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Il tema che animerà il distretto delle 5 Vie – ossia quello compreso tra Sant’Ambrogio, le Colonne di San Lorenzo, Corso Magenta e Conciliazione – è Qualia of Things; un invito a concepire il design non solo come forma e funzione ma anche come esperienza sensoriale. I Qualia – in ambito filosofico – indicano infatti gli aspetti soggettivi della percezione individuale, ciò che si prova quando si esperisce qualcosa.



Anche fuori distretto – nei dintorni di Duomo, San Babila e il Quadrilatero della Moda – ci sarà parecchio da vedere in questo Fuorisalone 2026.




Il Fuorisalone di Brera Design District sarà anche quest’anno uno dei più densi di mostre e installazioni da non perdere; tanto che, per agevolare i flussi di visitatori, è stato creato il Fuorisalone.it Passport: una sola registrazione permetterà di accedere a tantissimi eventi, mostrando il QR code sulla propria app.




Ci ha messo davvero poco Porta Venezia Design District (lanciato durante l’edizione 2023 del Fuorisalone) a diventare uno dei distretti più vivaci della Milano Design Week. Quest’anno, oltretutto, si è decisamente allargato, includendo anche location in zona Loreto e Città Studi.





Sono lontani i tempi in cui Tortona era il centro nevralgico del Fuorisalone ma, anche in questa zona, abbiamo selezionato un po’ di appuntamenti interessanti per voi.


Pensavate fosse finita qui? Assolutamente no! Ci sono tanti altre progetti, mostre, eventi e installazioni che andranno in scena al di fuori dei distretti più battuti del Fuorisalone 2026.






Che Fuorisalone sarebbe senza un po’ di feste, serate danzanti e appuntamenti musicali? Qui trovate una selezione di eventi che animeranno la nightlife della Milano Design Week.

Ci saranno anche tantissimi eventi e pop-up restaurant che vedranno convergere food&beverage e design.




Avete altri consigli su cosa visitare in questo Fuorisalone 2026?
Il Fuorisalone 2026 di Conosco un posto è powered by Caudalie, Haier, Isdin e Kikkoman.
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]]>La primavera è arrivata, le magnolie sono sbocciate e, in un batter d’occhio, eccoci giunti ad aprile, mese particolarmente ricco di appuntamenti anche per quanto riguarda l’arte e il design.
Proprio per darvi una panoramica il più completa possibile, infatti, in coda all’articolo troverete non solo le ormai canoniche sezioni riassuntive riguardanti le esposizioni in corso, ma anche un compendio di quelle che inaugureranno proprio in occasione della Milano Art Week (13-19 aprile).
A essere raccontate più approfonditamente, questo mese, sono invece la monografica dedicata a un grande architetto e designer (ma anche un po’ filosofo) italiano; la personale di un artista italo-francese che lavora il metallo; la retrospettiva che celebra la carriera di un’eccellente fotografa; l’esposizione che vede le opere di un artista futurista inserite all’interno di una delle più affascinanti case museo della città e, infine, quella che celebra un movimento artistico italiano rivoluzionario.
Ecco a voi le 5 mostre a Milano ad aprile 2026 da visitare assolutamente!
Triennale | fino al 4 ottobre 2026
ingresso: intero 14€; ridotto da 9,50€ a 6€


Come inaugurare al meglio la nostra rubrica di mostre a Milano ad aprile 2026, se non con quella dedicata a un architetto, designer, curatore, professore e brillante pensatore quale è stato Andrea Branzi? D’altronde, aprile è anche il mese in cui la nostra città viene letteralmente pervasa dal design, grazie al Salone del Mobile e al Fuorisalone.
Il progetto espositivo della grande monografica presentata da Triennale e Fondation Cartier pour l’art contemporain e raccontata attraverso lo sguardo dell’architetto giapponese Toyo Ito (amico di lunga data e coautore di numerosi progetti), è stata concepita come un “flusso ininterrotto” atto a sottolineare la permanenza in un “presente continuo” di opere e filosofia di Branzi.
Attraverso più di 400 opere – tra cui oggetti di piccole e grandi dimensioni, installazioni ambientali, disegni, modellini, video e documenti d’archivio – la mostra racconta le sperimentazioni radicali progettate dal giovane Branzi a Firenze con Archizoom Associati, ma anche le esperienze con Studio Alchimia e Memphis, nonché l’approccio antropologico (e filosofico) che in generale ha contraddistinto il suo lavoro. Una di quelle mostre da cui si esce arricchiti e profondamente ispirati.
Romero Paprocki | fino al 9 maggio 2026
ingresso: libero


Ebbene sì, anche questo mese (lo scorso era stato il turno di Upsilon Gallery) abbiamo una novità di cui parlarvi; ossia l’ultima (bellissima) galleria d’arte approdata in città in zona Lazzaretto: Romero Paprocki.
Concepita inizialmente come piattaforma espositiva itinerante e successivamente stabilitasi a Parigi con la sua prima sede, la galleria fondata nel 2021 da Guido Romero Pierini e Tristan Paprocki si è affermata come spazio di ricerca e produzione dedicato al sostegno degli artisti emergenti.
A inaugurare la sede milanese – ampia e luminosa, scaldata da pareti con mattoni a vista e provvista di ben cinque vetrine su strada – è la personale dell’artista italo-francese Matisse Mesnil (1989), intitolata Sutura.
A essere esposti sono per lo più lavori in metallo – materiale che l’artista ritiene più affine alle sue esigenze di sperimentazione tecnica e metodologica – ma non solo: la galleria, infatti, ha avviato una collaborazione con la stamperia Gate 44 con l’idea di sviluppare progetti editoriali e di residenza artistica, a cui viene dedicato uno spazio specifico all’interno dello spazio espositivo. In questo caso Mesnil ha prodotto una serie di opere su carta, applicando ripetutamente strati di pittura per mezzo di una lastra. Da non perdere!
Viasaterna | fino al 19 aprile 2026
ingresso: libero


Ci sono fotografi uomini a cui viene dedicato un numero spropositato di mostre e ci sono fotografe donne delle quali – pur non avendo nulla da invidiare ai primi -, invece, non si è nemmeno mai sentito parlare, probabilmente. È ingiusto, sì. Ma, per fortuna, ci sono anche gallerie d’arte come Viasaterna, pronte a omaggiarle a dovere.
Per questa ragione, tra le mostre a Milano ad aprile 2026 che vi consigliamo caldamente di visitare, c’è anche quella dedicata alla romana Elisabetta Catalano (1944-2015), che inaugurò la sua carriera fotografica niente meno che sul set di 8 e ½ di Federico Fellini, nel 1962.
I set cinematografici furono senz’altro tra gli ambienti che preferì frequentare e in cui scattò alcune delle più belle e iconiche immagini (come il ritratto dei tre protagonisti de Il giardino dei Finzi Contini o quella di Sharon Tate e Roman Polanski immortalati su una slitta nella neve), ma anche la moda e il mondo dell’arte furono ambienti che la ispirarono e con cui ebbe a che fare soventemente. Il rapporto col compagno di vita Fabio Mauri, infatti, la introdusse nel mondo della performance artistica, mentre nel 1971 lavorò a New York per Vogue America e a Parigi per Vogue France.
Fu però il ritratto puro il suo ambito professionale d’elezione, come testimoniano scatti intensi e raffinati come quello scattato a Claudia Cardinale di spalle o a Monica Vitti, che esplode in una bellissima risata mentre posa appoggiata al parapetto di una terrazza sul mare.
Museo Bagatti Valsecchi | fino al 2 agosto 2026
ingresso: intero 14€; ridotto 10€


Soprattutto se non avete ancora mai fatto visita a una delle case museo più spettacolari di Milano, vi suggeriamo di far visita alla mostra Depero Space to Space in corso presso il Museo Bagatti Valsecchi, nel cuore del Quadrilatero della Moda.
Concepire e abitare spazi sospesi tra antico e contemporaneo: è questo che accomuna i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi e il futurista Fortunato Depero. I primi, negli anni 80 del XIX secolo, arredarono la propria dimora in pieno stile tardo rinascimentale; il secondo, invece, negli anni 50 del secolo scorso scelse proprio un edificio cinquecentesco per raccogliere le proprie opere e fondare la Casa d’Arte Futurista di Rovereto.
Non tutti apprezzano le esposizioni che prevedono l’inserimento di opere moderne o contemporanee in ambienti così caratterizzati e, stilisticamente parlando, radicalmente in contrasto con esse. Noi, al contrario, troviamo il più delle volte questo tipo di operazioni molto interessanti e per questo vi consigliamo di non perdere questa occasione.
Palazzo Reale | fino al 14 giugno 2026
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Innovatori e rivoluzionari, si sa, devono spesso attendere a lungo per essere finalmente riconosciuti, capiti, apprezzati. Rompere le regole e sfidare i canoni ufficiali, d’altra parte, non è cosa da poco.
Così è avvenuto anche per il movimento dei Macchiaioli – rimasto incompreso dai contemporanei e rivalutato solo successivamente, tra le due grandi guerre – a cui finalmente viene dedicata una grande mostra a Palazzo Reale, frutto dei più recenti studi compiuti dai tre massimi esperti italiani del movimento: Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca.
È anche grazie ai Macchiaioli, infatti, che il nostro Paese ha costruito radici culturali comuni e un’identità nazionale.
La mostra intende dunque ricostruire attraverso 9 sezioni la loro storia, coprendo l’arco temporale compreso tra il 1848 e il 1873 (anno della morte di Giuseppe Mazzini) e raccontando l’esperimento nazionale che animò questo gruppo di artisti colti e illuminati, che si riconobbero tanto nelle idee mazziniane quanto in quelle positiviste, e che combatterono determinatamente per ricollegare l’arte alla realtà, dipingendo all’aria aperta e scegliendo la vita vera, quotidiana, come orizzonte artistico.
Un gruppo all’interno del quale – nonostante l’unione di idee e della “macchia”, tecnica pittorica innovativa che li contraddistinse – i singoli seppero mantenere, come ben emerge dall’accostamento delle loro opere, la propria individualità.
Palazzo Reale | Palazzo Citterio | Museo del Novecento | Gallerie d’Italia fino al 21 giugno 2026
Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026
Fondazione Prada fino al 9 novembre 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
Armani Silos fino al 3 maggio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 3 maggio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Galleria Frittelli Rizzo fino al 19 aprile 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 26 luglio 2026
Consonni Radziszewski fino al 30 maggio 2026
10 A.M. Gallery fino al 8 maggio 2026
Fondazione Galleria Milano fino al 18 aprile 2026
Palazzo Borromeo fino al 30 maggio 2026
Cassina Projects fino al 29 maggio 2026
Francesca Minini fino al 9 maggio 2026
French Place fino al 19 aprile 2026
Osart Gallery fino al 27 giugno 2026
Spazio MU.RO fino al 19 aprile 2026
Ica fino al 23 maggio 2026
PAC fino al 7 giugno 2026
Fabbrica del Vapore fino al 13 aprile 2026
Viasaterna fino al 19 aprile 2026
Museo Bagatti Valsecchi fino al 2 agosto 2026
Ordet fino al 11 aprile 2026
Palazzo Morando fino al 27 settembre 2026
Museo Teatrale alla Scala fino al 3 maggio 2026
Gió Marconi dal 11 aprile al 24 luglio 2026
Fondazione Prada dal 8 aprile al 28 settembre 2026
ArtNoble dal 9 aprile fino al 12 giugno 2026
Palazzo Borromeo dal 16 aprile al 30 giugno 2026
Kaufmann-Repetto dal 15 aprile al 21 maggio 2026
Upsilon Gallery dal 1 al 17 aprile 2026
Palazzo Galbani dal 18 al 21 aprile 2026
Allianz MiCo dal 17 al 19 aprile 2026
BiM dal 14 al 25 aprile 2026
Istituto Svizzero dal 15 aprile al 4 luglio 2026
Ica dal 15 aprile al 10 luglio 2026
Matta dal 13 aprile al 12 settembre 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
Ci sono altre mostre a Milano ad aprile 2026 che hai visitato e ci consigli?
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L'articolo 5 mostre a Milano ad aprile 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo 5 mostre a Milano a marzo 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Palazzo Reale | fino al 27 settembre 2026
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Tra le mostre a Milano a marzo 2026 da visitare assolutamente c’è un importante progetto espositivo firmato da Anselm Kiefer, tra le figure più influenti dell’arte contemporanea internazionale. Nella suggestiva Sala delle Cariatidi e nella vicina Sala del Piccolo Lucernario di Palazzo Reale sono esposte alcune delle sue opere più significative: grandi teleri dedicati a figure femminili a lungo dimenticate, che, attraverso la pratica dell’alchimia, hanno dato un contributo fondamentale alla nascita della scienza moderna.
Di questo pantheon tutto al femminile, tra le altre, fanno parte: Kleopatra e Caterina Sforza, la filosofa Margaret Cavendish e la chimica autodidatta Marie Meudrac. Si tratta di donne sapienti, visionarie e dallo spiccato intuito, ma spesso marginalizzate, perseguitate e condannate proprio a causa delle loro qualità. A essere alchemico, inoltre, è il processo pittorico stesso utilizzato da Kiefer, in cui piombo, zolfo, ossidi, fiori, piante, oro e cenere – sottoposti alla violenza della fiamma ossidrica – lasciano affiorare volti e corpi femminili dalle macerie. Noi abbiamo trovato la mostra decisamente potente ed emozionante!
Upsilon Gallery | fino al 31 marzo 2026
Ingresso: libero


A Milano sono approdate (o stanno per farlo) tantissime nuove gallerie d’arte, tra cui Upsilon Gallery, fondata dal tedesco-argentino Marcelo Zimmler e con già altre due sedi a New York e Londra. La galleria, nel cuore del Quadrilatero della Moda, ha aperto la stagione con la personale dell’artista sudcoreana K Blick intitolata The Scented Forest, ispirata a una leggendaria creatura chiamata Gumiho: una volpe a nove code capace di mutare forma, diventare umana, e dalla cui natura ambivalente nasce una costante insoddisfazione che sfocia in un pianto ininterrotto.
Sedici sono le opere esposte: 10 dipinti, 1 opera su carta e 5 lavori in ceramica portoghese, attraverso cui l’artista costruisce un universo visivo in cui umanità e natura convivono senza gerarchie; una foresta simbolica in cui realtà e immaginazione, figurazione e astrazione, coesistono.
M77 | fino al 16 maggio 2026
Ingresso: libero


Ci sono retrospettive, come Paso Doble, che potrebbero trarre in inganno un visitatore disinformato, portandolo a pensare che i lavori esposti siano frutto di una sola mente e due sole mani. Ovviamente sussistono sostanziali differenze tra le produzioni artistiche dei sardi Maria Lai (1919-2013) e Antonio Marras (1961) – e uno degli obiettivi della mostra curata da Francesca Alfano Miglietti presso M77 è proprio quello di farle emergere – ma, soprattutto, fortissime somiglianze.
Per esempio? L’utilizzo di tessuti, ago, filo e materiali di recupero; le scelte cromatiche; la tendenza a sovrapporre e stratificare… Si tratta, effettivamente, di un vero passo a due, in cui Lai e Marras si avvicinano e allontanano armonicamente, incontrandosi e in alcuni casi “stringendosi” stretti, senza però mai rischiare di perdere la propria identità. Al piano inferiore dello spazio espositivo si trovano le ceramiche, i paraventi e i disegni di Marras (oltre a una delle tre opere frutto della collaborazione con Lai); a quello superiore, invece, libri, collage, disegni e dipinti di Lai. Sempre qui, inoltre, trovano collocazione le altre due grandi installazioni create a quattro mani.
Palazzo Citterio | fino al 26 luglio 2026
ingresso: intero 12€; ridotto da 8€ a 2€


Ve la segnaliamo tra le mostre a Milano da visitare a marzo ma in realtà c’è tempo fino a luglio inoltrato per vedere la bella mostra all’ultimo piano di Palazzo Citterio dedicata a Giovanni Gastel. Un maestro della fotografia, certo, ma anche poeta contraddistinto da una estrema eleganza, curiosità, generosità. Nato e vissuto a Milano fino alla sua morte nel 2021, Gastel ha sempre avuto un legame molto stretto con la città, che ha senz’altro contribuito a forgiare il suo stile.
Tornando alla mostra, sono oltre 250 le opere esposte, suddivise in sezioni tematiche, che fanno emergere la poliedricità nonché la smania di sperimentare e “giocare” coi propri soggetti. Ciò risulta particolarmente evidente osservando i divertentissimi e originali still-life realizzati per le riviste di moda, ma anche dalle polaroid e dai video che testimoniano quanto profondamente lo appassionasse il potenziale “magico” e ludico della post-produzione. Sono esposti, inoltre, per la prima volta anche alcuni dei suoi scritti e poesie e viene inoltre riprodotta parte del suo iconico e leggendario studio, in cui amava circondarsi delle stampe di suoi lavori e foto di famiglia, oltre che di lettere e biglietti ricevuti da amici ed estimatori.
Pirelli Hangar Bicocca | fino al 19 luglio 2026
ingresso: libero


La prima grande mostra istituzionale dell’artista italiana Benni Bosetto, che trova spazio al Pirelli Hangar Bicocca, è anche l’ultima della nostra rassegna dedicata alle esposizioni più interessanti da visitare a Milano a marzo 2026.
Nata nel 1987, Bosetto è considerata una delle voci più originali dell’arte contemporanea italiana della sua generazione. Il suo lavoro – incentrato sempre sul corpo, inteso come strumento attivo di relazione con il mondo – si nutre di fonti molto diverse tra loro: letteratura, antropologia, cultura popolare, psicoanalisi, cinema e anche la quotidianità, con i suoi gesti abituali e i suoi piccoli rituali. Le opere prendono poi forma attraverso una pratica che combina diversi linguaggi, tra cui scultura, installazione e performance.
Rebecca, l’articolato progetto espositivo presentato al Pirelli Hangar Bicocca – il cui titolo richiama l’omonimo romanzo gotico di Daphne du Maurier – trasforma lo Shed, uno degli spazi espositivi dell’istituzione milanese ricavato da un ex capannone industriale, in una sorta di ambiente domestico animato e onirico. Lo spazio è concepito come estensione di un corpo femminile e si articola in tre ambienti principali – “la guancia”, “la pancia” e “il cuore” – che accolgono opere inedite e lavori già esistenti, riproposti in una nuova configurazione. In caso foste desiderosi di vivere l’esperienza completa, inoltre, vi segnaliamo che la performance Tango (II Version) – che tramuta “il cuore” in una milonga danzante – verrà attivata in queste date.
Palazzo Reale | Palazzo Citterio | Museo del Novecento | Gallerie d’Italia fino al 21 giugno 2026
Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026
Fondazione Prada fino al 9 novembre 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
Armani Silos fino al 3 maggio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 3 maggio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Palazzo Reale fino al 14 giugno 2026
Fabbrica del Vapore fino al 13 aprile 2026
Viasaterna fino al 19 aprile 2026
Museo Bagatti Valsecchi fino al 2 agosto 2026
ArtNoble fino al 27 marzo 2026
Ordet fino al 11 aprile 2026
Palazzo Morando fino al 27 settembre 2026
Building Gallery fino al 14 marzo 2026
Galleria Monica De Cardenas fino al 21 marzo 2026
Giò Marconi fino al 18 marzo 2026
Ribot Gallery fino al 7 marzo 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
Museo Teatrale alla Scala fino al 3 maggio 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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Palazzo Reale e Museo del Novecento | fino al 21 giugno 2026
Gallerie d’Italia | fino al 6 aprile 2026
La Grande Brera – Palazzo Citterio | dal 6 febbraio fino al 5 aprile 2026
ingresso: per Palazzo Reale intero 15€, ridotto 13€ | per Museo del Novecento intero 5€, ridotto 5€
per Gallerie d’Italia intero 10€, ridotto 8€ | per Palazzo Citterio intero 12€, ridotto 8€


Apriamo la rubrica delle mostre a Milano da visitare a febbraio 2026 con un progetto molto ambizioso e articolato – tant’è che vede coinvolte ben quattro istituzioni museali milanesi – a cura di Vincenzo Trione. Metafisica/Metafisiche, infatti, si pone l’obiettivo di mettere in dialogo i protagonisti della Metafisica con quelli che possono essere considerati i loro eredi internazionali e i loro allievi del XX e XXI secolo.
Il percorso parte dalla sede principale, Palazzo Reale, dove a essere presentate sono più di 400 opere tra dipinti, illustrazioni e disegni; sculture e oggetti di arredo; fotografie e modelli architettonici ma anche fumetti, riviste, abiti e vinili. I capolavori dei protagonisti principali del gruppo storico (Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi) dialogano con i lavori di artisti internazionali che hanno tratto ispirazione dalle atmosfere e dalle soluzioni del movimento sia in passato che in tempi più recenti, non solo in ambito strettamente artistico ma anche fotografico, architettonico, cinematografico, teatrale, letterario… Ad accomunare le loro voci è “una specifica postura. Una sorta di inconfondibile manière de voir, ispirata a un’esperienza poetica laterale, clandestina e forse marginale, maturata più di un secolo fa in una città di provincia, posta fuori della storia”, spiega il curatore.
Nell’area degli Archivi Ettore e Claudia Gian Ferrari del Museo del Novecento, invece, viene approfondito il legame tra la Metafisica e Milano. Qui si trovano le testimonianze delle collaborazioni tra autori quali de Chirico, Savinio e Carrà con realtà come il Teatro alla Scala e la Triennale, nel giardino in cui sorgono gli affascinanti Bagni Misteriosi di de Chirico.
Nel bellissimo caveau delle Gallerie d’Italia a essere esposte sono le fotografie scattate da Gianni Berengo Gardin nell’atelier bolognese di Giorgio Morandi e infine, a Palazzo Citterio, a partire dal 6 febbraio, un altro inedito omaggio a Morandi dell’artista sudafricano William Kentridge, comprensivo di una video-installazione sonora e un corpus di sculture in cartone. Vi consigliamo sicuramente di visitare la parte più corposa del progetto – ossia quella presentata a Palazzo Reale – ma perché non sfruttare l’occasione per visitare anche le altre sedi, approfittandone per vedere le loro collezioni permanenti, se non se ne ha ancora avuto modo?
Palazzo Reale | fino al 17 maggio 2026
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Sempre a Palazzo Reale è stata inaugurata da pochissimo la retrospettiva che ripercorre l’intera carriera di uno dei fotografi più discussi e e influenti del secolo scorso: Robert Mapplethorpe (1946-1989). A parte nella prima sala, in cui sono raccolti alcuni collage realizzati negli anni 70, in quelle successive si trovano serie di fotografie – prevalentemente in bianco e nero – divise in sezioni tematiche. Ci sono quelle che vedono protagoniste l’amica Patti Smith (con cui ebbe un legame quasi simbiotico) e la campionessa mondiale di body building Lisa Lyon; gli autoritratti e i ritratti di artisti e personaggi quali Yoko Ono, Isabella Rossellini, Andy Warhol, Annie Liebovitz e Roy Lichtenstein; gli stupendi still-life di fiori (che ci hanno particolarmente colpito e affascinato) e i potenti nudi maschili e femminili messi a confronto con statue appartenenti all’epoca classica.
Mapplethorpe diceva di essere “ossessionato dalla bellezza”, e ciò risulta assolutamente evidente dalla cura con cui inquadra e “scolpisce” per mezzo della luce i soggetti dei suoi scatti, fiori compresi. Le immagini che realizza, pur essendo nella gran parte dei casi caratterizzate da una forte carica sensuale, non rischiano mai, però, di apparire volgari: sono estremamente calibrate, armoniche, eleganti, geometriche, ‘pulite’. Certo, ci sarebbe piaciuto poterle osservare meglio, godendo appieno del loro rigore formale e della loro raffinatezza. Così, però, purtroppo non è stato, a causa di un’illuminazione che ne ostacola una fruizione soddisfacente, creando fastidiosi riflessi da cui – pur provando a spostarci lateralmente e allontanarci – non siamo, ahinoi, riusciti a scampare.
Fondazione Prada | fino al 9 novembre 2026
ingresso: intero 15€; ridotto 12€


Un’altra mostra molto interessante da visitare a Milano a febbraio 2026 è quella in corso negli spazi della Cisterna di Fondazione Prada, che ospitano tre installazioni site-specific dell’artista libanese Mona Hatoum (1952).
Nella prima sala si trova Web, una ragnatela sospesa a soffitto alla quale sono appese sfere di vetro trasparente soffiate a mano – dunque molto fragili – che ricordano la rugiada. Secondo l’artista “una ragnatela può essere considerata come una rete che incombe e suggerisce un senso di intrappolamento oppressivo, ma allo stesso tempo rappresenta una casa o un luogo sicuro”, oltre ad avere “un significato poetico, quasi cosmico”, che allude a “un’interconnessione fra tutte le cose”.
Nella seconda sala, invece, si trova un’opera a terra, Map (Red), formata da una vasta distesa di biglie rosse che compongono un planisfero. I confini politici e geografici sono volutamente ignorati e la mappa a cui viene fatto riferimento non è quella di Marcatore del 1569, a cui siamo abituati e che fa apparire le regioni del Sud della Terra sproporzionate rispetto alla realtà, bensì a quella di Gall-Peters, che rettifica queste distorsioni dimensionali. L’intento è quello di spingere gli spettatori a riflettere sull’instabilità del pianeta.
Infine l’imponente All Of a Quiver (che in italiano potremmo tradurre con “tutto un tremore”); una griglia metallica che si sviluppa in altezza richiamando la struttura di un edificio e che si muove producendo cigolii metallici, come se stesse per collare, per poi risollevarsi e ricomporsi, sottolineando la natura precaria e instabile dell’esistenza.
The Pool NYC | fino al 28 febbraio 2026
ingresso: libero


Al piano terra dello storico Palazzo Fagnani Ronzoni, nel quartiere 5 Vie, si trova la galleria d’arte The Pool NYC, che fino al 28 febbraio presenta il secondo capitolo – dedicato al bianco e nero – del format espositivo I Tempi dello Sguardo. 90 Anni di Fotografia Italiana in Due Atti.
Tra gli scatti raccolti, per questo secondo appuntamento dedicato agli autori che si sono distinti nell’utilizzo del bianco e nero (il primo si era incentrato sul colore), quelli del futurista Renato Di Bosso e del neorealista Alfredo Camisa; le sperimentazioni formali di Mario De Biasi e i capolavori di realismo astratto di Mario Giacomelli; e ancora quelli di Antonio Biasiucci, Franco Vaccari; Mario Cresci e Luigi Erba, oltre a quelli di alcuni fotografi internazionali come Elliott Erwitt e William Klein. Una visita piacevolissima (e gratuita) per osservare grandi scatti in una galleria davvero bella e che forse non conoscete.
Galleria Fumagalli | fino al 29 maggio 2026
ingresso: libero


Cosa hanno in comune due artisti come Jannis Kounellis (1936-2017) e Andy Warhol (1928-1987), a parte il fatto di aver lasciato un’impronta profonda nella storia dell’arte? Apparentemente niente. Il primo, nato in Grecia e vissuto a Roma, è stato uno dei principali esponenti dell’Arte Povera; il secondo, figlio di immigrati slovacchi nato in Pennsylvania e vissuto a New York, è stato invece pioniere della Pop Art.
Eppure Annamaria Maggi – curatrice della mostra Kounellis | Warhol – La messa in scena della tragedia umana: la classicità Jannis Kounellis e il pop di Andy Warhol -, lungi dal volerli assimilare alla stessa matrice o ad appiattirne le singole identità, ha pensato di accostarli e inscenare un dialogo dal quale emergono sorprendenti punti di contatto.
Il terreno comune, esplicitato nel sottotitolo della mostra, è quello della tragedia umana insita della contemporaneità.
E se il dramma dell’esistenza umana, in Kounellis, si manifesta attraverso un’estetica materialista e opere come i cappotti schiacciati, i sacchi di iuta colmi di carbone o i capelli femminili trafitti da lame; Warhol invece lo nasconde dietro i simboli del consumo e della celebrità.
Pirelli Hangar Bicocca fino al 15 febbraio 2026
PAC fino al 8 febbraio 2026
Thaddeus Ropac fino al 28 febbraio 2026
Armani Silos fino al 3 maggio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 3 maggio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Mudec fino al 8 febbraio 2026
Palazzo Pirelli fino al 6 febbraio 2026
Palazzo Morando fino al 27 settembre 2026
Building Gallery fino al 14 marzo 2026
Galleria Monica De Cardenas fino al 21 marzo 2026
Deodato Arte fino al 7 febbraio 2026
French Place fino al 28 febbraio 2026
Palazzo Citterio fino al 26 luglio 2026
M77 fino al 16 maggio 2026
Giò Marconi fino al 18 marzo 2026
Ribot Gallery fino al 7 marzo 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
Museo Teatrale alla Scala fino al 3 maggio 2026
Palazzo Reale fino al 27 settembre 2026
Memoriale della Shoah fino al 28 febbraio 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
Fondazione Prada fino al 26 febbraio 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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L'articolo 5 mostre a Milano a febbraio 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo 5 mostre a Milano a gennaio 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Nuovo anno, stesso impegno nel cercare di suggerirvi, mese per mese, le esposizioni più interessanti in corso nella nostra amata città. La prima rubrica del 2026 include la vasta personale dedicata a un’artista e attivista molto nota in veste di filmmaker; una collettiva dedicata all’arte contemporanea indiana; un’esposizione che indaga le possibili ibridazioni del medium fotografico nell’era digitale; una che vede protagonisti i progetti fotografici vincitori di un prestigioso premio e una mostra che mette in dialogo i lavori di due artiste femministe. Ecco a voi le 5 mostre a Milano a gennaio 2026 da visitare assolutamente!
Pirelli Hangar Bicocca | fino al 15 febbraio 2026
ingresso: libero


Tra le mostre a Milano da non perdere a gennaio 2026 segnaliamo la retrospettiva interamente dedicata a Nan Goldin nella sua veste di filmmaker. Il progetto espositivo, curato dall’architetta Hala Wardé, è concepito come un vero e proprio villaggio, composto da diverse strutture architettoniche, ciascuna pensata in dialogo con una specifica opera.
Nan Goldin è universalmente riconosciuta come una delle fotografe più influenti della sua generazione, ma in questo caso l’esposizione mette al centro la sua produzione filmica, presentando il più ampio corpus di slideshow (sequenze di diapositive accompagnate da apposite colonne sonore, caratteristiche della sua pratica artistica) mai presentato.
Tra i vari lavori esposti troverete sia la sua prima opera – The Ballad od Sexual Dependency – che i due più recenti, realizzati nel 2024 e intitolati You Never Did Anything Wrong e Stendhal Syndrome, entrambi ispirati ad antichi miti. All’interno del “Cubo” – uno spazio che per dimensioni e altezza richiama la La Chapelle de la Salpêtrière di Parigi – vi è inoltre l’installazione Sisters, Saints, Sibyls (2004- 2022), riproposta in una forma fedele all’originale, elementi scultorei compresi.
Con la sua arte Goldin ha sempre portato all’attenzione del pubblico temi quali la violenza domestica, la dipendenza e l’uso di sostanze stupefacenti, il suicidio, la sessualità. Ci teniamo a farlo presente nel (molto improbabile) caso che qualcuno di voi decida di visitare la mostra senza esserne consapevole. Vi informiamo inoltre che il regolamento vieta qualsiasi tipo di ripresa fotografica o video.
PAC | fino al 8 febbraio 2026
ingresso: intero 14€; ridotto 9€


Dopo Africa, Brasile, Australia, Giappone e Argentina, il PAC di Milano continua il viaggio tra le diverse espressioni dell’arte contemporanea nel mondo, con la collettiva intitolata India. Di Bagliori e Fughe. A partire da questa domanda: cosa può fare l’arte in tempi tanto incerti come quelli attuali, caratterizzati da accelerazioni economiche, profonde trasformazioni culturali e repressione politica? Cercare vie di fuga, immaginare e inventare nuove forme di convivenza.
La mostra, difatti, focalizza l’attenzione su pratiche artistiche dell’India odierna nate dall’urgenza del “vivere associato”, capaci di risuonare anche oltreconfine. Per mezzo di immagini, suoni e gesti, gli artisti coinvolti tracciano percorsi basati sull’associazione: canzoni di memoria collettiva, archivi familiari che resistono all’oblio, opere sonore portatrici di messaggi di protesta e cura. Il bagliore è la scintilla di consapevolezza presente nelle opere; la fuga il movimento insito in esse, l’impulso che spinge al cambiamento e alla ricerca di alternative.
Disegni e dipinti, performance, fotografie e video restituiscono insomma la complessità e le tensioni proprie della società indiana (ma non solo), incarnando al contempo la fragilità e la resilienza che appartengono alla vita collettiva, indicando sia le possibilità di svolta che quelle di rottura e suggerendo bagliori di speranza e futuri alternativi. Da sottolineare è anche il carattere sinergico e multiculturale che ha dato vita a molti dei lavori esposti, realizzati grazie alla partnership con realtà milanesi quali La Casa Degli Artisti – dove tredici degli artisti coinvolti hanno trascorso un periodo di residenza in città; il Museo di Storia Naturale, l’Accademia delle Belle Arti di Brera e la NABA.
Viasaterna | fino al 23 gennaio 2026
ingresso: libero


Un’altra mostra a Milano da visitare assolutamente a gennaio (anche perché chiude il 23), è la collettiva ospitata da Viasaterna che – attraverso le opere di nove artisti contemporanei (Alessandro Calabrese, Giorgio Di Noto, Teresa Giannico, Camilla Gurgone, Leonardo Magrelli, Grace Martella, Luca Massaro, Alessandro Sambini, Alberto Sinigaglia) e due del secolo scorso (Brâncuşi e Modigliani) – esplora trasformazioni, ibridazioni e possibilità del medium fotografico nell’era digitale, dominata dall’avvento delle intelligenze artificiali.
La fotografia è sempre presente, dunque, ma ogni artista la sfrutta, plasma e interpreta a modo suo, facendola diventare altro. C’è chi – come Sambini e Sinigaglia – preferisce lavorare sull’hardware che genera l’immagine fotografica, anziché su di essa, e chi – come Luca Massaro – fotografa etichette e insegne per poi tramutarle in opere scultoree o pittoriche. Calabrese si serve invece dell’IA generativa, di programmi di modellazione e della stampa 3D per ricostruire arti e teste mancanti a statue antiche; mentre Gurgone indaga il contrasto tra percezione umana e registrazione algoritmica del medesimo scenario.
Data l’inevitabilità della presenza pervasiva dell’intelligenza artificiale, di cui la nostra vita quotidiana è già profondamente intrisa, la domanda da porsi è: come metterla in relazione con la creatività umana? In che modo possiamo collaborare con essa in maniera virtuosa, sfruttandone le potenzialità per dare forma a qualcosa che, senza il suo contributo, non saremmo in grado di immaginare o realizzare?
Triennale | fino al 25 gennaio 2026
ingresso: libero


Alla Triennale di Milano, a gennaio, è inoltre visitabile la mostra dedicata alla terza edizione del prestigioso premio Deloitte Photo Grant, che quest’anno ha promosso il tema Contrast. A essere esposti sono i progetti fotografici Hero, Father, Friend del ghanese Carlos Idun-Tawiah (1997), vincitore di questa edizione nella categoria “Segnalazioni”; Reinas della venezuelana Fabiola Ferrero (1991), vincitrice della categoria “Open Call” 2024 e – in anteprima – Go Live dell’iraniana Atefe Moeini (1998), vincitrice della categoria “Open Call” dell’edizione 2025.
Il primo (Hero, Father, Friend) nasce come risposta alla carenza di foto del padre defunto dell’autore. In mancanza di ricordi visivi originali, Idun-Tawiah ne ha ricreati alcuni – legati sia a scene realmente accadute che ad altre solo immaginate – utilizzando come soggetti parenti e mentori. Il secondo (Reinas) si focalizza su due aspetti fortemente identitari del Venezuela: la produzione di petrolio e la bellezza delle donne. Il Paese difatti detiene la più grande riserva mondiale di petrolio e conta il maggior numero di titoli internazionali di bellezza ma, allo stesso tempo, sta attraversando da anni una profonda crisi. Il terzo, infine, nasce da un’esperienza biografica: l’arresto a Teheran della stessa artista, Moeini, nel 2018, da parte della polizia morale, accusata di aver indossato abbigliamento “non islamico”. A essere ritratte negli scatti che compongono il suo progetto (in continuo divenire), sono donne che hanno vissuto esperienze simili alla sua.
Thaddeus Ropac | fino al 28 febbraio 2026
ingresso: libero


A chiudere la nostra rassegna di mostre a Milano da visitare assolutamente a gennaio 2026 è l’interessantissimo progetto espositivo presentato dalla galleria Thaddeus Ropac, che vede in dialogo le opere di due artiste femministe protagoniste dell’Arte Concettuale: l’austriaca Valie Export (1940) e l’italiana Ketty La Rocca (1938–1976).
Entrambe hanno utilizzato il corpo come strumento di sfida alla società patriarcale, sperimentando diversi mezzi espressivi e lavorando sia in spazi privati che pubblici. È significativo osservare come, all’interno di un movimento prevalentemente maschile come l’arte concettuale – che individua nella smaterializzazione dell’opera uno dei suoi nuclei teorici – sia Export che La Rocca abbiano invece sviluppato una ricerca fortemente concettuale ma ancorata alla materialità, attribuendo un ruolo centrale alla dimensione tattile e, in particolare, alle mani, fulcro della loro pratica artistica.
Il dialogo messo in scena rende dunque lampante, prima di tutto, la comune urgenza di utilizzare l’arte come mezzo di libera espressione e autodeterminazione, nonché la necessità di agire concretamente all’interno della società, senza limitarsi alla mera rappresentazione.
Armani Silos fino al 3 maggio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 3 maggio 2026
Museo della Permanente fino al 25 gennaio 2026
ADI Design Museum fino al 22 gennaio 2026
Babs Art Gallery fino al 30 gennaio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Mudec fino al 8 febbraio 2026
M77 fino al 17 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
Fondazione Prada fino al 26 febbraio 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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L'articolo 5 mostre a Milano a gennaio 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo 5 mostre a Milano a dicembre 2025 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Pinacoteca di Brera | fino al 11 gennaio 2026
ingresso: intero 15€; ridotto 10€; presentando biglietto di Armani Silos 6€


Tra i grandi che ci hanno lasciato nel 2025 c’è anche lui, “Re Giorgio”. Eppure a Milano la sua presenza è più viva che mai, grazie a due esposizioni che, in contemporanea, ne celebrano la carriera, l’eleganza innata e la raffinata visione stilistica. Della prima – quella inaugurata a maggio scorso all’Armani Silos – vi avevamo già parlato a giugno.
La seconda, invece, è stata inaugurata poco dopo la sua morte presso una delle istituzioni museali milanesi più prestigiose (e più amate dallo stesso Armani): la Pinacoteca di Brera. Il legame tra lo stilista e Brera era profondo: del quartiere apprezzava l’anima colta e al tempo stesso vivace, oltre alla sua innata eleganza. Non a caso, nel 1993 l’Accademia di Belle Arti gli conferì la laurea honoris causa per la coerenza della sua ricerca stilistica e per il rigore con cui seppe unire funzione e fantasia creativa.
Sarebbe stato senz’altro molto felice e onorato, per tutti questi motivi, di vedere 133 delle sue meravigliose creazioni inserite in un ambiente così importante, carico di storia e ricco di capolavori. Noi non tornavamo alla Pinacoteca da tanti anni e siamo stati davvero felici di averle fatto nuovamente visita per questa occasione. Se non ci siete mai stati, vale ancora di più la pena cogliere questa opportunità.
Fornasetti | fino al 31 dicembre 2025
ingresso: libero


Lo scorso mese vi avevamo parlato di una mostra – ancora visitabile per qualche giorno presso la galleria Tommaso Calabro – che intrecciava arte e design. E questo mese, casualmente, torniamo a parlarvi di un’installazione che intreccia arte e design e in cui c’è sempre di mezzo lo zampino di Tommaso Calabro!
L’Heur du Chat nasce dalla collaborazione tra la galleria – che per l’occasione ha selezionato una serie di opere dei surrealisti Leonor Fini e Stanislao Lepri – e Barnaba Fornasetti, che al piano superiore dello store di corso Venezia accoglie le opere in un’ambientazione progettata appositamente. Il filo rosso che unisce le opere e gli oggetti di arredo è il gatto.
Gatto che Piero Fornasetti definiva “un antico filosofo avvolto in una morbida pelliccia”: non un semplice animale domestico, dunque, piuttosto un simbolo di grazia e cultura, libertà a trasformazione (e noi non potremmo che essere più d’accordo!). Trasformazione/metamorfosi che affascinava tremendamente sia Fini che Lepri (così come i loro colleghi surrealisti) ed era un tema ricorrente di moltissime delle loro opere.
Al piano inferiore è possibile vedere anche la nuova collezione di porcellane dedicate al felino-filosofo, che comprende tazze, candele, piatti, orologi e vassoi. È sempre magico, comunque, entrare nel mondo di Fornasetti, quindi fossimo in voi ne approfitteremo. Magari ci scappa anche un acquisto natalizio…
Museo della Permanente | fino al 25 gennaio 2026
ingresso: intero 16€; ridotto 14€


Mai sentito parlare di Jack Vettriano? Non ci stupisce…eppure siamo convinti che alcune delle sue opere (prima fra tutte The Singing Butler) vi siano assolutamente familiari.
Vettriano (Hoggan all’anagrafe) nasce nel 1951 sulla costa nord della Scozia, in una famiglia umile legata all’estrazione del carbone. Per contribuire al sostentamento domestico inizia a lavorare a soli 10 anni e lascia definitivamente la scuola a 16. La svolta arriva a 21 anni, quando un’amica gli regala una scatola di acquerelli per il compleanno: un gesto semplice che gli cambia la vita. Da autodidatta comincia a dipingere con passione, prima copiando i grandi maestri e poi elaborando uno stile personale, dal forte taglio cinematografico e immediatamente riconoscibile.
Durante il giorno d’apertura della sua prima mostra nel 1988, a Edimburgo, due suoi dipinti vengono subito venduti. Da quel momento si trasferisce nella capitale scozzese, cambia cognome e comincia la sua – seppur osteggiata dalla critica d’arte ufficiale – fortunata carriera. Il culmine del successo arriva nel 2004, quando The Singing Butler viene battuto all’asta da Sotheby’s per quasi 750mila sterline e la regina Elisabetta gli conferisce l’onorificenza OBE per i servizi alle arti visive.
Peccato che in mostra ci siano solo 9 olii su tela e che per il resto si tratti di riproduzioni su carta museale a tiratura unica. La malinconia, la sensualità, l’oniricità e il senso di attesa intrinseci nelle opere di Vettriano, comunque, hanno saputo catturare il nostro sguardo.
ADI Design Museum | fino al 22 gennaio 2026
ingresso: intero 15€; ridotto 12€


A far parte della nostra selezione di mostre a Milano a dicembre 2025, inoltre, c’è quella che ADI Design Museum dedica al’avanguardistico Studio Alchimia, fondato dai fratelli Alessandro e Adriana Guerriero nel 1976. Il vivace collettivo di artisti e designer, che operò fino al 1992, si pose l’obiettivo di “materializzare in essere qualcosa di inesistente” e con la teoria del “design banale” sovvertì le regole del funzionalismo e dell’estetica industriale, trasformando la progettazione in racconto, simbolo e interpretazione del mondo.
Nel manifesto si legge: “La motivazione del lavoro non sta nella sua efficienza pratica, la ‘bellezza’ dell’oggetto consiste nell’amore e nella magia con cui esso viene proposto, nell’anima che esso contiene”.
Nato in un periodo di profondi cambiamenti socio-culturali, Studio Alchimia è stato un laboratorio di libertà e contaminazione tra le discipline: dal design all’architettura, dalle arti visive alla moda, dalla musica alla performance.
In mostra sono presenti circa 150 opere, tra cui arredi, schizzi, fotografie e oggetti vari che cattureranno la vostra attenzione.
Babs Art Gallery | fino al 30 gennaio 2026
ingresso: libero


A chiudere la nostra rassegna di mostre a Milano a dicembre 2025 è la personale del marchigiano Giorgio Facchini (1947) in corso presso una galleria d’arte molto speciale, che probabilmente non conoscete. Babs Art Gallery, infatti, è l’unica galleria in Italia specializzata in gioielli d’artista e si trova a pochi passi dal Duomo.
In questa occasione, a essere esposte sono una trentina di opere tra gioielli in oro e sculture in bronzo. E se i monili realizzati fra gli anni 70 e i 90 richiamano più l’arte cinetica – con le loro parti geometriche articolabili, pensate per assecondare i movimenti di chi li indossa – quelli creati successivamente alternano superfici lucide e opache all’inserimento di scintillanti pietre preziose.
Facchini ha esposto insieme ad artisti come Ettore Sottsass, Alexander Calder, Lucio Fontana e Pablo Picasso e le sue sculture-gioiello sono state indossate da personaggi noti quali Elizabeth Taylor e Oprah Winfrey, oltre ad aver sfilato a Parigi negli anni 70 con le collezioni autunno/inverno di Pierre Cardin. Se siete curiosi, sappiate che nella seconda sala della galleria è invece possibile ammirare anche alcuni pezzi provenienti dalle mostre presentate precedentemente in collaborazione con vari artisti tra cui Loris Cecchini, Grazia Varisco, Alex Pinna e Sophia Vari.
Armani Silos fino al 28 dicembre 2025
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Mudec fino al 8 febbraio 2026
Palazzo Morando fino al 4 gennaio 2026
M77 fino al 17 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Fondazione Officine Saffi fino al 23 dicembre 2025
Tommaso Calabro fino al 13 dicembre 2025
PAC fino al 8 febbraio 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
Assab One fino al 20 dicembre 2025
Triennale fino al 26 gennaio 2026
Fondazione Prada fino al 26 febbraio 2026
Gam fino al 14 dicembre 2025
Pirelli Hangar Bicocca fino al 11 gennaio 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 15 febbraio 2026
Viasaterna fino al 23 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 6 gennaio 2026
Palazzo Citterio fino al 7 gennaio 2026
Kasa dei Libri fino al 19 dicembre 2025Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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L'articolo 5 mostre a Milano a dicembre 2025 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo 5 mostre a Milano a novembre 2025 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
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M77 | fino al 17 gennaio 2026
ingresso: libero


La nostra rassegna di mostre a Milano da visitare a novembre 2025, si apre con quella che la galleria d’arte M77 dedica a Grazia Varisco (1937). Dopo una serie di esposizioni allestite in modo molto più classico rispetto al solito, M77 torna a stupire con una messa in scena originale e coinvolgente, che abbiamo decisamente apprezzato. Riflessioni occupa entrambi i piani del vasto spazio espositivo e si apre con una serie di opere che rimandano al tema del “cantiere” come luogo temporaneo, caratteristico del vivere urbano.
Al piano superiore, poi, si trova il cuore del progetto: l’installazione site-specific Riflessioni che dà il titolo alla mostra e anima l’ambiente grazie alla frammentazione e moltiplicazione dell’immagine riflessa da listelli specchiati in continuo movimento, che fanno diventare gli spettatori parte integrante dell’opera. Sappiamo che per molti di voi potrebbe non essere comodo raggiungere via Mecenate, dove ha sede la galleria, ma fidatevi di noi e – se ancora non ci siete mai stati – fatele visita alla prima occasione buona. Ne vale la pena.
Palazzo Morando | fino al 30 novembre 2025
ingresso: libero


Un’altra mostra gratuita assai interessante che vi consigliamo di visitare a novembre (anche perché chiude proprio a fine mese!) è la collettiva Fata Morgana, ideata e prodotta da Fondazione Trussardi per Palazzo Morando, un tempo residenza della Contessa Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini, che tra Ottocento e Novecento ampliò la sua già vasta biblioteca con una serie di volumi di scienze occulte. È infatti dalla sua figura che ha preso forma l’idea di questo progetto espositivo inedito, incentrato sulle pratiche artistiche ispirate all’invisibile, all’automazione psichica e alla trance come modalità creative.
Come mai questo titolo? Perché Fata Morgana è un personaggio leggendario legato a Re Artù e ai cavalieri della Tavola Rotonda, una maga potente a cui nel 1940 André Breton dedicò l’omonimo poema in cui storia, arte e misticismo si intrecciano. La mostra raccoglie opere di vario genere (video, dipinti, sculture, disegni e fotografie) di medium, mistici e visionari; artisti molto spesso autodidatti (tra cui tantissime donne) guidati nella loro pratica da forze invisibili o comunque ispirati dal mondo spirituale e trascendente.
Palazzo Reale | fino al 11 gennaio 2026
Ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Man Ray non ha di certo bisogno di presentazioni: anche i meno appassionati di storia dell’arte sanno chi sia e quanto sia stato influente all’interno del panorama artistico del secolo scorso. Questo però non significa che la retrospettiva dedicatagli da Palazzo Reale sia scontata e per questo poco interessante da visitare, anzi. Man Ray – Forme di Luce presenta circa 300 opere dell’artista statunitense Emmanuel Radnitzky, che scelse per sé lo pseudonimo Man Ray (“Uomo Raggio”). In mostra litografie, ready-made, sculture, collage e disegni, ma soprattutto fotografie: le celebri rayografie, ottenute disponendo oggetti direttamente su carta fotosensibile senza l’uso della macchina fotografica, e le solarizzazioni, realizzate esponendo parzialmente la pellicola alla luce durante lo sviluppo.
L’esposizione si articola in diverse sezioni tematiche (autoritratto, ritratto, nudo, cinema, moda, ecc.) che raccontano parallelamente evoluzione artistica e vicende personali del visionario artista vissuto tra Parigi e New York, amico di colleghi e letterati noti quali Marcel Duchamp, Paul Elouard, Pablo Picasso, Tristan Tzara, nonché compagno e amante di donne di estremo fascino come Kiki de Montparnasse, Lee Miller e Juliet Browner, che furono muse e soggetti prediletti dei suoi scatti.
Fondazione Officine Saffi | fino al 23 dicembre 2025
Ingresso: libero


Come diciamo sempre, visitare mostre in giro per Milano – oltre a essere un piacere di per sé – porta anche alla scoperta di bellissime location. Per esempio, sapevate che la nuova sede di Fondazione Officine Saffi – in zona Sarpi – è dotata di un meraviglioso cortile lussureggiante, oltre agli uffici, alla spaziosa sala espositiva e al laboratorio dove vengono organizzati workshop di ceramica?
Al momento la fondazione ospita la personale dell’inglese Gordon Baldwin (1932 – 2025), il cui titolo – Little Hard Clouds Becoming Vessels – rimanda a un passaggio della sua poesia The Severity of Clouds, ispirata a uno scritto di Jean Arp.
Le opere scultoree esposte sono tutte dotate di fori o aperture che rimandano al concetto di vaso (vessel), praticati non tanto per renderle funzionali, quanto per trasmettere l’idea di uno spazio interiore (inscape) nascosto. Consigliamo di visitare la mostra durante le ore più assolate, durante le quali lo spazio espositivo viene invaso dalla luce naturale proveniente dal soffitto vetrato.
Tommaso Calabro | fino al 13 dicembre 2025
Ingresso: libero


Tra le mostre a Milano da vedere a novembre 2025, infine, c’è la collettiva a cavallo tra arte e design in corso presso la galleria Tommaso Calabro. Il progetto espositivo Attraverso le Stanze racconta di un epoca – quella compresa tra gli anni Sessanta e Settanta – in cui in Italia cominciano a intrecciarsi profondamente la sfera pubblica dell’arte e quella privata, e i collezionisti a concepire le proprie abitazioni come spazi di dialogo tra arte, design e vita quotidiana.
Gli oggetti d’arte e design, insomma, diventano parte integrante del racconto di vita di chi se ne circonda, più che meri oggetti da esibire.
In galleria vengono dunque ricostruiti tre ambienti domestici che esplorano universi distinti, arredati con opere di artisti quali Emilio Tadini, Fausta Squatriti, Niki de Saint Phalle e Daniel Spoerri – solo per citarne alcuni – e accattivanti arredi vintage provenienti dall’archivio di design Triplef, fondato da Federica Formilli Fendi.
Armani Silos fino al 28 dicembre 2025
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Mudec fino al 8 febbraio 2026
Thaddeus Ropac fino al 21 novembre 2025
10 Corso Como fino al 23 novembre 2025
Fondazione Prada fino al 26 febbraio 2026
Gam fino al 14 dicembre 2025
Pirelli Hangar Bicocca fino al 11 gennaio 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 15 febbraio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 11 gennao 2026
Gió Marconi fino al 29 novembre 2025
Viasaterna fino al 23 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 6 gennaio 2026
Palazzo Citterio fino al 7 gennaio 2026
Kasa dei Libri fino al 19 dicembre 2025Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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L'articolo 5 mostre a Milano a novembre 2025 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
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]]>L'articolo 5 mostre a Milano a ottobre 2025 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>La rassegna di questo mese include tre mostre a pagamento e due gratuite. Due sono le monografiche che vi suggeriamo di visitare a Palazzo Reale: una di una straordinaria e rivoluzionaria artista surrealista e l’altra del “primo pittore” del Regno d’Italia napoleonico. Ci sono poi la retrospettiva che il Mudec dedica a uno degli artisti più influenti e riconoscibili del secolo scorso, con le sue opere caleidoscopiche; la doppia personale in una galleria d’arte approdata di recente in città e la prima personale di un fotografo di moda inglese molto stimato da appassionati e addetti ai lavori, ma forse meno conosciuto al grande pubblico (per lo meno di nome). Pronti a scoprire di più sulle 5 mostre a Milano a ottobre 2025 da visitare assolutamente?
Palazzo Reale | fino al 11 gennaio 2026
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


La nostra carrellata di mostre a Milano a ottobre 2025, si apre con una monografica meravigliosa, dedicata a una delle artiste più influenti e rivoluzionare del XX secolo: Leonora Carrington. Il progetto si presenta in continuità con l’altra mostra che Palazzo Reale ha ospitato fino a luglio scorso; ossia quella di Leonor Fini, con cui Carrington ha diversi punti di contatto. Si tratta infatti di due artiste e intellettuali estremamente moderne, rivoluzionarie e anticonformiste; entrambe legate al Surrealismo.
Nelle opere di questa straordinaria artista sogno e realtà, mito e psicologia, politica e magia si intrecciano, creando universi complessi e multiformi abitati da creature ibride e fantastiche. Il percorso espositivo si pone l’obiettivo di ripercorrere tutta la carriera artistica di Carrington, dai primi passi mossi a Firenze (dove venne profondamente influenzata dalla pittura del Trecento e Quattrocento), fino al periodo in cui si trasferì stabilmente in Messico, dove il suo interesse per la magia, l’alchimia, i tarocchi e l’astrologia diventò sempre più profondo.
Ogni singola tela rappresenta un universo fiabesco davanti alla quale si potrebbero trascorrere ore osservando ogni singolo dettaglio; spazi di ribellione in cui ruoli di genere e gerarchie sociali vengono sovvertiti; in cui le donne e l’ambiente sono al sicuro nonché protagonisti assoluti. Vi invitiamo davvero caldamente a visitare la mostra, consigliandovi l’ausilio dell’audio-guida per potervi immergere quanto più possibile nella sua storia personale e artistica. Noi l’abbiamo adorata, rimanendo incantati di fronte alla minuzia stilistica e alla profondità concettuale di ogni singola opera.
Palazzo Reale | fino al 11 gennaio 2026
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Non è ancora giunto il momento di allontanarsi da Palazzo Reale, perché anche la seconda mostra della nostra rassegna di ottobre trova casa qui; tra gli Appartamenti del Principe, la Sala del Lucernario e la Sala delle Cariatidi. Appiani – Il Neoclassicismo a Milano mira a ricostruire nel modo più completo possibile il percorso artistico di Andrea Appiani (1754-1817) attraverso un centinaio di opere provenienti da diverse collezioni italiane e internazionali.
Sì, perché l’ultima, parziale, monografica dedicata al “primo pittore” del Regno d’Italia napoleonico risale ormai al 1969; dunque il tentativo del progetto espositivo è quello di tornare a celebrarlo, raccontandolo non solo nella sua dimensione più nota, ma anche in quanto “creatore” di oggetti d’arte in senso lato, come testimoniano bozzetti e disegni realizzati per mobilio nobiliare, medaglie e decorazioni per sportelli di carrozze.
La carriera di Appiani fu costellata di commissioni religiose, politiche e aristocratiche che lo portarono a realizzare sia monumentali affreschi (a Milano, per esempio, vi sono quelli della cupola di Santa Maria presso San Celso, ma anche quelli custoditi all’interno di palazzi nobiliari come Palazzo Greppi e Palazzo Orsini) che ritratti di personaggi politici – Napoleone in primis – e figure chiave della vita culturale a lui contemporanea, quali Giuseppe Parini, Ugo Foscolo e i fratelli Pietro e Alessandro Verri.
L’esposizione si conclude nella Sala del Lucernario – dove viene ospitato il grande cartone degli affreschi dell’Apoteosi di Napoleone, proveniente dal Louvre – e nella Sala delle Cariatidi, dove vengono invece ricostruiti e ricollocati nella loro posizione originaria i Fasti di Napoleone che un tempo adornavano il ballatoio che correva per tutto il perimetro dello spazio. Da non perdere.
Mudec | fino al 8 febbraio 2026
ingresso: intero 16€; ridotto da 14€


Tra le mostre che vi consigliamo di visitare a Milano a ottobre, inoltre, vi è quella che, a di 10 anni di distanza, riporta Maurits Cornelis Escher nel capoluogo lombardo. Rispetto alla spettacolare retrospettiva che gli dedicò Palazzo Reale questa lo è senz’altro meno, vi avvertiamo subito. Ma ormai dovremmo esserne tutti consapevoli: il Mudec cerca sempre una chiave di lettura inedita, capace di mettere in luce aspetti magari meno scenografici ma originali.
Come suggerisce il titolo, la retrospettiva si focalizza sul ruolo che hanno la matematica e la geometria nell’opera di uno degli artisti più iconici e facilmente riconoscibili del secolo scorso, indagando al contempo anche l’influsso che ebbe l’arte islamica nella costruzione del suo universo grafico.
Già nel 1926, quando progetta le piastrelle del suo appartamento romano, Escher dimostra un’attenzione maniacale alla simmetria, ma è a partire da 1937 che comincia la ricerca sistematica sulle tassellazioni regolari del piano euclideo.
Ad accomunare l’arte islamica e quella di Escher sono proprio le tassellazioni e gli schemi geometrici, anche se Escher fece il passo ulteriore di trasformarli rendendoli figure riconoscibili: pesci, pipistrelli, cavalli, uccelli e così via.
Nelle ultime sale della mostra vi sono anche una (questa sì!) spettacolare stanza immersiva, all’interno della quale vengono proiettate animazioni delle tassellazioni escheriane ad alta definizione (poco indicata a chi soffre di vertigini), e una sezione dedicata ai lavori grafici realizzati su commissione (biglietti di auguri, motivi decorativi per carte da regalo, tessuti, copertine di libri e riviste, ecc.). Molto interessante!
Thaddeus Ropac | fino al 21 novembre 2025
ingresso: libero


Come sapete ci fa sempre piacere farvi scoprire qualcosa di nuovo, con la nostra rubrica. Dunque vi raccontiamo della doppia personale che vede protagonisti i lavori del tedesco Georg Baselitz (che probabilmente non conoscete) e l’italo-argentino Lucio Fontana (che al contrario vi è quasi per certo noto).
Ospitata dalla galleria d’arte Thaddeus Ropac – da pochissimo approdata a Milano negli spazi di Palazzo Belgioioso precedentemente occupati dalle gallerie Peres Projects e Massimo De Carlo – l’esposizione inaugurale L’Aurora Viene mette in dialogo sculture a dipinti realizzati nell’ultimo decennio da Baselitz e lavori di Fontana datati tra gli anni Trenta e Sessanta.
Pur non essendosi mai incontrati, i due sono in qualche modo legati sia dalla profonda ammirazione nutrita da Baselitz – (che ancora oggi ha uno studio in Italia, a Imperia) per Fontana, sia da quella che il curatore Luca Massimo Barbero definisce una “tensione condivisa. L’idea, cioè, che l’arte non rappresenti ma annunci, non descriva ma evochi, che sia prima di tutto, un atto di apertura verso l’origine”. Si tratta dunque di un confronto per lo più intellettuale tra i due artisti, che si manifesta attraverso tematiche comuni quali la concezione del corpo, dello spazio e del linguaggio.
10 Corso Como | fino al 23 novembre 2025
ingresso: libero


Ebbene sì, anche a questo giro siamo giunti alla fine della nostra selezione di mostre a Milano a ottobre 2025. In coda troviamo la prima personale dedicata al fotografo di moda e ritrattista inglese Glen Luchford presso lo spazio espositivo di 10 Corso Como.
Atlas – che lo stesso fotografo definisce “un’orgia visiva di ciò che succede nella mia mente”, un atlante per orientarsi nel suo immaginario – non segue un ordine né cronologico né tantomeno tematico: raccoglie in modo disordinato, come in un collage, trent’anni di scatti, tra editoriali e campagne di moda, ricordi personali, ritratti ed “errori”, come la serie Damage Negatives e il ritratto sovraesposto di Björk realizzato per la rivista The Face.
A essere lampante è la visione cinematografica di Luchford, come testimoniano le campagne create per Gucci a partire dal 2015, con le quali ha fortemente contribuito a definire l’immaginario dell’allora direttore creativo Alessandro Michele: indimenticabili le foto ispirate al cinema anni Cinquanta, popolate da alieni e mostri della laguna.
Una mostra gratuita, a nostro parere non imperdibile ma sicuramente piacevole (e veloce) da visitare.
Armani Silos
Triennale
Museo Teatrale alla Scala
Palazzo Reale
Fondazione Achille Castiglioni
Fondazione Prada
Palazzo Reale
Gam
Pirelli Hangar Bicocca
Pinacoteca di Brera Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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Palazzo Reale | fino al 2 novembre 2025
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Diamo il via alla nostra rassegna di mostre a Milano da visitare a settembre 2025 con la più grande personale mai realizzata dell’artista albese Valerio Berruti (1977). Ad accogliere i visitatori di Palazzo Reale, che ospita More Than Kids, è la scultura monumentale Don’t Let Me Be Wrong, situata nel cortile centrale: il busto di una bambina con lo sguardo preoccupato rivolto verso il cielo. Con questa prima opera Berruti vuole mettere gli spettatori in allerta: se continuiamo a ignorare gli avvertimenti che ci arrivano dalla scienza, le catastrofi climatiche cambieranno la società così come la conosciamo per sempre. All’interno della scultura, un cortometraggio inedito la cui colonne sonora è stata firmata da Daddy G (fondatore dei Massive Attack) mostra cosa potrebbe accadere in futuro.
I bambini di Berruti, infatti, non rappresentano solo l’infanzia, ciò che siamo stati, ma anche il possibile futuro ancora da scrivere. Come afferma il curatore Nicolas Ballario: “Le sue opere non parlano dell’infanzia, ma usano quel periodo della vita dove tutto può ancora avvenire per chiederci se siamo ancora in tempo per cambiare le cose”.
L’esposizione si conclude però in modo giocoso e speranzoso, con un vero e proprio carosello funzionante (La Giostra di Nina) sul quale i visitatori posso salire e cavalcare dei passerotti. Non è ancora detta l’ultima parola, ma dobbiamo aprire gli occhi, porci domande e agire al più presto.
Palazzo Reale | fino al 14 settembre 2025
ingresso: libero


A essere ospitata da Palazzo Reale è anche la seconda delle mostre a Milano che vi consigliamo di visitare a settembre (avete tempo fino al 14!). L’esposizione, a ingresso gratuito, è dedicata a Remo Salvadori (1947) il quale, a partire dagli anni 70, ha sviluppato un linguaggio artistico personale e una poetica le cui tematiche principali e ricorrenti sono il concetto di triade, quello di trasformazione e mobilità, la circolarità, l’infinito e l’alchimia. Il suo orientamento, non solo artistico ma anche esistenziale, si può dire rivolto verso il superamento delle contrapposizioni e il raggiungimento di uno stato di equilibrio e armonia.
Ne sono esempi lampanti opere quali Continuo infinito presente – con cui si apre l’esposizione-, costituita da 16 anelli concentrici costituiti da cavi di acciaio, ma anche No’ si volta chi a stella è fisso, composta da otto poliedri in metallo lucido riflettente disposti a formare una stella centrale; il titolo rimanda a un aforisma di Leonardo da Vinci e suggerisce di rivolgere ostinatamente la propria attenzione verso ciò a cui si è davvero interessati, senza farsi distrarre dai fatti irrilevanti dai quali si è circondati.
Vi segnaliamo che una piccola parte della monografica è esposta presso l’attiguo Museo del Novecento; qui l’ingresso è a pagamento ma potrebbe trattarsi di un ottimo pretesto per vedere anche la sempre meravigliosa e ricchissima collezione permanente.
Fondazione Achille Castiglioni | fino al 27 maggio 2026
ingresso (su prenotazione scrivendo a [email protected]): intero 15€; ridotto da 10€ a 7€


È giunto il momento di passare alla mostra più divertente tra quelle che vi suggeriamo di visitare a Milano a settembre (o nei mesi successivi, dato che in realtà dura fino a maggio prossimo). Si tratta di Gioco e Progetto, Progetto è Gioco, in corso presso la Fondazione Achille Castiglioni, in cui viene annualmente organizzata un’esposizione sia come scusa per esplorare l’immenso archivio, sia per rendere più dinamiche e coinvolgenti le visite guidate.
Per questa occasione il tema scelto è quello, appunto, del gioco, che ha sempre contraddistinto l’approccio del famoso architetto e designer. Giovanna Castiglioni – figlia più piccola di Achille, guida appassionata – per l’esposizione ha raccolto anche i giocattoli regalati a lei e al fratello Carlo dal padre quando erano bambini e quelli collezionati in età adulta, spinta dallo stesso spirito curioso e vivace che animava il genitore. Pur non avendo mai progettato giocattoli, Achille Castiglioni ne era affascinato e da essi prendeva ispirazione. Tant’è che nella stanza dei prototipi a essere presentati sono i progetti e gli allestimenti più giocosi dei fratelli Castiglioni.
Se non avete mai visitato la Fondazione sappiate che le visite guidate di Giovanna sono molto divertenti, interessanti, e includono una serie di domande atte a stimolare ingegno e creatività. “Progettare è un gioco serio”…va ne renderete senz’altro conto! La mostra, per ovvi motivi, è molto adatta anche ai bambini.
Pac | fino al 14 settembre 2025
ingresso: intero 8€; ridotto 6,50€


La norma, si sa, è un costrutto culturale arbitrario ma, nonostante ciò, riesce a imporsi e a esercitare rigide forme di controllo che marginalizzano ciò che non rientra nei suoi confini. Vale anche in ambito affettivo e sessuale, ed è proprio attorno a questa dinamica che si sviluppa la ricerca del duo Lovett/Codagnone (1995-2019), a cui il PAC ha dedicato la prima mostra antologica: I Only Want You To Love Me.
John Lovett e Alessandro Codagnone sono stati compagni di lavoro e vita fino al 2019, quando il secondo è scomparso. Ai tempi del loro incontro, Lovett lavorava come fotografo mentre Codagnone sperimentava in ambito video. Per i loro lavori si sono serviti sia di un media che dell’altro, per poi confrontarsi anche con performance, scultura e installazione. Con un unico obiettivo: generare opere capaci di mettere in discussione ruoli e rapporti di potere. Greetings (1996) – per esempio – è una serie fotografica in cui la coppia è ritratta sola o in compagnia, sempre vestita secondo i codici della cultura leather/BDSM.
Un’altra installazione che ci ha colpiti è quella intitolata Death Disko: Last Dance (2015). Quello della disco-music, negli anni 70, è stato molto più di un fenomeno musicale: le piste da ballo divennero spazi di integrazione. Il 12 luglio del 1979, però, in un parco di Chicago ci fu la cosiddetta Disco Demolition Night, durante la quale centinaia di dischi vennero bruciati. Si della violenta reazione di un’America bianca ed eterosessuale che si sentiva minacciata. L’opera riporta al triste evento mettendo in scena un dancefloor distrutto in cui risuona come un lamento, ossessivamente, Last Dance di Donna Summer. Dura solo fino a metà mese, non perdetevela!
Villa Necchi Campiglio | fino al 12 ottobre 2025
ingresso: intero 15€; ridotto 9€


A chiudere la nostra carrellata di mostre a Milano a settembre 2025, è la retrospettiva che il FAI dedica alla fotografa ritrattista Ghitta Carell (1899-1972), presentata all’interno dell’incantevole cornice di Villa Necchi Campiglio.
Nata in una famiglia ebrea in Ungheria, Ghitta Klein – poi ribattezzatasi Carell – decise di trasferirsi in Italia in seguito a un viaggio compiuto nel 1924 a Firenze. Entrò in contatto con aristocrazia, élite intellettuale e classe politica, e ne divenne la fotografa più richiesta. Davanti all’obiettivo della sua macchina fotografica – esposta in mostra – posarono personaggi quali Vittorio Emanuele III e la regina Elena; Umberto e Maria José di Savoia; Benito Mussolini e Neville Chamberlain; Margherita Sarfatti, Walt Disney, Cesare Pavese e Giò Ponti.
A contraddistinguere i suoi scatti – disposti sia nell’apposita area espositiva della villa che all’interno delle sue stanze – è il mix tra solenne formalismo e stile hollywoodiano. Oltre a studiare minuziosamente posa e abbigliamento dei suoi soggetti, Carell post-produceva già a quei tempi – proprio come si fa ora con Photoshop – le immagine scattate, per migliorarne ulteriormente l’aspetto: le grandi lastre fotografiche (18×24 cm) venivano infatti ritoccate servendosi di un leggio e di una serie di strumenti quali matite, pennelli, colori e raschietti.
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