderà un panificio di riferimento per il quartiere.

Incuriositi dalle proposte dolci non ci siamo fatti mancare nulla e abbiamo ordinato un lievitato per tipo: un pain au chocolat burroso, friabile e ripieno di un ottimo cioccolato fondente Ecuador al 72%; e due sfogliati speciali, uno con mele e caramello – a nostro avviso un po’ troppo dolce -, e l’altro con una crema di cioccolato avvolgente e setosa. Per concludere, una classica brioche ripiena di crema pasticcera davvero ben fatta. Una colazione soddisfacente, e se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, possiamo dire che i lievitati oltre ad essere molto buoni, erano anche bellissimi da vedere! Per accompagnare, abbiamo bevuto una bevanda calda d’avena e un ottimo caffè.

Il locale è semplice ma curato, il personale è appassionato e il servizio gentile. Ci siamo trovati davvero bene e torneremo presto a comprare una pagnotta di pane o provare le proposte sfiziose del bistrot – come hummus di ceci, polpettine, caponate e tanto altro – che ci hanno incuriosito. Senza dubbio una nuova apertura che ci sentiamo di consigliarvi, al netto dei prezzi un po’ sopra la media per la zona.

Sabbia d’Oro

ristorante pizzeria |📍Porta Genova
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Se siete alla ricerca di un ristorante pizzeria di qualità che vi faccia sentire come a casa, non potete perdervi Sabbia D’Oro, uno storico locale a conduzione familiare in Via Vigevano che offre piatti di cucina mediterranea e un’ottima pizza cotta nel forno a legna.

Noi siamo capitati spesso per un pranzo di lavoro, una cena di coppia nella saletta romantica all’ingresso, o in compagnia di amici e abbiamo provato quasi tutte le proposte del menu, che spaziano dai piatti più elaborati a quelli più semplici, ideali per un pranzo leggero. Nella nostra personale classifica non possono certamente mancare gli antipasti, come le polpette di melanzane, il fritto di alici e il polpo con patate, che sono sempre una garanzia; e gli spaghetti alle vongole, a cui aggiungiamo sempre una generosa dose di olio piccante di loro produzione. Anche i contorni di verdure, come l’insalata di puntarelle e quella di carciofi e scaglie di parmigiano, sono sfiziosissimi.

Una valida alternativa è anche la pizza cotta nel forno a legna: che sia la classica margherita, prosciutto e funghi o una qualsiasi altra variante, è leggera, sottile e digeribile. A completare il pasto, non può mai mancare un bicchierino di limoncello, servito ghiacciato e accompagnato da ottimi biscotti al limone: uno tira l’altro! Il tutto in un’atmosfera accogliente e con un servizio impeccabile: cordiale, disponibile e con quel tocco di familiarità che rende l’esperienza ancora più piacevole (la spesa è di circa 25 per un pranzo completo e soddisfacente).

Dunque, se siete in zona Naviglio e cercate un buon ristorante economico, vi consigliamo vivamente di passare da Sabbia d’Oro: noi torniamo sempre volentieri e ci auguriamo possa diventare un riferimento anche per voi.

Le vie di Taipei

ristorante taiwanese |📍Repubblica
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Le vie di Taipei ha cambiato zona: l’angolo di Taiwan che fino a qualche mese fa aveva casa in Chinatown, di cui qui trovate la nostra imperdibile guida, ha trovato nuova sede tra gli incroci di strade del quartiere Repubblica, che da ormai qualche anno sta vivendo un florido periodo di nuove aperture. Le vetrine del ristorante illuminano via Felice Casati con la luce gialla delle tipiche lanterne in carta, che piovono dal soffitto dell’unica sala del locale, dove trovano spazio una trentina di coperti. 

A noi l’atmosfera è piaciuta molto: se fossimo mai stati a Taipei diremmo che ci siamo sentiti riportati lì, ma non ci siamo mai stati quindi lo abbiamo solo immaginato, seduti al nostro tavolo all’ombra della Torre Breda, ma con vista su quattro chioschetti dalle tende colorate che fanno da bancone. 

Sulla scelta di cosa assaggiare ci siamo fatti guidare da Betty, la proprietaria, che riesce a trasmettere in maniera naturale tutta la sua passione per l’accoglienza e la buona cucina, e seguendo i suoi consigli abbiamo ordinato i ravioli di carne di maiale sia con tarassaco che con erba cipollina, un tortino di riso alla griglia con taro e salse e gli spaghetti alla crema di soia, pancetta e cipollotto, per poi chiudere con un dolce tradizionale, una sorta di godurioso sorbetto alle arachidi. 

Cosa abbiamo da dire? Che ci torneremo ancora e ancora e ancora, finché non avremo assaggiato tutto il menu, anche perché il conto, di 30 euro a testa con mezza bottiglia di vino, ci è sembrato onesto.

Da Giannino l’angolo d’Abruzzo

ristorante abruzzese |📍Gorla
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Sarà che forse non siamo più abituati all’ospitalità degli osti e alla generosità del servizio, ma i nostri occhi si illuminano più di del dovuto quando andiamo in un ristorante in cui i clienti vengono coccolati con piccole attenzioni (il pane caldo con l’olio, i dolcetti a fine pasto, gli amari a volontà) da uno staff che, seppur indaffaratissimo, non nega mai una parola gentile verso i clienti.

È quello che è successo nel nuovo Giannino, l’insegna di ristoranti abruzzesi che, con questo nuovo arrivato a due passi dalla Martesana, conta ormai 4 ristoranti in città. L’ambiente è composto da una grande – e decisamente rumorosa – sala in cui si muovono con piglio deciso tantissimi camerieri che portano ai tavoli (con tovaglie a quadri, come nelle migliori trattorie!) una sterminata sequela di piatti abruzzesi: tra antipasti di salumi e fritti vari, tantissimi primi di paste fresche e secondi di carne, è impossibile non trovare qualcosa che vi piacerà ed è per questo che il locale risulta perfetto per famiglie e grandi compagnie di amici.

Noi abbiamo ordinato il buonissimo capocollo abruzzese, degli arrosticini succosi e saporiti, degli anelli alla pecorara (con ricotta, guanciale, pomodorini e melanzane) golosissimi, e delle costolette di agnello alla scottadito che si scioglievano in bocca. Per concludere abbiamo assaggiato il gelato affogato nell’amaro abruzzese… e alla fine è arrivata pure l’animazione musicale con il suonatore di fisarmonica!

I prezzi sono decisamente bassi e, viste anche le porzioni giganti (noi abbiamo diviso tutti i piatti e siamo usciti satolli), non spenderete più di 35 euro a testa, vino della casa incluso. Un’ultima chiosa: in questo vecchio articolo del 2018 nel quale parlavamo di Giannino (a Porta Venezia) indicavamo un prezzo medio 35 euro e, in una città in cui i prezzi sono in continuo aumento, ci piace sottolineare come dopo 7 anni le cose non siano cambiate. Bravi!

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-milano-marzo-2025/ /ristoranti-milano-marzo-2025/#respond Wed, 19 Mar 2025 12:00:00 +0000 /?p=85174 In questa selezione di ristoranti a Milano, vi portiamo in un viaggio tra El Salvador, Egitto, Vietnam, India, Giappone e oltre!

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Avete mai assaggiato delle vere pupusas o provato un handroll fatto a regola d’arte? In questa nuova fumante selezione di ristoranti a Milano provati a marzo, vi accompagniamo in un viaggio di cucina internazionale intorno al mondo! Dal El Salvador all’Egitto, passando per Vietnam, India e Giappone, senza dimenticare qualche incursione nella cucina contemporanea e fusion. Preparatevi: il tasso di salivazione e curiosità sarà alle stelle!

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

June Collective

cucina contemporanea |📍Certosa
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Dopo la recente delusione da Abba, il ristorante di fine dining aperto di recente in zona Certosa, volevamo provare un’altra novità nel quartiere, June Collective, nel tentativo di conservare un ricordo gastronomico migliore di questo distretto in forte cambiamento. E così è stato: questo semplice quanto accogliente e luminoso bistrot – con cucina a vista e un soppalco che aggiunge qualche tavolino all’intimità della sala principale – ci ha convinto con la sua formula “leggera” (il menu è corto, i prezzi sono abbordabili) e una carta concentrata sul vegetale (stagionale) e salutare, ma con una declinazione mai banale grazie alle tante influenze da ogni parte del mondo.

Le verdure, oltre a essere presentate in maniera molto piacevole alla vista, sono accostate a ingredienti originali (come i broccoli arrosto conditi con una deliziosa crema di gojju e anacardi o le carote, sempre arrosto, con garam masala, olio al sesamo e semi di zucca); e anche le portate ‘onnivore’, su tutte il keema pav, piatto dello street food indiano a base di carne di maiale macinata cotta con spezie, yogurt e chutney di erbe con cui riempire dei sofficissimi panini al latte, risultano davvero convincenti. Menzione d’onore alla focaccia che viene portata in accompagnamento ai piatti e che ci ha fatto venire voglia di tornare per colazione o per il brunch, a provare qualche torta, i french toast o la shakshuka. Servizio tutto al femminile premuroso e gentile, conto tra i 15 e i 30 euro a seconda di cosa scegliete. Ottimo!

Lubna

listening bar con cucina alla brace |📍Scalo Romana
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Di recente siamo stati a cena da Lubna, una delle novità più chiacchierate dell’ultimo periodo. Questo sciccoso listening bar (preparatevi, quindi, la musica è ad alto volume), a pochissimi passi da Fondazione Prada e Ica, si trova all’interno dello stesso cortile in cui sorgono anche lo spazio per eventi Magma e la galleria d’arte Scaramouche. A conquistarci, in tutta onestà, è stata soprattutto l’estetica del locale: un ampio ambiente che dall’esterno si presenta come un semicerchio vetrato affacciato sul cortile, con un’illuminazione curata e il cemento grezzo a dominare la scena, a creare un’atmosfera dal forte richiamo newyorkese.

Lubna propone una cucina alla brace, con influenze romagnole (lo chef Enrico Croatti, infatti, è riminese). Il menu conta una ventina di voci – tra antipasti, crudi, piatti alla brace e dolci – e un’interessante cocktail list che comprende anche sofisticati drink analcolici e alla griglia (tra gli ingredienti lemongrass e rosmarino bruciati, zucca arrosto, banana tostata e carbone). 

Noi abbiamo provato diversi piatti, tra cui le squisite seppie nere grigliate con salsa ajoli e prezzemolo; la golosa piada alle erbe crude, squaquerone e pecorino di fossa; l’ottimo pescato crudo in salsa grigliata, insalata marina e limone; gli appetitosi spiedini di calamari grigliati alla Romagnola; la grigliata mista di maiale, agnello e bovino; patate schiacciate al rosmarino e cipolle caramellate alla brace; e, per concludere, la zuppa inglese gelata con ciambella alla griglia e l’innovativo tortino gelato al cioccolato fondente bruciato. L’unica nota dolente che si aggiunge a questa lista sono sono stati i passatelli in brodo grigliato e porcini essiccati, poco memorabili. Probabilmente non ci hanno convinti anche perché ci sono stati serviti insieme agli antipasti condivisi e, nonostante avessimo segnalato l’errore, non sono stati ritirati. Risultato: abbiamo dovuto mangiarli mentre gli altri commensali si godevano gli antipasti, per poi restare a bocca asciutta mentre gli altri degustavano le loro portate principali. 

I prezzi, invece, ci hanno stupito positivamente: da un locale del genere (comunque “fighetto”, diciamolo) eravamo pronti a essere spennati e invece abbiamo speso 60€ circa a persona, bevande alcoliche incluse. Ci torneremmo? Sì, ma forse più per un aperitivo o un dopocena. 

CasaNori

handroll |📍Isola
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Tra le nostre scorribande dei ristoranti a Milano provati a marzo, non ci potevamo certo far sfuggire una novità all’Isola, CasaNori, che da qualche mese ha preso, ahinoi, il posto di una libreria nel quartiere e ha aperto il proprio avamposto tutto dedicato agli handroll, sorta di temaki aperti in cui una croccante alga nori è farcita con riso, pesce e condimenti vari e viene portata alla bocca rigorosamente con le mani.

In carta è presente anche qualche altro piatto caldo, tra cui i gyoza di carne sfilacciata (una sorta di pulled pork, ma di manzo), il riso in terracotta con funghi e uovo pochè, la pluma iberica o il midollo alla brace. Noi abbiamo deciso di focalizzarci sugli handroll, che si possono ordinare alla carta o in diversi set: imperdibile l’uni chutoro (battuto di ventresca di tonno con salsa ai ricci di mare). Molto buoni anche quelli più semplici – come quello al salmone scozzese o alla ricciola hamachi con peperoncino dolce e cetrioli -, meno convincenti, per questioni di gusto personale, quelli più ‘pasticciati’. Disponibili anche diverse versioni plant-based, come gli handroll con avocado o cetrioli, entrambi ottimi. Online avevamo letto della ‘sovrintendenza’ in cucina da parte degli ex proprietari di Tomoyoshi Endo, uno dei più importanti ristoranti giapponesi a Milano che ha di recente chiuso i battenti, ma noi non li abbiamo visti dietro al bancone durante nessuna delle nostre due cene.

Un’ultima tip: se vi piace l’umeshu, il celebre liquore giapponese alla prugna, chiedete di assaggiare quello allo zenzero e peperoncino per aggiungere un po’ di spicy alla vostra serata! Servizio cortese, ambiente un po’ asettico ma curato, prezzo nella media milanese (tenete in conto una cinquantina di euro, bere a parte, per uscire sazi).

El Galactico Raw

cucina contemporanea |📍Porta Venezia
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Dopo esserci andati a pochi giorni dall’apertura e averne tratto questo reel, siamo tornati da El Galactico Raw per una cena di redazione. Il locale è gestito dallo stesso team di El Galactico in zona Gorla, una delle nostre scelte preferite quando si tratta di tacos, nonché uno dei food truck al nostro Conosco un Aperitivo del 2023. Questo spazio a Porta Venezia, però, non replica la formula del fratello maggiore, ma offre una selezione che parte da ingredienti crudi (carne, pesce, verdure, funghi), per poi spaziare – seguendo l’estro della chef Ester Azzola – in un mondo di abbinamenti originali e dai contrasti accentuati (dolce-salato, acido-amaro, croccante-cremoso).

Noi abbiamo assaggiato praticamente tutti i piatti del menu, iniziando con gustosissimi (e ruffiani) crostini al burro affumicato e caramello di miso, e curiose e golose – ma un po’ troppo dolci – mazzancolle con burro al pop corn. A seguire, buone le ostriche con garum di aringa, panko e menta, anche se avremmo preferito sentire un po’ più il mare; e degno di nota anche il ceviche di pescato con platano e coriandolo che mancava forse un po’ di sale. Il crudo di ombrina con pico de gallo e limone fermentato e la fantastica tartare di cavallo con mais tostato e maionese al chipotle sono stati gli apici della serata, insieme allo yakitori di funghi laccati al tamarindo. Meno convincente, invece, il dolce, uno yogurt bianco con cocco, zenzero e finocchietto che quasi avremmo preferito come antipasto.

Insomma, tra tanti alti e qualche dubbio, noi qui ancora una volta siamo stati bene, anche grazie a un servizio gentile e simpatico che non lesina sulle spiegazioni di tecniche e preparazioni. L’offerta di El Galactico Raw è ideale per la condivisione, tuttavia, considerando le porzioni, valutate di scegliere almeno 3 piatti a testa i cui prezzi variano tra i 10 e i 15 euro; quindi se come noi non disdegnate neanche bere bene, la spesa finale può arrivare intorno ai 50 euro per persona.

Jiaozi e Bollicine

chinitaly fusion |📍Porta Romana
💰€€

Sempre più raramente ci capita di provare posti da cui usciamo pienamente soddisfatti e felici, ma per fortuna qualche volta capita ancora! Era parecchio tempo che avevamo in wishlist questo piccolo ristorante fusion, dal quale non sapevamo bene cosa aspettarci – anche perché non ha sito web ma solo una profilo Ig molto informale e un po’ caotico – e qualche giorno fa, finalmente, ci siamo stati a cena, facendo un’entusiasmante scorpacciata di ravioli che ricorderemo a lungo (ovviamente accompagnata da una bottiglia di bollicine rosé per abbracciare al 100% il concept del locale). 

Jiaozi sta a Bollicine come Valentina sta a Corrado: la prima infatti è una maga della pasta fatta a mano e della chiusura dei ravioli cinesi, il secondo un oste simpaticissimo e spumeggiante quanto i vini frizzanti che tanto apprezza. In menu ci sono anche spaghetti, riso saltato e spiedini, ma noi ci abbiamo dato dentro coi jiaozi che vengono serviti in porzioni da 10 (al prezzo di 18€) componibili a piacere ma senza superare le 5 tipologie. In due ne abbiamo divisi 30 in totale e ci troveremmo davvero in difficoltà a doverne stilare una classifica perché li abbiamo trovati tutti eccezionali. I ripieni proposti sono insoliti e caratterizzati dalla presenza di prodotti tipicamente nostrani: zucca e amaretti; friarielli con salsiccia e ’nduja; pomodori del piennolo e stracciatella; gorgonzola e carciofi; carne d’anatra arancia e limone; pesce spada, foglie di menta e lime; cervo battuto al coltello e porcini….potremmo andare avanti ma l’elenco completo sarebbe troppo lungo: le proposte, infatti, sono ben 25 salate e due dolci (nutella e pistacchio). 

La location è piccola, intima, calda e colorata, dotata di cucina a vista e contraddistinta da un’atmosfera estremamente positiva e gioiosa resa ancor più piacevole dalla selezione musicale, che vede protagonisti i grandi interpreti e cantautori italiani (qualcuno ha detto Vanoni?). Per tre porzioni di ravioli salati, una (da 4) di dolci e una bottiglia di Cremant De Bourgogne Brut Rosè Patriarche abbiamo speso, con piacere, 46€ a testa. Consigliatissimo!  

Shri Ganesh

cucina indiana |📍Porta Genova
💰€€

Se siete amanti della cucina indiana, Shri Ganesh è un indirizzo imperdibile. Il ristorante combina tradizione e modernità in un’atmosfera accogliente, e il benvenuto dello chef a base di pane croccante e salse (yogurt e menta, mango agrodolce e piccante con frutta e verdura mista) vi farà sentire subito in India pur trovandovi a pochi passi dal Naviglio.

Il menu è ricco di piatti e non mancano anche formule a prezzo fisso – a base di carne o vegetariane – per gli eterni indecisi. Noi abbiamo scelto di consumare una cena vegetariana e, per iniziare, abbiamo ordinato del cheese naan, pane tradizionale con formaggio servito caldo; una porzione di Bhaji, verdure miste fritte in pastella di ceci; e del riso basmati da accompagnare alle pietanze. A seguire, abbiamo scelto un Baingan Bharta, una delicata polpa di melanzane affumicate al forno; il Paneer Tikka, formaggio casalingo marinato in yogurt e spezie; e un curry di verdure con ananas, a cui abbiamo aggiunto abbondante cocco – un abbinamento insolito, che ci ha piacevolmente sorpresi.

Tutti i piatti sono ben realizzati e presentati, e le porzioni sono abbondanti. Il prezzo è in linea con l’esperienza, circa 25€ a testa per uscire sazi e soddisfatti; e il servizio è attento e cordiale. Un’esperienza molto positiva che non mancheremo di ripetere in compagnia di amici o in occasione di una cena romantica.

VietGnam

street food vietnamita |📍Porta Genova
💰

Vi avevamo già anticipato la nostra curiosità per questo nuovo locale di street food vietnamita in via Savona e siamo venuti a soddisfarla. Il menu si divide in quattro categoria: involtini, spiedini, panini e spaghetti di riso – tutti disponibili anche in versione vegana. Noi abbiamo provato i classici involtini freschi con gamberi e carne di maiale, serviti con salsa di arachidi, gli spiedini di pollo marinati e gli spaghetti di riso con involtini fritti, carne di maiale e polpette grigliate di carne mista. Nel complesso, i piatti sono buoni, ma non ci hanno conquistato del tutto: ci è sembrato il posto giusto per un aperitivo o un pranzo senza fronzoli, ma senza quella marcia in più che ci avrebbe fatto tornare di corsa.

Non c’è servizio al tavolo, quindi si ordina direttamente al banco, e ci si serve da soli con posate e tovaglioli usa e getta. Ci sono circa 20 posti a sedere e l’ambiente è curato seppur estremamente informale: dovreste riuscire a saziarvi con meno di 20€ a testa. Che di questi tempi…

Afandina

cucina egiziana |📍Maciachini
💰

Per descrivere questo ristorante di cucina egiziana aperto da poche settimane in zona Maciachini potremmo partire dalla nostra faccia piacevolmente basita quando ci hanno mostrato il conto: 32 euro in due per uscire sazi e soddisfatti è, infatti, un prezzo che ormai è difficilissimo trovare anche in una zona non proprio centrale come questa.

Afandina propone specialità dell’Egitto, ma si allarga a tutto il medioriente con un menu vasto e interessante che spazia da piatti conosciuti come babaghanouj, hummus, tajine e piatti di carne grigliata ad altri meno famosi come mombar (salsicce ripiene di riso e specie), mankosha (focaccine guarnite con varie ingredienti) e hmam kdab (carne di pollo ripiena di riso).

Il nostro pranzo è iniziato decisamente bene con un ottimo fatoush, la freschissima insalata con cetrioli, pomodori, menta e prezzemolo e un cremoso babaghanouj da gustare con il tipico pane arabo. Sono stati però i piatti principali a conquistarci: una carne così gustosa e saporita come quella di questo shish kebab non la mangiavamo davvero da tanto e la tajine con manzo, cipolle, pomodori e peperoni – scenograficamente presentata in una ciotola chiusa da un croccante strato di pane – era così spettacolare che la voracità con la quale l’abbiamo divorata ci ha causato ustioni sul palato che sono durate giorni.

L’ambiente è carino e curato ed è stato forse il servizio l’aspetto meno centrato della nostra esperienza poiché alcuni piatti che volevamo assaggiare non erano disponibili e c’è stata qualche attesa di troppo tra le portate, mitigata però dalla gentilezza del ragazzo in sala. Onestamente, però, queste sono quisquilie se pensiamo alla bontà del cibo e del conto. Non vediamo l’ora di tornare da Afandina a ustionarci di nuovo il palato!

Pupuseria Don Nelson

cucina salvadoregna |📍Bovisa
💰

Avete mai sentito parlare di pupusas? Probabilmente no, a meno che non siate stati a El Salvador o in un ristorante salvadoregno. A noi, purtroppo, è capitata solo la seconda: una domenica a pranzo, prima di andare allo Spirit de Milan per il Wunder Mrkt, ci siamo fermati a pranzare alla Papuseria Don Nelson, a due passi dalla stazione Bovisa. Il locale è spartano ma accogliente, lo staff amichevole e sorridente (anche se il servizio è inesistente, quasi self service) e l’atmosfera è autentica, grazie ai tanti avventori salvadoregni. Il piatto forte qui sono proprio le pupusas: tortillas di farina di mais (o riso) ripiene – nella loro ricetta di base – di formaggio filante e purea di fagioli, ma che vengono anche proposte con un’ampia varietà di farciture tra cui scegliere.

Da Don Nelson, ad esempio, noi abbiamo assaggiato la Papusa Ajo, con aglio mozzarella e prezzemolo, la Jalapeno con peperoncino piccante e mozzarella, la Chiquaron y Queso con carne di maiale, mozzarella, peperoni, cipolla e sedano e la Pollo, con pollo, verdure e mozzarella. Tutte accompagnate dal curtido, un’insalata dolce di cavolo e carote e la salsa di tomatillo, a base di pomodoro. Cosa possiamo dire? Abbiamo amato tutto. Dai piatti alla biretta alla temperatura perfetta. Dai prezzi (2 euro a pupusa) fino al mood festoso di una domenica latina. Se avete fretta però, scegliete un altro posto. Non sono necessariamente lenti, è solo tutta una grande incognita. Ma fa parte del gioco.

Domburi House

Giapponese |📍Barona
💰€€

Nella perenne gentrificazione del quartiere Barona, tra le botteghe vista strada del nuovo complesso di Forrest in Town è recentemente spuntata una nuova insegna, tra i nostri amati Un sacco di grani e Ribalta Barona. Abitando in zona, ne siamo rimasti subito estasiati perché di izakaye come Donburi House, qui non ce n’erano. L’ambiente è molto pop, tra durama e noren, così come il menu molto curato tra manga e divertenti disegni delle portate.

Per iniziare abbiamo preso degli edamame: al dente e con sale di maldon, quindi molto apprezzati. Poi un Tamago Sando (sandwich a base di latte e miele, uovo strapazzato, ajitama, maionese, cipollotto, togarashi) umido il giusto ma non strabordante al morso, e delle mitoboru (polpette giapponesi con macinato di maiale, salsa okonomiyaki, maionese, e cipollotto) compatte ma tenere. Come portate principali, abbiamo scelto tra i diversi ramen: un Gyniku ramen (brodo di anatra e pollo, cipollato, noodles, Kamo, bambù, pkchoi, ajitama, alghe nori, Naruto, semi di sesamo) e un Amazing ramen (brodo di miso, maiale e pollo, cipollato, noodles, ajitama, chasu di maiale, pannocchia, pakchoi, Naruto). A nostro avviso, che siamo un po’ severi sul ramen, non indimenticabili: nei brodi non abbiamo riscontrato l’intensità registrata altrove. E, più in generale, i sapori ci sono sembrati un po’ per entry level.

È stato comunque un pranzo piacevole, in un ambiente carino, con personale gentile, e dal conto di 65 euro in due, con una bottiglia d’acqua. Quindi sì: consigliato per un pranzo nel weekend se siete in zona; meno per una cena, soprattutto se dovete venirci apposta. Ma vorremmo dargli un po’ di tempo per rodare: i nostri amici torinesi ci dicono che lì, Donburi è fotonico.

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Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese /ristoranti-a-milano-febbraio-2025/ /ristoranti-a-milano-febbraio-2025/#comments Tue, 18 Feb 2025 06:00:00 +0000 /?p=84287 Tra sorprese, aspettative disattese e grandi conferme, ecco le nostre impressioni sui ristoranti a Milano che abbiamo testato per voi.

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Il ristorante di cucina contemporanea più chiacchierato del momento, un nuovo greco che deve allenarsi ancora un po’ sull’identità ma che ci ha deliziato, una tempurateca di nome e di fatto, un’inaspettata e costosa delusione, un cocktail bar particolare, un divertente sound bar con cucina internazionale, un bistrot dove non ci eravamo mai fermati per cena, una cucina alla brace molto orientata al vegetale, e un paio di enoteche, di cui una di ispirazione francese, con una selezione di formaggi spettacolare. A febbraio abbiamo provato tanti ristoranti a Milano, e di seguito trovate le nostre impressioni tra sorprese, aspettative disattese e grandi conferme.

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Isola Greca

ristorante greco |📍Porta Garibaldi
💰€€

La cucina greca ci piace e vi piace molto, come ha dimostrato il sondaggio sulle cucine internazionali che l’ha vista trionfare qualche mese fa su Instagram nel sondaggio insieme a Dietnam. Non potevamo quindi esimerci dal provare questo nuovo ristorante greco in Porta Garibaldi che ha preso il posto – lasciandoci un po’ tristi – di Sciatt a Porter.

I profili social di Isola Greca parlano di “Greek fine dining”: inizialmente sia un ambiente elegante e curato che un servizio presente e premuroso hanno confermato questo intento. Durante il nostro pranzo, però, abbiamo avuto l’impressione che il servizio si volesse posizionare su standard elevati pur senza soddisfarli appieno, risultando quindi un po’ artificioso e affettato. Benissimo i camerieri che versano le bevande e il guardaroba per i cappotti, meno bene invece che ci venga chiesto se è necessario il cambio delle posate tra una portata e l’altra (soprattutto se si passa dal pesce alla carne) o che le attese tra i piatti superino abbondantemente i 20 minuti. Inoltre, anche la premessa di “fine dining” non ci sembra completamente mantenuta vista la tipologia di offerta (i classicissimi della tradizione come moussakà, souvlaki, gyros) e la presentazione dei piatti tutto sommato risulta semplice e ordinaria.

Nonostante queste dovute precisazioni, da Isola Greca abbiamo mangiato veramente bene. Avremmo voluto tuffarci nelle deliziose salse tzatziki, kopanisti (con feta e peperoni piccanti) e melitzanosalata (con melanzane e aglio) che abbiamo preso come antipasto, a cui abbiamo aggiunto un peperone arrostito ripieno di salsa di tonno davvero fenomenale. Anche le portate principali – il souvlaki di vitello e il gyros di pollo – erano gustose e avremmo sicuramente preso altri piatti se le porzioni non fossero state così abbondanti. Alla fine, quello che ci è rimasto di Isola Greca è la voglia di tornare, anche perché i prezzi sono assolutamente corretti (circa 35 euro a testa, bevande escluse) e siamo curiosi di assaggiare altre specialità (come i dolma e la baklava) e di capire se i difetti che abbiamo riscontrato risulteranno superati dopo un maggior periodo di rodaggio.

Tempurateca

ristorante giapponese |📍Sempione
💰€€

In Piero dalla Francesca, negli ex spazi del coreano Soot, di cui proprio di questi tempi un anno fa vi raccontavamo la nostra esperienza deludente, ha aperto di recente un nuovo locale che, come si immagina facilmente dal nome con cui lo hanno battezzato – Tempurateca – è tutto incentrato sulla frittura ‘alla giapponese‘. A tenere le redini della cucina c’è uno chef (cinese) che ha lavorato 20 anni da Osaka, ristorante giapponese storico a Milano nonché uno dei nostri preferiti.

Il focus del menu è appunto sul tempura, con diversi mix come quello che abbiamo scelto noi o singoli ingredienti che si possono ordinare “alla carta”, per un totale di una ventina di tipologie di tempura diversi. Ci è piaciuto: croccante e leggero – per quanto possibile – proprio come dovrebbe essere. In carta si trovano anche diversi otsumami, stuzzichini giapponesi, tra cui potaro salada, melanzane marinate in salsa dashi, alghe mozuku (le nostre preferite) e carpacci di pesce. Fanno (bene) anche il ramen. Servizio cortese e prezzi giusti (con una trentina di euro si cena) completano il quadro. In conclusione, forse Tempurateca non ci ha fatto perdere la testa, ma troviamo sia comunque un indirizzo solido in una via di locali che non sono decisamente “il nostro”.

Abba

fine dining italiano |📍Certosa
💰€€

Abbiamo varcato le porte di Abba, ristorante a Milano aperto lo scorso agosto nel nuovo, chiacchieratissimo, Certosa District, con grandi aspettative. Tutto sembrava deporre a suo favore: una zona in pieno rilancio in cui sono arrivati diverse insegne di ristorazione molto interessanti (Lafa e June Collective su tutte); uno chef, Fabio Abbattista, che dopo anni all‘Albereta, punta a stupire facendo ‘da solo’; due menu, da 12 o da 10 portate, profondamente contaminati da influenze mediterranee (e pugliesi, regione da cui proviene il cuoco).

Ci indirizziamo verso il menu più ricco, un susseguirsi di piccole portate che spesso si esauriscono così velocemente da non permettere una valutazione sensata del piatto (per assurdo, invece, i dolci finali sono molto più numerosi e abbondanti). La tecnica è sicuramente notevole, e la cogliamo specialmente in piatti come la seppia coi carciofi, la “scaloppina” di patate e zucca e la mora romagnola alla brace, forse il piatto più convincente della serata. Ma a mancare durante tutto il percorso è stato, a nostro avviso, quella spinta (identitaria, di gusto, anche cromatica, volendo) in grado, col suo guizzo, di far ricordare un piatto oltre il momento.

L’atmosfera di Abba rispecchia quella clean e minimal tanto in voga ora, che a livello estetico può sicuramente risultare piacevole, ma che poi concretamente, specie se poco frequentata come durante la nostra visita, rischia di risultare fredda e asettica (e la mancanza della tovaglia, da un posto del genere, proprio non ce la si aspetterebbe). Così come algido ci è parso il servizio, scevro di sbavature ma anche di trasporto, sia da parte dello staff che dello chef stesso che, pur giungendo al tavolo molto frequentemente, suggerisce, più che un reale entusiasmo per prodotti e cotture, il desiderio di recitare al meglio un copione già scritto. Inaccettabile l’assenza di un sommelier e la conseguente impossibilità a essere guidati nella carta pur concisa dei vini.

Il prezzo è quello di un ristorante di alto livello, almeno nelle intenzioni: 110€ per le 12 portate e 90€ per le 10 (con la possibilità dell’accompagnamento di 3 o 5 calici rispettivamente a 40 e 70 euro), cui si aggiungono 5€ a persona di coperto (è la prima volta in cui vediamo inserire il coperto nel conto in presenza di un menu degustazione). Per quanto ci riguarda, ahinoi, non ne è valsa la pena.

Salmon Guru

cocktail bar |📍Cenisio
💰€€

Salmon Guru, un altro figlio dell’omonimo World’s 50 Best Bar madrileno, ha aperto anche a Milano, e non potevamo non andare a provarlo. La lista dei drink è lunga e articolata, e un po’ complicata da decifrare, tra scritte, spiegazioni e disegni, con varie proposte anche analcoliche. Noi abbiamo ordinato un Arrow, presentato in un grande bicchiere stravagante a forma di rana, con schiuma di cocco, pisco, succo di mela e limone, e sciroppo homemade al pepe rosa e foglie di alloro; poi, un Tónico Sprenger, con gin, ginger beer, cetriolo fresco e succo di limone, che da amanti dello zenzero abbiamo apprezzato molto. Per finire, un Free the Bunny, un cocktail alcol free a base di Jnpr gin, succo di carota alle cinque spezie cinesi e spuma al cocco e yuzu, molto buono.

Il servizio è stato cordiale: i bar tender, molto appassionati, sapranno consigliarvi al meglio sui drink che più fanno al caso vostro. I prezzi sono un po’ alti, ma fedeli al lavoro di ricerca e alla qualità dei drink (12€ per gli analcolici e dai 14€ a salire per gli altri). A dirla tutta per sorseggiare un cocktail preferiamo locali sospesi nel tempo, più romantici e tranquilli, ma nel complesso l’esperienza è stata positiva. Ambiente esotico, presentazioni divertenti, ingredienti particolari: questi sono certamente i tratti distintivi di Salmon Guru, il cocktail bar per una serata fuori dagli schemi e movimentata. Per qualche foto simpatica, vi suggeriamo un pit stop in bagno, al piano inferiore.

Sandì

cucina contemporanea |📍Città Studi
💰€€

I ristoranti di cui si comincia a parlare tanto (troppo?) online ci fanno sempre un po’ paura, perché molte volte poi ci andiamo e ne rimaniamo alquanto delusi. Ma non è il caso di Sandì, recente apertura in zona Città Studi, di cui abbiamo apprezzato letteralmente tutto: dall’ambiente – arredato con gusto e dotato addirittura di tovaglie, ormai un miraggio in città – al servizio, dal coraggio (di concentrarsi, almeno nella fase attuale, unicamente sul pranzo, ad eccezione del venerdì sera) agli ingredienti e agli accostamenti scelti, fino all’esecuzione dei piatti.

La formula è snella e focalizzata su una quindicina di piatti (con qualche aggiunta alla sera, mentre a pranzo è disponibile anche una conveniente formula da 2 o 3 portate rispettivamente a 22 e 25 euro) che attingono a ricette regionali, ma con un tocco personale in più e un dichiarato amore per la Francia. Nelle nostre due visite (una a pranzo, l’altra a cena) abbiamo potuto provare praticamente tutti i piatti, a partire dall’ostrica Mater di San Teodoro alla testina in cassetta con cavolo cappuccio e senape agrodolce, entrambi squisiti. La vera esplosione di sapori, però, è arrivata prima con la zuppa imperiale – fenomenale ricetta emiliano-romagnola, come la chef, qui proposta con il guizzo aggiuntivo dell’aringa affumicata, da non perdere – e la super appetitosa tarte di cipolle fondenti, servita con puntarelle; e poi con i due secondi, la verza ripiena di maiale e gamberi, bisque e yogurt di capra e il cordon bleu di lombata, servito con puré e fondo. Per chiudere in bellezza, una devastante panna cotta al miso e sobacha, che ancora ci sogniamo di notte.

Il servizio è gentile e finalmente ‘normale’, nella migliore accezione del termine, e il conto leggermente superiore alle aspettative, ma perfettamente allineato con l’esperienza e con l’offerta milanese (se ordinate alla carta, considerate 40/50 euro bere a parte per uscire sazi). Per noi, se non si fosse capito, questo indirizzo è un grande sì che ci riporta a quello che dovremmo fare sempre quando siamo a tavola: goderne.

Dexter

sound bar con cucina |📍 Isola
💰€€

Abbiamo provato anche Dexter, nuovo locale all’Isola che si inserisce nella scia molto in voga ora a Milano dei listening bar. Lo spazio è piccolo ma curato nei dettagli: le luci soffuse, i vinili in bella vista, i piccoli tavolinetti e il bancone a L creano un’atmosfera calda e accogliente, che fa venire voglia di perdersi in chiacchiere fino a tardi. Le proposte della cucina, così come quelle della drink list, hanno stuzzicato la nostra attenzione, con piattini e cocktail che abbracciano più culture – dalla spagnola alla peruviana, dalla messicana alla giapponese – per un melting pot, che a nostro parere, ha del potenziale.

Abbiamo ordinato una tempura di zucca e salvia con mayo al miso, croccante e sfiziosa, ma un po’ troppo unta per i nostri gusti; e una porzione di radicchio laccato con gorgonzola, salsa di melograno e noci, molto gustosa. Poi, un piattino di crudo di dentice con vinaigrette agli agrumi e Verjuice, fresco e bilanciato; e una tartare con tuorlo marinato alla soia e nocciole tostate, buona ma poco grintosa. Le materie prime sono di ottima qualità, ma alcuni equilibri di sapori, come quelli della terrina al cioccolato fondente con sale Maldon e tahina, necessitano ancora di essere rodati (e c’è tutto il tempo, vista la recentissima apertura del locale). Abbiamo poi accompagnato gli assaggi con ottimi drink – qualche giro di Margarita, Negroni Mezcal, Negroni sbagliato – e buona musica, e senza accorgercene l’aperitivo si è trasformato in una piacevole cena.

Servizio cordiale e prezzi in linea con la tipologia di posto (circa 30€ a testa per una bevuta e due piattini) hanno completato il quadro colorato di questo “piccolo posto dal cuore grande”, come amano definirlo i proprietari. Ve lo consigliamo per un aperitivo rinforzato o una cena soft in compagnia.

Fioraio Bianchi Caffè

Bistrot |📍 Brera
💰€€

Durante il nostro vagabondare alla ricerca dei migliori indirizzi da consigliarvi nella guida del quartiere di Brera, siamo ritornati dopo molti anni al Fioraio Bianchi Cafè, che avevamo frequentato per qualche colazione o aperitivo, senza mai fermarci a provarne la cucina. Molti di voi infatti saranno abituati a frequentare questo piccolo locale dai sentori un po’ parigini soprattutto per sorseggiare un (buon) drink o un cappuccino, ma per noi anche il menu della cena, che dalle ore 20 sostituisce quello dell’aperitivo, è stata una piacevolissima scoperta: la cucina attinge dalla tradizione italiana spaziando tra diverse regioni, ma con ingredienti selezionati e ben lavorati.

Noi abbiamo iniziato con una soddisfacente selezione di formaggi Genussbunker accompagnati da marmellata di fichi e pan brioche, per proseguire con il risotto alla barbabietola, gorgonzola “Carozzi” e noci, e concludere con delle croccanti e gustosissime costolette di agnello, impanate e servite con un’insalatina di carciofi e crema di melanzane. In generale abbiamo trovato un servizio disponibile e accorto, senza troppe gentilezze, ma neppure disattenzioni; dei piatti ben riusciti con porzioni abbondanti, senza voli pindarici in fatto di accostamenti, ma buoni e appetitosi. L’ambiente è intimo e accogliente, e si presta alla perfezione ad un’uscita con la vostra dolce metà o, come nel nostro caso, con amiche con cui intrattenersi a chiacchierare senza essere sovrastate dal caos di ahinoi troppi locali a Milano. Unica nota dolente: il prezzo sbilanciato verso l’alto (per uscire sazi, considerate di spendere 40/45 euro, bere escluso).

Zazie

enoteca |📍 Città Studi
💰€€

A proposito di vibes d’Oltralpe, Zazie – il cui nome si ispira alla celeberrima ragazzina nel metrò di Raymond Queneau, che dalla provincia approdava alla scoperta di Parigi – ha casa nel quartiere di Città Studi, dove ha aperto da quasi un annetto questa piccola enoteca di quartiere di chiara ispirazione francese, rinforzata dalle schiette intenzioni dell’insegna “bar à vin“.

E come nei migliori bar-a-vin francesi, qui la proposta gastronomica è pensata per accompagnare un buon calice di vino e, tolti alcuni panificati – tra cui i grissini salati piccanti di Edelweiss di cui non potrete mai più fare a meno – e piattini a base vegetale da condividere, è quasi esclusivamente incentrata sui formaggi, suddivisi tra bufala e capra, che Alberto, uno dei due soci del locale, saprà consigliarvi alla perfezione. E poi c’è Federica, che con il suo sorriso e la sua passione, vi guiderà nella carta dei vini, e vi accompagnerà in un bel viaggio tra Francia e Italia.

Alcuni si chiederanno se c’era bisogno di una nuova enoteca in città, e noi rispondiamo absolument oui, perché dei formaggi così buoni non li mangiavamo da tantissimo tempo, e l’atmosfera che si respira è amichevole e intima, con un servizio davvero premuroso e con tutti i dettagli, dall’arredamento all’architettura, che vi trasporteranno immediatamente nel Marais. In più, qui si organizzano spesso e volentieri concerti di jazz (e non solo), aperitivi in lingua francese e pranzi con degustazioni. Prezzo assolutamente coerente con il locale: noi, dividendo in tre persone una bottiglia e quattro piattini, abbiamo speso circa 25€ a testa.

Losko

cucina di brace |📍Porta Venezia
💰€€

Siamo stati a provare questo nuovo ristorante a Milano in Porta Venezia che offre un menu incentrato su un’ampissima selezione di vegetali e proposte di quinto quarto: dagli antipasti ai dolci, tutti i piatti vengono cotti alla brace con maestria e le materie prime vengono valorizzate in toto, senza scarti. Per iniziare, abbiamo ordinato una lattuga al bloody mary, tra consistenze tenere e croccanti, gradevole al morso; e ancora, un hummus di ceci con olio di menta, dal sentore affumicato molto persistente.

A seguire, una porzione di tortelloni con ripieno di presa iberica su fonduta di formaggio e riduzione di carne; e un piatto di trippa alla brace, che ci ha sorpresi per bontà e delicatezza. Non potevamo che concludere con un dolce di brace: ananas grigliata servita su latte di cocco, bourbon e olio al basilico. Torneremo sicuramente per provare le iconiche bombette, omaggio alle origini salentine dei proprietari, e i formaggi di capra alla brace.

Il file rouge tra le varie pietanze è stato senza dubbio il piacevole contrasto tra le consistenze degli ingredienti e l’essere completamente gluten free (ad eccezione del buonissimo pane – del panificio Tone – con cui abbiamo rigorosamente fatto la scarpetta).

L’ambiente è accogliente e il servizio è cordiale e amichevole; anche il prezzo è in linea con l’esperienza (circa 70€ in due con una bottiglia di Soave Doc 2023 Aretè da 27€). Ve lo consigliamo per un primo appuntamento, una serata tra amici o una cena in solitaria. Decisamente una new entry che si distingue dalle solite proposte che pullulano in città.

Celeste al mercato

enoteca |📍Isola
💰€€

Chiudiamo questa compilation di ristoranti a Milano con una nuova vineria all’interno del rinnovato Mercato rionale dell’Isola, in Piazzale Lagosta, dentro cui si alternano banchi di frutta e verdura, carne, pesce, insegne già note in città e, appunto, questa enoteca con mescita, aperta da una compagine di soci tra cui figura anche il sommelier Alessandro Perricone.

La proposta di Celeste al Mercato è focalizzata su etichette naturali e rifermentate, in gran parte europee e piemontesi, con qualche variazione sul tema con la quota ‘metodo classico’. Non manca qualche proposta per birra e cocktail, da ordinare autonomamente al banco e poi sorseggiare a uno dei tavolini in legno del mercato, caratterizzato da un’atmosfera molto informale rischiarata dalle ormai onnipresenti candele ‘colanti’ (e da un sistema di aerazione ahimè inesistente).

Celeste non serve cibo (fatta eccezione per qualche tarallino), ma si può scegliere qualche delizia dai banchi circostanti (ci sono Katsusanderia, per esempio, ma anche le epiche bombette del Mannarino, Salvaderi coi suoi taglieri di affettati e formaggi e una pescheria per panini e piatti di mare) e consumarlo direttamente al tavolo senza sovrapprezzo. Una buona idea per un pranzo o un aperitivo al volo nella cornice dei mercati rionali, che ci piace sempre tanto.

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10 cotolette incredibili a Milano che abbiamo assaggiato /10-cotolette-incredibili-a-milano-che-abbiamo-assaggiato/ /10-cotolette-incredibili-a-milano-che-abbiamo-assaggiato/#comments Thu, 13 Feb 2025 06:00:00 +0000 /?p=84461 Scegliere le migliori cotolette a Milano è impresa ardita, ma noi ne abbiamo provate tante e ne abbiamo selezionate 10 buonissime.

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Da quelle basse e croccantissime a quelle alte e succose, da quelle più tradizionali a quelle con un tocco di innovazione, l’offerta di cotolette in città è vastissima e variegata. Sappiamo bene che l’impresa di scegliere le migliori cotolette a Milano è pressoché impossibile, ma negli ultimi mesi ci siamo dati da fare e, tra locali famosi, nomi poco conosciuti e insegne che avevamo colpevolmente trascurato, abbiamo selezionato 10 cotolette davvero buonissime. Siamo pronti a ricevere i vostri commenti qualora non troverete la vostra preferita, ma prima date un’occhiata anche a questi articoli (qui e qui) e alla lista qui in fondo: troverete tanti altri ristoranti di cui abbiamo già parlato e nei quali mangerete cotolette incredibili.

10 ristoranti a Milano in cui mangiare cotolette buonissime

Osteria Cornalia

📍Gioia
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Lo ripetiamo spesso: il servizio è uno degli elementi fondamentali per giudicare positivamente o meno un ristorante, e spesso uno pessimo può far dimenticare anche il migliore dei piatti. Quindi, quando si trovano posti in cui il buon cibo si accompagna a un servizio cordiale e premuroso non bisogna lasciarseli scappare, ed è proprio il caso di questo bel locale in zona Gioia, nel quale il personale di sala ha saputo trasmetterci attenzione e passione per tutta la durata della nostra cena (e poi, certo, il calice di benvenuto e gli amari offerti hanno sicuramente contribuito a metterci a nostro agio).

E la cotoletta? Buonissima: una versione bassa e gustosissima con una panatura tra le più croccanti mai provate (grazie alla presenza del panko); forse il prezzo è un filo eccessivo (35 euro), ma quelle patate di contorno ce le sogniamo ancora oggi. Oltre alla cotoletta, non lasciatevi scappare il risotto alla milanese, l’ovetto cotto a bassa temperatura con salsa allo zafferano e la tartare di cavallo.

Consorzio Stoppani

📍Porta Venezia
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Il motto di questo locale in Porta Venezia – “la sagra della cotoletta” –  è quantomai azzeccato perché richiama l’atmosfera allegra e spensierata del ristorante (un curioso mix di arredi vintage, mobilio di recupero e cartonati di vip) e mette in chiaro qual è il piatto da assaggiare assolutamente. E in effetti ci siamo sentiti come nel famoso meme di Homer Simpson al bar quando tutti intorno mangiavano la cotoletta, mentre noi dei (buonissimi) mondeghili vegetariani con pane e feta come antipasto.

Ovviamente poi la cotoletta l’abbiamo assaggiata e il giudizio non può che essere positivo: nonostante sia di maiale (il che rende il prezzo molto accessibile, 20 euro), la carne è comunque gustosissima e la panatura di pistacchi e scorza d’arancia è super croccante (e infatti è fritta due volte!). A completare il quadro, delle buonissime patate al forno da intingere in un’ottima senape. Nell’improbabile caso in cui non vogliate la cotoletta, vi consigliamo il vitello tonnato “autunnale” con castagne arrostite e nocciole caramellate, e di lasciare spazio per dolci come la salsa di yogurt con frutti di bosco e cioccolato fondente e la torta al cioccolato e zucca.

Trattoria all’Antica

📍Solari
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Nonostante sia in una zona che battiamo spesso (a due passi da parco Solari), colpevolmente non avevamo mai varcato la soglia di Trattoria all’Antica. Ma la cotoletta che abbiamo mangiato qui ci ha fatto subito ricredere: è senza dubbio una delle migliori mai assaggiate – alta, succosa, fritta perfettamente, gustosissima ma al contempo digeribile, e accompagnata da ottime patate a spicchi.

Sarebbe sbagliato però ridurre la descrizione di questo ristorante a un unico piatto: non dovete assolutamente perdervi gli altri capitoli di un menu che tratta capacemente qualsiasi ingrediente: dalla carne (noi abbiamo assaggiato una battuta di manzo che non dimenticheremo facilmente), al pesce (perfetto il baccalà mantecato), alle verdure (non lasciatevi sfuggire la giardiniera e prendete le puntarelle o i carciofi se è stagione) a quelli più “poveri” (incredibili le cervella fritte). Il locale è elegantissimo e curato, il servizio professionale e preparato e i prezzi in linea con l’offerta e la tipologia di locale (la cotoletta costa 32 euro). Insomma, un ristorante adatto a qualsiasi palato e che per noi è già uno dei migliori del 2025.

Ristorante Piero e Pia

📍Dateo
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Non possiamo negare che quando vediamo un arredamento fermo agli anni 90, con tavoli rotondi (che non essendo modulabili sono indice di una gestione dello spazio non basata sullo stipamento estremo), tovaglie e un menu con una sezione dedicata ai gelati e ai sorbetti ci si scioglie il cuore. In questo ristorante di quartiere a pochi passi da piazza Novelli si respira un’atmosfera tranquilla e serena (anche grazie al servizio gentile e mai invadente).

La proposta si colloca tra Milano e Piacenza ma non disdegna escursioni più a nord: troverete, per esempio, degli ottimi salumi piacentini (la coppa è spaziale), un’aringa con patate e cipolle che ci ha ricordato i buffet degli hotel sulla riviera romagnola (è un complimento), dei ravioli di carne con crema tartufata che entrano senza dubbio nella nostra classifica dei comfort food e, ovviamente, una cotoletta alla milanese nella sua versione bassa e croccante (al prezzo di 26 euro).

La cotoletta è senza dubbio molto buona (forse mancava un po’ di croccantezza), ma sono state le strepitose patate a dadi di contorno (probabilmente le migliori del nostro tour) a convincerci a inserire Piero e Pia in questa lista di buonissime cotolette a Milano. Infine, non possiamo non segnalarvi l’incredibile pane fatto in casa e, ça va sans dire, i sorbetti al limone e vodka e all’uva fragola.

Ristorante La Villetta

📍Marche
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Trasferiamoci in viale Zara e andiamo alla Villetta: difficili essere oggettivi quando un ristorante ricorda così tanto quelli che frequentavamo da bambini con i nostri genitori, e che hanno contribuito a costruire la nostra cultura gastronomica nel senso più ancestrale della definizione. Al di là dei sentimentalismi, però, qui si mangia proprio bene e, in particolare, la cotoletta è quella con il miglior rapporto qualità/prezzo del nostro viaggio tra le cotolette a Milano: per 14 euro avrete una versione super classica bassa, croccante e buonissima che come da tradizione anni 80 viene servita con il limone (voi lo mettete il limone sul fritto?).

Impossibile non accennare agli altri piatti che abbiamo preso come la buonissima insalata di carciofi con scaglie di grana, l’ottimo tagliere di salumi e soprattutto delle stratosferiche pappardelle ai funghi porcini. Come avrete intuito, il conto finale (calcolato direttamente al tavolo, a mano su un foglietto di carta) è a un prezzo completamente fuori dal tempo, che non fa altro che invogliare a tornare il prima possibile.

Trattoria Burla Giò

📍Cairoli
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Due stanzette calde e accoglienti dal pavimento di legno collegate da una scaletta stretta e ripida. Sta tutto qui il ristorante Burla Giò, un sicuro approdo a due passi da Corso Magenta che dal 1969 offre un menu che più tradizionale non si può. A pranzo, nei giorni feriali, la proposta prevede un menu fisso che comprende la scelta di 3 o 4 primi e altrettanti secondi tra i quali non manca mai la cotoletta: per 17 euro una cotoletta classicissima bassa, croccante, fritta bene, con ottime patate al forno è un vero affare! Anche gli altri piatti non sono da meno, soprattutto il risotto alla milanese, sempre perfettamente all’onda.

Per cena il menu è esclusivamente alla carta e ovviamente i prezzi cambiano un po’ (la cotoletta sale a 23 euro), ma l’atmosfera serale, con tutte quelle lucine sul soffitto, è impagabile. L’unica pecca del ristorante, oltre al fatto che a pranzo non si può prenotare, è che, al vostro ritorno in ufficio dopo la pausa, la vostra produttività calerà del 37% (statistica elaborata da noi dopo esserci andati più volte); inoltre, la puzza di fritto vi impedirà di partecipare a qualsiasi riunione… ma forse questo non è un lato negativo.  

Macelleria Pellegrini

📍Porta Venezia
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È vero, si mangia all’aperto, in piedi, al freddo, ma tutto passa in secondo piano quando la qualità dei piatti è così alta. Questa storica macelleria presente da oltre 50 anni in Porta Venezia tutti i giorni a pranzo (tranne la domenica e il lunedì) offre una formula unica: andate al banco per ordinare da un menu che comprende tartare, tagliate, brisket e (ovviamente) cotolette; ritirate il vostro vassoio con il cestino di pane e il bicchiere di vino rosso (imprescindibile per scaldarvi in inverno), fate la fila alla cassa per pagare (poco, il menu con la cotoletta costa solo 22 euro); uscite per trovare il vostro posto in piedi e aspettate.

Fidatevi: vi dimenticherete di qualsiasi disagio dovuto alla scomodità e alla temperatura, perché questa se non è la migliore tra le cotolette a Milano che abbiamo assaggiato, ci va vicinissima: alta, succosissima, croccante fuori e morbida dentro, accompagnata da patate a fette buonissime… insomma, una vera delizia! Se non abitate troppo lontano (beati voi) potete anche portare via i vostri piatti per mangiare più agiatamente a casa.

Norman

📍Porta Romana
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Questo ristorante in viale Umbria, che prima della nostra visita non conoscevamo, è stato davvero una piacevole sorpresa. Ci è piaciuto sicuramente per la sua cotoletta (29 euro) molto buona, sottile, croccante, enorme (abbiamo visto non pochi clienti chiedere la doggy bag), ma al contempo leggera e digeribile, ed è per questo che abbiamo deciso di inserirla nella nostra lista di buonissime cotolette a Milano.

Da Norman però troverete molto altro: il menu comprende tante specialità milanesi famose come i mondeghili, l’ossubuco e il riso al salto (che consigliamo), ma anche alcune preparazioni meno conosciute, come gli sfiziosissimi rebecchini (frittatine di polenta e acciughe) e il cavolatt, un dolce al cucchiaio con meringa, crema chantilly e cioccolato fondente che non avevamo mai visto in nessun altro locale. Uscendo dalla tradizione meneghina, vi consigliamo anche i piatti di carne alla griglia come la tagliata con cipolle rosse e l’entrecote di manzo.

Da Martino

📍Monumentale
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Questa storica trattoria a conduzione familiare in via Farini è forse il posto migliore per assaporare la cotoletta nella versione Orecchia d’Elefante, cioè sottile, super croccante, non unta e con un prezzo – 22 euro – che non vi farà storcere il naso. Qui, come da tradizione un po’ vintage, viene servita vestita, cioè con uno strato di pomodorini e misticanza a coprire la panatura.

Sarebbe un errore però sottovalutare il resto del menu che pone un’attenzione particolare agli ingredienti slow food (come le buonissime alici di Comacchio marinate che abbiamo preso noi): i piatti cambiano frequentemente ma, oltre alla cotoletta, sono sempre presenti la bistecca alla Fiorentina (buonissima) e la torta di mele con mousse al mascarpone (spettacolare). Fidatevi di noi e andateci, anche solo per scambiare due parole con il proprietario Sergio, burbero solo all’apparenza.

Trattoria del Nuovo Macello

📍Calvairate
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Il nostro viaggio tra le cotolette a Milano si conclude con uno dei ristoranti tradizionali più famosi della città: alla trattoria del Nuovo Macello a Calvairate si mangia una cotoletta la cui fama attira ogni giorno decine di clienti. Alta, rosata al centro, con l’osso, è davvero difficile trovare una versione più classica (e buona) di questa e i 25 minuti di attesa dichiarati sul menu sono un’ulteriore prova della cura e dell’attenzione che questo piatto riceve. Certo, è la più cara tra quelle del nostro tour (35 euro), ma vale ogni centesimo.

Oltre alla cotoletta, i piatti da assaggiare assolutamente sono il risotto con pistilli di zafferano, il musetto di maiale fondente e una zuppa inglese che, seppur distante dalla tradizione emiliana, vi conquisterà. L’ambiente è ben curato in ogni sala, ma, se riuscite, cercate di cenare nella saletta enoteca al piano interrato dall’atmosfera intima e caratteristica.

ALTRE COTOLETTE CHE ABBIAMO PROVATO E CI SONO PIACIUTE TANTISSIMO

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